Rollo Aloisio: la gara della mia vita il derby tra Manfredonia e Foggia

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Occupandomi di psicologia dello sport è importante oltre allo studio ed alla formazione accademica, confrontarsi con gli atleti per conoscere il loro punto di vista, le motivazioni, il benessere o le difficoltà che sperimentano praticando sport, eventuali rischi. E’ importante conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance dell’atleta e della squadra.

Di seguito riporto alcune impressioni di un calciatore di provincia.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Mi sono sentito più di una volta un vero e proprio campione grazie ad ottimi risultati ottenuti sia in fase di allenamento sia in fase di gara. L’identificarsi in un campione spesso deriva da una profonda conoscenza delle proprie abilità motorie e mentali, ma soprattutto dal continuo confronto con gli altri: partecipare a gare sportive di vario genere fa sì che ogni atleta possa rendersi conto dei propri limiti, cercando di migliorare sempre più attraverso l’allenamento, colmando le varie lacune che potrebbero impedirgli di raggiungere la perfezione.”

 

Lo sport non è solo gara o allenamento ma è anche confronto con gli altri per conoscersi meglio, imparare, apprendere a far meglio per star meglio,

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Sport e benessere sono due elementi che procedono di pari passo, l’uno trova compimento nell’altro, portandomi a raggiungere il giusto equilibrio tra corpo e mente. Correre, nuotare, ballare sono attività attraverso le quali mi prendo cura del mio corpo, estraniandomi del tutto dai problemi che mi circondano per poi affrontarli con maggior determinazione e lucidità. Determinazione, insistenza, professionalità e sana alimentazione sono le uniche cose che influiscono sulle mie performance.”

 

Lo sport aiuta a scaricare tensioni e stress, trattasi di una sorta di terapia corporea.

Come hai scelto il tuo sport? “Penso che non sia stato io a scegliere il mio sport, ma lui abbia trovato me: sin da bambino mio padre mi portava con lui a vedere i tornei interforze di calcetto e da lì nacque il mio amore verso il calcio, un qualcosa che ha fatto della mia vita una cosa unica, permettendomi non solo di ottenere ottime prestazioni fisiche, ma anche di arricchirmi di amici con i quali condividere vittorie, sconfitte e tantissime altre emozioni.”

 

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “Sono varie le difficoltà che un calciatore può incontrare svolgendo la propria disciplina. Una fra tutte è trovare il giusto equilibrio tra studio e sport: giocare a livello agonistico significa svolgere cinque allenamenti a settimana e se a ciò si aggiunge il fatto di giocare in una squadra collocata in un paese distante dal tuo, è ben chiaro come diventi difficile far conciliare ambedue le cose. Tuttavia attraverso la passione e la determinazione è possibile diventare un ottimo calciatore nonché un ottimo studente, sfatando il mito del calciatore ignorante.”

 

Finché si riesce, soprattutto da ragazzi è importante portare avanti la passione dello sport ed allo stesso tempo è importante anche investire in cultura anche se ciò comporta dei sacrifici perché entrambe le attività sono impegnative, ma alla lunga entrambe hanno un tornaconto per il benessere della persona, una sorta di valore aggiunto.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “Riguardo l’alimentazione, prima di una gara cerco di mantenermi il più leggero possibile, mangiando pasta in bianco, insalata e bevendo grandi quantità d’acqua al fin di arrivare abbastanza idratato alla gara. Durante la gara, invece, è essenziale assumere una buona quantità di sali minerali per ridurre al massimo lo spreco di energie. Inoltre, anche l’alimentazione post gara è fondamentale per recuperare il prima possibile la miglior condizione fisica, reintegrando nel nostro organismo tutte le energie disperse durante la gara. Infatti, subito dopo un incontro mangio una banana e bevo acqua per riparare nuovamente le fibre muscolari.”

 

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Durante la mia carriera calcistica ho abbandonato il terreno di gioco un’unica volta a causa di una distorsione, che mi impediva di offrire alla squadra scatti e azioni di gioco significative. Si tratta dell’unico caso capitatomi, poiché le mie prestazioni sportive sono prevalentemente incentrate su sana aggressività e voglia di non mollare mai, valori a me trasmessi dal mio primo allenatore: mio padre.”

