Alex Tucci di corsa Sul Cammino di San Tommaso 320km

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Marini

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

ROMA-ORTONA NO STOP di corsa Sul Cammino di San Tommaso 320km 🏃. Una lunga corsa a due lungo le 16 tappe del Cammino di San Tommaso. Alex Tucci e Roberto Martini Personal Running Coach di corsa no stop in un’unica tappa.

Partiti il 16 Ottobre da Piazza San Pietro a Roma, corrono verso la Basilica di San Tommaso ad Ortona attraversando le loro regioni di appartenenza, il Lazio e l’Abruzzo fra borghi, riserve e parchi. Perché lo fanno? SEMPLICEMENTE PERCHÈ GLI VA!

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Martini Personal Running Coach partiti il 16 Ottobre da Roma per arrivare a Ortona domenica 18 per realizzare questo loro sogno: collegare il Lazio e l’Abruzzo correndo da Roma ad Ortona no stop i 320 km del Cammino di San Tommaso. 🏃 E’ possibile seguire il loro viaggio grazie al sistema tracking curato da SeteTrack.👇

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alex, dell’ASD Gruppo Podistico Il Crampo, attraverso risposte ad alcune mie domande.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?Sì, mi capita spesso, negli allenamenti, quando mentre corro sogno ad occhi aperti e con le gambe che girano. Mi assento nei miei pensieri immaginando trionfi e grandi emozioni. Sono momenti davvero speciali. Se dovessi fare riferimento ad un unico evento, mi verrebbe da dire quando ho corso la mia prima Ultra Trail nel 2016 al Trail Sacred Forest 80km 4500 mt D+. Arrivai sorprendentemente 2° assoluto e quel giorno, è stato per me davvero speciale”.

Quella gara è stata vinta da Carlo Salvetti che ha preceduto Alex Tucci e Claudio Lotti. Il 2016 è un anno da ricordare per Alex anche per i suoi Personal Best a Roma sulla mezza maratona 1h14’26 e maratona 2h40’01.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva?Come la maggior parte di noi runners amatori, ci si avvicina a questo sport dopo averne provati altri. La corsa è vista da tutti come uno sport duro. Prima di iniziare a correre, ho giocato a calcio per 12 anni. È stato uno sport che ho avuto la fortuna di praticare ad un buon livello e in settori giovanili dove sono stato seguito sempre da grandi tecnici che prima della pratica del calcio stesso, mi hanno dato tanta disciplina”.

Tanti runner provengono dal calcio e si dimostrano bravi atleti continuando a praticare uno sport con più introspezione, senza una squadra a cui dar conto, senza essere scelti come titolari o riserve ma diventando manager di sé stessi, scegliendo loro allenamenti o gare per poter continuare ad alimentare una loro motivazione intrinseca che dura molto di più nel tempo senza giudizi e senza pressioni.

Nello sport quali fattori contribuiscono al tuo benessere e alle tue prestazioni?Dico sempre che lo sport, specialmente lo sport di endurance è per me composto da 20% di forma fisica, 30% dalla giusta alimentazione e il 50% dalla mente che va comunque molto allenata”.

Concordo, a questa conclusione sono arrivati anche tanti allenatori che all’inizio si rifiutavano di allenare loro atleti per distanze superiori alle maratone perché è un po’ più complicato, bisogna mettere da parte un po’ di razionalità e un po’ di tabelle e lavorare sugli aspetti mentali che hanno a che fare con la motivazione, fiducia in sé, resilienza, pazienza.

C’è qualcuno che tiene al tuo benessere e alle tue prestazioni nello sport?Non ho nessuno a cui faccio riferimento. Cerco di prendere spunti e filtrare le informazioni date dalle esperienze di persone che ne hanno più di me. Poi ho comunque un tecnico (e grande motivatore) che mi segue nei miei allenamenti. Il grande Enrico Vedilei. Avere un tecnico penso sia molto importante perché ti aiuta ad imboccare le giuste strade per arrivare prima al tuo obiettivo”.

L’esperienza conta tanto soprattutto nello sport di ultratrail dove sono tanti gli aspetti da curare oltre all’allenamento fisico e mentale c’è anche un adeguato abbigliamento tecnico e integrazione per poter permettersi di durare a lungo, anche giornate intere facendo sport. Enrico ha una lunghissima carriera sia da atleta che da coordinatore della Nazionale Ultratrail, ho avuto modo di incontrarlo in gara quando vinceva la maratona di San Marino negli anni 2001 circa e poi in occasione del raduno premondiale ultratrail proprio a Badia Prataglia nel 2015 dove Alex è arrivato 2° al Trail Sacred Forest.

Cosa pensano i tuoi familiari e amici della tua attività sportiva?Sono molto fortunato su quest’aspetto perché ho amici che mi stimano tanto per quello che faccio e i miei familiari, sono altrettanto entusiasti in ogni pazza idea che mi faccio venire in mente. Poi avendo anche mio padre ultra trail runner, allora posso ritenermi proprio privilegiato”.

In effetti è un gran privilegio far parte della grande famiglia degli ultratrail, un mondo considerato bizzarro, forse estremo, ma tanto sorprendente e affascinante.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Proprio a poche ore prima della mia prima ultra trail, nella mia ignoranza e paura di avere delle crisi, ho preparato circa 15 panini con prosciutto e formaggio oltre a barrette e frutta a volontà da consumare durante la gara. Avendo mio padre a farmi assistenza non mi sono preoccupato delle quantità. Al traguardo mi sono accorto di non averne toccato neanche uno di tutti quei panini. Ogni tanto ci ripenso e rido da solo”.

Grande testimonianza, meglio essere previdenti soprattutto alle prime esperienze, poi ci si accorge che si viene presi nel flow della gara, soprattutto se si è in giornata dove tutto fila liscio, tutto è fluido, come stare in trance, attraversando boschi e foreste con accortezza ma sicurezza di riuscire fino al traguardo sano e salvo senza perdersi tra i pensieri e nemmeno tra i sentieri alternativi.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare lo sport?Ho scoperto di essere molto determinato. Ho capito che quando voglio e sogno una cosa, in un modo o nell’altro riesco ad ottenerla. Questa è una cosa molto bella e gratificante, ma se in quello che faccio non ci credo al 100% ma ho già qualche semplice dubbio, allora diventa tutto più complesso se non impossibile”.

In effetti, per raggiungere obiettivi ardui e sfidanti, per tramutare sogni in realtà, bisogna avere una passione altissima, una forte motivazione, e tanta fiducia in se stessi di potercela fare e poi basta seguire percorsi di allenamento che fanno giungere fino al traguardo per apprezzare quello che si è riusciti a fare soprattutto la tanta fatica che alla fine si rivela amica, perché grazie a essa si ottiene tutto, basta accoglierla, assecondarla e farsela amica.

Quali capacità, caratteristiche, qualità ti aiutano nel tuo sport?Penso che la qualità che mi aiuti di più sia proprio la determinazione. Poi ovviamente ognuno di noi ha delle diverse caratteristiche particolari che lo aiutano ad essere migliore in specialità diverse, basta capirle e vedere se combaciano con quello che ci piace veramente fare”.

Volere, volere, volere, fare, fare, fare; provare, provare, provare, insistere, insister, insistere, crederci, crederci, crederci, rialzarsi, rialzarsi, rialzarsi. Queste sono alcune chiavi del successo e sembra che Alex abbia dalla sua parte una grande consapevolezza e una elevatissima determinazione che lo spingono a impegnarsi per raggiungere i suoi obiettivi molto ardui ma tantissimo soddisfacenti per lui stesso e per chi gli è vicino.

