Storie di crisi nelle lunghe distanze

Matteo SIMONE

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Gli atleti raccontano volentieri i momenti di crisi dove si sentivano spacciati, sfiniti, arresi, ma poi qualcosa è cambiato, si sono trasformati come se avessero indossato un costume da supereroe e sono ritornati in piedi con le energie sufficienti per portare a termine l’obiettivo prefissato, infatti è stato chiesto a diversi ultramaratoneti di raccontare un aneddoto e molti raccontano queste vicende ed esperienze rimaste impressse e che sono utili in eventuali altri momenti di crisi per ricordare che già altre volte hanno superato un momento difficile e quindi se vogliono ad ogni problema c’è almeno una soluzione. Di seguito le risposte ricevute alla doomanda: “Ti va di raccontare un aneddoto?”:

“A Brisighella (88°km) sono esausto, il ginocchio mi fa male soprattutto quando dal cammino passo alla corsa, il piede è anestetizzato, non lo sento più, sento la scarpa che stringe parecchio credo si sia gonfiato e circoli meno sangue, iniziano così i 12km più lenti della mia vita podistica. Continua a leggere

Con un buon allenamento mentale si può portare a termine qualsiasi gara

2014.07.06 con raffaeleb

Matteo SIMONE

L’ultramaratoneta ha scoperto che volendo, si può far tutto, che la passione è un motore potente che riesce a mobilitare le energie occorrenti per portare a termine qualsiasi impresa con qualsiasi condizione, è una sorta di adattamento graduale che ti permette gradualmente di incrementare l’autoefficacia personale e sviluppare la resilienza che ti permette di andare avanti e non fermati per imprevisti o crisi ma avere la capacità di gestire momento per momento con tutte le proprie risorse, capacità personali scoperte nel corso di precedenti competizioni e situazioni. Continua a leggere

Una gara di 10 giorni oppure fare la maratona palleggiando con 2 palloni

Matteo SIMONE

images (1)Il sogno nel cassetto di SATTA MARINELLA, nata a Domusnovas (Cagliari) e Residente in Torino: “Mi piacerebbe fare una gara di 10 giorni, oppure provare a fare la maratona palleggiando con 2 palloni. Appena mi capita l’occasione, spero presto, proverò a fare la maratona con 2 palloni.”

Marinella ora è una ultramaratoneta, ma ha sempre avuto lo sport nelle vene, ha sempre fatto sport ed a un certo punto del suo percorso ha scoperto di avere potenzialità inimmaginabili di ultrarunner, infatti su invito partecipa ad una maratona con soli due allenamenti portandola a termine con un risultato soddisfacente tanto da diventare una passione vitale.

Ecco come qual è stato il suo percorso per arrivare a disputare competizioni di corsa di più giorni e le più strane e meno immaginabile, e ciò che succede anche per altri ultramaratoneti, sorprendere se stessi ed il mondo con sfide sempre più strane, difficili, impensabili. Continua a leggere

Diventare ultramaratoneta: un percorso casuale, la distanza mi ha chiamato

Matteo SIMONE

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A volte su invito di amici, parenti o medici ci dedichiamo ad attività per noi sconosciute o che non abbiamo mai avuto modo o occasione di praticare o di interessarci e come per magia gradualmente ci accorgiamo di diventare quasi dipendenti, ci accorgiamo che tali attività, tali interessi per qualche motivo ci procurano benessere, ci fanno sperimentare situazioni piacevoli.

Ecco le risposte ricevute alla domanda: “Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?”:

“Ho iniziato a corricchiare una mezzamaratona con un amico per scommessa a 32 anni. Da lì non mi sono più fermato.” Continua a leggere

Trovare dentro di se risorse fisiche e mentali che non si immagina di possedere

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Matteo SIMONE

 

Gli ultramaratoneti sanno in qualche modo riusciranno nelle loro ardue imprese e che comunque sempre da qualche parte devono attingere le risorse fisiche e mentali per andare avanti nel raggiungimento del loro obiettivo.

Questo lo sa anche Lisa Borzani, atleta azzurra ultratrail che il prossimo 30 maggio sarà impegnata nei mondiali ultratrail.

Lisa è una ultramaratoneta che nasce dalla strada e si innammora del trail correndo per i sentieri a contatto con la natura ma non disdegna gare su strada, anzi alla prima esperienza trail ebbe una sorta di trauma: “Alla fine del mio primo tentativo di ultratrail di 50km arrivai al traguardo 3 ore dopo il mio compagno e, quasi in lacrime per la troppa fatica provata gli dissi: ‘mai piu’!! asfalto tutta la vita!!’. …Poi l’anno successivo cominciai ad allenarmi per il Tor des Geants” Continua a leggere