Mai dire mai, tutto ciò che è corribile non mi è precluso

Matteo SIMONE

 runningtherace

Emerge per alcuni ultrarunner una sorta di consapevolezza dei propri limiti, per altri emerge una sorta di pensiero quasi delirante, sentono di poter far tutto, di riuscire in tutto e questo si acquisisce con l’esperienza graduale, riuscendo volta per volta nelle proprie imprese, raggiungendo volta per volta gli obiettivi che si sono prefissati avendo cura nei minimi particolari e con un approccio volto ad una forza interiore che sostiene quella fisica che da sola non basterebbe per compiere imprese considerate ai non addetti ai lavori quasi suicidarie.

Ecco come rispondo alla domanda: “C’è una gara estremi che non faresti mai?”:

Angelo Fiorini: “Se fossi ancora in attività, direi di no, proverei comunque a farne.”

Pasquale Artuso: “Forse l’ultramaratona nella death valley, la Badwater.”

Marco Stravato: “Nessuna, le farei tutte.”

Vincenzo Luciani: “La Maratona del Sahara. Me l’hanno descritta ed oltre alle difficoltà fisiche c’è anche la mia incapacità di sapermi orientare.”

Gianni Greco: “La Tor des Geants.”

Fabrizio Terrinoni: “In realtà non lo so, perché come me ne viene in mente una subito dopo penso che forse un giorno mi piacerebbe farla.”

Sole Paroni: “SICURAMENTE SI, SE MOLTO TECNICHE E CON TEMPERATURE TROPPO BASSE.”

Franco Draicchio: “Una sei giorni.”

Mauro Fermani: “No, se c’è la possibilità di sognarla e desiderarla con la speranza di poterla finire.”

Ciro De Palma: “Se scatta la scintilla: NESSUNA!!!”

Claudio Leoncini: “La Marathon de Sables. Non conosco per nulla il deserto.”

Laura Ravani: “Quelle nel deserto.”

Marco d’Innocenti: “Diverse. Ad esempio non farei mai la Marathon des Sables.”

Enrico Vedilei: “Mai dire mai ma mi spaventano le gare estreme dove si rischia la vita, come potrebbe essere la Iditaroid in Alaska dove devi percorrere centinaia di km in mezzo alla neve, con temperature gelide e ristori lontani fra di loro. No, credo proprio che non sono le mie gare.”

Ivan Cudin: “Le 48 ore, 6 giorni.”

Giuseppe Mangione: “Si i trail.”

Aurelia Rocchi: “Bisogna provare per dire.”

Lisa Borzani: “Il KIMA.”

Federico Borlenghi: “Penso di no almeno mi piacerebbe provarle tutte l’unica cosa che manca è il tempo.”

Maria Chiara Parigi: “Non esiste una gara che non farei, almeno ci proverei.”

Fililppo Canetta: “Una gara in posti tropicali, molto bagnati e umidi, forse.”

Paolo Barnes: “Mai dire mai, spero potere provare tutto ma lamentabilmente la vita e troppo corta.”

Antonio Carozza: “Si, le corse in montagna.”

Stefano Ruzza: “L’Idita Road. Mi sembra solo pura sopravvivenza. O comunque le gare di più giorni nel freddo estremo. (Iditarod Trail Invitational è un’avventura estrema sia per le condizioni climatiche, con temperature spesso vicine a -40 °C, che per la lunghezza del percorso, ben 1770 km. Si partecipa a piedi, in bici o con gli sci).”Banner 289x143

Stefano Bognini: “Corse nel deserto.”

Michele Belnome: “MAI PER ME SIGNIFICA SCONFITTA.”

Salvatore Musone: “Tutte quelle gare dove devi arrivare ai cancelli in un determinato orario se no sei squalificato.”

Giorgio Calcaterra: “Non mi sento di dire che non farei mai una gara piuttosto che un’altra.”

