Samuel Faella: Run to feel better, dal divano alla maratona di New York!

Durante il Tor des Geants porti il tuo corpo al limite 

 Matteo SIMONE 

Si fa sempre in tempo per allontanarsi dal divano e mettersi in movimento facendo sport e cercando di portare a termine gare importanti e sfidanti con impegno e determinazione, credendoci e superando crisi e difficoltà. 

Di seguito Samuel racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione almeno un giorno? “Si, negli ultimi tre anni almeno due volte, nel 2018 ho fatto la mia prima maratona a New York in 3.30 ore. Nel 2019 finisher al Tor des Geants”. 

Incredibile come una persona può essere coinvolto e motivato nel praticare uno sport e raggiungere obiettivi importanti ed estremi come  il Tor des Geants che ha una lunghessa di percorso di circa 330km e dislivello incredibile. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Dopo un passato da calciatore semi-professionista, dopo qualche stop per infortuni più o meno gravi, ho smesso di giocare a calcio anche per lasciare posto alle nuove leve. Nel 2017 a seguito di un problema personale ho raggiunto il peso di 93 kg…ero diventato un sedentario, svogliato, con abitudini alimentari sbagliati. Ma……Nel novembre 2017 sono stato selezionato da Michele Stefani, l’ideatore di un progetto innovativo chiamato Run to feel better ….dal divano alla maratona di New York! Lo scopo di questo progetto è  far  capire alla gente che con l’attività fisica e la sana alimentazione si può vivere meglio e recuperare fiducia in se stessi.  

Seguito da preparatori atletici, nutrizionista, psicologo, coach personali, sponsor…..tutto a titolo completamente gratuito, in un anno mi hanno permesso di ritornare informa sotto l’aspetto mentale e fisico tornando al mio peso forma di  78kg e di coronare un sogno, portare a termine la mia prima maratona a New York, con un tempo per me molto soddisfacente. È  stato un anno duro fatto di allenamenti, sana alimentazione,  ma la condivisione con un gruppo di altre 9 persone è stato di aiuto, aiuta a superare i momenti di difficoltà, condividendo emozioni , esperienze, gioie e dolori, oltre a far crescere nuove amicizie, unito dallo scopo comune di raggiungere un obiettivo grande. 

La ciliegina sulla torta è  stata prepararmi per un altro grande progetto per il 2019 completamente diverso, superare me stesso e rimettermi di nuovo in gioco in una gara di corsa in montagna di 330km con 26000m di dislivello, da completare in massimo 160 ore, il Tor des Geants. Arrivare al traguardo con gli amici che ti hanno supportato lungo tutta la gara e poi rivederli all’arrivo è  stata un emozione pazzesca”. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Run to feel better……questo progetto mi ha dato tanto ….mi ha fatto superare un momento difficile e mi ha rimesso in pista sia mentalmente che fisicamente”. 

Questo è un ottimo esempio per dimostrare che si può spingere persone a fare sport occupandosi della propria salute e ritrovando se stessi in una quotidianità a volte pigra e passiva. Complimenti a Michele per avere ideato questo progetto anti divano e complimenti a Samuel per aver aderito al progetto, aver ottenuto grandi risultati e per testimoniare questa esperienza utile per tante persone. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al benessere e/o performance? “In primis la testa, la motivazione, la forza nel non arrendersi e superare le difficoltà step by step senza fretta ma con determinazione, la sana alimentazione è  una componente importante sia per la testa che per il corpo, l’allenamento mirato all’obiettivo inutile dire che non sia fondamentale”. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? “Mi ha aiutato nel progetto a superare alcuni limiti non fisici della maratonaDurante le gare lunghe dalla maratona alle ultra ci sono momenti in cui la testa ti dice basta….in quel momento il lavoro fatto prima mentale aiuta a superare il momento e a ripartire più carichi”. 

Tanti sono gli ingredienti per il successo e tanti professionisti che possono affiancare l’atleta per compiere sfide importanti da portare a termine. 

Un’esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “Il progetto ‘Run to feel better”. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “Sia amici che parenti sono tutti molto felici del mio cambiamento e dei risultati raggiunti, ne giova l’umore e l’autostima oltre lo sport essere una buona valvola di sfogo”. 

Un grande cambiamento in positivo è sempre ben gradito per la persona che ne è artefice e che ne beneficia e per chi gli è vicino che apprezza i risultati. 

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? “Sicuramente una gara come il ‘Tor’ è  molto impegnativa sia sotto l’aspetto fisico, ma ancor di più mentale”. 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Durante il Tor des Geants porti il tuo corpo al limite, dormendo pochissimo e portandolo a uno stress fisico importante. Mi è  successo durante una delle notti, dove la frontale è  la tua migliore amica per non cadere o scivolare in qualche traverso, di vedere alzando lo sguardo per pochi secondi, come se ci fosse una donna che affacciata alla finestra con la luce accesa, stesse chiudendo le persiane di casa, in realtà dopo quel flash che è  durato pochi secondi ho realizzato che fosse un allucinazione anche perché ero in mezzo al bosco e di case non ce n’erano”. 

Succede a tanti atleti in gare di endurance dove lo sforzo prolungato e considerato a volte estremo fa edere e sentire cose che non ci sono, si tratta di allucinazioni visive e uditive, è importante ritornare al momento presente e vedere se stesso in azione verso la meta da raggiungere con accortezza e capendo quale può essere il bisogno del momento, bere, mangiare, coprirsi, riposare, rallentare.  

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nel tuo sport? “La determinazione, oltre a essere una persona molto competitiva”. 

Che significa per te praticare attività fisica? “Oltre a essere una bellissima valvola di sfogo, mi permettere di mettermi in sana competizione prima con me stesso e poi con gli altri”. 

Ben venga la competizione e la determinazione se si tratta di curare corpo e mente attraverso la dedizione a uno sport che porta a migliorare se stesso confrontandosi con difficoltà e avversari per apprendere ogni giorno dall’esperienza. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? “Gioia, libertà, competizione”. 

A cosa devi prestare attenzione nella pratica del tuo sport? “Non devo mai dimenticarmi di ascoltare il mio corpo e le sensazioni che mi trasmette”. 

Lo sport come da così può togliere pertanto è sempre importante essere in ascolto delle proprie sensazioni corporee per capire proprie esigenze e necessità di eventuale riposo o altro cercando di osare ma senza esagerare.  

Quali sono le difficoltà e i rischi? “Sicuramente non è  facile essere sempre motivati, soprattutto in questo 2020 di restrizioni, e i rischi di farsi male sono sempre in agguato quindi è importante prevenire gli infortuni con esercizi appositi”. 

Hai rischiato di mollare? “Di mollare no, ma di perdere motivazioni in questo periodo instabile, si. Non avere un obbiettivo per cui prepararsi rende tutto più difficile”. 

A tutto c’è una soluzione, per ogni problema difficoltà o avversità c’è un modo per affrontarla e gestirla accettando, adattandosi, rimodulando piani, programmi e obiettivi con pazienza e fiducia.  

Quali condizioni ti ostacolano nella pratica dello sport? “Sicuramente il tempo, non essendo un  professionista ….devo quindi dividere il mio tempo oltre che con il lavoro, con la casa, la famiglia…..e  il tempo che rimane non è  mai sufficiente o meglio devo ritagliarmi a volte spazi in orari non molto inusuali”. 

E’ importante non perdersi e non  perdere di vista né se stessi né chi ci circonda, sono tanti gli orti che è importante coltivare oltre a una passione sportiva è importante non perdere di vista la famiglia, il lavoro, gli amici.  

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? “Ipiacere di farlo, è  ormai una valvola di sfogo e un momento solo per me”. 

Lo sport a volte procura un piacere immenso, diventa una grande coccola per la persona.  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Fin da quando avevo 6 anni sui campi da calcio e tutt’ora nella corsa , non mi piace solo partecipare…..ma do tutto me stesso per  una soddisfazioni e gratificazione personale”. 

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La prima e unica  Maratona a New York e l’arrivo del Tor des Geants….adrenalina pura!”. 

Due gare che sono nei piani e nei sogni di maratoneti e ultrarunner, una grande sfida, una grande soddisfazione esserci riusciti.  

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Lo sport all’80% è  questione di testa, volontà, e la competizione fa il resto”.  

Hai un riferimento? “Nell’ultimo anno volendo migliorare le mie prestazioni, mi sono affidato all’aiuto di una persona speciale che oltre a essere un coach è un ultra-runner, ama questo sport e lo trasmette a tutti noi, dandoci motivazione, supporto, presenza…..il tutto per pura passione. Quindi mi è  doveroso ringraziare Paolo Vialardi Coach della sezione corsa Pietro Micca Biella Running per il suo impegno ed entusiasmo, per la sua presenza e professionalità”. 

E’ importante affidarsi a qualcuno più esperto e competente che possa trasmettere motivazione e insegnamenti importanti per affrontare grandi imprese sportive. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “Nei momenti di gara più duri penso sempre alle persone che stanno tifando per me, questo mi da la forza di non mollare”. 

E’ importante presentarsi in gara con ancoraggi positivi che ricaricano e fanno superare eventuali momenti di crisi dove è facile mollare ma si può, se si vuole, andare avanti con risorse residue ed entusiasmo.  

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare? “Se il periodo me lo permetterà a settembre vorrei provare a fare l’Iron Man a Cervia 2021”. 

Mete sempre più difficili e complesse, oltra alla maratona anche il nuoto e la bici per distanze importanti per mettesi alla prova e godere quando si porta a termine una grande impresa dopo periodi di impegno e fatica.  

Come ti vedi a 65 anni? “Bella domanda, ma solo il destino può rispondere…..non smetterò mai di fare qualsiasi tipo di sport…come sto facendo oggi”. 

Questa sembra essere un’ottima cura, la pratica dello sport aiuta a curare corpo e mente alla ricerca di sfide importanti difficili  ma non impossibili. 

Quanto credi in te stesso? “Negli ultimi anni con i risultati ottenuti in cosi poco tempo devo dire e non vorrei essere narcisista, credo molto nella mia forza di volontà….e il fisico gli va a ruota”. 

Il fisico segue sempre la testa, più si è motivati e più si eccelle, più si crede in sé e più le mete sono difficili e sfidanti. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

http://www.psicologiadellosport.net 

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Angelo Fiorini, Villa De Sanctis: Ho trovato un gruppo di veri “matti” per la corsa

Matteo SIMONE 

380.4337230 – 21163@tiscali.it 

Essere ultramaratoneta significa correre oltre i 42 km che sono quelli di una maratona, quindi tutte le gare che superano i 42 km si definiscono ultramaratone.  

Trattasi di uno sport che non ha molta eco e che soprattutto dovrebbe avere più prescrizioni per poterlo praticare in sicurezza, afferma Angelo Fiorini, un corridore che praticava il calcio come sport preferito ma poi quasi per caso pian pianino si è avvicinato alla corsa che l’ha coinvolto ed assorbito al punto da sperimentare una sorta di dipendenza dai chilometri sempre più numerosi fino a farsi del male per non aver preso sane e giuste decisioni. 

Ecco come racconta il suo percorso per diventare un ultramaratoneta convinto: “Il mio percorso per diventare ultramaratoneta, è stato molto graduale. Ho iniziato oltre 15 anni fa, spronato da un amico, a corricchiare nel parco per passare il tempo mentre i nostri figli si allenavano alla scuola calcio. Con poco entusiasmo gli ho dato retta, perché ero un amante praticante del pallone. Infatti, fin da ragazzo ho giocato con molta passione partecipando a campionati regionali con molto successo, ma che ho dovuto lasciare quando a diciannove anni ho iniziato a lavorare e non potevo più allenarmi per poter giocare la domenica. E cosi ho continuato ma solo nel fare le partite con gli amici e colleghi di lavoro. Quindi la corsa non mi diceva gran che, ma giorno dopo giorno, km dopo km, la cosa cominciava ad intrigarmi soprattutto perché le gambe rispondevano bene alla fatica e il fiato c’era! Così mi sono iscritto ad una Società sportiva e ho iniziato ad allenarmi per fare qualche gara, prima da 10 km, poi la prima mezza maratona, la seconda, la terza e finalmente la voglia di provare la vera maratona: quella di Roma! E’ stato un successo personale, una grande soddisfazione per un traguardo che fino ad un anno prima neanche mi sarei sognato! E cosi con la consapevolezza di avere una capacità in tale disciplina, ho continuato e di maratone ne ho fatte in varie parti di d’ Italia. La svolta ci è stata quando ho cambiato società sportiva, iscrivendomi alla Società Villa de Sanctis, dove ho trovato un gruppo di veri “matti” per la corsa, tanto da convincermi a fare la prima ultramaratona da 50 Km, la Pistoia Abetone, poi la 100km degli Etruschi poi la ventiquattrore, dove ho percorso 185 km, poi le Tre Cime Di Lavaredo sulle Dolomiti da 50 km circa e la Nove colli di oltre 202 km tra i colli dell’Emilia Romagna!!!! Nel giro di tre anni abbiamo partecipato a tante ultramaratone tanto da vincere per tre anni di seguito il campionato Iuta che è la formula uno degli ultramaratoneti tra società di tutta Italia.” 

In pratica Angelo ha sperimentato una sorta di successo personale e di squadra per aver contribuito ai successi della sua squadra: “Villa de Sanctis”. E con il tempo sperimentava sempre più sicurezza e convinzione di riuscire nelle sue imprese sempre più ardue. 