 

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Ciò che mi spinge a praticare sport è la continua e crescente voglia di migliorarmi, di confrontarmi con gli altri, di vincere per me stesso e per gli altri, di fare della mia vita un’opera d’arte, ma soprattutto lo pratico poiché, per alcuni come me, non si tratta di uno svago e/o di un passatempo bensì di una vera e propria esigenza di vita. Ritengo di non poter riuscire ad immaginare la mia vita senza lo sport, priva di quelle sane esperienze, che mi portano ad affrontare con maggior naturalezza e maturità, varie problematiche che mi si presentano durante la vita.”

 

Lo sport diventa scuola di vita, attraverso lo sport ci si plasma come un’opera d’arte.

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Riguardo al mio benessere nello sport e alle mie performance, ciò che influisce sono semplicemente sana alimentazione, voglia di far bene, professionalità e intensità in allenamento, ma soprattutto la competitività che da sempre è parte integrante della mia vita: sin da bambino amavo vincere e lo amo tutt’ora.”

 

Lo sport aiuta ad essere vincenti anche nella vita quotidiana, è una sorta di allenamento quotidiana alla mentalità vincente.

 

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La gara della mia vita è stata senza dubbio il derby giocato tra Manfredonia e Foggia, una partita sentitissima a livello provinciale e regionale, giocata in casa (Manfredonia) con un migliaio di tifosi a sventolare i colori della mia squadra. Ricordo ancora la notte prima del match: scalpitavo nel letto, privo di sonno, ma con una grandissima voglia di regalare a me stesso e ai tifosi un giorno indimenticabile. Ore 10:00 di una domenica mattina, l’arbitro fischia l’inizio della partita ed un tifo assordente inizia ad accompagnare me e la mia squadra verso la vittoria finale. Penso che siano emozioni che solo il calcio è in grado di regalarti e di imprimerli con forza nella tua mente per sempre.”

 

Le emozioni vissute da atleta sono importanti, diventano un imprinting per il senso di autoefficacia, una delle fonti dell’autoefficacia sono proprio le sensazioni sperimentate in precedenti situazioni dove si è sperimentato successo, competenza. Questi eventi e le sensazioni correlate diventano una risorsa per la persona, sempre a disposizione, basta andare a ricercarla nel momento del bisogno.

L’atleta attraverso lo sport impara ad acquisire una mentalità vincente, comprende che se davvero vuole qualcosa farà di tutto per ottenerla attraverso un lavoro di goal setting di definizione di obbiettivi, focalizzandosi per quel obiettivo ritenuto importante ed impegnandosi al massimo con passione e determinazione per il raggiungimento.

 

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Ritengo che chiunque mi conosca sia riuscito ad intravedere in me, determinazione, costanza, competitività, lealtà, ma soprattutto umiltà. Si tratta di valori a me trasmessi dall’educazione familiare, che da sempre accompagna il mio percorso di formazione.”

 

Il percorso di formazione personale si acquisisce non solo con lo studio ma con l’ambiente famigliare e soprattutto con l’ambiente dello sport che al pari di quello famigliare e scolastico trasmette valori importanti della vita della persona.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport al tuo benessere o alla tua performance? “Gli unici meccanismi psicologici che hanno e che tutt’ora aiutano le mie performance sono determinazione e professionalità. Ritengo infatti che questi due elementi possano portare ognuno di noi a raggiungere diversi obbiettivi non solo nello sport, ma nella vita in generale: far procedere di pari passo determinazione e professionalità mi ha portato in breve tempo al raggiungimento di vari traguardi, rendendomi sempre più competitivo e consapevole delle mie potenzialità.”

 

Importante avere la consapevolezza delle proprie risorse, caratteristiche personale, capacità ed anche importante conoscere i propri limiti.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance? “I miei familiari condividono a pieno questa mia scelta di vita anche perché la maggior parte di essi ha svolto e/o svolge tutt’ora attività sportiva. Devo quindi a loro questa mia forte passione nei confronti dello sport poiché ritengo che spesso, ad influenzare le nostre scelte di vita, non siano tanto le esperienze che facciamo durante il nostro percorso di crescita quanto l’educazione che ci viene inculcata sin da bambini. Per quanto riguarda gli amici, essendo la stragrande maggioranza di loro sportivi, riesco a condividere a pieno le mie esperienze sportive scambiando diverse e valide osservazioni a riguardo.”

