Alessia Urbinati: trovare la giusta strategia per far passare la palla oltre il muro

Matteo SIMONE

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Sport come metafora della vita per Alessia Urbinati, giocando a pallavolo se trovi davanti a te il muro devi capire come fare per andare oltre, ecco come si racconta Alessia Urbinati.

167384_1857444757229_1274185936_2191871_7421904_n (2)Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Pur non avendo giocato ad altissimi livelli mi è capitato almeno un giorno nella vita di essermi sentita una campionessa nel mio sport (la pallavolo). Durante il secondo set di una partita, la mia squadra e quella avversaria erano in una situazione di parità. Toccava a me andare alla battuta. Non nego che la paura di sbagliare era tanta, ma fortunatamente grazie a quella battuta sono riuscita a far guadagnare alla squadra il punto decisivo per vincere il set. In quel momento mi sono sentita orgogliosa di me stessa, soddisfatta e forte come una vera campionessa. Io ritengo infatti che un campione non è soltanto colui che riesce ad ottenere ottime performance o risultati inequiparabili rispetto agli altri, ma colui che è in grado di superare se stesso e raggiungere obiettivi che credeva non fossero alla propria portata.”

A volte nella vita bisogna rischiare, se va bene hai fatto tredici, puoi viere di rendita rispetto a qualcosa di buono che hai fatto e che te lo ricorderai a vita.

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Lo sport ha contribuito non solo al mio benessere fisico ma anche psicologico. Fare sport non vuol dire solo allenare i muscoli e avere un fisico asciutto e tonificato, esso aiuta moltissimo ad ascoltare se stessi, a staccare la spina dalla routine quotidiana, a comprendere i numerosi messaggi che il corpo ci trasmette. Lo sport allena soprattutto la mente ad affrontare i problemi che la vita pone davanti a noi e da la giusta forza d’animo e la grinta per superarli. Per esempio nel mio sport capita spesso che la giocatrice trovi davanti a se il muro. Esso non è altro che la trasfigurazione di un ostacolo della nostra vita. Ci si trova così dinanzi ad un bivio: lasciarsi dominare dalla paura e affrontare passivamente il muro (scelta che ha insita la sconfitta) oppure trovare la giusta strategia per far passare la palla oltre il muro. In conclusione lo sport mi ha fatto capire che la seconda soluzione è sempre la migliore.”

.PALL (2)Come hai scelto il tuo sport? “Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di otto anni per gioco, come tutti i bambini. Mi piaceva l’idea di far parte di una squadra, di collaborare e di divertirmi insieme ai miei amici. Crescendo questo sport è diventato fondamentale per la mia vita e la mia educazione e mi ha trasmesso valori significativi come il rispetto, la lealtà, la collaborazione e la fiducia, che hanno contribuito a formare la mia personalità.”

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione? “Sono molti i rischi a cui una pallavolista potrebbe incorrere, in quanto questo sport, porta ad avere un sovraccarico soprattutto a livello dei menischi, della rotula e di articolazioni e legamenti delle ginocchia, oltre ai normali incidenti in cui si può incorrere in campo come lussazioni ,distorsioni alle caviglie e strappi muscolari. Pertanto occorre essere cauti nei movimenti, riscaldarsi bene prima di ogni allenamento e fare uno stretching accurato alla fine.” Continua a leggere

Il talento senza un duro lavoro non ti porta lontano

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica, in base agli obiettivi, può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni.

12376834_10205998455176222_6079429643986931737_nQuindi, la cosa importante è decidere le priorità, gli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento, da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più sono le pretese, più è alto l’impegno, il costo in termini di soldi, di investimento di tempo.

Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale.

