Tirelli Giuseppe: prossima tappa raggiungere 100 maratone

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

maratona firenze tirelli 001.jpgPer Giuseppe gli obiettivi sono correre il più non posso: “L’ obbiettivo che ho sempre pensato dal primo momento che ho cominciato a correre è quello di riuscirci a farlo finchè resto su questa terra, continuando a fare maratone in giro per il mondo. Raggiungere 100 maratone potrebbe essere la mia prossima tappa visto che ad oggi ne ho fatte 59.” Di seguito si racconta.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sono sempre sentito un comune sportivo, quando ho fatto dei risultati buoni mi sono sentito meglio, quasi un piccolo campione.”

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Sicuramente lo sport è stato il motivo per cui ho trovato il benessere fisico e mentale senza mai preoccuparmi delle performance.”

Come hai scelto il tuo sport? “Ho scelto la corsa come sport per la semplicità nel praticarla.”

Infatti è vero, basta poco per correre, solo un paio di scarpe da ginnastica, può essere una pillola di esercizio fisico che tutti i medici dovrebbero prescrivere ai loro assistiti, per star meglio.

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione? Quali abilità bisogna allenare? “La difficoltà maggiore è nella forza di volontà, i rischi sono di natura fisica (infiammazioni, contratture ecc.) dovuti o a un eccessivo carico di lavoro o a una mancanza di continuità. Conta sicuramente la costanza e le cose più importanti da allenare sono le mente e poi il fisico.”

ultra del gran sasso tirelli 001.jpgCosa mangi prima, durante e dopo una gara? “Non faccio caso particolarmente a quali cibi mangiare, sicuramente non bado alle quantità. La cosa più importante dopo la gara è la reidratazione, quindi mi preoccupo di assumere molti liquidi.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Quando faccio una gara mi preoccupo sempre di prepararmi in modo adeguato, quindi le condizioni fisiche sono sempre ottimali, l’unica variabile sono le condizioni ambientali come ad esempio il troppo caldo, conseguenza spesso di pessimi risultati.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “La cosa che sicuramente mi fa continuare è la consapevolezza di sentirsi bene.”

Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Sono stati sicuramente gli amici a farmi cominciare e poi a farmi continuare con costante progresso.”

La condivisione con altri amici di uno sport o comunque di un’attività, passione, hobby è importante, gli amici coinvolgono, e diventa più facile allenarsi duramente o partecipare a gare impegnative, come dico spesso Togheter is better, assieme è meglio. Ed anche dico spesso: lo sport rende felici ed avvicina persone, popoli, culture.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Emozioni ne ho avute tantissime ma in particolare nella maratona di New York ho vissuto una bellissima esperienza, non dovuta al risultato ma al contesto stesso.”

La classica delle maratone è New York, tutti chiedono ai maratoneti se hanno fatto la maratona di New York.

foto maratona tirelli 001.jpgC’è un’esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Si, l’esperienza della 100 km del passatore mi ha dato la sicurezza e la convinzione che posso fare con successo molte cose sia nello sport che nella vita.”

E’ vero l’esperienza del Passatore, gara podistica di 100km, è un’impresa, se riesci ti senti soddisfatto, hai fatto qualcosa di grande che farà parte del tuo curriculum, le sensazioni sperimentate le porti addosso per tutta la vita, e ritieni di poter fare qualsiasi cosa, la difficoltà diventa relativa, si supera tutto.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Il fatto di essere convinti che la corsa mi far star bene e quindi non poterne farne a meno.”

I tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “I miei amici mi dimostrano stima soprattutto confrontandosi con me, in famiglia inizialmente è stato difficile accettare i momenti che andavo a correre fuori poi l’ho hanno compreso restituendomi tanta ammirazione.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Nella maratona di Firenze mentre facevo il pacemaker, a pochi metri dall’arrivo ho raccolto un atleta da terra che non riusciva neanche a camminare e l’ho trascinato con il braccio sulle spalle fino al traguardo.”

