Fare sport per sentirsi meglio e pieni di vita

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it 

Per tante persone, la risposta alla mia domanda: Cosa spinge le persone a fare sport, che è anche titolo di un mio libro edito da Aracne Editrice, è il senso di benessere che deriva dalla pratica dello sport da soli o in compagnia, uno “stare bene” che motiva le persone a fare sport.  

http://www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825528275 

Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazione che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi. Di seguito alcune risposte. 

Cosimo Guerra: “Fare sport per sentirsi meglio pieni di vita. Camminare o correre, l’importante è stare bene“. 

Davide Bassi: Inconsapevolmente la mia vita è cresciuta attorno allo sport, come una pianta di vite attorno al suo palo. Sinceramente oggi non mi domando perché lo faccio ma mi domando se potrei farne a meno e la risposta è sempre la stessa: no! 

Lo Cascio Dorotea: “La sensazione di benessere a 360 gradi! La magia che regalano🔝🔝🔝🔝le competizioni sane,”. 

Franco Piccioni: “Stare bene per prima cosa”. 

Margherita Fraternali: “Il benessere”. 

Patrizia Melchior: “Endorfine”. 

Matilde Staffa: “Il senso di benessere che si prova dopo aver corso per almeno un’ora e la soddisfazione dopo due ore di palestra! Lo sport cura corpo mente e spirito. È una fonte inesauribile di felicità”. 

Perché fare sport? Per sperimentarsi, per mettersi in gioco, per raccontare, incontrare, confrontarsi, per sperimentare freddo e caldo, per apprendere dalla scuola della vita; questo è lo sport che vogliamo, di tutti e per tutti, senza età e con ogni modalità. 

Una delle motivazioni che spinge le persone a fare sport è la voglia di uscire dalla zona di confort per mettersi in gioco e sviluppare resilienza cercando di allenare il corpo e la mente e migliorare il tenore di vita.  

Flavio Gioia: “Uno dei tanti motivi è la voglia di uscire dalla zona di comfort, per cercare di allenare il corpo e la mente e migliorare il tenore di vita. La costanza, la voglia di stressare il corpo per portarlo a ottenere una forma adeguata e il benessere psicofisico sono, secondo il mio modesto parere, tutte cause che invogliano a fare sport. Poi gli amici simpatici come Patrizio Di Antonio, Matteo Simone, Massimo Castellano e tanti altri sono l’altra causa che spinge i matti come noi a fare sport! Presto voglio tornare prima a camminare e poi a correre. C’ho  voja che me se porta via!”. 

Marco Soldati: “Spirito di sacrificio e alla fine tanta soddisfazione 💪”. 

Rolando Marzorati: “Fondamentalmente il passare degli anni non han mutato la mia spinta a fare sport, sono cambiati i riscontri in termine di prestazioni ma la voglia di mettermi in gioco con traguardi calibrati all’età è la stessa di quando avevo 20 anni”. 

Massimo Castellano: “Grazie al grande motivatore, triatleta e psicologo dello sport, dott. Matteo Simone che spinge a fare sport aggregando tutti noi atleti e alla lettura dei suoi libri che invogliano a praticare sport affrontando con resilienza qualsiasi fatica per arrivare al traguardo”. 

Si impara sempre dall’esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.  

Praticando sport ci si accorge di poter fare qualcosa di importante, di raggiungere mete e obiettivi sfidanti, superare crisi e difficoltà.  

Luca Parisi: “Le persone come te che danno valore alle persone che essi realizzino grandi oppure piccoli traguardi”. 

Sandro Paduano: “La cosa più bella è sudare 😅 e raggiungere la meta che da calore alla vita e possiamo parlare fino all’infinito, 💪👍amo lo sport”. 

Tra le risposte più gettonata e frequenti vi è il senso di libertà, in effetti lo sport permette di evadere dalle incombenze e preoccupazioni quotidiane, prendendosi un tempo proprio da soli o con amici per dedicarsi a sé stessi curando corpo e mente. 

Kawauchi, l’impiegato maratoneta 100 volte sotto le 2 ore e 20: ha vinto a Boston e rifiuta il professionismo (CORRIERE.IT): “…non corro per vincere premi in denaro o per trovare degli sponsor. Corro per soddisfare il mio interesse personale e per sfidare me stesso“.  

Mimma Caramia: “Il senso di benessere e appagamento. La corsa mi dà quel senso di libertà, una sensazione di benessere che rimane incollata come una seconda pelle”. 

Nunzio Improta: “Il senso di libertà”. 

Giampiera Farre Chanel: “La sensazione di libertà che si ha durante l’attività”. 

Veronica Bellenna Mattioli: “Liberare la mente stressata e ritagliare quel spazio solo per te! Ecco perché mi avventuro a correre nel bosco”. 

Natascia Panzavolta: “L’ attività sportiva nasce e si esprime come senso di libertà, io vivo così il mio sport, mi sento libera…libera di esprimere ciò che sono!”. 

Giada Paolillo: “La voglia di vivere”. 

Jana Brafči: “Libertà, la vita migliore senza i pensieri inutili e benessere assoluto durante e dopo ☺❤”. 

Chiara Lorenza Velocci: “Il senso di Libertà”. 

Per tanti attraverso lo sport si conosce gente, si fa gruppo, ci si confronta, è un’occasione per ridere, sorridere, divertirsi. 

Michele Ricucci: “Fare nuove amicizie? Una Vita meno sedentaria e poltronosa? L’azione che ci rende agili, liberi di camminare con le nostre gambe verso cose belle e costruttive?”. 

Francesco Di Pierro: “Noia, stress, crisi di mezza età, abitudine, edonismo, voglia di conosce gente. Siamo tutti diversi, non credo ci sia un motivo comune”. 

Mauro Ippoliti: “Vedere gente sorridente”. 

Marco Maria Mongiardini‎: “Mi spinge il fatto di star bene, conoscere gente speciale, migliorare il proprio stile di vita e crescere a livello mentale”. 

Per tanti lo sport diventa una medicina, una terapia naturale meglio di tanti altri farmaci a volte anche considerato meglio dello psicologo. 

Chicca Falvo: “Tengo a bada il mio diabete tipo 1 e le complicanze”. 

Michele D’Adamo: “È la medicina n.1”. 

Domenico Manzella: “Le scarpe da running costano meno dello psicologo”. 

Gianluca Achille: “La corsa è terapia (per me). Per dirla alla Ernesto Calindri: ‘contro il logorio della vita quotidiana’. 

Le motivazioni a fare sport sono le più disparate: performance, benessere, non ingrassare, dimagrire, conoscere gente, fuggire da casa e dai problemi.  

Italo Merolli: “Matteo a prescindere dalle funzioni che ha lo sport e sono tante, ciò che spinge le persone a praticarlo va sicuramente ricercato nell’aspetto motivazionale. E le motivazioni possono essere le più disparate”. 

Carlo Spairani: “Il motivo opposto a quello che spinge le persone a stare sul divano…visioni diverse della vita”. 

Lo sport aiuta a comprendere il significato dello sforzo e dell’impegno, aiuta a conoscersi sempre di più soprattutto nelle condizioni difficili dove si tratta di prendere decisioni e di andare avanti. Lo sport permette di comprendere l’unione del corpo, mente e cuore; l’importanza della passione, il credere nelle cose che si fanno, credere in se stessi.  

Pierluigi Lops: “La pazzia. Lo sport è gioco e divertimento, ogni bambino o adulto ha dentro di sé la voglia di divertirsi e giocare fino a 80 anni. Lo sport, ma soprattutto la corsa, ti permette di scoprire ogni cellula del tuo corpo. La sensazione, mentre corri, è proprio quella di analizzare le sensazioni mentali e confrontarle con il tuo corpo con ogni movimento degli arti, con ogni contrazione muscolare e con ogni respiro”. 

