Alessandro Macale, atleta e istruttore: Il sorriso…è il segreto del successo

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Nello sport, così come pure negli altri contesti di vita, il sorriso è una risorsa fondamentale sia per star bene, ma anche per affrontare la fatica e la difficoltà, bisogna sorridere a se stessi, alla crisi, a chi ci circonda, bisogna mostrare a se stessi e agli altri di essere a disposti ad affrontare, gestire, superare qualsiasi cosa considerandola come una sfida, come un incidente di percorso che non deve ostacolare i nostri piani e il raggiungimento di nostre mete e obiettivi. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alessandro attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Cosa toglie e cosa dà lo sport? “Faccio fatica a trovare un qualcosa che mi ha tolto lo sport, ho sempre ricevuto emozioni, adrenalina, socialità, paure, felicità. Sono stato sempre circondato di situazioni e persone positive, ovviamente dobbiamo saper gestire tutto in modo equo senza trascurare i ruoli primari, come la famiglia e il lavoro”. 

Lo sport è davvero un grande regalo che ci facciamo, perché ci fa star bene, riusciamo a sentirci bene e in forma praticando sport progredendo nella riuscita di compiti e attività e raggiungendo risultati anche inaspettati. 

Quali sono gli allenamenti più importanti e più decisivi? “Gli allenamenti hanno una programmazione, una fase di grandi lavori, fase di scarico, dando importanza sia ai carichi di intensità che al recupero, con la massima concentrazione e saper gestire l’ultima settimana prima della gara. In tutto ciò senza mai dimenticare il sorriso…è il segreto del successo”. 

In tutto c’è un ordine, ci sono delle fasi, degli aspetti da considerare e rispettare. Bisogna faticare duramente ma non sempre, ci sono momenti in cui si può riposare e recuperare. Bisogna aumentare gradualmente l’intensità e la quantità, ma bisogna anche curare la qualità, c’è un equilibrio da trovare che è diverso per ognuno e poi bisogna dedicarsi alla gara, con concentrazione e centrature facendo attenzione soprattutto gli ultimi giorni a non rovinare quello che si è costruito durante mesi di allenamento e preparazione. 

Cosa consigli a chi predilige il divano? “Bè, il riposo è importante, ma la pigrizia è devastante sia per la salute fisica che mentale. Il comfort può essere una delle più disastrose situazioni fisiche ed emozionali in cui si può trovare la persona. Semplicemente perché smette di crescere, di creare valori aggiunti. Siamo nati per muoverci…e come dice il grande Vasco: ‘mentre tu invecchi lentamente, il mondo gira sempre più veloce e non si può fermare, sei tu che devi accelerare, lui non ti può aspettare!’”. 

In effetti il divano è molto utile per rilassarsi, per stare in famiglia, per godersi un momento di relax ma poi bisognerebbe attivarsi in qualche modo e cercare un’attività che stimola e metta in movimento la persona per sentire qualcosa in più, per conoscere qualcosa in più al di fuori della zona di comfort. Per sentire, vedere, se stessi, la natura che ci circonda, altre persone, modi, culture. 

Come stai affrontando, gestendo, superando il periodo covid 19? “Ho approfittato del tempo a casa, per curare alcuni aspetti negli allenamenti, come la rapidità, equilibrio … lavorando molto sulla mobilità articolare, sapendo che sono i dettagli che fanno la differenza, per prevenire gli infortuni e aumentare la prestazione”. 

Bisogna sempre guardarsi intorno e dentro se stessi, per capire cosa c’è, cosa abbiamo a disposizione ora, in questo momento, cosa possiamo fare, come andare avanti, cosa curare, come continuare a rincorrere nostri sogni con risorse residue. 

Prossima sfida? “Ironman…settembre 2021 elbamam, per il momento l’ho lasciato in sospeso dato che non posso allenarmi sul nuoto per la chiusura delle piscine, intanto non lascio nulla al caso, appena si potrà mi farò trovare pronto per qualsiasi evento sportivo, male che va sarà solo rimandata ma so che lo farò, è il mio obiettivo”. 