Giuseppe si diletta a fare il pacemaker durante tante maratone in giro per l’Italia, e questo lo rende ancora più felice, essere d’aiuto agli altri nel portare a termine proprie imprese, gratifica.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Il mio carattere è stato sempre determinato, ho sicuramente acquisito più autostima.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Assolutamente sì, è stato lo scopo di praticamente tutti gli allenamenti. Raggiungere il mio limite ogni volta per rafforzare sia il fisico che la mente.”

Quali sensazioni sperimenti o hai sperimentato nello sport: allenamento, pregara, gara, post gara? “Sono sempre rimasto con i piedi per terra, la mia umiltà mi ha permesso di resistere sia all’ ansia pre-gara sia al fatto di rimanere consapevole che ogni risultato positivo è soltanto un piccolo gradino superato, ma il vero traguardo è ancora molto lontano.”

Quali sono i tuoi pensieri? Pensare al traguardo, a quello che si è investito in termini di allenamenti, di preparazione atletica? “Lontano dalle gare penso che gli obbiettivi che uno si prefissa devono essere rispettati e quindi mantenere gli allenamenti e impegnarsi per raggiungerli, ma durante la corsa sono immerso nei pensieri esclusivamente che riguardano la mia vita oltre la corsa, la mia famiglia, la casa gli altri hobby i divertimenti ed impegni quotidiani.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “Sicuramente la 100 km del passatore, ma non solo per la quantità di km e del percorso impegnativo, ma soprattutto per lo sforzo mentale che ho dovuto sopportare e riuscire a non mollare senza ritirarmi.”

ORAHai dovuto scegliere di prendere o lasciare uno sport a causa di un percorso di studi o carriera lavorativa? “E’ la prima volta che esercito uno sport a questo livello, quando ho cominciato la mia vita aveva già preso la strada che mi ero prefissato della famiglia e del lavoro.”

Hai rischiato di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare il doping? “Non ho mai pensato ad usare medicinali per migliorarmi, con i miei compagni di corsa usiamo sempre un detto ‘pe’ magnarci de più’, cioè corriamo sempre per permetterci di mangiare quello che vogliano. Essere puliti come persona senza ricorrere ad artifizi ti fa essere sportivo, cioè proprio quello che la parola vuole dire.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Assolutamente no, lo sport viene subito dopo la famiglia ed il lavoro. Se non fosse la corsa potrebbe essere qualsiasi altro sport, perché è il cibo per la mente.

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Sono stato sempre consapevole che crisi ed infortuni sono sempre dietro l’angolo, per questo non ne ho avuto mai timore, e quando sono arrivati sono sempre stato determinato rispettando il corpo dandogli la giusta importanza che meritava, sapendo che poi sarebbe tornato tutto come prima per continuare a correre.”

Hai mai rischiato per infortuni o altro di smettere di essere atleta, hai mai pensato di smettere? “A volte ho rischiato, senza mai arrivare al punto di non ritorno. La corsa è un beneficio per il corpo bisogna sfruttarlo a nostro vantaggio.”

Pensi che potrebbe essere utile lo psicologo dello sport? In che modo e in quali fasi? “Uno psicologo esperto nello sport potrebbe sicuramente aiutarci a scoprire i motivi per cui noi facciamo alcune cose, a volte eccessive e spinti da quale forza oscura, per mettere alla prova il nostro corpo.”

Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare a questo sport? “Ho notato che i maratoneti hanno un’età che va dai 35 ai 55 anni, e a volte mi dò come spiegazione che per affrontare lotte a volte così dure c’è bisogno di caparbietà e volontà tipico di questo periodo della vita, soprattutto per chi ha già un matrimonio con figli sulle spalle. I giovani amano giocare non soffrire, quindi è difficile trovare motivazioni valide, vorrei sicuramente dirgli di provare a scoprire qualche sensazione nuova.”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “L’ obbiettivo che ho sempre pensato dal primo momento che ho cominciato a correre è quello di riuscirci a farlo finchè resto su questa terra, continuando a fare maratone in giro per il mondo. Raggiungere 100 maratone potrebbe essere la mia prossima tappa visto che ad oggi ne ho fatte 59.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net

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