Bosco Giuseppe: “Ciao Matteo, non penso proprio sia la pazzia, io corro dal 1980, 40 anni di emozioni, sacrifici ma tante soddisfazioni, quando non corro mi sento uno schifo, la corse mi rigenera il corpo e la mente, mi rende di buono umore, anche se so bene che con l’età dovrò regolarmi negli allenamenti, ma finche’ avrò questa passione non mollerò, anzi non vedo l’ora che la situazione si sistema, per poter in rivedere tanti amici in gara, abbracciarli condividendo con loro quelle belle emozioni prima, durante e dopo la competizione. Auguri per il 2021 di corsa naturalmente”. 

Per tanti c’è la voglia di provvedere alla propria salute, prevenire, promuovere sani abitudini, avere un salutare stile di vita, non ingrassare, tenersi in forma. 

Criceteam: “Credo che la partenza sia un senso di inadeguatezza. Qualcosa nella nostra vita non ci piace, che sia qualche kg di troppo o altro. Poi scopri quanto è bello e non lasci più perché ti fa star bene“.  

Francesca Ruffa: “Il cibo”. 

Luciano Ciurleo: “La voglia di volersi bene, la voglia di evadere dalla propria routine”. 

Armando Quadrani: “Il rinfresco”. 

Matteo Stelluti: “La bilancia”. 

Paolo Giorgetta: “La panza …”. 

Roberto Tognalini: “Mangiare”. 

Ringrazio Massimo Castellano per la sua poesia

Grande Dott. Matteo Simone! Una poesia per le sue imprese: Forza Matteo! La tua amicizia rende gioiosa ogni volta che esci senza alcuna pigrizia, spesso con una volontà che solo chi ha resilienza vince a ogni partenza! Sei un amico di tutti e questo ci rende sempre più orgogliosi della tua bontà senza malizia, per il tuo modo di essere e vivere in piena amicizia. Donare per te un semplice sorriso è come praticare uno sport. Condividi emozioni vivendo i momenti più preziosi con tutti gli amici, alcuni campioni e altri tapascioni! La tua personalità non è fatta di apparenza, vivi per i valori, è questa la vera sostanza, il resto non ha importanza. Sei per tutti un grande esempio, come un maestro dai sempre il consiglio giusto. L’amica salita è il tuo motto, in ogni momento ci aiuti a non mollare per non piangerci addosso, sai come vincere ogni avversità con coraggio, con parole da saggio, augurandoci di arrivare vittoriosi al nostro traguardo! ”. 

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Coltivare la qualità del “vivere nel presente”

Matteo SIMONE 

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È importante fare le cose ascoltandosi e osservandosi con attenzione a iniziare dal respiro, dalle sensazioni corporee, una sorta di automonitoraggio per valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio, il proprio bisogno. È un contattare le proprie sensazioni in cerca del meglio per sé e considerando gli obiettivi che si vogliono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno. 

Kabat-Zinn nel suo testo Dovunque tu vada ci sei già. In cammino verso la consapevolezza, illustra l’importanza del non fare, di fermarsi, di sperimentare l’essere: “Un buon modo di interrompere le nostre occupazioni è passare per un momento alla ‘modalità dell’essere’. Valutate semplicemente questo momento, senza tentare affatto di cambiarlo. Cosa sta accadendo? Cosa provate? Cosa vedete? Cosa sentite? Quando ci si ferma, l’aspetto curioso è che immediatamente si diventa se stessi. Tutto appare più semplice. In un certo senso è come se foste morti e il mondo continuasse. Se moriste realmente, tutte le vostre responsabilità e obblighi svanirebbero d’incanto. 

Riservandovi alcuni attimi di ‘morte volontaria’ arginando le pressioni del tempo, finché vivete sarete liberi di ritagliarne una parte per il presente. ‘Morendo’ ora, in questo modo, in realtà divenite più vivi. Questo è il vantaggio di fermarsi. La pausa contribuisce a rendere più vivaci, ricche e articolate le azioni successive, aiuta a inquadrare nella giusta prospettiva tutte le preoccupazioni e insicurezze. Serve da guida. 

Più volte nel corso della giornata, fermatevi, sedetevi. Accettate senza riserve il presente, le vostre sensazioni. In questi momenti non cercate di cambiare nulla, limitatevi a respirare e rilassarvi. Respirate, lasciate correre; astenetevi dal voler produrre qualcosa di diverso in questo momento; mentalmente ed emotivamente lasciate che questo momento sia esattamente com’è e lasciate a voi stessi la libertà di essere così come siete. Poi, quando sarete pronti, muovetevi nella direzione dettata dal cuore, consapevoli e risoluti.” 

Anche William Hart, nel suo testo L’arte di vivere, spiega l’importanza di sedersi e sviluppare l’autoconsapevolezza vivendo nel qui e ora: “Quando ci sediamo tranquilli e fissiamo l’attenzione sul respiro, senza l’interferenza di alcun pensiero, attiviamo e manteniamo un salutare stato di autoconsapevolezza. Questo istante, il presente, è proprio il più importante. Non possiamo vivere nel passato, perché se ne è andato. Non possiamo vivere nel futuro, perché ancora non esiste. Possiamo vivere solo nel presente. Se siamo inconsapevoli delle nostre azioni presenti, siamo condannati a ripetere gli errori del passato, e non potremo mai riuscire a realizzare i nostri sogni nel futuro. Se siamo in grado di sviluppare la capacità di essere consapevoli del momento presente, possiamo servirci del passato, come guida, per regolare le nostre azioni future. 

Questo è il sentiero del qui e ora, della consapevolezza del momento presente. Fissare l’attenzione sul respiro favorisce lo sviluppo della consapevolezza del momento presente. La giusta concentrazione consiste nel mantenere questa consapevolezza il più a lungo possibile, momento dopo momento. Ogni giorno, nel compiere le azioni abituali, dobbiamo essere concentrati.” 

Ci sono attività che aiutano in questa presa di coscienza emotiva, fisica, corporea e mentale, quali le passeggiate, le camminate, la corsa lenta e la meditazione, sono attività che sembrano una perdita di tempo ma aiuta a rinforzare la mente e anche a preparare il fisico. 

Sarebbe necessario avvicinarsi, frequentare persone, maestri che possano indicare una strada, un percorso da seguire che include autoconsapevolezza, calma, meditazione, attesa, preparazione, senza richiedere tutto e subito. Il percorso è duro e ci vuole impegno, determinazione, costanza e resilienza, ogni volta che capita che ci si allontana dal percorso non bisogna preoccuparsi, succede, è importante riprendere la strada giusta. 

Matteo SIMONE 

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Simone Balestra: Con allenamento e sacrificio gli obiettivi si raggiungono

Matteo SIMONE 

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Per ottenere qualcosa bisogna essere disposti a faticare, impegnarsi, avere sempre alta passione e motivazione in quello che si fa e quello che si vuol raggiungere. 

Di seguito Simone dell’Atletica La Sbarra racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Campione nello sport mi ci sono sentito quando ho vinto una gara di corsa sui 300 all’età di 10 anni conclusa in 42″, gara inaspettata perché ero in vacanza a trovare i miei zii ma soprattutto perché ho sempre giocato a calcio”. 

Sentirsi campione giocando e in vacanza è un’ottima esperienza che invoglia a proseguire a praticare sport ricercando le sensazioni ed emozioni sperimentate. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Dall’età di 5 anni fino ai 17 ho giocato a calcio a livello agonistico, poi a causa di un infortunio ho dovuto smettere per un po’ e sono saltati vari trasferimenti in altre squadre importanti, quindi ho lasciato perdere. Successivamente ho fatto nuoto e grazie a Marco Tufo (amico e compagno delle scuole superiori) ho ripreso a correre entrando poi nell’Atletica La Sbarra”. 

Tutto passa, tutto cambia, purtroppo a volte bisogna rimodulare piani e programmi per motivi diversi e saper individuare nuovi interessi da coltivare e gli amici risultano essere un’opportunità per essere coinvolti in attività sportive o squadre. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “Alimentazione e costanza nell’allenamento”. 

La gara della tua vita? “Aver vinto una finale di calcio dopo tanti anni che non si riusciva a vincere”. 

