Federica Gallo: Posso portare pazienza e lavorare a piccoli passi per ottenere dei risultati

Sono dipendente da attività sportiva, principalmente corsa 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net

Lo sport a volte diventa un’opportunità di fare movimento, di alzarsi da sedie e divani, per abbandonare scrivanie e salotti e mettersi in moto apprezzando fatica e percorsi. Di seguito l’esperienza di Federica attraverso risposte ad alcune mie domande di un po’ di tempo fa. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? È iniziato con attività sportiva blanda, all’età di 20 anni, per cercare di fare un po’ di moto come contrappeso alle tante ore trascorse alla sedia per studio o lavoro d’ufficio. Nel corso degli anni ho sperimentato varie attività e, passando dalle arti marziali, all’acqua gym, al nuoto e corsetta al parco, al calisthenics, sono poi diventata una dipendente da attività sportiva, principalmente corsa”. 

Quando si sperimenta benessere attraverso lo sport, allora diventa quasi un pensiero fisso, una ricerca di libertà facendo sport, per sperimentare sensazioni ed emozioni, individualmente o in gruppo o squadre, in allenamenti o in gare. Come sei cambiata attraverso lo sport? “Fisicamente un po’: la corporatura mediamente è rimasta la stessa, ma ho certamente strutturato meglio l’apparato muscolare. Mentalmente sono diventata più attiva, disposta a sopportare la fatica e più consapevole dei miei limiti e potenzialità”. 

Lo sport a volte cambia e trasforma le persone non solo fisicamente snellendo o irrobustendo ma anche mentalmente rendendole più consapevoli, fiduciosi, resilienti, organizzati, socievoli. Nello sport chi e cosa hanno contribuito al tuo benessere o performance? “Parlando del presente, sono la prima responsabile del mio attuale stato di benessere e performance. In seconda battuta, attribuisco meriti anche al mio allenatore, che si impegna a conciliare i miei desideri e le mie aspirazioni di gare e prestazioni con le mie caratteristiche fisiche, cercando di alzare gradualmente l’asticella della performance. Purtroppo, per questioni organizzative, solo saltuariamente ho potuto godere dell’influenza positiva di compagni di allenamento, e in certi casi posso dire che il loro apporto è stato piuttosto determinante almeno nell’arco del singolo allenamento”. 

È importante essere l’artefice diretto della propria vita, delle proprie scelte, impegni, mete, obiettivi ma è anche importante saper chiedere supporto e aiuto a persone che posso permetterti di poter fare un salto di qualità, così come è importante avvalersi del supporto di amici in allenamenti e gare. Qual è stata la gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? Considerata la mia breve carriera agonistica, al momento posso dire che il mio primo 800 in pista è stata la gara globalmente più piacevole, perché non avevo troppa ansia, nel primo giro ho avuto la sensazione di controllare abbastanza bene il ritmo e nel secondo mi sono concentrata in un sorpasso che non è avvenuto per un pelo, ma alla fine sono comunque stata contenta. In altre gare invece ho sperimentato un misto di sensazioni belle, delle prime fasi di corsa, ed altre brutte, quando sopraggiungeva l’affaticamento finale ed entravo in uno stato di lotta interna fra la parte di me che voleva mollare e l’altra che resisteva per guadagnarsi il traguardo e per gioire delle emozioni di soddisfazione per un personal best ottenuto, o per una premiazione inaspettata”. 

L’atletica in pista è un gioco duro, si cerca di avere tutto sotto controllo a partire dalle proprie sensazioni corporee e mentali, bisogna tenere a bada eventuali sabotatori mentali interni e cercare di ascoltare gli aiutatori mentali che danno coraggio nell’insistere con fiducia ad andare avanti e a volte si spera in qualcosa di più che non arriva e bisogna accettare e continuare a lavorare duramente. Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “I miei familiari vivono con distacco la mia passione per la corsa, qualcuno perché è interessato ad altre pratiche sportive, qualcun altro perché non è affatto sportivo. Chi mostra più interesse, e magari mi incita a mettermi in gioco, sono invece compagni di allenamento/squadra e allenatore.  

A volte lo sport diventa un mondo privilegiato compreso solo da chi c’è dentro. 

Cosa hai scoperto di te stessa praticando sport? “Che posso portare pazienza e lavorare a piccoli passi per ottenere dei risultati, anziché smaniare di avere tutto in fretta; che i miei limiti non sono barriere invalicabili e posso spingerli oltre; che non sono wonder woman, come mi è sempre piaciuto credere e mostrarmi. Ho preso piena consapevolezza che ho bisogno di vivere forti sensazioni fisiche ogni giorno: la fatica, il sudore mi danno gusto e mi fanno sentire meglio l’intero corpo!”.  

