Manuela Capomaggi: Roma-Ostia, un’emozione che porterò sempre nel cuore

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Tante mogli iniziano a correre per seguire ed imitare i mariti e poi vengono catturati dalla corsa, sempre più gare e più lunghe, la mezza maratona, la maratona, come ciliegie, una tira l’altra. Manuela Capomaggi si racconta attraverso la sua passione per la corsa trasmessa da suo marito.

IMG_2865[2].JPGTi sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Mi sono sentita una campionessa il 22 novembre 2015, la mia prima maratona. Desideravo tanto farmi questo regalo per i miei 50 anni e dedicarla a mio fratello che era un grande sportivo. Ci ho lavorato intensamente mettendoci tutto il cuore e al traguardo mi sono sentita veramente una campionessa.”

50 anni un’età importante, definita la mezza età c’è chi si diletta a percorrere una maratona come Manuela, per dedicarla a se stessa ama anche a qualcun altro, bell’impresa.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance? “Come prima cosa ha fatto crescere la stima in me stessa e mi ha donato più consapevolezza, ho capito che se si è disposti a faticare e a lottare si possono abbracciare i sogni.”

Come hai scelto il tuo sport? “Dopo aver avuto un gravissimo problema di salute, che mi ha tenuta lontana da ogni sforzo per 4 anni, arrivò il giorno in cui i medici mi dissero che potevo ricominciare a vivere senza alcuna paura, ormai ero guarita. Perciò tornai a casa felicissima, mio marito che dal Kosovo si era portato l’abitudine di una corsetta breve, ma giornaliera, era pronto per uscire e gli ho detto: ‘aspettami, voglio venire con te. Sono passati 4 anni e non ho più smesso di correre’.”

Provare per credere, a volte la corsa chiama e si viene rapiti.

IMG_4476[1].JPGNella tua disciplina quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione? Cosa conta, quali qualità bisogna allenare? “Ciò che mi mette più in difficoltà è il vento, è davvero l’unica cosa che mi fa decidere di non uscire. Faccio molta attenzione a non affaticarmi troppo, a non raggiungere mai il limite di stanchezza che mi fa accelerare troppo il cuore. Anche se sono guarita alcune paure restano dentro, perciò io non do quasi mai il massimo. Ma sono consapevole di aver allenato questo aspetto più dei muscoli, ho dovuto imparare a gestire l’ansia a superarla e a fare sempre un passetto in più. Per questo devo dire grazie ad Ivano Caronti che ha messo a mia disposizione cuore ed esperienza.”

Bisogna conoscersi bene e sapere cosa si può e cosa non si può fare, e poi è importante affidarsi a persone ed amici di fiducia che ti possono dare consigli.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “Curo la mia alimentazione seguita da un nutrizionista, ho eliminato cibi confezionati, cerco di cucinare in casa quanto più possibile anche facendo pane e dolci utilizzando farine non troppo lavorate. Prima della gara mangio un panino e dopo la gara una porzione di crostata.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Finora non mi è mai capitato di non concludere una gara, ovviamente se c’è vento sono molto svantaggiata.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Per il momento non penso di mollare, lo sport accresce la mia gioia interna, mi fa stare bene, mi fa sorridere anche quando dovrei essere triste.”

IMG_4434[1]Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Sono tante le persone che si incontrano in questo sport, ma quando incontri qualcuno che ancora sa cos’è l’umiltà, ecco costui inconsapevolmente ti lascia senza dubbio qualcosa di prezioso. Ovviamente nessuno di noi è nulla da solo e perciò non posso che ringraziare Ivano Caronti che da due anni si dedica a me con una dolcezza commovente, mettendo da parte le regole e lavorando sulle mie insicurezze mi ha aiutato a superare ostacoli che nemmeno io credevo di riuscire a sconfiggere e poi la mia ‘socia’ Giovanna, compagna di kilometri e kilometri. Con lei vediamo albe, tramonti giorni belli e giorni brutti è la mia compagna di corsa ed insieme ci divertiamo sempre.”