Che significato ha per te praticare il tuo sport?Per me praticare il mio sport è praticamente diventato una delle cose più importanti della mia vita. Ho capito che oltre a farmi emozionare e sognare, lo sport è il mio miglior insegnante di vita. Lo sport ci insegna tante cose che se applichiamo al lavoro, famiglia e amici, ci aiuta a vivere meglio”.

Lo sport è un veicolo di apprendimento graduale di come affrontare la vita giorno per giorno con le sue problematiche ma anche di come goderne dei lati positivi, quindi vivere appieno attraverso lo sport che permette di sperimentare sensazioni ed emozioni forti e intense raggiungendo obiettivi e mete sfidanti e sorprendenti, un grande orto da continuare a coltivare.

Quali sono le sensazioni che sperimenti nello sport?Essendo un ultra trail runner, le sensazioni che sperimento maggiormente sono quelle legate alla fatica, come combatterla e come superarla. Praticamente mi alleno a sperimentare le famose ‘crisi’ che possono durare diversi minuti o diverse ore.  La mente lì è tutto”.

È un allenamento alla fatica, alla crisi, un adattamento graduale alle situazioni difficili che rende sempre più fiduciosi in sé stessi, consapevoli e resilienti.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà, i rischi?Le difficoltà maggiori nella pratica del mio sport insieme ai rischi sono gli infortuni. Essere un ultra trail runner comporta aver a che fare con l’usura del corpo. Bisogna quindi allenarsi in modo giusto e se possibile alternando anche discipline diverse”.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica del tuo sport?Correre in ambienti naturali, richiede maggior concentrazione, soprattutto nelle ore notturne. Non è semplice riuscire a tenere alta la concentrazione per ore e a volte giorni. Purtroppo si corrono spesso diversi rischi ed è capitato che a qualcuno gli è costata la vita”.

La pratica di sport di endurance non significa che bisogna spegnersi o consumarsi facendo sport ma far sì che si possa sperimentare anche sollievo e riposo da periodi meno impegnativi dove bisogna coccolarsi e aver cura di sé stessi, soprattutto delle parti più soggette a traumi come gli arti inferiori, schiena, articolazioni.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport?Sicuramente la voglia di spingersi oltre e di voler provare sempre nuove sfide ed emozioni. Inoltre dico sempre che le corse sono ‘viaggi’ e io non voglio smettere di farlo. Il rischio di dover mollare appartiene a tutti e ce l’abbiamo in ogni momento. Io non do mai per scontato quello che riesco a fare quotidianamente e ringrazio di essere così privilegiato”.

È importante sempre focalizzarsi nel momento presente, cavalcando il bisogno e l’esigenza presente che porta a sperimentare benessere e successo attraverso lunghi viaggi di fatica per mari e monti, pianure e colline, salite e discese, sentieri e asfalti e quando c’è un periodo avverso come stiamo vivendo questo della pandemia accettarlo, farsene una ragione e rimodulare piani e obiettivi con pazienza e fiducia.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? Spesso mi invitano nelle scuole per parlare di endurance e sogni. Il messaggio che cerco di lasciare ai ragazzi è sempre quello che non esiste l’impossibile, nella vita e nello sport. Se pensiamo di avere delle difficoltà davanti a noi, basta cambiare la prospettiva delle cose, guardarle in modo diverso, rimboccarsi le maniche e andare decisi a realizzare quello che desideriamo”.

Questo è un ottimo messaggio che serve anche in questo periodo di pandemia dove ognuno di noi deve davvero rimboccarsi le maniche e diventare un collaboratore responsabile per la risoluzione di questo grande problema comunitario.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e fasi?La figura dello psicologo, io non lo ritengo utile solo nello sport, ma in tutto. Lo psicologo è proprio colui che ti invita e insegna a dover guardare le cose da prospettive diverse. Penso che nello sport non esista una fase dove è più o meno importante. Penso che la sua importanza sia sempre valida e di grande aiuto”.

In effetti, lo psicologo serve anche a dare un indirizzo soprattutto nei periodi di crisi come un infortunio, sconfitta, mancanza di motivazione, o anche in un periodo di pandemia come questo che stiamo vivendo.

Sei consapevole delle tue possibilità, capacità, limiti?No. Sinceramente i miei limiti non li conosco, mi piace mettere sempre tutto in gioco e vedere fin dove posso arrivare. Forse dei veri e propri limiti non esistono o forse sì, ma io non lo so e sono felice di pensarla così”.

Quanto ti senti sicuro, quanto credi in te stesso?Io in realtà pur sembrando la persona più determinata al mondo, spesso metto tutto in dubbio. Ho questa debolezza che mi porta di rado a fare dei passi indietro. Poi torno a farmi coraggio e a credere nelle cose e quindi in me stesso. Torno a pensare al fatto che se voglio davvero, allora posso provarci dando tutto me stesso per arrivare agli obiettivi prefissati. Quando capita di fallire, devo essere consapevole che non potevo dare più”.

A volte non bisogna essere troppo calcolatori e razionali, a volte bisogna dare più spazio al cervello destro che è più creativo, immaginativo e meno limitante e dar spazio ai propri sogni, crederci un po’ di più.

Quale tua esperienza ti dà la convinzione che ce la puoi fare?Ne ho diverse, ma racconto una delle ultime. Lo scorso giugno alle Lavaredo Ultra Trail 120 km e 5600D+ mi sentivo benissimo, avanzavo km dopo km con ottime sensazioni. Al 50°km mentre albeggiava ero proprio ai piedi delle famose Tre Cime. Dopo il ristoro, sono ripartito e le gambe non andavano più. Completamente stanco, bloccato, rallentato. Ero in crisi totale e piano piano sono andato avanti aspettando che questa crisi finisse. Non è mai andata via. Ho fatto gli ultimi 70 km faticando tantissimo, ma sono arrivato senza ritirarmi perché nella mia mente ho sempre pensato (e sperato) che quella crisi stava per finire. Lì ho capito che se uno vuole e pensa positivo, ce la può fare”.

Questo messaggio torna utile in questo periodo lunghissimo di crisi e sofferenza per tutti, questa grave pandemia che arresta i nostri desideri e sogni ma che bisogna continuare a vivere e sopravvivere andando avanti giorno per giorno finché ne usciremo da questo tunnel, dai che manca poco.

Quali sono le sensazioni relative a precedenti esperienze di successo?Leggerezza, felicità, soddisfazione. Il sapore del successo, dura poco, ma quando arriva devi gustarti tutto a pieno perché non appena torni alla normalità e con i piedi per terra, devi ripartire per fare altro. Soffermarsi troppo su cose fatte e che ci hanno portato al successo aiutano a stare concentrati su quello che stai facendo oggi, per nuovi successi”.

Vero, questa è una cosa che suggeriamo anche noi psicologi dello sport, il successo fa metabolizzato, va custodito nel cuore e nella mente, va tirato fuori insieme alle intense sensazioni correlate nei momenti più bui quando siamo tentati a non crederci e abbiamo bisogno di ritrovare entusiasmo.

