Alex Tucci di corsa Sul Cammino di San Tommaso 320km

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Marini

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

ROMA-ORTONA NO STOP di corsa Sul Cammino di San Tommaso 320km 🏃. Una lunga corsa a due lungo le 16 tappe del Cammino di San Tommaso. Alex Tucci e Roberto Martini Personal Running Coach di corsa no stop in un’unica tappa.

Partiti il 16 Ottobre da Piazza San Pietro a Roma, corrono verso la Basilica di San Tommaso ad Ortona attraversando le loro regioni di appartenenza, il Lazio e l’Abruzzo fra borghi, riserve e parchi. Perché lo fanno? SEMPLICEMENTE PERCHÈ GLI VA!

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Martini Personal Running Coach partiti il 16 Ottobre da Roma per arrivare a Ortona domenica 18 per realizzare questo loro sogno: collegare il Lazio e l’Abruzzo correndo da Roma ad Ortona no stop i 320 km del Cammino di San Tommaso. 🏃 E’ possibile seguire il loro viaggio grazie al sistema tracking curato da SeteTrack.👇

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alex, dell’ASD Gruppo Podistico Il Crampo, attraverso risposte ad alcune mie domande.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?Sì, mi capita spesso, negli allenamenti, quando mentre corro sogno ad occhi aperti e con le gambe che girano. Mi assento nei miei pensieri immaginando trionfi e grandi emozioni. Sono momenti davvero speciali. Se dovessi fare riferimento ad un unico evento, mi verrebbe da dire quando ho corso la mia prima Ultra Trail nel 2016 al Trail Sacred Forest 80km 4500 mt D+. Arrivai sorprendentemente 2° assoluto e quel giorno, è stato per me davvero speciale”.

Quella gara è stata vinta da Carlo Salvetti che ha preceduto Alex Tucci e Claudio Lotti. Il 2016 è un anno da ricordare per Alex anche per i suoi Personal Best a Roma sulla mezza maratona 1h14’26 e maratona 2h40’01.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva?Come la maggior parte di noi runners amatori, ci si avvicina a questo sport dopo averne provati altri. La corsa è vista da tutti come uno sport duro. Prima di iniziare a correre, ho giocato a calcio per 12 anni. È stato uno sport che ho avuto la fortuna di praticare ad un buon livello e in settori giovanili dove sono stato seguito sempre da grandi tecnici che prima della pratica del calcio stesso, mi hanno dato tanta disciplina”.

Tanti runner provengono dal calcio e si dimostrano bravi atleti continuando a praticare uno sport con più introspezione, senza una squadra a cui dar conto, senza essere scelti come titolari o riserve ma diventando manager di sé stessi, scegliendo loro allenamenti o gare per poter continuare ad alimentare una loro motivazione intrinseca che dura molto di più nel tempo senza giudizi e senza pressioni.

Nello sport quali fattori contribuiscono al tuo benessere e alle tue prestazioni?Dico sempre che lo sport, specialmente lo sport di endurance è per me composto da 20% di forma fisica, 30% dalla giusta alimentazione e il 50% dalla mente che va comunque molto allenata”.

Concordo, a questa conclusione sono arrivati anche tanti allenatori che all’inizio si rifiutavano di allenare loro atleti per distanze superiori alle maratone perché è un po’ più complicato, bisogna mettere da parte un po’ di razionalità e un po’ di tabelle e lavorare sugli aspetti mentali che hanno a che fare con la motivazione, fiducia in sé, resilienza, pazienza.

C’è qualcuno che tiene al tuo benessere e alle tue prestazioni nello sport?Non ho nessuno a cui faccio riferimento. Cerco di prendere spunti e filtrare le informazioni date dalle esperienze di persone che ne hanno più di me. Poi ho comunque un tecnico (e grande motivatore) che mi segue nei miei allenamenti. Il grande Enrico Vedilei. Avere un tecnico penso sia molto importante perché ti aiuta ad imboccare le giuste strade per arrivare prima al tuo obiettivo”.

L’esperienza conta tanto soprattutto nello sport di ultratrail dove sono tanti gli aspetti da curare oltre all’allenamento fisico e mentale c’è anche un adeguato abbigliamento tecnico e integrazione per poter permettersi di durare a lungo, anche giornate intere facendo sport. Enrico ha una lunghissima carriera sia da atleta che da coordinatore della Nazionale Ultratrail, ho avuto modo di incontrarlo in gara quando vinceva la maratona di San Marino negli anni 2001 circa e poi in occasione del raduno premondiale ultratrail proprio a Badia Prataglia nel 2015 dove Alex è arrivato 2° al Trail Sacred Forest.

Cosa pensano i tuoi familiari e amici della tua attività sportiva?Sono molto fortunato su quest’aspetto perché ho amici che mi stimano tanto per quello che faccio e i miei familiari, sono altrettanto entusiasti in ogni pazza idea che mi faccio venire in mente. Poi avendo anche mio padre ultra trail runner, allora posso ritenermi proprio privilegiato”.

In effetti è un gran privilegio far parte della grande famiglia degli ultratrail, un mondo considerato bizzarro, forse estremo, ma tanto sorprendente e affascinante.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Proprio a poche ore prima della mia prima ultra trail, nella mia ignoranza e paura di avere delle crisi, ho preparato circa 15 panini con prosciutto e formaggio oltre a barrette e frutta a volontà da consumare durante la gara. Avendo mio padre a farmi assistenza non mi sono preoccupato delle quantità. Al traguardo mi sono accorto di non averne toccato neanche uno di tutti quei panini. Ogni tanto ci ripenso e rido da solo”.

Grande testimonianza, meglio essere previdenti soprattutto alle prime esperienze, poi ci si accorge che si viene presi nel flow della gara, soprattutto se si è in giornata dove tutto fila liscio, tutto è fluido, come stare in trance, attraversando boschi e foreste con accortezza ma sicurezza di riuscire fino al traguardo sano e salvo senza perdersi tra i pensieri e nemmeno tra i sentieri alternativi.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare lo sport?Ho scoperto di essere molto determinato. Ho capito che quando voglio e sogno una cosa, in un modo o nell’altro riesco ad ottenerla. Questa è una cosa molto bella e gratificante, ma se in quello che faccio non ci credo al 100% ma ho già qualche semplice dubbio, allora diventa tutto più complesso se non impossibile”.

In effetti, per raggiungere obiettivi ardui e sfidanti, per tramutare sogni in realtà, bisogna avere una passione altissima, una forte motivazione, e tanta fiducia in se stessi di potercela fare e poi basta seguire percorsi di allenamento che fanno giungere fino al traguardo per apprezzare quello che si è riusciti a fare soprattutto la tanta fatica che alla fine si rivela amica, perché grazie a essa si ottiene tutto, basta accoglierla, assecondarla e farsela amica.

Quali capacità, caratteristiche, qualità ti aiutano nel tuo sport?Penso che la qualità che mi aiuti di più sia proprio la determinazione. Poi ovviamente ognuno di noi ha delle diverse caratteristiche particolari che lo aiutano ad essere migliore in specialità diverse, basta capirle e vedere se combaciano con quello che ci piace veramente fare”.

Volere, volere, volere, fare, fare, fare; provare, provare, provare, insistere, insister, insistere, crederci, crederci, crederci, rialzarsi, rialzarsi, rialzarsi. Queste sono alcune chiavi del successo e sembra che Alex abbia dalla sua parte una grande consapevolezza e una elevatissima determinazione che lo spingono a impegnarsi per raggiungere i suoi obiettivi molto ardui ma tantissimo soddisfacenti per lui stesso e per chi gli è vicino.

Che significato ha per te praticare il tuo sport?Per me praticare il mio sport è praticamente diventato una delle cose più importanti della mia vita. Ho capito che oltre a farmi emozionare e sognare, lo sport è il mio miglior insegnante di vita. Lo sport ci insegna tante cose che se applichiamo al lavoro, famiglia e amici, ci aiuta a vivere meglio”.

Lo sport è un veicolo di apprendimento graduale di come affrontare la vita giorno per giorno con le sue problematiche ma anche di come goderne dei lati positivi, quindi vivere appieno attraverso lo sport che permette di sperimentare sensazioni ed emozioni forti e intense raggiungendo obiettivi e mete sfidanti e sorprendenti, un grande orto da continuare a coltivare.

Quali sono le sensazioni che sperimenti nello sport?Essendo un ultra trail runner, le sensazioni che sperimento maggiormente sono quelle legate alla fatica, come combatterla e come superarla. Praticamente mi alleno a sperimentare le famose ‘crisi’ che possono durare diversi minuti o diverse ore.  La mente lì è tutto”.

È un allenamento alla fatica, alla crisi, un adattamento graduale alle situazioni difficili che rende sempre più fiduciosi in sé stessi, consapevoli e resilienti.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà, i rischi?Le difficoltà maggiori nella pratica del mio sport insieme ai rischi sono gli infortuni. Essere un ultra trail runner comporta aver a che fare con l’usura del corpo. Bisogna quindi allenarsi in modo giusto e se possibile alternando anche discipline diverse”.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica del tuo sport?Correre in ambienti naturali, richiede maggior concentrazione, soprattutto nelle ore notturne. Non è semplice riuscire a tenere alta la concentrazione per ore e a volte giorni. Purtroppo si corrono spesso diversi rischi ed è capitato che a qualcuno gli è costata la vita”.

La pratica di sport di endurance non significa che bisogna spegnersi o consumarsi facendo sport ma far sì che si possa sperimentare anche sollievo e riposo da periodi meno impegnativi dove bisogna coccolarsi e aver cura di sé stessi, soprattutto delle parti più soggette a traumi come gli arti inferiori, schiena, articolazioni.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport?Sicuramente la voglia di spingersi oltre e di voler provare sempre nuove sfide ed emozioni. Inoltre dico sempre che le corse sono ‘viaggi’ e io non voglio smettere di farlo. Il rischio di dover mollare appartiene a tutti e ce l’abbiamo in ogni momento. Io non do mai per scontato quello che riesco a fare quotidianamente e ringrazio di essere così privilegiato”.

È importante sempre focalizzarsi nel momento presente, cavalcando il bisogno e l’esigenza presente che porta a sperimentare benessere e successo attraverso lunghi viaggi di fatica per mari e monti, pianure e colline, salite e discese, sentieri e asfalti e quando c’è un periodo avverso come stiamo vivendo questo della pandemia accettarlo, farsene una ragione e rimodulare piani e obiettivi con pazienza e fiducia.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? Spesso mi invitano nelle scuole per parlare di endurance e sogni. Il messaggio che cerco di lasciare ai ragazzi è sempre quello che non esiste l’impossibile, nella vita e nello sport. Se pensiamo di avere delle difficoltà davanti a noi, basta cambiare la prospettiva delle cose, guardarle in modo diverso, rimboccarsi le maniche e andare decisi a realizzare quello che desideriamo”.

Questo è un ottimo messaggio che serve anche in questo periodo di pandemia dove ognuno di noi deve davvero rimboccarsi le maniche e diventare un collaboratore responsabile per la risoluzione di questo grande problema comunitario.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e fasi?La figura dello psicologo, io non lo ritengo utile solo nello sport, ma in tutto. Lo psicologo è proprio colui che ti invita e insegna a dover guardare le cose da prospettive diverse. Penso che nello sport non esista una fase dove è più o meno importante. Penso che la sua importanza sia sempre valida e di grande aiuto”.

In effetti, lo psicologo serve anche a dare un indirizzo soprattutto nei periodi di crisi come un infortunio, sconfitta, mancanza di motivazione, o anche in un periodo di pandemia come questo che stiamo vivendo.