Roldano Marzorati: “Le gare in Alaska in pieno inverno con il rischio di morire per congelamento.”

Roberto d’Uffizi: “Non una in particolare, ma tutte quelle che rientrano nella categoria sopra espressa: purtroppo sono per me impreparabili visti i miei problemi ortopedici, non posso quindi consolidare gli adattamenti fisiologici necessari e sviluppare un’adeguata potenza lipidica per affrontare gare ancora più estreme di quelle che faccio.”

Marco Zanchi: “Io dico sempre ‘mai dire mai’, 10 anni fa quando ho saputo dell’esistenza della famosa Ultra Trail du Mont Blanc dicevo che sarebbe stata impossibile, ma se ci penso bene mi dici di fare 100km su strada ti rispondo MAI!”

Mena Ievoli: “Gare nei deserti.”

Valentina Spano: “Ma… Forse il tdg, ma se avessi qualcuno che corre con me, potrei anche farla. In certe gare quello che mi frena per ora è il dover correre in notturna da sola.”

Gianluca Di Meo: “No, qualcuna mi piace meno ma ogni gara estrema ha il suo fascino.”

Silvio Cabras: “Non ci sono gare che non farei mai!”

Dante Sanson: “Penso proprio di sì ma comunque vorrei provarci.”

Armando Quadrani: “No, ma sono quelle che mi mettono più curiosità.”

Riccardo Borgialli: “Non mi piace pensare alle ultramaratone su asfalto e senza dislivello, come ad esempio la Milano-Sanremo, la trovo molto noiosa come cosa, anche se rispetto tutti gli atleti che ne prendono parte.”

Andrea Boni Sforza: “NON ME NE VIENE IN MENTE NESSUNA, LA VITA E’ LUNGA, NON ESCLUDO NULLA. “ssml

Stefania: “Forse quella artica perchè non amo particolarmente il freddo.”

Vito Todisco: “Le gare nel deserto non rientrano nei miei sogni.”

Gian Paolo Sobrino: “Tor de Geants (troppo tecnica ed in quota).”

Matteo Pigoni: “Sicuramente robe nel deserto, è un territorio che non mi ispira.”

Mario Connor: “La ultra del deserto, patisco il caldo.”

Giorgio Piras: “Si tante, non mi piace andare a gare dove rischi la salute solo per poter dire io c’ero, tipo la marathon de sable. in autosufficienza e con autorientamento., pur nelle difficoltà delle ultra, preferisco correre tranquillo, con la dovuta assistenza organizzativa e senza la paura di dovermi perdere o altro.”

Giuliano Ruocco: “Nel deserto ( monotona).”

Efisio Contu: “Una gara in alaska o in paesi molto freddi  .”

Luca Pirosu: “Per la noia una 24 ore in pista, poi tutte le gare dove mancano ristori, o sei in condizioni climatiche estreme che mettono a repentaglio la salute, la mia vita prima di tutto.”

Susanna Forchino: “Forse proprio l’ultra trail del Monte Bianco.”

Andrea Accorsi: “Quella che mi venisse imposta.”

Stefano: “NON SAPREI INDICARNE UNA IN PARTICOLARE. ESCLUDEREI QUELLE IN CUI ESISTE UNA CONDIZIONE ESTREMA AMBIENTALE.”

Antonio Dedoni: “No. Sono molto curioso e avendo le possibilità mi piacerebbe provare tutto.”

Mario Demurru: “Credo che non farò mai la 24 ore che ho detto prima. Non posso correre in pista tutte quelle ore. Messa a confronto con altre ultra, svolte in montagna vicina ai ghiacciai d’estate o in località bellissime; in mezzo ai boschi; la motivazione di correrci è più forte.”

Julien Chorier: “Il ne faut jamais dire jamais. Mais il y en a tellement que j’ai envi de faire, que certaines arriveront plus tard. (Mai dire mai. Ma ce ne sono così tante che devo ancora fare, che certe arriveranno più verrà più tardi.)”

