L’esperienza del limite alla Spartathlon (246km da Atene a Sparta)

Matteo SIMONE

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Dalle risposte di questi atleti emerge la consapevolezza dell’importanza del fattore mentale per spingersi oltre, per portare il fisico a sforzi estenuanti, ma emerge anche la consapevolezza dell’ascolto del proprio corpo, della possibilità che problemi fisici possano impedire di andare oltre anzi addirittura possono portare l’atleta ad uno stop definitivo per problemi gravi, per aver sottovalutato i messaggi del proprio corpo.

Alcuni raccontano di aver sperimentato il limite alla Spartathlon (246km da Atene a Sparta):

“E’ stata proprio questa gara, la Sparta Atene del 2011, che mi ha fatto sperimentare il limite delle mie gare e soprattutto ho capito che bisognava che ascoltassi la richiesta di aiuto da parte del mio fisico. Infatti dopo un inizio brillante della gara, al 130esimo km ho iniziato a sentire sensazioni strane mai avvertite che mi hanno convinto a fermarmi e a ritirami al km 172. In passato, nonostante problemi fisici ho resistito, stretto i denti ma sono sempre arrivato al traguardo. In sintesi ho avuto una grave insufficienza renale da rabdomiolisi, dovuta allo sforzo, alla cattiva idratazione e alimentazione durante la gara.

Dopo le necessarie cure ospedaliere e alla convalescenza, tutte le funzioni vitali sono tornate nella norma, ma dietro consiglio dei medici, sono tornato a fare un’attività fisica gradualmente fino ad un’oretta di corsa ma con i ritmi che fanno bene alla salute e no che la devastano!! Ora dopo tre anni da questa brutta avventura, le gambe sono tornate abbastanza in forma ma ho abbandonato le gare (sconsigliate dai medici) e continuo ad allenarmi senza esagerare e fermandomi quando il fisico lo richiede. Al momento il problema che è rimasto è un problema psicologico, un blocco dovuto alla paura ricordando ciò che è accaduto.”

“Si alla Spartathlon nel 2006.”

“Non so se posso dire di aver trovato il mio limite ma una volta durante la Spartathlon (246km da Atene a Sparta), al 156°km ero transitato in 18 ore e me ne mancavano 18 per finire la gara ho pensato di avercela fatta perché mio suocero che correva solo la Domenica, la 100km del Passatore la chiudeva in meno di 18 ore. Purtroppo da lì a poco ho avuto una crisi di sonno e non riuscivo ad andare avanti, ritirandomi. Forse era il mio limite?”

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

380-4337230 – 21163@tiscali.it

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