Psicologia dello Sport e dell’esercizio fisico

2014.07.06 con raffaeleb

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

La Psicologia dello Sport (PdS) è una disciplina che si è sviluppata in ambito accademico e nel mondo dello sport a partire dalla seconda metà degli anni ’60.

Infatti, durante un congresso di Medicina dello Sport decisero di organizzare il primo congresso mondiale di Psicologia dello Sport, che venne tenuto a Roma nel 1965 e che vide la partecipazione di circa 400 studiosi provenienti da 27 nazioni.

In tale occasione venne fondata la prima Società Internazionale di Psicologia dello Sport, l’International Society of Sport Psychology (ISSP), e Ferruccio Antonelli ne fu eletto presidente.

Martens, uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell’ambito della psicologia dello sport, afferma che l’intervento psicologico deve essere orientato a:

  • tarare gli obiettivi;
  • raggiungere la motivazione;
  • apprendere a controllare le emozioni e l’ansia;
  • focalizzare e concentrare l’energia e l’attenzione;
  • migliorare la fiducia in se stessi e la consapevolezza di sé;
  • controllare le attività immaginative.

Un obiettivo per essere ben formulato deve possedere diverse caratteristiche:

Precisione: l’obiettivo deve essere chiaro, preciso e misurabile

Formulazione in positivo dell’obiettivo.

Cosa voglio ottenere? Che cosa desidero?

Motivazione: l’obiettivo deve motivare, quindi avere degli effetti che possano generare benefici per la persona che lo persegue.

Carica motivazionale dell’obiettivo.

Cosa c’è di così importante per me nel raggiungimento di questo obiettivo?

Sensorialità ed emozionalità: l’obiettivo deve essere percepito a livello sensoriale attraverso immagini, suoni e sensazioni al fine di produrre in noi delle emozioni positive.

Descrizione in termini multisensoriali

Quanto più i tuoi sensi sono coinvolti nella descrizione precisa dell’obiettivo tanto più ti sentirai motivato, e più facile sarà attingere alle tue risorse interne per perseguire le mete desiderate.

E’ importante un lavoro di definizione degli obiettivi sfidanti, chiari, raggiungibili dal quale partire per individuare le risorse, qualità, caratteristiche occorrenti da acquisire o potenziare per raggiungere tali obiettivi

Siamo tutti in grado di perseguire i nostri sogni e raggiungere obiettivi significativi.

1Dichiara DJOKOVIC su Corriere sport stadio del 2.7.2011: “Ho cercato, sin da piccolo, di vedermi in campo l’ultima domenica di Wimbledon giocare la finale, per me è sempre stato l’obiettivo numero uno”.

Immaginarsi avanti nel tempo con l’obiettivo raggiunto:

Come ti vedi avendo già raggiunto l’obiettivo? Dove? Con chi? Come ti senti? Come è stato raggiungere l’obiettivo? Cosa hai fatto? Chi ti ha aiutato? Quali sono state le tue risorse? Come hai iniziato? Da dove sei partito? Quali difficoltà hai incontrato? Come le hai superate?

Una strategia efficace prevede prima di tutto la definizione dei tempi, quindi l’identificazione delle cosiddette “miles stone” (pietre miliari), ovvero dei micro-obiettivi che possano consentire di effettuare periodicamente una verifica e di non deviare dalla traiettoria dell’obiettivo

E’ necessario innanzitutto formulare obiettivi:

  • a breve termine, fissare un determinato risultato da raggiungere entro uno o due mesi;
  • a medio termine, periodo di 6 mesi, deve essere il risultato di una serie di obiettivi a breve termine. Obiettivi a medio termine favoriscono il raggiungimento di obiettivi a lungo termine.
  • A lungo termine, può essere fissato in un periodo di un anno e comprende la pianificazione di un’intera stagione.

10945613_414122658763992_3600854750310636678_nGli obiettivi devono essere significativi, stimolanti, chiari, difficili ma non inarrivabili, mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato.

“Quando ti dai obiettivi troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli, il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza. Cerca una meta più ragionevole e poi gradualmente sorpassala. È il solo modo per arrivare in vetta.” (Emil Zatopek)

«Se immaginate ripetutamente e coscienziosamente di raggiungere un obiettivo, le vostre possibilità reali di successo aumenteranno notevolmente» (Arnold Lazarus, L’occhio della mente, Astrolabio, Roma, 1989, pag. 50.)