Sei consapevole delle tue possibilità, capacità, limiti?No. Sinceramente i miei limiti non li conosco, mi piace mettere sempre tutto in gioco e vedere fin dove posso arrivare. Forse dei veri e propri limiti non esistono o forse sì, ma io non lo so e sono felice di pensarla così”.

Quanto ti senti sicuro, quanto credi in te stesso?Io in realtà pur sembrando la persona più determinata al mondo, spesso metto tutto in dubbio. Ho questa debolezza che mi porta di rado a fare dei passi indietro. Poi torno a farmi coraggio e a credere nelle cose e quindi in me stesso. Torno a pensare al fatto che se voglio davvero, allora posso provarci dando tutto me stesso per arrivare agli obiettivi prefissati. Quando capita di fallire, devo essere consapevole che non potevo dare più”.

A volte non bisogna essere troppo calcolatori e razionali, a volte bisogna dare più spazio al cervello destro che è più creativo, immaginativo e meno limitante e dar spazio ai propri sogni, crederci un po’ di più.

Quale tua esperienza ti dà la convinzione che ce la puoi fare?Ne ho diverse, ma racconto una delle ultime. Lo scorso giugno alle Lavaredo Ultra Trail 120 km e 5600D+ mi sentivo benissimo, avanzavo km dopo km con ottime sensazioni. Al 50°km mentre albeggiava ero proprio ai piedi delle famose Tre Cime. Dopo il ristoro, sono ripartito e le gambe non andavano più. Completamente stanco, bloccato, rallentato. Ero in crisi totale e piano piano sono andato avanti aspettando che questa crisi finisse. Non è mai andata via. Ho fatto gli ultimi 70 km faticando tantissimo, ma sono arrivato senza ritirarmi perché nella mia mente ho sempre pensato (e sperato) che quella crisi stava per finire. Lì ho capito che se uno vuole e pensa positivo, ce la può fare”.

Questo messaggio torna utile in questo periodo lunghissimo di crisi e sofferenza per tutti, questa grave pandemia che arresta i nostri desideri e sogni ma che bisogna continuare a vivere e sopravvivere andando avanti giorno per giorno finché ne usciremo da questo tunnel, dai che manca poco.

Quali sono le sensazioni relative a precedenti esperienze di successo?Leggerezza, felicità, soddisfazione. Il sapore del successo, dura poco, ma quando arriva devi gustarti tutto a pieno perché non appena torni alla normalità e con i piedi per terra, devi ripartire per fare altro. Soffermarsi troppo su cose fatte e che ci hanno portato al successo aiutano a stare concentrati su quello che stai facendo oggi, per nuovi successi”.

Vero, questa è una cosa che suggeriamo anche noi psicologi dello sport, il successo fa metabolizzato, va custodito nel cuore e nella mente, va tirato fuori insieme alle intense sensazioni correlate nei momenti più bui quando siamo tentati a non crederci e abbiamo bisogno di ritrovare entusiasmo.

Hai un modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno?Ho pochi miti e tantissimi modelli. Uno dei miei modelli ad esempio è Andrea Macchi. Lui è per me un modello perché il giorno fa un umile e faticoso lavoro, la sera torna a casa dai suoi figli piccoli, ma fra le mille difficoltà riesce a concretizzare il poco tempo libero per allenarsi e ad essere determinato nelle sue uscite, tanto che oltre ad essere atleta della nazionale, ha vinto alcune delle gare ultra trail più importanti al mondo. Inoltre Andrea e uno dei più grandi insegnanti di umiltà”. 

Questo è il privilegiato mondo degli atleti di ultra trail che sembrano rispettarsi a vicenda mettendo da parte ogni tensione e aggressività. Ho avuto modo di approfondire in diverse occasioni la conoscenza di Andrea attraverso risposte ad alcune mie domande.

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti?Ho diverse frasi che mi ripeto nella mia mente come dei mantra e che mi aiutano davvero. Ultimamente mi capita di ripetermi continuamente queste due frasi: ‘L’ovvio di oggi è sempre stato l’impossibile di ieri’ (Giancarlo Orsini) e ‘Solo i pesci morti seguono la corrente’ (Gianluca Gotto)”.

Molto significative queste due frasi che evidenziano la capacità di crederci in quello che si fa senza muri mentali e mobilitando le energie occorrenti per raggiungere mete e sogni.

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà?Con tanta pazienza, senza voler bruciare le tappe e con una grande forza di volontà nel voler rimettermi sempre in gioco cercando di tornare a fare quello che mi piace fare”.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare?Lo scorso anno, grazie ad un progetto personale chiamato Mare Amaro, ho realizzato il sogno di collegare in Abruzzo, la mia regione, mare-montagna-mare di corsa e in un giorno (120km 3000D+). Il mio sogno più grande oltre a quello di correre l’UTMB e il Tor Des Geants, è quello di indossare la maglia azzurra. Se bisogna sognare, allora tanto vale farlo in grande. Grazie mille per l’occasione e la possibilità che mi hai dato di raccontare un po’ di me”.

Segnalo alcuni miei libri: Cosa spinge le persone a fare sport?; Triathlon e ironman. La psicologia del triatleta; Maratoneti e ultrarunner; Lo sport delle donne; Sport, benessere e performance; Carlos Castaneda incontra don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza; Doping Il cancro dello sport; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia; Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico; Psicologia dello sport e non solo.

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Alex Tucci e Roberto Martini di corsa Sul Cammino di San Tommaso 320km

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Marini

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

320KM 10000d+ NO STOP da Roma a Ortona di corsa sul Cammino di San Tommaso. Partiti il 16 Ottobre da Piazza San Pietro a Roma, corrono verso la Basilica di San Tommaso ad Ortona attraversando le loro regioni di appartenenza, il Lazio e l’Abruzzo fra borghi, riserve e parchi. Perché lo fanno? SEMPLICEMENTE PERCHÈ GLI VA!

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Martini Personal Running Coach partiti il 16 Ottobre da Roma per arrivare a Ortona domenica 18 per realizzare questo loro sogno: collegare il Lazio e l’Abruzzo correndo da Roma ad Ortona no stop i 320 km del Cammino di San Tommaso. 🏃 E’ possibile seguire il loro viaggio grazie al sistema tracking curato da SeteTrack.👇

Cercheranno di percorrere in un’unica tappa i 320km del cammino, lo faranno in modalità assistita, cercando di dormire il meno possibile, non sanno quanto ci metteranno, sono partiti il 16 ottobre dal centro di Roma a San Pietro per arrivare a Ortona dopo 320km entro la domenica… avranno anche un gps con loro così è possibile vedere in tempo reale dove sono e a che punto sono della loro.

Ci tengono a precisare che non è una gara, non cercheranno di battere nessun record, sarà solo un viaggio e un’esperienza che entrambi sognano da tempo di fare, sarà un modo per esplorare e vivere il loro territorio, unendo il Lazio e l’Abruzzo con la corsa. Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alex e Roberto attraverso risposte ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva?

Alex:Come la maggior parte di noi runners amatori, ci si avvicina a questo sport dopo averne provati altri. La corsa è vista da tutti come uno sport duro. Prima di iniziare a correre, ho giocato a calcio per 12 anni. È stato uno sport che ho avuto la fortuna di praticare ad un buon livello e in settori giovanili dove sono stato seguito sempre da grandi tecnici che prima della pratica del calcio stesso, mi hanno dato tanta disciplina”.

Roberto: “Ho smesso di fumare e ho iniziato a correre tutti i giorni.”

Nello sport quali fattori contribuiscono al tuo benessere e alle tue prestazioni?

Alex:Dico sempre che lo sport, specialmente lo sport di endurance è per me composto da 20% di forma fisica, 30% dalla giusta alimentazione e il 50% dalla mente che va comunque molto allenata”.

Roberto: “La mia determinazione.”

Cosa pensano i tuoi familiari e amici della tua attività sportiva?

Alex:Sono molto fortunato su quest’aspetto perché ho amici che mi stimano tanto per quello che faccio e i miei familiari, sono altrettanto entusiasti in ogni pazza idea che mi faccio venire in mente. Poi avendo anche mio padre ultra trail runner, allora posso ritenermi proprio privilegiato”.

Roberto: “Che sono tutto matto. Però mi danno pieno supporto.”

Fare cose straordinarie per alcuni può essere considerato pazzia, ma poi ci si rende conto che è importante il supporto a persone che vogliono compiere imprese considerate da tanti non ordinarie.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare lo sport?

Alex:Ho scoperto di essere molto determinato. Ho capito che quando voglio e sogno una cosa, in un modo o nell’altro riesco ad ottenerla. Questa è una cosa molto bella e gratificante, ma se in quello che faccio non ci credo al 100% ma ho già qualche semplice dubbio, allora diventa tutto più complesso se non impossibile”.

Roberto: “Che possiamo fare molto più di quello che crediamo… basta volerlo.”

In effetti, per raggiungere obiettivi ardui e sfidanti, per tramutare sogni in realtà, bisogna avere una passione altissima, una forte motivazione, e tanta fiducia in se stessi di potercela fare e poi basta seguire percorsi di allenamento che fanno giungere fino al traguardo per apprezzare quello che si è riusciti a fare.

Quali sensazioni sperimenti nello sport?

Alex:Essendo un ultra trail runner, le sensazioni che sperimento maggiormente sono quelle legate alla fatica, come combatterla e come superarla. Praticamente mi alleno a sperimentare le famose ‘crisi’ che possono durare diversi minuti o diverse ore.  La mente lì è tutto”.

Roberto: “Pregara: determinazione. In gara: un viaggio come dentro una bolla. Post gara: pienezza e soddisfazione. Poi ci sarebbe molto altro da dire, ma forse dovrei scriverci un libro.”

Lo sport riempie la vita, fa sentire l’importanza di essere vivo, di poter fare qualcosa di importante per se stessi, qualcosa che fa star bene, fa sperimentare viaggi verso mete fatte di arrivi e conclusioni, fa chiudere periodi fatti di pianificazione, programmazione, allenamenti che ti portano alla destinazione finale. È un allenamento alla fatica e alla crisi, un adattamento graduale alle situazioni difficili che rende sempre più fiduciosi, consapevoli e resilienti.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà, i rischi?

Alex:Le difficoltà maggiori nella pratica del mio sport insieme ai rischi sono gli infortuni. Essere un ultra trail runner comporta aver a che fare con l’usura del corpo. Bisogna quindi allenarsi in modo giusto e se possibile alternando anche discipline diverse”.

Roberto: “Se metti un piede nel posto sbagliato puoi romperti qualcosa o peggio finire sotto a un dirupo.”

Se pensi a tutto quello che ti potrebbe succedere non faresti mai niente, rimarresti sempre protetto, corrazzato, nascosto ma se davvero vuoi vivere, bisogna sfidare l’incertezza, uscire allo scoperto, affrontare la vita reale e lo sport ti permette di fare questo, ti allontana dal rifugio sicuro, dal tuo recinto protetto e ti fa sperimentare libertà ed intensità.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica del tuo sport?

Alex:Correre in ambienti naturali, richiede maggior concentrazione, soprattutto nelle ore notturne. Non è semplice riuscire a tenere alta la concentrazione per ore e a volte giorni. Purtroppo si corrono spesso diversi rischi ed è capitato che a qualcuno gli è costata la vita”.

Roberto: “Mancanza di concentrazione.”

