Federico Carbone, arti marziali: riuscii a salire sul gradino più alto del podio

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Nello sport si sperimenta tanto ed ognuno fa la sua individuale esperienza che lo aiuta a conoscere se stesso, a confrontarsi con gli altri, ad affacciarsi alla vita quotidiana, lo sport diventa una palestra di vita, un’occasione per uscire fuori dalla zona di comfort ed imparare a vivere, a cadere e rialzarsi, a superare ostacoli, infortuni o sconfitte, apprendere dalle situazioni, dagli errori, a condividere esperienze. Di seguito l’esperienza di Federico Carbone.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si, è stata una bellissima sensazione.”

335913_377347979026909_544205417_o (2).jpgIn che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “La pratica di arti marziali (nello specifico) rappresenta per me un momento molto intimo, l’equivalente di una preghiera per un credente. Quando sei sul ring/tatami tutti i tuoi pensieri svaniscono all’istante quasi per lasciare spazio a questo momento di poesia. La mente pensa esclusivamente al raggiungimento dell’obbiettivo odierno e il tempo sembra sfuggire. Credo sia fondamentale lo sport per il completamento di una persona sia per il benessere psico-.fisico, ma soprattutto per i valori etici che insegna. Per me è ed è stato una palestra di vita.”

Sagge le parole di Federico, e molto esplicative, a volte l’apparenza inganna, si potrebbe pensare che coloro che fanno arti marziali sono aggressivi, ma dietro il nome di una disciplina sportiva c’è tanto, ad iniziare dalla storia, dalla filosofia, dai valori che trasmette, dall’etica, a volte lo sport diventa un’arte meditativa, uno scoprire sensazioni ed emozioni nuove e diverse, sperimentare sicurezza ed autoefficacia, sviluppare resilienza e sentirsi anche far parte di un gruppo che condivide una passione.

Come hai scelto il tuo sport? “Io faccio più sport, ultimamente mi sto dedicando nello specifico nel pugilato, kick boxe (per amore verso le arti marziali) e atletica, nuoto.”

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione? Quali abilità bisogna allenare? “Nelle arti marziali, a livello amatoriale/dilettantistico, i rischi non sono elevati come sembra. Nel pugilato e nella kick boxing bisogna avere molto rispetto per il partner di allenamento e non considerarlo invece come un capro espiatorio su cui sfogare la nostra ‘rabbia’ – in fondo lui non sta facendo altro che aiutarci. I rischi maggiori possono essere la rottura del setto nasale, la frattura di tibie ecc. Comunque allenandosi con la testa sulle spalle, evitando il più possibile palestre o allenatori che gettano precocemente ragazzini sul ring a fare risse, è molto difficile incombere in grossi rischi se non i soliti crampi e affaticamenti.”

38864_123633234349199_6472274_n (2).jpgQuando si esce fuori dalla zona di confort si corrono comunque dei rischi, ma per vivere bisogna mettersi ini gioco, sperimentarsi, sentire anche fatica, sofferenza, dolore, si apprende confrontandosi con l’altro ma anche rispettando l’altro.

Cosa mangi prima, durante e dopo una gara? “Prima di una gara mangio generalmente un piatto di pasta in bianco o in alternativa patate lessa.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Pioggia e forte vento, per quanto riguarda il canottaggio che ho praticato agonisticamente dai 14 ai 17 anni.”

Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “I miei allenatori.”

Importante la figura dell’allenatore, che devono fare attenzione essendo figure di riferimento educative ma anche preparatori per la performance con attenzione, sempre aggiornati e presenti, pronti a valorizzare le risorse e le doti dell’atleta ed a sostenerlo nei suoi impegni agonistici.

38864_123633227682533_3803182_n (2).jpgQual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “L’emozione più bella in assoluto l’ho provata a Milano, durante un torneo internazionale di judo (l’ho praticato dai 4 ai 13 anni), quando in maniera del tutto inaspettata riuscii a salire sul gradino più alto del podio, vincendo una finale molto sofferta. Questa esperienza mi ha insegnato che bisogna lottare sino alla fine, perchè niente è impossibile.”

Le precedenti esperienze di successo costituiscono una delle quattro fonte dell’autoefficacia e le sensazioni sperimentate costituiscono un’altra delle quattro fonti di autoefficacia, Federico fa bene a tenere sempre impresse nella mente il suo posto sul podio, la gara sofferta ma vinta e le sensazioni sperimentate.

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “La passione e l’amore per le discipline praticate.”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Determinazione, continuità e soprattutto amore per ciò che praticavo/pratico.”

Se c’è passione per quel che fai non ti ferma niente e nessuno, si va avanti verso l’obiettivo prefissato con impegno e determinazione per trasformare i sogni in realtà.

I tuoi familiari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Inizialmente i miei familiari non hanno ben accettato le arti marziali ritenendole uno sport per violenti che si vogliono sfogare, poi si sono ricreduti.”

168361_112390025501897_6121589_n (2)Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Ricordo la primissima volta che salii su una barca da canottaggio cascai in acqua ben 3 volte, era febbraio, faceva molto freddo e non avevo i ricambi… Insomma il buon giorno si vede dal mattino.”

Nella vita si impara cascando tante volte, ma rialzandosi sempre.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Sono riuscito a completarmi.”

Quali sensazioni sperimenti o hai sperimentato nello sport: allenamento, pre gara, gara, post gara? “Tensione pre gara e immensa soddisfazione indipendentemente dal risultato ottenuto dopo la gara.”

Quali sono i tuoi pensieri? Pensare al traguardo, a quello che si è investito in termini di allenamenti, di preparazione atletica? “Sinceramente niente, cerco di concentrarmi il più possibile evitando che i miei pensieri possano fare attrito.”

doping (2)Hai rischiato di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare il doping? “Assolutamente no! Lo sport è l’essenza dell’etica morale. Anche il solo pensiero di voler far uso di sostanze che facilitano la prestazione è una bestemmia da condannare.”

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la calma e la voglia di voler ricominciare.”

Hai mai rischiato per infortuni o altro di smettere di essere atleta, hai mai pensato di smettere? “Smesso del tutto no, per un lungo periodo si purtroppo a causa dello studio.”

Pensi che potrebbe essere utile lo psicologo dello sport? In che modo e in quali fasi? “Credo che lo psicologo dello sport sia fondamentale soprattutto in prossimità di un raggiungimento di un obbiettivo enorme ed inatteso: basti pensare il recentissimo caso del Leicster City (squadra di premier league inglese, fino a qualche anno fa in campionati minori), credo che se in quella situazione un bravissimo psicologo non avesse sostenuto e motivato la squadra i singoli calciatori non avrebbero sostenuto l’enorme pressione.”

Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare a questo sport? “Fate uno sport perchè vi piace e non perchè lo fa anche un vostro amico!”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Non appena riesco a trovare una valida palestra di brazilian jujitzu o grappling/submission westling e soprattutto tempo, per arricchire il mio bagaglio culturale da artista marziale, in modo da abbozzare un profilo da MMA (Mixed Martial Arts).

 

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net

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