Capoeira, arte marziale brasiliana e non solo: giocare, suonare, cantare, storia

Dott. Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

La capoiera nacque in Brasile da schiavi di origine Bantu provenienti dall’Angola che si esercitavano tra di loro a combattere mentre erano reclusi in celle molto basse.

14632887_10210907561067860_8885817637270233543_n.jpgCapoeira non è solo giocare ma è anche suonare, cantare, conoscere la storia, educazione, insomma è un mondo che accomuna, sostiene, contiene, accudisce, per alcuni può essere considerato un posto sicuro, un rifugio.

Capoeira Regional

Mestre Bimba mostrò al mondo intero che la capoeira era educazione e contribui a far praticare capoeira all’Università di Medician dello Stato di Bahia. Nel 1974 la capoeira è stata riconosciuta come sport nazionale brasiliano. Nel 1996 gli fu conferito il titolo di Dottore “Honiris Causa” post morten.

30705727_10155920137988612_3675776322090565632_n.jpgBimba portò la capoeira fuori dalle strade, nelle academias, veri e propri centri sportivi affiliati alle associazioni sportive nazionali; introdusse un sistema di graduazioni e un metodo di insegnamento codificato, che includeva la formadura (il diploma).

Introdusse elementi provenienti da altre tradizioni e arti marziali, come il batuque, il ju-jitsu e il karate.

 

Capoeira Angola

Mestre Pastinha cercò di preservare gli elementi di matrice africana e popolare.

La tradizione da lui portata avanti prese il nome di Capoeira Angola. Pastinha raccontava di avere appreso questa arte quando era bambino da un afro-discendente di nome Benedito. Pastinha ne esaltava l’aspetto ludico, dando grande rilievo al canto e alla bateria.

30727079_10214035912406235_4424044072700739584_n.jpgPastinha ha sistematizzato all’interno della capoeira un impianto filosofico-pedagogico, basato sulla ludicità, sul rispetto, sulla lealtà e solidarietà, dando grande valore alle sue radici africane.

La capoeira quindi è un arte marziale, può sembrare una danza ma è anche una modalità di comunicazione, di stile di vita, di aggregazione multiculturale ed ha delle regole da rispettare, delle tradizioni ed una sua etica.

 

La posizione “GINGA”

Senza ginga non esiste la capoeira, dalla ginga nascono tutti i movimenti della capoeira, sia i movimenti di attacco che di difesa, la ginga è tutto nella capoeira, serve per studiare l’avversario, identificare la miglior opportunità per attaccare,.

Nella capoeira, come dice Thiago, l’istruttore bahiano che tiene corsi a Roma, non c’è vincente o perdente ma c’è un gioco che consiste nello schivare, nell’evitare, nell’uscire dalle situazioni che appaiono difficili, così come succede nella vita reale dove c’è sempre una soluzione, bisogna avere un’apertura mentale, crederci e provare, in ogni caso gli altri sono pronti e disponibili ad aiutare.

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Gli strumenti della Capoeira

Gli strumenti sono il berimbau (arco musicale) che è uno strumento che comanda il gioco, nel berimbau c’è l’anima, lo spirito della capoeira, inoltre possono essere presenti altri strumenti quali il l’atabaque (un tipo di tamburo), il pandeiro (tamburello a sonagli), l’agogo (campane di legno o metallo), il reco-reco (una sorta di “raspa” di legno), il Caxixi (strumento idiofono di origine africana). Con il berimbau, tramite un ritmo specifico, si può formare la roda, iniziare il gioco, far uscire dalla roda, interrompere il gioco e terminare la roda. Per questa ragione si dice che il berimbau comanda la roda.

30.03 Libro ORA CapoeiraL’osservazione è importante nella capoeira per tutti i componenti della RODA. I due che giocano devono osservarsi a vicenda per conoscersi e capire come giocare, come domandare, come rispondere, devono seguire il rito, le eventuali indicazioni del berimbau.

Coloro che vogliono entrare nel gioco devono osservare per capire il momento giusto, si può entrare nel gioco o perché si ha voglia di giocare o per aiutare un capoerista in difficoltà e si entra con un’attenta modalità e gestualità non verbale, di solito ponendo una mano tra i due giocatori con il dorso verso la persona che si vuol fare uscire che di solito è il più stanco o più debole o meno graduato.

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Il Batizado

L’allievo di capoeira dopo circa 6 mesi/1 anno di apprendimento può partecipare al “Batizado” dove fa un esame su quello che ha appreso, gli viene dato l’appellido, cioè un soprannome, questa usanza deriva dal fatto che essendo proibita per tanto tempo i capoeristi si riconoscevano attraverso soprannomi per non essere identificati; il Batizado comprende il gioco nella RODA dell’allievo con un graduato che gli fa da padrino che, come vuole la tradizione, cercherà di farlo cascare ini modo che possa apprendere che l’importante è potersi rialzare sempre e che non si finisce mai di imparare, questo è un concetto simile alla resilienza, cioè si può uscire dalle situazioni difficili più forti di prima.

578261_3796917211023_1520014525_33347015_461713818_nIl batizado è un occasione per accogliere altri, per fare comunità, per confrontarsi con gli altri, per STARE BENE, per legarsi agli altri, per condividere, per apprendere altre modalità di stare al mondo in un clima di accoglienza e condivisione.

L’abbigliamento della capoeira è caratterizzato da dei pantaloni chiamati abadà (favoriscono i movimenti del capoeirista); nella Capoeira Angola i colori predominanti sono il bianco (tradizionale), il nero e il giallo, nella Capoeira Regional, invece, il colore predominante è il bianco, in ricordo degli abiti da festa della domenica.

La capoeira non si fa solo nella propria scuola ma anche durante gli eventi e negli spazi aperti. Come dice Thiago: “La capoeira non è dentro la palestra ma è fuori”.

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  • José augusto Maciel Torres e Carlos Alberto Conceicao dos Santos (Mestre Bozò), Capoeira ARTE MARCIAL BRASILEIRA, on line editoria.

 

 

Dott. Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

3804337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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