La pratica di sport di endurance non significa che bisogna spegnersi o consumarsi facendo sport ma far sì che si possa sperimentare anche sollievo e riposo da periodi meno impegnativi dove bisogna coccolarsi e aver cura di sé stessi, soprattutto delle parti più soggette a traumi come gli arti inferiori, schiena, articolazioni.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport?

Alex:Sicuramente la voglia di spingersi oltre e di voler provare sempre nuove sfide ed emozioni. Inoltre dico sempre che le corse sono ‘viaggi’ e io non voglio smettere di farlo. Il rischio di dover mollare appartiene a tutti e ce l’abbiamo in ogni momento. Io non do mai per scontato quello che riesco a fare quotidianamente e ringrazio di essere così privilegiato”.

Roberto: “Continuo a fare sport perché mi dà la possibilità di vivere esperienze incredibili.”

È importante sempre focalizzarsi nel momento presente, cavalcando il bisogno e l’esigenza presente che porta a sperimentare benessere e successo attraverso lunghi viaggi di fatica per mari e monti, pianure e colline, salite e discese, sentieri e asfalti e quando c’è un periodo avverso, come quello della pandemia che stiamo vivendo, accettarlo, farsene una ragione e rimodulare piani e obiettivi con pazienza e fiducia.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport?

Alex:Spesso mi invitano nelle scuole per parlare di endurance e sogni. Il messaggio che cerco di lasciare ai ragazzi è sempre quello che non esiste l’impossibile, nella vita e nello sport. Se pensiamo di avere delle difficoltà davanti a noi, basta cambiare la prospettiva delle cose, guardarle in modo diverso, rimboccarsi le maniche e andare decisi a realizzare quello che desideriamo”.

Roberto: “Se vuoi cambiare il tuo corpo allenati, ma se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre.”

Si può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio stile di vita.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e fasi?

Alex:La figura dello psicologo, io non lo ritengo utile solo nello sport, ma in tutto. Lo psicologo è proprio colui che ti invita e insegna a dover guardare le cose da prospettive diverse. Penso che nello sport non esista una fase dove è più o meno importante. Penso che la sua importanza sia sempre valida e di grande aiuto”.

Roberto: “Si certo per dare supporto nei momenti di difficoltà.”

Lo psicologo serve anche a dare un indirizzo soprattutto nei periodi di crisi come un infortunio, sconfitta, mancanza di motivazione, o anche in un periodo di pandemia come questo che stiamo vivendo.

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà?

Alex:Con tanta pazienza, senza voler bruciare le tappe e con una grande forza di volontà nel voler rimettermi sempre in gioco cercando di tornare a fare quello che mi piace fare”.

Roberto: “Con la testa, piano piano passo dopo passo.”

Sport di endurance, sport protratto per lunghi chilometri aiuta ad avere un approccio di attesa, di fiducia, di speranza, si risolve tutto senza fretta, un po’ per volta a piccoli passi, andando avanti gradualmente e con attenzione.

Un’intervista a Roberto Martini è riportata nel libro “Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice.

Segnalo alcuni miei libri: Cosa spinge le persone a fare sport?; Triathlon e ironman. La psicologia del triatleta; Maratoneti e ultrarunner; Lo sport delle donne; Sport, benessere e performance; Carlos Castaneda incontra don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza; Doping Il cancro dello sport; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia; Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico; Psicologia dello sport e non solo.

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

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Roberto Martini da Roma a Ortona di corsa sul Cammino di San Tommaso

Se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

Venerdì mattina 16 ottobre 2020 alle 10 Roberto Martini e Alex Tucci sono partiti dal centro di Roma a San Pietro per il lungo viaggio sul Cammino di San Tommaso. Questo il link per seguirli tramite GPS durante la loro avventura.

320KM 10000d+ NO STOP da Roma a Ortona di corsa sul Cammino di San Tommaso. Cercheranno di percorrere in un’unica tappa i 320km del cammino, lo faranno in modalità assistita, cercando di dormire il meno possibile, non sanno quanto ci metteranno, sono partiti il 16 ottobre dal centro di Roma a San Pietro per arrivare a Ortona dopo 320km entro la domenica… avranno anche un gps con loro così è possibile vedere in tempo reale dove sono e a che punto sono della loro.

Ci tengono a precisare che non è una gara, non cercheranno di battere nessun record, sarà solo un viaggio e un’esperienza che entrambi sognano da tempo di fare, sarà un modo per esplorare e vivere il loro territorio, unendo il Lazio e l’Abruzzo con la corsa.

Roberto sembra essere un amante delle gare no stop, gare lunghissime chiamate di endurance dove viene messa alla prova il fisico della persona ma anche la mente, dove c’è deprivazione del sonno, alimentazione in autosufficienza, dove si sta da soli con se stessi notte e giorno.

Si apprezza il momento presente che può essere particolarmente straordinario o meno, si apprezza l’alba, il tramonto, la notte, il giorno, la diversa temperatura ed escursione termica durante l’intero giorno di 24 ore ed anche a nei giorni diversi, ogni giorno può presentarsi in modo diverso, con il sole, le nuvole, pioggia.

Tutte sensazioni ed emozioni da assaporare momento per momento nel corso di diversi giorni di fatica per portare a temine una lunga impresa in bicicletta o di corsa a piedi, un lungo viaggi a contatto con se stessi ed a contatto con l’ambiente naturale che ti circonda.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Roberto attraverso risposte ad alcune mie domande di un po’ di anni fa.

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta?Ho smesso di fumare e ho iniziato a correre tutti i giorni.”

Quali fattori contribuiscono al tuo benessere o performance?La mia determinazione.”

La gara dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle?Wow cyclothon nel 2015 ho percorso in bicicletta 1350km no stop, dormendo meno di 4 ore in 4 giorni.”

La tua gara più difficile?La Grande corsa bianca 160km di corsa no stop nelle Alpi in inverno con temperature che sono arrivate a -20.”

Quali sensazioni sperimenti facendo sport: pre-gara, in gara, post-gara?Pregara: determinazione. In gara: un viaggio come dentro una bolla. Post gara: pienezza e soddisfazione. Poi ci sarebbe molto altro da dire, ma forse dovrei scriverci un libro.”

Lo sport riempie la vita, fa sentire l’importanza di essere vivo, di poter fare qualcosa di importante per se stessi, qualcosa che fa star bene, fa sperimentare viaggi verso mete fatte di arrivi e conclusioni, fa chiudere periodi fatti di pianificazione, programmazione, allenamenti che ti portano alla destinazione finale.

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport?Se metti un piede nel posto sbagliato puoi romperti qualcosa o peggio finire sotto a un dirupo.”

Se pensi a tutto quello che ti potrebbe succedere non faresti mai niente, rimarresti sempre protetto, corrazzato, nascosto ma se davvero vuoi vivere, bisogna sfidare l’incertezza, uscire allo scoperto, affrontare la vita reale e lo sport ti permette di fare questo, ti allontana dal rifugio sicuro, dal tuo recinto protetto e ti fa sperimentare libertà ed intensità.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale?Mancanza di concentrazione.”

Quando si mangia si mangia, quando si corre si corre, per ogni cosa è importante dedicare la giusta attenzione, è importante focalizzarsi per quella cosa e cercare di farla al meglio possibile essendo attenti osservatori.

Cosa ti fa continuare a fare sport?Continuo a fare sport perché mi dà la possibilità di vivere esperienze incredibili.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Con la testa, piano piano passo dopo passo.

Sport di endurance, sport protratto per lunghi chilometri aiuta ad avere un approccio di attesa, di fiducia, di speranza, si risolve tutto senza fretta, un po’ per volta a piccoli passi, andando avanti gradualmente e con attenzione.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport?Se vuoi cambiare il tuo corpo allenati, ma se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre.”

Roberto ha cambiato la sua vita semplicemente cambiando il suo stile di vita, è bastato buttare le sigarette ed iniziare a correre e da lì è iniziata la sua nuova vita, con l’aiuto della corsa che è diventata la sua autoterapia.

Un messaggio per sconsigliare l’uso del doping?Non serve, il corpo è già una macchina perfetta così com’è.”

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport?Che sono tutto matto. Però mi danno pieno supporto.”

Fare cose straordinarie per alcuni può essere considerato pazzia, ma poi ci si rende conto che è importante il supporto a persone che vogliono compiere imprese considerate da tanti non ordinarie.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica?Che possiamo fare molto più di quello che crediamo… basta volerlo.”

Riesci a immaginare una vita senza sport?Spero di continuare a fare sport fino alla vecchiaia.”

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi?Si certo per dare supporto nei momenti di difficoltà.

Un’intervista a Roberto Martini è riportata nel libro “Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice.

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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Team Senza Paura, davvero un’avventura di corsa da Resia a Rosolina

Matteo SIMONE

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Cosa spinge le persone a fare sport? Avventurarsi, sperimentarsi, mettere in gioco, viaggiare, conoscere. Conoscere persone, luoghi, culture, ambienti, situazioni, se stessi.

Cosa c’è prima di una gara? Pensieri, dubbi, preoccupazioni, paure, timori, ansie, entusiasmo, aspettative, incontri, viaggi.

Che significa fare squadra? Condividere momenti, situazioni, obiettivi, viaggi, cibo.

Fidarsi e affidarsi, confrontarsi e aiutarsi. Essere risorsa per l’altro, avvalersi delle risorse altrui. Essere coraggiosi senza paura, diventare Team Senza Paura.

Davvero un’avventura di corsa da Resia a Rosolina, staffetta di 10 atleti percorrendo la ciclabile del fiume Adige. Il secondo frazionista si è perso, ha deviato dopo 8 km ne mancavano 2km era forte in discesa andava a 3’30” mi ha dato il cambio 50′ di ritardo. Erano quasi le tre di notte correvo forte la 3^ frazione da Laudes – Ponte a Prato allo Stelvio – Campo Sportivo km 9,86, ma attento alle eventuali segnaletiche per terra e davanti, seguivo l’Adige, ascoltandolo, non molto freddo, non molta pioggia, a volte indeciso dove continuare, ho rischiato anche io di andare fuori percorso ma trovandomi davanti i binari sono subito tornato indietro.

Proseguendo c’era una sbarra e sterrato, ma avevo chiesto com’era il percorso e mi aspettavo sia lo sterrato che i laghetti a Prato dello Stelvio, sono andato forte. Paesaggi stupendi, montagne, fiume, prati, colline, meleti e vigneti. Stanchezza, poco riposo, mi ero portato un contenitore con riso, legumi, pane con noci, frisella integrale con olio e pomodorini, mi è durata per il pranzo e cena pre gara e per il termine prima frazione, poi barrette, banane. Seconda mia frazione dopo tanta pioggia un po’ di sereno ma il vento mi bloccava e spostava a sinistra, ma andavo avanti verso le montagne spettacolare arrivando al carcere di Trento.

Uno dei nostri si è infortunato e ci siamo confrontati, qualcuno pensava e proponeva di ritirarci per i due eventi spiacevoli che ci comportava sovraccarico di stress e di chilometri in più, ma il team Senza paura decide di continuare fino alla fine, direzione Rosolina. In squadra avevamo Serena Natolini, nazionale ultramaratona 24h e 100km. Prima della terza mia frazione, la 21^ di km 9,19 con partenza da Bicigrill Avio, un posto spettacolare ritrovo di ciclisti, per pranzo pasta in bianco e zuppa di fagioli, mischiando tutto, eccezionale, ed arrivo a Ossenigo.

