Cosa spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

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Matteo SIMONE

Mi è stato proposto di scrivere un’opera che tratti il tema degli ultramaratoneti e delle gare estreme dal punto di vista psicologico, apportare testimonianze di atleti simbolo di queste discipline. Cosa motiva questi atleti? Quali i meccanismi psicologici? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Per approfondire il mondo degli ultramaratoneti e delle gare estreme ho costruito un questionario ed ho raccolto alcune risposte. Questo ci permette di conoscere più da vicino le motivazioni che affascinano le persone ad avvicinarsi a questo tipo di discipline considerate estreme. Sono stati contattati atleti che hanno percorso competizioni sportive della distanza superiore alla maratona e quindi anche coloro che hanno gareggiato alle IRONMAN che prevede 3,8km di nuoto, 180k. di bicicletta e la maratona di corsa a piedi.

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Quello che emerge dalle risposte al questionario da parte degli ultramaratoneti o ironman è che gli atleti riportano una fierezza nelle loro risposte raccontando il numero delle loro competizioni ed il grado di difficoltà, quindi una sorta di curriculum esperienziale corredato dalla partecipazione a diverse gare estreme che li abbiano provati fisicamente e mentalmente.

Rispetto al senso di essere ultramaratoneta, alcuni atleti hanno evidenziato semplicemente la partecipazione a gare di distanza superiore alla maratona mentre altri hanno evidenziato aspetti inerenti le capacità mentali di perseguire uno sforzo prolungato nel tempo oltre quello previsto per la percorrenza della distanza di una maratona e le conseguenze relative, tipo la capacità di saper soffrire, di saper autoregolare le proprie energie, lo sperimentare nuove emozioni.

Dalle loro risposte emerge che le potenzialità dell’essere umano sono inimmaginabili, si scopre per caso di essere portati per qualcosa per la quale siamo disposti ad investire in tempo, fatica o danaro. A volte su invito di amici, parenti o medici ci dedichiamo ad attività per noi sconosciute o che non abbiamo mai avuto modo o occasione di praticare o di interessarci e, come per magia, gradualmente ci accorgiamo di diventare quasi dipendenti, ci accorgiamo che tali attività, tali interessi per qualche motivo ci procurano benessere, ci fanno sperimentare situazioni piacevoli.

Gli atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere ed alla ricerca della sfida, per verificare quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo.

Gli atleti considerano l’importanza del fattore mentale, affermando che non basta solamente l’allenamento fisico ma è opportuno sviluppare anche aspetti mentali quali la caparbietà, la tenacia, la determinazione e questi aspetti poi saranno utile anche per la vita quotidiana, infatti permetteranno di saper gestire ed affrontare determinate situazioni considerate difficili.3

Chi sceglie di essere ultramaratoneta e di partecipare a gare estreme sembra che non abbia limiti, vuole andare avanti, vuole cercare competizioni sempre più dure, difficili, e solo l’infortunio, l’incidente, un malessere può fermarli. Quindi si smette per motivi di salute, per logorio, impossibilitati a continuare. Si smette a malincuore, si vorrebbe essere invincibili, imbattibili, supereroi, infiniti, quasi immortali.

Dalle rispose emerge che gli infortuni si mettono in conto e che si è disposti a fermarsi un po, oppure a rallentare i ritmi. L’ultramaratona più che uno sport estremo viene considerato un lungo viaggio.

Rispetto a “Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?” Le risposte degli atleti fanno riferimento ad altre dimensioni, al superare il normale, il banale, la vita quotidiana, si parla di girare una curva per vedere cosa c’è dietro, scoprire quello che non si può vedere e quindi la voglia di superarsi, di superare il noto, il conosciuto. Gli atleti più che di sport parlano di un viaggio nel mistero, nella conoscenza propria, nel vedere cosa riescono a fare, cosa riescono a sopportare, a raggiungere.