Hai un modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno?Ho pochi miti e tantissimi modelli. Uno dei miei modelli ad esempio è Andrea Macchi. Lui è per me un modello perché il giorno fa un umile e faticoso lavoro, la sera torna a casa dai suoi figli piccoli, ma fra le mille difficoltà riesce a concretizzare il poco tempo libero per allenarsi e ad essere determinato nelle sue uscite, tanto che oltre ad essere atleta della nazionale, ha vinto alcune delle gare ultra trail più importanti al mondo. Inoltre Andrea e uno dei più grandi insegnanti di umiltà”. 

Questo è il privilegiato mondo degli atleti di ultra trail che sembrano rispettarsi a vicenda mettendo da parte ogni tensione e aggressività. Ho avuto modo di approfondire in diverse occasioni la conoscenza di Andrea attraverso risposte ad alcune mie domande.

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti?Ho diverse frasi che mi ripeto nella mia mente come dei mantra e che mi aiutano davvero. Ultimamente mi capita di ripetermi continuamente queste due frasi: ‘L’ovvio di oggi è sempre stato l’impossibile di ieri’ (Giancarlo Orsini) e ‘Solo i pesci morti seguono la corrente’ (Gianluca Gotto)”.

Molto significative queste due frasi che evidenziano la capacità di crederci in quello che si fa senza muri mentali e mobilitando le energie occorrenti per raggiungere mete e sogni.

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà?Con tanta pazienza, senza voler bruciare le tappe e con una grande forza di volontà nel voler rimettermi sempre in gioco cercando di tornare a fare quello che mi piace fare”.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare?Lo scorso anno, grazie ad un progetto personale chiamato Mare Amaro, ho realizzato il sogno di collegare in Abruzzo, la mia regione, mare-montagna-mare di corsa e in un giorno (120km 3000D+). Il mio sogno più grande oltre a quello di correre l’UTMB e il Tor Des Geants, è quello di indossare la maglia azzurra. Se bisogna sognare, allora tanto vale farlo in grande. Grazie mille per l’occasione e la possibilità che mi hai dato di raccontare un po’ di me”.

Segnalo alcuni miei libri: Cosa spinge le persone a fare sport?; Triathlon e ironman. La psicologia del triatleta; Maratoneti e ultrarunner; Lo sport delle donne; Sport, benessere e performance; Carlos Castaneda incontra don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza; Doping Il cancro dello sport; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia; Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico; Psicologia dello sport e non solo.

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Alex Tucci e Roberto Martini di corsa Sul Cammino di San Tommaso 320km

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Marini

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

320KM 10000d+ NO STOP da Roma a Ortona di corsa sul Cammino di San Tommaso. Partiti il 16 Ottobre da Piazza San Pietro a Roma, corrono verso la Basilica di San Tommaso ad Ortona attraversando le loro regioni di appartenenza, il Lazio e l’Abruzzo fra borghi, riserve e parchi. Perché lo fanno? SEMPLICEMENTE PERCHÈ GLI VA!

#RomOrtonaNOSTOP di Alex Tucci e Roberto Martini Personal Running Coach partiti il 16 Ottobre da Roma per arrivare a Ortona domenica 18 per realizzare questo loro sogno: collegare il Lazio e l’Abruzzo correndo da Roma ad Ortona no stop i 320 km del Cammino di San Tommaso. 🏃 E’ possibile seguire il loro viaggio grazie al sistema tracking curato da SeteTrack.👇

Cercheranno di percorrere in un’unica tappa i 320km del cammino, lo faranno in modalità assistita, cercando di dormire il meno possibile, non sanno quanto ci metteranno, sono partiti il 16 ottobre dal centro di Roma a San Pietro per arrivare a Ortona dopo 320km entro la domenica… avranno anche un gps con loro così è possibile vedere in tempo reale dove sono e a che punto sono della loro.

Ci tengono a precisare che non è una gara, non cercheranno di battere nessun record, sarà solo un viaggio e un’esperienza che entrambi sognano da tempo di fare, sarà un modo per esplorare e vivere il loro territorio, unendo il Lazio e l’Abruzzo con la corsa. Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alex e Roberto attraverso risposte ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva?

Alex:Come la maggior parte di noi runners amatori, ci si avvicina a questo sport dopo averne provati altri. La corsa è vista da tutti come uno sport duro. Prima di iniziare a correre, ho giocato a calcio per 12 anni. È stato uno sport che ho avuto la fortuna di praticare ad un buon livello e in settori giovanili dove sono stato seguito sempre da grandi tecnici che prima della pratica del calcio stesso, mi hanno dato tanta disciplina”.

Roberto: “Ho smesso di fumare e ho iniziato a correre tutti i giorni.”

Nello sport quali fattori contribuiscono al tuo benessere e alle tue prestazioni?

Alex:Dico sempre che lo sport, specialmente lo sport di endurance è per me composto da 20% di forma fisica, 30% dalla giusta alimentazione e il 50% dalla mente che va comunque molto allenata”.

Roberto: “La mia determinazione.”

Cosa pensano i tuoi familiari e amici della tua attività sportiva?

Alex:Sono molto fortunato su quest’aspetto perché ho amici che mi stimano tanto per quello che faccio e i miei familiari, sono altrettanto entusiasti in ogni pazza idea che mi faccio venire in mente. Poi avendo anche mio padre ultra trail runner, allora posso ritenermi proprio privilegiato”.

Roberto: “Che sono tutto matto. Però mi danno pieno supporto.”

Fare cose straordinarie per alcuni può essere considerato pazzia, ma poi ci si rende conto che è importante il supporto a persone che vogliono compiere imprese considerate da tanti non ordinarie.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare lo sport?

Alex:Ho scoperto di essere molto determinato. Ho capito che quando voglio e sogno una cosa, in un modo o nell’altro riesco ad ottenerla. Questa è una cosa molto bella e gratificante, ma se in quello che faccio non ci credo al 100% ma ho già qualche semplice dubbio, allora diventa tutto più complesso se non impossibile”.

Roberto: “Che possiamo fare molto più di quello che crediamo… basta volerlo.”

In effetti, per raggiungere obiettivi ardui e sfidanti, per tramutare sogni in realtà, bisogna avere una passione altissima, una forte motivazione, e tanta fiducia in se stessi di potercela fare e poi basta seguire percorsi di allenamento che fanno giungere fino al traguardo per apprezzare quello che si è riusciti a fare.

Quali sensazioni sperimenti nello sport?

Alex:Essendo un ultra trail runner, le sensazioni che sperimento maggiormente sono quelle legate alla fatica, come combatterla e come superarla. Praticamente mi alleno a sperimentare le famose ‘crisi’ che possono durare diversi minuti o diverse ore.  La mente lì è tutto”.

Roberto: “Pregara: determinazione. In gara: un viaggio come dentro una bolla. Post gara: pienezza e soddisfazione. Poi ci sarebbe molto altro da dire, ma forse dovrei scriverci un libro.”

Lo sport riempie la vita, fa sentire l’importanza di essere vivo, di poter fare qualcosa di importante per se stessi, qualcosa che fa star bene, fa sperimentare viaggi verso mete fatte di arrivi e conclusioni, fa chiudere periodi fatti di pianificazione, programmazione, allenamenti che ti portano alla destinazione finale. È un allenamento alla fatica e alla crisi, un adattamento graduale alle situazioni difficili che rende sempre più fiduciosi, consapevoli e resilienti.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà, i rischi?

Alex:Le difficoltà maggiori nella pratica del mio sport insieme ai rischi sono gli infortuni. Essere un ultra trail runner comporta aver a che fare con l’usura del corpo. Bisogna quindi allenarsi in modo giusto e se possibile alternando anche discipline diverse”.