Molto interessante questa sfida, è stata la mia sfida di dicembre 2014 che poi ho portato a termine a settembre 2015, 9 mesi per partorire un ironman, esperienza unica e ricca di sensazioni ed emozioni intense negli allenamenti e in gara. Comunque alcune piscine sono aperte per i tesserati FIN e FITRI. 

Stai perdendo eventuali treni importanti? “Questo periodo non è facile, sicuramente non ho potuto fare molte cose, ma se quel treno è passato, me ne vado a cercare un altro, forse mi porterà ancora più lontano…’l’uomo non è figlio delle circostanze, ma sono le circostanze le creature dell’uomo!’ (Benjamin Disraeli)”. 

In effetti si fa quel che si può e si vuole con attenzione alle proprie esigenze e bisogni. 

Chi crede ancora in te? “Molti amici mi incoraggiano, sono al mio fianco e sono di grande aiuto soprattutto nei momenti difficili, ma in particolare il fratellone Umberto Macale che mi cura la preparazione atletica e il mio papà che asseconda ogni mia decisione ed è sempre presente. La mia famiglia è la mia colonna portante”. 

È importante il supporto di amici e famiglia, soprattutto l’esperienza atletica del fratello Umberto con il quale ho avuto modo di allenarmi e gareggiare insieme.  

Cosa devono sapere di te? “2 anni fa sono stato operato al cuore, ho dimostrato a me stesso e agli altri, che una volta toccato il fondo si può solo risalire se lo vuoi, mi dicevano che potevo ritornare a fare jogging al parco e invece eccomi qui a prepararmi un iroman, dopo solo 5 mesi la mia prima gara di atletica, sono pronto al sacrificio per raggiungere l’obiettivo, sono molto determinato”. 

C’è quasi sempre una soluzione a tutto, un modo per ripartire, un obiettivo da raggiungere, una fatica da fare. Importante è capire cosa si vuole e impegnarsi a fondo con fiducia e resilienza. 

Cosa ci dobbiamo aspettare da te da qui a 1 anno? “Oltre l’ironman , tempo fa con un amico, Claudio Tramentozzi, amanti della montagna e natura, abbiamo fatto il cammino dei briganti, in Abruzzo, 100 km in montagna fatti in 3 giorni, una esperienza bellissima, ora abbiamo in progetto il cammino dei borghi silenti 91 km, da fare in due giorni e in fine la via degli Dei, da Bologna a Firenze130 km tra sentieri natura”. 

Progetti di cammini molto interessanti verso luoghi e mete naturali che fanno contattare se stessi e i regali della natura. 

Chi e cosa sono più determinanti per la tua performance? “Una programmazione studiata a tavolino, senza lasciare nulla al caso, senza trascurare il grande allenamento o un semplice stretching. Una cosa importante che molti dimenticano, è la quarta disciplina, il lavoro funzionale, importante per la forza, potenziamento, equilibrio, precisione, metabolico, mobilità. Ovviamente una sana nutrizione è uno dei principali elementi determinanti per la prestazione e per la cura di quest’ultimo aspetto voglio ringraziare il nutrizionista dott. Francesco Fagnani”. 

Sono tanti gli ingredienti del successo, bisogna, come dice Alessandro, mettersi a tavolino e buttare giù un programma dei propri obiettivi da raggiungere con gradualità e progressione e curando i diversi aspetti che contribuiscono a raggiungere propri sogni mantenendo sempre un senso di benessere, senza stress e senza pressioni. 

In che modo? “Il sorriso… è la prima cosa che faccio mentre metto le scarpe, pronto per affrontare le fatiche e finire che ti sei divertito come un bambino”. 

In effetti, bisogna sempre essere positivi, pronti a tutto, sfidare momenti difficili e la fatica con il sorriso, con l’intenzione di essere più forti di tutto, di non farsi fermare da niente e nessuno. 