Nei pressi di Verona ancora qualche dubbio da parte di qualcuno se era il caso di continuare o fermarsi, fare una cena insieme e tornare a casa. Ma non abbiamo mollato, abbiamo ripreso da Verona con una grandissima frazione di Roberto del Negro. È ritornata a tutti la voglia di correre più forte fino alla fine fino a Rosolina. Mi sono offerto per anticipare le mie frazioni o fare frazioni in più ma ognuno ha cercato di fare il proprio meglio cercando di recuperare energie riposando e cercando di mangiare o bere qualcosa.

Al cambio n. 30° c’è la possibilità di mangiare un panino al riso con funghi e melanzane e un riposino nel palazzetto in attesa della partenza di Serena Natolini, molto carica e attenta a curare ogni aspetto per fare del proprio meglio per sé stessa e per l’intera squadra.

Incontro anche Sara Valdo, ex atleta della nazionale ultramaratona ed era lì per dare una mano agli organizzatori, le dico che avrebbe corso Serena e così prima della partenza l’ha presentata alle autorità sportive locali per le foto di rito.

Corro la 33^ frazione da Badia Polesine Loc. Bova a Barbuglio di Lendinara km 10,86, alle 3 di notte, la mia 4^ frazione vado fortissimo, senza orologio, scopro di aver corso a 4’31 al km, doveva essere la mia ultima frazione e mi sembrava impossibile avere ancora tutte queste energie, ma avevo tanta fiducia. Quando arrivai al cambio avevo bisogno di defaticare un pochetto, mi aspettava Serena per accompagnarmi alla macchina e poi di corsa al prossimo cambio.

Dorotea non si sentiva di correre la sua 4^ frazione, la 35^ da Ca’ Zen Di Lusia a Boara Polesine Fraz. di Rovigo km 6,91, e mi propongo di sostituirla dopo di un recupero di meno di 1 ora che era la frazione che correva Vincenzo. Parto inizialmente piano per finirla e non farmi male, dopo qualche chilometro mi affianca un atleta e mi supera, lo seguo, va fortissimo ma sono fiducioso e resto attaccato a lui, io senza orologio, lui inizia a guardare l’orologio e dice che dovevamo trovare la postazione del cambio ma niente si continuava a correre, finalmente la individuiamo e vado ancora più forte perché intravedo i miei amici di squadra, avevo corso 8km, avendo la conferma che se vuoi puoi, abbiamo energie residue che nemmeno noi ci aspettiamo.

Mancavano 5 frazioni e potevamo docciarci al Palazzetto dello sport di Rovigo e poi verso Rosolina per la colazione e l’attesa di Serena che avrebbe corso l’ultima frazione, ero contentissimo per lei. Decidiamo di correre con lei gli ultimi 500 metri ed è stato un vero trionfo, avevo avvisato lo speaker che sarebbe arrivata una ultramaratoneta della nazionale e così è stata un grande accoglimento per lei e per la nostra squadra che finalmente abbiamo festeggiato questo grande evento, questa grande corsa contro il tempo, contro le avversità, ma ce l’abbiamo fatta tutti insieme. Serena aveva portato il prosecco per brindare e darsi l’appuntamento per l’anno prossimo, tutto è bene quello che finisce bene.

Il Team Senza Paura si classifica al 9° posto della classifica assoluta e al 6° posto come squadra mista con un temo totale di 35h38’58”.

Un po’ di tempo fa intervistai Serena e sono interessanti le sue risposte.

Quale esperienza ti dà fiducia nel riuscire nello sport o nella vita?Non c’è un’esperienza in particolare. Ho sempre affrontato ogni situazione a testa alta; a volte è andata bene, altre meno, ma da ognuna ho sempre imparato qualcosa. Penso che a darmi fiducia sia la consapevolezza che ogni situazione ci insegni qualcosa e ci faccia crescere.”

 Questo sembra essere un buon approccio, infatti da ogni esperienza si apprende sempre e si porta a casa qualcosa di importante, e piano piano si costruisce sempre di più autoefficacia e resilienza.

C’è una parola o una frase che ti aiuta in eventuali crisi?The moment you’re ready to quit is usually the moment right before a miracle happens (Il momento in cui sei pronto a smettere è di solito il momento giusto prima che accada un miracolo) …DON’T GIVE UP (NON ARRENDETEVI)! Come stato su Whatsapp ho da tempo questa frase che mi dà molta forza nei momenti difficili e mi aiuta a non mollare mai.

Insomma, l’essenza sembra essere che non bisogna mollare, è sempre il momento di essere pronti ad andare avanti per trasformare sogni in realtà. È importante potersi ancorare nei momenti difficili a frasi o allenatori interni che ti incoraggiano, che suggeriscono, bisogna sviluppare tanta immaginazione per superare momenti difficili che spesso vengono per poi andarsene. Bisogna solo essere fiduciosi e utilizzare qualche strategia che abbiamo già sperimentato.

Quale aspetto del tuo carattere ti aiuta nell’affrontare gare importanti?Penso sia la mia determinazione e la mia grande forza di volontà. Sono molto testarda e quando mi metto in testa una cosa, non mollo fino a quando non la ottengo. Questo mi permette di allenarmi costantemente in modo da arrivare alla gara nelle migliori condizioni ed affrontarla con grinta e consapevolezza”.

A tal proposito segnalo alcuni libri:

Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti

Nello sport non è importante solo la forza, la resistenza e i muscoli, ma è importante sviluppare anche la forza e la resistenza mentale che permettono di andare oltre, di consolidare lo stato di forma. Sempre più le donne stanno dimostrando di essere fortissime atlete e nelle gare di endurance competono anche con gli uomini con tanta grinta e forza, infatti è già successo che in gare considerate più dure d’Europa la vincitrice assoluta è stata una donna Americana. Anche le donne Italiane sono tanto forti e resistenti, donne che iniziando con piccoli passi riescono a battere anche il record maschile di scalinata di un edificio. Raggiungere traguardi importanti diventa il coronamento di un sogno, il raggiungimento di un obiettivo ambito, la ricompensa di tanti sforzi e tanta fatica per ottenere qualcosa che si desidera con determinazione, tenacia, passione e con l’aiuto di qualcuno che sostiene. Lo sport permette di sperimentare la resilienza, non mollare mai, andare avanti e continuare per portare a termine la propria impresa, la propria sfida personale; per alzare gradualmente l’asticella e affrontare gradualmente situazioni sportive o della vita quotidiana sempre più difficili con la convinzione di saperne uscire fuori sempre più rafforzati. Si apprende dalle esperienze, aumenta l’autoefficacia attraverso esperienze di successo o superamento di difficoltà; superare momenti difficili aiuta ad andare avanti, se ce l’hai fatta una volta, ce la farai anche una seconda volta. La pratica di uno sport diventa onerosa dal punto di vista dell’impegno fisico e mentale ma in cambio si riceve tante soddisfazioni, si forma il carattere, si aderisce a dei valori unici e si fa parte di un gruppo di persone condividendo sensazioni ed emozioni uniche.

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida 

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita.

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** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun

Cosa spinge le persone a fare sport?

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta.

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Gianni Laterza, basket: Gioco con passione e sorriso perché è lo sport che amo

Mettersi in gioco sempre con sé stessi per migliorare ogni giorno di più

Matteo SIMONE

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Il motore dello sport è la forte passione e la motivazione, si riesce a fare tutto se si è motivati con una grande passione, la fatica si può addomesticare e si possono raggiungere grandi risultati individuali e di squadra.

Di seguito Gianni racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica?Ho cominciato da piccolo giocando per un anno in una scuola calcio, dopodiché ballo per 4 anni (che per motivi di orari non ho più portato avanti) infine ho praticato basket che tutt’ora porto avanti”.

Prima o poi si trova uno sport che fa appassionare, che fa incontrare amici, che fa fare ricche esperienze.

Nello sport cosa e chi hanno contribuito al benessere e/o performance?La passione per lo sport e il gioco di squadra”.

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva?Sono tutti fieri e orgogliosi di me perché sono un ragazzo che sta sempre in movimento e si mantiene allenato”.

Quando si abbandona la zona di confort e ci si mette in movimento praticando sport si cresce fisicamente e mentalmente, si diventa più consapevoli, fiduciosi e resilienti.

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Una volta sono inciampato sulla palla da un passaggio di un avversario e sono caduto per terra illeso mentre gli altri pensavano mi fossi rotto una caviglia per il duro impatto con la palla”.

Si può cascare tante volte, importante è rialzarsi sempre.

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nella pratica del tuo sport?Sono molto agile, versatile, e gioco con la passione e sorriso perché è lo sport che amo”.

Che significa per te praticare attività fisica?Fare attività fisica significa mettersi in gioco sempre con sé stessi per migliorare ogni giorno di più”.

È importante trovare stimoli e passioni per cercare di conoscere sempre più se stesi mettendosi in gioco e non evitando qualsiasi esperienza

Quali sensazioni sperimenti facendo sport?Provo tutte sensazioni piacevoli cioè divertimento, felicità e molte altre indescrivibili che solo chi fa lo sport che ama potrebbe capire”.

Chi fa sport sa a cosa può andare in contro in termini di sensazioni ed emozioni positive e a volte anche negative.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà e i rischi?Le difficoltà principali sono, a livello di squadra, di non perdere la testa e giocare sempre di squadra”.

Nel gioco di squadra, appunto, non si è da soli ma bisogna avere il controllo della situazione, capire dove sono i compagni e gli avversari, capire cosa si può fare in ogni momento per il bene prima di tutto dell’intera squadra.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare?Si ho rischiato di mollare perché non ero molto efficace rispetto agli altri, mi sentivo inferiore e meno bravo. La cosa che mi ha fatto continuare a fare attività fisica è sicuramente la passione per questo sport e la consapevolezza che ogni esperienza ti insegna a migliorare sempre di più”.

Tutto serve sia le esperienze positive che quelle negative, si impara sempre dalla scuola dello sport senza mollare.

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e in quali fasi?Non ho mai sentito parlare di psicologo dello sport fino a quando non ho incontrato uno psicologo di quel campo. Quindi non ho idea di come agisca in questo campo”.

I campi di applicazione sono diversi e complessi, aiuta a tenere sempre alta la motivazione, a centrarsi nel momento presente e per il particolare impegno a cui ci si dedica senza distrazioni ma con convinzione, aiuta nei momenti di crisi, sconfitte, infortuni. Aiuta a replicare il successo, perché a volte dopo il successo si sente la pressione di dover per forza vincere o eccellere.

L’evento sportivo della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?Di sicuro il passaggio di serie della mia squadra. È stato un momento di felicità condivisa tra tutta la squadra”.

È importante guardare sempre in alto per cercare di riuscire a ottenere cose importanti come il passaggio di una squadra in una categoria superiore per poter esultare e festeggiare il gradito successo ottenuto con impegno e fatica individuale e di squadra.

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile?Sicuramente il fatto che inizialmente non giocavo nelle partite ed ero sempre in panchina”.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Ho superato queste crisi credendo in me stesso nel fatto che un giorno sarei riuscito a calpestare il campo da gioco. Le sconfitte erano un modo per la squadra per spingersi a migliorare. Fortunatamente non ho ancora avuto infortuni”.

Bisogna essere pazienti e fiduciosi e prima o poi si ottiene ciò che si desidera impegnandosi e credendoci.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?Lo sport può cambiare il modo di vedere le cose e ti permette di fronteggiare varie sfide con te stesso, oltre il fatto che ti mantiene sempre allenato e agile”.

A volte lo sport è considerato una vera palestra di crescita personale, un’opportunità di apprendere dall’esperienza.