La tua gara più difficile? “La mia gara più difficile non è sportiva… avrei voluto trascorrere più di tempo con mio padre!”. 

Questa è una risposta inaspettata ma molto emozionante e utile per chi la legge, a partire dal sottoscritto. A volte perdiamo di vista noi stessi e i nostri cari dando precedenza e priorità ad altre cose che riteniamo più importanti. Bisogna trovare un equilibrio, saper coltivare più orti dando la giusta importanza ad ognuno. 

Una tua esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “Con allenamento e tanto sacrificio gli obiettivi alla fine si raggiungono, è un dato di fatto”. 

Un episodio curioso, divertente, bizzarro, triste della tua attività sportiva? “Andare a fare i 60 metri ad Ancona con una lesione al tendine procurata 2 giorni prima della gara, arrivare ultimo ma tornare a casa felice con un amico, Vincenzo, fresco di medaglia”. 

In effetti sabato 20 marzo 2021, Simone e Vincenzo Paduano, entrambi dell’Atletica La Sbarra, hanno gareggiato ai Campionati Italiani ad Ancona tornado a casa con la medaglia di bronzo di Vincenzo ai 400 metri mentre Simone che correva i 60 metri si è accontentato di concludere la gara dolorante a una gamba. 

Quali sensazioni sperimenti nello sport (allenamento, pre-gara, gara, post-gara? “Sensazioni sempre positive, perché la positività aiuta sempre”. 

In effetti è preferibile essere sempre ben predisposti e presentarsi in gara con le carte in regola per dare il meglio di sé essendosi preparati a dovere e poi se qualcosa non va come previsto si può sempre riprovare un’altra volta potenziando le criticità. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Bisogna sempre ascoltare il proprio corpo e capire quando fermarsi per non farsi male”. 

Immagino Simone dopo l’infortunio prima della gara quanto ha dovuto combattere con se stesso per la decisione di partecipare o meno in considerazione dei sacrifici e delle aspettative sue e di chi lo segue. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Lo sport fa bene alla salute”.  

Cosa ti fa continuare a fare sport? “La voglia di superare i miei limiti e poi perché mi mantengo in forma”. 

È sempre una scommessa e una sfida continua con se stessi e con gli altri, ce la farò a fare un tempo migliore, a battere l’altro, a prendere una medaglia. E per fare tutto ciò bisogna starci con la testa, con il fisico, sapersi alimentare, allenare e riposare. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni, COVID? “Domani sarà un giorno migliore!”. 

In effetti da una parte bisogna starci con quello che c’è senza troppo innervosirsi e dall’altra bisogna sperare che presto finisca lo stato di avversità e si torni a star meglio continuando a coltivare passioni e vivere progetti di vita insieme ai propri cari. 

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliarne l’uso? “Mai.  Anche perché vincere con gli aiuti a cosa serve?”. 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “Mia moglie spesso mi dice: chi te lo fa fare? …. ma dopo l’infortunio prima della gara di Ancona è stata la prima ad incoraggiarmi, un ringraziamento va al Toscano, Andrea e Marco”. 

L’atleta non è solo, è circondato da familiari che si preoccupano e supportano, l’allenatore che cerca di preparare l’atleta per affrontare una competizione nel miglior modo possibile, amici che coinvolgono e incitano, una squadra che supporta e incoraggia. 

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport? “La conferma che sono testardo, finché non raggiungo un obiettivo non mi fermo”. 

Simone sembra essere uno che decide a tavolino il suo obiettivo e poi si organizza mobilitando le energie per allenarsi costantemente e con determinazione per portare a termine ciò che si è prefissato, quindi staremo a vedere quello che succede nei prossimi giorni. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Utile soprattutto se si viene da un infortunio!” 

A volte lo psicologo serve per placare gli animi e per portare pazienza e fiducia nell’atleta nel non andare troppo in fretta nella ripresa e nella voglia di riscattarsi ma prendersi un respiro più lungo per un recupero totale del fisico e della mente e poi si può caricare con la consapevolezza che sarà la volta buona. 

Sogni realizzati e da realizzare? “Avere una bella famiglia, da realizzare vincere i CDS e tornare a correre i 60 metri da protagonista”. 

Simone sembra avere ben chiaro le priorità della sua vita, famiglia e sport, un equilibrio da avere sempre in mente per non incorrere in stress e pressioni ma da dedicarsi con criterio e consapevolezza cercando di ottenere il massimo delle soddisfazioni e gioie. 

Quali sono gli ingredienti del successo? “Allenamento passione e sacrificio”. 

Il successo bisogna saperselo guadagnare con prove ed errori, allenamenti e sacrifici, dolori e soddisfazioni, una fatica che ha alla base tanta passione per non rischiare di mollare o andare in crisi. 

Una parola o frase che ti aiuta nei momenti difficili? “Manca poco all’arrivo 😁”. 

Cosa diresti a Simone di 10 anni fa? “Cominciare a correre prima, qualche bella soddisfazione l’avrei potuta togliere”. 

Come ti vedi tra 10 anni? “Come oggi ma con qualche medaglia in più”. 

Per ottenere qualcosa bisogna sapersi vedere vincenti per sentire entusiasmo e voglia di mettersi all’opera da subito. 

Matteo SIMONE  

Psicologo, Psicoterapeuta 

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I meccanismi psicologici negli sport da combattimento

Matteo SIMONE 

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Conoscenza e consapevolezza di sé stessi; risorse, capacità e limiti; credere in se stessi e non mollare; resilienza per gestire e superare momenti e periodi difficili; gestire stress e/o paura; sostegno e motivazione; obiettivi; autoefficacia, fiducia in sé stessi, ancorarsi a precedenti esperienze di competenza e successo; 

Interessante la testimonianza di Umberto Framondino che riporto nel mio libro Sport, Benessere e Performance Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta, Prospettiva Editrice, Civitavecchia (RM) 2017, pagg. 251-254, capitolo 7. Allenare la mente, paragrafo 1. Umberto Framondino, pugile: Allenare la mente è difficile. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare il pugilato? : “Sono riuscito a combattere quel poco di timidezza che avevo. Ho notato che sono più aggressivo sul ring per via della paura che ho prima di iniziare una gara.” 

Quali sono le tue difficoltà nello sport? “In particolare nella boxe avere degli ottimi riflessi è una cosa fondamentale e se non li hai rischi di trovarti in situazioni abbastanza sgradevoli. Un’altra difficoltà è essere veloci in compenso alla tua massa muscolare, perché più pesi e più sei lento, quindi si devono fare molti esercizi aerobici per le braccia e spalle evitando di fare esercizi con i pesi.” 

Un tuo messaggio per far avvicinare i ragazzi al pugilato? “Il pugilato è chiamato la ‘noble art’ non si tratta solo di tirare pugni a destra e sinistra ma ci vuole astuzia, capire qual è il punto debole di un avversario, usare le sue debolezze. Bisogna usare un 70% testa e il 30% corpo, tutta una questione di strategia. Allenare il corpo è facile allenare la mente quello è difficile.” 

Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Cercare di credere in te stesso e non mollare in nessun caso.” 

Ritieni utile lo psicologo? “Si, specialmente prima di una gara dove lo stress è molto alto.” 

Di seguito la testimonianza di Massimiliano Giattini:  

Qual è stato il tuo percorso sportivo? “Ho provato parecchie discipline iniziando con gli sport di squadra più classici come il calcio e il basket, per poi spostarmi sugli sport da combattimento stabilizzandomi sul pugilato. Ho amato molto questo sport, non tanto per il combattimento quanto più per la conoscenza e la consapevolezza in sé stessi che l’allenamento porta a scoprire». 

Quali sono i pensieri che aiutano? “Aiuta molto credere in sé stessi, e credo sia altrettanto fondamentale confidare in chi crede in noi, sapere che abbiamo l’appoggio di chi ci è vicino”. 