Cosa c’è dietro un record personale? “Tanta tanta passione…che sintetizza molti sacrifici per raggiungerli, alzarsi quando fuori è ancora buio, allenarsi con il freddo e con la pioggia, incastrare quello spazio di tempo per poi dedicarsi al lavoro o alla famiglia”. 

Vero, solo se riesci a trovare tempi e spazi per allenarti nonostante i tanti impegni quotidiani familiari e lavorativi, si può riuscire a eccellere e ottenere record personali, la passione fa vedere e trovare occasioni e opportunità per mettersi in gioco con lo sport, sperimentando sempre più benessere e performance. 

Cosa ti spinge a fare sport? “Semplicemente benessere, ormai fa parte del mio stile di vita, è una valvola di sfogo in un mondo frenetico, sento il mio corpo forte, e ho avuto la dimostrazione ogni volta che ho avuto intoppi, sono stato sempre pronto a ripartire e soprattutto mi ha protetto dalle sofferenze. Vedo nello sport solo positività, mi ha fatto conoscere bellissime persone, ho visto posti meravigliosi e ricevuto input importanti per la mia formazione da atleta e da istruttore”. 

Dott. Matteo SIMONE   

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Vincenzo Santillo, Milano-Sanremo: Questa è una gara che ti cambia la vita

Per correre ci devi mettere tre cose… o core(cuore), l’anema (l’anima), a voglia (la voglia) 

Matteo SIMONE 

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La consolidata squadra di Impossible Target anche nel 2019 ha organizzato l’Ultramaratona non stop più lunga d’Europa, la “Milano-Sanremo 285 km”, una grande sfida con partenza dalla Darsena dei Navigli di Milano e arrivo al mare di Sanremo attraversando 54 comuni di 3 regioni d’Italia.  

Matteo Ceroni dopo 31h13’ di gara è stato il primo atleta a toccare l’acqua del mare di San Remo precedendo Petr Valek della Repubblica Ceca 32h18’ e l’ungherese Peter Toldi 32h30’. Elena Fabiani, atleta della nazionale italiana di 24h, ha vinto la gara femminile in 44h41’ precedendo la siciliana Alisia Calderone 45h26’.  

Vincenzo Santillo ha portato a termine la sua impresa con l’aiuto di Zagara Arancio in 44h30’ classificandosi all’11° posto e di seguito riporto le sue impressioni attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Allora come stai? “A due settimane dalla mia avventura sto benissimo, ho incominciato a correre subito, solo due giorni di riposo e mercoledì già i primi 20 km, perché ora l’obbiettivo è accompagnare chi mi è stato accanto per 285 km, la mia compagna di vita Zagara Arancio alla sua prima 100 km, quindi c’è da correre, poi già ho gareggiato due volte, domenica scorsa 25 km tutti in salita fino a 1220 metri di altezza e questo weekend 15 km.” 

Una grande impresa, un grande dispendio di energie, un attraversamento di decine di paesi e tre regioni con direzione il mare di San Remo, qualcosa di indescrivibile e solo chi la sperimenta realmente sa di che si tratta e quello a cui può andare incontro dalla privazione del sonno alla disidratazione per questo cioè bisogno di essere monitorati e coccolati fino alla fine e a questo ci ha pensato Zagara Arancio con tanta accortezza, affetto, presenza, perché tra ultrarunner ci si capisce, ci si comprende, ci si aiuta a vicenda amorevolmente. 

E’ valsa la pena? “Ne è valsa la pena, questa è una gara che ti cambia la vita, ti fa sentire forte e ti fa capire che nulla è impossibile se la tua testa vuole, l’ho sempre detto che per correre ci devi mettere tre cose… o core(cuore), l’anema (l’anima), a voglia (la voglia).” 

Per Vincenzo l’ultramaratona può essere considerata sia una terapia della trasformazione in positivo per continuare a essere al mondo con motivazioni, passioni e obiettivi da raggiungere. Inoltre emerge anche una grande sensibilità nei confronti di chi è in condizioni più disagiate per problematiche diverse. 

