Gianni Laterza, basket: Gioco con passione e sorriso perché è lo sport che amo

Mettersi in gioco sempre con sé stessi per migliorare ogni giorno di più

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

Il motore dello sport è la forte passione e la motivazione, si riesce a fare tutto se si è motivati con una grande passione, la fatica si può addomesticare e si possono raggiungere grandi risultati individuali e di squadra.

Di seguito Gianni racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica?Ho cominciato da piccolo giocando per un anno in una scuola calcio, dopodiché ballo per 4 anni (che per motivi di orari non ho più portato avanti) infine ho praticato basket che tutt’ora porto avanti”.

Prima o poi si trova uno sport che fa appassionare, che fa incontrare amici, che fa fare ricche esperienze.

Nello sport cosa e chi hanno contribuito al benessere e/o performance?La passione per lo sport e il gioco di squadra”.

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva?Sono tutti fieri e orgogliosi di me perché sono un ragazzo che sta sempre in movimento e si mantiene allenato”.

Quando si abbandona la zona di confort e ci si mette in movimento praticando sport si cresce fisicamente e mentalmente, si diventa più consapevoli, fiduciosi e resilienti.

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Una volta sono inciampato sulla palla da un passaggio di un avversario e sono caduto per terra illeso mentre gli altri pensavano mi fossi rotto una caviglia per il duro impatto con la palla”.

Si può cascare tante volte, importante è rialzarsi sempre.

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nella pratica del tuo sport?Sono molto agile, versatile, e gioco con la passione e sorriso perché è lo sport che amo”.

Che significa per te praticare attività fisica?Fare attività fisica significa mettersi in gioco sempre con sé stessi per migliorare ogni giorno di più”.

È importante trovare stimoli e passioni per cercare di conoscere sempre più se stesi mettendosi in gioco e non evitando qualsiasi esperienza

Quali sensazioni sperimenti facendo sport?Provo tutte sensazioni piacevoli cioè divertimento, felicità e molte altre indescrivibili che solo chi fa lo sport che ama potrebbe capire”.

Chi fa sport sa a cosa può andare in contro in termini di sensazioni ed emozioni positive e a volte anche negative.

A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà e i rischi?Le difficoltà principali sono, a livello di squadra, di non perdere la testa e giocare sempre di squadra”.

Nel gioco di squadra, appunto, non si è da soli ma bisogna avere il controllo della situazione, capire dove sono i compagni e gli avversari, capire cosa si può fare in ogni momento per il bene prima di tutto dell’intera squadra.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare?Si ho rischiato di mollare perché non ero molto efficace rispetto agli altri, mi sentivo inferiore e meno bravo. La cosa che mi ha fatto continuare a fare attività fisica è sicuramente la passione per questo sport e la consapevolezza che ogni esperienza ti insegna a migliorare sempre di più”.

Tutto serve sia le esperienze positive che quelle negative, si impara sempre dalla scuola dello sport senza mollare.

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e in quali fasi?Non ho mai sentito parlare di psicologo dello sport fino a quando non ho incontrato uno psicologo di quel campo. Quindi non ho idea di come agisca in questo campo”.

I campi di applicazione sono diversi e complessi, aiuta a tenere sempre alta la motivazione, a centrarsi nel momento presente e per il particolare impegno a cui ci si dedica senza distrazioni ma con convinzione, aiuta nei momenti di crisi, sconfitte, infortuni. Aiuta a replicare il successo, perché a volte dopo il successo si sente la pressione di dover per forza vincere o eccellere.

L’evento sportivo della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle?Di sicuro il passaggio di serie della mia squadra. È stato un momento di felicità condivisa tra tutta la squadra”.

È importante guardare sempre in alto per cercare di riuscire a ottenere cose importanti come il passaggio di una squadra in una categoria superiore per poter esultare e festeggiare il gradito successo ottenuto con impegno e fatica individuale e di squadra.

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile?Sicuramente il fatto che inizialmente non giocavo nelle partite ed ero sempre in panchina”.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Ho superato queste crisi credendo in me stesso nel fatto che un giorno sarei riuscito a calpestare il campo da gioco. Le sconfitte erano un modo per la squadra per spingersi a migliorare. Fortunatamente non ho ancora avuto infortuni”.

Bisogna essere pazienti e fiduciosi e prima o poi si ottiene ciò che si desidera impegnandosi e credendoci.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?Lo sport può cambiare il modo di vedere le cose e ti permette di fronteggiare varie sfide con te stesso, oltre il fatto che ti mantiene sempre allenato e agile”.

A volte lo sport è considerato una vera palestra di crescita personale, un’opportunità di apprendere dall’esperienza.

C’è una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti?Sky is the limit (Il cielo è il limite)”.

