Giada Paolillo, 100km: A casa porto un’esperienza di una forza pazzesca

Matteo SIMONE 

La 100km di corsa è un’ultramaratona che diventa un sogno per tanti ultramaratoneti, una sfida da portare a termine, di seguito Giada racconta la sua esperienza alla 100km del Passatore, rispondendo ad alcune mie domande. 

Com’è andata? “Partenza con un caldo pazzesco. Salite, discese, paesaggi tipici toscani…con la testa già alla Colla… Già. La famosa Colla che quando la raggiungi sembra che hai scalato l’Everest…. E li stanca, pensi a che fare, davvero ho ancora 50 km davanti? Magari lascio…. L’avrò già detto 1000 volte…. E poi è notte che cavolo… Ma poi dico ‘son salita fin quassù… Ora devo scendere’.” 

È stato come te lo aspettavi? Non sapevo cosa aspettarmi… Dal 50 km era tutto incognita i km in più e la notte che mi spaventava da morire.” 

Tanti dubbi nella mente degli ultramaratoneti, tante incognite da affrontare, gestire e superare. 

Avuto sorprese, criticità? “Criticità 2 su tutte: le auto, presenza costante e davvero fastidiosa in tutto il percorso; e la notte per me difficile da affrontare per il sonno. Lotta continua contro le auto che ti passano vicinissimo e il sonno che ti fa chiudere gli occhi. Ma voi sapete quanto è lunga la notte? Hai voglia a pensare a mille cose ma tanto sei sempre lì con la lucina che con il suo movimento contribuisce a farti venire ancora più sonno. Intanto corri, cammina, sei giù dalla Colla, quasi tutto discesa ed ecco laggiù spuntare il sole quando ormai credevi che non l’avresti più rivisto… E con lui gli ultimi 20 km… Più o meno… Cavolo… Erano 50 fino a poco fa… Ora 20…che faccio… Continuo? Ovvio… Le gambe ormai fanno movimenti a sé…. Ma non si molla.” 

Nelle gare di ultramaratone a volte si gareggia per tantissime ore attraversando i diversi momenti della giornata dalla luce del giorno alla luce della notte, con le diverse sensazioni ed emozioni in ogni momento, dalla paura al dubbio, dall’allegria alla stanchezza, dal freddo o caldo, alla sete o fame, un mondo particolare per persone particolari, bizzarre, sorprendente. 

Cosa o chi ti ha aiutato? “Mille volte ho pensato di smettere. 1000 volte mi sono incoraggiata con micro obiettivi (tipo: dai… Fino al prossimo ristoro… Oppure dai ancora questi 10 km, oppure dai che sa finalmente sorgendo il sole) …. Nelle crisi sento ‘vuoi mica mollare proprio ora?’ sento Stefano Delbarba ripetermelo in continuazione… ‘E va bene’ gli rispondo ‘vado avanti basta che non stressi’.  Alessandro Romeo ogni tanto fa capolino con mio figlio, un abbraccio è sempre quello che ci vuole e la tentazione di salire in auto è incredibile ma mi bastano le parole di Incoraggiamento “Dai solo più 20 (o 15…o 10) ” e via. Lungo la strada Marradi, Brisighella e finalmente la scritta Faenza ma mica sei arrivato? 4 km… Dici ‘boh… 4 km manco li sento più’ e invece sono stati un muro pazzesco.” 

Nella mente e nei pensieri degli ultramaratoneti ci sono tante persone che contribuiscono alla sua riuscita, al suo lungo viaggio, alle su fatiche da portare avanti e a termine. 

Cosa porti a casa? “A casa porto un’esperienza di una forza pazzesca…. Ho lavorato sulla mia mente…. Il mio corpo rispondeva…. Ed è vero che se vuoi puoi e che ‘vola solo chi osa farlo’ come dico sempre io… L’arrivo in rettilineo… Talmente lungo che credevo di trovarmi a Firenze…. Ma poi ecco il traguardo con Lorenzo Forni, I 992…che mi accolgono e mi emozionano… Tanto da credere di aver tagliato il traguardo… Invece il vero traguardo era pochi metri dopo e lì Alessandro con Alessio…. Stavolta l’abbraccio era di quelli ‘fiero di te, hai finito’. Io ho solo risposto ‘portami a casa, ora sto benino, le gambe si fanno sentire‘”. 

Tutto passa, tutto cambia, tutto ha un inizio e una fine e l’importante è quello che si attraversa, l’esperienza unica e intesa che si attraversa in gare di lunga distanza a contatto con se stessi e il mondo che ti circonda fatto di persone, cose, natura. 

Immagini, odori, suoni? “Profumi tantissimi…. Dagli ulivi ai fiori delle ville… Ai profumi ai ristori che offrivano torte, tè, caffè.” 

La vita è fatta di fasi e di cicli, ci sono periodi che bisogna faticare, essere in tensione, altri periodi che bisogna recuperare, riposare, riappropriarsi delle energie. 

Prossimi obiettivi? “Per ora solo cose leggere…. Al momento credo che il mio limite sia questo.” 

Un’intervista a Giada è riportata nel mio libro La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza. 

https://www.unilibro.it/libro/simone-matteo/100km-passatore-gara-coraggio-resilienza/9788899566258

La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza. Lo stesso autore ha partecipato a questa gara sperimentandosi e comprendendo cosa significa fare sport per tante ore, andando incontro a crisi da superare, mettendo in atto strategie per andare avanti e portare a termine la competizione. È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione. Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell’autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo  

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html  

Gabriele Di Napoli: La vera forza sta nel fatto di credere in quello che fai 

A 21 anni ho intrapreso la carriera da 800centista  

Matteo SIMONE 

Bisogna essere sempre pronti a capire le proprie potenzialità e motivazioni ed essere consapevoli di ciò che si vuole e può fare e organizzarsi per fare del proprio meglio sperimentando sia benessere che possibilmente performance, impegnandosi con costanza e determinazione in cerca di risultati prestigiosi e successi per trasformare sogni in realtà. 

Di seguito Gabriele (RCF Roma Sud) racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? È iniziato a 16 anni con una carriera da calciatore di provincia, facendo categorie basse e, fragile di corporatura, dopo l’ennesimo infortunio a 21 anni ho smesso e intrapreso la carriera da 800centista in atletica leggera. 

Il 31 ottobre 2021 Gabriele ha ottenuto la sua miglior prestazione sugli 800 con il crono di 2’07”15 a Molfetta. 

Chi ha contribuito al tuo benessere e/o performance? Sicuramente la mia coach è fondamentale nella mia crescita ma anche al livello mentale, difficilmente si trovano allenatori così

È importante avere una figura di riferimento che possa consigliare, sostenere, indirizzare l’atleta verso mete e obiettivi sfidanti. 

Un’esperienza che ti può dare la convinzione di potercela fare? Verso giugno ebbi un’infiammazione dell’astragalo e mi dovetti fermare per circa 4 mesi con solamente una settimana d’allenamento andai ai campionati societari e vinsi la mia gara di 800mt, da lì sfrutto ogni giorno anche se sono stanco.  

Bisogna sempre essere pronti a ripartire, a inseguire propri sogni, a rimettersi in gioco, anche dopo infortuni e sconfitte, dopo attese e speranze. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? I miei amici pensano che sono fissato se tante volte sono stanco e non esco la sera, purtroppo la vita di un atleta va in contrasto con quella di un ragazzo normale.  

La forte passione e motivazione portano a impegnarsi e a investire in tempi preziosi in allenamenti e cura di sé, volendosi bene e cercando di essere sempre più al meglio della forma per ottenere successi sperati e meritati, è importante trovare un equilibrio con il resto della vita familiare, lavorativa, amicale, scolastica. 

Un episodio curioso, triste, bizzarro, divertente della tua attività sportiva? Dovevamo fare un 1000 con altri della società, stavamo finendo il riscaldamento quando anticipano la gara di 20 minuti, allora corsi alla call room per prendere tutti i pettorali e consegnarli come se fossi il loro genitore, non so perché ma succede che ci sono sempre io a parlare con i giudici

A volte ci sentiamo di rivestire ruoli sapendo di avere le caratteristiche adatte e diventando una risorsa per l’intera squadra. 

A cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? Non esagerare è la prima cosa e spesso ci sta troppa superficialità rispetto ai tempi soprattutto per gli amatori

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport? Che sono estremamente competitivo, anche in allenamento, se penso che sto un giorno fermo ci sarà un altro come me che si è allenato e che mi fregherà in gara quindi voglio allenarmi sempre

Per incrementare la performance non bisogna solo caricare e faticare ma è importante anche ricaricarsi e rispettare i preziosi recuperi che rigenerano per essere più pronti per le prossime sessioni di allenamento. 

Hai rischiato di mollare? Tante volte quando sei infortunato, i giorni sembrano anni e tante volte dici perché? Poi ti ricordi il motivo ma è difficile

La tua situazione sportiva più difficile? L’infortunio è la parte più brutta tu sei fermo ma gli altri vanno avanti e non ci puoi fare nulla sei impotente, ti senti inutile e le parole vedrai passerà sono pesanti e quando sei lì non ci credi, la vera forza sta nel fatto di credere in quello che fai e se veramente vuoi quando torni ci provi poi se fallisci non fa niente però puoi dire ci ho provato al contrario di tutti. 

Mollare è sempre una tentazione per tanti, quando tutto va storto, quando ci sono imprevisti lungo il percorso programmato di allenamenti, quando ci sono avversità, ma bisogna accettare, capire, essere speranzosi e fiduciosi che tutto passi in fretta e nel frattempo facciamo quello che possiamo di alternativo scoprendo altro. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e in quali fasi? Molto, quando tutto si basa su un tempo, che sia vero o falso, essere lucidi mentalmente è vitale per essere al top. 

Lo sport non dipende tutto dal fisico ma anche da serenità, controllo e lucidità mentale, bisogna essere consapevoli, centrati, fiduciosi, resilienti e puntare a un obiettivo per volta alzando sempre più l’asticella delle difficoltà, della fatica e dei meritati successi e prestazioni eccellenti. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? Sicuramente sono stati i 3 giorni del campionato societario a Molfetta dove vinsi 4×100, 4×400 e 800, è stata la prova che posso essere lì, devo solo crederci

Si può fare, bisogna solo crederci di più e visualizzarlo mentalmente di riuscirci seguendo un percorso irto e difficile ma non impossibile. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? Correre in tondo sembra noioso ma se volete vincere è la cosa più bella che ci sia

Ti ispiri a qualcuno? L’ispirazione è difficile da dire, non credo ce ne sia uno però mi piace molto Lieke Klaver e anche Davide Re che ho avuto il piacere di conoscere e anche gareggiarci

Lieke Klaver è una velocista olandese, coetanea di Gabriele, specializzata nei 400 metri piani. Ha rappresentato i Paesi Bassi ai campionati mondiali di Doha 2019, arrivando al 7° posto nella staffetta 4×400 m. Nella stessa disciplina ha vinto la medaglia d’oro agli europei indoor di Toruń 2021 ed è arrivata al 4° posto ai Giochi olimpici di Tokyo. 

Davide Re è primatista italiano dei 400 metri piani con il tempo di 44″77, primo italiano capace di scendere sotto i 45″. Ai Giochi olimpici di Tokyo 2020 è sceso per la terza volta sotto i 45″, correndo la sua prima semifinale olimpica in 44″94 e mancando l’accesso alla finale con il secondo tempo degli esclusi e ha stabilito per due volte il record italiano della staffetta 4×400 metri, insieme a Edoardo Scotti, Vladimir Aceti e Alessandro Sibilio, scendendo sotto i 3 minuti sia in batteria (2’58″91) che in finale (2’58″81), conclusa al settimo posto. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci? Nessun limite, eccetto il cielo

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? Vediamo, ci sono le campestri, poi la pista la riprendiamo a marzo, speriamo di fare il minimo sta volta

Matteo SIMONE 3804337230- 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Chi era Vito Melito? Ultramaratoneta, Campione Mondiale 100km nel 1981 

E’ stato anche Primatista Italiano dei 50 Km in 2h 59’44” 

Matteo SIMONE 

Tante le glorie, tanti gli aneddoti relativi agli ultramaratoneti e soprattutto a Vito Melito che nel suo periodo di massimo splendore incontrava nelle sue gare i gemelli Elvino, Loris e l’altro fratello più giovane Pietro Gennari ma non riuscivano ad averla vinta su di lui. 

Anche nel 1977, alla classicissima 100km del Passatore, Vito è stato il più forte, una gara spettacolare con tanti colpi di scena dove Elvino, che era il più forte dei tre fratelli e si era piazzato tre volte secondo nei precedenti anni, era al comando a Brisighella con 5’23” di vantaggio su Vito e al passaggio del 100°km ottenne anche la miglior prestazione al mondo con un crono di 6h20’35”. Ma la gara era di 107km e nell’ultimo chilometro fu sorpassato da uno splendido Vito Melito che ha bissato la vittoria dell’anno precedente con un crono migliore. 

Quell’anno era la 5^ edizione del Passatore e i protagonisti sono stati gli atleti italiani con record del mondo da parte di Evino Gennari al passaggio del 100°km e la vittoria da parte di Vito Melito. Il podio è di tre uomini che riescono a concludere la gara di 107 chilometri sotto le 7 ore: Vito Melito in 6h50’02”, Elvino Gennari a 2’10” e Paolinelli Olimoio a 8’10”. 

Interessanti le parole di Renato Cavina in un suo articolo del 28 maggio 1977: “Una conclusione incredibile! Vito Melito, staccato di 5’23” a Brisighella e di 4’ ad Errano, è riuscito a bruciare nell’ultimo chilometro un Elvino Gennari che aveva dato l’impressione di tenere la corsa in pugno e che invece è giunto all’arrivo stremato, quasi a far ricordare l’episodio olimpico di Londra legato a Dorando Petri. Tre uomini sotto le sette ore in questa galoppata di 107 chilometri, tre uomini a tempo di record con vito Melito che, per la prima volta nella storia della 100 chilometri del Passatore, ha bissato il successo, ripetendo – anzi migliorandola – la formidabile impresa di un anno fa.” 

Successivamente è stato il tassinaro di Roma Giorgio Calcaterra che è passato agli onori della gloria con il suo strapotere di campione incontrastato soprattutto sulla distanza di 100km vincendo per 12 volte consecutive la 100km del passatore da Firenze a Faenza e tre volte campione al mondo. 

Insomma, l’Italia può vantare dei campioni del passato e dei campioni attuali, importante e renderne merito e fare in modo che le loro esperienze siano di insegnamento alle nuove leve trasmettendo il messaggio che la fatica ti permette di sperimentare successo, fiducia in se stessi, incrementare autoefficacia. 

La fatica, l’impegno, la determinazione permettono di superare anche momenti di sconforto quando si subisce una sconfitta o un infortunio ma si può sviluppare la resilienza e andare avanti cavalcando l’onda del cambiamento apprendendo dall’esperienza. 

La 100km del Passatore da Firenze a Faenza diventa sempre più una gara obiettivo di tanti runner e ultrarunner. Si corre ogni anno l’ultimo fine settimana di maggio da oltre 40 anni, decine di anni fa i protagonisti erano Vito Melito che l’ha vinta 4 volte e i tre fratelli Gennari di cui 2 gemelli che arrivavano spesso a podio, soprattutto Elvino più volte arrivato secondo. 

Il pensiero di fare una 100km si innesta in alcuni atleti come un virus anche se gli allenatori li scoraggiano perché la preparazione è lunga, dura e faticosa e dispiace vederli rallentare i ritmi di corsa, i ritmi per forza di cosa devono rallentare. Ma l’essere umano è strano cerca sfide con se stesso, vuole esplorare il mondo che lo circonda ma anche il suo mondo interno. 

Le gare di ultramaratona mettono alla prova fisico e testa, si tratta di praticare sport per ore continuate affrontando fatica estrema e a volte anche salite lunghe che lasciano sfiniti alla fine della lunga gara. 

A volte lo sport fa sentire campioni, a volte si fanno degli incontri preziosi, a volte per raggiungere risultati bisogna affidarsi a bravi preparatori e avere un team che sostiene e supporta. Francesco Lupo ha incontrato sulla sua strada Vito Melito e anche grazie a lui è riuscito a indossare la maglia azzurra della nazionale 100km: Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho sempre amato lo sport, soprattutto l’atletica. Anche se mi sono avvicinato a quest’ultima soltanto 6 anni fa. Ho iniziato come tanti, le prime corsette, qualche “tabella” di allenamento fai da te, la prima 21km fatta insieme a un’amica come sfida. Poi la passione per la corsa è cresciuta sempre più e nel 2013 mi sono tesserato per una squadra (l’Atletica Melito). Lì ho conosciuto Vito Melito che mi ha trasmesso ancor più voglia di macinare km, seguendomi per 4 anni e insegnandomi tanto.” 

