L’allenatrice di delfini: ho imparato come trattare ognuno di loro

Matteo SIMONE

 

 

La vita è bella anche perché si fanno incontri interessanti, si conosce gente, ci si interessa agli altri, ad altri mondi diversi e lontani, mi è capitato di incontrare un’allenatrice di delfini ed è interessante conoscere la sua esperienza, quest’attività di addestramento con il mondo animale acquatico, pertanto le ho chiesto di descrivere come si svolgeva la sua attività con i Delfini.

8359_10207962922258126_7405826076769365379_nCome è stato il percorso di avvicinamento al delfino? “Quando si inizia a lavorare i primi 7 mesi sono di osservazione. Praticamente il nuovo arrivato si dedica a lavare la cucina, preparare i pesci per i delfini, studiare biologia e teoria di allenamento, e ad osservare e aiutare gli allenatori che già erano in contatto con i delfini.

Dopo sette mesi la prima attività fatta con i delfini è il DPE, che basicamente consiste nel check del corpo: si vede se hanno nuove ferite causate sia dagli altri delfini (il mordersi, spingersi e fare suoni sono i modi di comunicazione che hanno). In base a dove si trova il Rake Mark, che sarebbero i morsi si può definire che tipo di interazione hanno avuto, per esempio se è vicino ai genitali proviene da attività sessuale, se è nella coda sicuramente proviene dallo scappare dal delfino dominante, ecc.) o magari da qualche cosa che si sia rotto nella struttura. Si controllano gli occhi cercando qualsiasi cambiamento nel colore, la bocca cercando ferite, pietre che a volte restano tra i denti quando giocano con la sabbia e odore. Si chiede al delfino di starnutire (chuff) nella mano dell’allenatore e si controlla l’odore del respiracolo che potrebbe essere segno di qualche infezione nei polmoni. Si controlla la linea genitale per vedere se le mucose sono normali.

Poi si separano i delfini in diverse piscine. A volte si sa già che una femmina è in piena ovulazione, quindi per evitare problemi nel momento dell’interazione con i clienti si separa dai maschi.

Ci sono maschi che non cambiano il comportamento, e ci sono alcuni che non mangiano durante questo periodo e vogliono stare solo con le femmine.”

 

Come succede per qualsiasi lavoro è importante un approccio graduale, di conoscenza del contesto e di ciò con cui si ha a che fare che sia una persona, un animale, un ambiente, quindi importante la parte iniziale di avvicinamento, di conoscenza, di anamnesi, di informazione, di documentazione.

 

Lampedusa 09 116.jpgCome riuscivano gli animali ad apprendere, utilizzava dei sistemi di ricompensa? “Si utilizza CONDIZIONAMENTO OPERANTE ed è assolutamente proibito usare qualsiasi tipo di punizione sia positiva o negativa.

Il condizionamento operante si svolge in tre parti SD (Stimolo Discriminativo, solo usando segni con le mani con i delfini e con i leoni marini anche vocali, quindi comandi con la voce) la reazione da parte del delfino (il comportamento) e la conseguenza a questa risposta (il rinforzo che porta all’incremento del comportamento) se l’animale non esegue il comportamento chiesto si applica LRS (Least Reinforcer Scenario) che basicamente consiste nell’ignorare il delfino per tre secondi, la mancanza di ricompensa o attenzione eventualmente farà in modo che questo comportamento non voluto diminuisca fino a sparire (estinzione operante).

web-EMDL0003Ci sono due tipo di rinforzo POSITIVO e NEGATIVO. POSITIVO è quando si aggiunge qualcosa nell’ambiente che fa aumentare la frequenza del comportamento voluto (ricompensa), i rinforzi positivi possono essere primari (tutto quello di cui ha bisogno l’animale per sopravvivere: cibo, aria, spazio) e secondari (tutto quello di cui non ha bisogno per sopravvivere e che può essere condizionato dal positivo: giochi, carezze, piscine … per esempio se ogni volta che un delfino è nella piscina riceve un kilo di pesce, prima o poi la piscina diventa uno stimolo positivo e potrà essere usato come rinforzo. NEGATIVO è invece un elemento che viene sottratto.”

Le piaceva addestrarli o sentiva essere una cosa poco naturale? “Sinceramente è stata un esperienza bellissima i delfini sono intelligenti e imparano subito, è molto importante mantenerli mentalmente attivi e loro sono interessati e gustano l’allenamento. Non credo sia una cosa naturale, ma è una cosa necessaria, certo nel mare hanno molti più stimoli che in cattività. Quindi siamo noi i responsabili di aggiungere stimoli per mantenerli occupati.”

C’era differenza tra i vari delfini per esempio maschi o femmine, piccoli o grandi? “Ci sono delfini di solito le femmine più mature che preferiscono essere accarezzate, i più giovani sia maschi che femmine preferiscono giocare con i giocattoli o imparare nuovi salti. Hanno tutti proprie personalità, io non ci credevo prima, ma poi lavorando ho scoperto che bisogna trattarli tutti in maniera diversa. Io ho lavorato con 7 delfini diversi (ne hanno 28) ed ho imparato come trattare ognuno di loro. Lisa che era la femmina dominante era molto dolce e faceva tutto più lento e le piaceva avere una routine, se decidevi di cambiare qualcosa lei non lo faceva restando ferma e guardandoti, ma per esempio Dennita una femmina più giovane aveva bisogno di più variabilità se no si annoiava e nuotava via, quindi quando stavo con lei dovevo fare sempre qualcosa di diverso. E cosi tutti erano diversi, alcuni si divertivano di più facendo un salto altri ballando con i clienti …altri facendo le immersioni, altri restando più in superficie, ecc.