Hai un riferimento? Ti ispiri a qualcuno?Si mi ispiro a LeBron James, il mio giocatore preferito sia a livello sportivo che umano. Una persona veramente da ammirare”.

È importante ispirarsi a grandi personaggi per copiare e cercare di emulare le oro gesta e la loro carriera sorprendente e straordinaria.

Come ti vedi a 50 anni?Tra 50 anni mi vedo come un giovanotto e con la voglia ancora di fare sempre di più”.

Non si molla mai, bisogna sempre trovare la voglia, la motivazione e l’entusiasmo di andare avanti.

Quanto credi in te stesso?Moltissimo. Lo sport aiuta anche in questo”.

Come hai scelto la tua squadra e che intenzioni hai?Non ho scelto io la squadra ma mi hanno scelto loro tramite un mio amico che giocava lì”.

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Da Resia a Rosolina senza paura, correndo a staffetta lungo l’Adige

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

È importante avere obiettivi per organizzarsi fisicamente e mentalmente per portarli a termine anche se sono difficili, sfidanti, stimolanti ma non impossibili. È importante conoscere persone che stimolano, coinvolgono, propongono, organizzano.

È importante avere sempre un piano B, cercare di essere sempre pazienti e fiduciosi e rimodulare sempre piani e programmi in base a ciò che c’è nel momento presente, a ciò che si ha a disposizione.

Sono il vice presidente dell’Atletica La Sbarra e un po’ di tempo fa il presidente Andrea Di Somma, mi comunica il suo progetto di organizzare una squadra di 10 atleti per presentarsi alla partenza della 1^ edizione di “Resia Rosolina Relay”, una gara a staffetta della lunghezza di 431km percorrendo di corsa a piedi la pista ciclabile lungo l’Adige.

Ho aderito fin da subito all’iniziativa e preparato in tal senso fisicamente e mentalmente non trascurando l’abbigliamento essenziale con opportune attenzioni agli aspetti di visibilità in vista di frazioni notturne e con clima atmosferico avverso.

Cosa c’è prima di una gara?

Organizzazione, decisioni, previsioni, proiezioni, scelte, incontri, viaggi, pensieri, dubbi, incertezze, timori, ansie, paure, fame.

Nel periodo pre gara si è formata la squadra di 10 atleti più il presidente che organizzava e coordinava tutte le operazioni di iscrizioni, viaggio, frazioni, cambi. Non ci conoscevamo tutti ed è stata una grande prova di condivisione di fatica, obiettivi, paure, timori, tensioni. Erano tante le variabili in gioco, il clima atmosferico, la possibilità di perdersi lungo il percorso, il rischio di infortunarsi.

Cosa c’è tra una partenza e un arrivo?

Un viaggio lunghissimo di un team Senza Paura composto da 10 atleti e un coordinatore, timori e dubbi, decisioni da prendere in corso d’opera, eventi critici da gestire, situazioni avverse da superare.

Condivisioni di momenti e situazioni, fatica e gioia, odori e sapori, sorrisi e preoccupazioni.

Esperienza comune ricca e preziosa, osservazione e apprendimento, ascolto e conforto.

Tramonti e albe, piogge e venti, sterrato e asfalto, salite e discese.

Tra una partenza e un arrivo c’è crescita, conoscenza, scoperte.

C’è successo un po’ di tutto e nonostante tutto, abbiamo rimodulato i nostri obiettivi, ci siamo ridimensionati e abbiamo continuato fino alla fine, senza paura, senza mollare, felici e resilienti portando a casa non coppe e non podi ma dentro di noi tanta ricchezza interiore e tanta conoscenza di noi stessi nella difficoltà e tante scoperte di luoghi, ambienti, persone, culture.

Questo è lo sport che vogliamo non solo e non per forza vittorie, podi e prestazioni eccellenti, ma anche partecipazioni, esperienze, mettersi in gioco, apprendere dall’esperienza, grandi scoperte.

Organizzazione minuziosa e perfetta da parte di Andrea, alternanza di momenti di sconforto e di esultanza, condivisione di spazi, alimenti, vestiario.

Estrema attenzione ad usare qualsiasi accortezza per evitare rischio di eventuale contagio cercando di essere nel miglior modo possibile le opportune indicazioni in tal senso.

Ogni atleta aveva sue aspettative, motivazioni, preparazione adeguata, ma anche tanti pensieri di faccende e persone lasciate a casa, preoccupazioni riguardanti la lunga traversata dell’Adige correndo lungo una ciclabile che lo fiancheggiava.

Cosa c’è dopo una gara?

Grande festa! Esultanza, entusiasmo, soddisfazioni, relax, saluti, arrivederci, arrivederci.