Dietro grandi prestazioni ci sono grandi atleti ma è vero anche che dietro grandi atleti ci sono grandi ex atleti che hanno fatto parte la storia dello sport e in particolare della 100km. Ho avuto l’onore e la sorpresa di conoscere Vito Melito il 29 settembre 2013 alla 34^ Corsa podistica Città di Lugo – km 9,80 dove ho comprato un paio di scarpe da lui che poi ho scoperto essere un recordman della 100km e scrittore di un libro sulla 100km che ho visto in una libreria dove presentavo un mio libro. 

Vito ha scritto i seguenti testi: “Invito alla corsa. Vademecum tecnico-culturale per il corridore dilettante e non”, Melito Vito, Orzeszko C. (cur.) edizioni Bud Press, 2018 e “Cento chilometri: allenamento e alimentazione”, Melito Vito, Somenzini Lorenzo, edizioni Sport Italia. 

Vito Melito è nato ad Ariano Irpino (Avellino) il 24.4.1945, si è laureato in Filosofia, ha iniziato l’attività sportiva con la maglia del C.S.I. Ariano, ha vinto 4 edizioni della 100 Km del Passatore (Firenze-Faenza) di cui 3 consecutive nel 1976, 1977 e 1978 dove ha la miglior prestazione di 6h40’31” e ne 1981 dove si è laureato Campione del Mondo con il crono di 6h53’15”. E’ stato anche Primatista Italiano dei 50 Km in 2h 59’44”. 

Vito è menzionato nel mio libro “La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza”, Edizione Psiconline.  

https://www.unilibro.it/libro/simone-matteo/100km-passatore-gara-coraggio-resilienza/9788899566258

La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza. Lo stesso autore ha partecipato a questa gara sperimentandosi e comprendendo cosa significa fare sport per tante ore, andando incontro a crisi da superare, mettendo in atto strategie per andare avanti e portare a termine la competizione.  

È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione. Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell’autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso.  

Matteo SIMONE 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Nico Leonelli: L’obiettivo che si persegue è ciò che ci spinge a impegnarci 

Dietro un’Ultramaratona c’è semplicemente la voglia di andare oltre 

 Matteo SIMONE  

3804337230- 21163@tiscali.it 

Nico Leonelli (M.C. Manoppello Sogeda) vanta 4 presenze nella nazionale italiana in gare di 24h di corsa su strada: Campionati Mondiali di 24 ore ad Albi (Francia) il 26-27 ottobre 2019, precedentemente ai Campionati Mondiali di 24 ore a Belfast l’1-2 luglio 2017; Campionati Europei di 24 ore a Timisoara (Romania) il 26-27 maggio 2018; Campionati Europei di 24 ore ad Albi il 22 ottobre 2016. . 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Nico attraverso risposte ad alcune mi domande. 

Cosa c’è dietro una ultramaratona? Dietro un’Ultramaratona c’è semplicemente la voglia di andare oltre determinati confini, che fino a qualche anno prima, probabilmente ci sembravano irraggiungibili!  

Nico ha iniziato da tanti anni a pensare di andare oltre i confini del suo paese e con il passare del tempo ha esplorato sempre più il mondo delle ultramaratone in Italia e fuori i confini nazionali fino a partecipare alla durissima e selezionatissima Spartathlon di 246km da Sparta ad Atene e migliorando anche dal punto di vista qualitativo indossando per ben 4 volte la maglia azzurra rappresentando la nazione Italia nei Campionati Europei e Mondiali. 

Quanta pazienza, impegno, costanza ci vuole per preparare una ultramaratona? Dipende esclusivamente da quale sia l’obiettivo di quella determinata Ultramaratona. C’è molta differenza (di preparazione fisica e mentale), se si vuole semplicemente concluderla, oppure se si ha delle aspettative prestazionali.  

Nico ha avuto modo di preparare sia gare dove bisognava esprimersi al massimo per ben figurare individualmente e come squadra Italia, sia in gare per partecipare e portare a termine. Il suo primato personale sulla 24 ore è di 240,74 km alla 1^ 24 ore IUTA a Reggio Emilia realizzato il 12-13.03.2016. Ai Campionati Europei di 24 ore ad Albi, il 22 ottobre 2016 ha totalizzato 236,27 km. 

Dove e come trovi la spinta motivazionale? Solo l’’Obiettivo’! Questa è l’unica spinta motivazionale. Che sia semplicemente arrivare al traguardo, oppure migliorare il precedente Personal Best, poco importa…. è l’obiettivo che si persegue, quello è ciò che ci spinge a impegnarci… spesso oltre le nostre capacità!  

E’ importante e necessario fissare e decidere obiettivi sfidanti e difficili ma non impossibile per mettersi in moto organizzandosi fisicamente e mentalmente e impegnandosi con costanza e determinazione per ottenere quanto deciso. 

Cosa ti aiuta a non arrenderti negli eventi avversi? Pensare che dopo determinate situazioni avverse, la situazione si capovolge sempre! Bisogna solo avere la forza e la pazienza necessaria…. di aspettare!  

Qual è il resoconto atletico del 2021? Gli ultimi due anni sono stati gli anni più tristi della mia vita, per diversi motivi (senza considerare il Covid), per cui ho voluto mettermi in gioco in questi ultimi 3 mesi del 2021, per vedere se potevo ancora considerarmi un atleta. Sinceramente non saprei dare un parere a questo anno, considerando che ho attraversato diversi stati d’animo, contrapposti.   

Cosa hai in mente entro fine anno? Nell’ultimo mese, ho fatto due 6 ore ed una 50 km…. con due 2° posti. Per il momento sto bene così! 😁 

Bisogna mettere in conto che si va incontro a certe situazioni e imprevisti da affrontare, gestire, superare con tanta cura e attenzione, pazienza e fiducia. 

Tra le sue ultime gare, il 19 dicembre 2021 alla 6 ore Lavellese, Nico ha totalizzato 74,347 km classificandosi 2° assoluto e 1° categoria M50 e per questa categoria M50 con IAU-label (gare certificate con misurazione effettiva) è anche miglior prestazione italiana 2021 e seconda prestazione mondiale 2021. Il 21.11.2021 alla 6 ore dello Jonio arriva secondo assoluto con 71,169 km. Il 06.11.2021, alla Zagreb 12h run in Croazia, ha totalizzato 121.557 km, vincendo la categoria M50. 

Le aspettative del 2022? Spero di fare una buona prestazione in una delle gare la cui distanza rispecchia meglio le mie caratteristiche….  come la Novecolli, l’UltraBalaton, la 100 miglia di Berlino o ovviamente Spartathlon!  

Nico già in passato ha portato a termine tre edizioni della Spartathlon in Grecia, 246km corsa su strada: il 28-29.09.2018 in 29h43’10”, il 29-30.09.2017 in 29h29’30”, il 25-26.09.2015 in 30h19’13”. Inoltre, il 23-24.05.2015 ha portato a termine la 18^ Nove Colli Running 202.4km in 22h18’22”. 

Gli allenamenti più proficui? Sono quelli in cui non avevi voglia di uscire e invece poi li hai fatti ugualmente!  

La migliore compagnia in allenamento? Mi alleno da sempre da solo!  

Cosa ti ha insegnato la corsa e l’ultramaratona? L’ultramaratona mi ha fatto capire che dopo un periodo di stanchezza, di tristezza, di demoralizzazione, immancabilmente arriva poi…. l’energia, la felicità, l’esaltazione. Ciò che nella vita avviene, durante gli anni… in una 24h avviene in un solo giorno! 

Bella e interessante testimonianza, è vero che la 24 ore può essere considerata la metafora della vita, dove si parte per un percorso che prevede tante sensazioni ed emozioni tra le quali entusiasmo, felicità, aspettative, stanchezza, crisi, soddisfazioni, una vera bella esperienza di vita. 

Nico è menzionato nel mio libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Ivan Cudin, ultrarunner: Ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso 

Record italiano di 24h in 266,702 km ottenuto nel 2013 

Matteo SIMONE 

Ivan Cudin detiene il record italiano di 24h in 266,702 km, ottenuto il 7 e l’8 dicembre 2013 alla 24 ore di Soochow University di Taipei (Taiwan), poco più di 3km in più di Marco Visintini che il 23.10.2021 ha totalizzato 263.284 km a Brugg (SUI).  

