René Cuneaz, maratoneta: senza sport non riesco a stare

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Maratona di Francoforte, Domenica 30 Ottobre 2016, l’Italiano Renè Cuneaz si classifica al decimo posto con 2h15’32” nuovo primato personale, e secondo tempo nella graduatoria nazionale italiana stagionale. Di seguito Renè ci parla della sua gara.

12112221_10203822484281669_1989140616282814069_nCom’è stata la gara? “La gara è stata perfetta, l’organizzazione impeccabile, le condizioni fisiche e climatiche ottime e lepri metronome.”

Eri riposato prima della gara? “Sono arrivato a Francoforte venerdì per pranzo ed ho potuto riposare tutto il pomeriggio. Sabato non mi sono stancato e domenica, grazie anche al cambio dell’ora dove abbiamo dormito un’ora in più, ero molto riposato.”

Cosa cambia ora per te? “Credo che non cambi molto. Continuerò con la solita vita cercando di allenarmi il più possibile conciliando il lavoro sui turni in fabbrica. Nella vita bisogna essere anche fortunati (nell’ambito sportivo ovviamente) per riuscire a fare della propria passione un lavoro.”

485667_2747860474818_1010839350_n.jpgCosa hai scoperto? Cosa puoi fare per far meglio? “Ho notato che non bisogna abbandonare gli allenamenti veloci in pista anche se si prepara la maratona. Vista la mia corsa muscolare dovrei aumentare, soprattutto nel periodo invernale o lontano dalle gare, corse lunghe in salita come potenziamento e/o gare sui cross.”

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Dario Castilletti, ballerino professionista: cerco di entrare nella mia zona di comfort

darioMatteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

Dario Castilletti, ballerino professionista (Breakdance) racconta la sua esperienza di atleta tedesco in giro per il mondo per esibirsi sfidando gli atleti di tutto il mondo e mostrando a tutti che dietro ogni persona si può nascondere un atleta che può meravigliare per doti e capacità insospettabili.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si, certo! Io sono un campione, non solo perchè ho vinto un sacco di sfide, ma perchè sono riuscito a costruire una reputazione, allenandomi da solo, capendo tutto da solo.

90% di quello che so, l`ho indagato io stesso, l`ho vissuto io stesso e parlando con delle leggende e sentendo loro dire quello che io penso mi fa sentire invincibile, anche se non lo sono.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Non avendo mai avuto un Insegnante o un Coach, io ho dovuto fare tutto da solo. Ho cominciato a nutrirmi con molta più coscienza. Nel giro di 3 anni ho perso più di 30 chili ed ho iniziato a fare degli esercizi specifici per migliorare la mia condizione fisica e per rendere i movimenti più precisi. Più che altro il percorso per diventare un atleta è partito mentalmente!”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Ho cambiato il mio stile di vita. Ho iniziato a concentrarmi sul ballo, cercando di capire quali sono i modi più efficaci per apprendere le posizioni che per mostrarle nel modo più pulito ed efficace possibile. Ho cambiato la mia alimentazione, ho cambiato il mio stile di allenamento. Ho iniziato a non preoccuparmi di cosa pensa la gente del mio modo di ballare e, paragonandomi con altri (tra video, e sfide fatte), ho iniziato a convincermi che sono diverso da tutti.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Io stesso! Ho dovuto apprendere tutto da solo, ed è proprio questo che ha fatto di me, quello che sono oggi.”

Qual è stata la gara della vita? “Negli Stati Uniti a Philadelphia, con un mio compagno abbiamo partecipato ad una sfida 2 contro 2. Negli ottavi di finale abbiamo battuto i favoriti della giornata. Dopo, nei quarti abbiamo avuto 3 voti indecisi che ci hanno portato ad eseguire 3 giri extra, anche se la nostra vittoria era evidente (non perchè ne fossimo convinti noi, ma perchè i nostri avversari erano molto intimiditi). Abbiamo vinto in semifinale e di conseguenza siamo risultati vincitori dell’intero evento ricevendo il premio finale di 500$ a testa. Il motivo per il quale è stata la sfida della mia vita non è tanto per aver vinto negli Stati Uniti dove è nata proprio la Breakdance, ma perché: 1 La Germania nella Breakdance non ha gode di una buona reputazione e noi abbiamo l’intento di cambiare questa immagine. 2 Abbiamo vissuto il ‘razzismo’ e ‘l’imparzialità’, e ci ha dato molto fastidio ma allo stesso momento ci ha dato una forza incredibile, perchè volevamo mostrare che non tutta la Germania è come tutti credono. 3 Perchè essendo in vacanza la sfida non era una priorità.” Continua a leggere