Il trail running e l’ultra-trail

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Matteo SIMONE

 

Il trail running è una specialità della corsa a piedi che si svolge su sentieri in natura (montagna, deserto, bosco, pianura e collina) con tratti pavimentati o di asfalto limitati, che al massimo e in ogni caso non devono eccedere il 20% del totale della lunghezza del percorso.

Trattasi di uno sport di corsa a piedi ma non in piste di atletiche e nemmeno su strade, bensì per sentieri di montagna e con dislivelli di altimetria.

Il termine trail  significa “traccia”, “pista”, “sentiero”. Nel 1977  fu ufficialmente organizzata una delle prime corse di trail running, la Western States Endurance Run, gara di corsa a piedi di 100 miglia (circa 161 km).100715

Nel panorama dello sport nazionale ed Internazionale il trail ed a maggior ragione l’ultratrail sono discipline sportive poche conosciute.

La corsa è idealmente, ma non necessariamente, in semi-autosufficienza o autosufficienza idrica e alimentare, e sempre nel rispetto dell’etica sportiva, onestà, solidarietà e nel massimo rispetto dell’ambiente in cui si corre.

Il trail running è un’attività autentica nel senso che è praticata in armonia con la natura e con gli altri, all’insegna della semplicità, della convivialità e del rispetto per ogni tipo di differenza.

Svolgendosi le competizioni di trail running in ambienti naturali spesso distanti da centri abitati, ambienti a volte impervi e soggetti a variazioni climatiche non sempre prevedibili, spesso gli organizzatori prevedono l’obbligo per i concorrenti, specie nelle gare più lunghe, di recare con sé del materiale che possa garantire la sicurezza personale, la sopravvivenza e l’individuazione in attesa di soccorsi nel caso di incidenti.

Le gare con un percorso di lunghezza inferiore ai 42 km sono definite trail, mentre si etichettano come ultratrail quelle con un percorso che invece supera i 42 km.

In particolare l’ultratrail prevede distanze lunghissime, in questo tipo di competizioni non vince solo la velocità ma anche la resistenza e la mente di chi partecipa, dato che i tempi di gara di un atleta medio possono andare dalle 15 alle 40 ore e quindi si compete anche in orari notturni e quindi le condizioni di gara sono impegnative non solo dal punto di vista del chilometraggio, del percorso fatto di sassi, fiumi, montagne, radici ed altro ma anche in condizioni atmosferiche avverse che vanno dal freddo o gelo che si può sperimentare in altitudini di montagna o anche tanto caldo dovuto alla temperatura elevata e dal dispendio di energia durante la prestazione sportiva.

In alcune principali competizioni di ultratrail sono considerati obbligatori i seguenti accessori: telo termico, fischietto, giacca antivento, lampada frontale (per le competizioni che prevedono tratti corsi di notte), riserva idrica e alimentare (di entità variabile in dipendenza della 100715_2lunghezza del percorso e della dislocazione delle stazioni di assistenza).

Esistono zainetti dal peso molto contenuto detti camel bag che all’interno prevedono anche una sacca per il trasporto dell’acqua. Il corridore può attingere acqua dalla sacca tramite un apposito tubicino che fuoriesce dallo zainetto.

Le competizioni più note e rilevanti per partecipazione e tradizione storica sono in Italia: Lavaredo Ultratrail: 119 km – 5850D+, Le Porte di Pietra: 70 km – 4000D+; 37 – 1900D+; 16 km 780D+ (quest’anno c’è stata la prima edizione della 100km), Tor des Géants: 330 km – 24000D+, Trail del Malandrino: 73 km – 4650D+, Trofeo Kima: 50 km – 4100D+ .

Mentre all’estero ve ne sono tante altre: Gran Raid du Cro-Magnon: 104 km – 5500D+, Hardrock Hundred Mile Endurance Run: 161 km – 10000D+,Marathon des Sables: 6 tappe, 251 km, Transgrancanaria: 125 km – 8500D+, Ultra-Trail du Mont-Blanc: 168 km – 9600D+; CCC: 101 km – 6100D+; TDS: 119 km – 7250D+; OCC: 53 km – 3300D+, Western States Endurance Run: 161 km – 5500D+ 7000D-.