È stato Campione Europeo della 24h nel 2010 con 263 km, in occasione dei Mondiali di 24h di corsa su strada a Brive-la-Gaillarde (FRA), dove ha conquistato il bronzo ai mondiali, preceduto dall’americano Scott Jurek 266 km e dal giapponese Shingo Inoue 273 km. Il titolo femminile mondiale ed europeo è andato alla francese Anne Cecile Fontaine con 239 km che ha preceduto Monica Casiraghi231 km e la tedesca Julia Alter 230 km.  

Nella classifica per nazioni la squadra maschile dell’Italia vince il titolo Europeo ed è seconda al mondo dietro al Giappone e davanti agli Stati Uniti, mentre la squadra femminile è seconda al Mondo e all’Europa dietro alla Francia. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Ivan attraverso risposte ad alcune mie domande di qualche anno fa. 

Ti puoi definire ultramaratoneta? Credo di sì

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? Letteralmente un podista che pratica corse più lunghe della maratona. Secondo la mia accezione, significa aver trovato un’attività sportiva che mi faccia star bene e mi regali sensazioni irripetibili, che mi faccia vivere emozioni molto forti e mi abbia aiutato a trovare dentro di me la giusta forza di volontà e convinzione per superare i momenti di difficoltà

L’ultramaratona viene considerata non solo una disciplina sportiva ma anche una modalità di prendersi cura di sé, di capire meglio se stessi, come si è capaci di organizzarsi per portare a termine una sfida, come superare qualsiasi condizione di difficoltà e disagio per portare a termine un obiettivo sfidante, difficile ma non impossibile. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare ultramaratoneta? Ho iniziato per caso, quando un settantenne mi disse che avrebbe partecipato a una 100km, io non avevo fatto alcuna gara ufficiale fino allora, ma dissi tra me: ‘se la termina lui perché non posso farlo io’. Dopo qualche anno ho cercato di arrivare più preparato a queste gare e ho iniziato a soffrirle un po’ meno

La prima partecipazione di Ivan alla 100km risulta essere il 26-27.05.2001 alla 100 km del Passatore, Firenze-Faenza conclusa in 12h14’53”, in quella edizione vi era un settantacinquenne che vinse la sua categoria in 14h12’37”, un tale Walter Fagnani, classe 1924, che dal 1974 al 2018 ha partecipato a tutte le edizioni della 100 km del Passatore. 

La miglior prestazione di Ivan sulla 100km risale al 03.04.2011 alla 3^ 100 km di Seregno della Brianza dove si è classificato secondo assoluto in 7h08’55”, preceduto solamente da Antonio Armuzzi 6h53’26”. 

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? La voglia di raggiungere un obbiettivo che si materializza nel traguardo di una gara

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? Quando correre ultramaratone diventerà sofferenza pura, quando ragioni familiari o lavorative me lo impediranno o se per ragioni fisiche non sarò più adeguato a questi forzi estremi rinuncerò serenamente consapevole che è passato il tempo per questa attività che amo

Ivan continua a essere ultramaratoneta e il 19.06.2021 partecipa alla 14^ Magraid – 100 km Night & Day trail classificandosi al secondo posto dopo Mattia Malusa. 

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? L’ho temuto un paio di volte. Ci sono voluti lunghi periodi di fisioterapia e riposo prima di riprovare a correre

Cosa ti spinge a continuare a essere ultramaratoneta? Le emozioni che mi regalano queste manifestazioni. 

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? Direi piuttosto che ho cercato di aver coscienza del mio limite per poter affrontare al meglio queste competizioni.  

Ti va di raccontare un aneddoto? Negli anni in cui ho vinto la Spartathlon un’anziana signora sul percorso mi ha donato un beneaugurante rametto di basilico. Se ci dovessi tornare mi auguro di ritrovare la signora. Prima di iniziare a correre un medico mi disse che, a seguito di un serio incidente, non avrei più potuto fare gare agonistiche. Credo si fosse sbagliato. 

È stato vincitore di tre edizioni della Spartathlon (GRE), 245.3km corsa su strada, il 24-25.09.2010 in 23h03’06”, il 30.09-01.10.2011 in 22h57’40” e il 26-27.09.2014 in 22h29’29”. 

Il 21-22.05.2011 ha vinto la 14^ Nove Colli Running, 202 km in 18h26’07”. 

Il 31.05-01.06.2014  ha vinto l’VIII. Ultrabalaton 212km (HUN) in 18h30’12”. 

Il 21-22.11.2015 ha vinto la 15th Soochow/Taipei 24h Ultramarathon (TPE), corsa su pista totalizzando 250,731 km. 

La tua gara più estrema o più difficile? Quelle che ho affrontato senza consapevolezza o senza coscienza delle mie possibilità. 

Quale gara estrema ritieni non poter mai riuscire a portare a termine? Le gare che interessano più giorni continuativi. 

Una gara estrema che non faresti mai? Le 48 ore, 6 giorni  

Quali meccanismi psicologici ti aiutano a partecipare a gare estreme? Allontanare il pensiero dalle crisi e dal dolore per poter superare i momenti difficili. 

Le crisi ci sono in gare di ultramaratone della durata di diverse ore, fino a un giorno intero o anche superiore alle 24 ore, bisogna avere la consapevolezza che tutto passa, si può andare avanti con fiducia di star meglio, arrivando al termine della competizione. 

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? Non sono in grado di farlo, a un certo punto non è possibile migliorare con l’allenamento, semplicemente cerco di arrivare più vicino possibile ai miei limiti. 

Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme? Inizialmente erano molto preoccupati, ora mi sostengono. 

Che significa per te partecipare a una gara estrema? Significa impegnarmi a fondo cercando di superare tante difficoltà alla ricerca di un obiettivo: raggiungere il traguardo. 

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? Uso sali minerali e vitamine in particolare nel periodo estivo per integrare quanto perso negli allenamenti. 

La partecipazione a gare di ultramaratone della durata di tantissime ore di sport di endurance comporta tanta preparazione e tanta consapevolezza delle proprie risorse personali, capacità, caratteristiche, limiti. Bisogna sapersi preparare e organizzarsi per il periodo di gara dal punto di vista atletico, fisico, mentale, nutrizionale. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? Niente di particolare, ho semplicemente imparato a credere di più in me stesso. 

L’ultramaratona è una scuola di consapevolezza, autoefficacia e resilienza. Si impara a conoscersi bene, ad avere sempre più fiducia in se stessi programmando allenamenti e progettando partecipazione a gare impegnative e sfidanti, superando imprevisti e avversità durante i periodi di allenamento e gare incrementando resilienza. 

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? Non lo è. Il lavoro ovviamente condiziona allenamenti e gare. La famiglia è comprensiva anche se rimane il rammarico di aver rubato loro del tempo per preparare le gare.  

Togliere tempo alla famiglia per allenarsi e gareggiare è uno svantaggio, un problema, il male minore di tanti runner e ultramaratoneti, bisognerebbe trovare un sano equilibrio e individuare priorità in considerazione del benessere che ne ricava l’atleta che potrebbe ripercuotersi nell’ambiente familiare, amicale e lavorativo. 

Hai un sogno nel cassetto? Un tempo era portare a termine la Badwater Ultramarathon, ora naturalmente obiettivi, prospettive sono cambiati. 

La Badwater Ultramarathon è una competizione sportiva di ultratrail che si svolge in California nel mese di luglio su un percorso di 135 miglia (circa 217 km). La partenza della competizione è nel Bacino di Badwater, situato 85 metri sotto il livello del mare; l’arrivo è presso la vetta del Monte Whitney, a quota 2530 metri. Il dislivello complessivo positivo ammonta a circa 3962 metri, quello negativo a 1433 metri. 

L’intento di questo articolo/intervista è far conoscere e dare merito ad atleti italiani che hanno fatto grandi cose anche a livello internazionale e restano nella storia dello sport italiano. Si cambia, cambiano esigenze, prospettive e punti di vista. Ci sono momenti dove si può insistere e persistere per avere performance in linea con i propri limiti e momenti, fasi, periodi per dare precedenza ad altre priorità essenziali e vitali, quali gli affetti familiari. Ringrazio Ivan per la disponibilità e gentilezza 

Un’intervista a Ivan è riportata nel mio libro Ultramaratoneti e gare estreme. 

