Faticare senza esagerare, senza caricare troppo sul proprio corpo

Matteo SIMONE

Team-Run

Nelle lunghe distanze di corsa, è importante trovare un giusto equilibrio, sapere quanto e come si può faticare senza esagerare, senza caricare troppo sul proprio corpo come racconta, per esempio Marco Dori riesce a trovare il suo compromesso e sa come dosare le forze per non sovraccaricare il proprio fisico: “Dopo il passatore ho avuto un problema al ginocchio sinistro che ha reso durissima la Pistoia – Abetone costringendomi a camminare durante tutte le discese. Ho trattato e risolto il problema con l’osteopatia e oggi ho un problema a una caviglia che non sto riuscendo a risolvere ma che controllo dosando la progressione durante la corsa.”

Anche Mauro Fermani, nonostante incidenti ed infortuni riesce ad andare avanti avendo trovato un suo equilibrio: “Un paio di incidenti in moto e conseguenti operazioni alle ginocchia hanno messo un po’ a rischio la mia attività podistica, ma per adesso riesco ad andare avanti.”

d2f64-pubblicit25c325a0_web_300x250Enrico Vedilei non molla, riesce a sapersi gestire nei suoi allenamenti e gare senza strafare e con attenzione: “Ho avuto dei problemi fisici una decina di anni fa che non mi hanno più permesso di allenarmi come una volta, ora corro di meno ma corro lo stesso perché mi diverto e mi piace l’ambiente.”

La resiliente Aurelia Rocchi non è disposta a fermarsi, ma lo mette in conto che tutto può cambiare ed è disposta a fare attenzione e nel caso rallentare o ridurre allenamenti e gare estreme:: “Per fortuna fino adesso non ho mai avuto infortuni e se mi succedesse qualche cosa di brutto non smetterò mai di essere una ultramaratoneta, magari andrò più piano in gara però non penso mai di mollare.”

Importante per Filippo Canetta i giusti recuperi per evitare uno stop prolungato: “Ho imparato a gestire i problemi, riducendo i carichi per dare modo al mio corpo di ripararsi, ma senza fermarmi mai.”

L’equilibrio sano lo ha trovato anche l’esperto Antonio Mammoli: “Infortuni molti, ho sempre cercato nonostante tutto di non sospendere mai, magari correvo poco anche solo 10 minuti,, mi bastava e andavo avanti sperando di risolvere i vari infortuni. Periostite, pubalgia da 10 anni oramai cronica,tendini infiltrati con antinfiammatori molte volte, Attacchi di panico da stress da sovraccarico di responsabilità da prestazione.”

Disposto a convivere con infortuni e dolori lo è anche Silvano Beatrici restando allo stesso tempo performance e di livello Nazionale: “Quando ho iniziato a correre ho avuto presto problemi con il tendine rotuleo, tanto che all’epoca pensavo che non avrei mai potuto essere un ultramaratoneta. Poi qualche anno dopo, forse incrementando i lavori in modo graduale, il problema è sparito. Certo ora sono un paio d’anni che convivo con una tendinite al tendine d’achille, ma sono anche giunto alla conclusione che è praticamente impossibile fare ‘certi carichi di lavoro’ e avere il fisico “perfetto”.

Screenshot_2015-05-25-13-43-48Altri sono consapevoli dei propri limiti, dell’età anagrafica, dei segnali corporei come è il caso di Vincenzo Luciani: Fortunatamente non ho mai subito infortuni seri. Non ho mai corso, salvo in rare eccezioni, in presenza di malanni o di infortuni. Ho insomma corso sempre da sano, fisicamente e mentalmente. Il corpo manda dei segnali che l’ultramaratoneta deve saper ascoltare. Sempre. Altrimenti si rischiano gravi infortuni e correre solo per soffrire è insensato.”

Anche Ciro di Palma, è consapevole dell’importanza del rispetto del proprio corpo e la dovuta attenzione: “Se passi attraverso un percorso fatto con metodo e raziocinio, rispettando il tuo corpo riduci la possibilità d’infortunio.”

Consapevole dell’importanza di ascoltare il proprio corpo lo è anche Marco Zanchi: “La cosa principale in questa disciplina è anche saper ascoltare il proprio corpo e darsi i giusti tempi di recupero.” In ascolto del proprio corpo ed attento lo è anche Luigi Brugnoli: “Quando il mio corpo mi parla, rallento. L’infortunio vuol dire che non ti sei ascoltato a sufficienza.”

Importantissimo il giusto riposo lo è anche per Giorgio Piras e riesce a gestire bene i suoi allenamenti: “Sempre avuto piccoli infortuni di ordinaria amministrazione che risolvo comunque con i dovuti periodi di riposo, tranne una sola volta in cui ho fatto 4 sedute di tecar, non ho mai usufruito di medici, massaggiatori, fisioterapisti o altro, cerco di gestirmi da me, almeno sin quando mi è possibile.”

Il compromesso lo ha trovato anche Cecilia Poli: “Fosse stato per me mai, in realtà il troppo allenamento e le continue gare hanno fatto crollare la Ferritina e il ferro a livelli davvero critici ma per fortuna sono riuscita a trovare un giusto compromesso; una bella cura di ferro e allenamenti più brevi ma mirati.”

Fa molta attenzione Domenico Martino ad ascoltare il proprio corpo per cogliere l’eventualità anche di fermarsi: “Al momento non ho mai avuto infortuni anche perché il campanello d’allarme del nostro corpo lo avvertiamo noi stessi, quando vedo che sto esagerando rallento oppure se è il caso riposo assoluto.”

 

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

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