Ci racconta la sua motivazione e passione per le lunghe distanze: “La motivazione principale che mi ha spinto ad iniziare tale percorso, è stata la mia caparbietà e tenacia nel cercare il prossimo risultato dopo averlo ottenuto, sfidando la fatica fisica, grazie ad un’ottima tenuta mentale che in questo tipo di attività estrema, è fondamentale perché le gambe possono essere in forma ma se la testa dice no non vai da nessuna parte!”. 

Angelo riusciva ad avere un controllo mentale, riusciva a non farsi fermare dal suo fisico, era lui che teneva i fili che muoveva a suo piacere e chiedeva alle sue gambe di portarlo sempre al traguardo a qualsiasi costo.  Era una passione forte, ma a un certo momento qualcosa non ha funzionato ed è stato costretto a fermarsi: “Non ho mai pensato di smettere ma nel momento di massimo entusiasmo e di ottima forma fisica, ho dovuto fermarmi a causa di gravi problemi fisici dovuti alla gara più estrema alla quale ho partecipato, la Sparta Atene di 245 km, nell’ottobre del 2011. Dopo 172 km, sono stato costretto a fermarmi e lo sono fino a tutt’oggi!”. 

Angelo, purtroppo, ha sperimentato il suo limite di essere umano di avere un organismo con degli apparati da tenere in efficienza e non stressarli al massimo o quantomeno controllare più spesso e più approfonditamente la sua carrozzeria ed il suo motore perché a volte ci può essere qualcosa che non va, che non risponde efficientemente ai tuoi desideri, ai tuoi ordini. Angelo ci racconta quello che è successo in una gara ritenuta una delle più dure in Europa: “E’ stata proprio questa gara, la Sparta Atene del 2011, che mi ha fatto sperimentare il limite delle mie gare e soprattutto ho capito che bisognava che ascoltassi la richiesta di aiuto da parte del mio fisico. Infatti dopo un inizio brillante della gara, al 130esimo km ho iniziato a sentire sensazioni strane mai avvertite che mi hanno convinto a fermarmi e a ritirami al km 172. In passato, nonostante problemi fisici ho resistito, stretto i denti ma sono sempre arrivato al traguardo. In sintesi ho avuto una grave insufficienza renale da rabdomiolisi, dovuta allo sforzo, alla cattiva idratazione e alimentazione durante la gara.”  

Purtroppo se non si è previdenti, se non si fa attenzione può succedere l’irreparabile, Angelo è riuscito a uscirne indenne ma ha dovuto rimodulare il suo stile di vita, niente più estremismi ma solo corsetta per il benessere, quindi niente più da dimostrare di essere invincibile, niente più dimostrare a se stessi ed agli altri di essere supererri, solo correre per apprezzare sensazioni piacevoli, per stare in buona compagnia, per svagare. Angelo si ritiene fortunato per essere rientrato nella normalità quotidiana, per poter ancora indossare le scarpette e fare due passi senza pretese, ora deve stare tranquillo e non scalpitare, non si può permettere di fare altri errori, soprattutto non può continuare a far preoccupare i propri cari. 

Ci racconta cosa è successo durante la sua convalescenza: “Dopo le necessarie cure ospedaliere e alla convalescenza, tutte le funzioni vitali sono tornate nella norma, ma dietro consiglio dei medici, sono tornato a fare un’attività fisica gradualmente fino ad un’oretta di corsa ma con i ritmi che fanno bene alla salute e no che la devastano!! Ora dopo tre anni da questa brutta avventura, le gambe sono tornate abbastanza in forma ma ho abbandonato le gare (sconsigliate dai medici) e continuo ad allenarmi senza esagerare e fermandomi quando il fisico lo richiede. Al momento il problema che è rimasto è un problema psicologico, un blocco dovuto alla paura ricordando ciò che è accaduto.” 

Angelo si sente di aver sperimentato un trauma giustamente, ed ora è un po’ preoccupato nell’esercitare un tipo di sport che può essere considerato estremo e pericoloso, in ogni caso durante la sua esperienza di ultramaratoneta ha sperimentato benessere mentale e psicologico, ha acquisito più sicurezza, ha sperimentato autoefficacia, gli piaceva fare cose ritenute impossibili ed impensabili. 

Angelo parla dei meccanismi psicologici sperimentai nell’esercizio delle ultramaratone: “Sono proprio i meccanismi psicologici che ti spingono a partecipare a gare estreme, la convinzione che dopo vari risultati positivi, puoi continuare e osare di più e ti convinci che puoi finalmente partecipare alla gara dei tuoi sogni, il traguardo cui ambisce ogni maratoneta: la Sparta Atene, appunto.  Ritrovarti dopo 245 km, sotto la statua gigantesca di Leonida! 

Un altro meccanismo molto importante è la forza e l’incitamento che ci si trasmette tra atleti che nel frattempo diventano i tuoi compagni di avventura. L’incoraggiarsi, lo spronarsi uno con l’altro, è stato un punto di forza in quelle occasioni, dove eravamo fondamentali uno per l’altro affinché si tagliasse il traguardo, dimenticando la fatica, i dolori fisici che sono tanti.”  

Ora Angelo conosce i suoi limiti e ne parla liberamente descrivendoli: “La gara più estrema e difficile per me, si è capito, è stata proprio la Sparta Atene, ed è quella che sicuramente non porterò mai a termine proprio perché essendo fermo già da tre anni, e mai decidessi di riprendere un percorso di gare, sarà quasi impossibile ritornare ad a ere la preparazione per tornare a pensare a rifarla! Mi spingevo oltre i limiti fisici, perché ero e sono uno ‘tosto’’, un caparbio, che si piega ma non si spezza, e credo in quello che fa e che soprattutto credo che provare non costa niente, e se riesco bene altrimenti posso dire di averci provato. E mi ha detto bene fino alla Sparta Atene dove ho sperimentato a quello cui nessuno pensa: che in queste gare estreme si può rischiare seriamente la salute!”. 

I familiari inizialmente erano contenti dello sport che praticava ma con il passare del tempo la corsa lo assorbiva sempre di più, Angelo racconta le preoccupazioni della sua famiglia in pensiero per lui durante le sue imprese: “I miei familiari, moglie e figli, sono stati contenti di questa mia nuova attività fino a quando si trattava di allenarsi al parco, fare una corsa salutare, hanno accettato anche la voglia poi di fare qualche garetta, fino alla mitica maratona di Roma, guardandomi come un extra terrestre, ma quando ho iniziato l’avventura da ultramaratoneta sono stati subito contrari prendendomi per matto, perché per loro era inconcepibile che ci si poteva sottoporre a certi sforzi fisici per sport, rischiando di farsi male. Quindi con il passare del tempo la mia passione per le gare, è diventato motivo di discussioni con la mia famiglia, In primis perché preoccupati della mia salute e poi anche per problemi logistici (soprattutto per mia moglie): panni sporchi, scarpe infangate d’inverno, i week end sempre impegnato in qualche gara (anche se a volte le gare si trasformavano motivo per fare gita con le famiglie che ci seguivano). Per quanto riguarda la vita lavorativa non ne ha risentito tanto di questa mia attività, avendo degli orari che mi permettevano gli allenamenti giornalieri.” 

Per Angelo non si trattava di gare estreme, tutto si poteva fare con la giusta preparazione ed alimentazione: “Cosa significava per me partecipare a gare estreme? il fatto è che non le ho mai considerate ‘estreme’, si trattava di gare dove bisognava fare più km e che con un buon allenamento, una giusta alimentazione, tutto si poteva affrontare. Quindi è stata proprio questa incoscienza a mandarmi avanti. La gente si domandava: ma chi te lo fa fare! Per una medaglia! A queste persone rispondevo che solo chi prova una passione poteva capire l’adrenalina che cresce dentro di te quando fai una cosa cui credi e che non deve avere necessariamente un rientro economico e la corsa non ne ha nessuno! E la felicità nel tornare a casa con la medaglia al collo! Capisco che sia difficile per i più capire questa passione, ma sono soddisfazioni che ti riempiono di orgoglio anche se certe imprese non portano niente di concreto ma ti danno una carica che ti fa superare la fatica fisica.” 

Simpatici sono gli aneddoti che racconta quando era ricoverato: “Quando ero ricoverato in ospedale, il mio vicino di letto, un signore di 81 anni, quando ha sentito perché stavo là, mi ha chiesto: Ma quanto ti hanno dato? E gli ho risposto niente, anzi avevo sostenuto una bella spesa per andare, mi ha detto che ero stato proprio scemo! E ci avevo pure rischiato a vita! Ed ero diventato un soggetto in quanto i dottori dell’ospedale di altri reparti, dopo che avevano sentito il mio caso, venivano a trovarmi e mi domandavo sorpresi di quello che avevo fatto.” Nelle sue esperienze di ultramaratoneta, Angelo ha scoperto di essere determinato e sicuro: “Della mia esperienza ultra decennale da maratoneta e poi da ultramaratoneta, ho scoperto un lato del mio carattere che nella vita di tutti i giorni invece non è proprio cosi: quello di avere una fermezza decisionale e una sicurezza caratteriale prima e durante le gare che sono quelle che ti fanno arrivare al traguardo!” 

L’unico rammarico di Angelo è il non essere stato attento alla sua salute: “Se potessi tornare indietro rifarei tutto, tranne l’autogol che mi sono fatto nella Sparta Atene nel prendere delle decisioni durante la gara che mi hanno complicato la stessa senza aiutarmi.” 

Anche i medici gli consigliavano di ridurre la sua attività fisica estenuante ma questo succede per tutti gli ultramaratoneti che si rivolgono da medici, fisiatri o ortopedici per problemi vari: “A livello medico si, un fisiatra al quale mi ero rivolto per problemi alla schiena e al nervo sciatico, dopo che ha ascoltato quello che facevo è rimasto allibito, dicendo che era il minimo quello di avere quei problemi, e che per fare certe cose si ha bisogno di essere seguiti e che purtroppo nel nostro caso, sono allenamenti “fai date”, che comportano tanti errori. Io, in quella occasione, l’ho ascoltato solo per il periodo di riposo e cura che mi aveva prescritto.”  

Il sogno nel cassetto di Angelo è rifare una maratona con serenità: “Visto che ho raccontato tutto al passato, essendomi fermato tre anni fa per i motivi ben noti, il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di poter tornare a fare almeno una maratona senza la preoccupazione dei tempi, ma avere la soddisfazione provata la prima volta e ciò significherebbe principalmente per me, aver rimosso la paura e con la promessa che ciò non significa ricominciare! Anche perché i miei mi caccerebbero da casa! Grazie a te che mi hai dato l’opportunità di raccontare

Angelo è menzionato nei miei libri:  

“Ultramaratoneti e gare estreme”, edito da Prospettiva Editrice. 

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product 

“Ultramaratoneta: un’analisi interminabile”, edito da Aras Edizioni. 

Ultramaratoneta: un’analisi interminabile

“Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/catalogo/punti-di-vista/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE 

380.4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm 

Elena Vallortigara, C.S. Carabinieri: Realizzo il sogno di saltare più di due metri

I miei risultati come frutto del duro lavoro, dell’impegno e della determinazione 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Elena Vallortigara (C.S. Carabinieri), allenata da Stefano Giardi, è campionessa italiana assoluta indoor in carica (2020) e seconda italiana di sempre con il salto di 2,02 al meeting di Londra nel 2018. Nelle graduatorie assolute Elena ha superato Sara Simeoni che è stata la prima azzurra della storia a superare 2 metri ed è dietro ad Antonietta Di Martino che ha saltato 2,04 il 9 febbraio 2011. 

Elena è stata 3 volte campionessa assoluta indoor (2017, 2019 e 2020), campionessa promesse indoor (2011), 2 volte campionessa juniores nel salto in alto (2009, 2010), campionessa allieve indoor (2008), campionessa allieve (2007). Elena è stata anche campionessa juniores indoor di pentathlon (2010). 

Il 29 Novembre 2018, insieme alla campionessa paralimpica Martina Caironi (due ori paralimpici e primatista mondiale dei 100 metri), ha ricevuto il Premio “Candido Cannavò”, prestigioso riconoscimento intitolato allo storico direttore de “La Gazzetta dello Sport”.  

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Elena attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Quando ti sei sentita campionessa nello sport? “Con la consapevolezza di ora direi già con le prime medaglie giovanili, il primo bronzo ai mondiali nel 2007. A quel tempo però non riuscivo a integrare bene il mio lato personale con quello professionale, che tendevo piuttosto a nascondere, pur essendo consapevole del mio valore e dell’importanza dei miei risultati. Credo di essermi sentita veramente campionessa quando sono riuscita a integrare queste due parti ma soprattutto a percepire i miei risultati come frutto del duro lavoro, dell’impegno e della determinazione. I primi anni tutto è arrivato in modo molto facile, quasi esclusivamente frutto del talento e dell’amore per la sfida. Poi quando si sono presentate difficoltà una dietro l’altra ho dovuto capire, imparare, diventare più consapevole di ciò che facevo e perché. Probabilmente con i risultati del 2018 ho iniziato a sentirmi del tutto ‘campionessa’”.  