La compagnia giusta ti da una marcia in più, insieme si gusta di più la corsa.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La prima Roma-Ostia nel 2014. Quando uscii con mio marito quel pomeriggio famoso dissi a lui e ad un nostro amico che correva con noi che il mio sogno era poter fare un giorno quella gara e ci riuscii un anno dopo. Fu un’emozione che porterò sempre nel cuore e che un giorno racconterò ai miei nipotini.”

C’è un’esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “L’amore per la vita in generale mi fa essere positiva donandomi la consapevolezza che si vuole qualcosa bisogna agire, non aspettare che accada. Il desiderio e la tenacia sono un grande binomio.”

received_998431153581358[1].jpegQuali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Io non faccio sport solo per me, ma anche per onorare mio fratello che non c’è più ma che era un ragazzo sportivissimo. Il solo pensare a lui mi aiuta infinitamente.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Quando sono nervosa mi dicono: ‘vai a correre’ penso abbiamo capito il benessere che ne ricevo. Per molti amici sono un esempio che vorrebbero seguire, ma dicono che è troppo sacrificio quello che chiede questo sport.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Fu la mia prima tre comuni nel 2014, con i pacemaker ci siamo divertiti tantissimo, erano due signori di mezza età ma molto esperti, abbiamo fatto il gruppo dei lenti e ce la siamo corsa anche cantando in alcuni tratti. Non la dimenticherò mai quella gara. Quando arrivai al traguardo e raccontai la mia gara ai compagni di squadra, che ovviamente avevano fatto una gara faticosa, mi dissero: ma tu sei sicura di aver fatto la stessa gara nostra?”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Che sono una falsa Fragile.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Si mi capita quasi sempre in una gara ripetuta, quando decido di voler fare meglio dell’anno precedente.”

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara? “Nel pre gara ansia, in gara desiderio di fare bene, nel post gara sempre immensa felicità, anche se non ho fatto proprio bene.”

Quali sono i tuoi pensieri? Pensare al traguardo, a quello che si è investito in termini di allenamenti, di preparazione atletica, mentale? “Penso principalmente a divertirmi, in luoghi dove si è circondati dalla natura a godere delle bellezze che attraverso, ma quando mi si chiede di dare il massimo ci metto tutto il cuore per non deludere le aspettative di chi mi aiuta a raggiungere gli obiettivi, non sempre ci riesco ma certamente mi impegno per farlo.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “La maratona, c’era un forte vento e avevo una lesione alla cornea che mi dava dolore.”

Hai dovuto scegliere di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Si, qualche anno fa insegnavo Fitness e facevo gare di hip hop, ma avversità della vita mi hanno costretto a cercare un lavoro più tranquillo e quindi ad abbandonare.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliarne l’uso? “Non ho mai corso questo rischio. L’unico messaggio che mi sento di dare è che la vita vale più di un personale.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Che tristezza.”

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Non sono competitiva, perciò tutto quello che accade è un dono, non mi sento mai sconfitta.”

Hai mai rischiato per infortuni o altro di smettere di essere atleta, hai mai pensato di smettere? “Fortunatamente ancora mai, ma se non si potesse più correre si può sempre camminare no?”

IMG_2364[2].JPGRitieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Credo che la figura dello psicologo possa essere utile in varie circostanze nella vita, perciò anche nello sport. Ognuno ha le sue debolezze e parlarne, sopratutto con chi è predisposto all’ascolto, può portare giovamento.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport? “Correre insegna a gestire le proprie paure, i propri limiti la fatica, lo sforzo e in più libera la mente, rendendoci più consapevoli di noi stessi e delle nostre possibilità.”

Prossimi obiettivi lungo, medio, breve termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Prossimo obiettivo migliorare sui 10.000. Il sogno realizzato la maratona, quello da realizzare la maratona di Vienna.”

 

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

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