Chi sono gli ultramaratoneti? Cosa motiva questi atleti? Quali meccanismi psicologici consentono loro di affrontare gare estreme? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product 

Ivan è menzionato nel mio libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida. Editore:Psiconline. Data di Pubblicazione:giugno 2019 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Strumenti mentali per la performance: consapevolezza, autoefficacia, resilienza  

Matteo Simone, psicologo psicoterapeuta  

O.R.A.: Obiettivi, Risorse, Autoefficacia 

Decidere obiettivo: Cosa? Quando? Immaginare di aver raggiunto obiettivo: Come ho fatto, quale percorso, difficoltà, chi mi ha aiutato, quanto ero motivato? 

Quali risorse mi permettono di raggiungere l’obiettivo, le ho? Cosa devo potenziare? Come? Cosa devo acquisire e come? Quanto è importante ogni risorsa?  

Sviluppare autoefficacia: Cosa ho fatto di importante nel passato e come? Come replicarlo? 

Di fondamentale importanza risulta essere l’autoefficacia, la fiducia in sé, che si costruisce fin da piccoli a partire dalla propria famiglia di appartenenza, con l’aiuto di familiari e care giver, e negli ambienti scolastici e sportivi, con l’aiuto di insegnanti ed educatori che diventano modelli di riferimento. 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, essere consapevole delle proprie capacità e limiti, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, vivendo sempre l’esperienza”. (Simone M., Cosa spinge le persone a fare sport?, Aracne Editrice, 2020). 

La resilienza risulta essere fondamentale per gestire momenti e periodi difficili, superando muri e barriere. La resilienza si sviluppa dalla più tenera età, da quando impariamo a camminare che ci capita di cadere e rialzarci, sperimentando fallimenti e riuscita.  

Dopo tanti tentativi riusciamo a restare in piedi, a camminare e poi a correre, sperimentando sempre più fiducia in noi stessi.  

C.A.R.: Consapevolezza, Autoefficacia, Resilienza  

Come sviluppare consapevolezza?  

Occuparsi di se, sentirsi, ascoltare bisogni ed esigenze e mobilitare energie per soddisfarli. 

Confrontarsi, acquisire strumenti, tecniche e metodi.  

Osare senza strafare, uscire fuori dalla zona di comfort per conoscersi e apprendere dall’esperienza. 

Capire dove si è e come si è, da dove si è partiti e come, e dove si vuole arrivare, come e con chi. Quale il vantaggio? Quale il costo. 

Per sperimentare benessere e performance occorre sviluppare la consapevolezza di se stessi (come ci si sente, come si sta, cosa si vuole, dove si vuole andare) e anche la consapevolezza delle proprie possibilità, capacità, risorse, caratteristiche. 

C.C.C.: Concentrazione, Centratura, Consapevolezza 

Pre-performance: focalizzazione, concentrazione, centratura, consapevolezza.  

Quanto è importante per me?  

Quale percorso ho fatto?  

Cosa mi è chiaro?  

Cosa devo fare bene e cosa non devo sbagliare?  

Immaginare, Visualizzare 

Immaginare ogni fase con tutto il corpo, la mente e il cuore, allontano pensieri e distrazioni.  

Ora questo è importante.  

Vedersi prima e durante ogni fase fondamentale da voler e poter gestire bene con sicurezza lucidità e controllo.  

Come gestisco?  

Credere di potercela fare. 

R.O.S.A.: Respiro, Osservazione, Sensazioni Autoconsapevolezza 

Respiro, visualizzazioni, meditazione, mindflullnes. 

Respirare per trovare calma, pace, serenità. 

Sentire il corpo, notare, osservare.  

Respirazione addominale diaframmatica, gonfiare e sgonfiare, inspirare, espirare, prendere, lasciare.  

Posto sicuro: colori, suoni, odori, parola chiave, sensazione corporea piacevole.  

Flusso di luce che entra dalla sommità della testa con colore che serve ora, autocurativo, si diffonde per tutto il corpo fino alle piante dei piedi dove fuoriesce.  

Immaginare di avere una scalinata davanti, scendere i gradini, scendere giù in profondità, trovare se stessi, notare, osservare, lasciare qualcosa e prendere qualcosa, tornare su senza fretta notando e osservando. 

Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it   

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo 

Mimmo Iannotta: Il mio sogno è correre sempre in bici oppure a piedi 

Al momento sono interessato prevalentemente ai Trail 

 Matteo SIMONE 

In ogni momento possiamo capire quale sport possiamo praticare per continuare a sperimentare benessere e possibilmente performance. Le buone prestazioni confermano il nostro periodo di forma e ci caricano per continuare ad allenarci, faticare per ottenere successi confrontandoci con altri atleti. 

Mimmo Iannotta (ASD International Security S.) racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande di un po’ di tempo fa. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? Si, quando vedevo le classifiche e contavo quante persone avevo superato

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? Ho iniziato in quarta elementare con la Pre-Atletica poi alle scuole medie con Atletica Leggera dove facevo salto in alto, corsa campestre e pallavolo. Poi alle scuole superiori ho continuato con la Pallavolo e Basket. Dai 20 anni ho iniziato a fare pesi in palestra e continuavo a fare Pallavolo e Basket. A 25 anni ho iniziato a fare WindSurf anche a livello agonistico e parallelamente facevo pallavolo e basket. Dai 29 ai 31 anni a causa del “matrimonio” ho smesso con lo sport e per non perdere peso facevo diete ferree. In questo periodo non riuscivo a mantenere il peso, sono arrivato ad ingrassare di 15Kg e non riuscivo a capire il perché. Fu a questo punto che mi rivolsi a medici specialistici che conosciuta la mia anamnesi, mi invitarono a ritornare a praticare sport. Da quel momento cioè da 32 anni non ho mai smesso di allenarmi tutti i giorni. A 35 anni ho iniziato con il ciclismo a livello agonistico praticato fino a 40 anni poi ho iniziato una breve parentesi di un anno di duathlon e ad oggi che ho 50 anni sono circa 9 anni che pratico solo podismo. Al momento sono interessato prevalentemente ai Trail e partecipo a poche gare su strada. Ti aggiungo che al momento a causa di una Tallonite sto meditando di ritornare a fare Mountain Bike, in quanto il tallone non lavora in bicicletta

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? Quando ho iniziato alle scuole elementari avevo un professore che considerava importante lo sport e mi ha fatto conoscere come gioco i salti e la corsa. Alle scuole medie ho avuto un professore di educazione fisica molto bravo e preparato che mi ha fatto provare tutte le discipline dell’atletica leggera, Corsa e corsa ad Ostacoli, Salti in Alto e Lungo, Lancio del Peso e del GiavellottoPoi da allora non ho avuto più allenatori degni di nota, ma mi sono allenato da solo basandomi sulla mia determinazione e voglia di conoscenza del funzionamento del corpo umano ma soprattutto della psicologia che lo governa

A volte si incontrano bravi insegnanti e professori di educazione fisica che hanno passione e intenzione di dedicarsi agli allievi per coinvolgerli e stimolarli in pratiche sportive per divertirsi e per cercare di trovare passione e motivazione per appassionarsi e migliorarsi nel tempo cercando di raggiungere eccellenti risultati. 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? Tutte le gare hanno una storia a sé… ma nel Dicembre 2007 ho vinto il campionato regionale master di Ciclocross e questa è stata per me una bella emozione, ero consapevole di aver vinto già da alcuni giri, ma non ho mollato fino alla fine. Poi successivamente alla morte di mio padre partecipando a una gara di minore importanza dopo 6Km i più forti hanno mollato e mi sono trovato solo alla testa della gara i Km erano 10 e gli ultimi 4Km li ho fatti tutti piangendo immaginando che mio padre che mi stava vedendo… al traguardo gli ho dedicato la vittoria. Anche durante la maratona di Latina ho avuto belle emozioni perché’ verso la fine della gara sotto la pioggia nelle campagne incontravi i contadini che ti incitavano e sostenevano e ti chiedevi a cosa era dovuto tutto questo affetto. A settembre dell’anno scorso ho partecipato ad una SkyMarathon una gara di quasi 7 ore che si svolge per lunghi tratti sopra quota 2000m da qui il nome Sky, durante questa gara prendi consapevolezza del tuo corpo e della potenzialità che hai nel superare sempre i tuoi limiti che molto spesso sono solo mentali

Le gare sono grandi opportunità di mettersi in gioco e di fare viaggi anche dentro se stessi alla ricerca di se stessi ma anche di persone che non ci sono più, pensando e immaginando di confrontarsi ancora una volta con loro. 