Elena ha vinto il suo primo titolo italiano nel 2006 ai Campionati italiani cadetti e il 28 settembre 2006 ha vinto i Giochi sportivi studenteschi nazionali a Lignano Sabbiadoro, stabilendo l’attuale record italiano cadette di 1,85 m. Il 13 luglio 2007 conquista la medaglia di bronzo nel salto in alto ai Mondiali allievi di Ostrava nella Repubblica Ceca. 

Agli assoluti outdoor di Pescara (9 settembre 2018) conquista l’oro con 1,91 m. Il 22 luglio, all’undicesima tappa della Diamond League a Londra, si classifica al secondo posto ottenendo il nuovo primato personale di 2,02 m (seconda prestazione mondiale dell’anno). Agli assoluti italiani indoor di Ancona del 2019 (15 febbraio) vince la medaglia d’oro superando 1,92 m. Si conferma campionessa italiana indoor nel 2020 (23 febbraio ad Ancona), con 1,96 m. 

Quando c’è talento e passione tutto è facile, tutto scorre, si può sperimentare il flow dove tutto scorre, come stare in trance, si fanno cose straordinarie, poi diventa difficile confermare la propria prestazione, si arriva a un punto dove bisogna essere consapevoli di quello che si sta facendo e come, bisogna fare il punto della situazione e comprendere dove ci si trova, come ci si sente, da dove si è partiti, che direzione si vuole prendere con diversi scenari futuri, con le risorse a disposizione e si arriva a comprendere che se si vuole ottenere ancora risultati notevoli e prestigiosi bisogna mettersi sotto e faticare con impegno e duro lavoro, facendosi seguire possibilmente da persone esperte, professioniste e competenti e possibilmente far parte di un gruppo o squadra che sostiene, supporta, aiuta.  

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Ho iniziato a fare atletica a 8 anni, prima avevo praticato nuoto e ginnastica artistica e durante le medie ho giocato un anno a pallavolo. Alla luce di queste esperienze posso dire di essere sicuramente un’atleta da sport all’aperto e individuale, elementi che si adattano meglio al mio carattere. Ho iniziato provando varie specialità, ma il salto in alto mi è piaciuto subito più di tutte: il gesto tecnico mi risultava intuitivo e le gare andavano (quasi) sempre bene. Per questi motivi i primi anni sono stati ‘facili’, nel senso che ho sfruttato le mie caratteristiche senza pormi grandi domande sul come ottenevo i risultati, che però sono sempre stati frutto di impegno (mai vissuto come sacrificio). A 15 anni ho saltato 1.85, migliore prestazione italiana cadette e tra le prime (o la prima?) al mondo per quell’anno nella mia categoria. Questo sicuramente mi ha proiettata in una dimensione diversa, sia internamente che esternamente. O forse soprattutto le condizioni esterne (attenzioni, richieste) hanno condizionato molto la mia percezione interna. La prima crisi è avvenuta proprio in quel periodo, quando non accettavo il fatto di essere identificata come ‘quella che salta in alto’ e non prima (o solo) come Elena. Ho continuato la mia carriera vincendo tre medaglie internazionali: un bronzo mondiale ed un oro agli EYOF con la mia prima allenatrice, un bronzo mondiale con la seconda, oltre al record italiano junior con 1.91 (poi migliorato da Alessia Trost). La mia seconda allenatrice è stata importantissima per me perché mi ha fatto ritrovare la voglia di allenarmi e saltare passando attraverso le prove multiple. Nel 2011 mi sottopongo ad un intervento di ricostruzione dei legamenti della caviglia di stacco, gravemente lesionati a seguito di varie distorsioni. Nel frattempo, entro nel Gruppo Sportivo Forestale (poi accorpato al Centro Sportivo Carabinieri nel 2017). Dall’operazione in poi è stato un susseguirsi di infortuni, cambi di allenatore e conseguentemente di città. Anni intensissimi e difficili, durante i quali sono cresciuta tantissimo. Arrivo a Siena nel 2016 dandomi un’ultima possibilità, e grazie al mio attuale allenatore Stefano Giardi realizzo il sogno di saltare più di due metri. Nel 2020 mi qualifico per le Olimpiadi di Tokyo, che però vengono posticipate al 2021”.  

Molto interessante e utile la testimonianza di Elena per far capire che lo sport si sceglie provando e sperimentando con la consapevolezza che se si è portati all’inizio tutto è facile ma poi comunque bisogna coltivare la passione impegnandosi e affidandosi a persone esperte che sanno intravedere risorse e opportunità di crescita personale e sportiva sapendo anche gestire momenti di demotivazione, crisi, infortuni. A tutto ci può essere una soluzione, una modalità diversa di intervenire, un’opportunità per scoprire. 

La cosa più difficile è mantenere la motivazione, continuare a impegnarsi e crederci, inseguire sogni e mete difficili e sfidanti. A volte è importante distrarsi per ritornare più motivati e con più entusiasmo.   

Nello sport chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “Pur sentendomi principale responsabile del mio benessere e dei miei risultati, attraverso i miei pensieri, le mie scelte, i miei atteggiamenti, sicuramente le persone più influenti in questo sono il mio allenatore, il mio team (osteopata, fisioterapista, agopuntrice, psicologa, nutrizionista), i miei genitori e la mia famiglia in generale e il mio fidanzato, soprattutto come base sicura, un aggancio nel mondo ‘normale e fonte di sicurezza e fiducia comunque vada.  

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? “Lo ritengo utile soprattutto per atleti poco introspettivi, che possono potenziare le loro abilità mentali e quindi le loro performances ma più in generale per tutti, come confronto e risorsa per superare problemi che inevitabilmente si presentano. Ritengo che l’aspetto mentale sia una ‘fetta della torta’ che rappresenta la prestazione, così come lo è la preparazione fisica, il benessere fisico (alimentazione, fisioterapia…) a cui deve essere posta la giusta attenzione, né più né meno degli altri elementi che la determinano. Credo che il supporto di uno psicologo possa essere utile a ogni atleta per qualsiasi aspetto e in ogni fase di preparazione/gara”.  

Molto interessante la base sicura che in genere è sempre la famiglia a cui bisogna far riferimento e tornare per sentirsi in pace e al sicuro. Certo dietro l’atleta c’è un mondo di persone che aiutano, sostengono, insegnano, coinvolgono, curano, riabilitano l’atleta ma l’artefice principale delle proprie intenzioni, passioni, prestazioni è sempre l’atleta stesso da cui parte la voglia di mettersi in gioco, di raggiungere mete e obiettivi, trasformare sogni in realtà con la consapevolezza che tutto passa, tutto cambia, tutto evolve ed è importante non perdere di vista se stessi e i propri affetti.  

Una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “’Quanto lo vuoi veramente?’”  

Un’esperienza che ti da la convinzione che ce la puoi fare? “La consapevolezza di aver lavorato bene e di conseguenza avere buone sensazioni in allenamento. Riuscire a concentrarmi su ciò che faccio senza distrazioni. Questi due elementi in particolare mi danno molta fiducia e forza”.  

E’ importante essere consapevoli del proprio impegno e che si cerca di fare sempre del proprio meglio e poi bisogna centrarsi e focalizzarsi nel compito e nel momento importante in cui si gareggia, tutto il resto si può mettere da parte.  

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? I miei amici ‘non atleti mi ammirano per quello che faccio e per riuscire a fare molte cose (allenarmi, gareggiare, studiare, coltivare hobbies…), anche se io preciso sempre che non mi sembra di fare niente di eccezionale e che è solo questione di organizzazione e priorità. La mia famiglia è orgogliosa di me e dei miei risultati. Direi che c’è equilibrio tra l’orgoglio per i miei risultati e quello per me come persona. I miei genitori, soprattutto mia mamma, si concentrano soprattutto su di me come persona”.  

E’ sempre una questione di priorità e di organizzazione per comprendere propri bisogni ed esigenze e mobilitare le energie per soddisfarli in sintonia con le proprie sensazioni corporee e non perdendo di vista altro oltre la propria passione o lavoro.   

Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro della tua attività sportiva? “Quando nel 2018 ho scioccamente dimenticato di mettere le chiodate nello zaino per gareggiare in Olanda e, non essendo arrivato il bagaglio a destinazione, ho dovuto trovare una soluzione per gareggiare al meeting. L’organizzazione è stata magnifica: mi hanno regalato dei vestiti e un paio di scarpe e hanno trovato un ragazzo col mio stesso numero disponibile a prestarmi le sue chiodate per gareggiare. Peccato fossero veramente vecchie (avevano almeno una decina d’anni) e quindi era come avere cartone sotto ai piedi. Stavo veramente bene e l’unica cosa che volevo fare era gareggiare ed ero pronta, oltre che immensamente riconoscente: con 1.91 riesco ad arrivare quarta, super felice!”. 

Bisogna accettare ciò che succede e riorganizzarsi per fare sempre del proprio meglio apprendendo sempre dall’esperienza per le prossime volte.  

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nel tuo sport? “Adattamento, determinazione, coraggio, fiducia da un punto di vista più generale. Fisicamente flessibilità, reattività e rapido apprendimento motorio”.  

Sono tanti gli ingredienti per il successo e ognuno ha i suoi ingredienti essenziali e fondamentali, in effetti l’adattamento sembra essere un elemento essenziali per tutti, si tratta di essere resilienti adattandosi alle vari situazioni e circostanze per non mollare, andare avanti, rialzarsi sempre, soprattutto in questo periodo di pandemia l’adattamento aiuta ad avere una motivazione sempre alta per continuare ad allenarsi e inseguire propri sogni.  

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Le nazionali giovanili per lo spirito di squadra. La Diamond League di Londra 2018 per la gioia del 2.02”.  

Che significa per te praticare attività fisica? “È un momento solo mio, quando metto piede al campo non esiste altro, il tempo sembra fermarsi. Amo ascoltare il mio corpo, sentire la fatica, la forza, la leggerezza, la pesantezza. Sono una privilegiata per la possibilità di lavorare con il mio corpo e la mia mente avendo un contatto così profondo e costante”.  

Questa è un’interessante e importante testimonianza per far capire e trasmettere la bellezza dello sport che non è solo sfida, competizione, fatica ma anche contatto con proprio corpo, con se stessi, ascoltare se stessi e conoscersi attraverso sensazioni corporee, momenti intensi.  

Quali sensazioni sperimenti facendo sport e in quali circostanze? “Durante la preparazione le sensazioni variano molto in base alla fase di allenamento: fatica e pesantezza all’inizio diventano velocità, reattività, leggerezza più ci si avvicina alle gare. In gara c’è tensione, concentrazione, ma possono esserci anche sentimenti più negativi come debolezza e distrazione. Il dolore e il fastidio sono pressoché una costante, è difficile svegliarsi il mattino senza avere nessun fastidio!”.   

A cosa devi prestare attenzione nella pratica del tuo sport? Al recupero, soprattutto col passare degli anni diventa sempre più fondamentale. Un buon equilibrio da questo punto di vista mi permette di essere pronta ed efficiente fisicamente e mentalmente”.  

 E’ importante conoscersi bene, sapere a cosa si può andare incontro nelle varie fasi di allenamento e gara senza preoccuparsi tanto ma con la consapevolezza che si può ancora fare e c’è ancora motivazione nel cercare un’ottima prestazione che compensa fatiche e dolori e cercando anche di compensare con recuperi e coccole meritate.  

Quali sono le difficoltà e i rischi? “È una specialità molto tecnica e ricca di dettagli, per questo non è semplice far quadrare tutto. Una variazione nella rincorsa o nella preparazione fisica può mettere in crisi l’intero sistema. I rischi sono la facilità di incorrere in infortuni”.  

Far quadrare tutto per non mettere in crisi l’intero sistema, mi piace questa affermazione che vale in tanti contesti sia sportivi ma anche familiari e lavorativi, infatti non bisogna perdere di vista ogni dettaglio, ogni aspetto che possono essere fondamentali e permettere la peak performance.  

Quali condizioni ti ostacolano nella pratica dello sport? “Nessuna in particolare, forse con l’avanzare degli anni solo il conciliare gli impegni di vita privata e professionale, ma solo per un fatto personale, non perché mi vengano posti dei limiti da altri”.  

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare? “Ho rischiato di mollare perché gli infortuni frequenti e tutte le difficoltà mi avevano fatto gradualmente dimenticare sensazioni, motivazioni e quindi perdere la voglia percependo la mia attività, per la prima volta, come un sacrificio. Mi fa continuare la possibilità di vivere emozioni fortissime, uniche nel loro genere, e l’avere sempre obiettivi da raggiungere”.  

E’ importante non perdere di vista se stessi, capire sempre come ci si sente, da dove si è partiti, quale percorso prendere per andare dove si vuole e poi impegnarsi con consapevolezza, consapevolezza, determinazione.     

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Ascoltando e fidandomi dei miei desideri più profondi”. 

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? “Gli anni dal 2011 al 2018 per aver dovuto contare solo su me stessa e pochissime altre persone per riuscire a rivedere la luce in fondo ad un tunnel che sembrava senza uscita”.  

A volte bisogna essere pazienti, fiduciosi e resilienti per uscire bene fuori dal tunnel, impegnarsi, crederci, faticare e rialzarsi sempre per rincorrere propri sogni da soli o in compagnia con la consapevolezza che più dura è la lotta e più glorioso è il trionfo.   

