Lorenzo Turco, pallavolo: bisogna sudare per arrivare al successo tutti insieme

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Tra i tanti messaggi raccolti da atleti da rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare allo sport interessante e coinvolgente è quello di Lorenzo Turco, giocatore di pallavolo: “La pallavolo è un gioco di squadra, un sport in cui impari a mettere la squadra prima delle tue competenze personali, si creano legami veri con le persone, si pensa come gruppo, si diventa una famiglia, non trascurando però l’utilità del singolo elemento. Io credo sia molto formativo tutto ciò, ci sono delle regole da rispettare, la disciplina è sempre al primo posto, non è facile come sembra, bisogna sudare per arrivare al successo tutti insieme, ma la gratificazione dopo è indescrivibile.”

image1.jpegChe dire, basta provare per credere, leggiamo più approfonditamente cosa ne pensa Lorenzo circa il suo sport.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Sì, quando all’età di 13 anni con la mia squadra siamo diventati campioni interregionali e ci siamo qualificati alle nazionali di pallavolo under 14.”

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Lo sport è benessere, ti spinge ad avere una dieta equilibrata, aiuta l’organismo a fluidificare le sue attività, diminuisce il rischio di ammalarsi, ti fa sentire consapevole del tuo aspetto.”

Come hai scelto il tuo sport? “Secondo le mie inclinazioni personali, mi sono sempre piaciuti i giochi di squadra ed il senso di appartenenza ad un gruppo.”

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione? Quali abilità bisogna allenare? “I rischi sono a livello muscolare ed articolare, bisogna salvaguardare spalla, caviglie e ginocchia. Le difficoltà riguardano la coordinazione oculo – manuale, la percezione degli spazi ed i riflessi che quindi bisogna allenare.”

Negli sport di squadra dove si ha un ruolo da rispettare e si ha a che fare non solo sulla propria prestazione fisica ma bisogna considerare anche il comportamento degli amici di squadra e degli avversari, bisogna saper osservare, monitorare, spazi e movimenti, tanta attenzione, sviluppare capacità altre, quali quelle relazionali per fare squadra per avere obiettivi individuali e di squadra, essere disposti ad uscire per far giocare altri, ascoltare l’allenatore, la persona che guida la squadra ed il gioco, insomma c’è tanto in uno sport di squadra come la pallavolo e c’è tanto da imparare per star bene ed essere performanti.

image2.jpegCosa mangi prima, durante e dopo una gara? “Prima della gara consumo cibi non grassi e non fritti, con poco condimento. Durante la gara consumo acqua, bevande energetiche o una banana. Dopo la gara carboidrati e proteine.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Fisiche: la presenza di malattie virali. Ambientali: non mi è mai capitato perché il mio è uno sport praticato all’interno di una palestra.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “La forza di volontà che mi spinge a non abbandonare gli obbiettivi.”

Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “I miei compagni di squadra che non si sono dimostrati compagni solo in campo ma soprattutto amici nella vita.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Quando dalla serie D, con una partita in meno eravamo sicuri di aver già matematicamente vinto il titolo di serie C arrivando primi in campionato.”

C’è un’esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Non penso, dipende dal carattere e dalle inclinazioni di ognuno.”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “La convinzione di non avere nulla da perdere e quindi di giocare ogni partita al massimo.”

image3.jpegI tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Sono contenti dello sport che pratico, ma indifferentemente dal tipo di sport mi hanno sempre consigliato e spinto a praticare attività fisica.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Quando leghi davvero con le persone attraverso lo sport ed il rapporto è sincero ed incondizionato qualsiasi episodio trascorso insieme diventa spassoso.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Molto, soprattutto i miei limiti.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Si, ne ho acquistato la consapevolezza, ma provando sempre a spingermi oltre.”

Lo sport aiuta a conoscersi meglio, a conoscere le proprie capacità e risorse ma anche aiuta a sviluppare la consapevolezza dei propri limiti.

Quali sensazioni sperimenti o hai sperimentato nello sport: allenamento, pregara, gara, post gara? “Nel pre-gara sicuramente agonismo, voglia di vincere e la convinzione di dare il meglio, durante la gara la fatica che sempre più tende a diminuire il rendimento, ma allo stesso tempo la voglia di voler dare tutto, nel post gara, indipendentemente dal risultato, contentezza o riproverò in base alla prestazione eseguita.”

Quali sono i tuoi pensieri? Pensare al traguardo, a quello che si è investito in termini di allenamenti, di preparazione atletica? “Pensare a dare tutto, la vittoria è gratificante, ma sapere di aver dato tutto ancora di più.”

ORAQuale è stata la tua gara più difficile? “Tutte le gare sono difficili ed al contempo nessuna lo è, vince chi riesce a rimare concentrato più a lungo.”

Hai dovuto scegliere di prendere o lasciare uno sport a causa di un percorso di studi o carriera lavorativa? “No, non mi è mai capitato fin ora.”

Hai rischiato di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare il doping? “No, mai. Lo sport è cultura, lo sport è benessere, lo sport è stare bene con se stessi, perché rovinarlo con delle sostanze che distruggono quest’armonia?”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “No, credo che lo sport sia necessario nella vita di ognuno. Soprattutto da bambini, si affrontano prove ed esperienze che altrimenti non si incontrerebbero e soprattutto si impara a conoscere il proprio corpo, i propri limiti, ci troviamo ad affrontare l’avversario più difficile da affrontare, cioè noi stessi.”

Bella testimonianza, infatti lo sport diventa una scuola di vita, un’esperienza da fare per conoscere se stessi, gli altri ed il mondo.

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Per fortuna non mi sono ancora mai trovato difronte a situazioni simili.”

Hai mai rischiato per infortuni o altro di smettere di essere atleta, hai mai pensato di smettere? “No, come ho già detto, per me lo sport è indispensabile, tutti nella vita dovrebbero dedicarsi ad almeno uno sport.”

Pensi che potrebbe essere utile lo psicologo dello sport? In che modo e in quali fasi? “Certo, prima di una partita o gara, quando si è fuori dal campo, nel silenzio più assoluto, dove si sentono solo i rumori degli spalti e la voce del mister nella testa degli atleti passano tanti pensieri, prepararsi mentalmente ad una gara è un compito arduo, una fase in cui si viene ascoltati e consigliati da uno psicologo sarebbe molto utile secondo me.”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Sicuramente continuare a giocare, riconosco i miei limiti e non sarò mai un olimpionico o un giocatore da serie A, ma non m’importa, mi piace lo sport e continuerò per questa strada, raccogliendo tutte le opportunità possibili e soprattutto dando sempre il massimo, dando tutto me stesso per questo sport.”

 

Matteo SIMONE

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