In occasione della gara di 24 ore a Reggio Emilia, Nico Leonelli percorre 240 km

Matteo SIMONE

 

Il Dipartimento di Scienze Biomolecolari Sezione di BIOCHIMICA CLINICA E BIOLOGIA CELLULARE dell’Università di Urbino, il CTR Centro Terapia Riabilitativa di Reggio Emilia guidato dal Direttore Sanitario Dr. Roberto Citarella, l’Area Medica IUTA, l’Area Convegni IUTA, l’Area Tecnica IUTA hanno allestito un importante test scientifico della durata di 24 ore.

nico_11214284_10206368156020765_5559478929626285393_nLa prova, i rilevamenti ed i prelievi ematici hanno avuto luogo sabato 12 e domenica 13 marzo, in occasione della gara di 24 ore ad inviti dalla IUTA e dal GP Biasola, sul tracciato stradale omologato e certificato Fidal, di 1.013 metri, a Reggio Emilia.

Tale test, svolto con il riconoscimento del Centro Studi & Ricerche della Federazione Italiana di Atletica Leggera, è stato possibile grazie alla disponibilità offerta dal Dott. Citarella di mettere a disposizione, mezzi e persone idonei per i prelievi, ma anche per il successivo trasporto degli stessi ai laboratori di analisi e successivamente al Dipartimento di Scienze Biomolecolari Sezione di BIOCHIMICA CLINICA E BIOLOGIA CELLULARE dell’Università di Urbino.

Al termine della Gara, l’atleta Nico Leonelli, supportato per tutte le 24 ore dalla compagna Paola Strizzi, ha percorso 240 km e 740 metri conquistando sicuramente la convocazione al prossimo Campionato Europeo IAU di 24 ore su strada 2016 che avrà luogo in Francia ad ALBI.

Un po’ di tempo fa feci alcune domande a Nico e scrissi un articolo su di lui e sulla sua passione per la corsa in particolare nata da ragazzo con il sogno di raggiungere i paesi vicino a piedi, mi è capitato di viaggiare in Marocco ed in Madagascar notando gente poverissima tra i quali tanti bimbi e ragazzi che raggiungevano i villaggi limitrofi per andare a scuola o lavorare nei campi o riempire taniche d’acqua a piedi scalzi, poveri ma sempre in movimento.

Classifica_12832417_10206368683560095_6796408063718849476_nDi seguito possiamo approfondire la conoscenza di Nico Atleta Nazionale.

Nel caso di Nico Leonelli, il sogno inizia da bambino, la voglia di mettersi sulla strada e camminare, girovagare ad iniziare dai paesi vicini, una sorta di uscita dalla zona di comfort per scoprire quello che c’è fuori, quello che c’è in giro, in altri posti, in altri paesi, e sempre di più ha coltivato questa passione del camminare, dell’allontanarsi, di andare alla ricerca di altro, di nuovo, di diverso, per scoprire altro ed anche per scoprire se stesso.

Interessanti le risposte di Nico al mio questionario sugli ultramaratoneti e gare estreme per la stesura del libro che approfondisce il mondo degli ultramaratoneti e delle gare estreme.

Ecco di seguito come si racconta Nico, quali sono le sue passioni, sogni, limiti.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? Quando ero bambino sognavo spesso di arrivare ai paesi vicini a piedi. Per cui da adulto, quando ho iniziato a correre, il percorso per arrivare alle ultramaratone è stato abbastanza naturale e veloce.

10363396_1223204774374336_243298227227995207_nCosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? Mi piace pensare che potrei attraversare paesi ed anche regioni, avendo come unico mezzo le gambe. Mi piacerebbe che questa capacità la mantenessi ancora per tanti altri anni.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? Ho pensato spesso di smettere con le gare, ma mai di non correre più lunghe distanze per conto mio.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? Il fatto che ci sono tanti altri traguardi da vivere ed assaporare.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? Ad ogni gara Ultra ho sempre creduto di aver raggiunto il limite per poi scoprire in seguito che quello non era il mio limite.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? Non avere la reale consapevolezza di quello che starò per fare.

C’è una gara estremi che non faresti mai? Soffro il freddo in maniera patologica, per cui iscrivermi ad una gara in Alaska è l’ultimo dei miei desideri.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? Credo che sia una cosa innata nell’ uomo. Se l’uomo non avesse questa tendenza, la scienza non sarebbe arrivata a questo livello e noi ora non avevamo neppure il Garmin.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? C’è chi ammira e chi ne deride…è normale!

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? Non c’è un sempre un unico significato. A volte c’ è la predominante agonistica ed altre volte c’è la curiosità di una nuova esperienza.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? Ho scoperto che se qualcosa nella mia vita non va come vorrei, è solo perché non ci ho messo la giusta forza e determinazione.

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? Fortunatamente stanno nascendo centri medici sportivi che per rilasciare il certificato agonistico, non si limitano solo a farti salire sulla cyclette, ma approfondiscono con ecografie ed analisi specifiche. Hai un sogno nel cassetto? Certamente, quello che si ha da bambino e cioè fare un mondiale.

 

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

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