Come ti vedi a 50 anni? “Mi piacerebbe avere una bella famiglia con due o tre bimbi, vivere sostenibile in mezzo alla natura, essere ancora nel mondo dello sport mettendo a disposizione la mia esperienza come supporto, soprattutto per gli allenatori e i ragazzi. Dopo quest’ultimo anno così statico, mi auguro di avere sempre una vita piena e in movimento, perché ho definitivamente capito che è ciò che mi fa sentire più viva”.  

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Lo sport dà la possibilità in modo molto semplice di trovare il proprio spazio, di sentirsi allo stesso tempo parte di un gruppo, di esprimersi liberamente per ciò che si è, di vivere emozioni uniche ed insostituibili. Indipendentemente dallo sport e dal livello praticato, è una scuola di vita. Lo sport è ‘qui e ora ma è anche lungimirante. A me piace definirlo come una ‘vita accelerata, sono e sarò per sempre grata per tutto ciò che continua ad insegnarmi e permette di vivere. Lo sport rende persone migliori.  

Bella testimonianza, mi piace “lo sport è qui e ora”, in effetti lo sport ricorda che si ha un corpo, che si respira, che se c’è movimento c’è vita, le sensazioni sono tante, intense e accelerate, e il gruppo è davvero importante, utile , misterioso.  

Cosa hai scoperto di te stessa nel praticare attività fisica? “Che il limite è solo nella nostra mente ma anche che il nostro corpo sa sempre qual è la cosa migliore da fare, basta saperlo ascoltare”.  

Bello non porsi limiti e superare i 2 metri saltando in alto fidandosi prima di tutto del proprio corpo ma soprattutto di se stessi, del lavoro fatto, della mente che guida il corpo ma soprattutto si fida del corpo, un bel sistema che funziona.  

Quanto credi in te stessa? “Dipende dai periodi: quando mi sento bene molto, quando mi sento più in difficoltà mi accorgo di fare più riferimento al mio allenatore e al mio fidanzato. Purtroppo, mi faccio ancora condizionare troppo dalle circostanze esterne”.  

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno? “Mi ispiro a chiunque mi dia motivo di farlo, dal bambino, all’operaio, al campione… osservo molto e mi ispiro a qualsiasi cosa senta utile per me. Non ho un riferimento, ma ammiro tutti coloro che riescono ad alzarsi dopo una o più sconfitte (in qualsiasi campo). Ammiro anche la costanza nell’alto livello”.  

E’ importante sempre in ogni campo essere osservatori di se stessi, degli altri, dell’ambiente, apprendere, capire e carpire, copiare e imitare e poi prendere la propria strada, utilizzare propri mezzi, tecniche e fidarsi sempre del proprio intuito.   

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare? “Obiettivi record italiano ed essere protagonista a Tokyo 2021. Sogno realizzato saltare più di due metri e vivere l’atletica internazionale. Grazie, è stato un bel momento di riflessione”. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Intervista doppia alla coppia di ultrarunner Zagara e Vincenzo

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

A volte la vita mette a dura prova, fa incontrare problemi e ostacoli, situazioni difficili da gestire, affrontare e superare, poi succede di iniziare a praticare sport e tutto cambia, si sperimentano altre modalità di stare al modo, altre modalità per sperimentare benessere, fatica e sofferenza, gioie e soddisfazioni. Di seguito Zagara e Vincenzo raccontano le loro esperienze di vita e di sport rispondendo ad alcune mie domande di un po’ di tempo fa. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? 

Zagara: “Ho iniziato con 3 amiche, ci chiamavamo quelle delle 5.50 perché le 5.50 era l’orario che ci davamo all’alba per scendere e poi incontrarci per allenarci. Poi piano piano la corsa mi ha preso sempre più. Non uscivo con il Garmin, non sapevo neanche che fosse, ma so che a volte rientravo dopo 3 ore. Più correvo e più ero felice…sicché un amico mi invitò ad iscrivermi ad una società per poi correre la mia prima gara: la Garibaldina 19km con il passaggio sui Ponti della Valle dove ad attendere c’era l’inno di Mameli. Brividi e commozione. Il mio debutto con il mio primo pettorale fu stupendo.” 

Vincenzo: “Il mio percorso è cominciato così, avevo un’edicola che ho chiuso per fallimento e mi sono trovato senza lavoro. Mangiavo sempre, fumavo e non ero mai stanco, così decisi di andare a camminare un po’ di mattina presto. Da lì ho conosciuto tantissimi amici che mi hanno portato a iscrivermi ad una società e a partecipare a gare. Sono stato per più di due anni senza lavoro e posso dire la corsa mi ha aiutato tantissimo a sopravvivere, a volte mi domando, chissà se non cominciavo a correre che fine avrei fatto.” 

Cosa spinge un gruppo di persone a incontrarsi per allenarsi? La voglia di evadere dalla quotidianità ordinaria, dalle mura domestiche, dalla comoda poltrona davanti alla TV, la voglia di guadagnarsi una doccia ristorativa. Lo sport rimette al mondo in modo diverso, da una parte fa faticare, da un’altra parte fa divertire condividendo situazioni bizzarre e particolari, uno spazio e un tempo per evadere dai pensieri e situazioni pressanti, un modo per ricaricarsi. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (pre-gara, gara, post-gara)? 

Zagara: “Sensazioni: pre-gara: gioia di vedere gli amici, gara parlo, rido e sbuffo Ahahah, dopo felicità allo stato brado.” 

Vincenzo: “La mattina mi piace uscire presto e ascoltare il silenzio mattutino, mi ricarica per la giornata che affronterò.” 

Questo è il bello dello sport e della corsa in particolare provare sensazioni ed emozioni, sperimentare, uscire a ore insolite e notare che effetto fa vedere colori dell’alba, il fresco della mattina, il silenzio e altro. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? 

Zagara: “Praticando sport ho capito che sono forte.” 

Vincenzo: “Ho scoperto che con la testa si può arrivare dovunque e i dolori che possono comparire durante una gara o un allenamento vanno risolti di testa.” 

A volte i dolori possono essere sabotatori, ce li cerchiamo noi perché forse siamo indecisi, negativi, svogliati e attendiamo un dolore per poterci fermare e in questo caso potrebbe essere utile un lavoro mentale per cercare di mettere a confronto nostre polarità opposte per trovare un compromesso, un accordo per continuare la nostra esperienza sportiva fino al traguardo. Altre volte il dolore può indicarci una vera sofferenza e allora si è forti se ci si ferma, se si è troppo ostinati si continua senza considerare i messaggi di aiuto del corpo. 

Ricordi un’esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? 

Zagara: “La paura di perdere mia figlia mi ha fatto capire che io ce la potrò sempre fare.” 

Vincenzo: “L’esperienza che mi ha dato forza è stato affrontare la Nove Colli e il Passatore in 7 giorni, queste due gare mi hanno cambiato totalmente la vita. Non sono mai stato un ansioso per natura, ma la vita non è mai stata semplice e facile con me. Ho imparato che il bello arriva prima o poi.” 

Le esperienze passate di riuscita aiutano ad aver fiducia in noi stessi, incrementano l’autoefficacia, nel caso di Vincenzo aver fatto due gare consecutive a distanza di una settimana e cioè 2002,4km e 100km per un totale di 302,4 km danno fiducia nel futuro di riuscire ad alzare l’asticella, di essere fiduciosi nell’andare avanti nello sforzo e nella fatica un passo alla volta. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? 

Zagara: “Lo psicologo è utile, ti motiva e fa uscire la passione che forse alcuni ancora non sanno di avere.” 

Vincenzo: “Mio fratello prima del passatore mi fece leggere una frase del libro, resisto dunque sono, penso che alcune frasi dette da persone competenti aiutino molto.” 

In gare di endurance può essere importante il confronto con uno psicologo per gestire diversi aspetti quali l’insicurezza, la gestione dell’ansia di prestazione, superare infortuni e sconfitte, gestire la pretesa di riconfermarsi o il fine carriera. 

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare?? 

Zagara: “I miei obiettivi tanti, fino a fare un giorno da sola il giro del mondo, perchè quando la vita ti vuole portare via la tua unica forza e ragione del vivere, ovvero tua figlia…niente più può farti male, nemmeno girare con le proprie gambe il mondo. L’obiettivo raggiunto che corro contro ogni se e ogni ma”. 

Vincenzo: “I sogni da realizzare sono tanti, ma purtroppo li decido man mano, ma non in base alla condizione fisica, perché se non faccio un ultramaratona a settimana, mi faccio dei lunghi da 40/50 km nei weekend e poi tutte le mattine mi alzo alle 3 e per le 3:30 già sto per strada a correre, per le 7 a casa e poi pronto per affrontare una giornata di lavoro, perché alla fine non corro solo per gareggiare,  corro perché ne ho voglia e a volte anche una corsa fatta da solo può valere, come emozioni e sensazioni più di una gara”. 

Vincenzo è menzionato nel libro “L’ultramaratoneta di Corato. Esperienze, sensazioni, emozioni e aspetti psicologici di un atleta di corsa delle lunghe distanze.” 

https://www.arduinosaccoeditore.eu/products/l-ultramaratoneta-di-corato/

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it  

http://www.psicologiadellosport.net 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html  

Sara Brogiato vince la mezza maratona di Trecate con Personal Best

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Sara Brogiato, C.S. Aeronautica Militare, vince la gara femminile alla mezza maratona di Trecate in 1h12’45” stabilendo la sua miglior prestazione precedendo Martina Tognin, DK Runners Milano, in 1h22’32” e Claudia Gelsomino, P.B.M. Bovisio Masciago, in 1h23’22”. 

René Cuneaz, CUS Pro patria Milano, vincitore assoluto in 1h05’31”, precedendo il compagno di squadra Andrea Astolfi 1h06’40” e Michele Sarzilla 1h06’57”, CUS Insubria Varese Como. Il Cus Pro patria Milano ha presentato un’ottima squadra piazzando 4 atleti nei primi 7 atleti arrivati, infatti oltre ai primi 2 arrivati, si piazzano al 6° posto Valerio Patanè in 1h09’49” e al 7°posto Michael Zagato in 1h10’10”.  

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Sara attraverso risposte ad alcune mie domande di qualche anno fa. 

In che modo lo sport contribuisce al tuo benessere? “Lo sport mi insegna ogni giorno a superare i miei limiti, a non arrendermi davanti alle difficoltà. Mi ha insegnato ad ascoltare il mio corpo, rendendomi sensibile ad ogni suo cambiamento o segnale.” 

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sento campionessa nello sport ogni giorno, non per il fatto di sentirmi migliore degli altri, ma perché amo ciò che faccio. Interpreto lo sport come palestra di vita in primo luogo e non come esercizio fisico fine a sé stesso.” 

Nel frattempo Sara ha dimostrato di essere Campionessa vincendo il titolo italiano di mezzamaratona nel 2017 ad Agropoli (Salerno) in 1h14:48 precedendo Ivana Iozzia 1h15:08 e Teresa Montrone 1h15:19.  

Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “L’entusiasmo e la voglia di mettermi in gioco con il quale affronto la mia attività hanno contribuito sempre in maniera positiva.” 

Cosa mangi prima, durante e dopo una gara? “Prima della gara consumo tendenzialmente pasti ricchi di carboidrati, aggiungendo una parte di lipidi; durante la gara generalmente solo liquidi come acqua o bevande contenenti sali minerali; dopo la gara il pasto comprende carboidrati, proteine, verdura e frutta.” 

Essere atleti significa sapersi gestire, diventare manager di se stessi, capire come allenarsi ma anche come nutrirsi, bisogna sapersi documentare e avvalersi di professionisti che possano consigliare i migliori accorgimenti tesi al benessere prima di tutto e poi alla performance. 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “In occasione del mio primo titolo italiano.”  

Quali sono i tuoi pensieri in garaPensare al traguardo in termini di emozioni e di soddisfazione che si provano una volta raggiunto l’obiettivo per il quale ogni giorno si ha lavorato, attraverso l’allenamento, la fatica e la costanza.” 

Lo sport è una vera palestra di vita, insegna a conoscersi, sia il proprio corpo, le sensazioni che sperimentano nelle varie fasi dello sport dagli allenamenti alle competizioni che comprendono il pre-gara, la gara e il post-gara; lo sport insegna a provare a far meglio, a osare, a cercare di alzare gradualmente l’asticella attraverso strumenti fisici e mentali, fidandosi e affidandosi a se stessi e a qualcuno più esperto. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Ciò che mi spinge a continuare a fare sport sono la sensazione di benessere e la sfida nel perseguire gli obiettivi.” 

Hai dovuto scegliere di lasciare uno sport a causa di studi o carriera lavorativa? “Si, per un periodo della mia vita ho dovuto ridimensionare l’attività sportiva per cause lavorative.” 

Lo sport prima di tutto aiuta a giocare, a conoscersi, a far parte di un gruppo a rispettare regole ma anche a diventare competitivi, ad ottenere il successo, a migliorare tanti aspetti tecnici e mentali per affrontare al meglio la competizione che comporta non solo forza e resistenza ma anche capacità di concentrazione, focalizzazione e tanto altro. 

Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “No, non ho mai pensato di smettere; anzi, i periodi di stop forzato causa infortuni, mi hanno resa cosciente di quanto fosse importante per me la pratica sportiva.” 

Nel tuo sport quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione? Nella mia disciplina penso sia fondamentale allenare, oltre alle abilità fisiche, la capacità di concentrazione, di gestione ed interpretazione della gara.”  

