Manuela Vilaseca: gara più estrema la XMAN, Ironman 100% fuori strada

Matteo SIMONE

Psicologo dello sport, Psicoterapeuta

 

Manuela 221142_4430286714478_1689028577_o.jpgTanti ultramaratoneti, ultrarunner, ultratrailer vedono il mondo in modo diverso dai normali runner o dalle persone comuni che praticano una qualsiasi attività sportiva o che seguono lo sport in TV o sui mass media. E’ quello che emerge da interviste ad ultramaratoneti per la redazione di un testo rivolto a loro ma anche a coloro che non conoscono questo mondo particolare per capire le loro motivazioni, passioni, stranezze, conoscere aneddoti, modalità di superare crisi, difficoltà, aspetti psicologici che utilizzano per raggiungere i loro obiettivi.

Emerge anche l’importanza dello sperimentare, del far parte di una categoria privilegiata che sa che se vogliono possono fare tutto nello sport e nella vita. Riporto di seguito l’intervista a Manuela Vilaseca:

Cosa significa per te essere Ultramaratoneta? Vuol dire essere una persona con un cuore aperto, disposti a stare molto più tempo nella natura che in città. Significa essere una persona che ha uno spirito libero e che ama le cose semplici della vita. Se vuoi vedermi felice, portami nei sentieri con un paio di scarpe da corsa.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? Ho iniziato facendo altri sport, come il triathlon e mountain bike. Poi passai a gare più avventurose e credo che lo sport maggiormente mi ha formato nella vita, non solo l’ultra running. Ho appreso tante importanti lezioni di vita e sono sicura che mi ha aiutato a sviluppare una forza mentale incredibile.”

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? Stare nella natura, in posti meravigliosi. Mi sento molto fortunata di stare abbastanza bene in salute per essere in grado di fare tale sport che mi rende davvero felice. Mentre sono in una gara ultra, sono in contatto con me stessa ed apprezzo ogni chilometro. E ‘come un momento magico per me.”

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? So che non farò gare competitive quando sarò più anziana, ma di sicuro voglio continuare in questo sport. Mi piace stare in montagna e sono sicura che mi sentirò sempre bene lì. Sono molto più felice in una montagna che in città, quindi sono sicuro che mi prenderò il tempo per fare campeggio e stare in natura, per quanto posso.”

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? Fortunatamente no, e spero di poter continuare in questo modo. Mi prendo cura per quanto mi è possibile, facendo fisioterapia, yoga, ciclismo e mangiare pulito.”

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Per essere in grado di viaggiare per il mondo, conoscendo le persone, visitando posti meravigliosi e vedere albe e tramonti in cima alle montagne. Questo non ha prezzo!”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? Ogni gara cerco di spingere un po di più, a seconda di come mi sento, ma mi conosco così bene che tendo a non andare oltre il limite. Se sento che le cose stanno andando male, cambio la mia strategia per prendermi cura di me ed essere in grado di finire. Per me, le corse non sono solo performance. A volte le cose vanno male e dobbiamo sapere che abbiamo dei limiti. Se non sono in una buona giornata devo solamente rallentare il passo, recuperare quanto più possibile e condurmi verso il traguardo. Questo è ciò che più conta per me. Non mi piace strafare in una gara, a meno che sia l’unica alternativa che ho. Portare a termine una gara è sempre una vittoria.”

Emerge la consapevolezza dell’importanza del fattore mentale per spingersi oltre, per portare il fisico a sforzi estenuanti, ma emerge anche la consapevolezza dell’ascolto del proprio corpo, della possibilità che problemi fisici possano impedire di andare oltre.

Manuela 1270803_10201929197130729_922338756_oQuali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “La capacità di affrontare situazioni molto difficili ed ancora avere pensieri positivi. Se un pensiero negativo mi viene in mente cerco di neutralizzarlo e penso alle cose buone. Positivo attrae positivo e negativo attrae negativo. Ogni volta che inizio una gara ricordo a me stessa che ho scelto io di essere lì ed è un meccanismo che non ti fa sentire dispiaciuto nel caso in cui abbiamo un brutto momento. Le gare hanno alti e bassi, proprio come la vita.”