C’è una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti?Sky is the limit (Il cielo è il limite)”.

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno?Si mi ispiro a LeBron James, il mio giocatore preferito sia a livello sportivo che umano. Una persona veramente da ammirare”.

È importante ispirarsi a grandi personaggi per copiare e cercare di emulare le oro gesta e la loro carriera sorprendente e straordinaria.

Come ti vedi a 50 anni?Tra 50 anni mi vedo come un giovanotto e con la voglia ancora di fare sempre di più”.

Non si molla mai, bisogna sempre trovare la voglia, la motivazione e l’entusiasmo di andare avanti.

Quanto credi in te stesso?Moltissimo. Lo sport aiuta anche in questo”.

Come hai scelto la tua squadra e che intenzioni hai?Non ho scelto io la squadra ma mi hanno scelto loro tramite un mio amico che giocava lì”.

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

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Da Resia a Rosolina senza paura, correndo a staffetta lungo l’Adige

Matteo SIMONE

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È importante avere obiettivi per organizzarsi fisicamente e mentalmente per portarli a termine anche se sono difficili, sfidanti, stimolanti ma non impossibili. È importante conoscere persone che stimolano, coinvolgono, propongono, organizzano.

È importante avere sempre un piano B, cercare di essere sempre pazienti e fiduciosi e rimodulare sempre piani e programmi in base a ciò che c’è nel momento presente, a ciò che si ha a disposizione.

Sono il vice presidente dell’Atletica La Sbarra e un po’ di tempo fa il presidente Andrea Di Somma, mi comunica il suo progetto di organizzare una squadra di 10 atleti per presentarsi alla partenza della 1^ edizione di “Resia Rosolina Relay”, una gara a staffetta della lunghezza di 431km percorrendo di corsa a piedi la pista ciclabile lungo l’Adige.

Ho aderito fin da subito all’iniziativa e preparato in tal senso fisicamente e mentalmente non trascurando l’abbigliamento essenziale con opportune attenzioni agli aspetti di visibilità in vista di frazioni notturne e con clima atmosferico avverso.

Cosa c’è prima di una gara?

Organizzazione, decisioni, previsioni, proiezioni, scelte, incontri, viaggi, pensieri, dubbi, incertezze, timori, ansie, paure, fame.

Nel periodo pre gara si è formata la squadra di 10 atleti più il presidente che organizzava e coordinava tutte le operazioni di iscrizioni, viaggio, frazioni, cambi. Non ci conoscevamo tutti ed è stata una grande prova di condivisione di fatica, obiettivi, paure, timori, tensioni. Erano tante le variabili in gioco, il clima atmosferico, la possibilità di perdersi lungo il percorso, il rischio di infortunarsi.

Cosa c’è tra una partenza e un arrivo?

Un viaggio lunghissimo di un team Senza Paura composto da 10 atleti e un coordinatore, timori e dubbi, decisioni da prendere in corso d’opera, eventi critici da gestire, situazioni avverse da superare.

Condivisioni di momenti e situazioni, fatica e gioia, odori e sapori, sorrisi e preoccupazioni.

Esperienza comune ricca e preziosa, osservazione e apprendimento, ascolto e conforto.

Tramonti e albe, piogge e venti, sterrato e asfalto, salite e discese.

Tra una partenza e un arrivo c’è crescita, conoscenza, scoperte.

C’è successo un po’ di tutto e nonostante tutto, abbiamo rimodulato i nostri obiettivi, ci siamo ridimensionati e abbiamo continuato fino alla fine, senza paura, senza mollare, felici e resilienti portando a casa non coppe e non podi ma dentro di noi tanta ricchezza interiore e tanta conoscenza di noi stessi nella difficoltà e tante scoperte di luoghi, ambienti, persone, culture.

Questo è lo sport che vogliamo non solo e non per forza vittorie, podi e prestazioni eccellenti, ma anche partecipazioni, esperienze, mettersi in gioco, apprendere dall’esperienza, grandi scoperte.

Organizzazione minuziosa e perfetta da parte di Andrea, alternanza di momenti di sconforto e di esultanza, condivisione di spazi, alimenti, vestiario.

Estrema attenzione ad usare qualsiasi accortezza per evitare rischio di eventuale contagio cercando di essere nel miglior modo possibile le opportune indicazioni in tal senso.

Ogni atleta aveva sue aspettative, motivazioni, preparazione adeguata, ma anche tanti pensieri di faccende e persone lasciate a casa, preoccupazioni riguardanti la lunga traversata dell’Adige correndo lungo una ciclabile che lo fiancheggiava.

Cosa c’è dopo una gara?

Grande festa! Esultanza, entusiasmo, soddisfazioni, relax, saluti, arrivederci, arrivederci.

Un fiume di emozioni dopo tanti allenamenti per la preparazione; dopo tante incertezze se fare questa o un’altra, ma l’importanza è l’esperienza che si porta a casa, tanti incontri, abbracci, sorrisi. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. Incontri, confronti, tensioni, pressioni. Una parte importante di vita, esperienze uniche, dense, forti, intense. Paure, insicurezze, nuove consapevolezze.

Dopo la gara ci sono i saluti, i congedi, i commenti, le sorprese, i risultati, si ritorna alla quotidianità, si danno appuntamenti per altre gare a partire dall’indomani.

Lo sport rende felici, permette di prenderti cura di te stesso, di sperimentare benessere e di raggiungere gradualmente obiettivi importanti. Lo sport diventa una medicina naturale per il corpo e per l’anima, si tratta di volersi bene facendo sport e apprezzarsi per quello che si riesce a fare. La prima sfida è iniziare il processo di cambiamento.

Tanti fotografi pronti a immortalare le gesta atletiche dei concorrenti e anche le pose strane e bizzarre degli astanti. Lo sport permette di sperimentarsi e mettersi in gioco; di uscire dalla zona di confort osando e apprendendo sempre dall’esperienza che fa crescere e affrontare la vita; solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Cosa spinge le persone a fare sport?

Mettersi in gioco per sperimentarsi, apprendere, scoprire, conoscere. Decidere obiettivi sfidanti, difficili, stimolanti ma non impossibili.

Non solo la performance ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare, per condividere momenti di pre-gara fatti di viaggi e incontri, per superarsi.

È importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio. Si impara sempre dall’esperienza, solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio.

Questo è lo sport che vogliamo che incrementa consapevolezza, autoefficacia, resilienza e spirito di squadra e appartenenza. Chiamateli pure masochisti o incoscienti, ma in realtà quello che emerge dalle varie storie e testimonianze è che si tratta di un mondo fantastico e sorprendente, affascinante e protettivo.

Cosa c’è dietro lo sport?

Tanta passione, allenamenti, incontri, fatica, tante decisioni, presenza, attenzione, focalizzazione. Squadre, gruppi, associazioni. Lo sport permette di assaporare la ciclicità dell’esperienza come nella vita, fatta di partenze e arrivi, incontri e congedi, attivazione e rilassamento, tensione e relax. Importante è essere sempre pronti e sviluppare tanta consapevolezza, fidarsi di se stessi e di qualcun altro e sviluppare tanta resilienza.

Lo sport è una metafora della vita, c’è la crisi e soluzione senza darsi per sconfitti ma accettando e cambiando il corso degli eventi con fiducia e resilienza uscendone fuori sempre più rafforzati. Lo sport rende felici nonostante la fatica; lo sport permette di approfondire la conoscenza di sé stessi.

Un mondo dietro lo sport, tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamento e gara, tante persone dietro gli atleti; tante gioie e soddisfazione oltre a tanti aspetti da curare quali forza fisica e mentale.

Di seguito Fabio racconta la sua esperienza:

Resia – Rosolina …433 km…40 tappe…35 ore…la follia pura…del Team Senza Paura. Partiamo da Resia sotto un diluvio che ci accompagnerà fino alla ventesima tappa, con l’entusiasmo alle stelle, ma che ha iniziato ad affievolirsi già alla seconda tappa, quando di Roberto non si hanno più notizie per 50 interminabili minuti. L’iniziale preoccupazione lascia ben presto il posto alla paura, del resto è un ambito territoriale a noi sconosciuto e abbiamo pensato ad ogni possibile scenario, persino che gli sia accaduto qualcosa. Lo troviamo…si riparte! …Ci sentiamo più cattivi di prima, dobbiamo recuperare i 50 minuti persi. Alla fine della terza tappa ne perdiamo altri 10 di minuti per il ritardo al cambio, perché non si riusciva a trovare il check. La quarta frazione tocca a me, corro per 11 km percorsi in soli 44 minuti, recuperando così 5 dei minuti persi. Ma la sfortuna continua a starci incollata, sembra corra con noi anche lei e al momento del cambio il mio chip vola via finendo in una scarpata, una scena che rivisto al rallenty un’infinità di volte nella mia testa, risultato: 4 minuti persi per recuperarlo; e qui l’impresa leggendaria è stata del Presidente che si è calato nel dirupo, affiancando al running anche il climbing,  deciso ad opporsi all’avverso destino. Ci riesce, esultiamo, ma ci portiamo altri minuti sulle spalle. Poco il tempo per recuperare le forze, 4 ore e si riparte. Corro altri 12 km e 600 metri spingo al massimo e li finisco in 53 minuti, recupero 3 minuti.

In quella che lo stesso presidente ha definito una prestazione leggendaria (grazie Presidente 😉) mi sentivo in colpa per il chip perso nella prima tappa. Il meteo inizia a cambiare e clemente lascia intravedere un timido sole. Sembrava fatta, ma alla 19^tappa, quasi a metà gara, uno della nostra squadra si infortuna, altro tempo perso, ma con dentro ancora la voglia e la determinazione agonistica giuste. Non è bastato! Alla fine della 20^ tappa ci viene inflitta la penalizzazione per il troppo tempo perso, che non può essere più recuperato, siamo fuori limite. Si parla di ritirare la squadra. Lo ammetto, io ero fra quelli che hanno perso l’entusiasmo, troppe cose contro, non ci sono più speranze di vincere e nemmeno di arrivare su quel podio e propendo per il ritiro. Fortunatamente. una buona parte del gruppo vuole continuare e finire, anche se mancano altri 200 km.

Si riparte da Verona, con uno dei nostri fuori per infortunio e qualcuno col morale a terra. Devo correre la 29^ tappa, non ne ho alcuna voglia, ho le gambe dure. Matteo propone di sostituirmi, accetto! Poi mi convincono che devo farla io, almeno devo provarci. Inizio è quasi mezzanotte, devo fare 11 km e 600 metri. Intorno è buio pesto ed il percorso è sterrato. Corro nel silenzio, dentro il riflesso argento di una timida luna che mi accompagna, ed il rumore di un Adige arrabbiato. Sono stanco, oltre alle gambe anche la testa è scarica. Arrivo sfinito al traguardo, dopo quasi 1 ora. Frazione lenta, dopo 40 ore intense senza praticamente mai dormire e appena 2 ore di sonno fatte in un sacco a pelo, dalle 3 alle 5. Poco prima delle 7 corro la mia ultima frazione, la 38^. Questi 10 km volevo farli piano, ma all’improvviso sento dentro di me una strana energia, è tornata la voglia.