Per raggiungere l’eccellenza è opportuno non trascurare nessun aspetto che potrebbe contribuire alla performance e al benessere dell’atleta.  

Nello sport cosa e chi ha contribuito al tuo benessere o performance? “La mia famiglia, gli amici, il mio allenatore, ma anche tutte le persone che incontro giornalmente, contribuiscono al mio benessere e quindi alla performance in generale.”  

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “Probabilmente non lo praticherebbero con la mia stessa intensità, ma sono felici e orgogliosi per quello che faccio.”  

Dietro l’atleta c’è un mondo di persone che coccolano, sostengono, supportano, consigliano, fanno il tifo.  E’ opportuno affidarsi a esperti dell’allenamento e avvalersi anche del supporto di famiglia e amici. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? I fattori che hanno contribuito ad una prestazione non ottimale o indotto a non concludere una gara, sono legati tendenzialmente a infortuni o a malesseri; per quanto riguarda i fattori ambientali che hanno influito in maniera negativa sul risultato finale, sicuramente il clima troppo caldo o troppo freddo hanno giocato un ruolo importante.” 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Si, penso che potrebbe essere un ottimo supporto per quanto riguarda la gestione delle emozioni pre, post e anche durante la gara; ma anche per migliorare la percezione di sé stessi.” 

Uno strumento in più per il benessere e la performance nello sport oltre all’allenatore, al massaggiatore, al nutrizionista, al medico dello sport. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Ho imparato che ciò che sembrava impossibile, con la pratica costante, può diventare normalità”.  

Lo sport aiuta ad essere più sicuri di se stessi, ad avere più fiducia, a essere consapevoli di essere speciali in qualcosa, di avere delle doti particolari. Lo sport trasforma le persone, le rende più consapevoli delle proprie capacità, possibilità e limiti; più fiduciosi in sé; più autonomi, responsabili; più resilienti nel superare periodi di infortuni. 

La tua gara più difficile? “Un campionato italiano di mezza maratona, dove ho convissuto con un dolore al ginocchio iniziato subito dopo i primi km.”  

Si apprende sempre dall’esperienza comprendendo cosa e come fare in casi analoghi. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi a questo sport? “Se volete conoscere realmente voi stessi e provare emozioni non descrivibili a parole…dovete cominciare a correre!” 

Lo sport diventa un ottimo insegnamento alla vita e un’ottima educazione che si affiancano ai sistemi famigliari e scolastici. Importante intravedere sempre una luce al di là del tunnel. 

A volte da subito si comprende quali possono essere le nostre capacità, intenzioni, possibilità, passioni e tutto diventa facile, possibile, raggiungibile; si riescono a fare cose straordinari e con facilità e considerate strane e bizzarre dai non addetti ai lavori.  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? Quando ero bambina, mi ritrovai a gareggiare con gli adulti su un percorso piuttosto impegnativo e dopo l’arrivo, gli addetti ai lavori non vollero darmi accesso al ristoro, increduli del fatto che avessi partecipato e concluso la gara!”  

Se hai qualcuno che crede in te, riesci a fare l’impossibile, ad andare più forte di quanto immagini, ti affidi alle parole del tuo allenatore che ti conosce meglio di te grazie alla tanta esperienza con il lavoro di tanti atleti. 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara)? “Stato di trans o meditativo, per il quale si ha la sensazione di approdare in un’altra dimensione. Percezione corporea elevatissima, euforia ed adrenalina.” 

A volte si sperimenta il cosiddetto flow, uno stato di trance dove tutto fila liscio e si riescono a fare cose straordinarie con facilità. La mente degli atleti è affollata di pensieri, dubbi, certezze, sensazioni ed emozioni. Importante è saper riconoscere e gestire il tutto senza panico e stress ma con la consapevolezza che tutto ha un senso, tutto cambia si tratta di sapersi controllare e lasciarsi andare all’esperienza. 

Hai rischiato di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliare il doping? “No, mai. Il messaggio è molto semplice: la vittoria che si ottiene attraverso lo sport è quella del risultato ottenuto per mezzo della fatica, del duro lavoro, del superamento dei propri limiti. Mediante l’uso del doping questa vittoria viene meno. Perciò anche lo sport in sé perde di significato.” 

Lo sport è vita, è sensazioni, fatica, emozioni, il doping è falsità, droga, malattia, vergogna, morte, anche no al doping. A volte per alcuni diventa un percorso obbligato per sentirsi disperati se non guadagnano o vincono attraverso lo sport, per alcuni lo sport è vita a tutti i costi, non hanno un piano B. Nella vita si fanno delle scelte importanti ogni giorno, c’è da trovare un giusto equilibrio tra i vari orti da coltivare: lavorativo, familiare e individuale. 

Come hai gestito e superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Ho gestito gli infortuni e le sconfitte con l’ottimismo e la capacità di trovare il lato positivo della situazione, affinché anche quello potesse essere tempo investito e non sprecato.”  

E’ importante focalizzarsi sul bicchiere mezzo pieno, non fissarsi sulle sconfitte o crisi ma pensare a quello di buono che si è fatto. 

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare? “Nel lungo periodo, l’esordio in maratona, con il sogno di poter vestire un giorno la maglia azzurra nella manifestazione a cinque cerchi.” 

Nella mente degli atleti sempre ci sono tanti obietti, sogni, gare da partecipare, tempi da migliorare, maglie azzurre da indossare 

Nel frattempo Sara ha debuttato in maratona classificandosi terza in 2h38’58” alla Maratona di Torino nel 2018 e successivamente ha ottenuto il crono di 2h36’57” nel 2019 a Valencia. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

René Cuneaz e Sara Brogiato vincono la mezza maratona di Trecate

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

René Cuneaz, CUS Pro patria Milano, vince la mezza maratona di Trecate in 1h05’31”, precedendo il compagno di squadra Andrea Astolfi 1h06’40” e Michele Sarzilla 1h06’57”, CUS Insubria Varese Como. Il Cus Pro patria Milano ha presentato un’ottima squadra piazzando 4 atleti nei primi 7 atleti arrivati, infatti oltre ai primi 2 arrivati, si piazzano al 6° posto Valerio Patanè in 1h09’49” e al 7°posto Michael Zagato in 1h10’10”.  

Sara Brogiato, C.S. Aeronautica Militare, vince la gara femminile in 1h12’44” stabilendo la sua miglior prestazione  precedendo Martina Tognin, DK Runners Milano 1h22’32” e Claudia Gelsomino, P.B.M. Bovisio Masciago 1h23’22”. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Sara e René attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?  

Sara: “Mi sento campionessa nello sport ogni giorno, non per il fatto di sentirmi migliore degli altri, ma perché amo ciò che faccio. Interpreto lo sport come palestra di vita in primo luogo e non come esercizio fisico fine a sé stesso.” 

René: “A mio parere i campioni sono quelli che partecipano a manifestazioni importanti (Olimpiadi, mondiali, ecc.) o che comunque corrono forte (per capirci, correre una maratona sotto le 2h10). Io mi sento un dilettante abbastanza forte.” 

Queste interviste risalgono ad alcuni anni fa e nel frattempo Sara ha dimostrato di essere Campionessa vincendo il titolo italiano di mezzamaratona nel 2017 ad Agropoli (Salerno) in 1h14:48 precedendo Ivana Iozzia 1h15:08 e Teresa Montrone 1h15:19. Anche Renè ha dimostrato di essere campione conquistando il titolo italiano di maratona 2019 a Ravenna 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?  

Sara: “In occasione del mio primo titolo italiano.”  

René: “Di gare belle ce ne sono state tante ma quelle che in assoluto mi hanno dato più soddisfazione sono state le due maratone da 2h15. La prima a Firenze 2015 perché non mi aspettavo di correre così forte alla mia terza maratona; la seconda a Francoforte 2016 perché ho corso con una facilità paragonabile a Firenze ma con una chiusura nel finale più forte e con un margine nella parte centrale di gara che mi dà la consapevolezza, sempre che la preparazione vada per il verso giusto senza infortuni e con la giusta motivazione, di poter scendere sotto le 2h15 nei prossimi anni.” 

Lo sport è una vera palestra di vita, insegna a conoscersi, sia il proprio corpo, le sensazioni che sperimentano nelle varie fasi dello sport dagli allenamenti alle competizioni che comprendono il pre-gara, la gara e il post-gara; lo sport insegna a provare a far meglio, a osare, a cercare di alzare gradualmente l’asticella attraverso strumenti fisici e mentali, fidandosi e affidandosi a se stessi e a qualcuno più esperto. 

Cosa ti fa continuare a fare sport?  

Sara: “Ciò che mi spinge a continuare a fare sport sono la sensazione di benessere e la sfida nel perseguire gli obiettivi.” 

René: “Quello che non mi fa mollare è la determinazione nel voler ottenere un risultato prefissato ed il calore e la fiducia della gente nei miei confronti e dalla mia famiglia.” 

Lo sport prima di tutto aiuta a giocare, a conoscersi, a far parte di un gruppo a rispettare regole ma anche a diventare competitivi, ad ottenere il successo, a migliorare tanti aspetti tecnici e mentali per affrontare al meglio la competizione che comporta non solo forza e resistenza ma anche capacità di concentrazione, focalizzazione e tanto altro. 

Nel tuo sport quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione?  

Sara:  “Nella mia disciplina penso sia fondamentale allenare, oltre alle abilità fisiche, la capacità di concentrazione, di gestione ed interpretazione della gara.”  

René: “I rischi maggiori nell’atletica sono gli infortuni. Bisogna ascoltarsi e non forzare quando si hanno dei sintomi strani.” 

Essere atleti significa sapersi gestire, diventare manager di se stessi, capire come allenarsi ma anche come nutrirsi, bisogna sapersi documentare e avvalersi di professionisti che possano consigliare i migliori accorgimenti tesi al benessere prima di tutto e poi alla performance. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale?  

Sara:  “I fattori che hanno contribuito ad una prestazione non ottimale o indotto a non concludere una gara, sono legati tendenzialmente ad infortuni o a malesseri; per quanto riguarda i fattori ambientali che hanno influito in maniera negativa sul risultato finale, sicuramente il clima troppo caldo o troppo freddo hanno giocato un ruolo importante.” 

René: “Le prestazioni peggiori le ho effettuate in condizioni climatiche estreme come a Zurigo o quando si presentava la fitta al fianco destro (detto comunemente fitta al fegato) ma curato con l’alimentazione togliendo latticini e lieviti.” 

Dietro l’atleta c’è un mondo di persone che coccolano, sostengono, supportano, consigliano, fanno il tifo.  

Nello sport cosa e chi ha contribuito al tuo benessere o performance?  

Sara: “La mia famiglia, gli amici, il mio allenatore, ma anche tutte le persone che incontro giornalmente, contribuiscono al mio benessere e quindi alla performance in generale.”  

René: “Con la testa che ho, per cercare di migliorare, in questi anni ho speso parecchio tempo in tanti piccoli dettagli. Dai video durante la corsa per migliorare l’efficienza tecnica all’alimentazione per eliminare i dolori alla pancia ed al fegato durante le corse prolungate. Questi sono i fattori che ho curato maggiormente. Nei miei miglioramenti parte del merito è dato al mio allenatore Giorgio Rondelli che mi segue dal primo allenamento di atletica. Un’altra parte importante la ricoprono i miei genitori perché mi aiutano in ogni cosa perché ci tengono a vedermi felice dopo i risultati ottenuti.” 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport?  

Sara: “Probabilmente non lo praticherebbero con la mia stessa intensità, ma sono felici e orgogliosi per quello che faccio.”  

René: “I miei familiari mi assecondano, mi aiutano e mi spronano quando le cose non vanno bene. Gli amici della corsa mi aiutano alcune volte negli allenamenti e gli amici che non fanno parte dell’ambito sportivo, visti anche i risultati che sto ottenendo, sono contenti di quello che sto facendo.” 

Per raggiungere l’eccellenza è opportuno non trascurare nessun aspetto che potrebbe contribuire alla performance e al benessere dell’atleta. E’ opportuno affidarsi a esperti dell’allenamento e avvalersi anche del supporto di famiglia e amici. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi?  

Sara: “Si, penso che potrebbe essere un ottimo supporto per quanto riguarda la gestione delle emozioni pre, post e anche durante la gara; ma anche per migliorare la percezione di sé stessi.” 

René: “Quando facevo ancora sci di fondo, avevo dovuto chiedere aiuto ad uno psicologo dello sport per tranquillizzarmi nei giorni precedenti alla gara. Dormivo male negli ultimi giorni ed arrivavo alla gara senza energie. Quindi per me può essere un ottimo aiuto a sconfiggere l’insicurezza pre-gara che migliorerà le sensazioni in gara.” 

Uno strumento in più per il benessere e la performance nello sport oltre all’allenatore, al massaggiatore, al nutrizionista, al medico dello sport. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport?  

Sara: “Ho imparato che ciò che sembrava impossibile, con la pratica costante, può diventare normalità”.  

René: “Sono sempre stato molto introverso e lo sport mi ha e mi aiuta ancora oggi ad essere meno chiuso. Quando corro le mie insicurezze svaniscono.” 