 

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Un episodio divertente della mia attività sportiva è stato quando, durante una sessione d’allenamento, facemmo il gioco di “rubabandiera”, utile a smorzare un po’ la tensione che in certe fasi di campionato può esserci e nello stesso tempo a migliorare la reattività di ogni singolo atleta. Era un pomeriggio come tanti altri, la squadra si divise in due gruppi, l’uno a sinistra e l’altro a destra del preparatore con la bandierina in mano. Era il mio turno, dall’altra parte c’era Paolo, un compagno di squadra anch’esso molto veloce e reattivo. Il preparatore fischiò e dopo pochi secondi io e Paolo giungemmo contemporaneamente dinanzi alla bandierina scontrandoci bruscamente. Nessuno dei due fu disposto a mollare, ma nel frattempo l’intero staff si uccise di risate.”

 

Momenti di svago della squadra servono a stemperare le tensioni, a conoscersi meglio, a confrontarsi, a fare squadra, è importante un lavoro di Team Building, accrescere la coesione della squadra, individuare un obiettivo cune da perseguire e sapere che ognuno a modo suo è una risorsa per l’altro e per l’intera squadra.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Nel praticare attività fisica ho fatto del mio carattere un qualcosa basato esclusivamente sulla solarità, disponibilità, lealtà, rispetto nei confronti dell’avversario, ma ciò di cui vado maggiormente fiero è la fermezza con la quale cerco di raggiungere vari obbiettivi. Non a caso il mio motto di vita è “NEVER BACK DOWN” ovvero ‘MAI CEDERE’.”

 

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva costante ed impegnativa? “Con l’intraprendere un’attività sportiva e svolgendola in maniera professionale ho avvertito netti miglioramenti non solo a livello sportivo, ma anche lavorativo e familiare. Ritengo che la locuzione latina “MENS SANA IN CORPORE SANO”, appartenente a Giovenale, esprime al meglio la correlazione che deve esserci tra corpo e mente: svolgere attività sportiva ti permette di allargare gli orizzonti, di fare nuove conoscenze per poi travasarle nella vita di tutti i giorni, riuscendo ad affrontare, in maniera elastica nonché matura, varie situazioni familiari e lavorative.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara? “Solitamente nel pre gara sono abbastanza carico, pieno di adrenalina e cerco di trasformare quest’ultima in un qualcosa di positivo, che mi permetta di esprimere al meglio le mie qualità. Subito dopo il fischio iniziale, tutto ciò che mi circonda (tifosi, cori, condizioni climatiche ecc.) non mi tocca minimamente …. scendo in campo e faccio il massimo per portare a casa un risultato più che positivo. Si tratta di una metodologia che ho appreso da un grande filosofo e atleta: Bruce Lee. Quest’ultimo, infatti, ritiene che ai fini di un’ottima prestazione sia necessario liberare la mente da qualsiasi pensiero, non seguire né la via della vittoria né quella della sconfitta, concentrandosi esclusivamente su ogni piccolo movimento che il proprio corpo sta per realizzare.”

 

Importante focalizzarsi sulle cose che si fanno, mettere da parte qualsiasi distrazioni e dedicarsi solo a ciò che in quel momento è importante, riportare l’attenzione al momento presente.

 

Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “All’età di diciotto anni ho deciso di abbandonare il calcio a livello agonistico e di dedicarmi a pieno alla riuscita di un altro sogno. Praticare sport a livello agonistico significa svolgere dai quattro ai cinque allenamenti a settimana e se a ciò si aggiunge il fatto di giocare in una squadra a 30 Km dal tuo paese, diventa difficile far conciliare entrambe le cose. Tuttavia abbandonare del tutto lo sport è qualcosa che mi ucciderebbe, così ho deciso di continuare a praticarlo a livello agonistico, giocando in società locali, passando dal calcio a 11 al calcio a 5 ed intraprendendo pesistica, al fin di prepararmi al meglio per le prove concorsuali.”