Un modo per visualizzare bene l’obiettivo è immaginare di raggiungerlo.

L’ipotesi si basa sull’assunto che, nel momento in cui si immagina di raggiungerlo, un buon obiettivo genera sentimenti di benessere e felicità poiché la mente umana non sembra percepire la differenza tra ciò che si sperimenta realmente e ciò che si immagina di sperimentare.

Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta.

È importante avere delle priorità negli obiettivi.

Fai un programma mentale dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e temporale e come?

Cosa sei disposto a fare, a rinunciare, a sacrificare?

Cosa devi evitare o devi fare per raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il costo? Ne vale la pena?3

La pratica di darsi un obiettivo:

– organizzare il nostro comportamento in funzione di tali obiettivi;

– controllare l’azione;

– prestare attenzione al risultato di tali azioni, per riconoscere se e quando è necessario ritornare alla fase di progettazione.

Il paesaggio degli obiettivi. (CANTARO F., GUASTALLA G., Il segreto della PNL)
L’obiettivo e la “progettazione” fanno parte del vivere nel tempo dell’essere umano, che si muove sulla linea passato-presente-futuro. E che guarda a un futuro, di cui non esiste ancora nessuna certezza, da un presente pieno di disegni possibili.

Prima che un progetto acquisti contorni determinati si muove dentro di noi come
possibilità, come un sogno da realizzare, come un desiderio, una spinta.

E‟ il desiderio di un “oggetto” assente a dare origine al movimento e a stimolare la prefigurazione di risorse e mezzi volta a ottenere la sua realizzazione.

L’obiettivo permette un orientamento dell’azione, che si organizza logicamente intorno a qualcosa e l’azione stessa si determina come intenzione (un dirigersi verso), decisione (ciò che si vuole) e realizzazione (obiettivo già raggiunto).7

John Whitmore nel suo libro Coaching elenca alcune domande utili per passare all’azione:

“Che cosa intendete fare?

Quando lo farete? Questa è forse la domanda più ‘impegnativa’. Tutti possiamo avere grandi idee su ciò che ci piacerebbe fare o che faremo, ma è soltanto quando fissiamo delle scadenze precise che la nostra azione passa a un livello di realtà.

La vostra azione vi condurrà all’obiettivo?

Quali ostacoli ppotreste incontrare? E’ importante essere preparati ad affrontare tutte le difficoltà che potrebbero insorgere e impedire di condurre a termine l’azione. Potrebbero incombere scenari catastrofici legati a fattori esterni, ma possono anche palesarsi ostacoli originati da fattori interni, come per esempio eccessivi timori.

Chi dovrà essere al corrente dell’azione? Il coach deve pertanto assicurarsi che venga stilato un elenco di tutte le persone che resteranno in qualche modo coinvolte nell’azione e che si predisponga un piano per informarle tempestivamente.

Di quale aiuto avrete bisogno? Il fatto stesso di condividere con un’altra persona l’azione che intendete intraprendere sortisce spesso l’effetto di rendervi più sicuri di attuarla.

Come e quando otterrete tale aiuto? Non ha molto senso desiderare un aiuto senza compiere i passi necessari per riceverlo.”

Solo con una chiara e dettagliata idea di quelli che sono i tuoi propri obiettivi la mente riesce ad organizzare comportamenti in funzione del raggiungimento dell’obiettivo stesso.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia di riuscita?

Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito.

Quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta.

Persuasione verbale da parte di altri che tendono a sottolineare gli elementi positivi di un gesto o un’azione.

MOTIVAZIONE

Motivi dominanti che si trovano alla base della scelta di praticare una disciplina sportiva:

  • il divertimento il desiderio di stare con gli amici o di farsene di nuovi (l’affiliazione)
  • l’acquisizione e il miglioramento delle abilità sportive (competenza)
  • l’affrontare situazioni eccitanti per tentare di superarle (attivazione)
  • il mantenimento della forma fisica

Affiliazione, cioè la necessità per l’individuo di stabilire relazioni interpersonali con i suoi simili

La socializzazione non è prerogativa degli sport di squadra perché anche negli sport individuali ci sono allenamenti di gruppo, trasferte e occasioni di scambi in compagnia.

Incanalare le proprie energie e sfogare eventuali tensioni.

Volontà di raggiungere il successo acquisendo così prestigio, status sociale via via più elevato e rinforzi estrinseci.

