Importante credere in quello che si fa ed avere la passione che ti sostiene

Matteo SIMONE

Gatto-Specchio

Racconti di gare estreme, dove si arriva al punto di rischiare di morire o comunque dove si sperimentano condizioni estreme di fatica fisica o atmosferica, oppure si rischia di perdersi o precipitare. Difficili sono considerate anche le gare dove si ripete un breve circuito per tantissime ore. Ma tutto ciò non basta per limitare il rischio, si arriva al punto di chiedere di essere incatenati. Alcuni atleti sono abbastanza resistenti alle gare estreme superano tutte le difficoltà e i rischi e si proiettano su nuove sfide da affrontare serenamente con sicurezza. Estreme e difficili sono considerate anche quelle dove non vi è motivazione, si corre con svogliatezza, quindi è importante credere in quello che si fa ed avere la passione che ti sostiene. Ecco cosa raccontano alcuni ultramaratoneti:

“La gara più estrema e difficile per me, si è capito, è stata proprio la Sparta Atene, ed è quella che sicuramente non porterò mai a termine proprio perché essendo fermo già da tre anni, e mai decidessi di riprendere un percorso di gare, sarà quasi impossibile ritornare ad avere la preparazione per tornare a pensare a rifarla!”

“La 100km del Passatore ed il Gargano Raid di 77km e 3000mt D+, corso per metà in solitario.”

“La TDS del Monte Bianco, 29 ore con dislivelli durissimi, discese durissime, dove bisognava reggersi alla corda, stare attenti a non scivolare giù nei burroni.”

“L’Ironman Frankfurt, quando dopo 10 ore di gara arriva la crisi fisica, e soprattutto mentale, proseguire è dura.”

“La mia gara più estrema è stata la Maratona del Ventasso, di 42 km, ma mi ha impegnato molto duramente con salite e discese proibitive. E poi l’ultima Pistoia Abetone, quella del 2007, dove ho capito che dovevo farla finita con le ultramaratone e ho detto ai miei di incatenarmi nel caso avessi voluto rifarla.”

“Come dicevo poc’anzi, la 100 km delle Alpi è stata la più difficile. Ho camminato per quasi 40 km, 10 dei quali scalzo sui talloni, di notte e in salita.”

“Credo l’Ironman di Lanzarote.”

“La 12 ore di Carapelle, un circuito di 355m ripetuto per 200 volte, dopo 10h30’ non ne potevo più e sono andato a casa.”

“Di gare ne ho corse tante e tra le più dure al mondo: Spartathlon, Badwater, Ultrabalaton, Nove Colli Running, Brazil135… La gara estrema più dura? La prossima, il passato è passato ed è vivo nei ricordi in un cassetto del mio cuore.”

“La Pistoia-Abetone, ben più dura di una 100 km!”

“Le 24h in pista una cosa per me inconcepibile, ma l’ho corsa!!!”

“Quelle che non ho finito. Il che vale anche per un 1500 m in pista in cui mi ritirai completamente devastata all’età di 14 anni.”

“La Spartathlon.”

“La mia gara più estrema credo sia stata la 50km dentro le grotte di Stiffe (AQ) dove l’umidità era al 100% e ho dovuto affrontare 17.000 scalini. Mentre la gara più dura è stata il Cammino Inca in Perù dove abbiamo superato 2 passi sopra i 4000mt slm e non avevo fiato per respirare.”

“Quelle che ho affrontato senza consapevolezza o senza coscienza delle mie possibilità.”

“24 ore…e poi la prima (100k torino saint vincent).”

“La gara piu estrema la 48 ore e penso anche la piu difficile.”

“La prima, il passatore però andata pure bene 12 e 22.”

“Una gara in Spagna di 100km con 8000m di dislivello in cui mi sono persa nella nebbia. Angoscia allo stato puro, potrei dire terrore.”

“Il Tor des Geants, ma e’ stata anche l’esperienza più bella che abbia mai sperimentato!”

“Penso che la gara più difficile sia la 24h sia fisicamente che psicologicamene.”

“Tutte le 24h effettuate con la Nazionale (finora 4).”

“La più difficile è stata la utlo! Fatta senza un minimo di preparazione e portata a casa comunque!”

“Quella in cui ho avuto (mi capita spesso) problemi di stomaco.”

“Nella maremontana di due anni fa ho pensato di morire per il freddo, arrivare al ristoro e stato una impresa fatta piu che per una gara per sopravivere.”

“Forse estrema come difficoltà tecnica il Trofeo Kima, per via dei tratti esposti e con catene in alta montagna. Per me che pochi anni fa soffrivo di vertigini a un metro da terra è stata una vittoria. La più difficile a livello di resistenza, la Diagonale de Fous (29 ore di gara).”

Dalle risposte alla decima domanda emerge da un lato una sorta di dipendenza dal ricercare il limite, quasi una sorta di inconsapevolezza e di perdita di controllo, infatti in qualche modo si cerca aiuto a famigliari di intervenire per farsi legare e non osare troppo.

Gli ultramaratoneti raccontano episodi di sofferenza dove hanno continuato ad andare avanti per portare a termine la competizione es. “Ho camminato per quasi 40 km, 10 dei quali scalzo sui talloni, di notte e in salita.”, ma alcuni riportano di essersi fermati ed aver deciso di rinunciare nella loro impresa troppo ardua, es. “Un circuito di 355m ripetuto per 200 volte, dopo 10h30’ non ne potevo più e sono andato a casa.”

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

380-4337230 – 21163@tiscali.it

ssml

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