Parto nel silenzio con l’Adige finalmente placato nella sua ira, mi giro e vedo l’alba. L’emozione è forte per riuscire a trovare le parole, allora mentre corro scatto qualche foto. Ogni tanto incontro qualcuno che mi incita, io faccio lo stesso. Corro forte e finalmente arrivo. Non mi sento affatto stanco e una strana felicità mi attraversa: avevo corso tutte e 4 le frazioni, ce l’avevo fatta! Ci trasferiamo a Rosolina, in attesa del nostro ultimo frazionista che è Serena. A 300 metri dall’arrivo ci uniamo a lei e arriviamo al traguardo tutti insieme. Festeggiamo. Questo è un ricordo indelebile che resterà dentro ognuno di noi. Felici come se avessimo vinto dopo 35 ore di corsa. È stata un’esperienza unica che ci ha uniti ancor di più nelle avversità, del resto è facile esultare quando tutto fila liscio! Sono contento di averla finita, anche se lontano da quelle che erano le nostre aspettative, ma è stata un’esperienza unica, da raccontare. A chi mi chiede ‘perché corri?’ io rispondo: corro per tutto questo!”.

A tal proposito segnalo alcuni libri:

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta.

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida 

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita.

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** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun

Cosa spinge le persone a fare sport?

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Federica Gallo: Posso portare pazienza e lavorare a piccoli passi per ottenere dei risultati

Sono dipendente da attività sportiva, principalmente corsa 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net

Lo sport a volte diventa un’opportunità di fare movimento, di alzarsi da sedie e divani, per abbandonare scrivanie e salotti e mettersi in moto apprezzando fatica e percorsi. Di seguito l’esperienza di Federica attraverso risposte ad alcune mie domande di un po’ di tempo fa. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? È iniziato con attività sportiva blanda, all’età di 20 anni, per cercare di fare un po’ di moto come contrappeso alle tante ore trascorse alla sedia per studio o lavoro d’ufficio. Nel corso degli anni ho sperimentato varie attività e, passando dalle arti marziali, all’acqua gym, al nuoto e corsetta al parco, al calisthenics, sono poi diventata una dipendente da attività sportiva, principalmente corsa”. 

Quando si sperimenta benessere attraverso lo sport, allora diventa quasi un pensiero fisso, una ricerca di libertà facendo sport, per sperimentare sensazioni ed emozioni, individualmente o in gruppo o squadre, in allenamenti o in gare. Come sei cambiata attraverso lo sport? “Fisicamente un po’: la corporatura mediamente è rimasta la stessa, ma ho certamente strutturato meglio l’apparato muscolare. Mentalmente sono diventata più attiva, disposta a sopportare la fatica e più consapevole dei miei limiti e potenzialità”. 

Lo sport a volte cambia e trasforma le persone non solo fisicamente snellendo o irrobustendo ma anche mentalmente rendendole più consapevoli, fiduciosi, resilienti, organizzati, socievoli. Nello sport chi e cosa hanno contribuito al tuo benessere o performance? “Parlando del presente, sono la prima responsabile del mio attuale stato di benessere e performance. In seconda battuta, attribuisco meriti anche al mio allenatore, che si impegna a conciliare i miei desideri e le mie aspirazioni di gare e prestazioni con le mie caratteristiche fisiche, cercando di alzare gradualmente l’asticella della performance. Purtroppo, per questioni organizzative, solo saltuariamente ho potuto godere dell’influenza positiva di compagni di allenamento, e in certi casi posso dire che il loro apporto è stato piuttosto determinante almeno nell’arco del singolo allenamento”. 

È importante essere l’artefice diretto della propria vita, delle proprie scelte, impegni, mete, obiettivi ma è anche importante saper chiedere supporto e aiuto a persone che posso permetterti di poter fare un salto di qualità, così come è importante avvalersi del supporto di amici in allenamenti e gare. Qual è stata la gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? Considerata la mia breve carriera agonistica, al momento posso dire che il mio primo 800 in pista è stata la gara globalmente più piacevole, perché non avevo troppa ansia, nel primo giro ho avuto la sensazione di controllare abbastanza bene il ritmo e nel secondo mi sono concentrata in un sorpasso che non è avvenuto per un pelo, ma alla fine sono comunque stata contenta. In altre gare invece ho sperimentato un misto di sensazioni belle, delle prime fasi di corsa, ed altre brutte, quando sopraggiungeva l’affaticamento finale ed entravo in uno stato di lotta interna fra la parte di me che voleva mollare e l’altra che resisteva per guadagnarsi il traguardo e per gioire delle emozioni di soddisfazione per un personal best ottenuto, o per una premiazione inaspettata”. 

L’atletica in pista è un gioco duro, si cerca di avere tutto sotto controllo a partire dalle proprie sensazioni corporee e mentali, bisogna tenere a bada eventuali sabotatori mentali interni e cercare di ascoltare gli aiutatori mentali che danno coraggio nell’insistere con fiducia ad andare avanti e a volte si spera in qualcosa di più che non arriva e bisogna accettare e continuare a lavorare duramente. Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “I miei familiari vivono con distacco la mia passione per la corsa, qualcuno perché è interessato ad altre pratiche sportive, qualcun altro perché non è affatto sportivo. Chi mostra più interesse, e magari mi incita a mettermi in gioco, sono invece compagni di allenamento/squadra e allenatore.  

A volte lo sport diventa un mondo privilegiato compreso solo da chi c’è dentro. 

Cosa hai scoperto di te stessa praticando sport? “Che posso portare pazienza e lavorare a piccoli passi per ottenere dei risultati, anziché smaniare di avere tutto in fretta; che i miei limiti non sono barriere invalicabili e posso spingerli oltre; che non sono wonder woman, come mi è sempre piaciuto credere e mostrarmi. Ho preso piena consapevolezza che ho bisogno di vivere forti sensazioni fisiche ogni giorno: la fatica, il sudore mi danno gusto e mi fanno sentire meglio l’intero corpo!”.  

Interessante testimonianza da cui si evince il vantaggio dello sport e della fatica anche nell’affrontare la vita quotidiana, soprattutto in questo periodo di limitazioni, di costrizioni, di riadattamento ad una vita quotidiana non consona ai propri desideri dove bisogna pazientare, adattarsi, essere fiduciosi. Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Sì. Nel mio primo test sui 1000, ho sentito il blocco muscolare dovuto all’accumulo di lattato, il sangue in bocca e la tosse per le successive 2 ore. Quello per me è stato il vero limite: la mente voleva, ma il corpo non poteva”. 

È importante osare, cercare di alzare l’asticella delle difficoltà, superare blocchi mentali ma è altrettanto importante conoscersi bene, rispettarsi, ascoltare e comprendere i messaggi del proprio corpo. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara)? “Positive e ‘negative’! Fra le positive annovero l’eccitazione, che sperimento a vari livelli, fino a stupirmi a volte nel sentirmi ‘le farfalle nella pancia’ al solo pensiero che dopo qualche ora mi ritroverò libera a sgambettare al tramonto. Altre sensazioni piacevoli che provo in allenamento sono il senso di libertà, il senso di controllo e vigore, che però purtroppo, come è normale che sia, non sono sempre presenti! A volte la fatica è tale da farmi sentire impotente, debole, incapace di sostenermi da sola, sconfitta da me stessa. In allenamento, a volte’ cerco di concentrarmi di più sull’ascolto delle sensazioni corporee e magari ricercare la spinta migliore, altre volte invece, negli allenamenti lenti, lascio il pilota automatico e mi ascolto di qualche voce narrante in cuffia.  

In qualche situazione pre-gara mi è capitato di provare una sorta di agitazione da esame che ti fa temere di non essere super performante, ma che non ti abbatte in uno stato di depressione, anzi ti fa sentire frizzantina e ti fornisce la giusta grinta per ottenere un buon risultato.  

In gara generalmente vivo contrasti interiori passando dal ‘dai che sei forte!’ dei primi passi, al ‘non ce la faccio più, ora mi fermo’, fino al ‘ma cavolo! vai avanti fino alla fine e goditi il traguardo!’ e poi ancora ‘ma quando arriva il traguardo?’ (In quei casi di solito semi barcollo dopo l’arrivo per qualche metro: si tratta di gare di mezzofondo veloce). Nelle podistiche invece non arrivo esausta ma comunque mi capita di passare per la fase ‘vabbè, ora rallento, chissene!’ quando subentra una certa stanchezza, poi cerco di consolarmi con il fatto che devo resistere ancora pochi minuti per stare bene dopo, grazie soprattutto alla soddisfazione che proverò per aver guadagnato un traguardo interiore.  

Post-gara generalmente mi godo la stanchezza, anche se a volte l’euforia mi porterebbe a pedalare, e chissà che qualche volta non lo farò per davvero! Nei casi in cui la gara non è andata come desiderato, ho cercato di rivivere mentalmente i vari stadi della performance a partire dal giorno pre-gara, per cercare di analizzare cosa andava aggiustato”. 

Lo sport a volte diventa un grande contenitore di sensazioni ed emozioni per lo più positive ma non è tutto rose e fiori, a volte ci può essere tensione, ansia, preoccupazione, ma c’è sempre un senso di libertà prevalente. Quali sono i tuoi pensieri in allenamento e in gara? “Spesso penso che non ce la farò a raggiungere un certo obiettivo, perché mi rendo conto che mi pongo dei traguardi un po’ troppo lontani dalla realtà e quindi poi cerco di ridimensionarmi e accontentarmi di quello che riesco a fare, anche per il timore di incombere in qualche infortunio serio. Questo accade soprattutto durante gli allenamenti. Ora che ho appena messo per iscritto questo pensiero, mi rendo conto che forse corro con filo di freno a mano tirato e probabilmente per spingermi un passo oltre c’è bisogno che guadagni più fiducia nelle mie prestazioni. So di essere in difetto di autostima, ma non credevo di averlo così forte anche in ambito sportivo”. 

Nella mente degli atleti ci sono sempre pensieri e dubbi che corrono, che a volte diventano sabotatori, che possono incrementare fiducia e ambizioni o al contrario possono sfiduciare l’atleta. Rispondere ad alcune domande può servire anche ad approfondire questi pensieri, a ritrovare nuove consapevolezze a capire come cambiare propri meccanismi mentali per cercare di far meglio. La tua gara più estrema o più difficile? “Dire che ho fatto gare estreme sarebbe un’esagerazione, ci sono stati però due episodi di gare in pista (un 1000 e un 800) che mi hanno fatto scontrare contro il mio muro fisico di quel momento e quindi ho sperimentato una forte difficoltà nella testa di portare avanti il corpo, semirrigidito dallo sforzo estremo. Altra gara che mi ha messo a dura prova è stata la mia prima (e unica per il momento) mezza maratona, corsa in una afosa serata di giugno 2017, per le vie del centro di Roma, a tratti completamente buie: ho sofferto l’arsura e la stanchezza delle anche, ma alla fine sono stata contenta, soprattutto di essermi portata fino a quel traguardo da sola”. 

L’estremo non si sperimenta solamente in gare di endurance o ultramaratone ma anche in pista si può sperimentare cercando di portare al massimo il proprio organismo o sottovalutando le condizioni climatiche che possono influire sulla prestazione, ma quando si riesce ad arrivare al traguardo tutta l’esperienza serve per fortificarsi, per apprezzarsi, per farsi amica la fatica. Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Continuo per il desiderio di migliorarmi, di mettermi alla prova, di allenare la disciplina di me stessa e anche perché desidero rimanere al lungo in salute”.  

