Chiara Barbieri: È stato il tiro con l’arco a farmi scoprire tutta me stessa

Sogni realizzati direi sicuramente il raggiungimento del podio alla Coppa Italia

Matteo SIMONE

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Ogni sport ha le sue componenti da curare per il benessere e per la performance dell’atleta, a volte bisogna attivarsi e a volte bisogna essere sereni, tutti gli atleti hanno obiettivi da centrare ma in particolare il tiro con l’arco prevede proprio che si faccia centro per ottenere la performance. Di segui Chiara dell’ASD Compagnia Arcieri Celti (Tricesimo) racconta la sua esperienza: Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta?Ho iniziato a praticare tiro con l’arco per caso, infatti mio papà avendo una sola figlia e femmina cercava a tutti i costi qualcosa da fare assieme a me nel poco tempo libero che avevo in estate durante la quale avevo una pausa dagli allenamenti di pallavolo. Così sebbene non troppo entusiasta mi sono convinta ad andare a fare con lui un corso di tiro con l’arco. Alla fine di questo però non sono riuscita a smettere così per più di due anni ho continuato a fare pallavolo alternandolo al tiro con l’arco, ma come in tutte le cose prima o poi si arriva ad un bivio e si ha l’obbligo, per lo meno morale di prendere delle decisioni. Così ho deciso di lasciare la mia squadra di pallavolo sebbene fossi capitano e di intraprendere un percorso maggiormente individuale che mi ha portata ad innamorarmi letteralmente di questo sport che è il tiro con l’arco.

DSC_0253Gli atleti hanno sempre delle scelte da fare tra i vari sport, tra lo studio e lo sport, tra il lavoro e lo sport, a volte tra il partner e lo sport. Non è facile scegliere uno sport e dedicarsi appieno con passione ed entusiasmo: Familiari e amici cosa dicono del tuo sport?I miei genitori sono molto contenti dello sport che faccio, mio padre in particolare. Mi appoggiano in tutto, in ogni mia scelta e decisione presa, mi consigliano sempre. E soprattutto mi seguono sempre in tutte le gare a cui ho partecipato. Il resto della mia famiglia non comprende al 100% la mia scelta di praticare questo sport un po’ fuori dal comune e lo identificano come uno sport prevalentemente maschile. Gli amici che ho al di fuori del tiro con l’arco e che non lo conoscono molto come sport, mi appoggiano molto e cercano sempre di informarsi su come sono andate le gare. Per quando riguarda i professori, invece, purtroppo non capiscono quanto impegno prenda lo sport. Nonostante vada abbastanza bene a scuola. Non capiscono la scelta di dare più importanza ad un allenamento o ad una gara anziché allo studio. Non aiutano per niente, quando faccio delle gare che implicano una trasferta di più giorni, al mio ritorno invece di avere alcuni giorni per recuperare il programma e per studiare, mi ritrovo senza un giorno di pausa e con verifiche ed interrogazioni per alcuni giorni consecutivi senza avere il tempo materiale per organizzare lo studio, così poi mi fanno prendere voti con i quali abbasso le medie anche delle materie, che sono poi costretta a recuperare dando meno tempo agli allenamenti. E sono costretta ad avere per tutto l’anno una tensione scolastica che mi segue anche nello sport.”

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Franco Collè vince il Tor des Geants in 74h03’00” Km 339 D+ 30908

I sogni nel cassetto per il momento si sono tutti avverati

Matteo SIMONE

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Franco già nel 2014 vinse il Tor des Geants in 71h49’ e quindi con la vittoria del 2018 è il primo atleta a fare doppietta. Il record della manifestazione è di 67h52’15” ottenuto dallo spagnolo Javi Dominguez, che ha vinto il Tor nel 2017.

41688004_1154986224666751_3340705036903645184_nAl secondo posto si classifica il canadese Galen Reynolds 74h40’36” che precede l’altoatesino Peter Kienzl 77h31’ e quarto il bergamasco Oliviero Bosatelli. Il record della manifestazione è di 67h52’15” ottenuto dallo spagnolo Javi Dominguez, che ha vinto il Tor nel 2017.

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Francis Desandrè: Tot Dret 130km, 5 amputati sulle alte vie del “Tor Des Geants”

Matteo SIMONE

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Quando succedono eventi critici che fanno soffrire, catastrofici e traumatici, si attraversa un tunnel e non si sa se si riuscirà ad uscirne fuori e quando tempo ci vorrà. Se si riesce a riprendere in mano le redini della propria vita e a cavalcare l’onda del cambiamento con le risorse residue a disposizioni riuscendo a prendere nuovi direzioni che portano a raggiungere obiettivi, mete, vette sfidanti difficili ma non impossibili trasformando sogni in realtà, allora si sperimentano sensazioni ed emozioni uniche, forti, intense che fanno sentire veramente vivi, felici, gioiosi. Attraverso risposte ad alcune mie domande approfondiamo la conoscenza di Francis Desandrè, 50 anni, Team “Gamba in spalla”: Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica?Laddove voglio arrivare arrivo, ognuno di noi deve credere in se stessi per primi.” Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Appena mi succede qualcosa penso subito alla soluzione riparatrice e guardo avanti.”

41616224_10217761499737170_1338010122340794368_nFrancis sembra essere davvero una persona resiliente, lui che ha avuto l’amputazione a una gamba non è rimasto a casa ma ha voluto uscire fuori dalla zona di confort del divano di casa e mettersi in moto con le sue evidenti difficoltà ma con estrema attenzione e cercando di comprendere sempre di più come fare per non rinunciare ad attività che molti praticano con estrema passione e pertanto si è messo in gioco nello sport facendo cose impensabili e partecipando anche a gare di ultrarunning in montagna che prevedono percorsi con dislivelli altimetrici, insomma i è messo la gamba in spalla e l’ha portata in giro per allenamenti e gare sperimentando sempre più benessere emotivo e relazionale s sperimentando anche autoefficacia e resilienza superando qualsiasi barriera fisica o mentale: Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?Sì, tutte le volte che porto a termine una prova (non guardo classifiche).” Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta?Osservando gli altri.” Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle?La prima gara di Trail a Quart portata a termine.” Quale è stata la tua gara più difficile? “Il 4k alpine endurance, salita al Col Loson sulle alte vie a quota 3.299 s.l.m.”

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