Manuel Viezzi: Mi innamorai di questo tipo di gare e non mi sono più fermato

Matteo SIMONE

 

Molti considerano anomalo correre tanti km, considerano anomalo correre in circuiti di circa un km per 6 ore consecutive, ma a volte l’anomali e il bizzarro attrae più di tutto, diventa una sfida, scoprire se si è in grado di fare cose difficili e sfidanti, gare lunghissime e difficilissime. Quello che si sperimenta attrare più di ogni cosa, ci si innamora.

Di seguito l’esperienza raccontata da Manuel rispondendo a un mio questionario.

Ti puoi definire ultramaratoneta? “Credo proprio di si…anche perchè ho una vera e propria repulsione per le corse brevi.”

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Significa riuscire a spingere il proprio corpo al limite superando difficoltà e crisi fisiche e mentali.”

14329985_10205158520443095_7902146166310117052_nQual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Piuttosto anomalo…ho sempre fatto sport che c’entravano poco con la corsa. Poi siccome facevo palestra in modo abbastanza serio ho iniziato a corricchiare le fiasp la domenica per definirmi. Un giorno un amico mi chiese se volevo fare con lui la 6 ore di Buttrio. Io nonostante non avessi mai corso più di 20 km accettai. In quella corsa feci 58km. Ci misi un mese per recuperare ma mi innamorai di questo tipo di gare e da lì non mi sono più fermato.”

E’ quello che sperimentano in tanto, si sentono catturati dalla corsa, dal primo momento, sentono di continuare a correre all’infitto senza limiti di età, tempo e chilometri.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Riuscire a spostare il mio limite sempre più in là.”

Sempre più lunghe le gare, in Italia si è arrivati a organizzare una gara di corsa della distanza di 285 km da percorrere nel tempo massimo di 48 ore da Milano a Sanremo e il primo arrivato nel 2017 è stato un Portoghese che ha impiegato poco più di 30 ore.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “Assolutamente no.”

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Di smettere no…ma ho dovuto star fermo 3 mesi per una brutta sciatalgia ed è stata durissima.”

A volte ci sono degli infortuni che ti fanno fermare e bisogna aspettare il tempo opportuno e fare le adeguate terapie per ripristinare uno stato di forma ottimale per riprendere la pratica della corsa a piedi e riprendere a gareggiare.

Cosa ti spinge a continuare? “Intanto il fatto che la corsa è una “droga”. Appena ho finito una corsa penso già alla successiva. E poi il clima di amicizia e solidarietà che trovi in questo mondo e che per esempio se vai a fare una mezza maratona non trovi.”

Vero confermo si respira un buon clima nel mondo degli ultrarunner, tutti vicini e amici, incontri e abbracci, si raccontano aneddoti e imprese, si scherza e si mangia in compagnia senza stress.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Si…ti direi quasi sempre. Essendo io un tipo molto competitivo cerco sempre di dare il massimo e questo chiaramente ti spinge al limite.”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Un ego molto elevato. Una forte determinazione al conseguimento del risultato. Una buona testardaggine.”

15965148_10205915153718454_7410725198561130577_n.jpgQuale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Asolo 100 km 2015. Partenza con 40 gradi. Io col caldo spesso soffro di problemi di stomaco. Giá a metà salita del grappa (quindi verso il 35esimo km) avevo nausea e stomaco chiuso. Sono riuscito a finirla dando di stomaco circa una quindicina di volte senza mangiare e bere per più di 9 ore. Sono arrivato disidratato che non mi reggevo nemmeno in piedi con una perdita di peso (liquidi) di circa 6 kg. Però ce l’ho fatta.”

Però ce l’ho fatta, è questo che conta per molti ultrarunner, fatica, dolori, sofferenza, malessere, ma si arriva al traguardo portando a termine una grande impresa, un’esperienza intensa e forte che consolida autoefficacia e incrementa la resilienza, si diventa più sicuri e convinti nelle proprie possibilità e capacità, si ricordano questi episodi con fierezza.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Avendo una grande autostima ti direi nessuna…però obbiettivamente se non riesco a risolvere completamente i miei problemi di stomaco col caldo ti direi la Bad Water. Correre con oltre 50 gradi per 217km e 4400 d+ non è una passeggiata.”

E’ importante aver cura di se, essere consapevole delle proprie potenzialità ma anche dei propri limiti, tutto è fattibili, tutto è raggiungibile ma con estrema attenzione.

18121328_10206568364568317_3983582565428179036_o.jpgC’è una gara estremi che non faresti mai? “Una famosa corsa a tappe in un famoso deserto perchè ritengo offensivo il costo spropositato dell’iscrizione..in parole povere secondo me quello è solo business.”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “La curiosità di vedere fin dove posso arrivare.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Bisogna distinguere…frequentando questo mondo inevitabilmente si fanno delle amicizie all’interno. Quindi gli amici che ne fanno parte mi capiscono mi aiutano e mi supportano. Gli altri mi sopportano e no che sia in pazzoide svitato.”

Davvero divertente e bizzarro il mondo degli ultrarunner, si diventa un componente di una grande famiglia, ci si sente a distanza, si partecipa a gare e si rincontra con gioia e aiutandosi in gara.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Significa sfida! Ma non con gli altri…sfida con me stesso. Dimostrarmi che posso farcela.”

Ti va di raccontare un aneddoto? “100 miglia del Magredi. Già 30 ore di gara e quasi 2 notti che non dormo. Buio pioggerellina e nebbia. Siamo io e una ragazza. A un certo momento sentiamo in una boscaglia a 2 metri da noi un grugnito. Ci blocchiamo dalla paura pensando a un cinghiale. Passiamo con il cuore in gola…scopriremo solo in seguito che era il russare di un concorrente che esausto si era messo a dormire.”

Garantisco che questi racconti sono veri, ne succedono e se ne vedono di tutti i colori, perfino deliri uditivi e visivi, miraggi, di tutto di più, si ascoltano e si vedono lupi e orsi e a volte sono pure veri.

16472943_10206100405429631_3479873342472405153_nCosa hai scoperto del tuo carattere? “Una fortissima determinazione nel conseguire il risultato. Uno spirito di rivalsa quando le cose vanno male (succede).”

Come è cambiata la tua vita? “Ti direi che non è cambiata perchè ho sempre fatto sport. Quindi il tempo che prima dedicavo alla palestra e al calcio ora lo dedico alla corsa.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Penso che i rimpianti siano inutili.”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Solo integratori nelle gare. Sali e gel.”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? “Sinceramente no. Faccio la classica visita annuale.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “Solo quando ero infortunato.”

Ultramaratoneti e gare estreme 429-thickbox_defaultHai un sogno nel cassetto? “Certo. La corsa che ogni ultramaratoneta sogna di correre…Spartathlon. Spero in un paio d’anni di poterci provare.”

Interviste di atleti mi hanno permesso di scrivere il libro “Ultramaratoneti e gare estreme

https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

 

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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