6 Days UMF – Italian Ultramaraton Festival – Winter Edition 2021

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km.  

Le gare si sono svolte su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. Di seguito le testimonianze di alcuni atleti nelle diverse gare di ore, giorni, chilometri o miglia, rispondendo ad alcune mie domande. 

Di seguito Francesco Cannito, vincitore della 48 ore con 305 km e migliore prestazione italiana di categoria, racconta la sua esperienza.  

Grandissimo, te l’aspettavi? “Buongiorno Matteo. Ero convinto di fare una buona gara, avevo fatto allenamenti durissimi Mi allenavo da solo attorno un anello di 1450 metri, circuito ideale per simulare la gara. Nelle gare lunghe c’è sempre la sorpresa … qualche volta non sempre la salute ti aiuta in quei giorni. Quando feci l’ultramaratona Milano-Sanremo oppure la Race Across Apulia alcuni giorni prima ebbi dei problemi fisici non collegabili con la corsa…le portai a termine ma in pessime condizioni”.  

È importante tenere a mente non solo le gare dove si è riusciti, si è sperimentato successo, sono andate benissimo ma anche quelle dove si è avuto problemi, difficoltà, criticità ma si sono superate e quindi la fiducia in sé aumenta nel riuscire a fare bene e meglio nonostante qualsiasi avversità o criticità che si può sempre gestire e superare con la tanta esperienza in gare di ultramaratone.  

Che significato ha per te? “Quando raccogli i frutti dopo tanti sacrifici sei felice, sposti un’altra asticella e credi sempre di più in te stesso”.  

Dopo il temporale, la tempesta, la fatica si esce illesi si sperimenta sempre la pace dei sensi, una grande soddisfazione, un rilassamento meritato, una gioia immensa, un’incredulità in quello che si è riusciti a fare con tanto impegno e determinazione.  

A chi la dedichi? “Dedico questa prestazione innanzitutto ai miei genitori per avermi insegnato che nella vita se credi veramente a qualcosa devi dare tutto te stesso per arrivarci, non è come percorrere un’autostrada ma stradine strette curvose e tanti saliscendi. Poi dedico questo risultato a mia moglie che mi assiste sempre in queste gare e avere una compagna che sa cosa fare in tutti i momenti di gara è tantissimo”.  

Dietro ogni persona c’è sempre una famiglia composta da genitori che si sono sempre occupati e preoccupati per i loro figli alla ricerca del meglio per loro, studio, lavoro, sistemazione ed eventuali moglie e figli che supportano e a volte incitano come la moglie di Francesco che è anche lei un’agguerrita ultramaratoneta.  

Cosa pensavi in gara? “In gare come quelle sei da solo, non puoi distrarti devi essere concentrato e mai sprecare energie inutilmente, ogni tanto quando ti incroci con altri atleti un sorriso e via. Cosa penso? Cerco di non pensare alla corsa in quel momento…penso a tutte quelle cose belle che ho fatto”.  

In gare dove si cerca la performance c’è poco spazio allo scherzo, si è più focalizzati in quello che si sta facendo per capire come fare per non consumare troppa energia, come integrarsi e quale può essere l’abbigliamento adatto, insomma ci sono tanti dettagli da curare per cercare di percorrere più chilometri possibile nell’arco delle 48 ore che è la gara scelta da Francesco per imprimere il suo record nazionale.  

Cosa hai temuto? “Quando fai una gara lunga c’è sempre un momento di crisi o un infortunio, questo ogni ultra lo tiene in conto e mentalmente durante gli allenamenti pensa a come gestire la mente in quei casi, durante la gara abbiamo avuto tanto freddo, acqua e vento ma fortunatamente sono riuscito a non mollare…il sogno era grande”.  

Cosa è stato determinante? “Il clima non è stato clemente con noi atleti. Acqua, freddo e tanto vento non mi hanno aiutato nella mia gara, sono andato avanti perché credo che quando vuoi realizzare un sogno…quest’ultimo è più forte di molte cose avverse come quelle che si sono verificate in quest’ultima gara”.  

