L’esercito dello sport grazie ai selfie

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Puoi scegliere se poltrire e chattare o metterti in movimento alla ricerca di persone in carne ossa, salire sul treno dello Sport, faticare in compagnia, confrontarti con gli altri, condividere albe e tramonti, parchi e ville, strade, sentieri e piste.

21369584_10209756637848440_3375342742251377162_nAllenamenti e gare e poi quanto meno porti a casa un po’ di selfie che fanno parte dell’allenamento così come lo stretching, le andature, le ripetute, il fartlek, la progressione, il lento.

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Dare-devil divers of Cheploge Gorge

Iten – the home of champions.

The change in temperature is dramatic – at the bottom it’s boiling hot and at the top it’s beautifully cool. Long-legged lean runners run this way and that way on the rough paths along the roads of the world-famous town for high-altitude training where athletes like David Rudisha, Mo Farah, Paula Radcliff, Aspen Kiprop, Edna Kiplagat and many record-breakers regularly train.

Iten – home of champions Copyright Rupi Mangat
Iten – home of champions Copyright Rupi Mangat

“There’s no place like this,” says Chiara Raso at the High Altitude Training Centre founded by Lornah Kiplagat – Kenya’s multiple world champion – nearly 20 years ago. Raso is from the Alps in Italy who won the gold medal in 2006 in mountain skiing. She’s accompanying a team of Italian athletes amongst them the 100-kilometer ultra-marathoner Matteo Simone Vivian.

“Iten has everything for runners,” she enthuses. “It’s got the warm weather, high altitude and endless dirt tracks that make the leg muscles stronger and avoids injuries.

“It’s the home of champions where everybody respects you because you are a runner.”

Rupi the African Trotter

Daring divers at Cheploge Gorge preparing for dives. Copyright Rupi Mangat Daring divers at Cheploge Gorge preparing for dives. Copyright Rupi Mangat

Published Saturday Magazine, Nation newspaper 10 February 2018

A narrow gorge slits the earth below the smooth black road surrounded by the massifs of the Elgeyo-Marakwet that winds its way up to Iten the home of champions who have dominated the stage of world-class runners.

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Non aspettare il momento migliore per salire sul treno dello Sport

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Il treno dello sport a volte passa e bisogna farsi trovare alla fermata per prenderlo al volo e lasciarsi trasportare per strade, ville, parchi e monti.

27710003_942245785951674_271487355506139566_oPuoi salire quando vuoi sul treno dello sport, puoi stare davanti o dietro, non c’è un età per iniziare o per smettere, non c’è un’esatta modalità per partecipare al treno dello sport, puoi sperimentare benessere o performance o entrambi, together is much better.

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Lo sport che rende felici e resilienti e avvicina persone, culture e mondi

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Quello che raccontano tante persone è che lo sport rende felici, ti libera la mente da tensioni e problemi accumulati durante la giornata o nel corso di altre attività quotidiane meno piacevoli.

27629171_942246022618317_4535845318405489089_oSto approfondendo argomenti che hanno a che fare con la consapevolezza, la passione e motivazione, il mettersi in moto, il costruire mete, obiettivi, realizzare sogni. Si sperimenta qualcosa che ha a che fare con la gioia di vivere, vivere intensamente, vivere situazioni forti, superare crisi e problemi, uscire dalle situazioni più disperate e più difficili. Tutto ciò diventa una palestra di vita, si trasferisce tutto sulla quotidianità familiare e lavorativa, si affronta la vita con più sicurezza, con meno ansie e paure, si riesce ad andare avanti con quello che c’è.

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Matteo Simone, psicologo e ultramaratoneta, racconta il suo stage in Kenya

(a cura di Stefano Severoni)

 

Sulle pagine di facebook immagini e brevi commenti sull’esperienza di Matteo Simone in Kenia nel mese di gennaio 2018. Com’è stata articolata la tua giornata in terra keniana? Raccontaci nel dettaglio.

IMG_1102La sera prima ci si organizzava per il giorno successivo, in genere appuntamento alle 6.30 con i pacer keniani per un allenamento a piccoli gruppi in base alla distanza e velocità, si correva in genere dai 12 ai 20 km, con ritmi dai più veloci e in progressioni per gli atleti più forti, mentre più lenti per me e altri e anche alcune donne che andavamo più piano. Si tornava, stretching, colazione e poi liberi a bordo piscina oppure passeggiate varie. Era prevista merenda sia nella mattinata che nel pomeriggio. Nel pomeriggio inoltre erano previste a volte sessioni di addominali a cura di Timo Limo o Richard, molto dure e faticose, soprattutto il motto di Richard era: «No pain no gain». Comunque insieme ci divertivamo anche ed erano presenti tanti campioni lì con noi. Altri pomeriggi facevamo tecnica di corsa e andature a cura di Timo Limo sulla pista in tartan di Lorna Kiplagat, oppure visite a scuole, incontri con allenatori di pomeriggio o sera, incontri e allenamenti con atleti di livello mondiali come Wilson Kipsang, che abbiamo incontrato nella palestra e ci ha chiesto se l’indomani mattina ci allenavamo insieme, e così è stato ha fatto: 5 minuti di ritardo, ma alle 6.35 si è presentato lui che ha 2h03’13” in maratona, con un altro atleta che ha di personale in maratona 2h07’. Inoltre erano previsti allenamenti nella pista di Tambach a 12 km di distanza dal nostro centro, una pista in terra battuta “calpestata” da tanti fenomeni keniani, e noi insieme a loro. Inoltre il fartlek del giovedì mattina alle 9.00 si partiva tutti insieme, eravamo centinaia, ma loro erano fortissimi, variazioni di ritmo sotto i 3’ al km. Inoltre erano previste visite a ospedali, artigianato locale, altri camp di atletica poveri e meno poveri.

Cosa ti ha più interessato del popolo keniano?

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