A chi la dedichi è una domanda scontata? “La dedico a mio figlio, alla mia compagna, infatti il mio numero pettorale era 1216 le date di nascita di mio figlio e di Zagara, però con me ho portato tutti i bambini autistici della tma metodomaietta, perché se anche ci hanno derubato di tutti i bagagli, la bandierina da mettere sulla spiaggia di Sanremo l’avevo con me nel cuore.” 

L’ultramaratona diventa una grande passione che fa passare tutti i dolori, criticità, sofferenza, tutto passa e rimane una forza acquisita, una capacità di resistere alle avversità della vita, di trasformare le negatività in positività. 

Sei più stanco tu o chi ti ha supportato? Ma una vacanza ora la prendi? “Stanchi ma felici, è stata dura riportare l’auto fino a Bergamo per 300 km, avevamo tanto sonno. Vacanza per ora no, dopo il passatore vediamo, anche se sarà difficile stare senza correre.”  

Cosa c’è ora più di ultra? “L’anno prossimo spero di fare la spartathlon oppure rifarò di nuovo questa avventura della Milano Sanremo.” 

Gli ultramaratoneti diventano persone instancabili, sempre alla ricerca si sfide, in mente sempre gare da fare, le più difficili e sfidanti. 

Come ti accolgono nel tuo paese? “Nel paese è stato una festa, un intera città a seguirmi, grazie al GPS tutti potevano vedere Vincenzo Santillo dov’era, poi la mia società, atletica Marcianise mi sono stati vicini per tutta la gara, posso dire che il presidente non ha dormito 2 notti per seguirmi e incitarmi e dare forza anche a chi mi ha seguito.” 

Molti ultramaratoneti praticano la loro passione che impegna tante ore per prepararsi e poter portare a termine le loro imprese e sono accolti da chi resta a casa come eroi per averci creduto fino alla fine, per essersi impegnati, per continuare una passione che richiede impegno e a volte anche dolore e sofferenza. 

Come azzerare la stanchezza? “La stanchezza è azzerata, c’è sempre voglia di correre.”  

Ora cosa vedi davanti a te? “Davanti a me vedo speranza, speranza di una vita migliore, di un lavoro migliore e di una consapevolezza delle mie forze.” 

Quando si crede nella riuscita di imprese sportive molto sfidanti, si riesce a credere anche nel raggiungimento di altri obiettivi della vita quotidiana. 

Hai avuto cenni di cedimento o pensieri negativi? “Ho avuto crisi, certo, non volevo correre più, la seconda parte della gara è stata tutta al sole, lungo il mare, mancavano 3 km al quarto checkpoint (223 km) e non volevo correre più, allora Zagara ha parcheggiato l’auto e mi è corsa incontro e mi ha dato la forza di non mollare accompagnandomi per 3 km.” 

In queste gare lunghissime considerate estreme ci si arriva preparati abbastanza, il percorso da ultramaratoneta è molto lungo e impervio, graduale e progressivo, si attraversano inizialmente le crisi come il muro della maratona e man mano che le distanze si allungano si apprende a saper gestire diverse situazioni, a essere attenti al percorso, al proprio corpo, all’ambiente circostanze per conservare l’integrità fisica e psichica. 

Colpi di sonno o di calore? “Colpi di sonno si, l’ultima notte non ho visto una freccia e mi sono trovato fuori percorso, su una montagna, allungando una decina di km e perdendo più di 2 ore.” 

In questo tipo di competizione, bisogna avere un occhio aperto e un occhio chiuso, una parte di se stessi avanza con attenzione e un’altra parte cerca di riposare, a volte si chiudono entrambi gli occhi e si rischia di perdersi, questa può essere una metafora, ma davvero può succedere qualsiasi imprevisto se non si gioca di anticipo, se non si copre in maniera adeguata, se non si si nutre in modo appropriato, ecco perché ben venga un angelo custode come lo è stato Zagara per Vincenzo. 