Al Campionato Regionale Ciclocross della Campania svoltosi a San Salvatore Telesino (BN) il 23 Dicembre 2007 Mimmo si classifica 3°Assoluto e Campione Regionale M3. 

Quale è stata la tua gara più difficile? Le gare difficili sono quelle in cui ti sopravvaluti così tanto che parti forte e poi devi distruggerti per finirla, normalmente queste solo le gare in cui rimani deluso della tua performance

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? La Sky Marathon

Già la maratona diventa una gara sfidante che richiede un congruo periodo di preparazione psicofisica, nutrizionale, dal punto dell’abbigliamento tecnico. La maratona sky a maggior ragione è molto più impegnativa in quanto richiede uno sforzo superiore dal punto di vista fisico, richiede più ore per portarla a termine per la difficoltà del percorso, richiede più attenzione nel focalizzarsi lungo il percorso da seguire e monitorando se stessi ma anche le condizioni climatiche. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? Come difficoltà la mancanza di tempo, rischi sono gli infortuni e devo fare attenzione alle cadute accidentali nel fuoristrada perché mi alleno da solo

Coltivare una passione richiede prima di tutto il tempo a disposizione da dedicarci, inoltre la cura della propria persona, l’abbigliamento tecnico, trovare le condizioni idali per allenarsi dal punto di vista motivazionale, del percorso, del clima, degli amici. 

Quali condizioni ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? Mancanza di allenamenti specifici e sopravvalutazione del mio potenziale

Sarebbe importante saper definire bene gli obiettivi, che siano graduali, progressivi, sfidanti ma non impossibili e studiare un piano di allenamento fattibile che possa portare a un miglioramento della prestazione. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? La voglia di divertirmi e sfidare me stesso. 

Lo sport è fatica ma anche divertimento, è sfida con se stessi e con altro, è mettersi in gioco e fare esperienza. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? Determinazione e credendo che il corpo umano è una macchina perfetta in grado di rigenerarsi e ripararsi, per questo motivo non uso farmaci

Tutto si sistema, tutto cambia, c’è sempre possibilità di ripresa, di rimettersi in gioco, di rifarsi, ricercare stimoli e sfide con energie rinnovate. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? Fate sport da giovani che da adulti e, a maggior ragione, da vecchi bisogna fare i conti con gli infortuni. 

Certo da giovani sarebbe meglio dedicarsi alla pratica di uno sport per giocare, conoscersi, svagare, competere, man mano che si cresce entrano in gioco problemi di tempo, familiari e lavorati, problemi fisici dovuti a usura. 

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliarne l’uso? Durante la parentesi ciclistica ne ho avuto la tentazione ma non ho ceduto. Poi penso che in giro ci sono tanti che non fanno uso di sostanze vietate ma che abusano di tutto quello [Vitamine ed Integratori] che ne migliorano le performance.  

In effetti molti atleti soffrono la pressione e il giudizio di altri che non li ritengono forti e bravi e possono essere tentati a raggiungere risultati in modi che ritengono più facili ma che poi risultano essere dannosi al fisico, alla mente, alla reputazione, agli amici e familiari che li circondano, risultano segnati a vita  e devono subire insulti a vita, meglio lasciar stare e allenarsi fino dove si può senza pretese accontentandosi di quello che si riesce a fare e apprezzano anche i minimi miglioramenti. 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? Mi aiutano nella mia passione…  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? Che sono nato per fare sport all’aria aperta. 

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? Purtroppo No, in quanto ho avuto una parentesi spontanea di due anni senza sport e stavo malissimo fisicamente e psicologicamente. 

A volte gli atleti sperimentano così tanti benefici nella pratica di uno sport che non riescono farne a meno, diventa quasi una dipendenza. 

Ritieni utile la figura dello psicologo nello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? Ritengo molto utile tale figura sia per aumentare la propria autostima, che nelle tecniche di gara e come affrontare le sconfitte, ma soprattutto nel conoscere se stessi e i propri avversari

In effetti lo psicologo può diventare un alleato dell’atleta e uno strumento per incrementare autoconsapevolezza nelle proprie potenzialità, capacità, qualità, e anche per sviluppare autoefficacia e resilienza, modulando sempre piani e programmi per raggiungere e mete e obiettivi sfidanti. 

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare? Fare sport finché posso, ho paura di fermarmi a causa di infortuni, il mio sogno è correre sempre in bici oppure a piedi

Matteo SIMONE 

Federica Gallo, Resia-Rosolina: Io e Serena abbiamo vegliato sui frazionisti 

Mai pedalato così tanto a lungo senza mai scendere dalla sella  

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Federica (ASD Atletica La Sbarra), una ciclista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Le foto e i racconti dei miei compagni testimoniano che la Resia-Rosolina Relay io non l’ho corsa, ma l’ho percorsa per buona parte in sella alla mia bici, al ritmo dettato dai miei compagni. Per questo motivo non mi permetto di dire che ho vinto la staffetta, visto che il vero impegno fisico e il sudore l’hanno versato gli altri, tuttavia so che il mio contributo è stato apprezzato e si è rivelato utile per la conquista della vittoria. 

Federica Gallo ha fatto parte della spedizione da Roma in quel di Resia e poi verso Rosolina per circa 433km e mentre i 10 componenti della squadra mista si alternavano a correre le loro frazioni, lei li seguiva in bici attenta al percorso e a eventuali esigenze da parte loro, pronta a incitarli, osservarli, essere lì per ognuno di loro e per l’intera squadra. 

È risultato molto utile, apprezzato e determinato il supporto delle due cicliste, di seguito alcune dichiarazioni degli atleti: 

Lo Cascio Dorotea: Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team gli accompagnatori e le accompagnatrici con la bici che ci hanno supportato molto soprattutto la notte che era tutto poco illuminato

Carlo Del Prete: Per me la difficoltà maggiore è stata il dover correre di notte perché non lo avevo mai fatto e soprattutto all’interno di un bosco dove la visibilità è pressoché nulla. In questi frangenti sono state fondamentali le nostre cicliste che ci hanno accompagnato per tutto il percorso

Peppa Randazzo: per fortuna questa volta avevamo degli angeli ad accompagnarci in bici! 

Fabio Giancarli: Serena che non ha potuto correre ma insieme a Federica, guide preziose, che con il loro costante contributo ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso in bici. 

Andrea Di Somma: due accompagnatrici in bici che hanno seguito la squadra per 32 frazioni su 40: Federica Gallo in particolare si è fatta tutta la notte pedalando, guidando gli atleti, illuminando loro la via e garantendo un livello di sicurezza generale superiore di cui tutti abbiamo beneficiato. Federica ha percorso in bici oltre 300 km. Le ultime 14 tappe, da Verona a Rosolina, hanno rivisto con noi in bici anche Serena Natolini (atleta della nazionale di ultra maratona) che, impossibilitata a correre, non solo non ha abbandonato la squadra ma si è messa a disposizione con la massima umiltà fornendo anche consigli preziosi ai ragazzi e alle ragazze che ormai si apprestavano a correre le ultime frazioni con le poche energie e risorse rimaste. 

Fabrizio Spadaro: Serena e Federica fondamentali in bici

Raffaele Mastrolorenzo: La vittoria è merito dei 10 atleti che hanno corso da protagonisti indiscussi, e con ritmi molto più forti di quelli ipotizzati alla vigilia, i 433 km che separano Resia da Rosolina. La vittoria è merito delle nostre due bikers che hanno accompagnato gli atleti, sia di giorno che di notte, tenendoli lontani da tutti gli imprevisti e le insidie del percorso. La vittoria è merito dei nostri due impeccabili drivers nonché geniali menti della spedizione trentina, i quali hanno coordinato e gestito in modo efficace l’intera ciurma portandola alla vittoria. 

Criticità, difficoltà, rischi? Criticità sbocciavano quotidianamente prima della partenza da Roma tanto da farci tentennare fino all’ultimo: la squadra, composta da elementi appartenenti a diverse ASD, con abitudini, esigenze e aspettative ben diverse gli uni dagli altri, non era coesa, eppure dopo la partenza dalla capitale, con il trascorrere delle ore il gruppo ha iniziato a compattarsi, ognuno ha ritagliato il proprio ruolo e ha dispiegato le proprie energie a servizio della squadra.  

