La tutela della salute nelle attività sportive e la lotta al doping

Matteo SIMONE

goodhealth

In data 27 gennaio 2015, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità organizzano, con la partecipazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Convegno Nazionale “La tutela della salute nelle attività sportive e la lotta al doping”.

Destinatari e numero massimo di partecipanti: Atleti, Società Sportive, medici dello sport, personale sanitario, educatori. Posti disponibili 200

La partecipazione alla manifestazione è gratuita

Modalità di iscrizione: la domanda, debitamente compilata e trasmessa online (http://www.iss.it/site/reg/) deve essere stampata, firmata e inviata via fax alla Segreteria Organizzativa nei tempi indicati sul programma della manifestazione. Nel caso non sia attiva l’iscrizione online, la domanda può essere scaricata in cartaceo dal sito www.iss.it compilata, firmata e trasmessa via fax alla Segreteria Organizzativa (fax 06 49902016; e-mail osservatorio.fad@iss.it )

Attestati: al termine della manifestazione, sarà rilasciato un attestato di partecipante a chi ne farà richiesta.

doping (2)Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche terapeutiche, non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare:

  • le condizioni biologiche dell’organismo al fine di migliorare le prestazioni agonistiche degli atleti;
  • i risultati dei controlli sull’uso dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche suddette.

In base alla Legge 376 per la “disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, entrata in vigore il 2 gennaio 2001, i farmaci, le sostanze farmacologicamente attive e le pratiche terapeutiche, il cui impiego è considerato doping, sono individuati, in conformità alle indicazioni del Comitato olimpico internazionale, in tabelle approvate con decreto del Ministero della sanità, d’intesa con il Ministro per i beni culturali, su proposta della Commissione di controllo sanitario dell’attività sportiva.

La Commissione di controllo sanitario dell’attività sportiva è istituita presso il Ministero della Sanità, tra i suoi compiti quello di determinare criteri e metodologie dei controlli antidoping. Ciò significa che la gestione dei laboratori antidoping non sarà più nelle mani del CONI, ma in quelle della Commissione stessa.

I farmaci potenzialmente dopanti dovranno recare un contrassegno per essere riconoscibili e avere, nel foglietto illustrativo, un paragrafo che ne spieghi gli effetti per chi pratica attività sportiva.

Il doping è reato penale. A differenza che in passato anche gli atleti sono perseguibili.

All’inizio l’autoprescrizione degli Steroidi Anabolizzanti (SA) riguardava solo atleti d’élite praticanti sport di potenza, ma in seguito si estese a macchia d’olio alle altre discipline sportive ed anche ad atleti amatoriali. Gli SA vennero banditi come sostanze proibite dal Comitato Olimpico Internazionale sin dal 1976, ma il loro abuso continuò a diffondersi sempre più nel mondo dello sport, soprattutto nelle palestre di body building dove vengono assunti al solo scopo di migliorare l’aspetto fisico.

matteo_simoneLe motivazioni che stanno alla base di questo fenomeno spaziano dalla ricerca di un miglioramento delle prestazioni sportive, agli aspetti puramente estetici e di riduzione del grasso nei body builder.

La considerazione che si deve fare è che nella gara sportiva oggi si è arrivati ad un agonismo così spinto, ad interessi economici così grossi che l’atleta cerca ogni mezzo per migliorare la sua prestazione. Anzi, l’atleta riporta di sentirsi “costretto” a fare questo, perché i tifosi richiedono, i giornali criticano le scarse prestazioni, gli allenatori spingono perché l’atleta abbia sempre un rendimento maggiore.

In uno studio condotto in West Virginia, la ragione riportata più frequentemente per l’uso di steroidi era di “migliorare l’aspetto – sembrare più grandi o migliori”(43%). Questa risposta era stata data il doppio di volte rispetto alla seconda risposta più comune che era “migliorare il rendimento sportivo” (22%). Questo dato, unito al fatto che il 36,8% degli utilizzatori di steroidi non praticavano alcuna attività sportiva, suggerisce che l’abuso di steroidi anabolizzanti si è diffuso nella popolazione adolescente generale e che ottenere un vantaggio nello sport non è la ragione dominante per gli adolescenti che usano questi aiuti. (1)

Come riporta il settimanale AICS online (2): “La lotta al doping dal 2007 ha un nuovo alleato: il Passaporto Biologico. Questo neo-ritrovato della lotta al doping è il frutto dell’incontro avvenuto il 23 ottobre 2007 tra il Presidente dell’agenzia mondiale Anti-Doping (WADA) Richard Pound e il Presidente dell’Unione Ciclisti Internazionale (UCI), Pat McQuaid. In quella sede venne deciso che nessun atleta di livello internazionale potesse sottrarsi a questa normativa, specie per il ciclismo.

L’accordo è stato raggiunto dopo una lunghissima trattativa tra le più importanti federazioni del ciclismo mondiale, nel tentativo di rilanciare l’immagine di uno sport in forte crisi di credibilità dopo anni di scandali legati al doping. Durante la stagione ogni ciclista si deve sottoporre periodicamente a esami del sangue e delle urine per stabilire il proprio profilo ematologico sia nei periodi di attività che fuori dalle competizioni.

Viene così ricostruito il ‘profilo tipo’ di ogni atleta e i dati vengono raccolti durante il suo periodo di riposo. Il profilo che viene individuato diventa il parametro di confronto per ogni valore che verrà riscontrato sull’atleta durante i controlli nei periodi di gara o allenamento.

Il Passaporto biologico è una grande innovazione nel campo dell’antidoping, ma come qualsiasi fuori serie ha avuto bisogno di un periodo di rodaggio, fino ad arrivare al 2011 quando è stato possibile aprire un procedimento per doping sulla base di una variazione del “profilo tipo” dell’atleta.”

tutelasaluteSu Atletica, Magazine della Federazione Italiana di Atletica Leggera, n. 1 gen/feb 2013, è riportata un’intervista ad Alfio Giomi nuovo Presidente FIDAL il quale così si esprime rispetto al caso Schwazer (3): “Non riesco a capire che cosa sia realmente accaduto. Più passa il tempo e più diventa difficile delineare i contorni di questa storia. C’è dentro tutto e il contrario di tutto. Tanti interrogativi. È mai possibile che Schwazer abbia fatto tutto da solo? Ma se non ha fatto tutto da solo, che cosa c’è dietro? E tutto quando ha avuto inizio? E per quali motivi? Penso che di questa vicenda si sappia solo una parte di verità. Per evitare di essere accusato di superficialità, ritengo giusto non emettere giudizi”.

Inoltre così si esprime rispetto al doping: “La federazione farà tutto il possibile e anche di più per combatterlo. Ho scoperto che noi non possiamo più fare i controlli a sorpresa. Spettano al Coni. Noi possiamo solo segnalare i casi che a nostro avviso destano qualche sospetto. Io avrei preferito fare i controlli direttamente, ma non metto in discussione le regole. Di sicuro faremo più esami perché i nostri atleti abbiano una passaporto biologico garantito.”

 

  • WHITEHEAD R., CHILLAG S., ELLIOTT D., 1992, Anabolic Steroid Use Among Adolescents in a Rural State, J. Family Practice 35.
  • Settimanale AICS ANNOV – n°. 232 giovedì 3 novembre 2011.
  • Atletica, Magazine della Federazione Italiana di Atletica Leggera, n. 1 gen/feb 2013, pag. 15-16.

 

Numero Verde Anti-Doping 800 89 6970

 

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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