Vincenzo è menzionato nel libro “L’ultramaratoneta di Corato. Esperienze, sensazioni, emozioni e aspetti psicologici di un atleta di corsa delle lunghe distanze.”  

https://www.lafeltrinelli.it/libri/giuseppe-mangione/l-ultramaratoneta-corato-esperienze-sensazioni/9788869513183

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it  

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Domenico Anzini: Nel 1995 la 1^ maratona di Roma e non mi sono più fermato

Senatore maratone di Roma e Decano dei podisti abruzzesi 

Matteo SIMONE 

Non c’è un’età per iniziare a fare sport e non c’è un’età per smettere di fare sport. Si fa sempre in tempo per iniziare sperimentando benessere, gioia, fatica e a volte anche performance centrando obiettivi e raggiungendo mete e traguardi considerati sfidanti, difficili ma non impossibili se c’è impegno, costanza, fiducia in sé e soprattutto se si è resilienti e pronti ad affrontare, gestire e superare crisi, fatica, sofferenza. 

Di seguito Domenico, che ho conosciuto al Parco di Tor Tre Teste, racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Il mio primo ricordo sportivo risale a quando avevo 12 anni e mi trovavo nel mio paese nativo abruzzese, Poggio Filippo di Tagliacozzo in provincia di L’Aquila. Volevo correre, con i grandi, 4 km durante la festa del paese. Allora mi accorsi che mi piaceva fare sport. Poi vuoto, rimasi nascosto fino al 25.mo anno di età. Fu a quell’età che cominciai a correre con i dilettanti del ciclismo (Gori Ruschena) fino al 31.mo anno di età. Ebbi tanti buoni piazzamenti e premi. Dal campionato italiano, da Sedrina, paese di Gimondi a Cassano Ionico in Calabria, ebbi tanti premi e vaglia che mi arrivavano a casa. Mi piazzai 13.mo assoluto ai campionati italiani vicino Bergamo. Altro vuoto fino al 54.mo anno di età, anche se giocavo regolarmente a calcetto e a ping pong e non ho mai abbandonato la bicicletta, neanche ora. A 54 anni grazie a mio cugino comincio a fare questo nuovo sport. Nel 1995 la prima maratona di Roma e non mi sono più fermato, ho partecipato a tutte in qualsiasi condizione”. 

Giovedì scorso pomeriggio 10 dicembre 2020, Domenico mi raccontava i suoi trascorsi di ciclista quando comprò una bici da Lazzaretti negli anni ‘70 e iniziò a gareggiare come fortissimo dilettante sia andando in fuga sia vincendo volate, per esempio con Gigi Sgarbozza utilizzando il rapporto 54/13. Altro aneddoto quando durante la ricognizione di un percorso di gara vide un’anfora e scese dall’ammiraglia per recuperarla e portarla a casa dove ancora è possibile ammirarla. Come è cambiato nel tempo il tuo approccio allo sport? Mi sono sempre migliorato, sentivo dentro di me che ero sempre più portato”. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Tante volte, vincendo molte volte nella mia categoria, e l’anno che ho vinto il Gran Prix della Marsica, piazzandomi prima assoluto nel punteggio totale e vincendo tutte le gare nella mia categoria”. 

Cosa o chi ha contribuito alla tua performance o al tuo benessere? “Mio cugino presidente della Pizzeria il Podista che insisteva sempre a farmi fare le gare”. 