Roberto: “Se metti un piede nel posto sbagliato puoi romperti qualcosa o peggio finire sotto a un dirupo.”

Se pensi a tutto quello che ti potrebbe succedere non faresti mai niente, rimarresti sempre protetto, corrazzato, nascosto ma se davvero vuoi vivere, bisogna sfidare l’incertezza, uscire allo scoperto, affrontare la vita reale e lo sport ti permette di fare questo, ti allontana dal rifugio sicuro, dal tuo recinto protetto e ti fa sperimentare libertà ed intensità.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica del tuo sport?

Alex:Correre in ambienti naturali, richiede maggior concentrazione, soprattutto nelle ore notturne. Non è semplice riuscire a tenere alta la concentrazione per ore e a volte giorni. Purtroppo si corrono spesso diversi rischi ed è capitato che a qualcuno gli è costata la vita”.

Roberto: “Mancanza di concentrazione.”

La pratica di sport di endurance non significa che bisogna spegnersi o consumarsi facendo sport ma far sì che si possa sperimentare anche sollievo e riposo da periodi meno impegnativi dove bisogna coccolarsi e aver cura di sé stessi, soprattutto delle parti più soggette a traumi come gli arti inferiori, schiena, articolazioni.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport?

Alex:Sicuramente la voglia di spingersi oltre e di voler provare sempre nuove sfide ed emozioni. Inoltre dico sempre che le corse sono ‘viaggi’ e io non voglio smettere di farlo. Il rischio di dover mollare appartiene a tutti e ce l’abbiamo in ogni momento. Io non do mai per scontato quello che riesco a fare quotidianamente e ringrazio di essere così privilegiato”.

Roberto: “Continuo a fare sport perché mi dà la possibilità di vivere esperienze incredibili.”

È importante sempre focalizzarsi nel momento presente, cavalcando il bisogno e l’esigenza presente che porta a sperimentare benessere e successo attraverso lunghi viaggi di fatica per mari e monti, pianure e colline, salite e discese, sentieri e asfalti e quando c’è un periodo avverso, come quello della pandemia che stiamo vivendo, accettarlo, farsene una ragione e rimodulare piani e obiettivi con pazienza e fiducia.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport?

Alex:Spesso mi invitano nelle scuole per parlare di endurance e sogni. Il messaggio che cerco di lasciare ai ragazzi è sempre quello che non esiste l’impossibile, nella vita e nello sport. Se pensiamo di avere delle difficoltà davanti a noi, basta cambiare la prospettiva delle cose, guardarle in modo diverso, rimboccarsi le maniche e andare decisi a realizzare quello che desideriamo”.

Roberto: “Se vuoi cambiare il tuo corpo allenati, ma se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre.”

Si può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio stile di vita.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e fasi?

Alex:La figura dello psicologo, io non lo ritengo utile solo nello sport, ma in tutto. Lo psicologo è proprio colui che ti invita e insegna a dover guardare le cose da prospettive diverse. Penso che nello sport non esista una fase dove è più o meno importante. Penso che la sua importanza sia sempre valida e di grande aiuto”.

Roberto: “Si certo per dare supporto nei momenti di difficoltà.”

Lo psicologo serve anche a dare un indirizzo soprattutto nei periodi di crisi come un infortunio, sconfitta, mancanza di motivazione, o anche in un periodo di pandemia come questo che stiamo vivendo.

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà?

Alex:Con tanta pazienza, senza voler bruciare le tappe e con una grande forza di volontà nel voler rimettermi sempre in gioco cercando di tornare a fare quello che mi piace fare”.

Roberto: “Con la testa, piano piano passo dopo passo.”

Sport di endurance, sport protratto per lunghi chilometri aiuta ad avere un approccio di attesa, di fiducia, di speranza, si risolve tutto senza fretta, un po’ per volta a piccoli passi, andando avanti gradualmente e con attenzione.

Un’intervista a Roberto Martini è riportata nel libro “Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice.

Segnalo alcuni miei libri: Cosa spinge le persone a fare sport?; Triathlon e ironman. La psicologia del triatleta; Maratoneti e ultrarunner; Lo sport delle donne; Sport, benessere e performance; Carlos Castaneda incontra don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza; Doping Il cancro dello sport; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia; Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico; Psicologia dello sport e non solo.

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Roberto Martini da Roma a Ortona di corsa sul Cammino di San Tommaso

Se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

Venerdì mattina 16 ottobre 2020 alle 10 Roberto Martini e Alex Tucci sono partiti dal centro di Roma a San Pietro per il lungo viaggio sul Cammino di San Tommaso. Questo il link per seguirli tramite GPS durante la loro avventura.

320KM 10000d+ NO STOP da Roma a Ortona di corsa sul Cammino di San Tommaso. Cercheranno di percorrere in un’unica tappa i 320km del cammino, lo faranno in modalità assistita, cercando di dormire il meno possibile, non sanno quanto ci metteranno, sono partiti il 16 ottobre dal centro di Roma a San Pietro per arrivare a Ortona dopo 320km entro la domenica… avranno anche un gps con loro così è possibile vedere in tempo reale dove sono e a che punto sono della loro.

Ci tengono a precisare che non è una gara, non cercheranno di battere nessun record, sarà solo un viaggio e un’esperienza che entrambi sognano da tempo di fare, sarà un modo per esplorare e vivere il loro territorio, unendo il Lazio e l’Abruzzo con la corsa.

Roberto sembra essere un amante delle gare no stop, gare lunghissime chiamate di endurance dove viene messa alla prova il fisico della persona ma anche la mente, dove c’è deprivazione del sonno, alimentazione in autosufficienza, dove si sta da soli con se stessi notte e giorno.

Si apprezza il momento presente che può essere particolarmente straordinario o meno, si apprezza l’alba, il tramonto, la notte, il giorno, la diversa temperatura ed escursione termica durante l’intero giorno di 24 ore ed anche a nei giorni diversi, ogni giorno può presentarsi in modo diverso, con il sole, le nuvole, pioggia.

Tutte sensazioni ed emozioni da assaporare momento per momento nel corso di diversi giorni di fatica per portare a temine una lunga impresa in bicicletta o di corsa a piedi, un lungo viaggi a contatto con se stessi ed a contatto con l’ambiente naturale che ti circonda.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Roberto attraverso risposte ad alcune mie domande di un po’ di anni fa.

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta?Ho smesso di fumare e ho iniziato a correre tutti i giorni.”

Quali fattori contribuiscono al tuo benessere o performance?La mia determinazione.”

La gara dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle?Wow cyclothon nel 2015 ho percorso in bicicletta 1350km no stop, dormendo meno di 4 ore in 4 giorni.”

La tua gara più difficile?La Grande corsa bianca 160km di corsa no stop nelle Alpi in inverno con temperature che sono arrivate a -20.”

Quali sensazioni sperimenti facendo sport: pre-gara, in gara, post-gara?Pregara: determinazione. In gara: un viaggio come dentro una bolla. Post gara: pienezza e soddisfazione. Poi ci sarebbe molto altro da dire, ma forse dovrei scriverci un libro.”

Lo sport riempie la vita, fa sentire l’importanza di essere vivo, di poter fare qualcosa di importante per se stessi, qualcosa che fa star bene, fa sperimentare viaggi verso mete fatte di arrivi e conclusioni, fa chiudere periodi fatti di pianificazione, programmazione, allenamenti che ti portano alla destinazione finale.