In gare considerate estreme della durata di 2 giorni possono essere tanti i sabotatori ambientali o mentali, qualcosa ci può suggerire di fermarci, dolori immaginari, o e percepiti insopportabili, fatica accumulata nel corso delle ore perché la mente non riesce a far pulizia di pensieri negativi e tante altre avversità che si possono incontrare, ma se il sogno è grande e l’impegno c’è stato in modo adeguato allora non si molla, o quanto meno si fa attenzione ai messaggi che si ascoltano e uno per uno si risponde a dovere avanzando sempre, prima vado a vanti e poi penso a come fare per gestire il fastidio, intanto avanzo poi forse c’è qualche problema che va via da solo.  

Cosa c’è dietro questo podio? “Dietro questo podio ci sono tanti km di allenamenti…tanto tempo tolto alla famiglia e una forte motivazione”.  

Dietro ogni successo ci sono sempre sacrifici, fatiche, rinunce ma l’importante è che ci sia un’alternanza tra dolore e gioia, assenza e presenza, fatica e soddisfazione, sconfitta e successo.  

Come ti sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e la famiglia? “Ho un mio carissimo amico coach Enrico Vedilei, una persona preparato nel campo ultra che mi ha sempre seguito dall’inizio preparazione fino all’inizio gara, Bruno Gagliardi il mio fisioterapista che nei momenti di bisogni mi metteva in quadro e dietro di me c’era la mia compagna, lei anche Ultramaratoneta non mi ha mai fatto pesare nulla”.   

Dietro ogni prestazione eccellente c’è non solo l’atleta che l’ha compiuta ma anche la famiglia che gli permette di fare ciò, un eventuale allenatore che possa dare consigli e dritte basate sulla propria esperienza, suti, competenze e preferibilmente chi si cura del corpo che deve sostenere carichi elevati di impatto passo dopo passo a carico della colonna, articolazioni, muscolatura.  

Cosa vedi davanti a te? “Questa prestazione mi dà la motivazione di pensare a correre una gara in Grecia l’ASA Atene-Sparta-Atene, un percorso storico ambito da tanti Ultramaratoneti di tutto il mondo”.  

La mentalità di Francesco e di tanti altri ultrarunner è di alzare sempre il più possibile l’asticella, e quindi maratone, 6 ore, 100km, 200km, 300km e perché non provare a percorrere anche circa 500km, si può fare tutto testandosi e allenandosi come si deve, sempre non perdendo di vista se stessi e chi è vicino.  

Come stai gestendo periodo COVID? Purtroppo questa pandemia ha limitato molti rapporti tra persone che si confrontavano frequentandosi ora solo messaggi, telefonate e niente gare…una pandemia che prima o poi passerà e potremmo nuovamente ritornare a quel tempo felice che noi davamo per scontato”.  

Dice bene Francesco un tempo felice che davamo per scontato e ora che tutto ciò non c’è possiamo apprezzare momenti felici insieme, i contatti, le carezze, le pacche sulle spalle, le coccole, baci e abbracci, ora più che mai ci mancano, si spera che tutto ritorni come prima, dobbiamo continuare a non abbassare la guardia e allo stesso tempo a non mollare.  

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te? “Molti mi incitano a continuare, mi chiedono tutto quello che faccio e come faccio, poi c’è una piccola parte di quelli che tu credi amici, ti fanno il sorrisetto ma dentro di loro sperano che tu fallisca……li vorrei ringraziare, loro non sanno quanta forza ti danno per non mollare…perché in quei momenti difficili di gara pensi a loro😜😜😜”.  

Di seguito Matteo racconta la sua esperienza in gara di 6 giorni.  

Grandissimo, te l’aspettavi? “Si, cioè sapevo di poter fare una gara per le primissime posizioni, stavo bene e sicuramente affrontavo la gara con più maturità”.  

Da un po’ di anni Matteo si è avvicinato al bizzarro mondo delle ultramaratone esordendo vittorioso in gare di 6 ore e poi con il tempo ha pensato di provare le gare di 6 giorni inizialmente con poca esperienza ma poi con sempre più preparazione, maturità ottenendo prestigiosi fino alla vittoria con calma, senza fretta.  

