Vincenzo Santillo, Milano-Sanremo: Questa è una gara che ti cambia la vita

Per correre ci devi mettere tre cose… o core(cuore), l’anema (l’anima), a voglia (la voglia) 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

La consolidata squadra di Impossible Target anche nel 2019 ha organizzato l’Ultramaratona non stop più lunga d’Europa, la “Milano-Sanremo 285 km”, una grande sfida con partenza dalla Darsena dei Navigli di Milano e arrivo al mare di Sanremo attraversando 54 comuni di 3 regioni d’Italia.  

Matteo Ceroni dopo 31h13’ di gara è stato il primo atleta a toccare l’acqua del mare di San Remo precedendo Petr Valek della Repubblica Ceca 32h18’ e l’ungherese Peter Toldi 32h30’. Elena Fabiani, atleta della nazionale italiana di 24h, ha vinto la gara femminile in 44h41’ precedendo la siciliana Alisia Calderone 45h26’.  

Vincenzo Santillo ha portato a termine la sua impresa con l’aiuto di Zagara Arancio in 44h30’ classificandosi all’11° posto e di seguito riporto le sue impressioni attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Allora come stai? “A due settimane dalla mia avventura sto benissimo, ho incominciato a correre subito, solo due giorni di riposo e mercoledì già i primi 20 km, perché ora l’obbiettivo è accompagnare chi mi è stato accanto per 285 km, la mia compagna di vita Zagara Arancio alla sua prima 100 km, quindi c’è da correre, poi già ho gareggiato due volte, domenica scorsa 25 km tutti in salita fino a 1220 metri di altezza e questo weekend 15 km.” 

Una grande impresa, un grande dispendio di energie, un attraversamento di decine di paesi e tre regioni con direzione il mare di San Remo, qualcosa di indescrivibile e solo chi la sperimenta realmente sa di che si tratta e quello a cui può andare incontro dalla privazione del sonno alla disidratazione per questo cioè bisogno di essere monitorati e coccolati fino alla fine e a questo ci ha pensato Zagara Arancio con tanta accortezza, affetto, presenza, perché tra ultrarunner ci si capisce, ci si comprende, ci si aiuta a vicenda amorevolmente. 

E’ valsa la pena? “Ne è valsa la pena, questa è una gara che ti cambia la vita, ti fa sentire forte e ti fa capire che nulla è impossibile se la tua testa vuole, l’ho sempre detto che per correre ci devi mettere tre cose… o core(cuore), l’anema (l’anima), a voglia (la voglia).” 

Per Vincenzo l’ultramaratona può essere considerata sia una terapia della trasformazione in positivo per continuare a essere al mondo con motivazioni, passioni e obiettivi da raggiungere. Inoltre emerge anche una grande sensibilità nei confronti di chi è in condizioni più disagiate per problematiche diverse. 

A chi la dedichi è una domanda scontata? “La dedico a mio figlio, alla mia compagna, infatti il mio numero pettorale era 1216 le date di nascita di mio figlio e di Zagara, però con me ho portato tutti i bambini autistici della tma metodomaietta, perché se anche ci hanno derubato di tutti i bagagli, la bandierina da mettere sulla spiaggia di Sanremo l’avevo con me nel cuore.” 

L’ultramaratona diventa una grande passione che fa passare tutti i dolori, criticità, sofferenza, tutto passa e rimane una forza acquisita, una capacità di resistere alle avversità della vita, di trasformare le negatività in positività. 

Sei più stanco tu o chi ti ha supportato? Ma una vacanza ora la prendi? “Stanchi ma felici, è stata dura riportare l’auto fino a Bergamo per 300 km, avevamo tanto sonno. Vacanza per ora no, dopo il passatore vediamo, anche se sarà difficile stare senza correre.”  

Cosa c’è ora più di ultra? “L’anno prossimo spero di fare la spartathlon oppure rifarò di nuovo questa avventura della Milano Sanremo.” 

Gli ultramaratoneti diventano persone instancabili, sempre alla ricerca si sfide, in mente sempre gare da fare, le più difficili e sfidanti. 

Come ti accolgono nel tuo paese? “Nel paese è stato una festa, un intera città a seguirmi, grazie al GPS tutti potevano vedere Vincenzo Santillo dov’era, poi la mia società, atletica Marcianise mi sono stati vicini per tutta la gara, posso dire che il presidente non ha dormito 2 notti per seguirmi e incitarmi e dare forza anche a chi mi ha seguito.” 

Molti ultramaratoneti praticano la loro passione che impegna tante ore per prepararsi e poter portare a termine le loro imprese e sono accolti da chi resta a casa come eroi per averci creduto fino alla fine, per essersi impegnati, per continuare una passione che richiede impegno e a volte anche dolore e sofferenza. 

Come azzerare la stanchezza? “La stanchezza è azzerata, c’è sempre voglia di correre.”  

Ora cosa vedi davanti a te? “Davanti a me vedo speranza, speranza di una vita migliore, di un lavoro migliore e di una consapevolezza delle mie forze.” 

Quando si crede nella riuscita di imprese sportive molto sfidanti, si riesce a credere anche nel raggiungimento di altri obiettivi della vita quotidiana. 

Hai avuto cenni di cedimento o pensieri negativi? “Ho avuto crisi, certo, non volevo correre più, la seconda parte della gara è stata tutta al sole, lungo il mare, mancavano 3 km al quarto checkpoint (223 km) e non volevo correre più, allora Zagara ha parcheggiato l’auto e mi è corsa incontro e mi ha dato la forza di non mollare accompagnandomi per 3 km.” 

In queste gare lunghissime considerate estreme ci si arriva preparati abbastanza, il percorso da ultramaratoneta è molto lungo e impervio, graduale e progressivo, si attraversano inizialmente le crisi come il muro della maratona e man mano che le distanze si allungano si apprende a saper gestire diverse situazioni, a essere attenti al percorso, al proprio corpo, all’ambiente circostanze per conservare l’integrità fisica e psichica. 

Colpi di sonno o di calore? “Colpi di sonno si, l’ultima notte non ho visto una freccia e mi sono trovato fuori percorso, su una montagna, allungando una decina di km e perdendo più di 2 ore.” 

In questo tipo di competizione, bisogna avere un occhio aperto e un occhio chiuso, una parte di se stessi avanza con attenzione e un’altra parte cerca di riposare, a volte si chiudono entrambi gli occhi e si rischia di perdersi, questa può essere una metafora, ma davvero può succedere qualsiasi imprevisto se non si gioca di anticipo, se non si copre in maniera adeguata, se non si si nutre in modo appropriato, ecco perché ben venga un angelo custode come lo è stato Zagara per Vincenzo. 

Vincenzo è menzionato nel libro “L’ultramaratoneta di Corato. Esperienze, sensazioni, emozioni e aspetti psicologici di un atleta di corsa delle lunghe distanze.”  

https://www.lafeltrinelli.it/libri/giuseppe-mangione/l-ultramaratoneta-corato-esperienze-sensazioni/9788869513183

Matteo SIMONE – 21163@tiscali.it  

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html  

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