Interessante testimonianza da cui si evince il vantaggio dello sport e della fatica anche nell’affrontare la vita quotidiana, soprattutto in questo periodo di limitazioni, di costrizioni, di riadattamento ad una vita quotidiana non consona ai propri desideri dove bisogna pazientare, adattarsi, essere fiduciosi. Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Sì. Nel mio primo test sui 1000, ho sentito il blocco muscolare dovuto all’accumulo di lattato, il sangue in bocca e la tosse per le successive 2 ore. Quello per me è stato il vero limite: la mente voleva, ma il corpo non poteva”. 

È importante osare, cercare di alzare l’asticella delle difficoltà, superare blocchi mentali ma è altrettanto importante conoscersi bene, rispettarsi, ascoltare e comprendere i messaggi del proprio corpo. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara)? “Positive e ‘negative’! Fra le positive annovero l’eccitazione, che sperimento a vari livelli, fino a stupirmi a volte nel sentirmi ‘le farfalle nella pancia’ al solo pensiero che dopo qualche ora mi ritroverò libera a sgambettare al tramonto. Altre sensazioni piacevoli che provo in allenamento sono il senso di libertà, il senso di controllo e vigore, che però purtroppo, come è normale che sia, non sono sempre presenti! A volte la fatica è tale da farmi sentire impotente, debole, incapace di sostenermi da sola, sconfitta da me stessa. In allenamento, a volte’ cerco di concentrarmi di più sull’ascolto delle sensazioni corporee e magari ricercare la spinta migliore, altre volte invece, negli allenamenti lenti, lascio il pilota automatico e mi ascolto di qualche voce narrante in cuffia.  

In qualche situazione pre-gara mi è capitato di provare una sorta di agitazione da esame che ti fa temere di non essere super performante, ma che non ti abbatte in uno stato di depressione, anzi ti fa sentire frizzantina e ti fornisce la giusta grinta per ottenere un buon risultato.  

In gara generalmente vivo contrasti interiori passando dal ‘dai che sei forte!’ dei primi passi, al ‘non ce la faccio più, ora mi fermo’, fino al ‘ma cavolo! vai avanti fino alla fine e goditi il traguardo!’ e poi ancora ‘ma quando arriva il traguardo?’ (In quei casi di solito semi barcollo dopo l’arrivo per qualche metro: si tratta di gare di mezzofondo veloce). Nelle podistiche invece non arrivo esausta ma comunque mi capita di passare per la fase ‘vabbè, ora rallento, chissene!’ quando subentra una certa stanchezza, poi cerco di consolarmi con il fatto che devo resistere ancora pochi minuti per stare bene dopo, grazie soprattutto alla soddisfazione che proverò per aver guadagnato un traguardo interiore.  

Post-gara generalmente mi godo la stanchezza, anche se a volte l’euforia mi porterebbe a pedalare, e chissà che qualche volta non lo farò per davvero! Nei casi in cui la gara non è andata come desiderato, ho cercato di rivivere mentalmente i vari stadi della performance a partire dal giorno pre-gara, per cercare di analizzare cosa andava aggiustato”. 

Lo sport a volte diventa un grande contenitore di sensazioni ed emozioni per lo più positive ma non è tutto rose e fiori, a volte ci può essere tensione, ansia, preoccupazione, ma c’è sempre un senso di libertà prevalente. Quali sono i tuoi pensieri in allenamento e in gara? “Spesso penso che non ce la farò a raggiungere un certo obiettivo, perché mi rendo conto che mi pongo dei traguardi un po’ troppo lontani dalla realtà e quindi poi cerco di ridimensionarmi e accontentarmi di quello che riesco a fare, anche per il timore di incombere in qualche infortunio serio. Questo accade soprattutto durante gli allenamenti. Ora che ho appena messo per iscritto questo pensiero, mi rendo conto che forse corro con filo di freno a mano tirato e probabilmente per spingermi un passo oltre c’è bisogno che guadagni più fiducia nelle mie prestazioni. So di essere in difetto di autostima, ma non credevo di averlo così forte anche in ambito sportivo”. 

Nella mente degli atleti ci sono sempre pensieri e dubbi che corrono, che a volte diventano sabotatori, che possono incrementare fiducia e ambizioni o al contrario possono sfiduciare l’atleta. Rispondere ad alcune domande può servire anche ad approfondire questi pensieri, a ritrovare nuove consapevolezze a capire come cambiare propri meccanismi mentali per cercare di far meglio. La tua gara più estrema o più difficile? “Dire che ho fatto gare estreme sarebbe un’esagerazione, ci sono stati però due episodi di gare in pista (un 1000 e un 800) che mi hanno fatto scontrare contro il mio muro fisico di quel momento e quindi ho sperimentato una forte difficoltà nella testa di portare avanti il corpo, semirrigidito dallo sforzo estremo. Altra gara che mi ha messo a dura prova è stata la mia prima (e unica per il momento) mezza maratona, corsa in una afosa serata di giugno 2017, per le vie del centro di Roma, a tratti completamente buie: ho sofferto l’arsura e la stanchezza delle anche, ma alla fine sono stata contenta, soprattutto di essermi portata fino a quel traguardo da sola”. 

