Oliviero Bosatelli, 2° al Tor Des Geants dopo quasi 70 ore trail senza dormire

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

E’ risaputo che i Vigili del Fuoco sono resistenti e resilienti, riescono a lavorare per ore e ore senza interruzione per recuperare e portare in salvo persone per esempio nelle calamità e non fa eccezione Oliviero Bosatelli, il Vigile del Fuoco bergamasco, l’atleta ultrarunner arrivato al secondo posto al Tor Des Geants, una delle gare ultratrail più dure al mondo, 330 chilometri con 24.000 D+, sulle Alte Vie della Valle d’Aosta, impiegandoci 69h16’.

21728561_1754891828145374_6256892419372109993_nIeri l’ho sentito al cellulare e la sua voce era squillante, come se non avesse fatto proprio niente di straordinario, era a Courmayeur a godersi il clima festaiolo e bizzarro del Tor Des Geants, gente che arrivava stremata e raccontava avventure e disavventure.

Gli ho chiesto come era andata e la cosa che più mi ha colpito è stata che nelle quasi 70 ore di gara non si è mai disteso, non ha fatto un minuto di sonno, si è messo solo seduto quando mangiava qualcosa ai ristori. Qualcosa di incredibile, forse la caratteristica che più di tutte gli permette di andare sempre avanti senza strafare e arrivando tra i primi, centrando l’obiettivo del podio, quest’anno secondo arrivato mentre l’anno scorso l’ha proprio vinto il Tor.

Quest’anno è partito con il numero 1, ma lui stesso in una intervista dopo l’arrivo dichiarava che alla partenza c’era gente fortissima e quindi si sarebbe accontentato di arrivare tra i primi 10 e in effetti da subito ha impostato il suo ritmo senza lasciarsi coinvolgere dagli altri, ha lasciato gente più forte come Franco Collè.

Insomma ha mostrato di essere sereno, vincitore uscente con il pettorale numero 1 senza pressioni, senza dover dimostrare niente a nessuno, ha mostrato la sua maturità di persona e atleta di 48 anni, che sa il fatto suo, lui che sembra essere riservato, umile, modesto.

21728990_1317200705014670_4409711261761868904_o.jpgLo spagnolo Javi Dominguez, 43 anni, vince l’8^ edizione del Tor des Geants arrivando al traguardo di Courmayeur in 67h52’15”. Al terzo posto si è classificato Andrea Macchi in 74h51’.

Ho chiesto a Oliviero se pensava di poter indossare la maglia azzurra, ma in effetti non esistono Mondiali o Olimipiade che contemplano gare di questo genere, di centinaia di chilometri e della durata di decine d’ore, Il mondiale ultratrail prevede una lunghezza di percorso di circa 80 km massimo e divetna troppo veloce per le caratteristiche di Oliviero che viene fuori alla lunga, anzi direi alla lunghissima, per lui sono indicate gare dalle 48 ore in poi per esempio, o anche la 6 giorni, ma questo tipo di gare si disputano su strada e a circuiti, e per ora a Oliviero la strada non l’attira e tanto meno i circuti, ma lui stesso ammette che non si può mai sapere, mai dire mai.

Certo comunque la Federazione sportiva o qualche pubblica Istituzione italiana dovrebbe conferigli un atestato di stima, onorificenza, una maglia azzurra virtuale.

Grande supporto e sostegno da parte di sua moglie che con un’altra coppia di amici raggiungeva in auto i vari ristori e lì lo attendeva per rifocillarlo e sostenerlo.

21752004_930990027060317_8759842425269314053_nPer approfondire la conoscenza di Oliviero riporto di seguito un’intervista fattagli un po’ di temo fa.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o performance? “I fattori sono stati vari, uno di questi è stato quando un cliente mi ha guardato, io indossavo una maglietta abbastanza aderente mi disse ‘vedo che ti stanno venendo anche a te le maniglie della amore’, non pesavo poi tanto, sui 80 kg. E mi sono reso conto che mi piace mangiare e il metabolismo non era più quello di una volta, e quindi o ripreso a fare delle camminate in montagna con la moglie, perché la corsa mi era stata sconsigliata dal dottore per problemi di schiena.”