Emerge la consapevolezza dell’importanza del fattore mentale per spingersi oltre, per portare il fisico a sforzi estenuanti, ma emerge anche la consapevolezza dell’ascolto del proprio corpo, della possibilità che problemi fisici possano impedire di andare oltre, anzi addirittura possono portare l’atleta ad uno stop definitivo per problemi gravi, per aver sottovalutato i messaggi del proprio corpo.

Rispetto a: “Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?” Emerge l’importanza di alcuni aspetti mentali utili nella vita e nello sport. Ad esempio si considera l’importanza dell’autoefficacia, cioè il sapere di sapere fare, la convinzione di poter riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

Emerge da un lato una sorta di dipendenza dal ricercare il limite, quasi una sorta di inconsapevolezza e di perdita di controllo, infatti in qualche modo si cerca aiuto a famigliari di intervenire per farsi legare e non osare troppo.

Gli ultramaratoneti raccontano episodi di sofferenza dove hanno continuato ad andare avanti per portare a termine la competizione es. “Ho camminato per quasi 40 km, 10 dei quali scalzo sui talloni, di notte e in salita.”, ma alcuni riportano di essersi fermati ed aver deciso di rinunciare nella loro impresa troppo ardua, es. “Un circuito di 355m ripetuto per 200 volte, dopo 10h30’ non ne potevo più e sono andato a casa.”

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Alcuni ultramaratoneti ritengono di poter disputare qualsiasi competizione estrema, infatti alcuni hanno risposto: “Ritengo che possa arrivare in fondo a qualsiasi gara”, “Penso che con un buon allenamento mentale si possa portare a termine qualsiasi gara”:

Altri hanno dichiarato di temere gare troppo lunghe, di distanze superiore ai 200 km, di seguito alcune risposte: “Il Tor des Geants”, “Ho rinunciato alla 9 Colli, alla Sparta-Atene”, “202 nove colli”, “PROBABILMENTE UNA GARA MOLTO LUNGA E MOLTO TECNICA”, “La 6 giorni”. Alcuni temono le condizioni atmosferiche oppure la privazione del sonno, ecco alcune risposte: “Temo il freddo, quindi ogni gara esposta a temperature rigide mi preoccupa (il che non significa che prima o poi non la proverò…)”, “Forse le gare di ultracycling di diversi giorni e con molte salite lunghe e ripide, nelle quali oltre all’impegno fisico estremo mi spaventa la carenza di sonno.”

Dalle risposte emerge per alcune una sorta di consapevolezza dei propri limiti, per altri emerge una sorta di pensiero quasi delirante di poter far tutto di riuscire in tutto e questo si acquisisce con l’esperienza graduale nel riuscire nelle proprie imprese, negli obiettivi che si stabiliscono avendo cura nei minimi particolari e con un approccio volto ad una forza interiore che sostiene quella fisica che da sola non basterebbe per compiere imprese considerate dai non addetti ai lavori quasi suicidarie.

Gli ultramaratoneti riportano di non considerare la partecipazione ad ultramaratone come spingersi oltre i limiti ma hanno un approccio di sicurezza in quello che fanno avendo sperimentato con gradualità crescente la propria autoefficacia, cioè di poter riuscire ad aumentare il chilometraggio in allenamento ed in gara utilizzando delle strategie che gli permettano di superare eventuali crisi, difficoltà o quello che viene definito limite. Altri vogliono sperimentare sensazioni ed emozioni che possono essere di dolore o sofferenza che comunque non impedisce il raggiungimento di un loro obiettivo.

Per la maggior parte degli atleti i famigliari sono preoccupati per la loro salute, soprattutto per gli atleti con età più avanzata, inoltre lamentano il fatto che non sono mai presenti per i lunghi allenamenti e gli impegni per la partecipazione alle gare. Inoltre, molti atleti riportano di essere considerati matti da parte di famigliari ed amici ma tanti riportano anche di essere ammirati dai propri amici. Nonostante tutto, gli atleti ultramaratoneti seppur riconoscendo i propri limiti, le proprie difficoltà, continuano a rincorrere i loro sogni cercando di fare l’impossibile e spingersi sempre più in condizioni estreme per cercare di essere sempre al limite.