Lo sport aiuta ad essere più sicuri di se stessi, ad avere più fiducia, a essere consapevoli di essere speciali in qualcosa, di avere delle doti particolari. Lo sport trasforma le persone, le rende più consapevoli delle proprie capacità, possibilità e limiti; più fiduciosi in sé; più autonomi, responsabili; più resilienti nel superare periodi di infortuni. 

La tua gara più difficile?  

Sara: “Un campionato italiano di mezza maratona, dove ho convissuto con un dolore al ginocchio iniziato subito dopo i primi km.”  

René: “La gara più difficile è stata la Maratona di Zurigo ad Aprile 2016. Dopo una buona preparazione le cose non sono andate come speravo. Alla partenza mi sono trovato con grandine, pioggia e freddo. In gara ha iniziato a scendere una neve bagnata e cosi, al km 10 ero già bagnato. Col freddo che vi era ed essendo in pantaloncini e canottiera ho dovuto fermarmi a metà gara. Ci siamo fermati in tanti dei top runner e siamo finiti all’ospedale per principio di ipotermia. Da dimenticare.” 

Si apprende sempre dall’esperienza comprendendo cosa e come fare in casi analoghi,. 

Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare a questo sport?  

Sara: “Se volete conoscere realmente voi stessi e provare emozioni non descrivibili a parole…dovete cominciare a correre!” 

René: “Quello che dico ai giovani è di andare avanti fin quando c’è il divertimento. Lo sport non deve essere un peso e bisogna comunque conciliare tutto nel modo migliore (vita, lavoro, studio, divertimento e sport). Poi i sacrifici devono esserci per ottenere qualcosa ma mai abbattersi quando le cose non vanno perché dopo il temporale esce sempre il sole.” 

Lo sport diventa un ottimo insegnamento alla vita e un’ottima educazione che si affiancano ai sistemi famigliari e scolastici. Importante intravedere sempre una luce al di là del tunnel. 

A volte da subito si comprende quali possono essere le nostre capacità, intenzioni, possibilità, passioni e tutto diventa facile, possibile, raggiungibile; si riescono a fare cose straordinari e con facilità e considerate strane e bizzarre dai non addetti ai lavori.  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?  

Sara: “Quando ero bambina, mi ritrovai a gareggiare con gli adulti su un percorso piuttosto impegnativo e dopo l’arrivo, gli addetti ai lavori non vollero darmi accesso al ristoro, increduli del fatto che avessi partecipato e concluso la gara!”  

René: “Un episodio simpatico è successo alla maratona di Milano al mio esordio sulla distanza. Dal km 13 mi si è affiancato il mio allenatore Rondelli in bicicletta spronandomi ed incitandomi verso il traguardo. Continuava a dirmi di puntare quelli davanti a me e quando io li passavo lui iniziava con quello davanti. Quando si è accorto che davanti c’era il buco e non potevamo più prendere nessuno dei fuggitivi, mi ha urlato di puntare la Madonna e di non mollare.” 

Se hai qualcuno che crede in te, riesci a fare l’impossibile, ad andare più forte di quanto immagini, ti affidi alle parole del tuo allenatore che ti conosce meglio di te grazie alla tanta esperienza con il lavoro di tanti atleti. 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara)?  

Sara: “Stato di trans o meditativo, per il quale si ha la sensazione di approdare in un’altra dimensione. Percezione corporea elevatissima, euforia ed adrenalina.” 

René: “Nel pre-gara, solitamente sono teso e nervoso ma poi lo scarico in gara. Durante la competizione sono concentrato sul ritmo e sulle sensazione. Nel post gara escono le emozioni sia positive sia negative in base al risultato.” 

A volte si sperimenta il cosiddetto flow, uno stato di trance dove tutto fila liscio e si riescono a fare cose straordinarie con facilità. La mente degli atleti è affollata di pensieri, dubbi, certezze, sensazioni ed emozioni. Importante è saper riconoscere e gestire il tutto senza panico e stress ma con la consapevolezza che tutto ha un senso, tutto cambia si tratta di sapersi controllare e lasciarsi andare all’esperienza. 

Hai rischiato di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliare il doping?  

Sara: “No, mai. Il messaggio è molto semplice: la vittoria che si ottiene attraverso lo sport è quella del risultato ottenuto per mezzo della fatica, del duro lavoro, del superamento dei propri limiti. Mediante l’uso del doping questa vittoria viene meno. Perciò anche lo sport in sé perde di significato.” 

René: “Sinceramente non saprei neanche da che parte iniziare per doparmi. Ho letto alcuni libri di ciclisti e sono rimasto sconvolto. I dopati dovrebbero radiarli a vita alla prima furbata senza dare altre possibilità. Chi entra nel giro del doping avrà sempre un debole. Poi, però, visti i numerosi casi di coperture di atleti da parte delle proprie federazioni mi si rivolta lo stomaco. C’è sempre qualcuno che paga per tutti e questo non va bene nel sistema. Per me lo sport è vita, il doping è morteNon saprei cosa dire. Le controindicazioni le conoscono tutti e nonostante ciò molti atleti non ci pensano. Un po’ come chi fuma e compra i pacchetti con le scritte che il Fumo Uccide ma ci ridono sopra. Evidentemente per questa gente è meglio vivere da leoni un giorno…. Nel ciclismo, a differenza, lo fanno perché rischiano di rimanere senza il loro lavoro e devono trovare una soluzione.” 

Vero, lo sport è vita, è sensazioni, fatica, emozioni, il doping è falsità, droga, malattia, vergogna, morte, anche no al doping. A volte per alcuni diventa un percorso obbligato per sentirsi disperati se non guadagnano o vincono attraverso lo sport, per alcuni lo sport è vita a tutti i costi, non hanno un piano B. Nella vita si fanno delle scelte importanti ogni giorno, c’è da trovare un giusto equilibrio tra i vari orti da coltivare: lavorativo, familiare e individuale. 

Come hai gestito e superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?  

Sara: “Ho gestito gli infortuni e le sconfitte con l’ottimismo e la capacità di trovare il lato positivo della situazione, affinché anche quello potesse essere tempo investito e non sprecato.”  

René: “Le sconfitte le ho sempre superate grazie alla passione che ho per lo sport. Dopo una pessima prestazione la voglia di correre è maggiore al risultato non ottimale. Poi nell’arco della stagione ci sono anche le buone prestazioni che mi fanno dimenticare le sconfitte.” 

E’ importante focalizzarsi sul bicchiere mezzo pieno, non fissarsi sulle sconfitte o crisi ma pensare a quello di buono che si è fatto. 

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare?  

Sara: “Nel lungo periodo, l’esordio in maratona, con il sogno di poter vestire un giorno la maglia azzurra nella manifestazione a cinque cerchi.” 

René: “I miei sogni sono ancora tutti nel cassetto. Non sono molti ma spero tra qualche anno di poterli realizzare. La vita non si sa mai cosa ci può riservare ma bisogna sempre crederci fino in fondo. Chissà che questi sogni non escano da questo piccolo cassetto.” 

Successivamente a questa intervista Sara ha debuttato in maratona classificandosi terza in 2h38’58” alla Maratona di Torino nel 2018 e successivamente ha ottenuto il crono di 2h36’57” nel 2019 a Valencia. 

Un’intervista a René è riportata nel mio ultimo libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, edito da Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Michael Zagato: Sono solo un amatore che ama l’atletica!

Mi piacerebbe tanto scendere sotto il muro delle 2h30 in maratona  

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Per amare la fatica bisogna avere tanta passione e aver sperimentato situazioni e momenti ricchi di soddisfazione, entusiasmo, gioia, competenza. Questo può succedere praticando uno sport come l’atletica dove si fatica da soli o in compagnia ma poi si raccolgono risultati e frutti preziosi. 

Di seguito Michael racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande.  

Come hai gestito il periodo del COVID? “Il periodo Covid-19 è stato difficile credo un po’ per tutti, ho lavorato fino a quando si è potuto poi sono rimasto a casa dal lavoro anche io, ho approfittato per dedicarmi meglio ai miei allenamenti, sfruttando il riposo che lavorando purtroppo non ho, o meglio ne ho poco! Non ho mai smesso di allenarmi, ho variato un po’ i programmi di allenamento ma ogni giorno ero in strada a fare km sempre nel rispetto dei decreti! Avevo iniziato la stagione bene con due personali uno sui 10Km e uno sulla mezza, volevo continuare a svolgere bene il lavoro!”.  

La situazione dovuta al COVID ha messo a dura prova tante persone, Michael è riuscito a trovare delle strategie per andare avanti, per distrarsi, per coltivare il suo hobby nonostante tutto, organizzandosi e accettando quello che poteva fare in quel periodo con fiducia e pazienza che gli permettono di raggiungere risultati ambiziosi.  

Per continuare ad allenarti seriamente come hai tenuto alta la motivazione? “La motivazione non nego che magari qualche giorno mi mancava, specie perché non si aveva un obbiettivo a breve termine, però devo dire che non ho mollato pensando che comunque l’allenamento svolto in questo periodo prima o dopo sarebbe tornato utile, ho sfruttato anche qualche ‘virtual run’ per avere uno stimolo in più durante gli allenamenti.”  

Quando ogni sogno e ogni obiettivo risulta lontanissimo è molto difficile impegnarsi duramente giorno dopo giorno, bisogna trovare dentro di sé la voglia di fare bene nonostante la mancanza di gare che possano confermare i progressi ottenuti.  

Come ne sei uscito fuori? “Devo dire che non l’ho particolarmente sofferto questo periodo, le mie giornate erano comunque sempre piene tra allenamenti casa e famiglia, il tempo volava! Poi, sicuramente, avere una mente sportiva in questo particolare momento ha aiutato perché lo sport, comunque, ci insegna a fare dei sacrifici un po’ come ci è stato chiesto in questo periodo”.  

La mente sportiva è più preparata ad adattarsi alle situazioni, a trovare soluzioni, a cercare vie di fughe. Soprattutto chi ha sperimentato la maratona, sa come gestire anche le difficoltà nella vita quotidiana, come si affronta il muro della maratona così si può affrontare il muro della pandemia, accettando, studiando, ripartendo, rallentando, ma comunque andando avanti passo dopo passo in maratona, giorno dopo giorno nella vita quotidiana.  

Sei più motivato, entusiasta, affaticato? “Si sono motivato ed entusiasta, affaticato si, però è la fatica che ti fa stare bene! Ho notato miglioramenti nella mia condizione fisica, tutto questo mi dà la carica per poter fare meglio”.  

Quando finisce un problema, una difficoltà, un lavoro importante, si può sentire la fatica ma anche la liberazione, vi è la consapevolezza che la fatica è valsa la pena, è stata produttiva e risolutiva, si torna a respirare, a vivere con la testa alta, il petto in fuori, la postura eretta e la voglia di continuare a fare bene.  

Sei ancora pronto per una best performance su distanze superiori a 5 km? “Se sono pronto questo lo scopriremo in gara, però posso dire di essere preparato, infatti al 5000mt di Losanna sono riuscito a fare il mio personale, vorrei anche ritoccare il personale fatto ad inizio stagione sui 10 Km, vedremo se ci sarà l’occasione”.  

È da qualche anno che Michael è alla ricerca di miglioramenti personali nelle sue gare dai 5km alla maratona e perché no anche in gare di mezzofondo come 3.000 metri, oramai Michael sa come allenarsi, sa come faticare, sa come esultare, si tratta solo di continuare a seguire i suoi obiettivi e impegnarsi con il sostegno di famiglia, amici, conoscenti e fan.  

Famiglia e amici in che modo si interessano a te e ti supportano? “Famiglia ed amici mi chiedono spesso di come vanno i miei allenamenti e quali sono i miei obbiettivi, mi supportano perché loro credono in me, a volte più loro di me stesso e questo è importante”.  

A volte lo sport diventa un vantaggio reciproco tra atleta e persone che seguono e sostengono, entrambe le parti ne traggono un vantaggio, l’atleta si sente supportato e anche più sereno, chi supporta sa che è una risorsa importante per l’atleta e cerca di far squadra e di aiutarlo nel migliore dei modi, entrambe le parti ne beneficiano.  

Hai in mente eventuali prossime gare e/o eventi importanti? “Mi piacerebbe correre una maratona in autunno, sarei dovuto essere ai nastri di partenza di NY quest’anno ma purtroppo non sarà così vista l’emergenza sanitaria! Vedremo come si evolverà la situazione e se si potrà correre la distanza regina anche quest’anno”.  

Il problema COVID continua a interessare la nostra nazione e il resto del mondo, in Italia la vedo dura far partire una maratona, ma meglio non farsi trovare sprovveduti, in Italia o da qualche altra parte ove fosse possibile si potrebbe provare il colpaccio di una bella prestazione in maratona.  

Cosa diresti a Michael di 10 anni fa? “Vorrei che il Michael di 10 anni fa avesse trovato subito il suo percorso sportivo indirizzato verso l’atletica per capire se avessi potuto raggiungere tempi migliori, però non rimpiango il passato fa tutto parte della propria crescita personale, ogni momento della nostra vita serve per crescere e per formarsi il carattere”.  

Si cresce, si cambia, ma è anche importante avere la consapevolezza di dove si è partiti, dove si è arrivati e come, e come si vuol procedere, passato, presente e futuro è un tutt’uno che aiuta a focalizzarsi in questo momento procedendo con basi solide e idee chiare.  