Che significato ha per te? “Un significato importante perché ho dedicato 6 mesi di preparazione fisica e mentale a questa gara così dura e oggi sì, sono contento”.  

In lunghissime gare di corsa della durata di alcuni giorni ci vuole tanta umiltà, attesa, controllo metanale, equilibrio, gestione di energia per arrivare fino alla fine integro e motivato nel continuare a praticare questo sport che potrebbe sembrare usurante ma la mente aiuta a prendersi cura prima, durante e dopo il ungo esercizio sportivo.  

A chi la dedichi? “Al mio Papà e a tutte le persone che mi hanno aiutato in questa impresa”.  

Nei pensieri di Matteo il papà è sempre stato e lo è tutt’ora al primo posto, in precedenti interviste Matteo raccontava che l’accompagnava alle gare, lo spronava, faceva il tifo per lui e ora lo guarda, lo osserva, lo sostiene dall’alto. Sempre presente nella mente di Matteo, una grande risorsa per lui, un grande ricordo.  

Cosa pensavi in gara? “Pensavo a chi in questi mesi mi ha aiutato con gli allenamenti e si è sacrificato con me per mettermi nelle migliori condizioni psicofisiche”.  

Tanti mesi di preparazione mirata a centrare questo grande obiettivo per Matteo, 6 giorni di corsa uscendone vittorioso in questa gara di ultramaratona.  

Cosa hai temuto? “Temuto? In verità nulla perché quando corro sono sereno, sto bene, poi dopo provo a fare tutto il resto”.  

Attraverso la corsa Matteo sperimenta serenità, riesce a correre per ore e ore non perdendo di vista se stesso cercando di portare a compimento suoi sogni di prestazioni eccellenti a seguito periodi di allenamento mirato.  

Cosa è stato determinante? “Domenico è stato determinante, mi ha seguito e fatto assistenza in gara poi c’è stata una sua frase che mi ha fatto accendere la scintilla vincente. Quindi si decisamente lui, è una vittoria veramente anche sua”.  

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e la famiglia? “Sono stato molto aiutato, agevolato anche nel lavoro quotidiano”.  

Dietro un atleta c’è sempre almeno un amico, un sostenitore, un aiutante, una famiglia, una squadra, tante persone che fanno il tifo e sostengono in queste tantissime ore di corsa fino al termine con la consapevolezza che tutto passa, passa la fatica, passa la gioia, resta la gioia, la soddisfazione, la pace e la serenità.  

Cosa c’è dietro questa vittoria? “Lavoro, allenamento, sacrifici e tanta passione, tanto amore per lo sport”.  

Dietro una vittoria c’è la voglia di mettersi in gioco, di osare, di faticare, una elevata passione in quello che si fa.  

Cosa vedi davanti a te? “La prossima gara perché la voglio vincere”.  

Matteo è molto competitivo, assetato di vittorie ma con il tempo riesce a gestirsi meglio, a essere più cauto e sereno, a saper aspettare e pazientare.  

Come stai gestendo il periodo COVID? “Beh il covid a creato innumerevoli problemi, e allora anche noi con lo sport possiamo contribuire con sacrificio a cambiare le cose e ritornare presto alla normalità”.  

Bisogna essere sempre in grado di riorganizzarsi, trovare stimoli nuovi e diversi, continuare a inseguire propri sogni.  

Colleghi, famiglia e amici di squadra cosa dicono di te? “Il mio team è veramente eccezionale. Colgo l’occasione per salutare il presidente Luigi Celiento e Pasquale Ummarino, sono stati unici come tutti i compagni di squadra. Idem ovviamente amici e famiglia”.  

La gara di 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini in 359h20’31”, precedendo il francese Jean-Louis Vidal in 370h38’09” e il finlandese Petri Mikael Perttilä in 380h05’08”.  

Di seguito Jean-Louis e Petri Mikael Perttilä,  raccontano la loro esperienza.  

Cosa ti spinge a correre 1.000 miglia?  