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport?Se metti un piede nel posto sbagliato puoi romperti qualcosa o peggio finire sotto a un dirupo.”

Se pensi a tutto quello che ti potrebbe succedere non faresti mai niente, rimarresti sempre protetto, corrazzato, nascosto ma se davvero vuoi vivere, bisogna sfidare l’incertezza, uscire allo scoperto, affrontare la vita reale e lo sport ti permette di fare questo, ti allontana dal rifugio sicuro, dal tuo recinto protetto e ti fa sperimentare libertà ed intensità.

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale?Mancanza di concentrazione.”

Quando si mangia si mangia, quando si corre si corre, per ogni cosa è importante dedicare la giusta attenzione, è importante focalizzarsi per quella cosa e cercare di farla al meglio possibile essendo attenti osservatori.

Cosa ti fa continuare a fare sport?Continuo a fare sport perché mi dà la possibilità di vivere esperienze incredibili.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Con la testa, piano piano passo dopo passo.

Sport di endurance, sport protratto per lunghi chilometri aiuta ad avere un approccio di attesa, di fiducia, di speranza, si risolve tutto senza fretta, un po’ per volta a piccoli passi, andando avanti gradualmente e con attenzione.

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport?Se vuoi cambiare il tuo corpo allenati, ma se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre.”

Roberto ha cambiato la sua vita semplicemente cambiando il suo stile di vita, è bastato buttare le sigarette ed iniziare a correre e da lì è iniziata la sua nuova vita, con l’aiuto della corsa che è diventata la sua autoterapia.

Un messaggio per sconsigliare l’uso del doping?Non serve, il corpo è già una macchina perfetta così com’è.”

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport?Che sono tutto matto. Però mi danno pieno supporto.”

Fare cose straordinarie per alcuni può essere considerato pazzia, ma poi ci si rende conto che è importante il supporto a persone che vogliono compiere imprese considerate da tanti non ordinarie.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica?Che possiamo fare molto più di quello che crediamo… basta volerlo.”

Riesci a immaginare una vita senza sport?Spero di continuare a fare sport fino alla vecchiaia.”

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi?Si certo per dare supporto nei momenti di difficoltà.

Un’intervista a Roberto Martini è riportata nel libro “Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice.

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Team Senza Paura, davvero un’avventura di corsa da Resia a Rosolina

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

Cosa spinge le persone a fare sport? Avventurarsi, sperimentarsi, mettere in gioco, viaggiare, conoscere. Conoscere persone, luoghi, culture, ambienti, situazioni, se stessi.

Cosa c’è prima di una gara? Pensieri, dubbi, preoccupazioni, paure, timori, ansie, entusiasmo, aspettative, incontri, viaggi.

Che significa fare squadra? Condividere momenti, situazioni, obiettivi, viaggi, cibo.

Fidarsi e affidarsi, confrontarsi e aiutarsi. Essere risorsa per l’altro, avvalersi delle risorse altrui. Essere coraggiosi senza paura, diventare Team Senza Paura.

Davvero un’avventura di corsa da Resia a Rosolina, staffetta di 10 atleti percorrendo la ciclabile del fiume Adige. Il secondo frazionista si è perso, ha deviato dopo 8 km ne mancavano 2km era forte in discesa andava a 3’30” mi ha dato il cambio 50′ di ritardo. Erano quasi le tre di notte correvo forte la 3^ frazione da Laudes – Ponte a Prato allo Stelvio – Campo Sportivo km 9,86, ma attento alle eventuali segnaletiche per terra e davanti, seguivo l’Adige, ascoltandolo, non molto freddo, non molta pioggia, a volte indeciso dove continuare, ho rischiato anche io di andare fuori percorso ma trovandomi davanti i binari sono subito tornato indietro.

Proseguendo c’era una sbarra e sterrato, ma avevo chiesto com’era il percorso e mi aspettavo sia lo sterrato che i laghetti a Prato dello Stelvio, sono andato forte. Paesaggi stupendi, montagne, fiume, prati, colline, meleti e vigneti. Stanchezza, poco riposo, mi ero portato un contenitore con riso, legumi, pane con noci, frisella integrale con olio e pomodorini, mi è durata per il pranzo e cena pre gara e per il termine prima frazione, poi barrette, banane. Seconda mia frazione dopo tanta pioggia un po’ di sereno ma il vento mi bloccava e spostava a sinistra, ma andavo avanti verso le montagne spettacolare arrivando al carcere di Trento.

Uno dei nostri si è infortunato e ci siamo confrontati, qualcuno pensava e proponeva di ritirarci per i due eventi spiacevoli che ci comportava sovraccarico di stress e di chilometri in più, ma il team Senza paura decide di continuare fino alla fine, direzione Rosolina. In squadra avevamo Serena Natolini, nazionale ultramaratona 24h e 100km. Prima della terza mia frazione, la 21^ di km 9,19 con partenza da Bicigrill Avio, un posto spettacolare ritrovo di ciclisti, per pranzo pasta in bianco e zuppa di fagioli, mischiando tutto, eccezionale, ed arrivo a Ossenigo.

Nei pressi di Verona ancora qualche dubbio da parte di qualcuno se era il caso di continuare o fermarsi, fare una cena insieme e tornare a casa. Ma non abbiamo mollato, abbiamo ripreso da Verona con una grandissima frazione di Roberto del Negro. È ritornata a tutti la voglia di correre più forte fino alla fine fino a Rosolina. Mi sono offerto per anticipare le mie frazioni o fare frazioni in più ma ognuno ha cercato di fare il proprio meglio cercando di recuperare energie riposando e cercando di mangiare o bere qualcosa.

Al cambio n. 30° c’è la possibilità di mangiare un panino al riso con funghi e melanzane e un riposino nel palazzetto in attesa della partenza di Serena Natolini, molto carica e attenta a curare ogni aspetto per fare del proprio meglio per sé stessa e per l’intera squadra.

Incontro anche Sara Valdo, ex atleta della nazionale ultramaratona ed era lì per dare una mano agli organizzatori, le dico che avrebbe corso Serena e così prima della partenza l’ha presentata alle autorità sportive locali per le foto di rito.

Corro la 33^ frazione da Badia Polesine Loc. Bova a Barbuglio di Lendinara km 10,86, alle 3 di notte, la mia 4^ frazione vado fortissimo, senza orologio, scopro di aver corso a 4’31 al km, doveva essere la mia ultima frazione e mi sembrava impossibile avere ancora tutte queste energie, ma avevo tanta fiducia. Quando arrivai al cambio avevo bisogno di defaticare un pochetto, mi aspettava Serena per accompagnarmi alla macchina e poi di corsa al prossimo cambio.

Dorotea non si sentiva di correre la sua 4^ frazione, la 35^ da Ca’ Zen Di Lusia a Boara Polesine Fraz. di Rovigo km 6,91, e mi propongo di sostituirla dopo di un recupero di meno di 1 ora che era la frazione che correva Vincenzo. Parto inizialmente piano per finirla e non farmi male, dopo qualche chilometro mi affianca un atleta e mi supera, lo seguo, va fortissimo ma sono fiducioso e resto attaccato a lui, io senza orologio, lui inizia a guardare l’orologio e dice che dovevamo trovare la postazione del cambio ma niente si continuava a correre, finalmente la individuiamo e vado ancora più forte perché intravedo i miei amici di squadra, avevo corso 8km, avendo la conferma che se vuoi puoi, abbiamo energie residue che nemmeno noi ci aspettiamo.