Lo sport diventa un gran bell’orto da coltivare perché dà frutti preziosi in termini di insegnamento e di sensazioni da sperimentare. Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Le sconfitte le ho superate accettando il fatto che ci sono atleti ben più forti di me. Mi chiedo quanto può aver influito il fatto che negli anni dello sviluppo non abbia mai praticato attività sportiva e che abbia iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’agonismo a 30 anni passati. Le crisi (non ne ho avute di profonde finora) le ho passate cercando qualche appoggio o motivazione esterna come ulteriore stimolo. Per gli infortuni, con tanta tristezza e pazienza, mi sono fermata e ho cercato di sfogare la pratica sportiva in altre discipline che non coinvolgevano la parte infortunata, monitorando l’andamento della ripresa e soprattutto riprendendo l’attività sportiva con la giusta dose di attenzione e precauzione, per non ricadere nel problema.  

Si supera tutto, ci si organizza per gestire ogni evenienza e avversità, si impara a ripartire gradualmente senza pretese e a trovare sempre un piano B, e almeno una soluzione, tra le tante disponibili, per ogni problema. Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “A me basterebbe dire che rimpiango di non aver praticato sport in età giovanile, perché ora sicuramente raccoglierei frutti più saporiti, e non alludo solo all’attività agonistica. Lo sport permette di conoscersi e di imparare ad autogestirsi meglio. Lo sport è una medicina naturale e prima ancora aiuta a stare bene, regala delle gioie, momenti di piacere e permette di vivere e affrontare più serenamente anche occasioni extra-ordinarie. Lo sport è un’altra scuola di vita, una piazza per confrontarsi con gli altri e riflettere meglio sulle proprie caratteristiche, una piazza dove costruire amicizie e condividere valori”. 

Il passato non c’è più ma nel presente c’è ancora tanto da approfondire, da apprezzare, da migliorare, da mettersi in gioco. Ritieni utile lo psicologo nello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Penso possa essere utile nell’aiutare l’atleta a padroneggiare i momenti di crisi durante l’allenamento e anche dopo, nel riesame a freddo delle emozioni vissute parallelamente alle performance sportive”. Quali sogni hai realizzato e quali sono da realizzare? Prossimi obiettivi? “I sogni che ho realizzato: percorrere una mezza maratona; riuscire a guadagnare velocità nella corsa. Prossimo obiettivo 3’30” sui 1000; più avanti una media 4’15” sui 10 km; almeno uno sprint di triathlon; un trail e una maratonaSento che la mia attività sportiva si evolverà nel tempo e assumerà varie forme”.  

Federica sembra avere tutto chiaro nella sua mente, un bel importante goal setting pianificato gradualmente dal punto di vista di fatica quantitativa ma anche prestazione qualitativa, una grande consapevolezza con altissima motivazione forse dovuta anche al fatto che è una giovane atleta e non si è persa negli anni come sarebbe potuto succedere se avesse iniziato da piccola. Un messaggio alle donne del mondo? Abbiate il coraggio, la forza e la determinazione di essere indipendenti da tutti e di scegliere come vivere e non permettere che familiari o amanti scelgano per voi, tanto bisogna già scendere a compromessi con la società. Riservate quindi uno spazio sacro e quotidiano alla cura dei vostri interessi, sportivi o meno”. 

È importante per tutti riservarsi un momento nella giornata per sé stessi senza preoccuparsi di eventuali giudizi, per sentirsi liberi e autonomi. Una frase o parola che ti aiuta nelle difficoltà? “’Dai! Mica intendi mollare prima della fine?’, o ancora semplicemente ‘Zanna’ (per cercare di rievocare la grinta, la tenacia e la resilienza di Zanardi). Quando vivo quei momenti di difficoltà però mi rendo conto che dovrei avere pronto qualche altro mantra di riserva, magari più potente”. Ti ispiri a qualcuno? “A nessuno in particolare, ad eccezione di Zanardi, e a tutti i veri atleti non pagati”. 

A volte bisogna cercare dentro di sé risorse utili per andare avanti in momenti di difficoltà ma può essere altrettanto utili ispirarsi a qualcuno che stimiamo che riteniamo grandi e resilienti persone che nonostante tutto riescono ad ottenere grandi successi. Come ti vedi a 50 anni? “A chiudere una maratona o uno skyrun”. Cosa dà e cosa toglie lo sport? “Se praticato con criterio (ovvero nel rispetto delle proprie caratteristiche fisiche e desideri) lo sport  benessere in salute, benessere emotivo, emozioni di gioia, come pure di fatica e difficoltà. Aiuta ad acquisire consapevolezza, determinazione e concentrazione. Se vissuto con serenità nutre lo spirito competitivo e al contempo di solidarietà. Dal mio punto di vista toglie poco, sempre perché scrivo facendo riferimento ad una situazione piuttosto equilibrata, ovvero di una persona sportiva che pratica quotidianamente, ma che concilia lo sport con le altre attività della vita, soppesando di volta in volta le priorità. Di sicuro quando lo si pratica con assiduità a livello agonistico, toglie una parte di noi alle relazioni familiari”. 

Federica sembra essere molto consapevole dei vantaggi dello sport e con tanta grinta di perseguire nei suoi obiettivi andando sempre avanti con stimoli nuovi e tanto entusiasmo: Come hai scelto la tua squadra attuale? “Nel corso dei mesi passati, un compagno di allenamento (Fabrizio De Grandis) mi ha parlato spesso dell’ASD La Sbarra, vantandone la multidisciplinarietà e in particolare la presenza, come associazione, alle gare in pista o più affini ai miei obiettivi. Io ero tesserata Fidal da appena un anno con una ASD che si occupa per lo più di distanze dai 10 km in su e quindi nelle gare in pista mi sono sempre ritrovata a dover partecipare da sola, principalmente per questo ho pensato fosse meglio cambiare squadra: vorrei condividere almeno alcuni momenti agonistici con il supporto di amici e cercando di ricambiare il loro sostegno con il mio contributo”. 

In effetti da un po’ di anni l’Atletica La Sbarra è presente spesso in gare in pista a livello provinciale, regionale e anche nazionale con atleti che si mettono in gioco non solo con la corsa ma anche con lanci e salti gareggiando individualmente per la squadra o partecipando a staffette e, io stesso mi sono sperimentato nel salto in alto e salto triplo nonostante sia un atleta delle lunghe distanze. 

Come sei stata accolta? Come ti trovi? “Purtroppo, visto il lockdown decretato a causa del coronavirus, non ho avuto ancora tempo sufficiente per conoscere ed essere conosciuta da tutti i membri della squadra, però ho notato grande disponibilità da parte di tutti, e attenzione da parte del presidente e dei coordinatori”. 

Che intenzioni hai? “Di sicuro resta salda la mia intenzione di partecipare a qualche gara a squadre o staffette di vario genere. Poi il resto si vedrà in divenire”. 

In effetti Federica si è già mostrata una grande compagna di squadra soprattutto con le donne in occasione dei campionati nazionali di cross a Cassino e una forte atleta con la vittoria a Fiumicino del titolo di campionessa regionale di Cross master F35. 

Si parla dell’Atletica La Sbarra nei miei libri: 

Cosa spinge le persone a fare sport?”, edito da Aracne Editrice, Prefazione di Isa Magli. Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazione che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275

Sport benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice. Sollecitato da un amico triatleta ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni, ma anche dell’atleta comune lavoratore, il quale deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, praticare sport, stare con amici atleti, partecipare a competizioni. Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.  

Come stai tu e famiglia? “Io e i miei familiari per fortuna tutti bene. Stanchi psicologicamente di questo stato di isolamento, ma facciamo leva sulla salute e non ci lamentiamo. Io sono in modalità smart working e mi alleno con costanza quotidianamente”. 

Tutto cambia, tutto muta, è importante focalizzarsi sempre sul momento presente e riconoscere proprie esigenze e bisogni, mobilitando energie occorrenti per soddisfarli cavalcando sempre l’onda del cambiamento e rimodulando obiettivi e sogni seguendo percorsi e piani per portarli a compimento. 

Segnalo alcuni miei libri pubblicati con Prospettiva Editrice: DA 10 A 100 Dai primi 10 km corsi alla 100 km per Milano (Alberto Merex Mereghetti e Matteo Simone); Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta; Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti; Sport, Benessere e Performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta; Ultramaratoneti e gare estreme. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

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Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Eleonora Mella: Per me la corsa è vita, senza mi sento un po’ spenta

La corsa mi ha aiutata anche nella vita privata e nel lavoro, mi ha resa migliore 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Lo sport cambia le persone, le rende più consapevoli, più in contatto con i propri bisogni ed esigenze, più felici e resilienti, più sani, forti, fiduciosi e meno paurosi. 

Di seguito Eleonora racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Ho fatto sport da bambina (ginnastica artistica) ma solo dai 6 ai 9 anni. Poi più nulla fino ai 38 anni quando ho smesso di fumare ed ho cominciato a ‘corricchiare’ a Villa Borghese”. 

Che significa per te praticare attività fisica? “Per me la corsa è vita, senza mi sento un po’ spenta, la corsa mi ha aiutata anche nella vita privata e nel lavoro, mi ha resa migliore”. 

Lo sport si può praticare per gioco, per stare con altri, per apprendere dall’esperienza, ma a volte diventa un caro amico sempre vicino che supporta la persona nelle scelte difficili e nelle situazioni di vita da gestire, affrontare, superare. 

Villa Borghese sembra essere un ottimo luogo di allenamento dove si incontrano parchi, fontane, statue, volatili, salite e discese. Un ottimo luogo dove il tempo scorre, così come scorre il tempo e la fatica, concludendo ogni sessione di allenamento da soli o in compagnia con la consapevolezza di aver vissuto un breve momento della giornata in pace con sé stessi e con il mondo. 

Mi capita di correre a Villa Borghese ed è questo che sperimento visitando un polmone di Roma e allontanandomi verso Piazza del Popolo e Piazza di Spagna dribblando turisti, passanti, lavoratori. 

Nello sport cosa ha contribuito al tuo benessere e/o performance? “Per me che ho fumato per gran parte della vita (dai 12/13 ai 38) è proprio lo sport che mi ha aiutata a sentirmi meglio fin da subito, poi col tempo la cosa che più mi ha fatto stare bene è stato l’allenamento e anche adesso”.  

Cos’hai scoperto di te stessa nel praticare sport? “Ho scoperto che sono stata come anestetizzata per molti anni (forse il tabagismo? Bo) e adesso grazie alla corsa sono più viva che mai”. 

La pratica dello sport ridà vita sana alle persone, dà un’altra opportunità di essere al mondo, fa sperimentare benessere e consapevolezza corporea e mentale incrementando fiducia e speranza. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? I miei familiari non capiscono molto cosa mi spinga a correre tutti quei km e quindi mi credono un po’ ‘strana’. I miei amici podisti comprendono appieno cosa significa correre e quindi mi considerano semplicemente una di loro. Per gli amici non podisti sono una specie di Wonder Woman”. 

Cosa spinge le persone a fare sport? Ho scritto un libro con questo titolo molto interessante che spiega cosa motiva le persone a fare sport, a correre tanti chilometri, a faticare, sudare, a volte soffrire cercando sempre di arrivare al traguardo. 

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Ho iniziato a ‘corricchiare’ nel 2013 e nel 2015 ho partecipato ad una mezza maratona sul Gargano a Cagnano Varano. La cosa per me incredibile è stata sia arrivare terza assoluta ma soprattutto all’arrivo sono stata chiamata da una dottoressa incaricata di fare il test per il doping alle prime 5 donne. Quindi mi sono trovata, un po’ incredula ma divertita, in una stanza con le altre ad aspettare il mio turno per fare questo test. Situazione che magari pochi atleti hanno vissuto nonostante anni di esperienza e invece a me è successo”. 