Jean-Louis: “Sono appassionato delle incredibili possibilità del corpo umano. Non cerco prestazioni brutali ma piuttosto la gara in equilibrio. Ho notato durante le mie gare a tappe (TranseGaule-FRA-19 giorni-1190 km, DeutschlandLauf-GER-19 giorni-1350 km, Joggle-GBR-17 giorni-1400 km e HollandUltraTour-NED-14 giorni-900 km) che il mio corpo è migliorato dalla seconda settimana. Idem per i 6 giorni (800km) dove i giorni migliori sono gli ultimi 2. Ero curioso di sapere come si sarebbe comportato il mio corpo su una corsa non-stop di più di 6 giorni”.  

Petri: “Al giorno d’oggi sono lento e inoltre non posso correre per molto tempo continuamente senza camminare di tanto in tanto. Le lunghe distanze mi attirano perché non c’è fretta, posso mangiare e dormire e poi continuare a correre”.  

Le corse di lunghe distanze è una disciplina sportiva dove non c’è fretta di arrivare al traguardo, dove bisogna starci nel percorso per ore e ore avanzando sempre ma ogni tanto fermarsi o rallentare per recuperare, cambiare abbigliamento per il clima che può variare tra il giorno alla notte o da una settimana all’altra in quanto si arriva a correre anche più di 10 giorni per percorrere 1.000 miglia.  

Jean-Louis: “Per me, a differenza delle corse brevi, che io chiamo ‘corse per esaurimento’, le corse ultra sono corse di equilibrio. Quasi sempre riesco nelle mie gare perché ho una strategia molto attenta. Ecco la mia ricetta: lascia che il corpo entri lentamente in gara per 2 giorni, non correre mai stanco ma fermati a riposare. Non guardare mai il comportamento degli altri partecipanti, rimani al tuo livello di comfort”.  

Petri: “Per me non ingredienti speciali, basta trovare una competizione interessante, registrarsi, iniziare a fare jogging e vedere cosa succederà (si spera che finisca)”. 

Questi consigli sono molto utili e interessanti soprattutto per i neofiti che a volte hanno fretta di correre e dimostrare di valere perdendo di vista se stessi, i messaggi del proprio corpo, sensazioni importanti da ascoltare in modo da gestire una gara che dura più giorni dove bisogna essere cauti e attenti.  

Cosa dicono la famiglia, i colleghi, gli amici?  

Jean-Louis: “Non dico al collega quello che faccio. Non voglio sembrare un ragazzo strano. La mia famiglia (tranne mia madre di 92 anni) non è interessata alla mia corsa. Tutto il mio addestramento è nascosto a loro”.  

Petri: Non so se qualcuno (tranne un altro ultrarunner) capisce davvero, ma la mia famiglia accetta e colleghi e amici sono abituati ai miei allenamenti e alle mie gare”.   

Lo sport di lunghe distanze è un’opportunità per mettersi in gioco, per vedere cosa si riesce a fare, si tratta di individuare una sfida, prepararsi sufficientemente e presentarsi alla partenza per portare a compimento la gara che può essere di un numero di chilometri o miglia da percorrere o quantificare i chilometri o miglia percorsi durante un certo numero di ore o giorni, come ad esempio 6 ore, 12, 24, 48 ore o anche 6 o 10 giorni. Sembra essere un mondo bizzarro ma che ci fa parte trova il suo giovamento e il suo perché.  

Pensandoci bene, questa passione che può sembrare bizzarra non può essere compresa facilmente per chi non è dell’ambiente, infatti chi ascolta potrebbe dire: ma chi te lo fa fare, ma che ci trovi di interessante e altre domande o affermazioni simili.    

Una parola o una frase che ti aiuta a non mollare?  

Jean-Louis: “Non ne ho bisogno. Divido semplicemente ogni giorno in blocchi facili di 1h30 o 2h di corsa continua”. 

Petri: Nessuna frase, ma voglio sempre finire, quindi non mollare mai”.  

L’approccio degli ultrarunner è di continuare fino alla fine della gara, non mollare riuscendo a saper gestire qualsiasi problema o criticità.   

A chi dedichi la gara di Policoro?  