L’estremo non si sperimenta solamente in gare di endurance o ultramaratone ma anche in pista si può sperimentare cercando di portare al massimo il proprio organismo o sottovalutando le condizioni climatiche che possono influire sulla prestazione, ma quando si riesce ad arrivare al traguardo tutta l’esperienza serve per fortificarsi, per apprezzarsi, per farsi amica la fatica. Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Continuo per il desiderio di migliorarmi, di mettermi alla prova, di allenare la disciplina di me stessa e anche perché desidero rimanere al lungo in salute”.  

Lo sport diventa un gran bell’orto da coltivare perché dà frutti preziosi in termini di insegnamento e di sensazioni da sperimentare. Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Le sconfitte le ho superate accettando il fatto che ci sono atleti ben più forti di me. Mi chiedo quanto può aver influito il fatto che negli anni dello sviluppo non abbia mai praticato attività sportiva e che abbia iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’agonismo a 30 anni passati. Le crisi (non ne ho avute di profonde finora) le ho passate cercando qualche appoggio o motivazione esterna come ulteriore stimolo. Per gli infortuni, con tanta tristezza e pazienza, mi sono fermata e ho cercato di sfogare la pratica sportiva in altre discipline che non coinvolgevano la parte infortunata, monitorando l’andamento della ripresa e soprattutto riprendendo l’attività sportiva con la giusta dose di attenzione e precauzione, per non ricadere nel problema.  

Si supera tutto, ci si organizza per gestire ogni evenienza e avversità, si impara a ripartire gradualmente senza pretese e a trovare sempre un piano B, e almeno una soluzione, tra le tante disponibili, per ogni problema. Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “A me basterebbe dire che rimpiango di non aver praticato sport in età giovanile, perché ora sicuramente raccoglierei frutti più saporiti, e non alludo solo all’attività agonistica. Lo sport permette di conoscersi e di imparare ad autogestirsi meglio. Lo sport è una medicina naturale e prima ancora aiuta a stare bene, regala delle gioie, momenti di piacere e permette di vivere e affrontare più serenamente anche occasioni extra-ordinarie. Lo sport è un’altra scuola di vita, una piazza per confrontarsi con gli altri e riflettere meglio sulle proprie caratteristiche, una piazza dove costruire amicizie e condividere valori”. 

Il passato non c’è più ma nel presente c’è ancora tanto da approfondire, da apprezzare, da migliorare, da mettersi in gioco. Ritieni utile lo psicologo nello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Penso possa essere utile nell’aiutare l’atleta a padroneggiare i momenti di crisi durante l’allenamento e anche dopo, nel riesame a freddo delle emozioni vissute parallelamente alle performance sportive”. Quali sogni hai realizzato e quali sono da realizzare? Prossimi obiettivi? “I sogni che ho realizzato: percorrere una mezza maratona; riuscire a guadagnare velocità nella corsa. Prossimo obiettivo 3’30” sui 1000; più avanti una media 4’15” sui 10 km; almeno uno sprint di triathlon; un trail e una maratonaSento che la mia attività sportiva si evolverà nel tempo e assumerà varie forme”.  

Federica sembra avere tutto chiaro nella sua mente, un bel importante goal setting pianificato gradualmente dal punto di vista di fatica quantitativa ma anche prestazione qualitativa, una grande consapevolezza con altissima motivazione forse dovuta anche al fatto che è una giovane atleta e non si è persa negli anni come sarebbe potuto succedere se avesse iniziato da piccola. Un messaggio alle donne del mondo? Abbiate il coraggio, la forza e la determinazione di essere indipendenti da tutti e di scegliere come vivere e non permettere che familiari o amanti scelgano per voi, tanto bisogna già scendere a compromessi con la società. Riservate quindi uno spazio sacro e quotidiano alla cura dei vostri interessi, sportivi o meno”. 

È importante per tutti riservarsi un momento nella giornata per sé stessi senza preoccuparsi di eventuali giudizi, per sentirsi liberi e autonomi. Una frase o parola che ti aiuta nelle difficoltà? “’Dai! Mica intendi mollare prima della fine?’, o ancora semplicemente ‘Zanna’ (per cercare di rievocare la grinta, la tenacia e la resilienza di Zanardi). Quando vivo quei momenti di difficoltà però mi rendo conto che dovrei avere pronto qualche altro mantra di riserva, magari più potente”. Ti ispiri a qualcuno? “A nessuno in particolare, ad eccezione di Zanardi, e a tutti i veri atleti non pagati”. 