Lo dice Vincenzo Abbagnale in un intervista riportata su Ideasport: «Il talento conta molto, ma senza un duro lavoro non ti porta lontano. Di me penso che la natura qualcosa mi ha dato, ma tutto quello che ho conquistato in questo anno è stato frutto del lavoro svolto, che è fondamentale». (1)

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Sol Arneodo, l’allenatrice di delfini: ho imparato come trattare ognuno di loro

Matteo SIMONE

 

 

Maria Sol Arneodo è stata un’allenatrice di delfini ed è interessante conoscere la sua esperienza, quest’attività di addestramento con il mondo animale acquatico, pertanto ho chiesto a Maria Sol di descrivere come si svolgeva la sua attività con i Delfini.Come è stato il percorso di avvicinamento al delfino? “Quando si inizia a lavorare in Atlantis i primi 7 mesi sono di osservazione. Praticamente il nuovo arrivato si dedica a lavare la cucina, preparare i pesci per i delfini, studiare biologia e teoria di allenamento, e ad osservare e aiutare gli allenatori che già erano in contatto con i delfini.

12571354_10208327488445318_70352609_nDopo sette mesi la prima attività fatta con i delfini è il DPE, che basicamente consiste nel check del corpo: si vede se hanno nuove ferite causate sia dagli altri delfini (il mordersi, spingersi e fare suoni sono i modi di comunicazione che hanno). In base a dove si trova il Rake Mark, che sarebbero i morsi si può definire che tipo di interazione hanno avuto, per esempio se è vicino ai genitali proviene da attività sessuale, se è nella coda sicuramente proviene dallo scappare dal delfino dominante, ecc.) o magari da qualche cosa che si sia rotto nella struttura. Si controllano gli occhi cercando qualsiasi cambiamento nel colore, la bocca cercando ferite, pietre che a volte restano tra i denti quando giocano con la sabbia e odore. Si chiede al delfino di starnutire (chuff) nella mano dell’allenatore e si controlla l’odore del respiracolo che potrebbe essere segno di qualche infezione nei polmoni. Si controlla la linea genitale per vedere se le mucose sono normali.

Poi si separano i delfini in diverse piscine. A volte si sa già che una femmina è in piena ovulazione, quindi per evitare problemi nel momento dell’interazione con i clienti si separa dai maschi.

Ci sono maschi che non cambiano il comportamento, e ci sono alcuni che non mangiano durante questo periodo e vogliono stare solo con le femmine.”

 

12464004_503394126511311_412630789_nCome succede per qualsiasi lavoro è importante un approccio graduale, di conoscenza del contesto e di ciò con cui si ha a che fare che sia una persona, un animale, un ambiente, quindi importante la parte iniziale di avvicinamento, di conoscenza, di anamnesi, di informazione, di documentazione.

 

Come riuscivano gli animali ad apprendere, utilizzava dei sistemi di ricompensa? “Si utilizza CONDIZIONAMENTO OPERANTE ed è assolutamente proibito usare qualsiasi tipo di punizione sia positiva o negativa. Continua a leggere

Franco Draicchio, runner: siamo noi che dobbiamo far sì che i sogni si avverino

Matteo SIMONE

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Seconda edizione della 6 ore de’ Conti, organizzata dalla ASD Poditica Valmisa, sabato 2 luglio 2016 con partenza alle ore 18:00 per terminare alle ore 24:00.

Serra de Conti, incantevole borgo in provincia di Ancona, anche per quest’anno è stata confermata la collaborazione con le Grotte di Frasassi che metterà a disposizione di tutti gli iscritti un buono per visitare le grotte. Tutte le informazioni sul sito www.seioredeconti.it di seguito si racconta uno degli organizzatori Franco Draicchio.

serr (2)Ti puoi definire ultramaratoneta? “Credo di sì ormai alla soglia delle 111 maratone ed ultra.”

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Per me essere ultramaratoneta non è solo percorrere una distanza superiore alla maratona ma riuscire a pensare di correre visto i miei 100 kg.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Sono partito correndo nel quartiere dove abitavo ma sentivo da subito il richiamo della maratona.”

serr4 (2)Anche Franco è stato rapito dalla corsa, in particolare la maratona l’ha sequestrato e non se ne è più liberato, chilometri e chilometri di corsa, ora organizza lui una sei ore di corsa.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Riuscire a staccare la spina dalla routine quotidiana, incontrare amici, conoscere posti nuovi.”

