Michele Fiale: La gara del mio cuore nel 2007 la maratona di New York

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Lo sport permette di sperimentare sensazioni ed emozioni uniche e ricche, permette di incontrare persone, culture e mondi, permette di scoprire valori, pianificare obiettivi e mete per prendere direzioni e cercare di trasformare sempre più sogni in realtà. 

Di seguito una interessante mia intervista a Michele Fiale, 41 anni, diploma di Ragioniere, podista dirigente della Asd Gargano 2000. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Nella mia vita non mi sono mai sentito un Campione però devo ammettere che in qualche gara mi sono sentito pienamente soddisfatto di come stavo procedendo e in una gara in particolare una 10 km a Margherita di Savoia nel 2016 mi sono complimentato con me stesso quando all’8° km ho superato un gruppo di ragazzi 18enni o 20enni e io 40enne che dicevo tra me e me scherzando: bravo Michele a 40 anni mantieni ancora i colpi.”  

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? Ho cominciato il 1° maggio del 2003 la mia avventura da atleta-podista, già in precedenza facevo sport ma non in modo continuo, la mia vita da atleta è cominciata quel giorno e da quel giorno amore a prima vista per la corsa.” 

Quali fattori hanno contribuito al tuo benessere e/o performance? “Di fattori che hanno contribuito al mio benessere o alla mia performance sono tanti, variano dalla corretta alimentazione ai costanti e continui allenamenti fatti di tante sedute di qualità e poi soprattutto piacevoli sacrifici, benessere fisico, gambe, cuore, polmoni, testa e tanta tanta passione, la passione accende la corsa.” 

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere e/o performance? “I tanti esempi poi di campioni tre su tutti di Totò Antibo, Pietro Mennea ed Emil Zatopek hanno contribuito ad innamorarmi ancora di più della corsa mentre Valentina Vezzali e anche paraolimpici come Zanardi e Bebe Bio hanno rafforzato in me l’idea che lo sport in generale è una sensazione, un turbinio di emozioni che solo chi lo vive in prima persona può capire e noi siamo da esempio alle future generazioni.”  

La gara della tua vita dove hai dato il meglio di te o hai sperimentato le emozioni più belle? “La gara della mia vita è stata una Roma-Ostia mezza maratona del 2013 dove ho dato il meglio di me e ne ho tirato fuori un personale di 1 ora 24 minuti e 28 secondi del quale ne vado fiero, e lì ho avuto bellissime sensazioni mentre la gara del mio cuore è stata nel 2007 la maratona di New York che mi ha dato sensazioni ed emozioni indescrivibili che tutt’ora porto nel cuore e racconto con piacere ad amici e conoscenti.” 

La tua gara più difficile? “La mia gara più difficile direi un po’ tutte per varie difficoltà che si incontrano nei vari percorsi, ricordo due su tutte, Pietramontecorvino e Gravina.” 

Una tua esperienza che ti può dare la convinzione che ce la puoi fare? “A Gravina ho avuto la forza di capire che ce la potevo fare, partimmo in 427 e arrivai 27 assoluto e 5 di categoria, era un Trail in un bosco e pure se non ero abituato a quei percorsi fatti di sterrati, impervie salite e ripide discese arrivai al traguardo soddisfatto e venni premiato dai miei sforzi e sacrifici ovviamente sempre piacevoli.” 

Lo sport premia sempre, ti fa faticare, allenare ma se sei costante, se hai motivazione e obiettivi chiari e sfidanti riesci a ottenere ottimi risultati scoprendo energie insospettabili. 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Un episodio curioso mi accadde in una gara Trail di 21 km che poi risultarono 23 all’arrivo perché si sbagliò strada noi che eravamo nel gruppo di testa ma continuammo, io poi al 10 km ebbi una caduta ma mi rialzai trovai la forza di continuare a correre e all’arrivo nonostante rispetto a molti avevo percorso due km in più arrivai primo nella mia categoria.” 

Succede di sbagliare strada, a volte le segnaletiche non sono idonee oppure gli atleti sono distratti oppure il maltempo copre le segnaletiche importante fare la propria gara, dare il meglio di sé e se si cade rialzarsi sempre e andare avanti, sviluppare resilienza e continuare nei propri intenti che permettono di sperimentare prima benessere e poi performance.  

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (pre-gara, in gara, post-gara? “Il mio pre-gara oggi è abbastanza tranquillo, qualche anno fa soffrivo di ansia da prestazione poi mi sono calmato e oggi corro meglio perché corro tranquillo, prima era come se dovessi dimostrare qualcosa a qualcuno, e invece da quando mi sono imposto che non devo dimostrare niente a nessuno ma che è una piace sfida solo con me stesso corro molto più rilassato consapevole delle mie forze e di ciò che ho fatto in allenamento, in gara do tutto me stesso senza risparmiarmi e nel post gara sono sempre sorridente qualsiasi sia stato il mio risultato che se è positivo va bene se è negativo c’è sempre una prossima gara per potersi riscattare.” 

