Riccardo Baraldi, Bronzo agli Europei Master 3000 M45 in 9:05.94

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

 

L’amico Riccardo Baraldi di Intesa Atletica sempre più performante conquistando splendidamente la medaglia di Bronzo agli Europei Master dei 3.000 metri in pista ad Ancona. Un atleta lavoratore che dedica tempo allo sport con impegno e con risultati eccezionali. Conosciamolo meglio attraverso le sue risposte ad un questionario di psicologia e sport per il benessere e la performance.

IMG-20160331-WA0006.jpgTi sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Quando ho incominciato a praticare sport, già da bambino, mi sono sempre fissato degli obiettivi piuttosto ambiziosi. Il più delle volte li ho raggiunti, anche perché sono sempre stati traguardi alla mia portata. Quando ho conquistato il mio primo titolo italiano nelle categorie Master in atletica leggera nel 2010 allo Stadio Olimpico di Roma, tuttavia, mi sono sentito un vero “Campione” in quanto ho smentito tutti quelli che non credevano potessi raggiungere un livello di preparazione atletica così ragguardevole in brevissimo tempo (circa 8 mesi da quando ho cominciato ad allenarmi seriamente).”

Per essere campioni bisogna credere prima di tutto a se stessi in modo da continuare ad impegnarsi per raggiungere propri obiettivi senza considerare coloro che remano contro.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “E’ risaputo, anche in ambito scientifico che praticare sport, a tutti i livelli, possa portare giovamento al fisico e alla mente. L’aspetto motivazionale, nel mio caso, ha contribuito esponenzialmente al raggiungimento di quei traguardi prefissati. Tali risultati infondono in un agonista come me un benessere interiore (motivazioni intrinseche), impareggiabili oltre che di totale appagamento emotivo.”

IMG-20160331-WA0005Come hai scelto il tuo sport? “L’atletica leggera, e nello specifico il mezzofondo, è sempre stato nel mio immaginario lo sport che desideravo praticare fin da ragazzo… Vicissitudini professionali, nella fattispecie l’arruolamento volontario in A.M. a 16 anni, condizionarono la mia passione per questo sport inducendomi ad interromperne la pratica prematuramente. In tarda età (39 anni), decisi che avrei dedicato del tempo a questa mia viscerale passione traendone quanto più beneficio possibile sia fisico e morale, in ambito locale e non solo.”

Non c’è un’età per diventare campioni, tanti iniziano da piccoli, ma poi per demotivazioni o diversi motivi abbandonano la pratica sportiva, alcuni incontrano lo sport in età più avanzata, altri interrompono da ragazzi per poi riprendere quando sono più maturi, più consapevoli, e se c’è motivazione, predisposizione all’impegno, talento, allora la strada verso il successo diventa percorribile.

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “Principalmente ci sono problemi legati alla tenuta fisico/atletica. Spesso si incappa in infortuni di vario genere che impongono soste anche di lunga durata.” Continua a leggere

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Trattamento Sanitario Obbligatorio per gli Ultrarunner matti per la corsa

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Gli ultrarunner vengono considerati fuori dal normale, fuori dall’ordinario, fare tanti chilometri di allenamento e di gare nelle condizioni più estreme sia climatiche che di dislivelli. Infatti famigliari ed amici si preoccupano per loro, e sconsigliano la loro pratica. Tanti pensano che gli ultrarunner andrebbero incatenati, gli dovrebbero mettere una camicia di forza per star fermi.

xcharity3_png_pagespeed_ic_aSOWANBC9MAnche Vincenza Sicari una ex maratoneta ora a letto quasi paralizzati viene considerata matta perché vorrebbe trovare una cura alla sua malattia ma è difficile, si tratta di una malattia rara e complicata che richiede un dispendio economico elevato ed in Italia si fa difficoltà ad aiutarla, a fornirle le cure pertanto si dovrebbe rivolgere all’estero, ma è molto più semplice zittirla dicendole che è malata come tanta maratoneti ha già corso tanto in passato allenandosi per le maratone e facendo allenamenti di 220 km al giorno.

Ma i runner e gli ultrarunner sono con Vincenza e vorrebbero farla correre con loro, e se adesso è inchiodata in un letto di ospedale, la fanno correre nel loro cuore e nei loro pensieri dando voce alla sua richiesta di aiuto e invitando gente a raccogliere fondi per cercare di trovare un rimedio all’estero per le sue cure.

Gli amici inizialmente considerano l’alteta fuori di se, ai limiti della pazzia, ma con il tempo apprezzano gli aspetti del carattere che gli permettono di sostenere allenamenti e competizioni di lunghissima durata e di difficoltà elevatissima, diventando quasi fieri di essere amici e raccontando in giro le gesta, così a volte sono considerate, dei propri amici atleti, quasi a vantarsi di conoscere gente che fa l’impossibile, extraterrestri.

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