Emerge, per molti, che la partecipazione a gare estreme è una scoperta, un contattare il proprio limite, sfidare se stessi, conoscere nuovi percorsi, sentire nuove emozioni; alcuni considerano le gare estreme qualcosa da affrontare serenamente a volte sottovalutando la difficoltà ed il rischio che si corre.

Per quanto riguarda le ultramaratone gli atleti sperimentano sicurezza nel riuscire a portare a termine tali competizioni estenuanti, inoltre sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisione, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri ma prima di tutto da se stessi, si scopre di possedere capacità insospettate, e questo serve da insegnamento anche nella vita oltre che dallo sport, si impara a superare qualsiasi ostacolo, a comprendere che per ogni problema c’è almeno una soluzione e che è possibile trovare tale soluzione che ti porterà al traguardo finale a superare gli imprevisti le sofferenze che comunque diventano passeggere. Ecco perché queste persone non si fermano mai, più corrono e più sperimentano, più sperimentano più si emozionano, più si emozionano e più si sentono vivi, sentono che la loro vita ha un senso per loro anche se gli altri li giudicano matti da legare, o suicidi o masochisti, ma per loro l’essenza della vita è sperimentare le proprie capacità personali, misurarsi con l’impossibile, l’incerto, sfide continue per conoscere se stessi, per entrare dentro se stessi e fare un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e delle proprie possibilità, capacità di affrontare e ritornare sempre a rialzarsi quando si casca, ci si infortuna.

Riportano di cercare di rispettare gli impegni famigliari cercando di incastrare bene gli allenamenti tra la vita famigliare e quella lavorativa, ma a volte succede che non si è compresi dai famigliari ed allora si creano difficoltà relazionali.

Quello che emerge dalla possibilità di tornare del passato è, per la maggior parte, una volontà di inizare prima a fare sport, mentre per alcuni invece è fare più attenzione alla preparazione o alla condotta di gara, o al tempo tolto ad altri interessi.

Rispetto all’uso di eventuali farmaci o integratori, la maggior parte riporta di far uso di integratori salini ed alcuni di aminoacidi.

Alcuni ultramaratoneti fanno ulteriori accertamenti ed esami medici oltre quelli previsti per l’idoneità all’attività agonistica, mentre la maggior parte ritiene sufficienti quelli prescritti dal medico dello sport affidandosi alla loro competenza e professionalità.

Alcuni riportano di aver ricevuto consigli da parte di medici, in particolare ortopedici o fisiatri, di ridurre o cessare l’attività fisica, altri riportano di aver ricevuto tale suggerimento da non medici, esempio famigliari.

Il sogno del cassetto per gli ultramaratoneti sono partecipare a competizioni di distanza o condizioni superiori o più estreme rispetto a quelle già sperimentate. Ma anche gareggiare con la propria moglie oppure diventare organizzatori di gare ultra o estreme. Riporto il sogno di un ultramaratoneta: “IL MIO SOGNO CHE SPERO DI REALIZZARE QUEST’ANNO STA PER DIVENTARE REALTA’ OVVERO ORGANIZZARE UNA MANIFESTAZIONE PODISTICA. SIAMO NOI CHE DOBBIAMO FAR SI CHE I SOGNI SI AVVERINO ECCO PERCHE’ PER IL 4 LUGLIO ORGANIZZO LA SEI ORE DE CONTI A SERRA DE CONTI IN PROVINCIA DI ANCONA. SPERO CHE TU POSSA DARE IL TUO CONTRIBUTO ALLA REALIZZAZIONE DEL MIO SOGNO SEMPLICEMETE CON LA TUA PRESENZA.”

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

380-4337230 – 21163@tiscali.it

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