Lo spirito di gruppo nato dall’obiettivo comune, e prim’ancora dalla condivisione di momenti allegri, di tensione, di stanchezza, dalla condivisione degli spazi, del cibo e altri oggetti, ha permesso di affrontare anche le nuove difficoltà incontrate durante la gara, come ad esempio qualche bivio non ben segnalato, una torcia che non si accendeva, un piede infortunato, un cambio turno improvvisato, i colpi di calore quando ormai tutti avevano superato il loro 30° km di corsa, per non parlare della stanchezza che ha iniziato a prevalere passate le prime 20 ore di gara

Trattasi di una gara di gruppo differente dal solito, fuori dalla zona di confort, adattandosi l’un l’altro e cercando di andare avanti nel portare a termine l’impresa, una grande sfida con un ottimo risultato vincente.  

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Tutti. Tutti i frazionisti del team “Senza Paura EMSCV” hanno speso tutte le energie necessarie per far avanzare la squadra fino al traguardo vittoriosa, e ognuno di loro ha contribuito in modo unico. C’è chi ha messo più concentrazione, chi più forza, chi più resistenza, chi allegria, chi determinazione, chi tattica, chi pazienza, chi esperienza, chi coraggio e chi grinta: è stato bello vedere questo mix dar vita all’impresa! 

Al loro servizio ci sono stati altri elementi chiave, fra cui il primo è Andrea Di Somma, coordinatore della squadra. Lui ha costantemente monitorato le tappe, i tempi, le medie e ha sapientemente ricalibrato i turni per ottimizzare le risorse di ognuno. Dopo il primo quarto di gara il suo arrivo sul posto ha donato un nuovo respiro alla squadra. 

Poi ci siamo state noi, io e Serena Natolini, definite “le cicliste”, che abbiamo vegliato sui frazionisti per garantire loro luce, acqua, certezza del tracciato da percorrere e un po’ più di sicurezza, oltre che qualche chiacchiera di compagnia e incoraggiamento. 

Ognuno si è speso per il gruppo in base alle proprie caratteristiche, risorse, capacità per ottenere la massima prestazione e cioè una vittoria che valeva anche il riscatto dalla spedizione dell’anno precedente. 

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? Sono stati contenti nel vederci soddisfatti, ma credo che per molti di loro rimaniamo dei pazzi

Tutt’è bene quello che finisce bene anche se inizialmente ci sono tanti dubbi, tante critiche, tanti progetti da portare avanti e fare incastrare tante variabili e tante persone diverse anche tra loro. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? Ogni elemento della compagnia è stato protagonista di un momento che ci ha fatto ridere anche nei giorni a seguire. L’episodio che però penso sia stato il più bizzarro e divertente di tutti, è uno che purtroppo ho appreso solo dai racconti dei miei compagni, perché in quel momento stavo vivendo un momento altrettanto tragicomico sul camper: la frazione fuori programma di Vincenzo, sin dalla partenza da Sega di Cavaion dove si trovava in abiti civili alle 5:30 del mattino, fino al suo urlo di incitazione all’arrivo in piazza a Bussolengo, poco dopo le 6 del mattino, con i pantaloni già usati di un runner di una squadra avversaria. 

A differenza di tutti gli altri, io ho trascorso gran parte del tempo con un solo compagno al mio fianco, quindi devo aver perso molti attimi emozionanti del gruppo, una cosa che però ricordo bene, è che ogni checkpoint, dove i frazionisti si davano il cambio, era come una festa: grida di incitamento per chi arrivava e per chi partiva, tanti sorrisi e mani alzate. 

32 ore di fatica, di festa, di sorrisi, di eventi bizzarri e inaspettati, di distrazione, di resilienza che alla fine hanno portato alla vittoria e quindi restano bei ricordi con sensazioni ed emozioni intense. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Quando Andrea prima della partenza mi aveva indicato di accompagnare in bici la squadra per almeno 7 frazioni notturne, ho subito pensato che non ce l’avrei fatta: mai pedalato così tanto a lungo senza mai scendere dalla sella, né tantomeno al buio. Comunque non mi sono persa d’animo, e prima di partire mi sono munita di tutto l’occorrente per affrontare la notte: torce abbastanza potenti, power bank per ricaricare le torce in corsa, mappe, guanti e coperture varie per non patire il freddo della notte, oltre che qualche snack e tanta acqua. 

Ho iniziato ad accompagnare Peppa alle 20:30 di venerdì un po’ scettica su quanto avrei resistito, considerando che la notte prima della gara avevo dormito solo 3 ore ed ero in piedi dall’alba, ma poi mi sono tranquillizzata e man mano che passavano le tappe ho capito che riuscivo a vincere il sonno e potevo impegnarmi a lungo nell’illuminare il percorso, monitorandolo sulla mappa virtuale e cercando di evitare che i miei compagni dovessero interrompere il loro ritmo nei vari attraversamenti degli incroci. 

Così sono riuscita a stare in sella oltre i 100 km per 8 ore, fino le 4:30 del mattino, quando ho chiesto una breve pausa, per poter sciogliere il corpo, prima di ripartire con le tappe dell’alba. 

Federica si è rivelata essere una grande ciclista coraggiosa, resistente e resiliente, oramai è abituata a stare in bici e l’ho vista con piacere anche durante la maratona di Roma a incitarmi e dandomi coraggio. 

La rifaresti l’anno prossimo? Sì, vorrei viverla correndo

Credo che oramai sarà una costante annuale, io l’ho fatta l’anno scorso, quest’anno non ho potuto, e vediamo se riesco il prossimo anno. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? In confronto ad altre persone mi definisco poco social, e riesco a godermi il tempo che trascorro sola, ma mi rendo anche conto che è un piacere poter condividere un interesse comune e dei momenti di confronto con una squadra: in quelle occasioni riescono a emergere energie nascoste

Si possono scegliere alcuni momenti, ore, giorni da trascorrere in gruppo se si è stimolati e interessati. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Il motto della squadra ormai è noto, di parole ne abbiamo scambiate tante, difficile sintetizzare un’impresa simile in una frase. Credo però di poter sostenere che per tutti noi della squadra questa “Resia-Rosolina” sia stato sinonimo di felicità.  

In effetti dai racconti e dalle foto restano i momenti di felicità, urla, sorrisi, aggregazioni piacevoli, buona compagnia. Possiamo dire che nonostante tutto lo sport rende felici.  

Prossimi obiettivi? Ne avrei tanti che addirittura penso siano troppi. Prima di tutto vorrei lasciare gli infortuni alle spalle e riuscire a correre una gara senza il rischio di trovarmi di nuovo ferma causa dolori, poi perché no… una staffetta di qualsiasi genere (cross, pista, strada)

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta  
380-4337230 – 21163@tiscali.it  

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Dorotea Lo Cascio, Resia-Rosolina: Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team 

Ho scoperto che le Staffette mi migliorano lo stato di salute fisico e mentale 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Dorotea (G.S. San Giacomo), una staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Sinceramente no. Dopo la seconda metà ho pensato di sì

Già l’anno 2020, Dorotea ha partecipato alla staffetta Resia Rosolina, e le cose non sono andate benissimo, ma comunque la squadra ha ben figurato portando a termine la competizione con il sorriso e con un gruppo compatto fino alla fine. 

Quest’anno c’era più esperienza e più voglia di ben figurare, c’era qualche elemento nuovo e c’è stato bisogno di qualche giorno e qualche tappa di affiatamento per esprimersi nelle migliori condizioni. 

Criticità, difficoltà, rischi? Molto critico tutto… Poteva a succedere di tutto. Di non vedere bene di notte e cadere facendosi male, oppure di giorno il troppo caldo. La stanchezza delle ultime frazioni. Le imprevedibilità…. Tutto era al vertice del rischio.  

Una gara che richiede una organizzazione minuziosa e persone disposte a mettersi in gioco ed essere disposti ad arrangiarsi in condizioni non di confort. 

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Alla vittoria penso abbia contribuito tutto il team gli accompagnatori e le accompagnatrici con la bici che ci hanno supportato molto soprattutto la notte che era tutto poco illuminato.  

Un grande “Team senza paura”, dove ognuno ha voluto dare il massimo delle possibilità del momento, cercando di essere utile in qualche modo per l’altro e l’intero gruppo, dai corridori staffettisti agli accompagnatori, soprattutto le due donne in bici: Serena Natolini, atleta della nazionale italiana di ultramaratona che la precedente edizione è stata determinante per la prestazione della squadra soprattutto correndo l’ultima tappa, la più lunga a un ritmo elevato fino al traguardo dove l’aspettavano gli altri componenti della squadra; e Federica Gallo, fortissima mezzofondista dell’Atletica La Sbarra. 