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? ”Ho fatto alcune gare estreme, che sono durate fino a 5 giorni, non-stop. Sono molto estreme, perché si gareggia senza dormire e si arriva a un punto in cui non si sa che cosa è reale e cosa non lo è. Gare d’avventura sono gare a squadre e oltre a tutte le situazioni difficili che abbiamo a che fare, dobbiamo anche gestire le relazioni tra compagni di squadra. Non è facile. Oltre a tutte le Aventure Raids che ho fatto, un’altra gara che considero una delle gare più estreme che ho dovuto affrontare è stata la XMAN. E ‘stata una gara Ironman, tranne che era al 100% fuori strada. E’ iniziata alle 19:00 con una frazione vincente in acqua molto fredda. La frazione di mountain bike è durata circa 12 ore perché pioveva a dirotto tutta la notte e poi la maratona era tutto in sentieri, con un sacco di fango. E ‘stata una gara estrema e mi è piaciuta molto.”

Manuela 984127_10201298230876967_2056451067_nL’ultramaratoneta ha scoperto che volendo, si può far tutto, che la passione è un motore potente che riesce a mobilitare le energie occorrenti per portare a termine qualsiasi impresa con qualsiasi condizione, è una sorta di adattamento graduale che ti permette gradualmente di incrementare l’autoefficacia personale e sviluppare la resilienza.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? ”Non conosco di una gara che non è possibile finire. Se qualcuno la può finire, è sempre possibile.”

C’è una gara estremi che non faresti mai? Non farei mai gare estreme che si corrono sul pavimento, come le ultra che si fanno sulla strada. Io penso che non troverei la motivazione e semplicemente non avrebbe senso per me. Sarebbe solo sofferenza e credo che non mi piacerebbe.”

“Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? ”Sfide e sogni mi motivano. Sono sempre un motivo per svegliarsi presto ed allenarsi. Sono una ragione per lavorare sodo e rimanere concentrati. Penso che se non sogni niente, non hai motivo per combattere nella tua vita. Queste sono le battaglie che vogliamo vincere perché c’è tanta gloria in ciò che è difficile.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “In principio erano contrari. Dicevano che ero troppo folle e pensavano che fosse strano che mi piaceva fare queste cose. Con il tempo hanno cominciato a vedere i miei miglioramenti e si sono resi conto di quanto fosse importante per me. Sento di aver guadagnato rispetto.”

Come succede per tanti ultrarunner, all’inizio i famigliari sono preoccupati ma poi capiscono che si tratta di una passione e che è importante il loro supporto e presenza.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “E’ come un viaggio per me. E ‘come vivere un mese in un giorno. Aggiunge esperienza e tante nuove storie al libro della mia vita.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Sono una persona molto calma e penso che sia parte del mio carattere che mi aiuta nella corsa ultra. Riesco a pensare in modo saggio in una situazione difficile e capisco qual’è la cosa più importante. Devi pensare velocemente, agire in fretta e non farti prendere dal panico.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “La mia vita si divide tra il mio lavoro come runner e il mio lavoro come una donna d’affari. Ho un negozio a Rio de Janeiro, la città in cui vivo, e vendo cornici e foto. Ho una squadra che lavora nel negozio, così quando sono lontano, di solito uso Skype ed e-mail. Non ho bisogno di essere fisicamente presente tutti i giorni, ma di solito organizzo molte cose in anticipo, prima del viaggio. Io vivo da sola e non sono sposata e non ho figli.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Sono felice di dire che non cambierei nulla. Amo la mia vita così com’è e mi godo il momento presente. Vivo un giorno alla volta e non pianifico troppo. Non mi piace creare troppe aspettative, altrimenti potrei avere delusioni. Sono felice di dire che ho abbastanza salute per vivere nel modo che voglio. Sono molto grata per la vita che ho, con la famiglia e gli amici che ho.”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Gli unici integratori che uso sono i gel, barrette. Io uso i gel nelle gare perché sono energie di facile assimilazione, poiché trovo che è difficile mangiare durante ultras.”

Hai un sogno nel cassetto? “Sogno di essere in grado di vivere una vita in salute e di essere in grado di rimanere in contatto con la natura con la mia famiglia. Sportivamente, sogno di scalare una grande montagna nell’Himalaya, forse l’Everest.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

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