Lo sport permette di fare esperienze strane e bizzarre, ci si allena per partecipare a gare cercando di fare del proprio meglio e a volte si è premiati per l’impegno e il coraggio. Il Gargano è zona mia essendo di Manfredonia e a Cagnano Varano ho partecipato anch’io a una 50km nel 2014 e alle 2 edizioni della 100km nel 2015 e nel 2019, organizzate da Pasquale Giuliani. Posti fantastici e naturali con panorami sul mare fino a intravedere le bellissime Isole Tremiti. 

Quali capacità, caratteristiche, qualità possiedi nella pratica del tuo sport? “Secondo me la cosa che mi contraddistingue è che mentre corro, soprattutto le lunghe distanze, riesco a non pensare alla fatica ma sono capace di avere pensieri positivi nei momenti duri”. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? “Durante l’allenamento soffro un po’ la noia anche cambiando percorsi, distanze, ecc. In gara mi diverto molto di più, mi piace vedere posti nuovi e parlare con le persone mentre corro”. 

Le corse a piedi di lunga di distanza sono contraddistinte da fatica che può fermare l’atleta, può essere considerata troppa al punto di essere tentati dal fermarsi ma se si è esperti, se si riesce a distrarsi e apprezzare tutto il resto che dà l’ultramaratona, tutto ciò che restituisce la fatica, allora vi è la consapevolezza che vale la pena faticare perché diventa un investimento in termini di riuscita e di fiducia in sé stessi quando si riesce a portare a termine la lunghissima gara. 

Nello sport a cosa devi prestare attenzione? Quali sono le difficoltà e i rischi? “In allenamento ho capito che devo stare attenta al cosiddetto ‘superallenamento’ perché‘ tendo a correre tutti i giorni e quindi devo monitorare il mio stato spesso. In gara ho qualche difficoltà a gestire l’idratazione”. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nello sport? “La cosa che più mi blocca è il freddo! Fortunatamente a Roma non fa mai freddissimo però tendo a coprirmi troppo e se faccio gare in inverno sono molto ansiosa per questa cosa”. 

È importante essere sempre più consapevoli di ciò che si fa e come lo si fa. Bisogna essere sempre presenti a sé stessi, fare attenzione a quello che si fa e come lo si fa per non rendere ogni cosa automatica e routinaria ma cercare sempre stimoli in ogni cosa, voglia di essere e di fare per star bene, per sperimentare sensazioni ed emozioni piacevoli, per raggiungere obiettivi sfidanti e stimolanti. 

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare? “Avendo iniziato solo 7 anni fa me la voglio godere ancora per un bel po’, non ho pensato di mollare proprio perché‘ è relativamente poco che corro”. 

Ritieni utile lo psicologo nello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Credo che lo psicologo dello sport potrebbe aiutarmi a superare dei miei limiti come la paura del freddo o la paura della velocità (vado in ansia quando devo fare le ‘ripetute’)”. 

Quando si riesce a trovare qualcosa che fa star bene, è impensabile decidere di mollare ma si cerca di fare sempre meglio, di scoprire sempre qualcosa che possa dare più benefici o meno disagio, è una ricerca continua che si può fare da soli o con amici o a volte anche con professionisti che possono trovare soluzioni a problematiche più o meno gravi. 

La paura si può accettare, si può affrontare, si può gestire, si può superare. Ci sono tanti metodi e tecniche da poter provare a iniziare dal respiro, dalla consapevolezza corporea, meditazione. Si può controllare corpo e mente. Si può partire da una respirazione addominale diaframmatica, si possono abbinare visualizzazioni. 

Per quanto riguarda il freddo si può correre ai ripari prevenendo il freddo coprendosi a strati, a cipolla, in modo da potersi scoprirsi e ricoprirsi velocemente e facilmente e aiutarsi con immagini mentali che possano aiutare a riscaldarsi o comunque a stare con il freddo che non sarà per sempre ma passa per esempio andando un po’ più veloci, ingerendo bevande o cibi non freddi, coprendosi.  

Per quanto riguarda la paura delle “ripetute”, si può partire dal cambiare il nome in “variazioni di ritmo” dove si corre alternativamente a ritmi più veloci e più lenti, così come è la vita dove a volte si va più lenti e altre volte più veloci, recupero e lavoro, lentezza e velocità, fatica e riposo. 

L’evento sportivo della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Penso il mio primo ‘Passatore’! Sono stata, non so quanti mesi, con il sorriso perenne per la felicità di avercela fatta”. 

La tua situazione sportiva più difficile? “Senza dubbio lo stop causato dalla sciatica e non riuscire a curarmi e a riprendere a correre per alcuni mesi”. 

Lo sport di endurance come le ultramaratone fanno comprendere che nello sport come nella vita ci sono gioie e dolori, si riescono a fare cose grandi e preziose ma a volte c’è sofferenza e dolore, importante è saper stare con quello che c’è proprio in quel momento e andare avanti. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “All’inizio non accettavo proprio il ‘non’ poter correre, poi mi sono rassegnata, quindi non è che l’ho proprio superata la cosa”. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per farli avvicinare allo sport? “Lo sport rende più forti e sicuri di sé, ci rende ‘migliori’ e migliora la qualità della nostra vita in pochissimo tempo”. 

Ogni stop, ogni impedimento è un’opportunità di apprendimento, è una lezione di vita. Anche questo è un vantaggio dello sport. Accettando, gestendo, risolvendo e andando avanti si diventa più forti e sicuri, motivati, positivi e propositivi. 

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno? “No, non ho un atleta a cui mi ispiro però ho conosciuto in gara molte belle persone da cui ho tratto insegnamento”. 

Quale esperienza ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “La sicurezza nelle mie possibilità conta molto e ho capito in gara quanto è importante credere in me stessa”. 

Partecipare a gare di ultramaratone è un’opportunità di approfondire la conoscenza di sé stessi e degli altri, fa incontrare amici e fatica, incrementa fiducia in sé e resilienza. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “Spesso in gara mi dico ‘PANTA REI’, soprattutto quando sto soffrendo”. 

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare? “Posso dire che in soli 7 anni ho corso molte gare bellissime che non avrei mai pensato di riuscire a correre e per il futuro vorrei provare a correre distanze maggiori magari andando anche all’estero a cercare gare più lunghe”.  

Passa la fatica, passa la sofferenza, tutto scorre e resta la consapevolezza di avercela fatta anche questa volta nonostante tutto e la voglia di alzare sempre più l’asticella per sentirsi vivi con progettualità che accrescono l’entusiasmo e la voglia di fare. 

Come ti vedi a 50 anni? “Mancano solo 5 anni quindi spero di essere come ora solo un pochino più saggia”. 

Quanto credi in te stessa? “Ogni giorno di più”. 

Ogni allenamento, ogni gara è una mattonella per accrescere fiducia in sé e sicurezza in quello che si è e in quello che si fa. 

Come hai scelto la tua squadra e con quali intenzioni? “Ho scelto ‘Podistica Solidarietà’ per la mission che ha e perché volevo sentirmi parte di qualcosa di bello”. 

Un messaggio per le donne del mondo? “L’unica cosa che mi sento di dire è che TUTTE POSSIAMO FARCELA anche quando sembra il contrario, basta crederci”. 

“Podistica Solidarietà” è una grande squadra di atleti e di persone che si occupano e si preoccupano anche di altri in condizioni di disagio aiutando in qualsiasi modo con beni di necessità, anch’io ne faccio parte per la sezione ciclismo e successivamente mi iscriverò anche alla sezione triathlon. 

Matteo SIMONE 

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Nella vita prima o poi lo trovi uno sport che fa appassionare

Matteo SIMONE 

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Nella vita prima o poi lo trovi uno sport che fa appassionare, fa mettere in gioco, fa sperimentare benessere e performance. Lo sport permette di far parte di una squadra che segue obiettivi condivisi, fa condividere allenamenti e gare, trasferte e viaggi. 

Non c’è un’età per iniziare o per cambiare uno sport, importante è quello che si sperimenta e a volte le sensazioni e le emozioni sono ricche e intense. Lo sport è una palestra di vita, una modalità per sperimentarsi e mettersi alla prova, un’opportunità per apprendere dall’esperienza e portare a casa sempre insegnamenti. 

Lo sport permette di sperimentare tanto, dalla fatica negli allenamenti e gare alle soddisfazioni per essere riuscito a raggiungere propri obiettivi. Si impara a conoscere la vita come ciclica, tensione e rilassamento, fatica e gioia, sconfitte e vittorie, seguendo proprie direzioni che portano a mete e a raggiungere obiettivi difficili e sfidanti ma raggiungibili, cercando di trasformare sogni in realtà. 

Sali in carrozza, la carrozza dello Sport, fatti trasportare e coinvolgere, contribuisci a spingere la carrozza con la tua volontà e le tue forze, segui un coach o un atleta più esperto o diventa il coach di te stesso, non aspettare il momento migliore, non rimandare, è ora il momento. 

All’inizio può bastare anche un solo minuto al giorno, il resto viene da sé, sperimentando sempre più benessere e performance. Lo sport diventerà la tua vera zona di comfort, fidati. E’ importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio. 

Si impara sempre dall’esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio. Solo chi fa sa. 

Lo sport che vogliamo è competitivo ma non aggressivo; uno sport dove si rispetta se stessi e gli altri, dove si può sperimentare uno spirito di squadra accogliente e rispettoso dove c’è posto per tutti e ognuno apporta il proprio importante contributo; uno sport dove la fatica e l’impegno viene ripagata con riconoscimenti e attestati di stima e di rispetto. 

Lo sport che vogliamo è lo sport che ci permette di metterci in gioco apprendendo dall’esperienza; uno sport dove si sperimentano sensazioni ed emozioni; uno sport che fa ritornare a casa soddisfatti e contenti; uno sport che ci fa lasciare una zona di comfort per apprendere dall’esperienza. 

Lo sport è un’opportunità per scaricare tensione, per mettersi alla prova, per sentire il proprio corpo, per testarsi, per seguire un percorso con un inizio e una fine come è la vita, dove è possibile incontrare tanti compagni di viaggio percorrendo dei tratti con qualcuno così come succede nella vita. 

Lo sport è un’opportunità per sperimentare sensazioni ed emozioni quali ansia, tensione, paura, stanchezza, incredulità, gioia, precarietà con la consapevolezza che niente è stabile e niente è per sempre, tutto passa e tutto cambia se si è pazienti, fiduciosi e resilienti. 

Matteo SIMONE 

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La ciclicità dell’esperienza nello sport

Matteo SIMONE

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Cosa c’è dietro lo sport? Tanta passione, allenamenti, incontri, fatica, aggregazione, tante decisioni, presenza, attenzione, focalizzazione. Squadre, gruppi, associazioni. Lo sport permette di assaporare la ciclicità dell’esperienza come nella vita, fatta di partenze e arrivi, incontri e congedi, attivazione e rilassamento, tensione e relax. Importante è essere sempre pronti e sviluppare tanta consapevolezza, fidarsi di se stessi e di qualcun altro e sviluppare tanta resilienza.

Lo sport è una metafora della vita, c’è la crisi e soluzione senza darsi per sconfitti ma accettando e cambiando il corso degli eventi con fiducia e resilienza uscendone fuori sempre più rafforzati. Lo sport rende felici nonostante la fatica; lo sport permette di approfondire la conoscenza di se stessi.

Un mondo dietro lo sport, tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamento e gara, tante persone dietro gli atleti; tante gioie e soddisfazione oltre a tanti aspetti da curare quali forza fisica e mentale.