Mancavano 5 frazioni e potevamo docciarci al Palazzetto dello sport di Rovigo e poi verso Rosolina per la colazione e l’attesa di Serena che avrebbe corso l’ultima frazione, ero contentissimo per lei. Decidiamo di correre con lei gli ultimi 500 metri ed è stato un vero trionfo, avevo avvisato lo speaker che sarebbe arrivata una ultramaratoneta della nazionale e così è stata un grande accoglimento per lei e per la nostra squadra che finalmente abbiamo festeggiato questo grande evento, questa grande corsa contro il tempo, contro le avversità, ma ce l’abbiamo fatta tutti insieme. Serena aveva portato il prosecco per brindare e darsi l’appuntamento per l’anno prossimo, tutto è bene quello che finisce bene.

Il Team Senza Paura si classifica al 9° posto della classifica assoluta e al 6° posto come squadra mista con un temo totale di 35h38’58”.

Un po’ di tempo fa intervistai Serena e sono interessanti le sue risposte.

Quale esperienza ti dà fiducia nel riuscire nello sport o nella vita?Non c’è un’esperienza in particolare. Ho sempre affrontato ogni situazione a testa alta; a volte è andata bene, altre meno, ma da ognuna ho sempre imparato qualcosa. Penso che a darmi fiducia sia la consapevolezza che ogni situazione ci insegni qualcosa e ci faccia crescere.”

 Questo sembra essere un buon approccio, infatti da ogni esperienza si apprende sempre e si porta a casa qualcosa di importante, e piano piano si costruisce sempre di più autoefficacia e resilienza.

C’è una parola o una frase che ti aiuta in eventuali crisi?The moment you’re ready to quit is usually the moment right before a miracle happens (Il momento in cui sei pronto a smettere è di solito il momento giusto prima che accada un miracolo) …DON’T GIVE UP (NON ARRENDETEVI)! Come stato su Whatsapp ho da tempo questa frase che mi dà molta forza nei momenti difficili e mi aiuta a non mollare mai.

Insomma, l’essenza sembra essere che non bisogna mollare, è sempre il momento di essere pronti ad andare avanti per trasformare sogni in realtà. È importante potersi ancorare nei momenti difficili a frasi o allenatori interni che ti incoraggiano, che suggeriscono, bisogna sviluppare tanta immaginazione per superare momenti difficili che spesso vengono per poi andarsene. Bisogna solo essere fiduciosi e utilizzare qualche strategia che abbiamo già sperimentato.

Quale aspetto del tuo carattere ti aiuta nell’affrontare gare importanti?Penso sia la mia determinazione e la mia grande forza di volontà. Sono molto testarda e quando mi metto in testa una cosa, non mollo fino a quando non la ottengo. Questo mi permette di allenarmi costantemente in modo da arrivare alla gara nelle migliori condizioni ed affrontarla con grinta e consapevolezza”.

A tal proposito segnalo alcuni libri:

Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti

Nello sport non è importante solo la forza, la resistenza e i muscoli, ma è importante sviluppare anche la forza e la resistenza mentale che permettono di andare oltre, di consolidare lo stato di forma. Sempre più le donne stanno dimostrando di essere fortissime atlete e nelle gare di endurance competono anche con gli uomini con tanta grinta e forza, infatti è già successo che in gare considerate più dure d’Europa la vincitrice assoluta è stata una donna Americana. Anche le donne Italiane sono tanto forti e resistenti, donne che iniziando con piccoli passi riescono a battere anche il record maschile di scalinata di un edificio. Raggiungere traguardi importanti diventa il coronamento di un sogno, il raggiungimento di un obiettivo ambito, la ricompensa di tanti sforzi e tanta fatica per ottenere qualcosa che si desidera con determinazione, tenacia, passione e con l’aiuto di qualcuno che sostiene. Lo sport permette di sperimentare la resilienza, non mollare mai, andare avanti e continuare per portare a termine la propria impresa, la propria sfida personale; per alzare gradualmente l’asticella e affrontare gradualmente situazioni sportive o della vita quotidiana sempre più difficili con la convinzione di saperne uscire fuori sempre più rafforzati. Si apprende dalle esperienze, aumenta l’autoefficacia attraverso esperienze di successo o superamento di difficoltà; superare momenti difficili aiuta ad andare avanti, se ce l’hai fatta una volta, ce la farai anche una seconda volta. La pratica di uno sport diventa onerosa dal punto di vista dell’impegno fisico e mentale ma in cambio si riceve tante soddisfazioni, si forma il carattere, si aderisce a dei valori unici e si fa parte di un gruppo di persone condividendo sensazioni ed emozioni uniche.

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida 

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita.

** Per acquistare il volume su Amazon, SCONTATO e spese di spedizione gratuite con Prime! Clicca qui: https://amzn.to/2UzoZhw

** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun

Cosa spinge le persone a fare sport?

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta.

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Gianni Laterza, basket: Gioco con passione e sorriso perché è lo sport che amo

Mettersi in gioco sempre con sé stessi per migliorare ogni giorno di più

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

Il motore dello sport è la forte passione e la motivazione, si riesce a fare tutto se si è motivati con una grande passione, la fatica si può addomesticare e si possono raggiungere grandi risultati individuali e di squadra.

Di seguito Gianni racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica?Ho cominciato da piccolo giocando per un anno in una scuola calcio, dopodiché ballo per 4 anni (che per motivi di orari non ho più portato avanti) infine ho praticato basket che tutt’ora porto avanti”.

Prima o poi si trova uno sport che fa appassionare, che fa incontrare amici, che fa fare ricche esperienze.

Nello sport cosa e chi hanno contribuito al benessere e/o performance?La passione per lo sport e il gioco di squadra”.

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva?Sono tutti fieri e orgogliosi di me perché sono un ragazzo che sta sempre in movimento e si mantiene allenato”.

Quando si abbandona la zona di confort e ci si mette in movimento praticando sport si cresce fisicamente e mentalmente, si diventa più consapevoli, fiduciosi e resilienti.

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Una volta sono inciampato sulla palla da un passaggio di un avversario e sono caduto per terra illeso mentre gli altri pensavano mi fossi rotto una caviglia per il duro impatto con la palla”.

Si può cascare tante volte, importante è rialzarsi sempre.

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nella pratica del tuo sport?Sono molto agile, versatile, e gioco con la passione e sorriso perché è lo sport che amo”.

Che significa per te praticare attività fisica?Fare attività fisica significa mettersi in gioco sempre con sé stessi per migliorare ogni giorno di più”.

È importante trovare stimoli e passioni per cercare di conoscere sempre più se stesi mettendosi in gioco e non evitando qualsiasi esperienza

Quali sensazioni sperimenti facendo sport?Provo tutte sensazioni piacevoli cioè divertimento, felicità e molte altre indescrivibili che solo chi fa lo sport che ama potrebbe capire”.

Chi fa sport sa a cosa può andare in contro in termini di sensazioni ed emozioni positive e a volte anche negative.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà e i rischi?Le difficoltà principali sono, a livello di squadra, di non perdere la testa e giocare sempre di squadra”.