 

Mi sa che Oliviero deve ringraziare quel cliente che lo ha reso consapevole rispetto al suo aspetto fisico e tale consapevolezza gli ha permesso di decidere di fare attività fisica per il suo benessere sperimentando successivamente una performance forse inaspettata.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “L’alimentazione che seguo una settimana prima di un gara lunga prevista è normalissima, mangio di tutto e bevo di tutto cercando comunque di assumere dei sali magnesio e potassio dopo gli allenamenti. Nell’ultima settimana elimino caffè, e limito al minimo alcolici (vino) ma non la birra, elimino quasi tutto i carboidrati e mangio proteine e nei ultimi tre giorni inverto. Facendo parecchio sport e quindi utilizzando parecchie energie ritengo che qualche integratore vada preso tipo quelli menzionati prima. Dopo la gara per due giorni l’appetito è scarso ma poi recupero rimangiando di tutto.”

21751969_10212300793668395_7199046549374777860_nChi ha contribuito nello sport al tuo benessere e performance? “Ha contribuito al mio benessere sicuramente me stesso, e alla performance in parte la moglie, dato che servono parecchi sacrifici, anche di tempo e quindi a volte sacrifichi un po’ la moglie col benestare…mentre i figli sono già grandi e quindi il problema non sussiste.”

 

Lo sport per passione e hobby diventa performante se sei sereno, ti impegni e hai talento, i familiari possono contribuire al benessere e alla performance con il sostegno e apprezzando i tuoi sforzi.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Quando vinci le emozioni sono sempre belle e tante. La gara della Mi vita? Per ora la aut Orobie 2016 se verranno altre meglio ancora, ma avranno lo stesso valore. Vincere in casa non ha prezzo. Perché ti conoscono in tanti e hai un buon riscontro mediatico anche se non sei un fuori classe.”

 

Questa risposta l’ha data prima della vittoria del Tor des Geants 2016, partecipare al Tor è il sogno di tanti ultrarunner, figuriamoci vincerla e Oliviero il 2016 vinse proprio il Tor des Geants.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività? “I famigliari ormai si stanno abituando a queste mie avventure anche se prima e un po’ anche adesso mi danno del matto. Invece per quanto riguarda gli amici tanti quelli che non sono del giro delle corse, non concepisco neppure che esistano gare di questo tipo, distanza e difficoltà e quindi restano stupefatti.”

Importante avere vicino la famiglia che fa il tifo, chi è del settore considera veramente Oliviero un Gigante.

Ti va di descrivere un episodio curioso della tua attività sportiva? “L’anno scorso sempre alla out Orobie. Quando sono arrivato (2°) e neppure si erano accorti che ero arrivato, ho dovuto fare la replica dell’arrivo, perché mi aspettavano un bel po’ di minuti dopo, o mentre facevo la gara si domandavo chi fossi, visto che prima di allora ero un perfetto sconosciuto a livello di ultra trail.”

Ora che Oliviero è vincitore del Tor 2016 e 2° al Tor 2017 è marcato a vista dai suoi avversari ed è sotto l’osservazione di fotografi, organizzatori, tecnici e tanti altri.

Cosa hai scoperto del tuo carattere praticando sport? “Ho scoperto quello che sapevo già, la tenacia e non mollare mai, il stare da solo per ore e ore. E ho scoperto di avere tanti amici veri e virtuali. Una parte di quelli nuovi, ti dimenticheranno quando non sarai più vincente, quelli veri ti staranno sempre vicino.”

21740066_1754759434825280_2073853753084757147_nQuali sono le capacità, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Concludendo le ultra Trail, mi sono reso conto di avete una buona resistenza sia fisica che morale, rinforzando in me la convinzione che con la determinazione si possono ottenere degli obbiettivi insperati. E da parte della gente il fatto che mi considerino umile e timido.”

Che significa per te partecipare a una gara sportiva? “La partecipazione a una gara sportiva dipende che gara è, se devo difendere un titolo se è solo per la presenza o se è goliardica. In base a queste situazioni le gare le faccio in modo competitivo o no.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Non essendomi mai ritirato fino ad ora non saprei dire quale sia il mio limite. Che il mio corpo si rifiutasse di proseguire per crampi o per stanchezza mi è successo solo due volte ma la mia volontà o testardaggine ha avuto il sopravvento.”