Domenico racconta di come è stato invogliato a correre e da subito andava più forte di chi lo aveva invogliato andando sempre sul podio della sua categoria. Ma la figlia di Domenico ci tiene a precisare che alla sua performance ha contribuito solo la sua testa, i suoi pensieri, la sua voglia di fare, la sua testardaggine, il suo spirito competitivo e non ha mai fatto allenamenti precisi se non qualche volta con suo cugino, non ha mai avuto un’alimentazione oculata ed ha sempre lavorato tantissimo utilizzando magari il percorso casa-lavoro per allenarsi. In effetti Domenico racconta di quando andava al lavoro alla FIAT angolo via Manzoni partendo da Torre Maura e quando arrivava al lavoro era energico e prestante mentre i suoi colleghi erano ancora sonnolenti. Inoltre, sempre al parco di Tor Tre Teste, mi ha spiegato uno dei suoi allenamenti e cioè tante volte il giro di 1km attorno l’acquedotto e il laghetto e la particolarità è che ogni giro lascia una pietra a terra per contare i giri. 

La gara dove hai sperimentato le emozioni più belle? “In tutte le 25 maratone di Roma, arrivando ai Fori Imperiali, mi sono sempre sentito un gladiatore che conquista Roma”. 

Domenico sembra essere un vero eroe avendo partecipato alla sua prima maratona di Roma nel ‘95 con un tempo di 3h22’ a 56 anni e avendo corso tutte e 25 le maratone di Roma diventando uno dei pochi Senatori di Roma che le hanno corso tutte e non vede l’ora di correre la prossima anche a “quattro zampe” nonostante ora abbia più di 80 anni. Questo per dimostrare che lo sport rende felici, longevi e resilienti e che non c’è un’età per iniziare o smettere di fare sport.  

La tua gara o situazione sportiva più difficile? “Il giro dei tre comuni a Civita Castellana, il primo anno che gareggiavo 23 km. Dal 12° al 23° l’unica fortissima crisi che ho pensato tante cose non belle. Ogni km ne sembravano dieci, mi sono detto pure a quattro zampe, ma devo arrivare”. 

Domenico mi ha spiegato la differenza tra due persone con le stesse capacità fisiche e atletiche, affermando che vince chi sa soffrire e infatti si usa dire “non pain no gain (niente dolore niente vittoria)”. 

Una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “In tante gare, quando arriva la crisi, viene qualche dubbio di non farcela; ma poi guardandomi intorno vedevo altri podisti che stavano peggio di me ed ecco che mi consolo e passo avanti”. 

Sempre avanti bisogna andare, nonostante la fatica, la crisi o la stanchezza, Domenico afferma che siamo tutti campioni stando in gara o in allenamento lontano dal divano. 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Dimenticata la maglietta della mia squadra, ho fatto lo sforzo di correre con la divisa di un’altra società. Pertanto lungo il percorso qualche presa in giro”. 

Le sensazioni che sperimenti facendo sport? “Tanta soddisfazione che mi trasmette soprattutto per il mio corpo che ha beneficiato molto del mio fare sport”. 

In effetti è sorprendente e ammirevole incontrare Domenico allenarsi e pensare alle prossime gare, sempre con il sorriso e la voglia di raccontare i suoi trascorsi ma soprattutto i suoi obiettivi ancora sfidanti contro gli avversari della sua categoria. 

A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? Quali sono le difficoltà e i rischi? “Sono cinque anni che ho il ginocchio destro che non sta bene. Dalle risonanze non risultano visibili né legamenti, né menisco. Andato da molti ortopedici, anche illustri, tutti dicono che non dovrei correre. L’ultimo mi ha detto: ‘Se mi dovessi basare su questa risonanza lei non dovrebbe correre, forse neanche camminare, ma lei mi dice che fa le maratone e quindi continui a farlo!’. La testa governa il corpo! Tiro avanti con qualche infiltrazione e anti-infiammatori, ma soprattutto in discesa devo stare molto attento. Il dolore è forte”. 

Domenico non molla, nonostante le controindicazioni resiste e persiste nel suo sport soprattutto con la testa che governa il corpo, che chiede di portarlo ovunque anche “a quattro zampe” e i medici si devono arrendere all’evidenza di un ultraottantenne che ha passione e volontà e si sente vivo e sano grazie allo sport. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Euforia e convinzione di non mollare mai sentendomi sempre meglio fisicamente. E poi penso al Sindaco di Roma che nell’aula Giulio Cesare mi ha nominato Senatore della Maratona di Roma. E al Sindaco di Tagliacozzo che come ‘decano dei podisti abruzzesi e Senatore della Maratona di Roma’ mi ha conferito un attestato di Civica Benemerenza per la mia ‘esemplare e longeva attività sportiva’”. 

