Massimo Tagliaferri: la mia prima gara fu un Trail di 135 km

Matteo SIMONE

 

Non si finisce mai di sorprendersi per quello che è possibile fare, per quello che fanno gli altri, per i paradossi che esistono nella vita considerata ordinaria. A volte si prova a buttarsi nella mischia, a saltare la propedeucità degli eventi e ci si accorge che si può stravolgere il sensato, l’ordiario, le cose scontate, Massimo ci racconta come è passato da uno sport semi-professionistico come la canoa ad un altro più gioioso ma faticoso come la corsa di lunghe distanze.

12072758_1015003101884078_2687603839176339084_n.jpgCosa significa per te essere ultramaratoneta? “Signifca correre distanze un po’ fuori da quelle convenzionali, senza preoccuparsi troppo.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Vengo dal canottaggio semi-professionistico. Dovendo smettere per motivi di lavoro, inizio a correre per mantenere la forma. Non so ancora il perché ma la mia prima gara fu un Trail di 135 km (a quei tempi in Italia non esistevano quindi dovetti andare in Francia dove ne esistevano 3 o 4) iscritto con una preparazione sommaria, solo con l’idea di andare all’avventura. Fu invece l’inizio.”

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