Daniel Fontana: la gara della vita quando ho vinto il mio primo Ironman

Ho realizzato sogni che non immaginavo neanche come andare alle olimpiadi

 

Matteo SIMONE

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L’Ironman consiste in una competizione di triathlon considerata estrema, la frazione di nuoto è di 3,8 km, si pedala per 180km e si conclude correndo la maratona di 42,195km. In settembre 2015 ho portato a termine l’Ironman dell’Isola d’Elba impiegando 16h16’ ed arrivando nel tempo massimo di 17 ore e quasi ultimo degli arrivati, ma la considero la gara più bella della mia vita.

Daniel Fontana IMG_2308Anche per Daniel la gara della vita forse è stata un Ironman, ma lui l’Ironman l’ha vinto, ed allora, attraverso le risposte ad un questionario di psicologia e sport per il benessere e la performance, abbiamo l’opportunità di conoscere il punto di vista di un campione riguardo gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Ho vissuto enormi soddisfazioni nello sport, ma anche frustrazioni infinite, tutte le volte che mi sono sentito un campione è arrivato qualcuno e mi ha messo i piedi per terra da sportivo comune.”

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Grazie allo sport mi sono realizzato nella vita, almeno fino adesso. Mi ha permesso di esprimermi e farlo capire anche agli altri.” Continua a leggere

Salvo Campanella, handbiker: tutta la vita è una gara

Matteo SIMONE

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Nel mio testo “Sviluppare la resilienza per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport” (MJM editore) riporto un intervista a Salvo Campanella pubblicata su SuperAbile INAIL, Il magazine per la disabilità, (Agosto Settembre 2014). Ex maratoneta, Salvo Campanella il 2 luglio del 2012 è precipitato da sette metri di altezza, nel cantiere dove lavorava. Racconta nell’intervista: “Cosa ho provato dopo l’incidente? Mi sono fatto una risata. Intanto sono rimasto vivo, e poi poteva andare peggio”.

Sempre sulla rivista è riportato che nel tragitto in ambulanza verso l’ospedale Salvo chiama la moglie e le dice: “Ho avuto un incidente sul lavoro, mi sono fatto male alla schiena, non mi funzionano le gambe, la maratona di New York me la vado a fare in handbike”.

155468_571874432901151_51822562_n18 giorni dopo l’incidente Salvo viene trasferito all’Unità spinale di Palermo e, alla fine del mese, comincia la riabilitazione a “Villa delle ginestre”. Continua Salvo: “E poi scappo da qui e vado a cercare una handbike di seconda mano. A settembre del 2013 vengo convocato dalla Federazione ciclistica italiana, che mi nomina unico responsabile regionale del settore paralimpico”.

Il bilancio di questa esperienza di vita? «Il mio scopo principale non è diventare famoso, ma quello di fare da esempio. Per tirare fuori dalle prigioni domestiche altri ragazzi disabili dimostrando, con i fatti e non con le parole, che l’handicap sta solo nella tua testa e non nel tuo corpo. Come ha giustamente scritto mio nipote nella sua tesi di laurea: la disabilità è uno status mentale del normodotato».

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