Respiro e TIME-OUT per gestire comportamenti violenti

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Questa è la volta buona per interrompere il ciclo della violenza, è imortante intervenire quando si verificano comportamenti violenti, ma è ancora più importnte prevenire, fare formaizone, monitorare, fare aggiornamento agli operatori, informare ed educare comunità e famiglie. E’ preferibile strutturare interventi multidisciplinari ed integrati che coinvolgono diverse figure di professionisti e le diverse istituzioni ed associazioni locali, per comprendere il problema dai diversi punti di vista, comprendere cosa fa l’Altro e come.Costruire una rete di resilienza attraverso lo sviluppo delle risorse personali e di rete e lo sviluppo di autoefficacia ed autostima personale per decidere individualmente di ricostruire la propria vita un passo alla volta

IMG_9039Alcune tecniche sono il respiro che ti permette di fermarti, di contattare te stesso, di distrarre l’afflusso del sangue ai muscoli e lo fa confluire al cervello per permetterti di valutare quello che stai per fare.Imprtante è prendersi il tempo, decidere di fermarsii e ritornare dopo un po sulla discussione, al limite fare una passeggiata, quando ci si ferma, si riflette, ci si accorge di come ci si sente e si arriva alla conclusione che è possibile un modo di verso di comunicare, discutere, chiedere, pretendere.Importante riconoscere i segnali premonitori che ti portano all’escalation ed al nonn controllo, in modo da potersi fermare in tempo se è possibile. E’ opportuno se è il caso contattare un amico di riferimento per provare di chiedere aiuto o esprimere la propria difficoltà.

Importante allontanarsi dalla situazione che stimola rabbia o escalation e ritornare dopo un’ora o comunque dopo il minimo tempo necessario che serve per placarsi, questo può essere utile in qualsiasi contesto, famigliare, lavorativo, sportivo.

Importante costruire reilienza nelle famiglie e tra i bambini, questo puòavvenire nel riconoscere le loro qualità, nel permettergli di fare delle attività di tipo espressivo o sportivo.Il senso dell’intervento psicosociale ed educativo consiste nel rafforzare le risorse indivisuali dei bambini così come quelle sociali.Promuovere la resilienza in una comunità implica valorizzare le conoscenze, le competenze, i valori, la cultura, in modo tale che questi possano rappresentare una risorsa nel fronteggiare le difficoltà e nell’adattamento alle diverse circostanze (Manyena, 2006).Il soggetto resiliente deve ricorrere alle risorse interne impresse nella sua memoria. A un certo punto, potrà trovare una mano tesa che gli offrirà una risorsa esterna, una relazione affettiva, un’istituzione sociale o culturale che gli permetteranno di salvarsi (Boris Cyrulnik).

Screenshot_2016-03-17-22-49-07Le donne ed i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero essere più al sicuro: nella loro famiglia. Per molte e molti di loro, la casa è dominata da un regime di terrore e violenza per mano di qualcuno che è loro molto vicino, qualcuno nel quale dovrebbero poter avere fiducia. Le vittime soffrono fisicamente e psicologicamente. Non sono in grado di prendere le decisioni che le riguardano, dar voce alle loro opinioni o proteggere loro stesse e i loro bambini per paura delle ulteriori ripercussioni. I loro diritti umani vengono calpestati, e le loro vite vengono loro annientate dalla costante minaccia della violenza. (Innocenti Digest N. 6 – Giugno 2000)

Il Gs Flames Gold nell’ambito delle iniziative di promozione sociale, organizza in data 07 aprile presso il “V Lounge”, Lungomare Amerigo Vespucci, 62, (Ostia Lido), con orario 15.30/17.30, il Convegno “Donne e Violenza domestica”.

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Donne e Violenza domestica

Matteo SIMONE

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Le donne ed i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero essere più al sicuro: nella loro famiglia. Per molte e molti di loro, la casa è dominata da un regime di terrore e violenza per mano di qualcuno che è loro molto vicino, qualcuno nel quale dovrebbero poter avere fiducia. Le vittime soffrono fisicamente e psicologicamente. Non sono in grado di prendere le decisioni che le riguardano, dar voce alle loro opinioni o proteggere loro stesse e i loro bambini per paura delle ulteriori ripercussioni. I loro diritti umani vengono calpestati, e le loro vite vengono loro annientate dalla costante minaccia della violenza. (Innocenti Digest N. 6 – Giugno 2000)

IMG_9039.jpgIl Gs Flames Gold nell’ambito delle iniziative di promozione sociale, organizza in data 07 aprile presso il “V Lounge”, Lungomare Amerigo Vespucci, 62, (Ostia Lido), con orario 15.30/17.30, il Convegno “Donne e Violenza domestica”.

