Silvano Beatrici, runner: Provare una 100km ritrovarsi 5° e entrare in nazionale

Matteo SIMONE

 

Silvano Beatrici, atleta del Gs Fraveggio, convocato a Los Alcazares, in Spagna, Domenica 27 novembre con la Nazionale italiana per disputare il campionato del mondo della specialità 100 chilometri di atletica. Oltre a lui sono stati convocati Giorgio Calcaterra (Calcaterra Sport ASD), Hermann Achmuller (Laufclub Pustertal), Andrea Zambelli (Ass. Pol. Scandianese), Marco Ferrari (Atl. Paratico) e Paolo Bravi (Grottini Team). Le donne saranno solamente due, Elisabetta Albertini (ASD Maratona Mugello) e Francesca Canepa (Atl. Sandro Calvesi).

15135726_364911333858654_429298047428815735_nLa squadra maschile difenderà l’argento a squadre conquistato all’ultimo Campionato Mondiale svoltosi il 12 settembre 2015 a Winschoten in Olanda.

Tempo fa ho rivolto a Silvano alcune domande per approfondire il mondo degli ultramaratoneti ed interessanti ho trovato le sue risposte: la voglia di non arrendersi mai, di cercare gare sempre più dure gradualmente come la Spartathlon, continuare ad indossare la maglia azzurra e partecipare ad un altro mondiale, gestire infortuni e crisi.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “E’ stato un percorso lungo diversi anni. Allenamenti sempre più lunghi, gare lunghe con gli sci (mezzalama, pdg solo per citarne 2), provare un trail da 70km uscendone bene con ottimi risultati. Poi 86, 118, fino all’UTMB. ‘Provare’ il Passatore ritrovarsi 5° e entrare in nazionale”.

 

Sembra che per Silvano l’Ultramaratona è una continua scoperta, ritrovarsi a fare il Passatore ed arrivare 5°, provare trail sempre piùà lunghi e difficili ed uscendone bene. Per Silvano appare importante l’esperienza, se c’è qualcosa che lo stuzzica, che lo interessa, lui ci prova e si accorge di riuscire. E’ dotato di risorse e di capacità di andare avanti in questo tipo di competizione e portare a casa se stesso ed un buon risultato.

15085682_363254807357640_5154387217221257628_nCosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “I risultati, l’aria che si respira nell’ambiente, gli allenamenti, anche se duri in realtà è ciò che cerco.”

 

Quello che motiva a tanti ultramaratoneti è l’aria che si respira in questo tipo di competizioni, il pregara, la gara, il postgara. Inoltre constatare di riuscire in allenamenti duri dà coraggio e sicurezza nell’affrontare gare tantissimo impegnative.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “No, ho pensato che è una cosa che avverrà da se, col tempo o con qualche infortunio!!”

 

15178039_10210141037834965_4239366988642047726_nSi mette in conto il fine carriera, tutto finisce come tutte le cose, ma è importante focalizzarsi sul qui e ora, star bene ora e dare il meglio ora in allenamento ed in gara.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Quando ho iniziato a correre ho avuto presto problemi con il tendino rotuleo, tanto che all’epoca pensavo che non avrei mai potuto essere un ultramaratoneta. Poi qualche anno dopo, forse incrementando i lavori in modo graduale, il problema è sparito. Certo ora sono un paio d’anni che convivo con una tendinite al tendine d’achille, ma sono anche giunto alla conclusione che è praticamente impossibile fare ‘certi carichi di lavoro’ e avere il fisico ‘perfetto’.”

 

15171072_1121863271268544_370008904084759938_nInfortuni si mettono in conto, succede di avere problemi fisici, ma ad ogni problema c’è almeno una soluzione, bisogna conoscersi e capire come affrontare al meglio e gestire l’infortunio e cambiare qualcosa negli allenamenti e nei carichi di lavoro.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Per il momento provare a spostare il limite sempre un po’ più in là, magari correre un altro mondiale.”

 

Per Silvano ci sono due importanti motivazioni da una parte alzare sempre un po’ l’asticella e provare a fare competizioni sempre più difficili e cercando di migiolare le proprie prestazioni facendo risultati sempre migliori e dall’altra parte continuare ad indossare la maglia azzurra partecipando anche ad un altro mondiale.

429-thickbox_defaultHai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Non mi sono mai ritirato. Vuol dire che a volte sono arrivato distrutto. Ho patito sonno, crampi, dolori, ma alla fine il fisico si ‘autolimita’.”

