Storie di crisi nelle lunghe distanze

Matteo SIMONE

marathon

Gli atleti raccontano volentieri i momenti di crisi dove si sentivano spacciati, sfiniti, arresi, ma poi qualcosa è cambiato, si sono trasformati come se avessero indossato un costume da supereroe e sono ritornati in piedi con le energie sufficienti per portare a termine l’obiettivo prefissato, infatti è stato chiesto a diversi ultramaratoneti di raccontare un aneddoto e molti raccontano queste vicende ed esperienze rimaste impressse e che sono utili in eventuali altri momenti di crisi per ricordare che già altre volte hanno superato un momento difficile e quindi se vogliono ad ogni problema c’è almeno una soluzione. Di seguito le risposte ricevute alla doomanda: “Ti va di raccontare un aneddoto?”:

“A Brisighella (88°km) sono esausto, il ginocchio mi fa male soprattutto quando dal cammino passo alla corsa, il piede è anestetizzato, non lo sento più, sento la scarpa che stringe parecchio credo si sia gonfiato e circoli meno sangue, iniziano così i 12km più lenti della mia vita podistica.

Cammino dal ristoro fino all’uscita del paese, ogni volta che riprendo a correre sento male al ginocchio, vorrei continuare a camminare ma con due rapidi calcoli mi rendo conto che ci vorrebbe troppo tempo ed in quel momento il desiderio più grande per me è arrivare il prima possibile per smettere di correre, mi faccio forza e cerco di ridurre al minimo i tratti di cammino.

Il successivo ristoro sembra non arrivare mai perché si trova al 95° circa, a 7km dal precedente di Brisighella, 2km in più del solito, 2km che sembrano non passare più. Afferro un bicchiere d’acqua, i volontari mi incitano, mancano 5km a Faenza ma con 95km nelle gambe anche 5 miseri km sembrano interminabili, maledico il giorno che mi sono iscritto e mi riprometto di non rifarla mai più!

Ormai è fatta. A 2km dalla fine si entra nel paese, spengo la frontale e la metto in tasca, ormai è fatta, 98km e corro ancora, sono appena passate le 4:00 del mattino, è ancora buio, ho vinto la scommessa col sole, arriverò prima io del suo sorgere.

L’ultimo km è qualcosa che non si può descrivere, un misto di gioia, soddisfazione e sofferenza, penso ai tanti km fatti, al magnifico viaggio iniziato 5 mesi fa e che sta per terminare.

Ultimi 400mt inizia la volata, ho un tizio davanti e non voglio mi rovini la foto dell’arrivo, lo supero a 200mt dal traguardo, passo sotto l’arco di arrivo, esausto ma soddisfatto!

Alzo le braccia al cielo, ce l’ho fatta, contro il ginocchio, contro il piede, sono fiero di me mentre una ragazza mi mette la medaglia al collo e mi dice ‘bravo’!”

“Incontrai la vincitrice di una 100 km del Sahara, stava attraversando una crisi pazzesca, l’ho incoraggiata a non mollare, a camminare che la crisi prima o poi passa, ed è passata.”Gara-Passatore1

“La corsa mi ha insegnato che con impegno e sacrifici si possono realizzare i sogni; diverse volte mi è capitato di pensare che tutto era finito, con la mia forza di volonta sono riuscita a proseguire la gara e vincere; questa è la mia forza! La mia testa ha sempre fatto la differenza ho imparato a resistere a tener duro, e così ho realizzato i miei sogni.”

“Ti posso raccontare di come la nostra testa sia importante in questo tipo di gare e di come basti poco per superare una crisi. Stavo partecipando alla mia prima 24h dopo una buona metà gara insorgono i primi problemi stanchezza fatica ecc. io ero andato con l’obbiettivo di fare almeno 220km. Ad un certo punto non volevo più quasi correre il mio assistente/allenatore mi ferma un attimo e trova le parole giuste riattiva in me la voglia di correre l’ultima ora di gara dovrei averla corsa più forte addirittura della prima, questo per dire che su questo tipo di gare o ti fermi per veri problemi fisici altrimenti tutto il resto è superabile, chi ci riesce può arrivare a grandi cose”

“Aneddoti sono le crisi lungo il percorso che mi fanno fare di tutto ma poi passano ed è un po come risorgere!”

“Ho corso una 100km con a fianco la mia compagna in bicicletta, ho dosato bene le energie, mi preoccupavo per lei, mi preoccupavo che non si stancasse e alla fine ho vinto la gara facendo il mio personale, ho chiuso gli ultimi km molto velocemente e ho capito che la mente fa tanto, il pensare a lei mi ha distratto e non ho sentito la fatica più di tanto.”

“Una crisi di sonno, di freddo, una stanchezza mai provata al limite del collasso, pallore e vomito, impossibilità anche nel camminare piano e in linea retta, completamente al buio, i muscoli bloccati… c’era da impazzire… tutto questo dopo 70 km di gara e con altri 30 davanti… ho creduto in me e, nonostante la scarsa lucidità, ho usato la testa e l’ho finita… correndo! “

“UTMB 2011, mai fatto 170km tutto d’un fiato, al 90km sono in crisi, ho i crampi e voglio ritirarmi in uno sconforto totale. Sono sdraiato all’interno della tenda del ristoro da un’ora e di colpo arriva la mia amica Cinzia anche lei in gara, che urlando mi dice ‘dai dai alza le chiappe smettila di lamentarti e andiamo!’. Non mi sono più fermato recuperando 80 posizioni e giungendo 29° e primo Italiano.”

Tra gli aneddoti raccontati dagli ultramaratoneti vi sono tante emozioni sperimentate correndo sia in solitudine stando con i propri pensieri, dolori, sofferenze, ma anche riuscire nei propri obiettivi; ed anche sensazioni sperimentate con amici o altri atleti incontrati durante i lunghi percorsi di gara.

Molti aneddoti riguardano situazioni di crisi superate, dove si arrivava al punto di considerare di non fare più questo tipo di competizioni ma che poi dopo aver gestito e superata la crisi, la voglia di riprovare tornava sempre per far meglio, per mostrare a stessi e agli altri di riuscire in quello che si vuole.

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

380-4337230 – 21163@tiscali.it

ssml

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