Ora, attraverso la sua gara che organizza è lui che permette a tanti di conoscere la sua Serra dei Conti un borgo duecentesco molto pittoresco ed ospitale.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooo.”

Non togliete la corsa a Franco, oramai non se ne può più liberare.

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Ho realizzato il sogno di vincere un Campionato Italiano con tanto di record

Matteo SIMONE

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483364_3911069147284_1124626211_nL’anno scorso ho partecipato alla mia prima gara di nuoto un 1.500, per molti una gara lunghissima, ma per me abituato alle utramaratone si trattava solamente di 60 vasche non avevo fretta, gli altri si e infatti quest’anno hanno eliminato questa gara lunghissima perchè ci ho impiegato 40’ mentre è stata vinta da Roberto Brunori in 18’ e lì che l’ho conosciuto ed ho scoperto che era un fenomeno di fama Mondiale. Leggiamo come si racconta.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sono sentito un campione ogni volta che ho stabilito un record Italiano, anche se di categoria, sensazione bellissima e indispensabile per continuare ad allenarsi con voglia e metodo.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Figlio di un padre sportivo e amante del nuoto ho iniziato a praticare sport fin da piccolissimo, sci , judo e nuoto, a circa 7 anni ho iniziato con le prime garette di nuoto e Judo mentre lo sci solo per divertimento domenicale quando non ero impegnato. Non ho fatto passaggi particolari dato che I 2 sport praticati agonisticamente li facevo contemporaneamente, poi a 14 anni mi dedicai solo al nuoto.”

Hai dovuto scegliere nella tua vita di abbandonare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Lasciai lo judo scegliendo il nuoto poi a 16/17 anni lasciai anche il nuoto per intraprendere la carriera militare in A.M.” Continua a leggere

Fabio Fioravanti: alla soglia dei 49 anni ho scoperto il triathlon

Matteo SIMONE

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Nel lontano settembre 1995 ho avuto modo di allenarmi un periodo con Fabio Fioravanti e Riccardo De Paolis, due campioni laziali dell’atletica leggera in quegli anni, e quello che mi ha aiutato è stato fare dei tratti di ripetute in allenamento con loro, ma non solo.

Cosa succede in questi casi? Innanzitutto hai un riferimento, una consegna da rispettare, un’indicazione di persone esperte e competenti che non solo ti dicono quello che devi fare ma ti incoraggiano, si rendono disponibili a darti consigli.

Il risultato è che ti senti sicuro di quello che ti appresti a fare e quindi la mente è libera, devi solo impiegare sforzo fisico, energie dei muscoli, ed in più c’è un valore aggiunto che è il fatto di correre accanto a campioni e quindi fai una piccola esperienza da protagonista, da campioncino e puoi notare che effetto ti fa; in genere fa star bene, fa credere che un giorno potresti essere anche tu protagonista, potresti essere un riferimento per altri, e tutto ciò può portare ad un benessere psicofisico nel senso che fai un lavoro motorio che è compensato dallo sperimentarti auto-efficacia, sicuro di te in quel momento, in quei tratti di ripetute.

Ed è giunto il giorno per parlarvi di una persona serena, umile, corretto, ma allo stesso tempo campione nello sport e nella vita.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Mi sono sentito un campione ogni volta che ho concluso una gara o un grande allenamento perché ha sempre rappresentato il risultato di un grande sacrificio, soprattutto per chi pratica sport non da professionista.”

Ricordo alcuni allenamenti impegnativi di Fabio su è giù per delle scale con gradini alti per diversi piani.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Il benessere psicoficsico ottenuto dalla mia pratica sportiva ha contribuito notevolmente a migliorare le capacità decisionali nella vita quotidiana. I fattori che hanno contribuito al benessere e performance sono la passione verso tutte le attività che si svolgono nella natura ed anche le forti motivazioni agonistiche rafforzate dalle soddisfazioni sopraggiunnte.”