La tua gara più difficile? “Il primo incontro nella mia carriera da pugile che io sia riuscito a vincere. Dopo una sconfitta ed un pareggio, ero determinato più che mai a portare a casa una vittoria. L’avversario era visibilmente più alto di me, e fin da subito si è dimostrato preparato, ma seguendo bene le istruzioni del mio allenatore all’angolo, e credendo nella vittoria sino all’ultimo istante, ho tenuto duro. Non ho mollato, nonostante la stanchezza ho cercato di tener testa all’avversario cercando di tenere la guardia alta e dimostrando quel tanto che serviva di aggressività per accumulare i punti. Al momento del verdetto l’arbitro ha alzato il mio braccio.” 

La fase più difficile del combattimento? “Per me è sempre stata più dura la seconda metà dell’incontro, specialmente l’ultima ripresa. Ti senti le gambe indebolite e le braccia pesanti, sai che manca poco, ed è importante concentrarsi a non abbassare la guardia, anche se sembra di essere arrivati ormai alla fine. Il corpo viene messo a dura prova, e forse li, più che mai entra in gioco la resistenza psicologica”. 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “È stata la prima vittoria ottenuta sul ring di pugilato, precisamente il mio terzo match. Ero particolarmente motivato e mi ero allenato bene, malgrado un fastidio alla zona lombare che mi torturava da qualche mese. Ho notato sin da subito che il mio avversario era ben preparato, ma ascoltando bene l’allenatore e focalizzando i miei pensieri sulla tecnica e sulla resistenza, sono riuscito a concretizzare la vittoria. È stata una gran giornata.” 

A volte lo sport diventa una terapia, aiuta a passare momenti brutti, aiuta a stare da soli ma anche ad uscire dalla solitudine, aiuta a far parte di un gruppo, di una categoria di atleti, aiuta a prendersi cura di se stessi sia fisicamente che mentalmente, aiuta a scaricare rabbia e tensione. 

La risposta di Lory Maureliz alla mia domanda sui pensieri in gara: “I miei pensieri sono che devo dare il massimo, non importa se vinco o perdo, sempre devo dare il mio meglio e mi sento vittoriosa.” 

Le fonti delle convinzioni di efficacia: esperienze di successo, sensazioni sperimentate in esperienze di successo, persuasione verbale, modelli di riferimento. 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, essere consapevole delle proprie capacità e limiti, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, vivendo sempre l’esperienza”. (Simone M., Cosa spinge le persone a fare sport?, Aracne Editrice, 2020, pag. 44.) 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda su come fare per non mollare 

Massimiliano Giattini: “Aiuta molto focalizzarsi su un obiettivo. Uno scontro alla volta, una ripresa alla volta, fino alla fine del match. Tenere lucido in mente, il pensiero degli allenamenti fatti per essere lì in quel momento”. 

Luca Gubinelli: Non ti fa mollare la tenacia…che ti scatta dentro quando vuoi superare i tuoi limiti, le tue paure, senti che se superi quel momento, quello scalino, ti senti più forte, più coraggioso”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia richiesta di una parola o frase che aiuta nei momenti decisivi: 

Umberto Framondino: “Nei momenti decisivi c’è solo una frase che mi ripeto ed è ‘non mollare, mai!’, mi ha aiutato tantissimo soprattutto quando sono in procinto di fare una competizione o gara”. 

Massimiliano Giattini: “’am the greatest. I said that even before I knew I was’ – Muhammad Alì”. 

Luca Gubinelli: La frase che uso spesso è ‘forza e coraggio’ comunque mi piace tanto lavorare sulla visualizzazione e nel sentire di arrivare alla vittoria o comunque in una performance ottimale”. 

Se un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che comporta lavori, sacrifici e rinunce, affronterà le sconfitte a testa alta, complimentandosi con se stesso per quello che di buono è riuscito a fare finora. 

La testimonianza di Ramadhan Bashir che diventa cieco all’età di 26 anni e a 44 anni diventa il primo boxeur non vedente nel Paese dell’Africa Orientale: “Da quando sono stato costretto a vivere nel buio ho sviluppato gli altri sensi, in particolar modo l’udito: ascolto con attenzione i passi e il respiro dell’avversario. Ho imparato a captare ogni piccolo gesto. Sento muoversi l’aria, il sibilo che mi avverte del colpo in arrivo. Con gli anni sono diventato molto ricettivo: è come se avessi una sorta di ‘sesto senso’. Voglio promuovere il pugilato per ciechi e guadagnare abbastanza per assicurare ai miei figli una buona istruzione. Il mio motto è ‘disability is not inability“. 

Gestire stress e/o paura, centratura, focalizzazione, respirazione. 

Di seguito le risposte di alcuni atleti alla domanda sugli allenamenti più difficili. 

Luca Gubinelli: “Per me gli allenamenti più difficili sono quelli in cui ti devi confrontare con un compagno di allenamento sul ring, quelli che nel pugilato si chiamano i ‘guanti’, sicuramente perché ti metti in gioco anche se sei in palestra, senti la tensione del confronto, soprattutto quando durano nel tempo perché lavori sulla resistenza, lì è tosta perché puoi avere una riduzione del fiato e perciò meno lucidità, con la presenza di un avversario che continua a colpirti”. 

Umberto Framondino: “Secondo un mio punto di vista gli allenamenti più difficili sono quelli antecedenti (in genere una o due settimane) ad una gara e/o competizione, in quanto si inizia a pensare se tutto quello che hai fatto è stato sufficiente per poter vincere”. 

Massimiliano Giattini: “Credo che la fase più difficile sia quella in cui si avvicina la gara, i ritmi di allenamento sono davvero alti, e lo stress non sempre è gestibile. Può capitare la giornata no, un allenamento che non va come speravamo e magari ci butta giù il morale. È importate in quella situazione non darsi mai per vinti e tenere duro, focalizzarsi sulla gara e non sul singolo allenamento”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda sulle condizioni che hanno causato una prestazione non ottimale 

Umberto Framondino: “Il fattore di stress o proprio la paura stessa di fare una gara potrebbe far sì che la prestazione non sia ottimale quindi riuscire a controllare tutte e due sarebbe ottimo.” 

Umberto Lucci: “Prima dell’incontro avevo tutto in mente e poi ho avuto un vuoto, ho perso l’incontro.” 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda sulle sensazioni pre-gara, in gara, post-gara?  

Umberto Framondino: “Pre-gara ansia/stress di fallire, post-gara sollievo e benessere.” 

Riccardo Losito: “In allenamento penso a dare tutto me stesso, in pre-gara sono teso ma anche pensieroso, in gara tutta la tensione prima di salire sul ring si tramuta in adrenalina e nel post gara mi sento stanco ma cerco di analizzare l’incontro nei suo pro e contro.” 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda sui pensieri che ostacolano o aiutano?  

Umberto Framondino: “Ci sono molti pensieri, sia negativi che positivi. In genere insieme a questi pensieri sale anche la paura ma quest’ultima a discapito di quello che si può pensare è un fattore positivo, in quanto una volta eliminata, ci permetterà di espandere ancora di più la nostra volontà di far ancora meglio e di non mollare per nessun motivo”. 

Massimiliano Giattini: “Ad ostacolarci ci sono i pensieri negativi, lo stress e la paura di non farcela”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Hai più paura di farti male o di far male?  

Umberto Framondino: “Quando si conosce la propria forza si ha sempre paura di far del male a qualcuno, per questo un buon pugile sa controllare in modo preciso la propria forza. La paura di far del male è sempre un mio pensiero ricorrente”. 

Massimiliano Giattini: “Beh, sicuramente ho sempre avuto più paura di farmi male”. 

Luca Gubinelli: “Prima di una gara ho avuto paura di farmi male, ma era solo iniziale, poi quando salivo sul ring è come se venisse meno”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Di cosa hai bisogno in gara?  

Umberto Framondino: “In una gara di solito l’unica cosa di cui ho bisogno è la tranquillità mentale in quanto ci sono molti pensieri”. 

Massimiliano Giattini: “Concentrazione e lucidità, saper eludere le demotivazioni che derivano dalla fatica e dai colpi subiti. Più in generale credo che la capacità mentale sia fondamentale e credo che sia indispensabile allenarla tanto quanto quella fisica”. 