Un fiume di emozioni dopo tanti allenamenti per la preparazione; dopo tante incertezze se fare questa o un’altra, ma l’importanza è l’esperienza che si porta a casa, tanti incontri, abbracci, sorrisi. Un obiettivo, una sfida, una pianificazione minuziosa, un’attenzione al minimo dettaglio. Incontri, confronti, tensioni, pressioni. Una parte importante di vita, esperienze uniche, dense, forti, intense. Paure, insicurezze, nuove consapevolezze.

Dopo la gara ci sono i saluti, i congedi, i commenti, le sorprese, i risultati, si ritorna alla quotidianità, si danno appuntamenti per altre gare a partire dall’indomani.

Lo sport rende felici, permette di prenderti cura di te stesso, di sperimentare benessere e di raggiungere gradualmente obiettivi importanti. Lo sport diventa una medicina naturale per il corpo e per l’anima, si tratta di volersi bene facendo sport e apprezzarsi per quello che si riesce a fare. La prima sfida è iniziare il processo di cambiamento.

Tanti fotografi pronti a immortalare le gesta atletiche dei concorrenti e anche le pose strane e bizzarre degli astanti. Lo sport permette di sperimentarsi e mettersi in gioco; di uscire dalla zona di confort osando e apprendendo sempre dall’esperienza che fa crescere e affrontare la vita; solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Cosa spinge le persone a fare sport?

Mettersi in gioco per sperimentarsi, apprendere, scoprire, conoscere. Decidere obiettivi sfidanti, difficili, stimolanti ma non impossibili.

Non solo la performance ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare, per condividere momenti di pre-gara fatti di viaggi e incontri, per superarsi.

È importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio. Si impara sempre dall’esperienza, solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio.

Questo è lo sport che vogliamo che incrementa consapevolezza, autoefficacia, resilienza e spirito di squadra e appartenenza. Chiamateli pure masochisti o incoscienti, ma in realtà quello che emerge dalle varie storie e testimonianze è che si tratta di un mondo fantastico e sorprendente, affascinante e protettivo.

Cosa c’è dietro lo sport?

Tanta passione, allenamenti, incontri, fatica, tante decisioni, presenza, attenzione, focalizzazione. Squadre, gruppi, associazioni. Lo sport permette di assaporare la ciclicità dell’esperienza come nella vita, fatta di partenze e arrivi, incontri e congedi, attivazione e rilassamento, tensione e relax. Importante è essere sempre pronti e sviluppare tanta consapevolezza, fidarsi di se stessi e di qualcun altro e sviluppare tanta resilienza.

Lo sport è una metafora della vita, c’è la crisi e soluzione senza darsi per sconfitti ma accettando e cambiando il corso degli eventi con fiducia e resilienza uscendone fuori sempre più rafforzati. Lo sport rende felici nonostante la fatica; lo sport permette di approfondire la conoscenza di sé stessi.

Un mondo dietro lo sport, tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamento e gara, tante persone dietro gli atleti; tante gioie e soddisfazione oltre a tanti aspetti da curare quali forza fisica e mentale.

Di seguito Fabio racconta la sua esperienza:

Resia – Rosolina …433 km…40 tappe…35 ore…la follia pura…del Team Senza Paura. Partiamo da Resia sotto un diluvio che ci accompagnerà fino alla ventesima tappa, con l’entusiasmo alle stelle, ma che ha iniziato ad affievolirsi già alla seconda tappa, quando di Roberto non si hanno più notizie per 50 interminabili minuti. L’iniziale preoccupazione lascia ben presto il posto alla paura, del resto è un ambito territoriale a noi sconosciuto e abbiamo pensato ad ogni possibile scenario, persino che gli sia accaduto qualcosa. Lo troviamo…si riparte! …Ci sentiamo più cattivi di prima, dobbiamo recuperare i 50 minuti persi. Alla fine della terza tappa ne perdiamo altri 10 di minuti per il ritardo al cambio, perché non si riusciva a trovare il check. La quarta frazione tocca a me, corro per 11 km percorsi in soli 44 minuti, recuperando così 5 dei minuti persi. Ma la sfortuna continua a starci incollata, sembra corra con noi anche lei e al momento del cambio il mio chip vola via finendo in una scarpata, una scena che rivisto al rallenty un’infinità di volte nella mia testa, risultato: 4 minuti persi per recuperarlo; e qui l’impresa leggendaria è stata del Presidente che si è calato nel dirupo, affiancando al running anche il climbing,  deciso ad opporsi all’avverso destino. Ci riesce, esultiamo, ma ci portiamo altri minuti sulle spalle. Poco il tempo per recuperare le forze, 4 ore e si riparte. Corro altri 12 km e 600 metri spingo al massimo e li finisco in 53 minuti, recupero 3 minuti.