Si dice che non c è differenza tra maschi e femmine, e non sarei capace di dirlo perchè i maschi erano tutti più giovani e si comportavano come le femmine più giovani, l’unica differenza era con le femmine più vecchie che erano più lente, ma non avendo maschi vecchi non saprei dire se si comportano della stessa maniera.

La struttura sociale è matriarcale, quindi le femmine sono di solito le dominanti.”

 

20150809_061204.jpgQuando si ha a che fare con persone o animali, comunque essere animali, è importante conoscere le loro abitudini, il loro carattere, direi anche le loro personalità, come gli allenatori, i preparatori sportivi che dovrebbero proporre sedute di allenamento diversificate in base alle persone che hanno davanti che siano adulti, giovani, piccoli, maschi, femmine e addirittura differenziare i carichi di lavoro in base alle caratteristiche personali, così anche con gli animali è importante fare attenzione alle loro peculiarità e caratteristiche personali.

Come considerava il vissuto dell’animale in cattività ed a disposizione dell’essere umano, una costrizione della loro libertà per il divertimento dell’umano? Aveva la motivazione giusta nel suo lavoro? “Secondo me tutti gli animali dovrebbero essere liberi, ma l’inquinamento di questi tempi finirà per provocare l’estinzione di molte specie che esisteranno solo in cattività. Un’altra buona cosa di avere animali ‘under human care’ (sotto la cura umana), è l’informazione che si ottiene e l’impatto nella gente. ‘The first step for conservation is education’ (il primo passo per la conservazione è l’educazione): è comprovato che quando si conosce qualcosa, quando si ama qualcosa è più facile fare lo sforzo per prendersi cura.

Screenshot_2015-05-20-14-43-21.pngCi sono ‘educational programs’ (programmi educazionali) per scuole, e i bambini dopo aver conosciuto i delfini sono più consapevoli di dover tener cura dell’ambiente per salvarli. Io mi sento orgogliosa di aver educato molti bambini e avergli insegnato l’importanza del riciclaggio per non far sparire queste bellissime creature. Mi piacerebbe poter creare un posto dove i delfini abbiamo contatto anche con il mare, poter allenare gli animali a tornare da noi per il cibo, ma anche ad esplorare il mondo selvaggio. Ci sono in Sud Africa posti dove i pescatori allenano Leoni marini selvaggi ad avvicinarsi e farsi toccare senza però essere in cattività. Penso che se sia possibile con i Leoni marini, sarebbe possibile con i delfini che sono animali intelligentissimi.”

 

Importante la consapevolezza di quello che si fa ed il massimo rispetto con chi si interagisce, inoltre la passione è un motore importante per fare bene.

C’era sintonia con gli altri allenatori, c’era una coesione di squadra? “Tra gli allenatori c’erano diversi tipi di persone. Purtroppo c’è molta gente che è orgogliosa e crede di essere la migliore non accettando consigli da nessuno. Ci sono allenatori provenienti da: Cuba, South Africa, England, Dominican Republic, Portugal, Italy, Angola, Philippines, USA, Egypt, Tunisia, Mexico, France, Scotland e Argentina. Tra gli allenatori che parlano spagnolo si è creato un gruppo di amici che ci aiutavamo tra di noi, nello stesso gruppo c’erano allenatori inglesi e francesi, e poi c’era un gruppo tra Sud Africani, USA e Portogallo e non c’erano molto simpatia con il gruppo più latino. Però si lavorava bene, si ci divertiva e si stava fuori dai guai con i managers.

Cosa hai appreso, imparato nel lavoro con i delfini? “Mi ha dato l’opportunità senza aver esperienza di lavorare con questi bellissimi animali, insegnandomi tutto quello che so.

Ma per essere sincera si lavora molto dalle 8 am alle 6pm, e durante queste ore si lavora tanto. La paga è buona, ma i giorni liberi non sono abbastanza. Siccome il delfinario è parte dell’hotel dobbiamo avere uno standard 5 stelle che a volte significa avere regole che fanno il lavoro più difficile.”

DSCF4854.JPGI due anni che ho lavorato lì, mi sono serviti a sviluppare una passione per gli animali mai avuta prima, a voler proteggerli ed imparare ogni giorno di più su tutti gli animali. A vedere il comportamento non solo animale ma anche umano in un altro modo, sapendo che si potrebbe educare un bambino con condizionamento operante. E soprattutto ho imparato ad avere pazienza con i clienti, che la maggior parte delle volte non erano proprio educati. Ed avere pazienza con i delfini che a volte non gli andava proprio di fare niente, e dover aspettare loro o fare le cose come volevano loro.

Infine un’esperienza che rifarei, magari nel Caribe.”

Si impara sempre dalle esperienze, un grande ringraziamento per la sua interessantissima ed utilissima testimonianza.

 

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

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