Paolo Bravi, ultrarunner: la maglia azzurra credo sia il sogno di ogni ragazzino

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Domenica 27 novembre alle 09.30 io partecipavo ad una gara di 6km mentre a Los Alcazares, in Spagna, era prevista alle 07.00 la partenza del Campionato Mondiale IAU della 100 km, su un circuito di 10 km da ripetere 10 volte. La squadra maschile difendeva l’argento a squadre conquistato al precedente Campionato Mondiale svoltosi il 12 settembre 2015 a Winschoten in Olanda, dove Giorgio Calcaterra vinse la medaglia di Bronzo individuale.

15178039_10210141037834965_4239366988642047726_nQuest’anno alla partenza c’erano Giorgio Calcaterra, Hermann Achmuller, Andrea Zambelli, Silvano Beatrici, Marco Ferrari e Paolo Bravi.

Approfondiamo la conoscenza di Paolo Bravi attraverso alcune sue risposte a mie domande prima dello start.

Come ti senti alla vigilia di questo campionato? “Bene…nel percorso di avvicinamento all’evento non ho avuto inconvenienti che delle volte possono capitare, quindi mi ritengo soddisfatto.”

Quali sono le tue aspettative? “Darò il meglio di me come faccio sempre, il risultato cronometrico e in classifica dovrà essere il migliore possibile per quello che oggi posso dare.”

Com’è il clima di squadra? “Ottimo, mai visto così, per la terza volta consecutiva capitano di una grande Squadra.”

Hai fatto un percorso in preparazione di questo evento? “Si, con il coach Riccitelli abbiamo programmato l’evento considerando che avevo già corso il passatore pochi mesi prima …e abbiamo cercato di migliorare e lavorare per sviluppare degli aspetti che in passato per diversi motivi avevo dovuto tralasciare.”

Che significa per te indossare la maglia azzurra e rappresentare l’Italia? “Credo sia il sogno di ogni ragazzino che ami lo sport e la propria nazione, nonostante i 42 anni mi piace ed è bello sognare, speriamo la sveglia non suoni!!!”

Cosa racconti alla tua famiglia ed ai tuoi amici? “Racconto tutto e sanno tutto, mi seguono mi stanno vicino mi aiutano mi sopportano, sia nei momenti migliori sia in quelli meno che a volte capita di avere.

paolo-15253486_10154669642267357_4892572801569866913_nCome ti possono aiutare, famiglia, amici, fan? “Il loro affetto, la loro presenza anche nelle piccole cose possono darti tanta tranquillità che è fondamentale avere.”

 

In queste gare internazionali dove rappresenti l’Italia ci può essere tanta tensione, tanta pressione negli atleti, si sentono nell’obbligo, nel dovere di dover far bene a tutti i costi ed è importante un sostegno, avere una figura vicina che ti rassicuri, che ti dica: comunque fai, fai bene, hai fatto tanta strada per arrivare qui, ora è il tuo momento senza dover dimostrare niente a nessuno.

Cos’è più importante per te tra allenamento fisico, mentale, nutrizione, recuperii, clima, abbigliamento? “La persona che mi ha trasmesso molto in questo sport e con il quale sono cresciuto, Graziano Morelli mi ha sempre detto: Paolo come in tutte le cose della vita è la somma che fa il totale!”

 

E’ vero è l’insieme degli ingrdienti che fa di una persona il campoione, non solo talento, tanto duro lavoro senza trascurare nessuno aspetto e nessuno dettaglio, allenamento fisico, mentale, nutrizione, e tanta autoprotezione e coccole che consistono nei recuperi, mmassaggi, fisioterapia e l’affetto di persone care che fanno il tifo per te in ogni caso senza prestese, senza pressioni.

Quali sono le tue emozioni e pensieri relativi al mondiale? “Credo che sia la massima competizione che uno può fare dopo le olimpiadi, quindi le emozioni sono indescrivibili.”

Sogni realizzati e da realizzare? “Ancora programmo e guardo avanti …con il cassetto ancora con un po’ di cose da fare …credo di essermi prefissato degli obbiettivi che sono riuscito a raggiungere con passione. …mi è sempre piaciuto quello che ho fatto quindi qualche rinuncia fa parte del gioco e non mi è pesata.”

Tempo feci alcune domande a Paolo per approfondire il mondo degli ultramaratoneti e che mi sono servite per la stesura di un mio libro appena pubblicato dal titolo Ultramaratoneti e gare estreme http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Ti puoi definire ultramaratoneta? “Si in quanto alla data odierna ho portato a termine diverse gare superiore alla distanza di 42,195km e mi alleno con la passione per questo tipo di gare!”