A volte bisogna cercare dentro di sé risorse utili per andare avanti in momenti di difficoltà ma può essere altrettanto utili ispirarsi a qualcuno che stimiamo che riteniamo grandi e resilienti persone che nonostante tutto riescono ad ottenere grandi successi. Come ti vedi a 50 anni? “A chiudere una maratona o uno skyrun”. Cosa dà e cosa toglie lo sport? “Se praticato con criterio (ovvero nel rispetto delle proprie caratteristiche fisiche e desideri) lo sport  benessere in salute, benessere emotivo, emozioni di gioia, come pure di fatica e difficoltà. Aiuta ad acquisire consapevolezza, determinazione e concentrazione. Se vissuto con serenità nutre lo spirito competitivo e al contempo di solidarietà. Dal mio punto di vista toglie poco, sempre perché scrivo facendo riferimento ad una situazione piuttosto equilibrata, ovvero di una persona sportiva che pratica quotidianamente, ma che concilia lo sport con le altre attività della vita, soppesando di volta in volta le priorità. Di sicuro quando lo si pratica con assiduità a livello agonistico, toglie una parte di noi alle relazioni familiari”. 

Federica sembra essere molto consapevole dei vantaggi dello sport e con tanta grinta di perseguire nei suoi obiettivi andando sempre avanti con stimoli nuovi e tanto entusiasmo: Come hai scelto la tua squadra attuale? “Nel corso dei mesi passati, un compagno di allenamento (Fabrizio De Grandis) mi ha parlato spesso dell’ASD La Sbarra, vantandone la multidisciplinarietà e in particolare la presenza, come associazione, alle gare in pista o più affini ai miei obiettivi. Io ero tesserata Fidal da appena un anno con una ASD che si occupa per lo più di distanze dai 10 km in su e quindi nelle gare in pista mi sono sempre ritrovata a dover partecipare da sola, principalmente per questo ho pensato fosse meglio cambiare squadra: vorrei condividere almeno alcuni momenti agonistici con il supporto di amici e cercando di ricambiare il loro sostegno con il mio contributo”. 

In effetti da un po’ di anni l’Atletica La Sbarra è presente spesso in gare in pista a livello provinciale, regionale e anche nazionale con atleti che si mettono in gioco non solo con la corsa ma anche con lanci e salti gareggiando individualmente per la squadra o partecipando a staffette e, io stesso mi sono sperimentato nel salto in alto e salto triplo nonostante sia un atleta delle lunghe distanze. 

Come sei stata accolta? Come ti trovi? “Purtroppo, visto il lockdown decretato a causa del coronavirus, non ho avuto ancora tempo sufficiente per conoscere ed essere conosciuta da tutti i membri della squadra, però ho notato grande disponibilità da parte di tutti, e attenzione da parte del presidente e dei coordinatori”. 

Che intenzioni hai? “Di sicuro resta salda la mia intenzione di partecipare a qualche gara a squadre o staffette di vario genere. Poi il resto si vedrà in divenire”. 

In effetti Federica si è già mostrata una grande compagna di squadra soprattutto con le donne in occasione dei campionati nazionali di cross a Cassino e una forte atleta con la vittoria a Fiumicino del titolo di campionessa regionale di Cross master F35. 

Si parla dell’Atletica La Sbarra nei miei libri: 

Cosa spinge le persone a fare sport?”, edito da Aracne Editrice, Prefazione di Isa Magli. Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazione che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. 

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275

Sport benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice. Sollecitato da un amico triatleta ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni, ma anche dell’atleta comune lavoratore, il quale deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, praticare sport, stare con amici atleti, partecipare a competizioni. Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.  

Come stai tu e famiglia? “Io e i miei familiari per fortuna tutti bene. Stanchi psicologicamente di questo stato di isolamento, ma facciamo leva sulla salute e non ci lamentiamo. Io sono in modalità smart working e mi alleno con costanza quotidianamente”. 

Tutto cambia, tutto muta, è importante focalizzarsi sempre sul momento presente e riconoscere proprie esigenze e bisogni, mobilitando energie occorrenti per soddisfarli cavalcando sempre l’onda del cambiamento e rimodulando obiettivi e sogni seguendo percorsi e piani per portarli a compimento. 

Segnalo alcuni miei libri pubblicati con Prospettiva Editrice: DA 10 A 100 Dai primi 10 km corsi alla 100 km per Milano (Alberto Merex Mereghetti e Matteo Simone); Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta; Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti; Sport, Benessere e Performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta; Ultramaratoneti e gare estreme. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

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