Credere ai propri sogni

Matteo SIMONE

 

10945613_414122658763992_3600854750310636678_nTrovare il coraggio di credere ai propri sogni significa non accontentarsi dei limiti della propria mente, perché nel momento in cui i nostri desideri più profondi diventano determinazione la forza di questa decisione può cambiare la nostra vita.

Daisaku Ikeda

 

 

Gallese, a seguito della scoperta dei neuroni a specchio, descrive l’importanza dell’immaginazione come una sorta di simulazione mentale: “In quanto esseri umani, abbiamo la facoltà di immaginare mondi che possiamo avere o non avere visto prima, immaginare di fare cose che possiamo avere o non avere compiuto prima. Il potere della nostra immaginazione può dirsi pressoché infinito.

L’immaginazione visiva condivide con la reale percezione diverse caratteristiche. Ad esempio, il tempo impiegato per scrutare attivamente con gli occhi una scena visiva coincide con quello impiegato per limitarsi ad immaginarla. Una serie di studi di brain imaging hanno dimostrato che quando immaginiamo una scena visiva attiviamo regioni del nostro cervello che sono normalmente attive durante la reale percezione della stessa scena.

Come nel caso dell’immaginazione visiva, anche l’immaginazione motoria condivide diverse caratteristiche con la propria controparte ‘attiva’ nel mondo reale. La simulazione mentale di un esercizio fisico, ad esempio, induce un incremento della forza muscolare che è paragonabile a quello ottenuto col reale esercizio fisico. Quando immaginiamo di compiere una data azione, vari parametri fisiologici corporei si comportano come se noi stessimo effettivamente eseguendo quella stessa azione. La frequenza cardiaca e respiratoria aumentano durante l’immaginazione di compiere esercizi motori. Tali aumenti inoltre, così come accade nel reale esercizio fisico, crescono linearmente col crescere dello sforzo immaginato.

L’immaginazione visiva è equivalente alla simulazione di una reale esperienza visiva, così come l’immaginazione motoria è equivalente alla simulazione di una reale ed attiva esperienza motoria. Dobbiamo tuttavia porre l’accento su di un aspetto molto importante: nell’immaginazione motoria il processo di simulazione non è automatico ed implicito, ma è il risultato di un deliberato atto di volontà del soggetto.” (1)

L’atleta può considerare il non raggiungimento di un obiettivo prefissato come una sconfitta personale. Ma nello sport si mettono in conto le sconfitte, servono a farti fermare, riflettere, fare il punto della situazione, osservare, valutare, capire cosa c’è stato di utile, di importante nella prestazione eseguita e su cosa, invece, bisogna lavorare, cosa si può migliorare. Quindi, tutto sommato, la sconfitta potrebbe servire per fare una valutazione delle proprie risorse, punti di forza e, al contempo, delle criticità.

Lavorare attraverso l’esperienza, l’immaginazione, la visualizzazione, permette di esercitarsi, di allenarsi in vista di una situazione da affrontare.

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Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Lo spiega bene Pietro Trabucchi nel suo libro Perseverare è umano: “Negli anni Novanta Anders Ericsson e la sua équipe di ricercatori ha dimostrato che le grandi prestazioni in qualsiasi campo, dalla musica agli scacchi, dallo sport all’arte e alla letteratura, sono frutto in maniera preponderante dell’esercizio e della preparazione piuttosto che di capacità innnate. Le sue acquisizioni sono oggi note con il nome di ‘regola delle diecimila ore’. Ericsson e colleghi cominciarono i loro studi osservando i violinisti che studiavano al conservatorio di Berlino. Con l’aiuto dei docenti divisero gli studenti in tre gruppi secondo le loro performance: per primi individuarono quelli che avevano raggiunto l’apice della prestazione musicale e che promettevano una brillantissima carriera internazionale come solisti. Poi identificarono un gruppo intermedio, quelli ritenuti “bravi” sebbene non all’altezza dei primi. Il terzo gruppo era composto da coloro che non avevano raggiunto un livello tale da permettere loro di vivere come artisti; costoro potevano al massimo aspirare all’insegnamento nelle scuole.