Nel gioco di squadra, appunto, non si è da soli ma bisogna avere il controllo della situazione, capire dove sono i compagni e gli avversari, capire cosa si può fare in ogni momento per il bene prima di tutto dell’intera squadra.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare?Si ho rischiato di mollare perché non ero molto efficace rispetto agli altri, mi sentivo inferiore e meno bravo. La cosa che mi ha fatto continuare a fare attività fisica è sicuramente la passione per questo sport e la consapevolezza che ogni esperienza ti insegna a migliorare sempre di più”.

Tutto serve sia le esperienze positive che quelle negative, si impara sempre dalla scuola dello sport senza mollare.

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e in quali fasi?Non ho mai sentito parlare di psicologo dello sport fino a quando non ho incontrato uno psicologo di quel campo. Quindi non ho idea di come agisca in questo campo”.

I campi di applicazione sono diversi e complessi, aiuta a tenere sempre alta la motivazione, a centrarsi nel momento presente e per il particolare impegno a cui ci si dedica senza distrazioni ma con convinzione, aiuta nei momenti di crisi, sconfitte, infortuni. Aiuta a replicare il successo, perché a volte dopo il successo si sente la pressione di dover per forza vincere o eccellere.

L’evento sportivo della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?Di sicuro il passaggio di serie della mia squadra. È stato un momento di felicità condivisa tra tutta la squadra”.

È importante guardare sempre in alto per cercare di riuscire a ottenere cose importanti come il passaggio di una squadra in una categoria superiore per poter esultare e festeggiare il gradito successo ottenuto con impegno e fatica individuale e di squadra.

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile?Sicuramente il fatto che inizialmente non giocavo nelle partite ed ero sempre in panchina”.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Ho superato queste crisi credendo in me stesso nel fatto che un giorno sarei riuscito a calpestare il campo da gioco. Le sconfitte erano un modo per la squadra per spingersi a migliorare. Fortunatamente non ho ancora avuto infortuni”.

Bisogna essere pazienti e fiduciosi e prima o poi si ottiene ciò che si desidera impegnandosi e credendoci.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?Lo sport può cambiare il modo di vedere le cose e ti permette di fronteggiare varie sfide con te stesso, oltre il fatto che ti mantiene sempre allenato e agile”.

A volte lo sport è considerato una vera palestra di crescita personale, un’opportunità di apprendere dall’esperienza.

C’è una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti?Sky is the limit (Il cielo è il limite)”.

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno?Si mi ispiro a LeBron James, il mio giocatore preferito sia a livello sportivo che umano. Una persona veramente da ammirare”.

È importante ispirarsi a grandi personaggi per copiare e cercare di emulare le oro gesta e la loro carriera sorprendente e straordinaria.

Come ti vedi a 50 anni?Tra 50 anni mi vedo come un giovanotto e con la voglia ancora di fare sempre di più”.

Non si molla mai, bisogna sempre trovare la voglia, la motivazione e l’entusiasmo di andare avanti.

Quanto credi in te stesso?Moltissimo. Lo sport aiuta anche in questo”.

Come hai scelto la tua squadra e che intenzioni hai?Non ho scelto io la squadra ma mi hanno scelto loro tramite un mio amico che giocava lì”.

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Da Resia a Rosolina senza paura, correndo a staffetta lungo l’Adige

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

È importante avere obiettivi per organizzarsi fisicamente e mentalmente per portarli a termine anche se sono difficili, sfidanti, stimolanti ma non impossibili. È importante conoscere persone che stimolano, coinvolgono, propongono, organizzano.

È importante avere sempre un piano B, cercare di essere sempre pazienti e fiduciosi e rimodulare sempre piani e programmi in base a ciò che c’è nel momento presente, a ciò che si ha a disposizione.

Sono il vice presidente dell’Atletica La Sbarra e un po’ di tempo fa il presidente Andrea Di Somma, mi comunica il suo progetto di organizzare una squadra di 10 atleti per presentarsi alla partenza della 1^ edizione di “Resia Rosolina Relay”, una gara a staffetta della lunghezza di 431km percorrendo di corsa a piedi la pista ciclabile lungo l’Adige.

Ho aderito fin da subito all’iniziativa e preparato in tal senso fisicamente e mentalmente non trascurando l’abbigliamento essenziale con opportune attenzioni agli aspetti di visibilità in vista di frazioni notturne e con clima atmosferico avverso.

Cosa c’è prima di una gara?

Organizzazione, decisioni, previsioni, proiezioni, scelte, incontri, viaggi, pensieri, dubbi, incertezze, timori, ansie, paure, fame.

Nel periodo pre gara si è formata la squadra di 10 atleti più il presidente che organizzava e coordinava tutte le operazioni di iscrizioni, viaggio, frazioni, cambi. Non ci conoscevamo tutti ed è stata una grande prova di condivisione di fatica, obiettivi, paure, timori, tensioni. Erano tante le variabili in gioco, il clima atmosferico, la possibilità di perdersi lungo il percorso, il rischio di infortunarsi.

Cosa c’è tra una partenza e un arrivo?

Un viaggio lunghissimo di un team Senza Paura composto da 10 atleti e un coordinatore, timori e dubbi, decisioni da prendere in corso d’opera, eventi critici da gestire, situazioni avverse da superare.

Condivisioni di momenti e situazioni, fatica e gioia, odori e sapori, sorrisi e preoccupazioni.

Esperienza comune ricca e preziosa, osservazione e apprendimento, ascolto e conforto.

Tramonti e albe, piogge e venti, sterrato e asfalto, salite e discese.

Tra una partenza e un arrivo c’è crescita, conoscenza, scoperte.

C’è successo un po’ di tutto e nonostante tutto, abbiamo rimodulato i nostri obiettivi, ci siamo ridimensionati e abbiamo continuato fino alla fine, senza paura, senza mollare, felici e resilienti portando a casa non coppe e non podi ma dentro di noi tanta ricchezza interiore e tanta conoscenza di noi stessi nella difficoltà e tante scoperte di luoghi, ambienti, persone, culture.

Questo è lo sport che vogliamo non solo e non per forza vittorie, podi e prestazioni eccellenti, ma anche partecipazioni, esperienze, mettersi in gioco, apprendere dall’esperienza, grandi scoperte.

Organizzazione minuziosa e perfetta da parte di Andrea, alternanza di momenti di sconforto e di esultanza, condivisione di spazi, alimenti, vestiario.

Estrema attenzione ad usare qualsiasi accortezza per evitare rischio di eventuale contagio cercando di essere nel miglior modo possibile le opportune indicazioni in tal senso.

Ogni atleta aveva sue aspettative, motivazioni, preparazione adeguata, ma anche tanti pensieri di faccende e persone lasciate a casa, preoccupazioni riguardanti la lunga traversata dell’Adige correndo lungo una ciclabile che lo fiancheggiava.

Cosa c’è dopo una gara?

Grande festa! Esultanza, entusiasmo, soddisfazioni, relax, saluti, arrivederci, arrivederci.

Un fiume di emozioni dopo tanti allenamenti per la preparazione; dopo tante incertezze se fare questa o un’altra, ma l’importanza è l’esperienza che si porta a casa, tanti incontri, abbracci, sorrisi. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. Incontri, confronti, tensioni, pressioni. Una parte importante di vita, esperienze uniche, dense, forti, intense. Paure, insicurezze, nuove consapevolezze.

Dopo la gara ci sono i saluti, i congedi, i commenti, le sorprese, i risultati, si ritorna alla quotidianità, si danno appuntamenti per altre gare a partire dall’indomani.