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Sono tanti i consigli che potrei dare a tutti coloro che si trovano dinanzi ad importanti scelte sportive, ma in particolar modo vorrei imporgli di non consentire mai a nessuno di ostacolare la propria passione, i propri sogni. Nello sport, così come nella vita, è facile cadere, ma si deve sempre trovare la forza per rialzarsi e ricominciare con più grinta e convinzione di prima. La vita è un qualcosa di così straordinario, che merita di essere vissuta in maniera straordinaria. Sia nello sport, sia nella vita si deve essere abbastanza intelligenti e perspicaci da poter raggiungere tutto ciò che ci spetta.”

 

Rollo appare molto deciso, autoefficace e resiliente, sa quello che vuole e come ottenerlo.

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Si tratta di qualcosa di cui ne vado fiero e orgoglioso: durante la mia carriera non ho mai assunto e mai assumerò sostanze dopanti. Ritengo che il nostro organismo sia stato creato per migliorarsi fino ad un certo livello e con una certa tempistica. Alterare una delle due componenti e/o entrambe porta ad ottenere magnifici risultati in breve tempo, ma se si è Uomini si è in grado di capire che si sta commettendo un mastodontico errore, che a lungo tempo danneggia gravemente il nostro sistema muscolare, osseo e nervoso. Quello del doping è un fenomeno con il quale convivo giornalmente in quanto diversi miei colleghi di palestra, fanno uso di anabolizzanti e steroidi. A tal proposito sto pensando di crearmi una maglietta con su scritto “100% natural physical”, da indossare durante la sessione d’allenamento, per fargli capire quanto sia bello raggiungere il loro stesso livello dopo anni di sacrifici. Un famoso detto recita: ‘le cose più belle sono sempre le più difficili’.”

doping (2)Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance? “Il messaggio che mi sente di dare per ovviare a tale fenomeno è: ‘Lo sport è nato per combattere la paura, la fatica e la difficoltà. Se si smette di aver paura o ancor peggio di provar fatica, allora non siamo più atleti, ma semplici macchine’.”

 

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Immagino tante vite prive di sport, ma non la mia. Lo sport è per me diventato una vera e propria identità, un’esigenza, una necessità, un qualcosa con il quale convivo sin da bambino e che in certi casi può diventare il tuo migliore amico. E’ unico ed incomparabile e spesso salva molte vite.”

 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “In particolar modo nel calcio spesso si è chiamati ad affrontare infortuni e periodi di scarso rendimento. Tuttavia si deve sempre cercare di restar lucidi e di non perdere mai di vista il proprio obbiettivo. La famiglia, gli amici, la determinazione e la costanza in allenamento sono gli unici modi per venirne fuori con professionalità. Mai e infinitamente mai ci si deve abbandonare alle proprie mancanze, sentirsi inferiori ad altri…. si deve dar conto solo a se stessi e capire dove e come migliorarsi il più velocemente possibile, per tornare ad offrire prestazioni fisiche degne del proprio organismo.”

 

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Ritengo che la figura dello psicologo dello sport sia molto importante per un atleta soprattutto durante fasi di stagione nelle quali si ha difficoltà ad esprimersi al meglio. Confrontarsi con lo psicologo potrebbe consentire all’atleta di ritrovarsi e riprendere la giusta condizione fisica. A tal proposito è indispensabile sottolineare come per un allenatore possa essere estremamente difficile comprendere o individuare situazioni che spesso si verificano al di fuori del rettangolo di gioco, e che possono fortemente influenzare il rendimento dell’atleta. E’ dunque evidente come la figura dello psicologo non dovrebbe mancare in nessuna società sportiva, affinché ogni atleta possa mantenere un giusto equilibrio.”

 

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Il messaggio che vorrei rivolgere a tutti i ragazzi che si apprestano ad avvicinarsi allo sport, sia a livello amatoriale sia a livello agonistico, è di credere sempre nelle proprie capacità, di essere testardi nell’inseguire un sogno, di essere sempre coerenti con se stessi e con gli altri, ma soprattutto di praticare lo sport con amore e dedizione.”

 

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Per quanto riguarda i sogni realizzati ad oggi è uno solo: aver giocato in una società che militava in serie D. Giocare in quella squadra mi ha reso un uomo migliore, permettendomi di osservare la vita da un punto di vista insolito.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta

3804337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

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