Luca Gubinelli: “La cosa di cui ho avuto bisogno in gara è di avere all’angolo un maestro di cui avevo piena fiducia, questo per me fa la differenza”. 

Lo sportivo non è solo, è affiancato dall’allenatore che dovrebbe conoscere le sue potenzialità, i suoi punti di forza e di debolezza, dovrebbe costruire con l’atleta un progetto di obiettivi raggiungibili, stimolanti, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva dell’atleta, condividere momenti di gioia e fatica, vincite e sconfitte”. (Simone M.: O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.) 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Chi ha contribuito al tuo benessere e/o performance?  

Umberto Framondino: “Ho avuto ottimi maestri che hanno creduto in me.” 

Massimiliano Giattini: “In primo luogo mio padre, che mi ha sempre sostenuto partecipando attivamente alla mia vita sportiva. Ho avuto inoltre la fortuna di trovarmi sempre in ambienti favorevoli, con ottimi allenatori che svolgevano al meglio il ruolo di motivatori e maestri, nota secondo me fondamentale per la crescita di un atleta.”  

Alcune risposte alla mia domanda: Da chi ricevi sostegno e supporto?  

Umberto Framondino: “Sono poche le persone da cui voglio ricevere supporto, prima di tutto la mia famiglia, la quale mi conosce e sa i sacrifici che ho fatto per arrivare dove sono ora e in secondo luogo ma non meno importanti dai miei amici i quali mi danno la carica”. 

Massimiliano Giattini: “Ho sempre avuto il massimo supporto, dagli amici e i genitori. Fondamentale anche il supporto dei compagni di squadra e l’allenatore”. 

Luciano Bruno: oro mondiali 1983, argento olimpiadi Los Angeles 1984. Nel 1987 a causa di un grave infortunio alla mano dovrà, a soli 24 anni, interrompere la carriera: «Essere pugile è bellissimo ma essere insegnanti è dura. Quando stai all’angolo e vedi che un incontro non va per il verso giusto ti incominci a fare mille domande, ti senti responsabile, e ti chiedi: dove ho sbagliato? La maggior parte delle volte gli incontri vanno bene, ma quella volta in cui non è così, ti incominci a chiedere cosa va aggiustato, qual’ è il percorso giusto per quel ragazzo, e ti assicuro che non è facile». 

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi a uno sport; ciò può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni. Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per accrescere l’autoefficacia dell’atleta. 

Modello ORA: Obiettivi, Risorse, Autoefficacia 

Utilizzando il modello ORA si definisce chiaramente l’obiettivo e le risorse per raggiungerlo. È importante riuscire a vedersi con l’obiettivo raggiunto. Ci si immagina avanti nel tempo con l’obiettivo perseguito. Come ti vedi avendo già raggiunto l’obiettivo? Dove? Con chi? Come ti senti? Come è stato raggiungere l’obiettivo? Cosa hai fatto? Chi ti ha aiutato? Quali sono state le tue risorse? Come hai iniziato? Da dove sei partito? Quali difficoltà hai incontrato? Come le hai superate?  

Bibliografia 

Bandura A., Il senso di autoefficacia. Aspettative su di sé e azione, Erickson, 1996. 

Marcos L. R., Arrendersi mai. Come trovare la carica per affrontare positivamente la vita, Sperling & Kupfer, 2006. 

Simone M., Cosa spinge le persone a fare sport?, Aracne Editrice, 2020. 

‒, O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, Fano (PU) 2013. 

‒, Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico, Sogno Edizioni, Genova 2013. 

‒, Psicologia dello sport e non solo, Aracne Editrice, Roma 2011. 

‒, Sport, Benessere e Performance Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta, Prospettiva Editrice, Civitavecchia (RM) 2017. 

‒, Sviluppare la resilienza per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport, MJM Editore, 2014. 

Matteo SIMONE 

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Gabriele Di Vico: La voglia di cercare nuovi stimoli mi ha spinto verso il triathlon

Matteo SIMONE 

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Lo sport è un’attività che attira tante persone, che permette di apprendere su stessi dall’esperienza e mettendosi in gioco, lo sport diventa un’occasione per sperimentarsi nella fatica raggiungendo obiettivi con il duro lavoro, la motivazione e l’impegno costante nel tempo. Di seguito Gabriele racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Qualche volta, un po’ per fortuna e un po’ merito, mi sono ritrovato in posizioni assolute di rilievo e, pensando al mio allenamento discontinuo, mi sono sentito un campione.” 

L’essere umano è sempre alla ricerca di nuovi stimoli per cercare dii cavarsela sempre, per testarsi, per apprendere dall’esperienza. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Per me lo sport a livello agonistico è iniziato in età avanzata (20 anni) con il podismo, sebbene fossi già conscio di possedere buone doti nel fondo. Ho iniziato così a praticare il mezzofondo fino a circa 25 anni, per poi passare a distanze più lunghe. La voglia di cercare nuovi stimoli mi ha spinto verso altre discipline come il triathlon e naturalmente i suoi derivati.” 

Sono tanti gli ingredienti del benessere e della performance nello sport, bisogna essere motivati, attenti e focalizzati nell’esercizio dell’attività fisica, bisogna avere l’attrezzatura adeguata, soprattutto se si tratta di più discipline bisogna avere tempo a disposizione e saper combinare gli allenamenti senza stress e senza rischiare infortuni da sovraccarico. 

Quali fattori contribuiscono al tuo benessere e/o performance? “Allenamento, concentrazione e alimentazione.”  

Nello sport chi contribuisce al tuo benessere e/o performance? “Quando ho la possibilità di allenarmi con persone motivate e di livello simile al mio, riesco a migliorare le mie performance e raggiungere il benessere che l’attività sportiva riesce a regalarci.” 

Lo sport a volte permette la condivisione dell’esperienza con altri che se sono dello stesso livello diventa stimolante e sfidante e appagante. 

La gara della tua vita dove hai dato il meglio di te o hai sperimentato le emozioni più belle? “Sicuramente il primo Ironman a cui ho partecipato, a Nizza nel 2012.”  

La tua gara più difficile? “Tante, fatte in periodi di scarso allenamento, magari per cercare nuovi stimoli e concluse qualche volta con un ritiro.”  

Ritieni utile lo psicologo dello sport? “Non ho mai fatto ricorso ad uno psicologo di nessuna branca, se non per test o attività di studio, per cui non conosco l’efficacia delle terapie. Ma se fossero efficaci, allora per lo sport credo sarebbero fondamentali, perché mi rendo conto che la ricerca della prestazione crea scompensi psicologici.” 

La pratica dello sport aiuta a costruire una personalità in ottimo stato di salute fisico, mentale e relazionale, permette di sviluppare fiducia in se stessi e soprattutto resilienza per superare periodi di demotivazione, infortuni. 

Una tua esperienza che ti p dare la convinzione che ce la puoi fare? “Sono molto scaramantico ed abitudinario, quando la routine del pregara fila liscia, so che ce la farò.”  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Spesso, per motivi a volte diversi, mi alleno di nascosto. A volte al lavoro, per non ingenerare polemiche con colleghi; a volte a casa, perché se no la mia compagna rosica che io mi sono allenato e lei no; a volte per necessità, magari in una città nuova dove non trovavo una piscina per nuotare o era chiusa, ho scavalcato e mi sono intrufolato per “rubare” un’oretta di nuoto… anche in un paio di piste di atletica mi è successo.” 

Lo sport rende le persone più forti e in salute, rende le persone più efficaci e produttive nel lavoro e sviluppa progettualità e positività, diventa un importante orto da coltivare accanto a quello familiare e lavorativo. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport? “Le più varie, a seconda del tipo di allenamento e di come stia andando. Si spazia dalla frustrazione di un allenamento o gara che non va come dovrebbe andare, all’esaltazione di una prestazione inattesa.”  

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Al di là dei rischi fisici di cadute o incidenti in bici, il rischio è quello di infortuni da sovraccarico. Anche il sovrallenamento è un problema per gli atleti a cui piace faticare.” 