Quali sensazioni sperimenti facendo sport: allenamento, raduni, pregara, gara, post gara? “Se il fisico non risponde in modo positivo a determinati allenamenti e se sei ancora lontano da una competizione non mi influisce emotivamente, al contrario se manca poco ciò mi mette in apprensione. Per i raduni (il giorno prima della gara) quei pochi che ho fatto è un modo per stare in compagnia, durante la gara dipende che tipo di gare e come si evolve, si può essere contenti anche se non si arriva prima, sapendo che comunque sei stato bene e hai dato ciò che potevi dare, consapevole che lo fai per il piacere di divertirsi e non come professione. Dopo gara se sono gare estreme, ovviamente si cerca di recuperare in modo veloce la fatica e i vari acciacchi senza diventare matti. A livello emotivo se si ottiene un risultato come la out Orobie ti lascia una ricarica e uno stimolo altissimo che serve per proseguire negli obbiettivi che uno ha prefissato, uno di questi è anche solo di riuscire a finire una gara di lunga distanza, perché si sa che finire è già una vittoria.”

Quali sono i pensieri in allenamento, in gara? “Pensieri durante un allenamento un po’ di tutto, e anche nulla perché sono talmente lunghe le uscite. In gara se sono da podio penso a cosa dire all’arrivo.”

Quale è stata la gara più estrema o difficile e quale ritieni non poter riuscire a portare a termine? “La gara più difficile finora fatta è quella che a livello fisico ti fa soffrire, crampi, energie finite ecc. ecc. e non la lunghezza. La mia gara limite non saprei, finora quelle che volevo fare e che ho fatto le ho sempre portate a temine.”

21728178_10212622966121980_2294318946006115796_nQuali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella tua disciplina sportiva? “Le difficoltà e i rischi nella mia disciplina, trovare il tempo per allenarsi ed essendo un sport di usura, si spera sempre di non incorrere a eventuali traumi cercando di prevenire nel limite del possibile.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Soffro parecchio il freddo che mi induce a non aver voglia di fare allenamenti e i problemi cronici del mio fisico mal di schiena e crociato laterale interno.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Ci sono stati momenti della mia vita dove veniva prima la famiglia, e quindi lo sport veniva messo in parte, e in altri momenti mi allenavo quasi tutti i giorni dalla serie stacchiamo un po’ la spina. Mi fa continuare questo sport le gratificazione personali e quelle che vengono dall’esterno e il benessere fisico salvo acciacchi.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Crisi vanno e vengono, sconfitte fan parte dello sport, infortuni rallentamento attività fisica, e fisioterapisti e prevenzione.”

Ti hanno consigliato di ridurre la tua attività sportiva, hai mai pensato di smettere? “Sì mi hanno consigliato di smettere di correre qualche anno fa, per discopatia degenerativa 4 5 6 anello. Domanda, e con la corsa? Risposta, attacchi pure le scarpe da corsa al chiodo. E così ho fatto per qualche anno dato che avevo anche altri impegni familiari, ho cercato di mantenermi in forma e rinforzare la parte debole con ginnastica specifica alla schiena risolvendo per ora il problema.”

21751483_1754733288161228_3614259623366853440_nQuale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Che tutti dovrebbero cimentarsi in qualsiasi sport nel limite del possibile, soprattutto quando si è giovani. Riuscendo così fin da piccoli a comprendere cosa vuoi dire fare sacrifici per degli obbiettivi ovviamente. Se si è bambini deve essere più un gioco. La differenza è non poca tra sport di gruppo o sport singolo, con tutte le loro caratteristiche d’allenamento e psicologiche, e il benessere fisico.”

Ritieni utile la figura dello psicologo nello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi? “La figura del psicologo è sicuramente utile, per tutte quelle persone che non rendendosi conto o non riuscendo a farne a meno, mettono la loro passione al di sopra di tutto il resto, con conseguenze gravi, sia fisiche che sentimentali, e equilibrio mentale.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “No mai perché se arrivano i risultati bene altrimenti pace. Non me ne faccio una malattia esistenziale.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Doping è barare con noi stessi e con gli altri. Penso che a lungo andare ci siano anche conseguenze negative per il nostro fisico e il rischio di essere scoperti, con la conseguenza di passare dalle stelle alle stalle, tutto ciò che ne consegue a livello psicologico, qui sì che poi servirebbe lo psicologo.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? “Attualmente mi trovo bene così. Non ho nulla da recriminare. Anche perché lo sport che io faccio, sicuramente non potrei farlo da professionista ma solo come hobby e non deve prevalere troppo su altre soddisfazioni della mia vita.”

 

19125136_10209124403242970_204671712_oPer approfondimenti sugli ultrarunner segnalo Ultramaratoneti e gare estreme, Matteo Simone

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Matteo SIMONE

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