Vito Intini: Una bella vittoria alla 12 ore di Firenze nel Parco delle Cascine

Matteo Simone

http://www.psicologiadellosport.net

 

Non c’è un età per iniziare a fare sport o per essere competitivi, così come non c’è un’età per smettere di fare sport o di smettere di essere competitivi, Vito Intini ha superato i 50 anni, forse sarebbe l’ora di smettere di giocare a fare sport e di dedicarsi ad altro come può essere dedicarsi ad altri atleti o alla Nazionale di ultrarunner, ma a volte la corsa chiama, la condiziona è buona e perché non mettersi ancora in gioco? E’ quello che continua ancora a fare l’atleta Vito Intini vincendo la gara di 12 ore di cora su strada Coronata con il personale di 131,45 Km.

Di seguito possiamo approfondire la sua conoscenza attraverso le risposte a un mio questionario risalente a qualche anno fa, contribuendo alla stesura del mio libro Ultramaratoneti e gare estreme (cosa motiva questi atleti? Quali i meccanismi psicologici? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?), libro che racconta le storie, passioni, motivazioni, aneddoti di più di un centinaio di atleti che si dilettano a percorrere tantissimi chilometri in tante modalità, su strada, su sentieri, su tapis roulant.

15542044_1249685761759167_3519425789420414123_n.jpgCosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Le motivazioni sono un po’ cambiate. Prima era per raggiungere e conoscere i propri limiti oggi più per sfida verso la legge biologica dell’invecchiamento.”

E’ risaputo che le gare di endurance, di sport prolungato, in condizioni più avverse, quasi estreme, è la testa che fa la differenza, la notevole esperienza ti permettere di gestire situazioni, crisi, difficoltà.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “La meditazione. L’introspezione e la convinzione di essere preparato infine anche tecniche di visualizzazioni uso di frequente.”

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Adriano Arzenton: Continuerò a correre fino a 100 anni se la fortuna mi aiuterà

Matteo SIMONE

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E’ importante rimettersi ogni volta in gioco in modo diverso, in base a quello che c’è nel momento presente, cavalcando l’onda del cambiamento e scegliendo la direzione da poter prendere per raggiungere nuove mete e obiettivi e trasformando sogni in realtà con nuova curiosità senza fretta e senza pretese, prendendo quello che c’è, quello che è possibile fare ora impegnandosi e con determinazione.

Di seguito Adriano racconta la sua esperienza di ultrarunner seppur iniziata in età avanzata, rispondendo ad alcune mie domande.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si quando ho vinto la mia prima gara, la 24h di San Benedetto del Tronto nel 2011 a 53 anni e sono stato intervistato da una TV locale.”

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva? “Da ragazzino come tutti ho giocato a calcio, poi ho praticato boxe e palestra, poi vs. i 40 anni il calcetto e infine dai 48 anni la corsa.”

Arzenton-alla-24-h-di-Padova.jpgQuali sono i fattori che contribuiscono al benessere e performance nello sport? “Il senso di libertà mentale che lo sport da, perchè finchè fai sport non pensi allo stress e ai problemi quotidiani.”

Lo sport ti allontana dai pensieri nocivi e disturbanti, ti allontana dallo stress quotidiano e dai problemi che ci creiamo, lo sport fa sentire sensazioni ed emozioni, ti fa sentire senso di libertà, benessere, capacità. Ti fa elaborare pensieri e problemi, ti fa progettare un futuro migliore.

C’è qualcuno che contribuisce al tuo benessere e performance nello sport? “Moralmente sicuramente mia moglie, fisicamente il mio massaggiatore.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Mi seguono, anche se da lontano, e mi incoraggiano.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Curioso anche se non divertente. Nel 2011 durante la Nove Colli Running verso il 100° km ho iniziato a sentire un dolore lancinante dietro al polpaccio dx (causa scarpe usurate), sempre più forte e lancinante appunto. Ho proseguito per 102 km corricchiando e zoppicando pur di arrivare al traguardo entro le 30 ore. Sarà anche stata resilienza ma mi è costato un mese di stop. Se dovesse ricapitare mi fermerei. Non è una sconfitta ritirarsi, è una sconfitta non poter correre per un mese!” Continua a leggere

Andrea Boni Sforza: Ho dovuto trovare energie fisiche e mentali eccezionali

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Nello sport ci vuole grande e forte motivazione instrinseca per fare cose grandi e importanti, per abbattere muri mentali e record personali, importante essere guidati e motivati da se stessi, motivazioni interne, una grande passione, non esistono premi in denaro o qualsiasi compenso per voler faticare nello sport e per raggiungere mete e obiettivi importanti, questo è lo sport che vogliamo. Di seguito Andrea racconta la sua esperienza di atleta ultrarunner rispondendo un po’ di tempo fa a un mio questionario.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Quando supero il 42°km, inizia la mia gara.”

13235832_10208375649296044_559503223_n.jpgQual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “dopo anni di attività sportiva, dopo aver corso un buon numero di maratone, dopo essermi costruito una buona esperienza e maturità, all’età di 38 anni, con una buona conoscenza di mestesso, con una struttura fisica e atletica ben definita, ho deciso di intraprendere una strada nuova, affascinante, a ai più inesplorata.”

Lo dico spesso che il mondo degli ultrarunner sembra essere affascinate e sorprendente, ci si arriva a volte gradualmente rispettando i tempi, incrementando sempre il chilometraggio nelle gare, a volte ci si arriva improvvisamente, ci si butta dentro. Importante nel momento presente comprendere quello che è meglio per noi, quale può essere la nostra direzione ora per lo sport che più ci aggrada per le mete e obiettivi che vogliamo raggiungere con responsabilità, attenzione e maturità.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “L’idea di vivere e leggere una corsa come uun’avventura, al di là del solito risultato cronometrico.”

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Francesco Cesare, ultrarunner: Non c’è nulla che non può essere superato

Matteo SIMONE

Psicologo dello sport, Psicoterapeuta

 

Lo sport è un mondo ricco di sensazioni ed emozioni, si speriimenta di tutto e con forte intensità, dal piacere intenso di fare le cose, alla fatica estrema nel concludere le gare, portare a termine imprese difficili, stsancanti provanti, ma alla fine c’è la soddisfazione di essere riusciti anche questa volta, una nuova sfida trasformata in obiettivo raggiunto, che piano piano costruisce la nostra personalità di ultrarunner, sviluppando consapevolezza, autoefficacia e resilienza sempre di più, tutto diventa un investimento utile nella vita quotidiana.

Di seguito l’esperienza di Francesco attraverso risposte a un mio questionario.

IMG_1492460218424Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Forse quando giocavo a calcio dove avendo un ruolo da protagonista ero più al centro dell’attenzione anche mediatica. Oggi in Sicilia mi “difendo” nel mondo del Trail e continuo a divertirmi.”

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Per più di vent’anni ho giocato a calcio arrivando fino alla serie c2 oltre a diverse esperienze nei settori giovanili professionistici. Poi per bisogno di agonismo sono passato alla corsa e oggi, posso dire di essere diventato un riferimento nel mondo del trail e dell’ultratrail soprattutto nella mia amata Sicilia.”

Nella cultura occidentale soprattutto si usa praticare ilcalcio da piccoli, ma poi crescendo si scopre veramente la propria passione per qualcosa che sia musica, sport o qualcos’altro e una volta scoperta la passione ci si innamora di quello che ti piace e diventa un mondo tutto da vivere come può essere ilmondo della corsa o dell’ultratrail a contatto con la natura.

Quali sono i fattori e le persone che hanno contribuito al benessere e performance nello sport? “I fattori sono sicuramente quelli di vivere ogni giorno da Atleta in tutte le sfaccettature della quotidianità, penso basti questo. Continua a leggere