Sempre meglio con l’esperienza si impara a gestire ansia e stress, si impara dagli errori e dalle sconfitte, si impara a stare eretto e orgogliosi di se stessi, di quello che si riesce a fare. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Le difficoltà i rischi sono tanti, bisogna fare attenzione all’alimentazione che deve essere sempre pulita e consona all’allenamento e al tipo di gara che si deve affrontare, e poi bisogna avere rispetto e svolgere una vita regolare per poter permettere al fisico di rispondere sempre al meglio, quindi a nanna presto la sera e soprattutto d’inverno coprirsi in modo adeguato al clima prettamente freddo per me che mi anallergico alle 5:30 di mattina ed effettuare sempre un buon riscaldamento e stretching finale.”  

Quali condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Due volte ho corso con la febbre addosso, mai più fare una cosa simile, si corre quando si sta bene, non si è obbligati a gareggiare, per farlo bisogna essere in ottima forma psico-fisica.” 

Ogni tanto e importante fermarsi, rallentare, recuperare, attenti a non farsi prendere troppo dallo sport. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? “La voglia la passione sono la fiamma che tengono acceso il desiderio di fare sport.” 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Le crisi le ho superato con la forza mentale che ha sempre contraddistinto il mio carattere, le sconfitte le ho superate con molta tranquillità consapevole che il riscatto era lì dopo qualche gara ad arrendermi e gli infortuni con molta calma anche qui con la consapevolezza che sarei ritornato più forte di prima.” 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? “Ragazzi fare sport è un qualcosa di magico, ti fa star bene fisicamente e ci rafforza caratterialmente, quindi provate qualsiasi tipo di sport e magari scoprirete di avere un talento che prima non sapevate di avere.” 

Vero, si tratta di magia perché bisogna scoprirlo se non lo facciamo non lo sappiamo, provando ci accorgiamo del magico benessere che ne deriva. 

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliarne l’uso? “Mai combatto il doping da una vita, e il mio doping naturale lo dico sempre è l’amore, la passione, l’adrenalina che si scatena in me un ogni allenamento in ogni gara e soprattutto cosa che dico da sempre ognuno di noi ha un limite oltre il quale non si può andare, è la Natura umana e noi dobbiamo accettarlo.” 

Vero, importante rispettare i limiti, a un certo punto bisogna fermarsi e accettare chi e più forte, senza per forza ricorrere a doping o scorrettezze. 

Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport? “I miei primi tifosi sono i miei familiari e gli amici, loro sono la mia forza, sostengono sempre i miei allenamenti e mi sostengono in gara.” 

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Ho scoperto di avere qualche dote fisica e caratteriale, ho provato a mettermi in gioco come sempre faccio anche nella vita e il fare questo sport mi ha reso più forte, sereno, gioioso anche se alla base lo sono sempre stato e poi molto fiducioso in me stesso e nelle mie capacità, anche molto saggio e prodigo di sani e buoni consigli anche agli altri podisti, agli allievi che alleno e che mi regalano tante soddisfazioni.”  

Un bell’equilibrio tra doti e carattere che permettono di fare sport ad alti livelli, a mettere insieme forza fisica e mentale, a sperimentare benessere individuale e collettivo ad apprendere e a trasmettere agli altri buon e prassi e utili consigli per eccellere. 

Riesci a immaginare una vita senza lo sport? Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “Non riesco ad immaginare la mia vita senza il mio sport la mia corsa ma sono consapevole che se un giorno tutto questo dovesse finire per un infortunio o altro fattore esterno potrò essere fiero e orgoglioso di me stesso di ciò che ho dato e che corsa mi ha dato, con la speranza di essere stato un buon esempio per le nuove generazioni.” 

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? Certo la figura dello psicologo nello sport è di fondamentale importanza, io stesso quando alleno cerco di intuire e capire lo stato d’animo dei miei allievi non a caso li inducono a fare certi allenamenti preferendoli ad altri e incitando e spronandoli sempre a dare il meglio di loro stessi anche nelle fasi o giornate di stanca o perché si è giù moralmente.” 

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? “I miei prossimi obiettivi sono e rimangono sempre quelli di allenarmi e possibilmente migliorarmi anche se con il passare degli anni migliorarsi è sempre più difficile ma cerco sempre quanto meno di allenarmi al meglio per non avere rimpianti. Alcuni sogni sono già stati realizzati come quello di aver partecipato alla maratona di New York, mi piacerebbe realizzare il sogno di gareggiare alle maratone di Boston e Atene e poi un sogno che a breve spero di realizzare è quello di fine maggio 2018 dove mi cimenterò nella 100 km del Passatore. Matteo Simone grazie di cuore per questa intervista.”  

Sempre avanti bisogna guardare e comprendere ora cosa vogliamo fare e cosa possiamo fare, bell’obbiettivo quello della 100km, sfidante, difficile ma raggiungibile, sembrano che i tempi sono maturi per allenarsi prudentemente e gradualmente verso questa meta ambita. 

Matteo SIMONE 

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