– atleti motivati intrinsecamente

– atleti motivati estrinsecamente

MOTIVAZIONE INTRINSECA

Si compie un’azione perché motivati dal piacere che procura l’attività in cui si è impegnati.

Spinta interiore che sostiene il desiderio di fare bene e l’impegno in un’attività dalla quale si trae soddisfazione per ciò che si fa e per come lo si fa.

MOTIVAZIONE ESTRINSECA

In questo caso il comportamento sembrerebbe maggiormente mosso dal bisogno di raggiungere una approvazione esterna piuttosto che verso la soddisfazione di un bisogno individuale.

Atleti motivati intrinsecamente

L’atleta sarà più concentrato rispetto ai suoi compagni sia sui suoi obiettivi che su quelli della squadra; non ci sarà bisogno di uno stimolo continuo da parte dell’allenatore, ciò che fa è il modo per appagare un suo bisogno.

Lo sport in questo caso può essere visto come il modo per sentirsi realizzato raggiungendo una meta importante per se stessi ponendosi continuamente nuovi limiti e superandoli per arrivare al più alto grado di eccellenza.

La forza di questo tipo di motivazione è tale che si può ipotizzare una maggiore facilità di gestione delle difficoltà, di eventuali infortuni ed incomprensioni con l’allenatore o compagni.

Queste saranno considerate solo come piccoli e temporanei ostacoli da aggirare nel tempo più breve possibile e comunque non distoglieranno l’atleta dal portare a termine il suo compito.

Atleti motivati estrinsecamente

All’estremo opposto del continuum troviamo invece gli atleti estrinsecamente motivati.

In questo caso l’individuo ha bisogno di continui rinforzi, positivi o negativi, da parte di altre persone per portare avanti la sua attività.

Equilibrio motivazione intrinseca ed estrinseca per il successo, gli atleti che hanno i migliori risultati motivazionale come ad esempio la persistenza, un atteggiamento positivo, la concentrazione inflessibile tendono ad essere sia estrinsecamente ed intrinsecamente motivato.

E’ molto più importante avere un’alta motivazione intrinseca che un alto contenuto di motivazione estrinseca, la motivazione estrinseca è efficace solo quando la motivazione intrinseca è elevata.

Essere determinati esclusivamente da motivazioni estrinseche non è psicologicamente sano, perché la mancanza di ricompense intrinseche può portare a smettere.

Motivazione intrinseca ti aiuta a superare le zone asciutte nella tua carriera e mantiene l’accento sul divertimento.

Ogni cosa va fatta con attenzione e consapevolezza. La persona diventa in grado di gestire le sue forze e capacità fisiche e sportive. E’ importante conoscere i propri limiti e non strafare ma nemmeno preoccuparsi più di tanto. Importante è fidarsi di se stesso ma anche di avvalersi di strumenti e professionisti che possono darti giusti consigli ed aiuti idonei e mirati per ogni persona.

La visione di questo filmato è consigliabile per trasmettere il messaggio che “Più grande è la lotta più glorioso è il trionfo” e che “Puoi fare qualsiasi cosa”:

http://www.youtube.com/watch?v=IHdxs1WNHMo

Will cade, cade in acqua, soffoca, l’acqua entra nei polmoni. Mentre tutti, spaventati, cercano Will disperatamente, lui riemerge dall’acqua, felice.

Il suo adorato bruco non c’è più: ne è volata via una bellissima farfalla.

 3 4 6e

Bibliografia

Arnold Lazarus, L’occhio della mente, Astrolabio, Roma, 1989, pag. 50.

Bandura A., Il senso di autoefficacia. Aspettative su di sé e azione, Erickson, Trento, 1996.

Corriere sport stadio 2.7.2011.
CANTARO F., GUASTALLA G., Il segreto della PNL, Sonda, 2009, p. 109.
Corriere sport stadio 2.7.2011.
Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne editrice, Roma, 2011.

  • Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale, Sogno Edizioni, Genova, 2013.
  • R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.
  • Sviluppare la Resilienza Per affrontare crisi, traumi,sconfitte nella vita e nello sport. MJM, Meda (MI), 2014.

Whitmore J., Coaching. Per le aziende e le persone che vogliono: crescere e apprendere, migliorare le prestazioni, trovare scopo e significato, Sperling &Kupfer, Torino, 2006, pp. 128-130.

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport

Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...