 

Silvano non è disposto a mollare, va avanti e cerca di mettere da parte eventuali aspetti critici come il sonno o il dolore.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Avere un carattere forte e sicurezza in se stessi, ma sempre con quell’umiltà di conoscere i propri ‘limiti’ e le proprie condizioni durante la gara.”

 

12977224_10208520477196838_4240942780820730338_o.jpgImportante nelle gare estreme da una parte avere tanta sicurezza in se stessi e quindi elevata autoefficacia, inoltre è importante conoscersi bene, sapere fin dove ci si può spingere e automonitorarsi durante la gara.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Il problema non è quanto ‘estrema’ ma quanto si tira e le condizioni in quella giornata. Così se ti trovi al 70°km dell’UTMB e ti senti finito è dura ma un po’ alla volta lo porti a casa. Mi sono trovato più in difficoltà al mio secondo Passatore, all’80° ero finito, e non so dove ho trovato le forze per chiudere gli ultimi 20 senza mollare. E’ stata l’unica volta che mi sono pentito di non essermi ritirato.”

 

La gara non è estrema per la lunghezza, per il percorso, per le condizioni climatiche ma è se è estrema dipende anche dall’atleta, è l’atleta che deve conoscere bene le condizioni di gara e deve conoscere bene se stesso per affrontare al meglio la gara e sapere come gestire ed affrontare momenti di crisi, di sconforto, in quei momenti è importante l’approccio che può essere di attesa, di ricerca di risorse interiori.

12010774_10207095806220954_2675599691507727558_o.jpgQuale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Non so, non ci ho ancora pensato, direi però che più che il problema di quanto ‘estrema’ è ‘con che ambizioni’ la si affronta. Intendo che una gara estrema fatta per finirla è un conto, un altro è puntare ad un risultato.”

 

Se l’ultramaratoneta è anche un atleta d’eccellenza la gara è ancora più estrema perché si va alla ricerca anche del miglior risultato oltre che portare a termine la gara.

C’è una gara estremi che non faresti mai? “Al momento non mi interessano quelle troppo lunghe, in cui bisogna dormire, prediligo gare secche in cui parti ti distruggi e arrivi. Provando più distanze, alla fine prediligo quelle meno ‘estreme’: 100km su strada, 60-80 km trail. Gare di 7-10 ore in cui posso andare forte senza arrivare alla distruzione (se va bene).”

 

12031486_10207095786780468_7358696665896110042_o.jpgOgni atleta riesce ad individuare il tipo di competizione dove riesce meglio.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “Per me spostare avanti i limiti fisici non vuol dire fare più km, ma ad esempio migliorare la mia prestazione sulla 100.”

 

Superare i limiti non significa solo la lunghezza o la durezza del percorso ma anche una miglior performance che comporta un impegno maggiore, più determinazione, più coraggio.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Chi sa cosa vuol dire o lo immagina mi sostiene, altri mi chiedono come si fa.”

13490753_1763030550578625_3873912002191368237_o.jpgChe significa per te partecipare ad una gara estrema? “Mettermi alla prova.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Riesco a conciliare il tutto, la parte più difficile è dedicare spazio agli allenamenti nel fine settimana o durante le ferie senza rubare troppo alla famiglia.”

 

Come tanti altri ultrarunner è difficile trovare un equilibrio tra il tempo da dedicare agli allenamenti ed alle gare ed il tempo da dedicare alla famiglia ed ai propri affetti.

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Ci ho pensato ancora, forse mi sarei dato prima all’ultramaratona, magari avrei avuto qualche risultato in più. Ma alla fine sono contento del mio percorso, e magari anticipando i tempi avrei rischiato più infortuni.”

12003997_832244383563769_9081075247666191874_nUsi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Sali minerali, vitamine, ferro nei periodi di carico in vicinanza delle gare, per cercare di recuperare gli sforzi.”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “Mi è capitato di fare un’ecografia al cuore sotto sforzo.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “Una volta un fisioterapista che mi curava il tendine.”

 

E’ difficile fermarsi o ridurre l’attività fisica quando si sperimentano sensazioni di benessere e di performance.

Hai un sogno nel cassetto? “Mah, diciamo che intanto sono impegnato sulle distanze più corte, ma avere nel curriculum una Spartathlon non mi dispiacerebbe!!!”

 

La lunghissima Spartathlon da Atene a Sparta di 246 km fa gola a molti atleti ultrarunner.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

3804337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/a.p.s-spiragli-di-luce/matteo.simone/di-corsa-per-spiragli-di-luce

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