FOTO 1 (2)Lo vedevo sempre con il sorriso, rispettoso pronto a salutarti, a darti consigli, circondato da amici che gli volevano bene, era un leader per loro.

Come hai scelto il tuo sport? “L’avvio all’attività sportiva è stato effettuato su indirizzo dei miei genitori che hanno sempre creduto nell’importanza di educare i propri figli utilizzando anche l’ambiente sportivo. All’età di 3 anni ho iniziato con il nuoto svolto per 7 anni. Successivamente, dopo aver visto i mondiali di atletica in TV, mi sono dedicato all’atletica leggera. Sport che ho praticato a livello agonistico per 28 anni. Successivamente la passione si è spostata alla biciletta partecipando alle granfondo per 4 anni.. alla soglia dei 49 anni di età ho scoperto il triathlon che ancora pratico.”

Una vita dedicata allo sport ed agli sportivi, una cultura sportiva che si tramanda da generazioni, un bell’esempio per tutti.

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “La solitudine negli allenamenti. La fatica fisica si accentua quando si svolgono allenamenti senza la compagnia. Inoltre le condimeteo non sempre favorevoli.”

Quando vai fortissimo è difficile trovare alteti che ti aiutino negli allenamenti lunghissimi di preparazione alla maratona, ti puoi accontetare di amici che ti seguono in bici o che fanno brevi tratti di corsa con te, devi avere un’elevata forza mentale che ti fa continuare ad allenare. Continua a leggere

Non ero mai salito su un podio, a 50 anni è proprio una bella soddisfazione

Matteo SIMONE

 

Federico Crotti alla ricerca sempre delle gare più dure, difficili, estreme, si è imbattuto nella Madeira Island Ultra Trail (Portogallo) ed ha scelto giustamente la distanza più lunga 115km e 7000m di dislivello con partenza a mezzanotte. A fine gara l’ha definito “il trail più duro mai fatto per condizioni climatiche pendenze dislivelli. Paesaggi incredibili unici.”

Vince Zach Miller in 13h50, tras gli Italiani eccellentissima prova di Fulvio Dapit sempre tra i primi si classifica 6° in 14h40.

Federico arriva felicissimo come un bimbo 2° di categoria, la prima volta sul podio a 50 anni.

Anche l’amico Germano Dotto sale sul podio della gara minore di 85 km ma sul gradino più alto categoria M55.

Federico Crotti, un atleta che ha iniziato con il piacere di correre sperimentando sempre di più le sue possibilità, la sua forza di volonta, la sua scoperta per il trail e l’ultratrail arrivando a modificare la sua dieta e diventando vegano. Federico è alla continua ricerca dei suoi limiti ed al contempo alla ricerca delle sue possibilità, delle sue risorse, per lui più è dura la gara più è grande il trionfo.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “E’ stato graduale. Sono partito dalle distanze più brevi (10 – 15Km) per poi passare alla maratona. Poi mi sono appassionato alle gare di montagna arrivando a percorrere Ultratrail oltre i 100 km.”

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Riuscire a percorrere distanze che in passato non immaginavo di riuscire a fare. Riuscire a superare i momenti di crisi che si verificano puntualmente in ogni gara.”

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Scoprire i miei limiti. Dove può arrivare la forza di volontà. Inoltre sto imparando a conoscere veramente il mio corpo, le mie risorse fisiche. Ho modificato la mia dieta, diventando vegano.” Continua a leggere

Antonio Gallone: fa un bell’effetto arrivare primo M50 alla maratona di Roma

Matteo SIMONE

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Si parla sempre dei campioni famosi ma ci sono tanti campioncini che fanno sport al di fuori della giornata lavorativa con passione, impegno, determinazione, ottenendo anche eccellenti risultati ma spesso restano sconosciuti ai tanti.

Uno di questi è Gallone Antonio che corre per puro divertimento al di fuori dell’attività giornaliera lavorativa ma ottiene eccellenti performance nonstante sia entrato nei cinquant’anni. Di seguito leggiamo come si racconta.