Lo sport permette di sperimentare il ciclo della vita fatto di periodi di successi e insuccessi, vittorie e sconfitte, tensione e rilassamento. 

Quali condizioni fisiche o ambientali ti inducono a fare una prestazione non ottimale? “Durante le gare adoro le situazioni difficili, a patto che coinvolgano tutti gli atleti in gara. In allenamento soffro il caldo e il vento.”  

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Me lo chiedo anch’io… Cioè uno sport per mantenere un certo benessere lo farei comunque per stare in forma e in salute e per divertirmi con gli amici, lo sport di endurance a livello agonistico non lo so perché.”  

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con il tempo.” 

Lo sport rende felici, avvicina persone, culture e mondi; lo sport diventa una palestra di vita, trasmette sani valori. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “E’ il divertimento più sano che esiste, sotto tutti i punti di vista.”  

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “A livello professionistico tutti gli atleti dovrebbero battersi per poter gareggiare ad armi pari, loro dovrebbero essere i principali promotori di un antidoping serio, al di là di considerazioni morali e delle implicazioni sulla salute. A livello amatoriale la gara è contro noi stessi, doparsi vuol dire ingannarci, non ha senso!” 

Dietro all’atleta c’è un mondo di persone che sostengono, fanno il tifo, coccolano, tifano, si informano, criticano. 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “Mediamente le persone che frequento sono coinvolte anche loro nel mondo dello sport, quindi sono spontaneamente favorevoli e propense. Gli altri naturalmente pensano che io sia pazzo a sprecare così tante energie (e a volte anche salute) per un’attività più o meno fine a sé stessa.” 

Lo sport permette di approfondire la conoscenza di se stessi nel raggiungere obiettivi difficili e sfidanti con impegno, motivazione, costanza, determinazione. 

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “La mia resistenza a determinate condizioni, fisiche e psichiche.”  

Riesci a immaginare una vita senza lo sport? “Credo che vivere in modo dinamico sia uno sport anch’esso, quindi… no!”  

Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “Ho pensato di smettere di fare gare, non di fare sport.” 

Nella mente degli atleti ci sono sempre gare sfidanti da partecipare per testarsi per mettersi alla prova, per sperimentarsi, per sfidare altri. 

Prossimi obiettivi? Mi piacerebbe continuare a essere un atleta master in grado di ‘giocarsela con gli atleti più giovani, specie con quelli che pensano di riuscire a raggiungere gli obiettivi con delle scorciatoie e con uno spirito non sempre sportivo. C’è bisogno che qualcuno un po’ più grande ogni tanto li rimetta in riga!” 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

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Matteo Nocera vince la 6 giorni di corsa: Il mio team è veramente eccezionale

Sapevo di poter fare una gara per le primissime posizioni 

Matteo SIMONE 

L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km.  

Le gare si sono svolte su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. Di seguito Matteo racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Grandissimo, te l’aspettavi? “Si, cioè sapevo di poter fare una gara per le primissime posizioni, stavo bene e sicuramente affrontavo la gara con più maturità”. 

Da un po’ di anni Matteo si è avvicinato al bizzarro mondo delle ultramaratone esordendo vittorioso in gare di 6 ore e poi con il tempo ha pensato di provare le gare di 6 giorni inizialmente con poca esperienza ma poi con sempre più preparazione, maturità ottenendo prestigiosi fino alla vittoria con calma, senza fretta. 

Che significato ha per te? “Un significato importante perché ho dedicato 6 mesi di preparazione fisica e mentale a questa gara così dura e oggi sì, sono contento”. 

In queste lunghissime gare di corsa della durata di alcuni giorni ci vuole tanta umiltà, attesa, controllo metanale, equilibrio, gestione di energia per arrivare fino alla fine integro e motivato nel continuare a praticare questo sport che potrebbe sembrare usurante ma la mente aiuta a prendersi cura prima, durante e dopo il ungo esercizio sportivo. 

A chi la dedichi? “Al mio Papà e a tutte le persone che mi hanno aiutato in questa impresa”. 

Nei pensieri di Matteo il papà è sempre stato e lo è tutt’ora al primo posto, in precedenti interviste Matteo raccontava che l’accompagnava alle gare, lo spronava, faceva il tifo per lui e ora lo guarda, lo osserva, lo sostiene dall’alto. Sempre presente nella mente di Matteo, una grande risorsa per lui, un grande ricordo. 

Cosa pensavi in gara? “Pensavo a chi in questi mesi mi ha aiutato con gli allenamenti e si è sacrificato con me per mettermi nelle migliori condizioni psicofisiche”. 

Tanti mesi di preparazione mirata a centrare questo grande obiettivo per Matteo, 6 giorni di corsa uscendone vittorioso in questa gara di ultramaratona. 

Cosa hai temuto? “Temuto? In verità nulla perché quando corro sono sereno, sto bene, poi dopo provo a fare tutto il resto”. 

Attraverso la corsa Matteo sperimenta serenità, riesce a correre per ore e ore non perdendo di vista se stesso cercando di portare a compimento suoi sogni di prestazioni eccellenti a seguito periodi di allenamento mirato. 

Cosa è stato determinante? “Domenico è stato determinante, mi ha seguito e fatto assistenza in gara poi c’è stata una sua frase che mi ha fatto accendere la scintilla vincente. Quindi si decisamente lui, è una vittoria veramente anche sua”. 

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e la famiglia? “Sono stato molto aiutato, agevolato anche nel lavoro quotidiano”. 

Dietro un atleta c’è sempre almeno un amico, un sostenitore, un aiutante, una famiglia, una squadra, tante persone che fanno il tifo e sostengono in queste tantissime ore di corsa fino al termine con la consapevolezza che tutto passa, passa la fatica, passa la gioia, resta la gioia, la soddisfazione, la pace e la serenità. 

Cosa c’è dietro questa vittoria? “Lavoro, allenamento, sacrifici e tanta passione, tanto amore per lo sport”. 

Dietro una vittoria c’è la voglia di mettersi in gioco, di osare, di faticare, una elevata passione in quello che si fa. 

Cosa vedi davanti a te? “La prossima gara perché la voglio vincere”. 

Matteo è molto competitivo, assetato di vittorie ma con il tempo riesce a gestirsi meglio, a essere più cauto e sereno, a saper aspettare e pazientare. 

Come stai gestendo il periodo COVID? “Beh il covid a creato innumerevoli problemi, e allora anche noi con lo sport possiamo contribuire con sacrificio a cambiare le cose e ritornare presto alla normalità”. 

Bisogna essere sempre in grado di riorganizzarsi, trovare stimoli nuovi e diversi, continuare a inseguire propri sogni. 

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te? “Il mio team è veramente eccezionale. Colgo l’occasione per salutare il presidente Luigi Celiento e Pasquale Ummarino, sono stati unici come tutti i compagni di squadra. Idem ovviamente amici e famiglia”. 

Matteo sembra avere a disposizione un grande team che provvede per lui, lo sostiene, ha fiducia in lui e quindi sembra che il meglio debba ancora venire per Matteo. 

Matteo Nocera è menzionato nel libro “L’ultramaratoneta di Corato. Esperienze, sensazioni, emozioni e aspetti psicologici di un atleta di corsa delle lunghe distanze”. 

https://www.lafeltrinelli.it/libri/giuseppe-mangione/l-ultramaratoneta-corato-esperienze-sensazioni/9788869513183

Un’intervista a Matteo Nocera è riportata nel libro “Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, Edizioni Psiconline. 

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

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6 aprile 2021, Giornata mondiale dell’attività fisica. Restiamo attivi

Matteo SIMONE 

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Il 6 aprile si celebra la Giornata mondiale dell’attività fisica. Nella vita si fanno delle scelte, molti preferiscono poltrire o restare in una zona di estremo confort per non rischiare un giudizio, una brutta figura, altri per sentirsi vivi devono sentire il proprio corpo, le proprie sensazioni corporee, il cuore che palpita, il respiro affannoso, il sudore colare da proprio corpo, il senso di fame, sete, freddo, caldo, c’è tanto bisogno di sentire. 

