Intervista a tre ultrarunner

intervista a tre ultrarunner

Matteo SIMONE

Tra gli ultramaratoneti intervistati, in particolare tre atleti fanno parte di un gruppo facebook dal nome 365 giorni di sport che ha l’obiettivo di coinvolgere le persone a fare sport, a raccontare del proprio sport, degli attrezzi che utilizzano, dei luoghi di allenamento o di gara.

INTERPRETI E TRADUTTORI

Interessanti ho trovato le risposte di Silvio Cabras, Alessandro Torchiana e Susanna Forchino che riporto di seguito.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

Silvio: Ho iniziato a correre una decina d’anni fa per perdere peso, in quanto ero sovrappeso, dopo un po di tempo ho cominciato a vedere dei risultati, allora siccome da ragazzo avevo partecipato a qualche garetta ho pensato di iscrivermi ad una società per poter partecipare a qualche gara, da allora piano piano sono entrato nel mondo del podismo e gradatamente ho aumentato il kilometraggio…dalle gare di 6 km. 10 km. e via via fino ad arrivare all’ultramaratona!

imagesAlessandro: La passione per la natura e per la corsa mi ha portato a scoprire questo fantastico mondo (ultratrail) che mi permette di unire le due passioni.

Susanna: Ho iniziato una decina di anni fa con gare non competitive da 5/10km, poi ho corso qualche mezza (ma questa é una distanza che non mi piace) e quasi subito sono passata alla maratona. Da quel momento ho sempre pensato di aumentare la distanza.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?

Silvio: Mi motiva avere sempre nuovi obbiettivi da raggiungere, non sapendo ancora quali siano i miei limiti, e poi mi da la possibilità di esplorare nuovi posti che senza la corsa non avrei visitato!

Alessandro: La passione per la natura e per la corsa mi ha portato a scoprire questo fantastico mondo che mi permette di unire le due passioni.

Susanna: La sensazione di benessere e di completo rilassamento mentale che si prova sia durante la gara che durante gli allenamenti.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

Silvio: Mi spinge essere alla ricerca dei miei limiti, e poi noi che corriamo sappiamo il benessere psicofisico che ci da la corsa!

Alessandro: La voglia di scoprire le possibilità, le potenzialità del mio corpo.

Susanna: Il fatto di potermi misurare con i miei limiti, di constatare ogni volta che “volere é potere” e di provare ogni volta una felicità immensa nel portare a termine un’impresa.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?

intervista a tre ultrarunner2Silvio: Cercare di conoscere qualcosa di nuovo in me stesso!

Alessandro: La voglia di misurarsi, di capire “cosa” può darti il tuo corpo.

Susanna: Innanzitutto godermi l’atmosfera di festa, guardare il panorama, sentire i profumi e fare quattro chiacchiere, quando si può. Cerco di gustarmi quei momenti e di distrarmi dalla fatica.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?

Silvio: Non ci sono gare che dico che non riuscirei mai, se altre persone son riuscite, perché non riuscirci anch’io?

Alessandro: Penso che se si affrontano nel modo giusto, non ci siano gare “impossibili”.

Susanna: In generale le ultra in montagna come il Monte Bianco. Questo perché le salite mi affaticano molto e poi devo rimanere troppo concentrata sul percorso ed é faticoso mentalmente.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Silvio: Voler scoprire cosa sono capace di fare!

Alessandro: E’ sempre un grande piacere e soddisfazione verificare “cosa “ si è in grado di fare.

Susanna: La sensazione che ci sia ancora molto margine: la prima mezza mi sembrava impossibile, poi la maratona mi sembrava una distanza da eroi, poi ne ho fatti 50, 75 e 100 e tutto è stato più che sopportabile. Certo, molto oltre non si può andare però questa sensazione mi fa sentire più forte.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema?

Silvio: Significa mettersi sempre in gioco, poi è un’occasione per socializzare con nuove persone cui si crede negli stessi valori!

Alessandro: Vuol dire imparare a conoscermi meglio, a sapere in ogni momento cosa posso richiedere al mio corpo , vuol dire confrontarsi con altri atleti per imparare.

Susanna: Significa prendermi uno spazio tutto per me, fuori dagli impegni quotidiani e fuori dal tempo.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

Silvio: Avendo un carattere molto timido e introverso, socializzando mi ha dato la possibilità di aprirmi!

Alessandro: La lucidità mentale in ogni situazione.

Susanna: Intanto ho scoperto di saper sopportare il dolore e la fatica e di avere una discreta determinazione, cosa che non avevo affatto chiara. Un collega mi ha chiesto “ come ci si allena per fare 100 km?” Gli ho risposto che é determinante che la testa sia “ allenata”,   le gambe lavorano di conseguenza. Lui pesa più di 100 chili, non credo di averlo convinto!

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti?

Silvio: Se potessi tornare indietro, inizierei con la corsa già da ragazzino!

Alessandro: Sicuramente comincerei prima l’esperienza dei trail. Purtroppo questa          disciplina l’ho scoperta solo a metà 2012.

Susanna: Inizierei prima!

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

Silvio: Nelle gare di ultramaratona bisogna per forza integrare, uso integratori sotto stretto consiglio del nutrizionista!

Alessandro: No non uso nulla. Anzi la cosa che mi preoccupa un po è che nelle ultra non mangio nulla…

Susanna: No, nessun farmaco; solo un po’ di magnesio quando fa molto caldo. Inoltre, per quanto riguarda l’alimentazione, da 2 anni sono vegetariana.

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali?

Silvio: Faccio le analisi del sangue 2 volte l’anno!

Alessandro: Cerco centri dove gli esami mi sembra che vengano svolti nella maniera più accurata e professionale possibile.

Susanna: Ogni 2 anni faccio la visita presso il Centro di Medicina dello Sport perché mi dá più sicurezza delle normali visite.

Hai un sogno nel cassetto?

Silvio: Partecipare ad un’ultramaratona nel deserto.

Alessandro: Partecipare al TOR….

Susanna: Ne ho appena realizzato uno concludendo il Passatore con qualche acciacco e avendo contratto la V malattia 15 giorni prima. Comunque mi piacerebbe poter fare ancora delle ultra.

psicologia dello sport e non soloQuello che emerge è un estremo piacere a praticare l’ultradistanza ed a mettersi in gioco nelle circostanze più estreme ed impreviste alla scoperta di se stessi, di come superano eventuali crisi o difficoltà ed anche il piacere della condivisione di questa modalità di fare sport.

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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