Ho visto che sei andato fortissimo, oramai sei uno degli M50 più forti d’Italia, 1° di categoria alla maratona Internazionale di Roma, la più partecipata in Italia, che effetto ti fa? “Fa un bell’effetto arrivare primo di cat. M50 alla maratona di Roma, lo scorso anno come M45, mi gratifica molto!!!”

Qual’è il tuo segreto per essere ancora performante nonostante l’avanzare dell’ètà? “Non  ci sono segreti, c’è tanta passione e amore per la corsa, sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli ed obiettivi. Vivo la corsa a 360°, curando tutte le componenti : alimentazione, allenamento, motivazioni, senza troppe restrizioni e con gioia.”

Quali sono state le tue sensazioni, emozioni, preoccupazioni, prima, durante e dopo la gara? “Prima di una gara c’è sempre un po’ di emozione e di tensione, soprattutto se in ballo c’è un PB da fare o dei rivali di cat. Da battere, ma cerco di smorzarle scherzando con gli amici, durante la gara cerco di mantenere il ritmo prefissato cercando di correre quanto più rilassato possibile e  aumentare la velocità nel finale. Nel dopo gara si fanno i bilanci della prestazione, al di la del risultato, cerco di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, di non essere molto severo con me stesso, consapevole di aver dato il massimo e di portare comunque a casa l’ennesima bellissima esperienza che una gara, soprattutto una maratona può regalare.”

12718033_1760030667616105_1183441673622123724_nPrima, durante o dopo la gara ci sono stati momenti critici, dove hai pensato di rallentare, fermarti? “Non mi è mai capitato di fermarmi durante una gara, mi è capitato di rallentare soprattutto nella maratona nel finale, ma ho sempre trovato le motivazioni per non fermarmi e andare avanti, lo scorso anno per esempio nella maratona di Roma, pioggia e vento rendevano impossibile realizzare un risultato cronometrico importante, allora ho spostato l’attenzione sul piazzamento, ho fatto una gara un po’ sotto ritmo e cercato di superare quanti più atleti possibile nel finale, giungendo al 23° posto Assoluto e 1° M 45. Quest’anno alla maratona di Roma sono arrivato con meno lunghi e una velocità di soglia più bassa e complice le vacanze di Pasqua in Puglia, 1 kg in più, consapevole di ciò volevo godermela, ma purtroppo, quando metto il pettorale, non riesco a correre col freno a mano tirato, quindi anche quest’anno ho dato il massimo e non mi sono risparmiato.” Continua a leggere

Agite con costanza fino all’obiettivo che vi siete prefissati

Matteo SIMONE

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Siate flessibili come una canna, che quando il vento é forte sa piegarsi ma non si spezza (Frederic Lenoir, L’anima del mondo, Bompiani, Milano, 2015)

 

Screenshot_2016-03-16-15-12-50Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita. La resilienza permette la ripresa dopo un evento traumatico, dopo un infortunio, dopo una sconfitta. La persona resiliente possiede propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. Di fronte alle difficoltà si studia, ci si documenta, ci si informa su cosa fare, come fare, a chi rivolgersi e ci si impegna per questo, per recuperare, per ripartire, per aggiustare il tiro, per essere protagonista, per riuscire nell’impossibile.

Coltivate la perseveranza, vale a dire la pazienza nel lavoro e negli sforzi. Agite con costanza fino all’obiettivo che vi siete prefissati e non cedete al minimo ostacolo o scoraggiamento (Frederic Lenoir)

Sergio Mazzei, Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work, afferma nel mio testo Sviluppare la resilienza, che: “Evidentemente il senso della resilienza in buona sostanza equivale all’avere coraggio, all’insistere nel raggiungere il proprio scopo e dunque al non sottrarsi alla propria esperienza, qualunque essa sia, al non censurare o negare la propria verità, allo stare con il proprio dolore e impedimento, al tener duro anche se le circostanze sembrano insostenibili.”