Lo sport rende felici, permette di prenderti cura di te stesso, di sperimentare benessere e di raggiungere gradualmente obiettivi importanti. Lo sport diventa una medicina naturale per il corpo e per l’anima, si tratta di volersi bene facendo sport e apprezzarsi per quello che si riesce a fare. La prima sfida è iniziare il processo di cambiamento.

Tanti fotografi pronti a immortalare le gesta atletiche dei concorrenti e anche le pose strane e bizzarre degli astanti. Lo sport permette di sperimentarsi e mettersi in gioco; di uscire dalla zona di confort osando e apprendendo sempre dall’esperienza che fa crescere e affrontare la vita; solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Cosa spinge le persone a fare sport?

Mettersi in gioco per sperimentarsi, apprendere, scoprire, conoscere. Decidere obiettivi sfidanti, difficili, stimolanti ma non impossibili.

Non solo la performance ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare, per condividere momenti di pre-gara fatti di viaggi e incontri, per superarsi.

È importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio. Si impara sempre dall’esperienza, solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio.

Questo è lo sport che vogliamo che incrementa consapevolezza, autoefficacia, resilienza e spirito di squadra e appartenenza. Chiamateli pure masochisti o incoscienti, ma in realtà quello che emerge dalle varie storie e testimonianze è che si tratta di un mondo fantastico e sorprendente, affascinante e protettivo.

Cosa c’è dietro lo sport?

Tanta passione, allenamenti, incontri, fatica, tante decisioni, presenza, attenzione, focalizzazione. Squadre, gruppi, associazioni. Lo sport permette di assaporare la ciclicità dell’esperienza come nella vita, fatta di partenze e arrivi, incontri e congedi, attivazione e rilassamento, tensione e relax. Importante è essere sempre pronti e sviluppare tanta consapevolezza, fidarsi di se stessi e di qualcun altro e sviluppare tanta resilienza.

Lo sport è una metafora della vita, c’è la crisi e soluzione senza darsi per sconfitti ma accettando e cambiando il corso degli eventi con fiducia e resilienza uscendone fuori sempre più rafforzati. Lo sport rende felici nonostante la fatica; lo sport permette di approfondire la conoscenza di sé stessi.

Un mondo dietro lo sport, tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamento e gara, tante persone dietro gli atleti; tante gioie e soddisfazione oltre a tanti aspetti da curare quali forza fisica e mentale.

Di seguito Fabio racconta la sua esperienza:

Resia – Rosolina …433 km…40 tappe…35 ore…la follia pura…del Team Senza Paura. Partiamo da Resia sotto un diluvio che ci accompagnerà fino alla ventesima tappa, con l’entusiasmo alle stelle, ma che ha iniziato ad affievolirsi già alla seconda tappa, quando di Roberto non si hanno più notizie per 50 interminabili minuti. L’iniziale preoccupazione lascia ben presto il posto alla paura, del resto è un ambito territoriale a noi sconosciuto e abbiamo pensato ad ogni possibile scenario, persino che gli sia accaduto qualcosa. Lo troviamo…si riparte! …Ci sentiamo più cattivi di prima, dobbiamo recuperare i 50 minuti persi. Alla fine della terza tappa ne perdiamo altri 10 di minuti per il ritardo al cambio, perché non si riusciva a trovare il check. La quarta frazione tocca a me, corro per 11 km percorsi in soli 44 minuti, recuperando così 5 dei minuti persi. Ma la sfortuna continua a starci incollata, sembra corra con noi anche lei e al momento del cambio il mio chip vola via finendo in una scarpata, una scena che rivisto al rallenty un’infinità di volte nella mia testa, risultato: 4 minuti persi per recuperarlo; e qui l’impresa leggendaria è stata del Presidente che si è calato nel dirupo, affiancando al running anche il climbing,  deciso ad opporsi all’avverso destino. Ci riesce, esultiamo, ma ci portiamo altri minuti sulle spalle. Poco il tempo per recuperare le forze, 4 ore e si riparte. Corro altri 12 km e 600 metri spingo al massimo e li finisco in 53 minuti, recupero 3 minuti.

In quella che lo stesso presidente ha definito una prestazione leggendaria (grazie Presidente 😉) mi sentivo in colpa per il chip perso nella prima tappa. Il meteo inizia a cambiare e clemente lascia intravedere un timido sole. Sembrava fatta, ma alla 19^tappa, quasi a metà gara, uno della nostra squadra si infortuna, altro tempo perso, ma con dentro ancora la voglia e la determinazione agonistica giuste. Non è bastato! Alla fine della 20^ tappa ci viene inflitta la penalizzazione per il troppo tempo perso, che non può essere più recuperato, siamo fuori limite. Si parla di ritirare la squadra. Lo ammetto, io ero fra quelli che hanno perso l’entusiasmo, troppe cose contro, non ci sono più speranze di vincere e nemmeno di arrivare su quel podio e propendo per il ritiro. Fortunatamente. una buona parte del gruppo vuole continuare e finire, anche se mancano altri 200 km.

Si riparte da Verona, con uno dei nostri fuori per infortunio e qualcuno col morale a terra. Devo correre la 29^ tappa, non ne ho alcuna voglia, ho le gambe dure. Matteo propone di sostituirmi, accetto! Poi mi convincono che devo farla io, almeno devo provarci. Inizio è quasi mezzanotte, devo fare 11 km e 600 metri. Intorno è buio pesto ed il percorso è sterrato. Corro nel silenzio, dentro il riflesso argento di una timida luna che mi accompagna, ed il rumore di un Adige arrabbiato. Sono stanco, oltre alle gambe anche la testa è scarica. Arrivo sfinito al traguardo, dopo quasi 1 ora. Frazione lenta, dopo 40 ore intense senza praticamente mai dormire e appena 2 ore di sonno fatte in un sacco a pelo, dalle 3 alle 5. Poco prima delle 7 corro la mia ultima frazione, la 38^. Questi 10 km volevo farli piano, ma all’improvviso sento dentro di me una strana energia, è tornata la voglia.

Parto nel silenzio con l’Adige finalmente placato nella sua ira, mi giro e vedo l’alba. L’emozione è forte per riuscire a trovare le parole, allora mentre corro scatto qualche foto. Ogni tanto incontro qualcuno che mi incita, io faccio lo stesso. Corro forte e finalmente arrivo. Non mi sento affatto stanco e una strana felicità mi attraversa: avevo corso tutte e 4 le frazioni, ce l’avevo fatta! Ci trasferiamo a Rosolina, in attesa del nostro ultimo frazionista che è Serena. A 300 metri dall’arrivo ci uniamo a lei e arriviamo al traguardo tutti insieme. Festeggiamo. Questo è un ricordo indelebile che resterà dentro ognuno di noi. Felici come se avessimo vinto dopo 35 ore di corsa. È stata un’esperienza unica che ci ha uniti ancor di più nelle avversità, del resto è facile esultare quando tutto fila liscio! Sono contento di averla finita, anche se lontano da quelle che erano le nostre aspettative, ma è stata un’esperienza unica, da raccontare. A chi mi chiede ‘perché corri?’ io rispondo: corro per tutto questo!”.

A tal proposito segnalo alcuni libri:

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta.

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida 

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita.

** Per acquistare il volume su Amazon, SCONTATO e spese di spedizione gratuite con Prime! Clicca qui: https://amzn.to/2UzoZhw

** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun

Cosa spinge le persone a fare sport?

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html