In quella che lo stesso presidente ha definito una prestazione leggendaria (grazie Presidente 😉) mi sentivo in colpa per il chip perso nella prima tappa. Il meteo inizia a cambiare e clemente lascia intravedere un timido sole. Sembrava fatta, ma alla 19^tappa, quasi a metà gara, uno della nostra squadra si infortuna, altro tempo perso, ma con dentro ancora la voglia e la determinazione agonistica giuste. Non è bastato! Alla fine della 20^ tappa ci viene inflitta la penalizzazione per il troppo tempo perso, che non può essere più recuperato, siamo fuori limite. Si parla di ritirare la squadra. Lo ammetto, io ero fra quelli che hanno perso l’entusiasmo, troppe cose contro, non ci sono più speranze di vincere e nemmeno di arrivare su quel podio e propendo per il ritiro. Fortunatamente. una buona parte del gruppo vuole continuare e finire, anche se mancano altri 200 km.

Si riparte da Verona, con uno dei nostri fuori per infortunio e qualcuno col morale a terra. Devo correre la 29^ tappa, non ne ho alcuna voglia, ho le gambe dure. Matteo propone di sostituirmi, accetto! Poi mi convincono che devo farla io, almeno devo provarci. Inizio è quasi mezzanotte, devo fare 11 km e 600 metri. Intorno è buio pesto ed il percorso è sterrato. Corro nel silenzio, dentro il riflesso argento di una timida luna che mi accompagna, ed il rumore di un Adige arrabbiato. Sono stanco, oltre alle gambe anche la testa è scarica. Arrivo sfinito al traguardo, dopo quasi 1 ora. Frazione lenta, dopo 40 ore intense senza praticamente mai dormire e appena 2 ore di sonno fatte in un sacco a pelo, dalle 3 alle 5. Poco prima delle 7 corro la mia ultima frazione, la 38^. Questi 10 km volevo farli piano, ma all’improvviso sento dentro di me una strana energia, è tornata la voglia.

Parto nel silenzio con l’Adige finalmente placato nella sua ira, mi giro e vedo l’alba. L’emozione è forte per riuscire a trovare le parole, allora mentre corro scatto qualche foto. Ogni tanto incontro qualcuno che mi incita, io faccio lo stesso. Corro forte e finalmente arrivo. Non mi sento affatto stanco e una strana felicità mi attraversa: avevo corso tutte e 4 le frazioni, ce l’avevo fatta! Ci trasferiamo a Rosolina, in attesa del nostro ultimo frazionista che è Serena. A 300 metri dall’arrivo ci uniamo a lei e arriviamo al traguardo tutti insieme. Festeggiamo. Questo è un ricordo indelebile che resterà dentro ognuno di noi. Felici come se avessimo vinto dopo 35 ore di corsa. È stata un’esperienza unica che ci ha uniti ancor di più nelle avversità, del resto è facile esultare quando tutto fila liscio! Sono contento di averla finita, anche se lontano da quelle che erano le nostre aspettative, ma è stata un’esperienza unica, da raccontare. A chi mi chiede ‘perché corri?’ io rispondo: corro per tutto questo!”.

A tal proposito segnalo alcuni libri:

O.R.A. Obiettivi Risorse e Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport

Il libro illustra argomenti riguardanti il raggiungimento di obiettivi nella vita e nello sport, con tecniche della psicoterapia della Gestalt, approccio E.M.D.R. e Ipnosi Ericksoniano. Il modello di intervento ideato dall’autore, denominato “O.R.A.”, acronimo di “Obiettivi, Risorse ed Autoefficacia” viene integrato ad aspetti della Psicologia dello Sport, quali il goal setting e la motivazione, evidenziando come la convinzione delle proprie possibilità, senza deliri di onnipotenza, sia il primo passo verso il raggiungimento dei propri traguardi. Il testo si rivolge a educatori, studenti di psicologia, psicologi, psicoterapeuti, professionisti che gravitano attorno al mondo dell’atleta.

Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida 

La Resilienza e l’Autoefficacia sono concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Il termine Resilienza deriva dalla metallurgia; indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni e urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale, così come le persone resilienti possono affrontare efficacemente momenti o periodi di stress o disagio. Così come avviene negli sport di endurance, resistere e andare avanti, lottare con il tempo cronologico e atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni; a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a rinunciare. Gli atleti sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisioni, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri, scoprono di possedere capacità insospettate: l’ultracorsa diventa una palestra di vita.

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** Per leggere un estratto del libro, clicca qui: https://issuu.com/edizionipsiconline/docs/matteo_simone-maratoneti_e_ultrarun

Cosa spinge le persone a fare sport?

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

https://www.libreriauniversitaria.it/cosa-spinge-persone-fare-sport/libro/9788825528275

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

Sito web: www.psicologiadellosport.net

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