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Il keniano Amos Kipruto in 2h08’12” e l’etiope Rahma Tusa in 2h28’49” si sono imposti nella XXII Acea Maratona di Roma

a cura di Stefano Severoni

 

Il keniano Amos Kipruto in 2h08’12” e l’etiope Rahma Tusa in 2h28’49” si sono imposti nella XXII Acea Maratona di Roma, che quest’anno si è corsa il 10 aprile, un’edizione particolare nell’anno del Giubileo straordinario.

12983955_10154022689916211_2737110663893744943_oUOMINI  La gara maschile si è sviluppata su passaggi da 20 km/h: 15’00 al 5° km, 30’05” al 10° e 1h03’40” ai 21,097 km, quando i primi erano ancora in linea per attaccare il primato della corsa (2h07’17”). Dopo il passaggio al 30° km in 1h30’43” e l’abbandono dell’ultima lepre al 32° km, Kipruto ha sferrato l’attacco decisivo. Il parziale tra il 30° e il 35° è stato di 14’49”. Il keniano ha staccato il 21enne etiope Birhanu Achamie, il quale come nella precedente edizione si è dovuto accontentare del secondo posto, benché con il record personale di 2h09’27”. Al terzo posto è giunto il 25enne keniano Dominic Ruto, che ha superato allo sprint l’altro etiope Beyu Megersa Tujuba (2h09’28” per entrambi). Il campione mondiale di corsa in montagna, il 29enne cuneese Martin Dematteis è il primo italiano, con un esordio da  2h18’20”. Il suo commento: «Dedico questa gara a mio figlio che nove mesi fa è andato in cielo. Ora tornerò alla mia corsa in montagna, ma non escludo, in futuro, di dedicarmi di più alla corsa su strada».

12973615_10154022690341211_2674746073713415958_o.jpgDONNE La Tusa ha fatto una gara tutta d’attacco, passando a metà gara in 1h14’24”. Già al 25° km è rimasta da sola ed è riuscita a chiudere in 2h28’49”, migliorando il suo personale di quasi 5’, pur soffrendo nel finale. Seconda si è classificata la 23enne connazionale Mulu Melka Duru (2h29’59”). La sorpresa è giunta dal 3° posto dell’algerina Kenza Dahmani, che con il tempo di 2h33’53” si è migliorata di quasi 6’. La prima italiana al traguardo è stata la 28enne veneziana in forza alla Forestale, Giovanna Epis la quale, dopo un passaggio di 1h18’31”, è riuscita a migliorare il suo primato con 2h38’20”.

GARA HANDBIKES/WHEELCHAIRS  Alex Zanardi, 49enne ex pilota e ora atleta paralimpico bolognese, ha centrato il quinto successo a Roma (2010, 2012, 2013, 2014 e 2016), polverizzando il precedente record che già gli apparteneva (1h11’46”, 2012). Secondo Mauro Cratassa (1h16’49”) e terzo Vittorio Podestà (1h23’00”). Il commento appena tagliato il traguardo di Zanardi:

12973532_10154022689826211_3954926460591007939_o.jpg«Sono andato molto forte. Vincere qui ha un sapore differente. Una gara meravigliosa. Sono molto felice della gara che ho fatto, un tempo eccezionale, ma su un percorso straordinario come questo che conosco a memoria lo considero un risultato che era alla mia portata. Sono arrivato in ottima forma, un tempo così mi fa ben sperare per le Paralimpiadi. A Rio non avrò avversari? Beh, correrà su un percorso che non conosco e contro tanti validi avversari. Certo però dopo il risultato di oggi ho buone sensazioni».

Tra le donne, prima la traguardo Katarzyna Zubowicz in 1h51’17”, 12a assoluta su 18 atleti al traguardo.

I maratoneti hanno ricevuto il saluto di papa Francesco, il quale al termine della recita del Regina Coeli in piazza San Pietro, si è rivolto agli atleti che erano passati lì poco prima, intorno a metà gara: «Saluto tutti i partecipanti alla Maratona».

Da segnalare la prova dell’atleta non vedente Raffaele Panebianco, che ha chiuso il suo sforzo in 3h57’38” e 5˙293° al traguardo.

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