Domenico nato in Abruzzo a Poggio Filippo di Tagliacozzo e residente a Roma è considerato e apprezzato dalle istituzioni locali romane e abruzzesi ed è lui stesso un’istituzione ed esempio per giovani e meno giovani di come lo sport aiuta a star bene, a sentirsi vivo e vegeto, di non aver paura delle avversità, di come riuscire a non mollare per perseguire propri obiettivi. 

Come hai superato crisi, difficoltà, infortuni? “Le crisi con il mio temperamento, le difficoltà con la frase ‘più buio di mezzanotte non viene mai’. Una vescica che mi ha martorizzato durante una Roma Ostia, mi ha fatto arrivare secondo per soli 20 secondi di distacco dal primo”. 

Una parola o frase che ti aiuta per andare avanti in situazioni difficili? “Che più buio di mezzanotte non può venire mai o che dopo la tempesta torna il sereno. Così ogni cosa difficile si semplifica e vado avanti”. 

Domenico, attraverso lo sport, ha imparato ad andare oltre, a non fermarsi, a non aver paura, ad accettare, affrontare e superare eventuali crisi, infortuni, sconfitte e soprattutto i muri delle maratone tra il 30° e il 40° chilometro e quindi cosa vuoi che sia qualsiasi problema che lui considera transitorio e superabile. 

Un messaggio per farli avvicinare i ragazzi allo sport? “Che se si vogliono bene devono curare il loro corpo e l’unica medicina, prima di ogni altra, è fare sport”. 

Domenico è un grande esempio di come sport è una terapia naturale senza farmaci. 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “Mi sono vicini e mi sostengono, sono orgogliosi di quello che riesco a fare, gli faccio scordare la mia età”. 

Domenico non ha bisogno di badanti ma lui stesso è un grande motivatore per i più giovani che a volte sono un po’ pigri, sfiduciati e tecnologici. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Ma non saprei consigliare, per me io penso di no. Mi basta avere dentro di me quell’indole agonistica, che non mi piace che qualche avversario mi superi. Dentro di me scattano quelle reazioni che potrebbe darmi lo psicologo. Forse potrebbe darmi cose che non so per migliorarmi ancora”.  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Benessere, euforia e vitalità, che il lavoro diventa un gioco senza fatica”. 

Qualsiasi fatica sembra facile e superabile per Domenico che affronta qualsiasi lavoro come un gioco, con il sorriso e con gli occhi che gli brillano quando lo racconta. 

Sogni realizzati e da realizzare? “Sogni realizzati nella mia vita privata, mi accontento. Non contento sul ramo sportivo, ero nascosto in un paesino. L’avrei potuto praticare da piccolo; avrei avuto più tempo per farmi notare di più e sfruttare le mie voglie”. 

Conosci gli avversari della tua categoria? Puoi batterli? “Sì che li conosco, sul podio di ogni gara siamo sempre più o meno gli stessi. Mi deve essere andata male per il 3° posto, quasi sempre 1°. Le quasi 100 coppe che ho in giro tra Abruzzo e Lazio lo dimostrano, poi le coppe non le hanno date più, altrimenti si sarebbero triplicate. Sì posso batterli, anche se non mi alleno bene e con tutti i problemi che ho”. 

Domenico è sempre a podio, sono pochi gli ultraottantenni ma chi si mette il pettorale per gareggiare è agguerrito e competitivo e quindi la gara è gara, bisogna cercare di arrivare prima dell’avversario per salire sul gradino più alto del podio. 

Come ti vedi a 90 anni? “Ancora con questo spirito, altrimenti il mio corpo lo sa già che lo rimprovero!”. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

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