Silvano Beatrici: prediligo gare secche in cui parti ti distruggi e arrivi

Matteo SIMONE

silvanobeatrici1Silvano Beatrici, atleta del Gs Fraveggio, convocato con la Nazionale italiana al campionato del mondo della specialità 100 chilometri di atletica, a Winschoten, in Olanda, ottiene l’argento mondiale ed europeo per nazioni alle spalle della Svezia e davanti alla Francia.

La gara individuale è stata vinta dallo svedese Jonas Buud in 6h22’44’’, secondo lo spagnolo Asier Cuevas in 6h35’49’’ e terzo, primo degli italiani, il tre volte campione del mondo Giorgio Calcaterra in 6h36’49’’.

Gli altri atleti Italiani sono stati Hermann Achmuller che si è classificato quattordicesimo in 6h54’50’’, Andrea Zambelli ventitreesimo in 7h00’51’’, Silvano Beatrici ventisettesimo in 7h03’19’’, Marco Ferrari trentaquattresimo in 7h11’31’’ e Paolo Bravi trantasettesimo in 7h15’30’’.

Silvano Beatrici ha fatto segnare anche il suo primato personale sulla distanza migliorando il 7h8’38’’ ottenuto in primavera alla 100 chilometri di Seregno, dove si era classificato terzo, e che gli era valso la convocazione in nazionale.

Silvano Beatrici, già nel 2013, alla sua prima esperienza sulla 100 chilometri si era classificato 5° assoluto al Passatore che parte da Firenze e arriva a Faenza, attraversando il passo della colla, in 7h17’34’’.

Ho rivolto a Silvano alcune domande per approfondire il mondo degli ultramaratoneti ed interessanti ho trovato le sue risposte: la voglia di non arrendersi mai, di cercare gare sempre più dure gradulamnente come la Spartathlon, continuare ad indossare la maglia azzurra e partecipare ad un altro mondiale, gestire infortuni e crisi.

silvanobeatrici2Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “E’ stato un percorso lungo diversi anni. Allenamenti sempre più lunghi, gare lunghe con gli sci (mezzalama, pdg solo per citarne 2), provare un trail da 70km uscendone bene con ottimi risultati. Poi 86, 118, fino all’UTMB. ‘Provare’ il Passatore ritrovarsi 5° e entrare in nazionale”,

Sembra che per Silvano l’Ultramaratona è una continua scoperta, ritrovarsi a fare il Passatore ed arrivare 5°, provare trail sempre piùà lunghi e difficili ed uscendone bene. Per Silvano appare importante l’esperienza, se c’è qualcosa che lo stuzzica, che lo interessa, lui ci prova e si accorge di riuscire. E’ dotato di risorse e di capacità di andare avanti in questo tipo di competizione e portare a casa se stesso ed un buon risultato.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “I risultati, l’aria che si respira nell’ambiente, gli allenamenti, anche se duri in realtà è ciò che cerco.”

Quello che motiva a tanti ultramaratoneti è l’aria che si respira in questo tipo di competizioni, il pregara, la gara, il postgara. Inoltre constatare di riuscire in allenamenti duri da coraggio e sicurezza nell’affrontare gare tantissimo impegnative.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “No, ho pensato che è una cosa che avverrà da se, col tempo o con qualche infortunio!!”

Si mete in conto il fine carriera, tutto finisce come tutte le cose, ma è importante focalizzarsi sul qui e ora, star bene ora e dare il meglio ora in allenamento ed in gara.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Quando ho iniziato a correre ho avuto presto problemi con il tendino rotuleo, tanto che all’epoca pensavo che non avrei mai potuto essere un ultramaratoneta. Poi qualche anno dopo, forse incrementando i lavori in modo graduale, il problema è sparito. Certo ora sono un paio d’anni che convivo con una tendinite al tendine d’achille, ma sono anche giunto alla conclusione che è praticamente impossibile fare ‘certi carichi di lavoro’ e avere il fisico ‘perfetto’.

Infortuni si mettono in conto, succede di avere problemi fisici, ma ad ogni problema c’è almeno una soluzione, bisogna conoscersi e capire come affrontare al meglio e gestire l’infortunio e cambiare qualcosa negli allenamenti e nei carichi di lavoro.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Per il momento provare a spostare il limite sempre un po’ più in là, magari correre un altro mondiale.”