15327413_10207672588788516_1732597938099136664_nCosa significa per te essere ultramaratoneta? “Significa appunto dedicarsi a gare la cui distanza è superiore ai fatidici 42km 195 mt, significa avere amore e passione per la corsa e avere la voglia ogni volta di affrontare un lungo viaggio.”

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Ritengo che portare a termine un ironman per me sarebbe diffcile visto i problemi o il poco allenamento che potrei avere con bici e nuoto ma la cosa mi affascina chissà, ma anche qui non credo sia estrema e non parto sicuramente con l’idea di non riuscire!…..Magari soffrire tanto si!”

C’è una gara estremi che non faresti mai? “Sono affascinato dal TOR, ma la montagna come il mare se sbagli non perdona……quello si che lo ritengo estremo per me!”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “La voglia di fare sempre meglio…e non accontentarsi.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Chissà devo chiedere! Ma chi mi conosce sa che sono appassionato per la corsa…e sà che senza non ci so stare!”

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Fare qualche cosa al limite delle proprie possibilità e del proprio controllo.”

Ti va di raccontare un aneddoto? “Nel 2014 al mio secondo Passatore… subito dopo lo sparo, dopo i primi metri di corsa, mi sono accorto che nella scarpa sinistra avevo un piccolo sassolino che innavertitamente si era attaccato sotto al calzino quando mi vestivo. Ho cercato di farlo posizionare tra le dita del piede in modo di non sentire il fastidio per poi fermarmi alla prima salita per toglierlo. Alla prima salita verso Fiesole gudagnavo posizioni, mi sono detto mi fermo più avanti, poi l’idea di stare attento a non fare muovere il sasso, mi teneva distratto dalla gara e mi sono detto mi fermo lungo la salita del Passo della Colla che mi serve anche per riposare. Quando mi sono trovato al dunque stavo recuperando sui primi tanto che in cima alla salita sono transitato in 5^ posizione e non era il caso di fermarsi. A Faenza c’era mio figlio Edoardo di 3 anni che mi aspettava, ed in quel periodo mi diceva sempre ‘babbo voglio giocare con i sassi’, bene superato il Passo della Colla pochi chilometri dopo la posizione era diventata la 4^. A quel punto mi sono detto ‘Edo babbo ti porta un sasso oggi! E così quel sassolino mi ha tenuto compagnia per 100km!”

In gare lunghissime si impara a gestire tutto, stanchezza, dolori, clima, ed anche i sassolini nelle scarpe, l’esperienza serve poi per riderci su, per fare di una gara faticosa, un racconto piacevole.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Cose che tutto sommato sapevo e che magari non ho voluto mai approfondire, sia belle che meno belle… cose belle del mio carattere ma anche dei punti deboli che in gara di ultramaratona vengono a galla.”

L’esperienza di gare impegnative, considerate quasi estreme ti mettono allo scoperto, lì devi mostrare a te stesso di saperci fare, di saper affrontare e gestire la situazione per apprendere e trarre insegnamento dall’esperienza per far meglio una prossima volta nello sport o nella vita.

16602966_1289668984446926_5999839879054752949_nCome è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Non ho visto cambiamenti, ho sempre corso durante la mia vita. Ho cercato sempre di conciliare la mia vita di sportivo con la famiglia, lo studio prima ed il lavoro ora. Con un pò di organizzazione, un pò di sacrifici e tanta pazienza da parte di chi ti sta vicino si riesce a fare tutto.”

Se vuoi puoi, basta organizzarsi.

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Se potessi tornare indietro forse mi cimenterei prima nelle ultramaratone …negli anni 2003-2008 quando correvo le maratone sotto le 2h30’ e se potessi tornare negli anni 98/99 correrei più maratone e farei meno km in allenamento. Ma i se e i ma non hanno mai fatto la storia!”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Farmaci? Quelli strettamente necessari quando si sta male, integratori spesso sì quando mi rendo conto che con l’alimentazione soltanto non riesco a ristabilire i giusti equilibri alimentari ed energetici di cui il fisico ha bisogno.”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “I controlli previsti per legge e qualche volta ho fatto indagini più approfondite ‘Progetto Gemona’ con l’Università di Udine ed Ecografia al Cuore ogni 2/3 anni.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “No, però la mamma quando esco mi dice sempre ‘…stai attento non sudare’.”

Iniziato a Manfredonia da Frizzi e Lazzi, continua il tour di presentazione del libro Ultramaratoneti e gare estreme. Prossima tappa sabato 11 ore 18.30 a Villanova di Guidonia, via tiburtina km26. Organizzato da: +Vista presso Biodomus.

 

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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