Lo sport diventa una terapia naturale meglio di tanti farmaci, diventa un addestramento alla vita, incrementa consapevolezza nei propri mezzi e proprie capacità, incrementa fiducia in sé, aiuta a stare al mondo con una visione positiva e propositiva.  

L’esercizio fisico permette di elaborare pensieri e problemi, prendere decisioni ragionate, aiuta a pianificare progetti e mete, a stare con gli altri confrontandosi e condividendo gioia e fatica. Lo sport incrementa consapevolezza, sviluppa autoefficacia consolidando la fiducia in se stessi di poter far qualcosa, di riuscire in qualcosa. 

Lo sport incrementa la resilienza, si affrontano e si superano meglio i problemi, le crisi, le difficoltà, si è più attenti e gentili. E’ importante sviluppare consapevolezza di sé e fiducia in se stessi. La motivazione deve essere solida. E’ necessario attingere alle risorse interne per perseguire le mete desiderate e cavalcare l’onda del cambiamento per seguire la direzione che porta a trasformare sogni in realtà e raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili. 

Siamo tutti in grado di perseguire i nostri sogni. Lo stato di forma va e viene; con l’impegno, la passione e la determinazione si riesce a stare in forma il più a lungo possibile cercando di durare fino all’obiettivo ambito.  

Lo sport rende felici nonostante la fatica, le salite, le avverse condizioni climatiche. Per ottenere qualcosa bisogna crederci; impegnarsi duramente; essere determinato; mettere in conto infortuni, sconfitte e momenti bui; rialzarsi sempre e ripartire con pazienza, senza fretta, con modestia e umiltà, apprezzando sempre l’esperienza che dà frutti importanti da portare a casa con serenità. 

Si possono fare grandi cose e se arriva un impedimento per qualsiasi motivo bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, non abbattersi ma cambiare solamente gli obiettivi, rimodularli in base alle proprie condizioni fisiche attuali. Per ogni problema c’è almeno una soluzione, chiuso un portone se ne possono aprire tanti altri. L’esperienza fatta fa parte del bagaglio culturale ed esperienziale dell’individuo e serve nel futuro per andare avanti con pazienza, un passo alla volta, con consapevolezza e rispettando i propri limiti. 

ORA è il momento per salire sul treno dell’attività fisica, è sempre il momento per iniziare, non aspettare il momento migliore. Sport è anche solidarietà, inclusione, integrazione, consapevolezza corporea dei propri limiti, osare senza esagerare, lo sport che dà ma a volte toglie, lo sport come rete sociale, fidarsi è affidarsi. 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, essere consapevoli delle proprie capacità e limiti, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, con modestia e umiltà, rispettando gli altri e vivendo sempre l’esperienza che dà frutti importanti da portare a casa serenamente, fidarsi e affidarsi, questo è lo sport che vogliamo. 

Costruisci una meta, obiettivo, un risultato iniziando a piccoli passi, con piccoli movimenti, sperimentando e iniziando a utilizzare risorse personali, man mano sentirai crescere la passione, l’entusiasmo e svilupperai più consapevolezza corporea e dei propri mezzi, avrai più fiducia di te e delle tue possibilità e potenzialità, lo sport incrementa autoefficacia, supererai momenti difficili fatti di demotivazione, infortuni, sconfitte ma riuscirai a essere più resiliente nello sport e nella vita, incontrerai persone, culture, mondi e condividerai gioie e fatiche. 

Interessante le testimonianza di alcuni atleti in risposta alla mia domanda relativa a un messaggio rivolto ai ragazzi per farli fare attività fisica: 

Valacchi Andrea: “Fare dell’attività fisica ė un momento aggregante socializzante che ti fa conoscere te stesso e gli altri aumenta la tua autostima e la fiducia in te stesso.” 

Alessandro Cafiero: “Lo sport è una preziosa occasione di sviluppo e di benessere. Significa raggiungere maggiore autonomia e anche migliorare l’autostima, trasmettendo una fiducia risolutiva di problemi che si ritenevano irrisolvibili.” 

Gabriele Di Vico: “E’ il divertimento più sano che esiste, sotto tutti i punti di vista.” 

Lo sport aiuta a diventare maturi e responsabili, aiuta a seguire regole e valori importanti nello sport e nella vita familiare e lavorativa. 

Attività fisica a casa. Infografica per chi lavora da casa 

Attività fisica a casa. Infografica per chi vive in condizioni di rischio e di vulnerabilità 

#manifestoposcovid nos seus posts de midias sociais 

https://drive.google.com/file/d/1kA0uK0LJuCxeYcZ88uuY5FcMNGflwq8Y/view

Attività fisica per il benessere fisico, psicologico e sociale 

http://win.ilguerriero.it/codinopreatle/2011/psicologia/simone_05.htm 

Lo sport quale terapia naturale e addestramento alla vita 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/09/lo-sport-quale-terapia-naturale-e.html

4 testi per chi si avvicina allo sport e all’esercizio fisico, in particolare alla corsa 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/08/4-testi-per-chi-si-avvicina-allo-sport.html

Matteo SIMONE 

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Praticare la bici come sport o per conoscenza del territorio e di se stessi

 Matteo SIMONE 

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Con la bici si può uscire da soli o in gruppo, si può praticare la bici come sport o per lunghi percorsi di conoscenza del territorio e di se stessi. Pedalare, cercando l’equilibrio in bici, aiuta a pensare e riflettere, fare piani e programmi, elaborare pensieri e situazioni, ricordare episodi e situazioni, insomma la bicicletta può essere considerata un’opportunità per esplorare se stessi in profondità oltre che i territori. 

La bicicletta permette di considerare la ciclicità della vita, che comprende salite e discese, fatica e rilassamento, periodi tristi e felici. Come nell’esperienza della bici così anche nella vita ci sono situazioni difficili e dobbiamo essere cauti e fiduciosi nell’affrontarle e poi accorgersi di aver risolto, di essere arrivati e apprezzeremo noi stessi per aver superato e vinto tutto, salite e crisi. 

Tutto passa, tutto cambia; passa la salita, passa la crisi; rimane la consapevolezza che anche questa volta si è riusciti ad incrementare la forza interiore: un aiuto non solo nello sport ma anche nella vita lavorativa quotidiana, familiare, relazionale. 

Se non ce la facciamo possiamo rallentare, possiamo anche scendere dalla bicicletta e recuperare o comunque ristorarci bene perché a volte si spendono molte energie e la stanchezza può incombere anche improvvisamente; così come succede nella vita quotidiana dove a volte si va di fretta, trovandoci in situazioni da risolvere senza riposare e recuperare sperimentando stress e tensioni. 

Analizzando ancora, la bicicletta può essere considerata una cara amica e la fatica diventa la nostra ombra amica che ci ricorda che sperimentare fatica fa accorgere di essere ancora vivi. Possiamo sempre essere fiduciosi, apprendere dall’esperienza con resilienza affrontando ogni situazione, crisi e fatica con consapevolezza e a piccoli passi. La bicicletta è metafora della vita; come per la bici c’è la ciclicità della salita e della discesa così nella vita c’è la crisi e la soluzione. 

Mai darsi per sconfitti, ma accettando e cambiando il corso degli eventi con fiducia e resilienza uscendone fuori sempre più rafforzati. La bicicletta ha tante potenzialità: veicolo di conoscenza e consapevolezza, comodo e utile mezzo di trasporto ecologico e pratico. 

Nella vita prima o poi la trovi una bici da pedalare che fa appassionare, fa mettere in gioco, fa sperimentare benessere e performance, permette di far parte di una squadra che segue obiettivi condivisi, fa condividere allenamenti e gare, trasferte e viaggi. 

Non c’è un’età per iniziare a pedalare una bici, importante è quello che si sperimenta e a volte le sensazioni e le emozioni sono ricche e intense. La bici è una palestra di vita, una modalità per sperimentarsi e mettersi alla prova, un’opportunità per apprendere dall’esperienza e portare a casa sempre insegnamenti. 

