Trovare dentro di se risorse fisiche e mentali che non si immagina di possedere

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Matteo SIMONE

 

Gli ultramaratoneti sanno in qualche modo riusciranno nelle loro ardue imprese e che comunque sempre da qualche parte devono attingere le risorse fisiche e mentali per andare avanti nel raggiungimento del loro obiettivo.

Questo lo sa anche Lisa Borzani, atleta azzurra ultratrail che il prossimo 30 maggio sarà impegnata nei mondiali ultratrail.

Lisa è una ultramaratoneta che nasce dalla strada e si innammora del trail correndo per i sentieri a contatto con la natura ma non disdegna gare su strada, anzi alla prima esperienza trail ebbe una sorta di trauma: “Alla fine del mio primo tentativo di ultratrail di 50km arrivai al traguardo 3 ore dopo il mio compagno e, quasi in lacrime per la troppa fatica provata gli dissi: ‘mai piu’!! asfalto tutta la vita!!’. …Poi l’anno successivo cominciai ad allenarmi per il Tor des Geants”

ImmagineCosa significa per te essere ultramaratoneta? “Nel senso stretto del termine significa percorrere distanze superiori ai classici 42 km….in senso piu’ ampio per me significa amare correre su strada o per sentieri per un periodo di tempo abbastanza lungo da far entrare in gioco variabili diverse oltre a quelle della classica ‘gara di corsa’, variabili che riguardano l’ambiente esterno ma anche il proprio intimo modo di vivere la lunga distanza.”

Lisa sa che quando corre per lunghe distanze, soprattutto a contatto della natura c’è una continua scoperta dei paesaggi, colori, suoni, odori, ma c’è anche un’esperienza intima con se stessi, è un’opportunità di spegnere apparecchi elettronici, scollegare social, smettere di parlare o ascoltare qualcuno e restare semplicemente in contatto con se stessi, la propria persona, il proprio organismo, il proprio respiro.

Si può dire che Lisa è figlia d’arte, nel senso che già il padre era maratoneta e quindi per lei è stato più semplice avvicinarsi a questa disciplina e ben vista ed apprezzata dal padre, il massimo per Lisa è avere il compagno Paolo amante anche lui del trail naturale anche ultra, che la sostiene e le sta vicino nei momenti più delicati ed importanti, soprattutto.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Sono partita dalle gare su strada e dalla 2maratona corse per le prime volte per seguire le ‘orme’ di mio padre, anche lui maratoneta. Poi con il tempo mi è venuta voglia di provare una 50km e poi il mitico Passatore di 100km. Infine, grazie al mio compagno Paolo amante della montagna, ho scoperto l’ultratrail.”

Lisa scommette continuamente su se stessa, allenandosi e preparandosi continuamente per percorrere e gareggiare su sentieri sempre più lunghi ed impervi ponendosi obiettivi sempre più importanti e facendo di tutto, non trascurando nulla, per portarli a termine.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “La voglia di pormi degli obiettivi anche ‘importanti’ come distanza o dislivello (nell’ultratrail) e di cercare di lavorarci su per raggiungerli.”

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Significa mettermi in gioco, provare a raggiungere l’obiettivo prefissato, iniziare un’avventura ‘programmata’ e preparata.”

Come la maggior parte delgli ultramaratoneti anche Lisa ha sperimentato l’esperienza del limite perché ti puoi preparare quanto vuoi, puoi avere passione, predisposizione ma dietro l’angolo ci può essere sempre un imprevisto che ti coglie di sorpresa, l’iimportante è non farsi trovare impreparato e cercare di gestiroo nel miglior modo possibile facendo leva sull’esperienza acquisita nelo sport e nella vita e considerando che per ogni problema c’è almeno una soluzione a disposizione e che quando sembra di non poterne proprio più, se sei fiducioso una porticina da aprire per attingere nuove energie, nuove soluzioni la trovi.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Si, credo di si’. Al Tor des Geants quest’anno sono arrivata al ‘limite’ non tanto dal punto di vista della gestione della fatica bensi’ da quello della gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei microsonni ma l’ultima notte (la quarta) è stata dura e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilita’ in tal senso.”

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Il Tor des Geants…ma e’ stata anche l’esperienza più bella che abbia mai sperimentato!”

3Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Che a volte (non sempre purtroppo!) io (come chiunque altro) posso trovare dentro me delle risorse fisiche e mentali che non immaginavo lontanamente di possedere.”

Dalla sua parte c’è tanta passione, tanto entusiasmo, serenità e condivisione con il compagno Paolo che diventano meccanismi psicologici indispensabile per continuare a far bene ed avere sempre stimoli che ti spingono a fare di più e sempre meglio.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “La voglia, l’entusiasmo, la serenita’ interiore e con chi ti sta accanto sono per me elementi psicologici fondamentali.”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “La curiosità e la voglia di vedere se ce la posso fare, sempre con la consapevolezza che non sono un super eroe e che quindi posso anche fallire perché fa parte del gioco.”

Lisa comunque sta con i piedi per terra, si è resa conto che certe cose non sono indicate per lei e quindi è consapevole dei propri limiti rinunciando ad alcune prestazioni sportive.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Il Trofeo KIma o comunque tutte quelle gare dove e’ richiesta la capacita’ di percorrere sentieri con passaggi aerei, parti attrezzate con corde o catene o passaggi esposti.”

Immagine2Dal punto di vista della comprensione per questo tipo di attività prolungata considerata estrema Lisa ha il sostegno e la comprensione di famiglia ed amici che fanno il tifo con lei e condividono la sua passione, e questo è importante per la serenità di un’atleta, soprattutto quando si tratta di vestire la maglia della Nazionale e rappresentare la propria Nazione.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Paolo, il mio compagno, condivide tutto con me: allenamento, gare, preparazione…e questo oltre ad essere stupendo per me è anche una bellissima fonte di forza. Mia mamma dice il rosario tutte le sere affinchè il Signore mi convinca a smettere perché teme che io, abbastanza minuta, possa consumarmi del tutto!! Mio papà però è mio segreto complice! I miei amici che praticano anche loro le ultra mi capiscono benissimo…gli altri un po’ meno ma mi supportano ed incoraggiano lo stesso.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Devo cercare di ‘incastrare’ tutto: lavoro, famiglia e sport perchè le ultra richiedono indubbiamente tante ore da dedicare all’allenamento. Ho però la fortuna di condividere tutto con il mio compagno perciò risulta tutto più facile.”

Hai un sogno nel cassetto? “Si…ma non si dice sennò non si avvera!!!”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

CONTATTI: 380.4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

ssml

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