Fra gli ultra-trail più affascinanti sicuramente c’è il Gran Raid du Cro-Magnon, una gara di circa 104 km, con 5.400 metri di dislivello positivo e 6.400 metri di dislivello negativo, l’Ultra-Trail du Mont-Blanc: il percorso si snoda per 168 km nelle valli attorno al Monte Bianco ed assomma circa 9.000 metri di dislivello sia in positivo sia in negativo.

Una delle gare più antiche in Italia risulta essere Le Porte di Pietra di 71 km con D+4000, che si tiene a Cantalupo Ligure: questa gara vanta l’edizione “0” il 6 ottobre 2006 (quest’anno c’è stata la prima edizione della 100km). Di soli tre anni di vita ma in veloce crescita il Tor des Géants, un endurance trail di 330 km lungo le Alte Vie della Valle d’Aosta e con D+24000 m, considerato uno dei più difficili al mondo.

Di recente si sono svolti i mondiali di Ultratrail e la squadra italiana femminile si è classificata al terzo posto prendendo la medaglia di bronzo, tra le atlete si è distinta con l’undicesimo posto assoluto Lisa Borzani, alla quale ho fatto alcune domande.Banner 289x143

  • Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze?2. Cosa vuoi dire alle donne del mondo?3. Cosa cambia ora nella tua vita, nei tuoi obiettivi?Quindi un atleta mette in gioco non solo le capacità fisiche ed atletiche ma soprattutto capacità mentali di gestione di momenti preparatori alla gara, contestuali alla gara, infatti bisogna monitorarsi momento per momento e capire come ci si sente, come si sta andando, se l’andatura è quella giusta o è il caso di rallentare un pochetto per riservarsi energie importanti per concludere la gara. Inoltre c’è da considerare l’importanza dell’aspetto alimentare, come nutrirsi prima, durante e dopo la gara, cosa portarsi a seguito: bevande, gel, integratori; sapere se sono previsti eventuali ristori durante il percorso. Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
  1. http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone
  2. Matteo SIMONE
  3. Insomma è uno sport non semplice ma lo ritengo interessante per mettersi alla prova e fare esperienza di vita. Una metafora per affrontare la vita giorno per giorno, così come si affronta la gara chilometro per chilometro con la gioia di correre tra la natura superando qualsiasi avversità ed apprezzando il bello dell’esperienza con l’intenzione di apprendere ogni volta se si è aperti al nuovo.
  4. “Nella mia vita non cambia sostanzialmente niente. Certo che questa esperienza positiva è carburante puro che regala ancor più motivazione. I miei obiettivi per quest’anno rimangono quelli che avevo già fissato ad inizio anno cercando di divertirmi sempre e di avere sempre passione per la mia corsa, proprio come è successo ad Annecy!”
  5. “Alle donne del mondo bhe..mi verrebbe da invogliarle a correre in libertà magari per sentieri ma immagino che magari a molte di loro possa non piacere questo sport…però , in generale, potrei dire loro di coltivare le loro passioni siano esse legate allo sport o ad altro in modo da poter esprimere  il loro modo di essere ed il loro sentire senza dover per forza passare per gli stereotipi della società di oggi che vuole donne “standard” assolutamente vincenti, attraenti ed efficienti.”
  6. Sono davvero contentissima di questa esperienza e anche del bel risultato raggiunto con la squadra soprattutto perché abbiamo dato tutto ciò che potevamo! Un messaggio che secondo me è bene passare ai ragazzi è che in questo sport, come nella vita, è importante mettere passione, dedizione, voglia ed impegno in ciò che si fa perché la cosa importante non è vincere (anche se ciò può far piacere ovviamente!) ma sentire di ‘aver dato tutto’ quando si taglia il traguardo. Credo che sia importante passare questo messaggio perché, appunto, la società di oggi è quella che esalta solo chi APPARE VINCENTE a scapito di chi invece mette impegno, fatica e cuore in quello che fa.”
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