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? L’episodio più bello? Ahaha quando ho sbagliato ristorante a Malles ed era una casa privata e quando Vincenzo si è tolto le braghe per iniziare a correre una frazione in cui per errore non siamo arrivati per tempo e doveva correre un altro.  

Purtroppo le distrazioni e gli errori possono capitare a tutti ma bisogna essere pronti e scaltri a recuperare, bisogna avere pronto sempre un paino B, se una persona si distrae gli altri devono sopperire mettendoci più attenzione e monitorando anche gli altri, anche l’anno scorso c’è stata qualche distrazione ed errori, già dalla seconda frazione dove un atleta si è perso nel bosco, ma la squadra poi è rimasta compatta e decisa a continuare nonostante venivano meno le ambizioni di podio. 

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Penso che il mio pregio sia il voler far gruppo, l’ironia e la competitività… Risorse necessarie in un team.  

In effetti Dorotea è una che coinvolge, si impegna a contattare persone, sempre sorridente e serena, sa il fatto suo. 

La rifaresti l’anno prossimo? Prossimo anno già ci sono!  

Oramai la staffetta Resia Rosolina sta diventando una tappa fissa e già quest’anno si pensava di organizzare due squadre ma non è facile, si vedrà l’anno prossimo. 

Cosa hai scoperto di te stessa nello sport di squadra? Ho scoperto che le Staffette mi migliorano lo stato di salute fisico e mentale.  

Lo sport di gruppo mette in gioco altri aspetti e altre dimensioni, si fatica per se stessi, per l‘altro e per il gruppo, si fa vita comunitaria conoscendosi meglio e condividendo spazi stretti anche se in sicurezza. 

Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? E mo’ so caxxi vostri, cioè mettersi in gioco e vincere!  

Prossimi obiettivi? Maratona di Venezia a 5’ al km

Nello sport è bello e arricchente sperimentare sia benessere fisico, emotivo, relazionale e sia competitività, cercando sempre di far meglio. 

Matteo SIMONE 3804337230- 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Fabrizio Spadaro, Resia-Rosolina: Posso dire di averci messo cuore, grinta e gambe 

Quando partecipo a una competizione lo faccio sempre per provare a vincere 

Matteo SIMONE 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, organizzata dal presidente dell’Atletica La Sbarra, Andrea Di Somma ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi. 

Il Team Senza Paura Roma ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 

Di seguito l’esperienza di Fabrizio (ASD Atletica La Sbarra), uno staffettista del gruppo, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti aspettavi di vincere? Personalmente quando partecipo a una competizione lo faccio sempre per provare a vincere. Poi se qualcuno è più bravo di me gli stringo la mano

Fabrizio è un atleta molto forte, vince gare o si piazza comune tra i primi, e già lo scorso anno con il Team Senza Paura le ambizioni di vincere c’erano ma non tutto è andato come preventivato, comunque è stata una esperienza arricchente e ricca di insegnamenti che ha permesso di vincere quest’anno. 

Criticità, difficoltà, rischi? Sicuramente in questo tipo di gare le difficoltà maggiori sono le tappe in notturna, i tempi di recupero e gli spostamenti

È davvero una bella sfida questa staffetta vinta in poco più di 32 ore continuate dove gli atleti si alternavano nelle diverse ore della giornata, mattina, pranzo, pomeriggio, sera e anche di notte e non tutti sono abituati a correre di notte e nemmeno è opportuno allenarsi di notte per simulare le condizioni di gara. Inoltre è una gara particolare perché l’atleta deve sapersi gestire, non può dare tutto nella singola frazione perché da lì a qualche ora deve ricorrere e il rischio di infortunarsi o avere un calo di forma è dietro l’angolo e potrebbe compromettere la prestazione dell’intera squadra. 

Inoltre fondamentale è l’organizzazione attenta e minuziosa per portare ogni atleta in tempo al punto del cambio che a volte è difficile individuare non conoscendo bene il territorio. Complimenti a Fabrizio e l’intero gruppo coraggioso. 

Cosa ha contributo alla vittoria? La voglia di rivalsa dello scorso anno in primis e poi le gambe di tutti noi 10Serena e Federica fondamentali in biciIl supporto della mia ragazza Martina di Marco nel supportarmi pre e dopo tappa

Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? Ognuno penso che abbia messo qualcosa nella spedizione. Quando fai queste gare si vince e si perde in 10. Sicuramente io posso dire di averci messo cuore, grinta e gambe

Ecco cosa c’è dietro una vittoria, prima di tutto la forte motivazione che in questo caso era riscattarsi da una gara dell’anno precedente dove il livello degli atleti era altissimo e ci sono stati svariati imprevisti che hanno ostacolato la vittoria ma non la conclusione dell’impresa fino al traguardo comunque soddisfatti dell’esperienza. 

L’anno precedente ci sono stati imprevisti di varia natura fin dalla seconda frazione dove un atleta ha seguito un sentiero alternativo a quello di gara, andava fortissimo e il sentiero non era ben illuminato nel bosco con poca visibilità della segnaletica, altro atleta arrivato al cambio ha lanciato il cronometro nel fiume Adige e si è perso tempo prezioso per recuperarlo, altro atleta si è infortunato proprio all’inizio della sua frazione di corsa e proprio Fabrizio ha dovuto andargli incontro e sostituirlo. 

Quest’anno ci è stata più attenzione, più focalizzazione, più motivazione, più preparazione e come dice Fabrizio le gambe di tutti, ognuno ha fatto la propria parte, ma non solo le gambe dei corridori ma anche le gambe di due atlete in bici che hanno pedalato per svariati chilometri in ogni ora del giorno per essere accanto agli atleti, supportarli e sostenerli nelle loro fatiche, dubbi, incertezze. UN vero lavoro di gruppo per un obiettivo di squadra. 

Cosa pensano gli altri? Beh il motivetto è lo stesso da anni: Tu “non stai bene” e “ma chi te lo far fare”? Però allo stesso tempo stima e ammirazione

In effetti chi non fa, non sa cosa significa fare sport, vincere una gara, partire con tante incognite, dubbi, pensieri. Mettersi in gioco uscendo da una comoda zona di confort e tornare poi a casa con una vittoria, con tanti momenti e situazioni da elaborare, assimilare, tanti insegnamenti di vita grazie allo sport, conoscendo sempre di più se stessi e gli altri. 

Un episodio curioso? Io mi porterò sicuramente dentro il caricarci a “molla” tra me e Carlo al cambio 39 e il mio arrivo alla frazione 30 quando tutti hanno creduto veramente che potevamo vincere

Una bella storia di fatica ma di gruppo che incita, motiva, sostiene, carica, stravede. Ricordi di momenti chiave dove ci si crede di poter fare qualcosa di veramente importante, voluto, sperato, dopo diversi mesi di lavoro, dopo un anno di attesa. 

La rifaresti l’anno prossimo? Guarda da una parte si ma da un’altra parte no. Io sono uno maniacale quindi se decido di rifarla qualcosa dovrà per forza cambiareUn grazie al presidente che mi ha dato l’opportunità di partecipare

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? Per me l’atletica è uno sport individuale che puoi condividere con altre persone ma fondamentalmente resterà uno sport individuale però quando ci sono competizioni cosi ognuno deve mettere qualcosa ed è proprio qui che accresci il tuo bagaglio

Una parola o una frase? Daje tutta all’arrivo a Rosolina

Prossimi obiettivi? Forse il benedetto esordio in maratona

L’anno scorso c’ero anch’io e durante il viaggio di andata verso il Lago di Resia parlavamo proprio della sua prima eventuale maratona, di quanto potrebbe valere potenzialmente, ed era il suo proposito anche l’anno scorso al termine della Resia Rosolina: Ora cosa vedi davanti a te? “Davanti a me non lo so, vediamo e speriamo di tornare al più presto alla normalità, poi un pensierino alla maratona perché no!”. 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2020/10/fabrizio-spadaro-la-resia-rosolina-e.html

A tal proposito segnalo alcuni libri: 

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida   

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita. 

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** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun 

Cosa spinge le persone a fare sport? 

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport 

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta. 

http://www.arasedizioni.com/catalogo/o-r-a-obiettivi-risorse-e-autoefficacia-modello-di-intervento-per-raggiungere-obiettivi-nella-vita-e-nello-sport/ 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

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