Roberto Beretta: “Tutto ciò che è corribile non mi è precluso, poi ci rifletto all’atto dell’iscrizione.”

Marco Albertini : « Credo sia un esempio, la Nove Colli, per problemi logistici.”

Matteo Colombo: “Se dipendesse da me le farei tutte. Amo scoprire nuovi mondi e affascinarmi di questi.”

Raffaele Luciano: “No, avendone la possibilità – economica – proverei qualsiasi gara estrema.”

Daniele Cesconetto: “Mai dire mai nella vita.”

Cecilia Poli: “Come ho già detto non ci sono gare estreme che non farei mai, magari che non farei mai adesso; quelle in cui la roccia fa da padrone e le discese sono davvero complicate, ma tutto solo per evitare che l’inesperienza possa far nascere in me paure inutili. “lapauradinonfarcela1

Domenico Martino: “Non esiste gara da non poter fare: maratona della sabbia, spartathlon, gare di oltre 240 km, sinceramente mi metterei alla prova spero che un giorno avrò la possibilità di poterla fare.”

Antonio Mammoli: “Tutte quelle ultra su ghiaccio o neve.”

Sara Paganucci: “No nessuna, prima o poi riuscirò a farle tutte. “

Tom Owens: “A long race in the desert – I don’t like running in the sand! (Una lunga gara nel deserto – non mi piace correre nella sabbia!)”Alessandro Tanzilli: “No, non mi pongo limiti.”

Vito Intini: “Si, la 6 giorni su circuito. Tutto il mio rispetto a chi la fa ma personalmente non trovo stimoli. Ma anche seguire i Marathon Monks del Monte Hiei vicino Kyoto non lo farei (1000 maratone in 7 anni).”

Filippo Poponesi: “Non le conosco tutte ma sono certo che esistono gare per le quali ci farei più di un pensiero prima di decidere di affrontarle. Il fatto è che io non voglio e non devo dimostrare alcunché ad alcuno e prima di portare l’asticella a livelli così alti c’è ancora tanto da fare. Per rispondere con una risposta secca, comunque, sicuramente si.”

Manuela Vilaseca: “I would never face extreme races that are in the pavement, like ultras that are done on the road. I think that I wouldn’t find motivation and it just wouldn’t make sense to me. It would be just suffering and I guess I wouldn’t enjoy. (Non farei mai gare estreme che si corrono sul pavimento, come le ultra che si fanno sulla strada. Io penso che non troverei la motivazione e semplicemente non avrebbe senso per me. Sarebbe solo sofferenza e credo che non mi piacerebbe.)”

Giovanni Capasso: “Io le farei tutte ma sono un operaio e devo conciliare lavoro moglie e due bambini ci vuole tanto tempo e tanti sacrifici, devo adattarmi ai miei tempi.”

Pietro Salcuni: “Si al sei giorni.”

Alexander Rabensteiner: “Yukon Arcitc Ultra – soffro troppo il freddo.”

Emerge una voglia di macinare chhiloetri sempre di più, non basta la maratona, non bastano le 50 chiloemtri, non bastano le 6 ore, non bastano le 12 e 24 ore, non bastano la 100 km, non basta la nove colli running di 202 km, non bastano le 48 e 72 ore, si va sempre in cerca dell’estremo, della 280 km Milano San Remo running, della Spartathlon di 247 km con tantissimi cancelli orari, si va in cerca di gare in condizioni estreme come temperature atmosferiche sottozero o estremo caldo nel deserto, in circuiti minimi quali le piste dove si organizzano campionati di 24 ore da percorrere sempre attorno ad un giro di pista di 400 metri, campionati sui tapiroulant , insomma si organizzano sempre nuove gare estreme per lunghezza, dislivelli, temperature o altre condizioni.

Mai dire mai molti rispondo, bisogna sperimentare, se riescono altri si può provare, prepararsi bene per non rischiare.

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

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