Quanto conta il sostegno di famiglia, amici e dei tuoi fan e come contraccambi? “Il supporto della famiglia secondo me è fondamentale ed anche degli amici, se loro capiscono perché fai tutti i sacrifici per allenarti e per raggiungere determinati risultati, seppur non da top runner, tutto viene più facile, allenarsi a mente libera è fondamentale per raggiungere gli obbiettivi prefissati! Come contraccambio con i fan? No dai, io non ho i fan, ho degli amici che mi vogliono bene! I fan li hanno Yeman Crippa, Eyob Faniel, Giovanna Epis, Valeria Straneo, ecc. ecc. Io sono solo un amatore che ama l’atletica!”.  

Amare qualcosa è molto bello, non solo persone, ma anche una passione che aiuta a sentirsi vivi e interessati alla ricerca di miglioramenti personali, ed è importante circondarsi di persone che apprezzano quello che si fa, che siano di aiuto sia nei momenti di riuscita e vittoria che nei momenti di sconfitta e infortuni.  

Ora su cosa ti focalizzi? Forza, resistenza, tecnica? “Ora gli allenamenti per fortuna sono tornati alla normalità in tutti i sensi, quindi lavoriamo su tutti i fronti, senza tralasciare nulla”.  

Cosa stai sognando questo periodo? “Cosa sogno? Avendo fatto 1h10’44” sulla mezza maratona mi piacerebbe tanto scendere sotto il muro delle 2h30 in maratona, non sarà cosa facile ma con impegno allenamento e determinazione voglio provarci, il mio allenatore ci crede, e dice che posso farlo, un altro sogno è correre i 5000 sotto i 15′, per me sarebbe un gran risultato”.  

Successivamente a questa intervista, alla mezza maratona di Trecate Michael si è piazzano rispettivamente al 7° posto in 1h10’10” con Personal Best. Michael ha in mente un gran bel “goal setting”, tanti importanti obiettivi da raggiungere un po’ per volta con l’aiuto del suo allenatore che lo guida e lo supporta per la realizzazione di questi sogni che Michael sta dimostrando che è possibile trasformare in realtà con determinazione, impegno, serenità.  

Quanto e come soffri e gioisci negli allenamenti e gare? “Negli allenamenti si soffre sempre e tanto però quando la fatica è condivisa e l’allenamento viene chiuso con i tempi giusti da tenere, la motivazione e l’umore rimangono alti. In gara è la stessa cosa, quando siamo ai nastri di partenza si sa che bisognerà soffrire per raggiungere il risultato che ci siamo prefissati, però dopo si potrà gioire con il proprio allenatore, i propri compagni e la propria famiglia”.  

Michael conosce molto bene la fatica che anche se lo fa soffrire è riuscita a essere anche sua amica, la sua ombra che lo accompagna in allenamenti e gare ricordandogli che ce la può fare con dolore e sofferenza che non sono per sempre ma solo fino a fine allenamento e gara poi si allontanano lasciandolo a contatto solo con la sua gioia e immensa soddisfazione da condividere con le persone care come l’allenatore, famiglia, amici, fan.  

A quale campione del passato o del presente ti senti più vicino? “Ho tanti campioni che mi danno l’ispirazione, uno vicino al mio sport è sicuramente Eliud Kipchoge, ma a parte lui è proprio il loro spirito di come affrontato ogni sessione di allenamento che mi affascina. Ho la fortuna anche di avere dei compagni di allenamento da cui prendere spunto di come sanno affrontare ogni sessione di allenamento e di come sanno spostare il limite sempre un po’ più in là, uno di questi campioni che stimo molto ed è sicuramente un esempio da seguire nonché una persona eccezionale e fresco campione italiano di maratona è Renè Cunèaz!”.  

Anche Michael sicuramente è di ispirazione per qualche atleta più giovane, o meno forte di lui, ognuno ha i suoi fan, ognuno è idolo per qualcun’altro, certo Michael si ispira ad atleti fortissimi che diventano fari per lui e anche fonte di autoefficacia elevata come il recordman Kipchoge e il fortissimo maratoneta campione di Italia Renè che più volte ha dimostrato il suo valore andando vicino alla maglia azzurra. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Con l’impegno arrivano anche i risultati

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Se si è veramente intenzionati a ottenere qualcosa non spaventano sconfitte, infortuni, crisi ma si continua a impegnarsi, allenarsi con costanza e determinazione cercando di portare a compimento propri desideri e obiettivi. 

Impegnarsi in allenamento dà i suoi frutti da subito e aiuta a costruire muscoli, personalità e performance. Tutto sta a trovare un buon e bravo coach disposto a spendere tempo e attenzioni, inoltre diventa importante trovare amici di allenamento che condividono fatica e difficoltà e impegnarsi nel momento presente. 

Ogni allenamento diventa una buona mattonella per consolidare e stabilizzare muscoli e forma fisica, parallelamente si consolida e incrementa forza e resistenza mentale nel proseguire con gli allenamenti faticosi e credere sempre in più in se stessi e fidarsi e affidarsi al proprio coach che deve essere in grado di graduare la difficoltà di allenamento e gare in base alle capacità psicofisiche dell’atleta. 

Cosa spinge a fare sport? La voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale; una spinta motivazionale dettata da cuore, testa per non mollare, per far parte di un gruppo, una squadra con progetti di gare, per ricordare momenti passati insieme. Questo è lo sport che vogliamo che incrementa consapevolezza, autoefficacia, resilienza e spirito di squadra e appartenenza. 

Interessanti alcune testimonianze di atleti in risposta a ime domande. 

Matteo Basta, calcio: Quale esperienza ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “In generale quando si nota che con l’impegno arrivano anche i risultati. 

Alessandro Di Meo: Quali condizioni esso ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Quando non ero allenato abbastanza. Credo che nello sport in genere, ma nella corsa in particolare,  il risultato lo ottieni solo con il lavoro.” 

Michele Moretti: Quali fattori hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Chi pratica uno sport parte sempre dall’amore e dal piacere che prova poi è chiaro che la ricerca della prestazione e il riuscire ad ottenerla rafforza la volontà e lo spirito di sacrificio necessario, ma la gioia del risultato è superiore a qualsiasi sacrificio.” 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, essere consapevole delle proprie capacità e limiti, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, con modestia e umiltà, rispettando gli altri e vivendo sempre l’esperienza che da frutti importanti da portare a casa serenamente, fidarsi e affidarsi, questo è lo sport che vogliamo. 

Luca Parisi, maratoneta: Da qui a 1 anno cosa ci dobbiamo aspettare da te? “Il 2020 come già ho avuto modo di dire anche in altre occasioni è stato un anno particolare a causa della pandemia, e ha visto alterare e compromettere tutti i piani previsti, come correre la maratona di Roma, e quella di Londra. Ci si è messo anche qualche imprevisto, ma con rinnovato entusiasmo di mettermi continuamente in gioco mi sono posto la sfida di riuscire nei prossimi mesi di arrivare a correre la maratona nel tempo di 2h16’ che ciò avvenga da solo, piuttosto che in una maratona vera. Certo sarebbe meglio poter correre come facevamo prima, svolgere quindi una maratona ufficiale, ma in questo momento storico non bisogna arrendersi e continuare a inseguire i propri sogni nella speranza chissà, che un giorno torneremo alla normalità. In questo periodo sto evitando di svolgere i miei allenamenti in pista, prediligendo soprattutto l’allenamento in contesti naturali e mediante l’ausilio del Fartlek, un mezzo di allenamento che usava il grande Emil Zatopek, è a lui che mi sto ispirando per pianificare la prossima maratona! Chicca è d’accordo con me e mi incentiva a fare sempre meglio, ricordandomi di non esagerare mai tra un allenamento e un altro, perché è l’insieme di mesi e mesi di lavoro che daranno il risultato finale non il singolo allenamento. Questo ultimo concetto ogni tanto me lo dimentico ma ci sta lei a riportarmi sulla giusta strada! Vediamo dove ci porterà il metodo ZatopekUn saluto a tutti e buone feste”. 

Luca è un ricercatore di metodi e opportunità di allenamento per portare al massimo la sua forma fisica e mentale cercando di abbassare sempre i suoi personali e competere ad altissimi livelli e ha al suo fianco la sua supporter di fiducia che è allo stesso tempo atleta e sostenitrice del grande Luca. 

Emanuela Rossi: Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Che sono una dura che non molla mai! E questo l’ho riscontrato anche al di fuori del mondo dello sport. E’ il mio carattere, in tutte le situazioni combatto e non mi arrendo finché non raggiungo l’obiettivo che mi ero prefissata.” 

Leonardo Giordani, campione del mondo di ciclismo: C’è una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci e impegnarti? “Ho odiato ogni minuto di allenamento, ma mi dicevo Non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita come un campione! (Muhammhad Alì)”

E’ vero a volte basta un po’ di sacrificio in più per fare il salto di qualità e per riuscire nello sport e nella vita. 

Simone TorrisiQuali capacità, caratteristiche, qualità ti aiutano nello sport? “Sicuramente la determinazione. Bisogna essere sempre motivati, mai arrendersi, solo in questo modo si avranno risultati.” 

Gianmarco Sforna, calcio: Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la costanza. I momenti difficili si superano affrontandoli e subendo colpi. Ho imparato che fallire è il miglior modo di imparare. In 4 anni sono passato dal rimpiazzo del mister, al titolare fisso. Gli ultimo 3 fui davvero protagonista

Bisogna saper aspettare e accettare la situazione attuale che non sarà per sempre se uno ci crede e si impegna cercando di migliorare e di distinguersi facendo sempre meglio. 

Anderson Bassi: Quali sono gli ingredienti del successo per un atleta e un allenatore? “Credo che in entrambe le attività: resilienza, disciplina, forza di volontà, volontà di rompere i paradigmi, passione per il processo e molta pazienza. Credo che il successo sia la ricerca di un costante sviluppo di sé, penso che la vita sia un viaggio di apprendimento”. 

Alessio Luca Cerrone, judoCome hai superato eventuali sconfitte? “Ho superato le sconfitte continuando ad allenarmi”. 

Lo sport insegna a essere umili, a impegnarsi, a saper aspettare, ad aver fiducia che qualcosa cambi. 

Giancarlo Simeoli, vela: Quali abilità bisogna allenare? “Devo allenare la mente, la pazienza e la resistenza alle privazioni di benessere fisico: sonno, cibo, disidratazione. Bisogna conoscere bene la matematica, fisica, chimica, meteorologia, le lingue. Conoscere tecniche lavorative di laminazioni con materiali tipo carbonio e kevlar.  Bisogna conoscere il funzionamento di un’azienda e la sua burocrazia. Bisogna avere conoscenze di psicologia di gruppo e dinamiche dei soggetti. Conoscenze di medicina e pronto soccorso. Conoscere Normative e legislazioni, saper far funzionare apparati radio e satellitari. Meccanica – idraulica – elettrica. E bisogna soprattutto stare molte ore in mare, con conseguente traumi connessi a umidità e carichi di peso eccessivi”.  

Ecco perché campioni non significa avere solo talento ma anche impegnarsi costantemente, documentarsi, apprendere, studiare, saper stare con gli altri, imparare nozioni e sviluppare capacità fisiche, tecniche, strategiche, psicologiche. 

Gaetano Di Domenico, pugile: Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà? “Sono fortemente convinto che ogni caduta sia utile per rialzarsi più forte di prima. Sull’onda di questo intramontabile proverbio, sono sempre riuscito a superare i periodi di difficoltà”. 

Umberto Framondino, pugile: Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Cercare di credere in te stesso e non mollare in nessun caso.” 

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad uno sport, in base agli obiettivi, può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni. Quindi, la cosa importante è decidere le priorità, gli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento, da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più sono le pretese, più è alto l’impegno, il costo in termini di soldi, di investimento di tempo. 

Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta. 

Anna Paola ImprotarunnerCosa hai scoperto di te stessa nel praticare sport? “Ho scoperto che nello sport nulla è impossibile,  il nostro corpo ha mille possibilità ed è solo questione di tanto allenamento e poi bisogna fortemente crederci perché il primo allenamento è quello mentale. Inoltre lo sport mi fa sentire bilanciata e ben presente su questa terra.” 

E’ importante avere chiari gli obiettivi che devono essere difficili e sfidanti ma raggiungibili gradualmente e progressivamente. Bisogna avere una motivazione adeguata che permette di impegnarsi con determinazione e convinzione per raggiungere l’obiettivo stabilito. 

Eligio Lomuscio: Cambia qualcosa dopo questa maratona? “Il traguardo di questa maratona mi ha fatto capire che con un po’ di buona volontà tutto è raggiungibile, in una maratona per me non ci vuole solo la forza delle gambe, ma ci vuole anche e soprattutto una grande forza mentale.” 

Andrea Pisano: Quali capacità, caratteristiche, qualità ti aiutano nel praticare il tuo sport? La testardaggine e la convinzione che l’impegno prolungato nel tempo possa appianare anche il divario tecnico e fisico sono il mio credo di sportivonon accontentarsi mai dei traguardi raggiunti ma voler sempre andare oltre, capendo ovviamente quando si raggiunge il proprio limite. 

Non mollare e non fermarsi di fronte alle difficoltà significa essere resiliente, trovare sempre motivazioni e strategie per andare avanti, affrontare, gestire e superare difficoltà, imprevisti, crisi per continuare nei propri propositi rimodulando obiettivi in base a quello che è possibile fare al momento presente, senza abbattersi, senza darsi per vinti o sconfitti. Ho scritto un libro dal titolo Sviluppare la Resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport.   

