La difficoltà più grande è prendere coscienza degli anni che passano

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Bisogna farsene una ragione, gli anni passano, i treni passano, importante sintonizzarsi momento per momento su quello che c’è ora, su quello che si può fare ora, su ciò che piace al momento attuale ed è possibile in base alle nostre capacità che si possono sempre sviluppare con diverse modalità, senza trascurarne alcuna. Di seguito Vincenzo ci racconta la sua esperienza ed il suo passaggio da sedentario autista a podista determinato e resiliente.

12804816_10206018045429817_2646563014494016165_n (2)Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Qualcosa più di un comune sportivo ma campione no, è un aggettivo troppo impegnativo!”

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Lo sport è parte integrante della mia giornata, sapere che posso ritagliarmi uno spazio per correre mi fa stare bene in tutte le altre attività che svolgo e l’amore e la passione che gli dedico determinano la mia performance.”

Come hai scelto il tuo sport? “E’ lei che ha scelto me! Il mio lavoro di autista era troppo sedentario, avevo 25 anni e cominciavo a sentirmi pesante; l’equazione è semplice se consideri che abitavo vicino alle Tre Fontane.”

A volte se non sei tu a darti una mossa c’è qualcos’altro che ci pensa che può essere un amico, un’occasione, una circostanza, un campo di atletica vicino casa che ti chiama, ti invita a svegliarti, a cambiare, c’è sempre qualcuno o qualcosa pronto a darti una chance, una nuova opportunità, importante è cogliere i segnali, il resto viene da solo.

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “La difficoltà più grande è prendere coscienza degli anni che passano e dover modificare le proprie ambizioni.”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “La sera prima di una gara generalmente pasta o riso con verdure e un po’ di carne bianca; colazione con fette biscottate, miele o marmellata, caffè, oppure una barretta con maltodestrine o gel; dopo mi concedo qualche strappo (cioccolata oppure una birra) oltre agli immancabili carboidrati questa volta con più proteine.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Sicuramente il caldo umido!”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Finche’ la salute mi assiste non mi so immaginare senza lo sport. Ormai è uno stile di vita.”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Sicuramente la mia compagna con la quale condividiamo appassionatamente questo sport.”

Come dico sempre “togheter is much better”, insieme è molto meglio, condividere lo sport con amici e soprattutto con un partner facilita le cose e rende più sereni, la complicità aumenta il benessere e di conseguenza la performance.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ricordo perfettamente le sensazioni di assoluto controllo del ritmo, di fatica gestita alla grande, di padronanza a 360 di tutto ciò che riguardava la mia azione di corsa…fantastico stato di grazia che è coinciso con i miei best time nella maratona e mezza. Purtroppo è impossibile programmare questo stato di forma emozionante nonostante provi ad eseguire gli stessi allenamenti.”

10378124_10203972493812305_3782258957015042653_n (2)Anche se non si può programmare è possibile allenare allo stato di flow, ci sono professionisti psicologi dello sport che aiutano in ciò, che riescono a farti sperimentare attraverso visualizzazioni, immaginazioni o anche ipnosi l’eventuale peak performance con annessi e connessi, con le sensazioni, e tutto ciò che potrebbe avvenire nella tua miglio prestazione, anticipando mentalmente i tuoi gesti, la tua fatica e cercando di individuare momenti o capacità da potenziare, da allenare maggiormente. Comunque è già importante sperimentare occasionalmente lo stato di grazia chiamato anche flow, dove non comprendi come possa essere accaduto ma vai liscio come l’olio al traguardo velocemente ed inaspettatamente.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Quando hai la consapevolezza di poter vincere il disagio, gestire le crisi e sopportare la fatica perchè sai che è uno stato mentale e poi passa o si attenua, niente ti è precluso nella vita.”

Tutto quello che sperimenti di riusciure nello sport ti da la forza, la convinzione che anche nelle altre aree della tua vita ci puoi riuscire se comprendi bene la situazione e trovi le giuste maniere per risolvere,

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Serenità, autocontrollo, consapevolezza, sapermi ascoltare, rispetto dell’avversario, progressione di ritmo; (scritto in ordine casuale).”

