Intervista doppia a due Recordman Italiani Ultrarunner

Matteo SIMONE

 

IMG_104229750614890Tra gli ultrarunner che hanno risposto al mio questionario per la stesura del libro Ultramaratoneti e gare estreme, vi sono due personaggi Italiani titolati nelle ultramaratone e cioè il mitico Giorgio Calcaterra che fa parlare di lui dalla fine degli anni ‘90 in quanto era sempre presente nelle gare di maratona a distanza ravvicinata e con tempi strepitosi, il Re Giorgio è stato sempre interessato ad essere presente semplicemente come atleta alle manifestazioni podistiche nelle varie città di Italia con umiltà e modestia.

IMG_34692710403945Wikipedia riporta notizie su Giorgio: “Nel 1990, a 18 anni, partecipa alla Maratona di Roma completandola in 3:29. Nel 2000 oltre a stabilire il suo personale sulla distanza (2:13:15), stabilisce il Record Mondiale di Maratone corse in un anno sotto le 2:20:00 (16). Continua a leggere

144 ore con le tue paure, le tue emozioni, le tue solitudini

Matteo SIMONE

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Racconti di gare estreme, dove si arriva al punto di rischiare di morire o comunque dove si sperimentano condizioni estreme di fatica fisica o atmosferica, oppure si rischia di perdersi o precipitare. Difficili sono considerate anche le gare dove si ripete un breve circuito per tantissime ore. Ma tutto ciò non basta per limitare il rischio, si arriva al punto di chiedere di essere incatenati.

Emerge una dipendenza dal ricercare il limite, quasi una inconsapevolezza e perdita di controllo, infatti in qualche modo si cerca aiuto a famigliari di intervenire per farsi legare e non osare troppo.

Di seguito le risposte ricevute alla domanda: “Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?”:

Marco Stravato: “La TDS del Monte Bianco, 29 ore con dislivelli durissimi, discese durissime, dove bisognava reggersi alla corda, stare attenti a non scivolare giù nei burroni.” Continua a leggere

Il sogno di un atleta non vedente: maratona nel deserto, iroman e passatore

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Matteo SIMONE

Ho avuto modo di fare esperienza da accompagnatore sia in allenamento che in gara con un’atleta non vedente tesserata con l’atletica “LA SBARRA”, trattasi della mitica coraggiosa e determinata atleta Ada Ammirata che da un annetto è scesa da cavallo dopo un’esperienza a livello internazionale ed ha scoperto la corsa a piedi applicandosi con entusiasmo, dedizione e determinazione.

L’esperienza di corsa con Ada permette agli atleti della squadra di scoprire cosa significa correre con una disabilità come la vista ed ognuno di noi si sperimenta come accompagnatore negli allenamenti ed in gara, mettendo da parte qualsiasi forma di competizione estrema e dedicandosi all’altro con generosità. Continua a leggere

Lo stadio delle terme di Caracalla finalmente pronto ai lavori !

Finalmente avranno inizio i lavori per il rifacimento della pista dello Stadio Nando Martellini di Caracalla .

Grazie al lavoro di alcuni altleti e sopratutto al Movimento 5 Stelle senza il quale non sarebbe accaduto tutto ciò ( un vero e proprio miracolo per gli standard italiani) finalmente si riavrà una pista nuova dopo tanti anni .

I lavori inizieranno il 25 Giugno 2015 e finiranno il 22 Settembre 2015 .

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Essere pronto a tutto e non avere paura di niente

Matteo SIMONE

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La partecipazione a gare estreme è una scoperta, un contattare il proprio limite, sfidare se stessi, conoscere nuovi percorsi, sentire nuove emozioni; mentre alcuni considerano le gare estreme qualcosa da affrontare serenamente con sicurezza a volte sottovalutando la difficoltà ed il rischio che si corre.

Per gli ultramaratoneti non si tratta di fare gare estreme ma occasioni per divertirsi, infatti affrontano tale imprese con opportuna preparazione e accorgimenti in modo da non trovarsi in condizioni di estrema difficoltà, certo, come nei lunghi viaggi che capitano imprevisti, anche nelle ultramaratone possono accadere degli imprevisti lungo il percorso, ma ciò non impedisce di fare esperienze che danno un senso alla propria vita.

Per tanti significa raggiungere un nuovo obiettivo o anche essere competitivi ed ambire alla vittoria.

Ecco cosa raccontano alcuni grandi ultraviaggiatori rispondendo alla “Che significa per te partecipare ad una gara estrema?”.: Continua a leggere

Se ti alleni bene il tuo corpo si adatta a tutto

Matteo SIMONE

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Gli ultramaratoneti riportano di non considerare la partecipazione ad ultramaratone come spingersi oltre i limiti ma hanno un approccio di sicurezza in quello che fanno avendo sperimentato con gradualità crescente la propria autoefficacia, cioè di poter riuscire ad aumentare il chilometraggio in allenamento ed in gara utilizzando delle strategie che gli permettano di superare eventuali crisi, difficoltà o quello che viene definito limite. Altri vogliono sperimentare sensazioni che possono essere di dolore o sofferenza che comunque non impedisce il raggiungimento di un loro obiettivo.

Alla domanda: “Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?”, di seguito le risposte ricevute: Continua a leggere

“La voglia di capire fin dove posso spingermi” motiva gli ultramaratoneti

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Matteo SIMONE

 

Alcuni atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere sperimentate ed alla ricerca della sfida, di vedere quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo. La domanda: “Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?” ha avuto le seguenti risposte:

“Oltre la passione e la fatica, la determinazione di arrivare sempre alla meta con grande soddisfazione.”

“La motivazione principale che mi ha spinto ad iniziare tale percorso, è stata la mia caparbietà e tenacia nel cercare il prossimo risultato dopo averlo ottenuto, sfidando la fatica fisica, grazie ad un’ottima tenuta mentale che in questo tipo di attività estrema, è fondamentale perché le gambe possono essere in forma ma se la testa dice no non vai da nessuna parte!!!” Continua a leggere

O.R.A. Obiettivi Risorse Autoefficacia e DOPING

Giuseppe Meffe e Matteo SIMONE

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Il Moderatore Giuseppe Meffe illustra un paio di libri di Matteo SIMONE:

In questi lavori editoriali di Matteo si evince una vera ed autentica apertura della sua anima al pubblico lettore, secondo le sue caratteristiche di autenticità individuale. Matteo sente il bisogno, in qualità di persona matura, di prendersi carico delle responsabilità della società in cui vive, prendersi un carico, sviluppando quell’abilità strategica nel dare risposte ai tanti problemi dalla capacità di competere nello sport e nella vita agli gli effetti di un mondo ‘malato di protagonismo’ tale da mettere a repentaglio anche la stessa vita. Continua a leggere