Il team di ricercatori ricostruì le ore di esercizio intenzionale che era stato svolto nel corso degli anni dai componenti dei tre gruppi. Tutti avevano iniziato a suonare il violino alla stessa età, cinque anni. All’età di vent’anni, gli allievi del primo gruppo avevano alle spalle diecimila ore di esercizio, quelli intermedi ottomila e i più scarsi solo quattromila. Da allora – era il 1993 – sono stati compiuti moltissimi studi sulle prestazioni di eccellenza in tutti i campi dell’attività umana e tutti, nessuno escluso, hanno confermato l’intuizione pioneristica di Ericsson. Tutte richiedono una quantità di impegno individuale, sotto forma di esercizio intenzionale, riassumibile a grandi linee in almeno diecimila ore di allenamento. Secondo lo psicologo Micheal Howe la composizione in cui Wolfang Amedeus Mozart dimostra per la prima volta in maniera indubitabile il suo “genio” è il concerto n° 9 K 271. Quando lo scrive, Mozart si stava dedicando alla composizione già da dieci anni, impegnandosi certamente più di tre ore al giorno: dunque aveva già passato largamente le diecimila ore di esercizio.”

Quanto sei disposto ad impegnarti per raggiungere l’eccellenza?

  • sono pronto a mettere in secondo piano alcune cose anche importanti della mia vita;
  • m’impegno molto per migliorare le mie abilità;
  • m’impegno a valutare in maniera costruttiva le mie prestazioni e i miei risultati;
  • assumo la responsabilità dei miei errori;
  • in ogni allenamento cerco di dare il massimo e di essere soddisfatto;
  • mi piace imparare tecniche nuove;
  • considero gli errori delle opportunità di miglioramento e non qualcosa da nascondere a me stesso.

Incontri di Psicologia e Sport:

10930945_10203504893638742_4613508884374319400_nSabato 21 febbraio 2015 ore 17.30 presso la sala del comitato Aprilia Nord (Parco Friuli) via Veneto, 2 – Aprilia – 328 5325794 INGRESSO GRATUITO

La “Runforever Aprilia” organizza un incontro informativo su PSICOLOGIA e SPORT per il benessere e la performance. Come incrementare l’autoefficacia e la resilienza per gestire allenamenti, gare, crisi, sconfitte e infortuni. Relatore dott. Matteo SIMONE Psicologo, psicoterapeuta esperto in psicologia dello sport e dell’emergenza, ultramaratoneta, autore di libri ed articoli.

 

 

Mercoledì 25 febbraio

Evento Universitario: PSICOLOGIA e SPORT per il benessere e la performance nella pratica sportiva. L’evento si terrà presso l’aula degli Stemmi dell’Università degli studi di Camerino, dove il relatore sarà il dott. Matteo Simone.

L’obiettivo dell’intervento è illustrare, in maniera teorico e pratico-esperienziale, aspetti inerenti la resilienza e le modalità per svilupparla; presentare un modello di intervento denominato O.R.A.: Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia che permette alla persona, partendo dal qui e ora, di proiettarsi avanti nel tempo per visualizzare la risoluzione di un disagio o il raggiungimento di un obiettivo considerando le risorse occorrenti e le fonti per sviluppare l’autoefficacia.

Tra gli ospiti troviamo: Luigi del Buono, Campione Europeo Master sulla distanza dei 3000 siepi, che presenterà il suo nuovo libro dal titolo: “Maratona! My friend”.

Info http://www.acrusdcamerino.altervista.org/

 

 

  • Gallese V., La molteplice natura delle relazioni interpersonali: la ricerca di un comune meccanismo neurofisiologico, 2003, Networks 1, p.34.
  • Trabucchi P., Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport. Corbaccio, Milano, 2012, pp. 41-43.

 

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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