Lori Maureliz: Lo sport mi fa bene alla mente, non solo al corpo, mi rende felice

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

A volte lo sport diventa una terapia, aiuta a passare momenti brutti, aiusta a stare da soli ma anche ad uscire dalla solitudine, aiuta a far parte di un gruppo, di una categoria di atleti, aiuta a prendersi cura di se stessi sia fisicamente che mentalmente, aiuta a scaricare rabbia e tensione. Di seguito Lori ci racconta la sua esperienza di atleta donna combattente, felice e resiliente.

14095868_241787056217041_1059772429352894447_nTi sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si, a volte.”

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Mio padre correva, si sentiva libero, e ho iniziato a correre con lui.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere e/o performance? “La nuntrizione, un buon riposo, non bevo alcolici, non fumo, etc.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere e/o performance? “Lo sport è parte della mia vita, mi fa bene alla mente, non solo al corpo, mi rende felice.”.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Non accetto resa, ho la forza di volontà e ho sempre creduto di poter essere migliore o fare meglio, un grande esempio è stato mio padre, che aveva una malattia e ancora si allenava ogni giorno senza lamentarsi o arrendersi.”

Questa è un esperienza di alcuni atleta che non si arrendono davanti ad una malattia, vanno avanti resilientemente, piegaandosi ma non spezzandosi, conosco personalmente altri atleti che nonostnte abbiano una malattia molto debilitante riescono a trovare una modalità per continuare a fare sport, come se la malattia fosse una gara da affrontare.

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Vito e Palas, Dal Canada al Messico in mountain bike tandem

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Ci sono gare in tandem di endurance considerate estreme da fare a coppia e questa è un’esperienza che hanno fatto due miei amici Vito Rubino e Palas Policroniades. Loro due, coppia anche nella vita, hanno partecipato al Tour Divide che è la gara di mountain bike più lunga al mondo, 4500 km non-stop e in autosufficienza sulle Montagne Rocciose. La gara va dal Canada al Messico e accumula 60,000 metri di dislivello. I concorrenti sono responsabili di portare tutto l’occorrente tra cui cibo, acqua, e attrezzatura da campeggio. Non è possibile avere nessun aiuto esterno preorganizzato. Vito Rubino e Palas Policroniades ce l’hanno fatta, in 30 giorni e 16 ore, usando una mountain bike in versione tandem. Sono stati gli unici a completare la gara in tandem quest’anno e sono i quinti in assoluto a partecipare in tandem. Vito Rubino è il primo (e finora l’unico) Italiano ad aver completato il Tour Divide in tandem.

img_5362Interessante conoscere la loro esperienza di gara di coppia con tutte le difficoltà che hanno potuito trovare durante il percorso da quelle fisiche ma anche di manutenzione di gestione dei tempi di recupero, ecc., di seguito si raccontano rispondendo ad alcune domande.

Era quello che vi aspettavate o ci sono state sorprese positive o negative? “Sapevamo che sarebbe stata dura. Ma ci siamo autoconvinti che poteva essere (quasi) una vacanza. Ed è stato un grande errore perché anche se le distanze giornaliere non sono enormi (facevamo circa 110-210 km al giorno) le difficoltà sono innumerevoli. Il percorso è caratterizzato da un dislivello pronunciato con dei passi oltre i 3600 metri e delle pendenze rilevanti. Ci sono numerose sezioni tecniche da rocciose a fangose a sabbiose. In aggiunta le condizioni metereologiche avverse tra vento, temporali, grandinate, nebbia o sole cocente, e differenze di temperatura di 40°C in un giorno rendono il tutto una vera sfida. E poi bisogna risolvere i problemi meccanici da soli, per lo meno quando occorrono in luoghi remoti, tipicamente succedono di notte, quando piove, e su un sentiero fangoso. E bisogna provvedere all’approvvigionamento, a cucinare (per non mangiare solo barrette energetiche) e ad accampare, per lo più in posti isolati e senza acqua. Mentre siamo riusciti a calcolare il tempo necessario per coprire la distanza giornaliera prefissata prima di partire, per noi è stato difficile calcolare i tempi necessari per tutto il resto fino a quando non abbiamo iniziato la gara. Li ci siamo resi conto che ce l’avremmo potuta fare soltanto se avessimo dormito circa 4 ore a notte. Brutta sorpresa. Oppure se il percorso fosse diventato più facile, magari meno roccioso o fangoso e/o avessimo avuto condizioni meteorologiche favorevoli e non avessimo avuto problemi meccanici, allora saremmo stati notevolmente più veloci e avremmo potuto dormire di più, il che sarebbe stata una sorpresa positiva, ma purtroppo non è mai arrivata. D’altra parte siamo stati positivamente sorpresi da paesaggi spettacolari e da una natura sconfinata, attraversando la spina dorsale degli Stati Uniti tra montagne, valli e ruscelli senza quasi mai vedere nessuna grande città.” Continua a leggere