Importante un lavoro di rete, confrontarsi, valutare il problema con diversi punti di vista e prevedere linee di intervento, di prevenzione e di formazione degli operatori, quindi non solo intervenire ma anche prevenire.

Il comportamento abusante è destinato a umiliare, ottenere controllo o potere nei confronti di un’altra persona. Importante intervenire sui diversi attori, sarebbe auspicabile un intervento con il maltrattante, la vittima e i figli che assistono alla violenza e al conflitto.

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Questa è la volta buona per non fare errori in Maratona

Matteo SIMONE

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A pochi giorni dalla partenza della maratona, l’atleta non può far altro che fare il punto delle sue condizioni in base ai test di allenamento e alle sue percezioni di benessere fisico/mentale.

10176025_10207726479792503_5383862783704198094_nQuesta è la volta buona per non fare errori, per esempio:

– non partire troppo veloce rispetto alle proprie potenzialità di prestazione per evitare la solita crisi del dopo 30/35 km, in questo caso il suggerimento è di immaginare di percorrere una competizione di 37 km e 197 metri, considerando altri 5 iniziali di riscaldamento ad una andatura di una decina di secondi al km più lenti del ritmo gara in modo da evitare di correre i primi km ad una velocità troppo sostenuta rispetto al ritmo prefissato, perché il sentirsi freschi e l’adrenalina in circolo invitano a strafare. Si sa che la partenza ad una velocità superiore a quella prefissata brucia subito le riserve di zucchero e il grasso diventa il carburante ma non è altrettanto redditizio.

– Un altro errore frequente è rischiare la disidratazione, a causa della mancanza di sete durante la prima parte di gara e il non voler sforzarsi a bere per non perdere secondi ritenuti preziosi o per evitare di inciampare nei pressi dei tavolini del ristoro o nel non rischiare di perdere il gruppo di amici che hanno lo stesso ritmo di corsa. Un consiglio potrebbe essere nell’allearsi dall’inizio con un altro atleta che ha più o meno la stessa andatura di gara e decidere di alternarsi nel recuperare bevande ai ristori.

– Altro errore che in genere potrebbe incorrere il maratoneta è un ritmo non costante, può capitare che si viene superati e allora si cerca di seguire l’altro ad una velocità che anche se è leggermente superiore, alla lunga fa pagare le conseguenze.

– Altro errore è di partecipare alla competizione anche se non ci si sente preparati, e questo perché si e già organizzato il viaggio, si sono presi degli impegni, ecc., il rischio è di farsi del male, pertanto si fa sempre in tempo a rinunciare rimettendoci anche qualche soldo ma, in compenso, si preserva la propria salute nonché la propria forma fisica in modo da potersi preparare per una successiva competizione. Se non si è pronti si può anche valutare di optare per un test di distanza minore ma importante per una successiva maratona, tale distanza potrebbe essere tra i 21km 97 metri e i 25/35 km, in considerazione anche del fatto che ci sono poche gare di distanze intermedia tra mezza e maratona.

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“Sport Senza Frontiere” alla maratona di Roma

Matteo SIMONE

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Domenica 10 aprile l’associazione onlus sport Senza Frontiere parteciperà con 31 runner alla Maratona di Roma moltissimi alla loro prima esperienza.

940916_585076045001985_3599724638343060489_nGiovedì 7 aprile alle ore 17,30 Giorgio Calcaterra incontra i bambini e i Runner di Sport Senza Frontiere.

Attraverso il Progetto “FOR GOOD”, l’associazione onlus Sport Senza Frontiere ha scelto di aderire al Charity Program della Maratona di Roma al fine di reperire su Roma i fondi necessari a garantire a 15 bambini svantaggiati un percorso sportivo di un anno integrato da uno screening e monitoraggio sanitario. Il Progetto For Good di Sport Senza Frontiere permettte bambini e ragazzi in condizioni disagiate di fare sport ed essere monitorati dal punto di vista medico. Quindi si tratta non solo di una sfida sportiva per i maratneti che partecipano, ma anche una sfida nel raccogliere fondi per permettere a minori di essere più resilienti attraverso lo sport.

Giorgio ha vinto per dieci anni consecutivi la 100 chilometri del Passatore, da Firenze a Faenza. Giorgio ad un mio questionario rispose alla domanda hai un sogno nel cassetto? “Correre a 100 anni una 100km sotto le 10 ore non sarebbe male!!”

Tra i tanti maratoneti che hanno aderito all’invito di Sport Senza Frontiere a Roma domenica 10 aprile c’è anche il sottoscritto http://tinyurl.com/j4m3sjm

Sport Senza Frontiere da anni si batte per l’integrazione sociale attraverso lo sport. Continua a leggere