I meccanismi psicologici negli sport da combattimento

Matteo SIMONE 

www.psicologiadellosport.net 

Conoscenza e consapevolezza di sé stessi; risorse, capacità e limiti; credere in se stessi e non mollare; resilienza per gestire e superare momenti e periodi difficili; gestire stress e/o paura; sostegno e motivazione; obiettivi; autoefficacia, fiducia in sé stessi, ancorarsi a precedenti esperienze di competenza e successo; 

Interessante la testimonianza di Umberto Framondino che riporto nel mio libro Sport, Benessere e Performance Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta, Prospettiva Editrice, Civitavecchia (RM) 2017, pagg. 251-254, capitolo 7. Allenare la mente, paragrafo 1. Umberto Framondino, pugile: Allenare la mente è difficile. 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare il pugilato? : “Sono riuscito a combattere quel poco di timidezza che avevo. Ho notato che sono più aggressivo sul ring per via della paura che ho prima di iniziare una gara.” 

Quali sono le tue difficoltà nello sport? “In particolare nella boxe avere degli ottimi riflessi è una cosa fondamentale e se non li hai rischi di trovarti in situazioni abbastanza sgradevoli. Un’altra difficoltà è essere veloci in compenso alla tua massa muscolare, perché più pesi e più sei lento, quindi si devono fare molti esercizi aerobici per le braccia e spalle evitando di fare esercizi con i pesi.” 

Un tuo messaggio per far avvicinare i ragazzi al pugilato? “Il pugilato è chiamato la ‘noble art’ non si tratta solo di tirare pugni a destra e sinistra ma ci vuole astuzia, capire qual è il punto debole di un avversario, usare le sue debolezze. Bisogna usare un 70% testa e il 30% corpo, tutta una questione di strategia. Allenare il corpo è facile allenare la mente quello è difficile.” 

Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Cercare di credere in te stesso e non mollare in nessun caso.” 

Ritieni utile lo psicologo? “Si, specialmente prima di una gara dove lo stress è molto alto.” 

Di seguito la testimonianza di Massimiliano Giattini:  

Qual è stato il tuo percorso sportivo? “Ho provato parecchie discipline iniziando con gli sport di squadra più classici come il calcio e il basket, per poi spostarmi sugli sport da combattimento stabilizzandomi sul pugilato. Ho amato molto questo sport, non tanto per il combattimento quanto più per la conoscenza e la consapevolezza in sé stessi che l’allenamento porta a scoprire». 

Quali sono i pensieri che aiutano? “Aiuta molto credere in sé stessi, e credo sia altrettanto fondamentale confidare in chi crede in noi, sapere che abbiamo l’appoggio di chi ci è vicino”. 

La tua gara più difficile? “Il primo incontro nella mia carriera da pugile che io sia riuscito a vincere. Dopo una sconfitta ed un pareggio, ero determinato più che mai a portare a casa una vittoria. L’avversario era visibilmente più alto di me, e fin da subito si è dimostrato preparato, ma seguendo bene le istruzioni del mio allenatore all’angolo, e credendo nella vittoria sino all’ultimo istante, ho tenuto duro. Non ho mollato, nonostante la stanchezza ho cercato di tener testa all’avversario cercando di tenere la guardia alta e dimostrando quel tanto che serviva di aggressività per accumulare i punti. Al momento del verdetto l’arbitro ha alzato il mio braccio.” 

La fase più difficile del combattimento? “Per me è sempre stata più dura la seconda metà dell’incontro, specialmente l’ultima ripresa. Ti senti le gambe indebolite e le braccia pesanti, sai che manca poco, ed è importante concentrarsi a non abbassare la guardia, anche se sembra di essere arrivati ormai alla fine. Il corpo viene messo a dura prova, e forse li, più che mai entra in gioco la resistenza psicologica”. 

La gara della tua vita dove hai sperimentato le emozioni più belle? “È stata la prima vittoria ottenuta sul ring di pugilato, precisamente il mio terzo match. Ero particolarmente motivato e mi ero allenato bene, malgrado un fastidio alla zona lombare che mi torturava da qualche mese. Ho notato sin da subito che il mio avversario era ben preparato, ma ascoltando bene l’allenatore e focalizzando i miei pensieri sulla tecnica e sulla resistenza, sono riuscito a concretizzare la vittoria. È stata una gran giornata.” 

A volte lo sport diventa una terapia, aiuta a passare momenti brutti, aiuta a stare da soli ma anche ad uscire dalla solitudine, aiuta a far parte di un gruppo, di una categoria di atleti, aiuta a prendersi cura di se stessi sia fisicamente che mentalmente, aiuta a scaricare rabbia e tensione. 

La risposta di Lory Maureliz alla mia domanda sui pensieri in gara: “I miei pensieri sono che devo dare il massimo, non importa se vinco o perdo, sempre devo dare il mio meglio e mi sento vittoriosa.” 

Le fonti delle convinzioni di efficacia: esperienze di successo, sensazioni sperimentate in esperienze di successo, persuasione verbale, modelli di riferimento. 