Per Silvano ci sono due importanti motivazioni da una parte alzare sempre un po’ l’asticella e provare a fare competizioni sempre più difficili e cercando di migiolare le proprie prestazioni facendo risultati sempre migliori e dall’altra parte continuare ad indossare la maglia azzurra partecipando anche ad un altro mondiale.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Non mi sono mai ritirato. Vuol dire che a volte sono arrivato distrutto. Ho patito sonno, crampi, dolori, ma alla fine il fisico si ‘autolimita’.”

Silvano non è disposto a mollare, va avanti e cerca di mettere da parte eventuali aspetti critici come il sonno o il dolore.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Avere un carattere forte e sicurezza in se stessi, ma sempre con quell’umiltà di conoscere i propri ‘limiti’ e le proprie condizioni durante la gara.”

Importante nelle gare estreme da una parte avere tanta sicurezza in se stessi e quindi elevata autoefficacia, inoltre è importante conoscersi bene, sapere fin dove ci si può spingere e automonitorarsi durante la gara.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Il problema non è quanto ‘estrema’ ma quanto si tira e le condizioni in quella giornata. Così se ti trovi al 70°km dell’UTMB e ti senti finito è dura ma un po’ alla volta lo porti a casa. Mi sono trovato più in difficoltà al mio secondo Passatore, all’80° ero finito, e non so dove ho trovato le forze per chiudere gli ultimi 20 senza mollare. E’ stata l’unica volta che mi sono pentito di non essermi ritirato.”

La gara non è estrema per la lunghezza, per il percorso, per le condizioni climatiche ma è se è estrema dipende anche dall’atleta, è l’atleta che deve conoscere bene le condizioni di gara e deve conoscere bene se stesso per affrontare al meglio la gara e sapere come gestire ed affrontare momenti di crisi, di sconforto, in quei momenti è importante l’approccio che può essere di attesa, di ricerca di risorse interiori.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Non so, non ci ho ancora pensato, direi però che più che il problema di quanto ‘estrema’ è ‘con che ambizioni’ la si affronta. Intendo che una gara estrema fatta per finirla è un conto, un altro è puntare ad un risultato.”

Se l’ultramaratoneta è anche un atleta d’eccellenza la gara è ancora più estrema perché si va alla ricerca anche del miglior risultato oltre che portare a termine la gara.

C’è una gara estremi che non faresti mai? “Al momento non mi interessano quelle troppo lunghe, in cui bisogna dormire, prediligo gare secche in cui parti ti distruggi e arrivi. Provando più distanze, alla fine prediligo quelle meno ‘estreme’: 100km su strada, 60-80 km trail. Gare di 7-10 ore in cui posso andare forte senza arrivare alla distruzione (se va bene).”

Ogni atleta riesce ad individuare il tipo di competizione dove riesce meglio.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “Ecco, anche in base alle risposte precedenti per me spostare aventi i limiti fisici non vuol dire fare +km, ma ad esempio migliorare la mia prestazione sulla 100.”

Superare i limiti non significa solo la lunghezza o la durezza del percorso ma anche una miglior performance che comporta un impegno maggiore, più determinazione, più coraggio.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Chi sa cosa vuol dire o lo immagina mi sostiene, altri mi chiedono come si fa.”

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Mettermi alla prova.”

silvanobeatrici3Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Riesco a conciliare il tutto, la parte più difficile e dedicare spazio agli allenamenti nel fine settimana o durante le ferie senza rubare troppo alla famiglia.”

Come tanti altri ultrarunner è difficile trovare un equilibrio tra il tempo da dedicare agli allenamenti ed alle gare ed il tempo da dedicare alla famiglia ed ai propri affetti.

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Ci ho pensato ancora, forse mi sarei dato prima all’ultramaratona, magari avrei avuto qualche risultato in più. Ma alla fine sono contento del mio percorso, e magari anticipando i tempi avrei rischiato più infortuni.”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Sali minerali, vitamine, ferro nei periodi di carico in vicinanza delle gare, per cercare di recuperare gli sforzi.”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “Mi è capitato di fare un’ecografia al cuore sotto sforzo.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “Una volta un fisioterapista che mi curava il tendine.”

E’ difficile fermarsi o ridurre l’attività fisica quando si sperimentano sensazioni di benessere e di performance.

Hai un sogno nel cassetto? “Mah, diciamo che intanto sono impegnato sulle distanze più corte, ma avere nel curriculum una Spartathlon non mi dispiacerebbe!!!”

La lunghissima Spartathlon da Atene a Sparta di 246 km fa gola a molti atleti ultrarunner.

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

3804337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

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