Luca Dalla Costa: Cosa hai scoperto di te stesso nello sport? “Che, sebbene non fossi bravissimo a fare certe cose, con l’allenamento, l’attenzione e la costanza potevo migliorare e superare gente più brava di me.” 

E’ importante porre tanta attenzione nelle cose che si fanno e sviluppare consapevolezza di sé e fiducia in se stessi. La motivazione deve essere solida. Cosa c’è di così importante nel raggiungimento di questo obiettivo? 

Peter CzanyoQuali fattori hanno contribuito al tuo benessere e/o performance? “La pazienza, la perseveranza. Credere di potercela fare! E’ stato più semplice questo sogno che la paura del cancro. E’ stato un cambiamento nella vita. Da un cambiamento fisico a un cambiamento sociale e di relazioni affettive.” 

E’ importante avere un buon approccio positivo al cambiamento, qualsiasi cosa succede è importante capire come riadattare la propria vita, come rimodulare i propri obiettivi, un passo alla volta. 

E’ necessario attingere alle risorse interne per perseguire le mete desiderate e cavalcare l’onda del cambiamento per seguire la direzione che porta a trasformare sogni in realtà e raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

www.psicologiadellosport.net/ 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Una volta lo sport univa e rendeva felici, ora bisogna riorganizzarsi

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Una volta lo sport univa e rendeva felici, ora bisogna riorganizzarsi e non mollare. Sto approfondendo argomenti che hanno a che fare con la consapevolezza, passione, motivazione, mettersi in moto, costruire mete e obiettivi, realizzare sogni.  

Quello che raccontano tante persone è che lo sport rende felici, libera la mente da tensioni e problemi accumulati durante la giornata o nel corso di altre attività quotidiane meno piacevoli. Certo in questo periodo di pandemia tutto diventa più difficile. 

Tanti raccontano di sperimentare la gioia di vivere attraverso lo sport, vivere intensamente anche situazioni forti, superare crisi e problemi, uscire dalle situazioni più disperate e più difficili. Tutto ciò diventa una palestra di vita, si affronta la vita con più sicurezza, con meno ansie e paure. E infatti, in questo periodo di difficoltà e confusione bisogna mettere in campo tutto ciò che si è appreso nella pratica dello sport, soprattutto le tante crisi superate, per esempio in maratona e nelle ultramaratone, dove si sapeva che prima o poi sarebbe finita. 

Lo sport incrementa consapevolezza, sviluppa autoefficacia consolidando la fiducia in se stessi di poter far qualcosa, di riuscire in qualcosa; lo sport incrementa la resilienza, si affrontano e si superano meglio i problemi, le crisi, le difficoltà e gli insegnamenti ricevuti poi servono nella quotidianità ad affrontare le vicende familiari, lavorativi, relazionali. 

È importante partire da se stessi, notare se stessi, non dimenticarsi di sé, fare le cose ascoltandosi e osservandosi con attenzione a iniziare dal respiro e sensazioni corporee, per valutare i propri bisogni ed esigenze momento per momento e verificare se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio e il proprio bisogno.  

È importante e necessario contattare le proprie sensazioni in cerca del meglio per sé, considerando gli obiettivi che si vogliono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno con la consapevolezza che si possono fare grandi cose ma se arriva un impedimento bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, non abbattersi ma cambiare solamente gli obiettivi, rimodularli in base alle proprie condizioni fisiche attuali e riorganizzarsi.  

Bisogna avere la consapevolezza che per ogni problema c’è almeno una soluzione, chiuso un portone se ne possono aprire tanti altri e qualsiasi esperienza serve nel presente per conoscersi meglio cercando di andare avanti con pazienza, un passo alla volta, senza fretta. 

In linea di massima la passione per uno sport permette di sperimentarsi, condurre un sano stile di vita, salire su un treno fatto di fatica, gioie, relazioni, mete e obiettivi da costruire, situazioni da sperimentare che possono essere di riuscita, ma anche sconfitte e infortuni.  

Lo sport aiuta a elaborare situazioni e problemi, a trovare soluzioni, a progettare, a mettere in moto emisfero destro e sinistro; l’emisfero destro è più immaginativo, creativo, intuitivo, impulsivo; il sinistro è più razionale, calcolatore, pianificatore, programmatore.  

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica che può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni. La cosa importante è decidere le priorità, gli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento; più è alto l’obiettivo più è alto l’impegno. Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Alessandro Macale, atleta e istruttore: Il sorriso…è il segreto del successo

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Nello sport, così come pure negli altri contesti di vita, il sorriso è una risorsa fondamentale sia per star bene, ma anche per affrontare la fatica e la difficoltà, bisogna sorridere a se stessi, alla crisi, a chi ci circonda, bisogna mostrare a se stessi e agli altri di essere a disposti ad affrontare, gestire, superare qualsiasi cosa considerandola come una sfida, come un incidente di percorso che non deve ostacolare i nostri piani e il raggiungimento di nostre mete e obiettivi. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alessandro attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Cosa toglie e cosa dà lo sport? “Faccio fatica a trovare un qualcosa che mi ha tolto lo sport, ho sempre ricevuto emozioni, adrenalina, socialità, paure, felicità. Sono stato sempre circondato di situazioni e persone positive, ovviamente dobbiamo saper gestire tutto in modo equo senza trascurare i ruoli primari, come la famiglia e il lavoro”. 

Lo sport è davvero un grande regalo che ci facciamo, perché ci fa star bene, riusciamo a sentirci bene e in forma praticando sport progredendo nella riuscita di compiti e attività e raggiungendo risultati anche inaspettati. 

Quali sono gli allenamenti più importanti e più decisivi? “Gli allenamenti hanno una programmazione, una fase di grandi lavori, fase di scarico, dando importanza sia ai carichi di intensità che al recupero, con la massima concentrazione e saper gestire l’ultima settimana prima della gara. In tutto ciò senza mai dimenticare il sorriso…è il segreto del successo”. 

In tutto c’è un ordine, ci sono delle fasi, degli aspetti da considerare e rispettare. Bisogna faticare duramente ma non sempre, ci sono momenti in cui si può riposare e recuperare. Bisogna aumentare gradualmente l’intensità e la quantità, ma bisogna anche curare la qualità, c’è un equilibrio da trovare che è diverso per ognuno e poi bisogna dedicarsi alla gara, con concentrazione e centrature facendo attenzione soprattutto gli ultimi giorni a non rovinare quello che si è costruito durante mesi di allenamento e preparazione. 

Cosa consigli a chi predilige il divano? “Bè, il riposo è importante, ma la pigrizia è devastante sia per la salute fisica che mentale. Il comfort può essere una delle più disastrose situazioni fisiche ed emozionali in cui si può trovare la persona. Semplicemente perché smette di crescere, di creare valori aggiunti. Siamo nati per muoverci…e come dice il grande Vasco: ‘mentre tu invecchi lentamente, il mondo gira sempre più veloce e non si può fermare, sei tu che devi accelerare, lui non ti può aspettare!’”. 

In effetti il divano è molto utile per rilassarsi, per stare in famiglia, per godersi un momento di relax ma poi bisognerebbe attivarsi in qualche modo e cercare un’attività che stimola e metta in movimento la persona per sentire qualcosa in più, per conoscere qualcosa in più al di fuori della zona di comfort. Per sentire, vedere, se stessi, la natura che ci circonda, altre persone, modi, culture. 

Come stai affrontando, gestendo, superando il periodo covid 19? “Ho approfittato del tempo a casa, per curare alcuni aspetti negli allenamenti, come la rapidità, equilibrio … lavorando molto sulla mobilità articolare, sapendo che sono i dettagli che fanno la differenza, per prevenire gli infortuni e aumentare la prestazione”. 

Bisogna sempre guardarsi intorno e dentro se stessi, per capire cosa c’è, cosa abbiamo a disposizione ora, in questo momento, cosa possiamo fare, come andare avanti, cosa curare, come continuare a rincorrere nostri sogni con risorse residue. 

Prossima sfida? “Ironman…settembre 2021 elbamam, per il momento l’ho lasciato in sospeso dato che non posso allenarmi sul nuoto per la chiusura delle piscine, intanto non lascio nulla al caso, appena si potrà mi farò trovare pronto per qualsiasi evento sportivo, male che va sarà solo rimandata ma so che lo farò, è il mio obiettivo”. 

Molto interessante questa sfida, è stata la mia sfida di dicembre 2014 che poi ho portato a termine a settembre 2015, 9 mesi per partorire un ironman, esperienza unica e ricca di sensazioni ed emozioni intense negli allenamenti e in gara. Comunque alcune piscine sono aperte per i tesserati FIN e FITRI. 

Stai perdendo eventuali treni importanti? “Questo periodo non è facile, sicuramente non ho potuto fare molte cose, ma se quel treno è passato, me ne vado a cercare un altro, forse mi porterà ancora più lontano…’l’uomo non è figlio delle circostanze, ma sono le circostanze le creature dell’uomo!’ (Benjamin Disraeli)”. 

In effetti si fa quel che si può e si vuole con attenzione alle proprie esigenze e bisogni. 

Chi crede ancora in te? “Molti amici mi incoraggiano, sono al mio fianco e sono di grande aiuto soprattutto nei momenti difficili, ma in particolare il fratellone Umberto Macale che mi cura la preparazione atletica e il mio papà che asseconda ogni mia decisione ed è sempre presente. La mia famiglia è la mia colonna portante”. 

È importante il supporto di amici e famiglia, soprattutto l’esperienza atletica del fratello Umberto con il quale ho avuto modo di allenarmi e gareggiare insieme.  

Cosa devono sapere di te? “2 anni fa sono stato operato al cuore, ho dimostrato a me stesso e agli altri, che una volta toccato il fondo si può solo risalire se lo vuoi, mi dicevano che potevo ritornare a fare jogging al parco e invece eccomi qui a prepararmi un iroman, dopo solo 5 mesi la mia prima gara di atletica, sono pronto al sacrificio per raggiungere l’obiettivo, sono molto determinato”. 

C’è quasi sempre una soluzione a tutto, un modo per ripartire, un obiettivo da raggiungere, una fatica da fare. Importante è capire cosa si vuole e impegnarsi a fondo con fiducia e resilienza. 

Cosa ci dobbiamo aspettare da te da qui a 1 anno? “Oltre l’ironman , tempo fa con un amico, Claudio Tramentozzi, amanti della montagna e natura, abbiamo fatto il cammino dei briganti, in Abruzzo, 100 km in montagna fatti in 3 giorni, una esperienza bellissima, ora abbiamo in progetto il cammino dei borghi silenti 91 km, da fare in due giorni e in fine la via degli Dei, da Bologna a Firenze130 km tra sentieri natura”. 

Progetti di cammini molto interessanti verso luoghi e mete naturali che fanno contattare se stessi e i regali della natura. 

Chi e cosa sono più determinanti per la tua performance? “Una programmazione studiata a tavolino, senza lasciare nulla al caso, senza trascurare il grande allenamento o un semplice stretching. Una cosa importante che molti dimenticano, è la quarta disciplina, il lavoro funzionale, importante per la forza, potenziamento, equilibrio, precisione, metabolico, mobilità. Ovviamente una sana nutrizione è uno dei principali elementi determinanti per la prestazione e per la cura di quest’ultimo aspetto voglio ringraziare il nutrizionista dott. Francesco Fagnani”. 

Sono tanti gli ingredienti del successo, bisogna, come dice Alessandro, mettersi a tavolino e buttare giù un programma dei propri obiettivi da raggiungere con gradualità e progressione e curando i diversi aspetti che contribuiscono a raggiungere propri sogni mantenendo sempre un senso di benessere, senza stress e senza pressioni. 

In che modo? “Il sorriso… è la prima cosa che faccio mentre metto le scarpe, pronto per affrontare le fatiche e finire che ti sei divertito come un bambino”. 

In effetti, bisogna sempre essere positivi, pronti a tutto, sfidare momenti difficili e la fatica con il sorriso, con l’intenzione di essere più forti di tutto, di non farsi fermare da niente e nessuno. 

Cosa c’è dietro un record personale? “Tanta tanta passione…che sintetizza molti sacrifici per raggiungerli, alzarsi quando fuori è ancora buio, allenarsi con il freddo e con la pioggia, incastrare quello spazio di tempo per poi dedicarsi al lavoro o alla famiglia”. 

Vero, solo se riesci a trovare tempi e spazi per allenarti nonostante i tanti impegni quotidiani familiari e lavorativi, si può riuscire a eccellere e ottenere record personali, la passione fa vedere e trovare occasioni e opportunità per mettersi in gioco con lo sport, sperimentando sempre più benessere e performance. 

Cosa ti spinge a fare sport? “Semplicemente benessere, ormai fa parte del mio stile di vita, è una valvola di sfogo in un mondo frenetico, sento il mio corpo forte, e ho avuto la dimostrazione ogni volta che ho avuto intoppi, sono stato sempre pronto a ripartire e soprattutto mi ha protetto dalle sofferenze. Vedo nello sport solo positività, mi ha fatto conoscere bellissime persone, ho visto posti meravigliosi e ricevuto input importanti per la mia formazione da atleta e da istruttore”. 

Dott. Matteo SIMONE   

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html