Per ottenere qualcosa bisogna crederci, essere consapevole delle proprie capacità e limiti, impegnarsi duramente, essere determinato, mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui, rialzarsi sempre e ripartire sempre con pazienza, senza fretta, vivendo sempre l’esperienza”. (Simone M., Cosa spinge le persone a fare sport?, Aracne Editrice, 2020, pag. 44.) 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda su come fare per non mollare 

Massimiliano Giattini: “Aiuta molto focalizzarsi su un obiettivo. Uno scontro alla volta, una ripresa alla volta, fino alla fine del match. Tenere lucido in mente, il pensiero degli allenamenti fatti per essere lì in quel momento”. 

Luca Gubinelli: Non ti fa mollare la tenacia…che ti scatta dentro quando vuoi superare i tuoi limiti, le tue paure, senti che se superi quel momento, quello scalino, ti senti più forte, più coraggioso”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia richiesta di una parola o frase che aiuta nei momenti decisivi: 

Umberto Framondino: “Nei momenti decisivi c’è solo una frase che mi ripeto ed è ‘non mollare, mai!’, mi ha aiutato tantissimo soprattutto quando sono in procinto di fare una competizione o gara”. 

Massimiliano Giattini: “’am the greatest. I said that even before I knew I was’ – Muhammad Alì”. 

Luca Gubinelli: La frase che uso spesso è ‘forza e coraggio’ comunque mi piace tanto lavorare sulla visualizzazione e nel sentire di arrivare alla vittoria o comunque in una performance ottimale”. 

Se un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che comporta lavori, sacrifici e rinunce, affronterà le sconfitte a testa alta, complimentandosi con se stesso per quello che di buono è riuscito a fare finora. 

La testimonianza di Ramadhan Bashir che diventa cieco all’età di 26 anni e a 44 anni diventa il primo boxeur non vedente nel Paese dell’Africa Orientale: “Da quando sono stato costretto a vivere nel buio ho sviluppato gli altri sensi, in particolar modo l’udito: ascolto con attenzione i passi e il respiro dell’avversario. Ho imparato a captare ogni piccolo gesto. Sento muoversi l’aria, il sibilo che mi avverte del colpo in arrivo. Con gli anni sono diventato molto ricettivo: è come se avessi una sorta di ‘sesto senso’. Voglio promuovere il pugilato per ciechi e guadagnare abbastanza per assicurare ai miei figli una buona istruzione. Il mio motto è ‘disability is not inability“. 

Gestire stress e/o paura, centratura, focalizzazione, respirazione. 

Di seguito le risposte di alcuni atleti alla domanda sugli allenamenti più difficili. 

Luca Gubinelli: “Per me gli allenamenti più difficili sono quelli in cui ti devi confrontare con un compagno di allenamento sul ring, quelli che nel pugilato si chiamano i ‘guanti’, sicuramente perché ti metti in gioco anche se sei in palestra, senti la tensione del confronto, soprattutto quando durano nel tempo perché lavori sulla resistenza, lì è tosta perché puoi avere una riduzione del fiato e perciò meno lucidità, con la presenza di un avversario che continua a colpirti”. 

Umberto Framondino: “Secondo un mio punto di vista gli allenamenti più difficili sono quelli antecedenti (in genere una o due settimane) ad una gara e/o competizione, in quanto si inizia a pensare se tutto quello che hai fatto è stato sufficiente per poter vincere”. 

Massimiliano Giattini: “Credo che la fase più difficile sia quella in cui si avvicina la gara, i ritmi di allenamento sono davvero alti, e lo stress non sempre è gestibile. Può capitare la giornata no, un allenamento che non va come speravamo e magari ci butta giù il morale. È importate in quella situazione non darsi mai per vinti e tenere duro, focalizzarsi sulla gara e non sul singolo allenamento”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda sulle condizioni che hanno causato una prestazione non ottimale 

Umberto Framondino: “Il fattore di stress o proprio la paura stessa di fare una gara potrebbe far sì che la prestazione non sia ottimale quindi riuscire a controllare tutte e due sarebbe ottimo.” 

Umberto Lucci: “Prima dell’incontro avevo tutto in mente e poi ho avuto un vuoto, ho perso l’incontro.” 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda sulle sensazioni pre-gara, in gara, post-gara?  

Umberto Framondino: “Pre-gara ansia/stress di fallire, post-gara sollievo e benessere.” 

Riccardo Losito: “In allenamento penso a dare tutto me stesso, in pre-gara sono teso ma anche pensieroso, in gara tutta la tensione prima di salire sul ring si tramuta in adrenalina e nel post gara mi sento stanco ma cerco di analizzare l’incontro nei suo pro e contro.” 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda sui pensieri che ostacolano o aiutano?  

Umberto Framondino: “Ci sono molti pensieri, sia negativi che positivi. In genere insieme a questi pensieri sale anche la paura ma quest’ultima a discapito di quello che si può pensare è un fattore positivo, in quanto una volta eliminata, ci permetterà di espandere ancora di più la nostra volontà di far ancora meglio e di non mollare per nessun motivo”. 