Jean-Louis: “Al mio nuovo nipotino che è nato proprio quando ho superato i 1000 km”   

Petri: Ho fatto la gara solo per cercare i miei limiti”.   

Molti ultrarunner sono alla ricerca di sfide prima di tutto con se stessi, spostare un po’ più in là l’asticella per vedere cosa succede, cosa si scopre su stessi, cosa si riesce a tirare fuori da una gara, da risorse interne a volte sorprendenti e nascoste perché escono fuori solo all’occorrenza, quando c’è necessità di tirare fuori il meglio di sé.  

Cosa hai pensato in gara? Di cosa avevi paura?  

Jean-Louis: “Immagino solo un giorno alla volta. Sono anche concentrato su ogni blocco della gara per adottare la giusta velocità che non mi stancherà. Penso anche alla mia idratazione, a cosa mangerò e ai vestiti che indosserò nel blocco successivo. Forse è incoscienza, ma non ho paura. In effetti, allontano tutto ciò che è negativo”.  

Petri: “Non ho pensato molto, probabilmente solo ‘Quando finirà questa gara? Perché ci vuole così tanto tempo? Quando mangeremo?’. L’unica paura era che cosa sarebbe successo se non finissi in tempo (odio smettere)”.  

L’atleta è solo con se stesso, con la sua fatica, i dubbi, pensieri, perplessità con l’obiettivo importante di terminare, di fare ristori adeguati, di volersi bene per non soffrire tanto ma sentirsi in grado di concludere la gara prefissata.   

Cosa c’è oltre la corsa?  

Jean-Louis: “Per me, niente di mistico o religioso. Solo la sorprendente scoperta delle meravigliose possibilità del corpo umano. La sensazione di essere trasformati in una macchina. Essere sopraffatti dalle endorfine, gli ormoni della felicità. Il vero sentimento di essere vivi”.  

Petri: “Euforia, felicità, affetto”. 

Cosa può spingere le persone a fare uno sport prolungato per più giorni? La voglia di mettersi alla prova, di vedere come funziona la macchina umana se ben guidata, la voglia di sentirsi vivi in movimento e in competizione con se stessi e con gli altri.  

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e gli impegni familiari?  

Jean-Louis: “Sono molto orgoglioso della mia nuova formazione. Ho creato un modo minimalista per prepararmi a queste grandi gare di più giorni. Solo 2 settimane di preparazione, mai una corsa lunga, mai una corsa veloce. Questo allenamento, che rivelerò nel mio prossimo libro, è facile da seguire da chiunque perché non consuma molta energia o tempo”.  

Petri: “Non mi alleno per le gare, faccio solo 15-20 ore a settimana come sempre. Potrei ottenere risultati migliori se mi allenassi come un professionista, ma voglio solo portare a termine la gara nel tempo massimo, quindi non c’è bisogno di alcun allenamento speciale”.  

Per partecipare a gare di lunga distanza e portarle a termine è sufficiente un adeguato chilometraggio settimanale per abitare il fisico e la mente alla fatica, diverso è se si vuole fare una performance, ottenere una vittoria o record dove bisogna essere più scientifici nei programmi di allenamento, nell’integrazione alimentare.  

Cosa vedi davanti a te adesso? Sogni realizzati e da realizzare? 

Jean-Louis: “Ho studiato, durante la prima settimana di gara, molte combinazioni di velocità di corsa, lunghezza blocco, durata recupero interblocco, durata del sonno, durata del sonnellino pomeridiano. Penso di aver trovato uno schema ottimale e sogno di utilizzare questo risultato nei miei prossimi giorni di gara”.  

Petri: “1000 miglia non sono state così difficili come temevo (ma l’UMF era perfettamente organizzata e il tempo era adatto a me, quindi tutto ciò mi ha davvero aiutato). Probabilmente tornerò alle mie 15-20 ore settimanali e vedrò se ci saranno delle competizioni interessanti a cui partecipare. Penso non più 1000 miglia o più lunghe, ma non si sa maiUno dei miei sogni si è appena avverato quando ho terminato la gara a Policoro. Sogno di rimanere in salute e correre il più a lungo possibile”.   