L’atleta attraverso l’esperienza con la bici sviluppa tanta consapevolezza del proprio essere, del proprio fare, delle proprie possibilità, capacità, delle proprie caratteristiche e risorse, dei propri limiti che esperienza dopo esperienza cerca di superare, di andare oltre, di osare sempre un po’ di più mettendosi in gioco e apprendendo sempre dall’esperienza sportiva che diventa palestra di vita per far meglio nella vita quotidiana familiare, lavorativa, relazionale. 

L’atleta attraverso l’esperienza con la bici affrontando la fatica, le crisi, gestendo e superando fatica e crisi e difficoltà incrementando sempre più la fiducia in sé, la sua efficacia nello specifico sport praticato, un’autoefficacia che poi si estende in altri contesti di vita e che incrementa anche l’autostima generale, sperimentando sempre più benessere fisico, mentale e relazionale. 

La bici permette di trovare un tempo dedicato a se stessi da soli o in compagnia per fare qualcosa che diventa piacevole, fa sperimentare sensazioni ed emozioni, fatica e impegno per raggiungere obiettivi con determinazione e trasformare sogni in realtà. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta  

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Imparare dall’esperienza è la cosa più piacevole, più divertente

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

A volte la fatica rende felici, è quello che sperimentano molti atleti di sport di endurance come gli ultramaratoneti e i triatleti ironman, l’ho sperimentato anch’io soprattutto nella gara più bella della mia vita l’Iron elbaman.  

Interessante quello che scriver Murakami nel suo libro l’arte di correre: “Ciò che soprattutto mi ha reso felice, oggi, è il fatto che questa gara me la sono proprio goduta. Non ho ottenuto un tempo di cui andar fiero. Ho anche commesso diversi piccoli errori. Però ho corso fino a esaurimento delle forze, e ne risento ancora l’effetto. Inoltre, sotto molti punti di vista, credo di essere migliorato rispetto all’ultima gara. E questo è un punto essenziale. Perché la difficoltà del triathlon consiste nel saper combinare le tre prove, e l’esperienza ha molto da insegnare al riguardo. Permette di compensare lo squilibrio delle attitudini fisiche. In altre parole, imparare dall’esperienza è la cosa più piacevole, più divertente del triathlon.” 

La bellezza dello sport è che ti permette di fare esperienza, di metterti in gioco, di apprendere dall’esperienza sbagliando e facendo sempre meglio la prossima volta. 

Ancora continua Murakami: “Naturalmente è stata dura, a un certo punto stavo quasi per perdermi d’animo. Ma in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante del triathlon o della maratona, chei mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un instante, la sensazinoe autentica di vivere. Raggiungniamo la consapevolezza che la qualità della vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.” 

Praticando lo sport ti senti veramente e intensamente vivo, senti il respiro affannoso, il cuore che batte. Le sfide sono sempre più cercate, la voglia di vedere se si riesce ad arrivare entro il tempo massimo, la voglia di indossare la maglia da finisher, di completare la gara nonostante le difficoltà. 

Ancora continua Murakami: “Dopo una bella gara ce ne torniamo ognuno alla propria casa, ognuno alla propria vita quotidiana. E in vista della prossima gara di nuovo ci alleneremo in silenzio, come abbiamo fatto fino a oggi, probabilmente ognuno in un posto diverso. Visto dall’esterno – o piuttosto giudicato dall’alto – il nostrro modo di vivere apparirà forse insulso, privo di fondamenta e di significato. Penso che sia una cosa alla quale dobbiamo rassegnarci.” 

C’è una sorta di alternanza tra un periodo più o meno lungo di allenamenti ed il giorno della gara per testare lo stato di forma dell’atleta, una messa alla prova, arriva il giorno della verità dove l’atleta deve compiere una successione di gesti atletici che lo permetttono di arrivare al traguardo in salute. Ed ogni volta apprende sempre qualcosa di più, rivede alcuni atleti diventati amici, si confronta con loro sulla loro forma, sui metodi di allenamento, sulle modalità di integrazione alimentare, sull’abbigliamento sportivo tecinico, su eventuali libri in commercio sulla preparazione fisica o mentale. 

Questo è il fantastico mondo dello sport di endurance, sperimentare e mettersi in gico, momento per momento superando momenti più o meno difficili o bui, uscendo ogni volta da gallerie e tunnel, scoprendo una nuova luce, e tornando ogni volta al mondo con qulalcosa in più, più arricchiti soprattutto nella mente e nel cuore. 

Di seguito una testimonianza descritta nel testo Disciplinaliquida di Franco Del Campo, campione di nuoto, due finali alle Olimpiadi di Città del Messico (1968): “Partecipare ai Giochi Olimpici e magari raggiungere – anche se da ultimo – due finali, è il sogno supremo di chiunque faccia sport. Ma, per arrivare alla fine di questa lunga marcia, bisogna iniziare con un numero infinito di passi intermedi, di allenamenti, di gare piccole piccole, qualche volta vinte e più spesso perse (diffidare di quelli che vincono subito, troppo spesso e troppo facilmente: non riusciranno ad imparare dall’esperienza e a superare il prezioso stress formativo della sconfitta). Poi arrivano, lentamente, le gare più importanti, prima regionali e poi nazionali. E non ci sono scorciatoie. Ma a questo punto devi aver superato una certa selezione, basata – certo – sui tempi e sui risultati, ma soprattutto trascinata dalla determinazione, dalla testardaggine, dalla caparbia volontà di tener duro, anche se avresti voglia di fare altro.”  

L’atleta può considerare il non raggiungimento di un obiettivo prefissato come una sconfitta personale. Ma nello sport si mettono in conto le sconfitte, servono a farti fermare, riflettere, fare il punto della situazione, osservare, valutare, capire cosa c’è stato di utile, di importante nella prestazione eseguita e su cosa, invece, bisogna lavorare, cosa si può migliorare. Quindi, tutto sommato, la sconfitta potrebbe servire per fare una valutazione delle proprie risorse, punti di forza e, al contempo, delle criticità. 

E’ importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede per fare meglio in futuro e funzionare meglio come individui e come squadra conoscendosi meglio. 

Ci si mette a tavolino, e si esamina al dettaglio quello che è successo, come possiamo far meglio la prossima volta, sono tante le modalità per far meglio. 

Matteo SIMONE 

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Bisogna farsi trovare pronti per prendere al volo il treno dello sport

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Il treno dello sport a volte passa e bisogna farsi trovare pronti per prenderlo al volo e lasciarsi trasportare per strade, ville, parchi e monti. Si è sempre in tempo per salire sul treno dello sport, si può stare davanti o dietro, non c’è un’età per iniziare o per smettere, non c’è un’esatta modalità per aderire al treno dello sport, si può sperimentare sia benessere che performance. 

Si può provare ad abbandonare la zona considerata di comfort, è sempre il momento del movimento, non c’è un momento giusto per iniziare o un momento migliore, si può aderire al treno dello sport in ogni momento entrando a far parte di gruppi whatsapfacebook, mailing list, scegliendo uno sport, allenamento, gara, evento, partecipando con propri tempi e modalità. 

Questo è lo sport che vogliamo, lo sport che rende felici nonostante la fatica, le salite, le avverse condizioni climatiche. Si può fare tutto con cautela e attenzione, fidandosi e affidandosi, iniziando a piccoli passi lenti con minimi obiettivi e poi ognuno segue il suo percorso. Sport è anche solidarietà, inclusione, integrazione, consapevolezza corporea dei propri limiti, osando senza esagerare. 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, con modestia e umiltà, rispettando gli altri. 

Si può costruire una meta, obiettivo, risultato iniziando a piccoli passi, con piccoli movimenti, iniziando a utilizzare risorse personali, sviluppando consapevolezza corporea, incrementando fiducia di sé, superando momenti difficili, demotivazione, infortuni, sconfitte, sviluppando resilienza nello sport e nella vita, condividendo gioie e fatiche. 

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013. 

WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour 

Matteo SIMONE 

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