Vincenzo si è formato attraverso la pratica della corsa, ha sperimentato una crescita personale, e questo aiuta nello sport al benessere ed alla performance, è uno scambio reciproco, lui si da per la corsa, e la corsa ricambia come crescita, come una sorta di terapia.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport al tuo benessere o alla tua performance? “L’introspezione psicologica, il sapermi ascoltare sono per me fondamentali.”

La corsa diventa il confidente di Vincenzo, il suo posto sicuro, il suo rifugio per elaborare situazioni, pensieri e situazioni. Una medicina naturale, delle pillole a costo zero con autoprescrizione e senza effetti collaterali.

13312640_10206705428773971_6623865545705346601_n (2)Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance? “Ammirano la mia costanza quotidiana da 25 anni.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “L’anno scorso, in occasione di una mezza maratona a Terni, avevo un problema alle corde vocali che mi impediva di parlare normalmente, ero piuttosto malandato ma ho deciso comunque di correre. Ho fatto una buona gara, ma ignoravo il piazzamento così mi avvicino al tavolo delle premiazioni e provo a chiedere come mi ero classificato per ritirare eventualmente il premio. Avevo un sibilo di voce e l’addetto si stava indispettendo perchè non riusciva a capirmi e vedendomi in quelle condizioni mi ha pregato di allontanarmi perchè il 5° della mia categoria (mm50) aveva corso addirittura in 1h26’, ‘e il primo?’, chiedo con un filo di voce; si mette a ridere e mi fa : ‘1h22’, mi batto il petto e gli faccio presente che sono io!!!! La sua smorfia di imbarazzo e di incredulità è stato il premio più bello!”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Che non mi intimoriscono le difficoltà.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva costante ed impegnativa? “Nel lavoro gestisco meglio lo stress che guidare l’autobus in una città come Roma è enorme; in famiglia altrettanto bene; è molto importante condividere la stessa passione.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pre gara, in gara, post gara? ”Nell’ordine: tensione, concentrazione, appagamento.”

Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Lasciare no, forse modificare gli allenamenti.”

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Di usare cuore e razionalità.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Mai.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance? “Nessun presunto campione ne è mai uscito indenne, il doping prima o poi ti presenta il conto, e se non è la vita, ti toglie come minimo la dignità.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Assolutamente no!”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Analizzando e pianificando con criterio una soluzione.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Sicuramente una figura professionale che aiuti a risolvere eventuali debolezze psicologiche in individui che manifestano un approccio sbagliato alla disciplina sportiva è molto utile; tuttavia sono dell’idea che non si debba creare una dipendenza dallo psicologo, cioè quest’ultimo debba insegnare all’atleta come uscire dal disagio; questa è crescita secondo me.”

In effetti lo psicologi o lo psicologo dello sport o lo psicoterapeuta aiuta ad aiutarsi, aiuta ad essere più consapevoli, ad osservare meglio, a sentirsi di più, a vedere delle vie, delle strade da poter intraprendere, il resto tocca al paziente, al cliente, all’utente, all’atleta. In psicologia dell’emergenza si usa parlare anche di crescita post traumatica, la vorando sui fattori che incrementano la resilienza, per non subire il trauma, per non bloccarsi, ma elaborare ed uscirne fuori più forti di prima.

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Che sudi, soffri e fatichi per un’ora, ma poi godi, gioisci e stai bene per le restanti 23 ore!”

Questo è un buon messaggio, si tratta di investire in benessere, puoi faticare ma poi la fatica diventa redditizia, ti dura a lungo, ed è importante dare l’esempio da parte dei più grandi, genitori, educatori, insegnati, facciamo assieme, fatichiamo assieme, facciamo sport assieme, ci stanchiamo, ci sporchiamo ma “togheter is much better”. E’ una modalità, una cultura da esportare nelle squadre, nei team, nelle aziende per fare coesione, per condividere obiettivi e finalità assieme, capi e dipendenti, insegnanti ed allievi, genitori e figli.

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Quando mi sveglierò te lo dirò, adesso sto ancora sognando!!!!”

E invece finora ha fatto tanto Vincenzo, tanta strada, tante sensazioni ed emozioni, tanta crescita.

 

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

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