In gare di percorrenza di 1.000 miglia è importante che l’organizzazione sia impeccabile, l’atleta ha bisogno di essere coccolato e sostenuto durante tanti giorni di sforzo fisico e mentale, è opportuno avere una buona location per riposarsi qualche ora, ristori adeguati, accoglienza pre-gara e post gara.  Bisogna ringraziare Pasquale Brandi e il suo staff che organizzato questo Festival Internazionale di Ultramaratona premettendo ad atleti di venire dalla Francia, Finlandia e altri paesi esteri.   

Come stai gestendo il periodo COVID?  

Jean-Louis: “Lavoro nell’IT e posso fare tutto il mio lavoro da casa. È una sorta di isolamento che non è doloroso. Dal prossimo mese sarò in pensione, una situazione molto più facile”.  

Petri: “La mia vita di tutti i giorni non è cambiata molto, ma ovviamente è un peccato che gare interessanti vengano cancellate/posticipate”.   

Qual è stato il tuo percorso nello sport?  

Jean-Louis: “Prima di tutto, non considero l’ultra running uno sport, a me sembra più un’escursione. Quando ero giovane, a scuola, ho avuto buoni risultati nella corsa, quindi ho fatto atletica leggera al college e al liceo. Poi ho incontrato i maratoneti al lavoro e ho corso queste gare dai 25 ai 39 anni. Ho corso la maratona in meno di 2 ore e 30 minuti quando avevo 30 anni, questo spiegherebbe le mie ottime prestazioni all’età di 64 anni. Ho interrotto ogni attività quando ho creato la mia società di consulenza, poi ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni e ho deciso di continuare per molti anni”.  

Petri: “Volevo smettere di fumare 31 anni fa e pensavo che correre potesse aiutare. Lo ha fatto, ora non riesco a immaginare di poter smettere di correre”.  

Nella vita ci sono età e fasi dove ci sono opportunità di fare qualcosa a cui piace e di incontrare una modalità di fare sport.  Forse è meglio avere la dipendenza della corsa piuttosto che del fumo.  

Quando ti sei sentito un campione?  

Jean-Louis: “Cerchiamo di essere chiari, non mi sento un campione. Pochissime persone corrono le ultra running. È quindi abbastanza facile essere classificati tra i migliori dieci al mondo, ma è un’illusione. In effetti, non mi considero uno sportivo. Tutto quello che faccio durante l’anno è un po’ di facile jogging da casa alla stazione ferroviaria per andare a lavorare (6,3 km) e questo è tutto per la giornata!”.   

Petri: “Sempre quando si corre oltrepassando il traguardo. È quasi impossibile descrivere la sensazione”.  

Nelle gare di ultramaratone e di endurance si sperimenta di esser campioni solo portando a termine la gara che viene considerata estrema e a volte impossibile.   

Lo psicologo può esserti utile nel tuo sport?  

Jean-Louis: “Sono sollecitato da una serie di allenatori che promettono di migliorare le mie capacità mentali, o il mio allenamento, o la mia forza fisica. Penso che questi potrebbero essere importanti per alcuni corridori, ma preferisco sentire io stesso il mio equilibrio interiore e ritengo che qualsiasi aiuto esterno interromperebbe questo equilibrio, il che è una cosa negativa a lungo termine”.  

Petri: “Se fossi un vero atleta, allora sì, ma poiché il mio obiettivo è solo finire in tempo, non la penso così. Se intendi generalmente nell’ultrarunning la risposta è ‘perché no?’”.  

Si pensa che gli ultramaratoneti siano persone che vogliono farsi del male, che non rispettano il proprio corpo ma gli atleti raccontano delle loro gare di ultrarunning della durata di diverse ore e giorni come una scoperta del proprio corpo, proprie capacità, di un equilibrio nel perdurare della fatica, tutto ciò sembra molto interessante.  

Sono tanti gli ingredienti del successo in gare di corsa di più giorni, soprattutto una buona preparazione fisica e mentale, un approccio positivo in quello che si sta facendo e un’accurata attenzione alla vestizione e alimentazione.  

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

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