Massimiliano Giattini: “Ad ostacolarci ci sono i pensieri negativi, lo stress e la paura di non farcela”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Hai più paura di farti male o di far male?  

Umberto Framondino: “Quando si conosce la propria forza si ha sempre paura di far del male a qualcuno, per questo un buon pugile sa controllare in modo preciso la propria forza. La paura di far del male è sempre un mio pensiero ricorrente”. 

Massimiliano Giattini: “Beh, sicuramente ho sempre avuto più paura di farmi male”. 

Luca Gubinelli: “Prima di una gara ho avuto paura di farmi male, ma era solo iniziale, poi quando salivo sul ring è come se venisse meno”. 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Di cosa hai bisogno in gara?  

Umberto Framondino: “In una gara di solito l’unica cosa di cui ho bisogno è la tranquillità mentale in quanto ci sono molti pensieri”. 

Massimiliano Giattini: “Concentrazione e lucidità, saper eludere le demotivazioni che derivano dalla fatica e dai colpi subiti. Più in generale credo che la capacità mentale sia fondamentale e credo che sia indispensabile allenarla tanto quanto quella fisica”. 

Luca Gubinelli: “La cosa di cui ho avuto bisogno in gara è di avere all’angolo un maestro di cui avevo piena fiducia, questo per me fa la differenza”. 

Lo sportivo non è solo, è affiancato dall’allenatore che dovrebbe conoscere le sue potenzialità, i suoi punti di forza e di debolezza, dovrebbe costruire con l’atleta un progetto di obiettivi raggiungibili, stimolanti, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva dell’atleta, condividere momenti di gioia e fatica, vincite e sconfitte”. (Simone M.: O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.) 

Le risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Chi ha contribuito al tuo benessere e/o performance?  

Umberto Framondino: “Ho avuto ottimi maestri che hanno creduto in me.” 

Massimiliano Giattini: “In primo luogo mio padre, che mi ha sempre sostenuto partecipando attivamente alla mia vita sportiva. Ho avuto inoltre la fortuna di trovarmi sempre in ambienti favorevoli, con ottimi allenatori che svolgevano al meglio il ruolo di motivatori e maestri, nota secondo me fondamentale per la crescita di un atleta.”  

Alcune risposte alla mia domanda: Da chi ricevi sostegno e supporto?  

Umberto Framondino: “Sono poche le persone da cui voglio ricevere supporto, prima di tutto la mia famiglia, la quale mi conosce e sa i sacrifici che ho fatto per arrivare dove sono ora e in secondo luogo ma non meno importanti dai miei amici i quali mi danno la carica”. 

Massimiliano Giattini: “Ho sempre avuto il massimo supporto, dagli amici e i genitori. Fondamentale anche il supporto dei compagni di squadra e l’allenatore”. 

Luciano Bruno: oro mondiali 1983, argento olimpiadi Los Angeles 1984. Nel 1987 a causa di un grave infortunio alla mano dovrà, a soli 24 anni, interrompere la carriera: «Essere pugile è bellissimo ma essere insegnanti è dura. Quando stai all’angolo e vedi che un incontro non va per il verso giusto ti incominci a fare mille domande, ti senti responsabile, e ti chiedi: dove ho sbagliato? La maggior parte delle volte gli incontri vanno bene, ma quella volta in cui non è così, ti incominci a chiedere cosa va aggiustato, qual’ è il percorso giusto per quel ragazzo, e ti assicuro che non è facile». 

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi a uno sport; ciò può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni. Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per accrescere l’autoefficacia dell’atleta. 

Modello ORA: Obiettivi, Risorse, Autoefficacia 

Utilizzando il modello ORA si definisce chiaramente l’obiettivo e le risorse per raggiungerlo. È importante riuscire a vedersi con l’obiettivo raggiunto. Ci si immagina avanti nel tempo con l’obiettivo perseguito. Come ti vedi avendo già raggiunto l’obiettivo? Dove? Con chi? Come ti senti? Come è stato raggiungere l’obiettivo? Cosa hai fatto? Chi ti ha aiutato? Quali sono state le tue risorse? Come hai iniziato? Da dove sei partito? Quali difficoltà hai incontrato? Come le hai superate?  

Bibliografia 

Bandura A., Il senso di autoefficacia. Aspettative su di sé e azione, Erickson, 1996. 

Marcos L. R., Arrendersi mai. Come trovare la carica per affrontare positivamente la vita, Sperling & Kupfer, 2006. 

Simone M., Cosa spinge le persone a fare sport?, Aracne Editrice, 2020. 

‒, O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, Fano (PU) 2013. 

‒, Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico, Sogno Edizioni, Genova 2013. 

‒, Psicologia dello sport e non solo, Aracne Editrice, Roma 2011. 

‒, Sport, Benessere e Performance Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta, Prospettiva Editrice, Civitavecchia (RM) 2017. 

‒, Sviluppare la resilienza per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport, MJM Editore, 2014. 

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm