Lupo Francesco convocato ai Campionati Mondiali 100 km in Croazia

Siamo un team molto forte che darà filo da torcere a tutti, cercherò di ripetermi ad alto livello

Matteo SIMONE

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L’8 settembre 2018 si disputeranno i Campionati Mondiali della 100 km su strada a Sveti Martin na Muri, in Croazia. Gli atleti convocati sono i seguenti: Giorgio Calcaterra (Calcaterra Sport), Matteo Lucchese (Atl. Avis Castel San Pietro), Andrea Zambelli (Ass. Pol. Scandianese), Hermann Achmueller (Laufclub Pustertal), Francesco Lupo (Atl. Imola Sacmi Avis).

SEREGNO1Tra i criteri per la convocazione c’era il titolo italiano conseguito il 2018 presso la 100 km di Seregno e prestazioni inferiori alle 7 ore e 15 minuti conseguite negli ultimi 24 mesi in manifestazioni ufficiali nazionali e internazionali sulla distanza di 100 Km.

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Alessandro Bordieri: La bandiera della Lazio da Formello ad Auronzo in bici

Matteo SIMONE

 

A volte è bello diventare o sentirsi campione, ma è altrettanto importante sentirsi sportivi ed atleti sempre, in ogni circostanza, in ogni allenamento, in gara anche senza vincere. Di seguito si racconta Alessandro Bordieri.

untitled3Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo?

“Certo è capitato sentirmi campione per un giorno è una esperienza bella ma dura poco lo sportivo che ho in me , invece mi fa compagnia tutti i giorni.”

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance? “Meno 12 kg sul peso e più vitalità in tutte le fasi quotidiane, lavoro compreso.”

Come hai scelto il tuo sport? “D’istinto forse per il senso di libertà che mi regala la bici, per il suo fascino, per il suo romanticismo.”

Nella tua disciplina quali sono le difficoltà e i rischi,? Cosa conta, quali qualità bisogna allenare? “Le difficoltà il tempo da dedicargli; i rischi le auto sulla strada; le qualità da allenare l’ostinazione”.

untitled4Se c’è passione si fa tutto, tutto diventa più facile, il tempo si trova, ci si sente meglio, si è più produttivi al lavoro, più sereni in famiglia ed il fisico ne risente anche in positivo, più leggeri.

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Franco Draicchio, runner: Siamo noi che dobbiamo far sì che i sogni si avverino

Matteo SIMONE

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Seconda edizione della 6 ore de’ Conti, organizzata dalla ASD Poditica Valmisa, sabato 2 luglio 2016 con partenza alle ore 18:00 per terminare alle ore 24:00.

Serra de Conti, incantevole borgo in provincia di Ancona, anche per quest’anno è stata confermata la collaborazione con le Grotte di Frasassi che metterà a disposizione di tutti gli iscritti un buono per visitare le grotte. Tutte le informazioni sul sito www.seioredeconti.it di seguito si racconta uno degli organizzatori Franco Draicchio.

GOL (2)Ti puoi definire ultramaratoneta? “Credo di sì ormai alla soglia delle 111 maratone ed ultra.”

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Per me essere ultramaratoneta non è solo percorrere una distanza superiore alla maratona ma riuscire a pensare di correre visto i miei 100 kg.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Sono partito correndo nel quartiere dove abitavo ma sentivo da subito il richiamo della maratona.”

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Vito e Palas: Tour Divide in mountain bike versione tandem per 30 giorni e 16 ore

Matteo SIMONE

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Lo sport rende felici, diventa un insegnamento utile ad affrontare la vita quotidiana, avvicina persone, popoli, culture e mondi, ma una cosa importantissima è la psicologia della squadra, dei vari componenti che decidono di allearsi per portare avanti un obiettivo comune, condiviso, difficile, sfidante ma raggiungibile. Ci sono gare in tandem come possono essere quelle degli atleti con disabilità visiva ma anche gare di endurance considerate estreme da fare a coppia e questa è un’esperienza che hanno fatto due miei amici Vito Rubino e Palas Policroniades. Loro due, coppia anche nella vita, hanno partecipato al Tour Divide.

Il Tour Divide è la gara di mountain bike più lunga al mondo, 4500 km non-stop e in autosufficienza sulle Montagne Rocciose. La gara va dal Canada al Messico (inizia a Banff, Canada e finisce ad Antelope Wells, New Mexico al confine con il Messico) e accumula 60,000 metri di dislivello (pari a 7 volte l’Everest). I concorrenti sono responsabili di portare tutto l’occorrente tra cui cibo, acqua, e attrezzatura da campeggio, e devono navigare lungo tutto il percorso. Non è possibile avere nessun aiuto esterno preorganizzato. Meno della metà dei partecipanti riescono a finire. Vito Rubino e Palas Policroniades ce l’hanno fatta, in 30 giorni e 16 ore, usando una mountain bike in versione tandem. Sono stati gli unici a completare la gara in tandem quest’anno e sono i quinti in assoluto a partecipare in tandem.

untitledIn tandem Vito e Palas raccontano la loro espereinza di seguito, rispondendo ad alcune mie domande.

Come siete arrivati alla decisione di partecipare a tale gara? “Il desiderio irresistibile di avventura. Poi la voglia di esplorare posti nuovi e paesaggi spettacolari e infine la voglia di esplorare noi stessi e le nostre capacità.”

Conoscendo Vito, posso pensare che sia alla ricerca di avventure sportive sempre più ardue e con la voglia di affrontarle con la complicità e la presenza di sua moglie, a Palas non resta che aderire ai suoi progetti ben motivata di far bene e scoprendo di essere un’avventuriera intrepida anche lei.

Prima di tale impresa sentivate di potercela fare per aver sperimentato altra impresa simile? “L’anno scorso ho completato la Race Across Amerca (un coast to coast da quasi 5000 km in 11 giorni e 19 ore), mentre Palas ha coordinato la mia squadra di supporto di 9 persone. Ma una delle difficoltà del Tour Divide è proprio l’autosufficienza, perché non c’è nessuno al seguito. Quindi ci siamo allenati durante i fine settimana facendo delle uscite da 2-3 giorni in auto-sufficienza, in modo da replicare le condizioni di gara.” Continua a leggere

Nicola D’Alessandro: Ho provato bellissime emozioni in tante manifestazioni

Matteo SIMONE 

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Lo sport permette di sperimentare sensazioni ed emozioni diverse e intense soprattutto partecipando a gare di ultramaratona per le tante ore di gara incontrando paesaggi, amici in gara, dove si può andare incontro anche a crisi e difficoltà. 

Di seguito l’esperienza di Nicola attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Ti sei sentito campione almeno un giorno? “Nello sport mai, nella vita si!”. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Provengo dal calcio (5-17 anni), poi canoa olimpica (17-29 anni), triathlon (29-31 anni), in ultimo la corsa”.  

Ci sono tante modalità di fare sport individualmente o in squadra, è importante avere passione ed essere motivati per impegnarsi e credere allenandosi e gareggiando mettendosi in gioco e apprendendo sempre dall’esperienza. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al benessere e/o performance? “Il tuo equilibrio e le persone che ti stanno attorno”.  

L’esperienza che ti  la convinzione che ce la puoi fare? “Una o tutte quelle della vita che ti hanno portato un successo o a raggiungere un obiettivo prefissato”. 

Le esperienze di benessere e successo aiutano ad aver fiducia nelle proprie possibilità e capacità di continuare a raggiungere mete e obiettivi difficili e sfidanti. 

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “Sono orgogliosi dei miei risultati e riconoscimenti”. 

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Episodi divertenti tantissimi, soprattutto quando condivisi con gli altri. Es. dormire in un santuario in una celletta dei frati per correre un trail il giorno dopo”. 

Lo sport aumenta lo spirito di adattamento e di condivisione, soprattutto quando si fanno trasferte per partecipare a gare di ultramaratona dove si è disposti a mettersi in gioco prima, durante e dopo la gara. 

Quali capacità, risorse, caratteristiche possiedi nel tuo sport? “Resilienza, determinazione e capacità muscolari”.  

Che significa per te praticare sport e partecipare a gare di ultra maratona? “In primis stare bene e non avere impedimenti fisici, secondariamente avere la possibilità di spendere del tempo per fare ciò che mi fa stare bene e condividerlo con tutti quelli che hanno la mia stessa passione. Partecipando a gare di ultra maratona, dove le distanze permettono di vivere il percorso per molte ore, di condividere i paesaggi, le sensazioni con gli amici, si crea quell’alchimia che genera solidarietà, amicizia, comprensione e apertura verso il prossimo”. 

La pratica di uno sport fa conoscere e approfondire le proprie capacità e caratteristiche e permette di confrontarsi con altri per apprendere ma anche sfidarsi. 

Quali sensazioni sperimenti facendo sport e in quali circostanze? “Oltre che di benessere, fortuna e libertà in tutte le circostanze”. 

A cosa devi prestare attenzione nella pratica del tuo sport? “Oltre che al contesto del momento (montagna, strada e percorsi pericolosi), soprattutto alla gestione di me stesso, sforzandomi costantemente di rimanere in equilibrio con le mie risorse senza farmi prendere da facili entusiasmi”. 

Bisogna conoscersi bene, capirsi bene, capire propri bisogni ed esigenze ma anche criticità oltre a punti di forza per poter diventare manager di se stessi e affrontare qualsiasi problema o criticità che si può presentare durante un allenamento o gara. 

Quali condizioni ti ostacolano nello sport? “La poca disponibilità di tempo”. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? Hai rischiato di mollare? “Il piacere di muovermi in ogni contesto, in qualsiasi modo e con qualsiasi strumento (montagna, mare, città, palestra, bici, canoa, barca, pattini) e fortunatamente non ho mai pensato di fermarmi”. 

Attraverso lo sport è possibile apprezzare il piacere di essere in moto e spostarsi, apprezzando ambienti naturali. 

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e fasi? “Si, per dare un contributo e supporto psicologico-educativo soprattutto nelle realtà complesse, ai giovani in età evolutiva, a livello professionistico e negli sport di squadra”. 

C’è sempre più consapevolezza dell’utilità di affidarsi a uno psicologo dello sport per gestire particolari situazioni o problematiche e sempre più atleti o società si avvalgono di uno psicologo come ulteriore risorsa nello sport.  

L’evento sportivo dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Sono tanti, ho la fortuna di emozionarmi molto anche solo nel vedere il campo gara. Ho provato bellissime emozioni in tante manifestazioni, ultratrail, maratone, ultramarathon e gare brevi, tutte diverse tra loro ma tutte emozionanti”. 

Quale è stata la tua situazione sportiva più difficile? “Ritirarmi dalla ‘Nove Colli Running’ causa iponatremia”. 

La Nove Colli Running è una gara podistica di circa 202,4 km con una durata massima di 30 ore e dove i primi impiegano quasi 20 ore. Si può essere pronti ad affrontare qualsiasi gara nonostante le difficoltà ma bisogna avere sempre con la consapevolezza che ci sono dei limiti da rispettare per motivi imprevisti che posso impedire di portare a termine propri propositi, comunque ci si può sempre riprovare.  

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Cercando sempre la soluzione corretta, la più veloce e la meno traumatica”. 

Per ogni problema c’è almeno una soluzione, bisogna essere pazienti e fiduciosi e sapersi attivare per cercare quella giusta e più indicata per se stessi. 

Un messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport? “Ai giovani dico sempre: fate quello che più vi piace (ballo, pattini, scherma, box karate, vela, sci, tennis, corsa, nuoto, yoga) ma fatelo!  l’importante è muoversi!”. 

È importante e utile trovare un’attività fisica di proprio gradimento e impegnarsi per imparare e apprendere dall’esperienza.  

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? Di essere circondato da un mondo di persone che cerca qualcosa, ognuno con il proprio obiettivo, tutti con la stessa passioneIn questo tipo di gare, dove crisi e difficoltà sono sempre dietro l’angolo e la conclusione non è mai scontata, ti fa piacere sapere che ogni concorrente, anche se con obiettivi diversi, la pensa esattamente come te”. 

Hai un riferimento? “Mi piace rivedere e rileggere frequentemente le storie di chi c’è l’ha fatta, di campioni del passato e del presente, di persone comuni che hanno una storia di successo da raccontare nella vita e nello sport”. 

Ti ispiri a qualcuno? “Tutti mi ispirano; il campione, per i suoi tempi e le sue performances e il vicino di casa, per come affronta la vita ogni giorno, contro i pregiudizi e le discriminazioni con una figlia disabile”. 

Uno dei miei obiettivi è dar voce a sensazioni, emozioni, storie, aneddoti di persone comuni e campioni che si mettono in gioco cercando di raggiungere risultati soddisfacenti ed eccellenti cercando di trasformare sogni in realtà. 

Una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti? “Forza e coraggio!”. 

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare? Spartathlon”. 

Las Spartathlon è una gara di circa 246 km che prevede un tempo massimo di percorrenza di 35 ore e che tanti ultrarunner vorrebbero essere prima di tutto alla partenza e possibilmente portare a termine con tanta forza e tanto coraggio. 

Come ti vedi a 65 anni? “Essendo uno scaramantico, non riesco a vedermi oltre al prossimo anno”. 

È giusto vedersi nel momento presente con bisogni ed esigenze da considerare e cercare di soddisfare mobilitando le energie necessarie e possibilmente sarebbe anche opportuno avere anche qualche scenario futuro per prendere direzioni da percorrere e da rimodulare in caso di necessità. 

Quanto credi in te stesso? “Da uno a 10, 10! Grazie alle esperienze vissute che oggi sono diventate certezze”.  

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Sito web: www.psicologiadellosport.net 

Blog: http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Libri: http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Jean-Louis Vidal: Ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni

discovered ultra running at age 59 and decided to go for it for many years 

Matteo SIMONE 

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L’A.S.D. Transeo con il patrocinio della FIDAL, del Comune di Policoro e della IUTA (Associazione Italiana di Ultramaratona e Trail), ha organizzato la 2° edizione della 6 Days UMF – Winter Edition, manifestazione podistica agonistica sulle distanze di 1000 miglia, 10 Giorni, 1000 Km, 6 – 24 – 48 ore, 6 giorni, 100 km, 100 miglia, maratona e 50 Km.  

Le gare si sono svolte su di un anello di 1082 metri omologato FIDAL. La gara di 1000 miglia è stata vinta da Denis Orsini in 359h20’31”, precedendo il francese Jean-Louis Vidal in 370h38’09” e il finlandese Petri Mikael Perttilä in 380h05’08”. 

Di seguito Jean-Louis, nato il 31.07.1956 e della società AS Issou,  racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 

Cosa ti spinge a correre 1.000 miglia? “Sono appassionato delle incredibili possibilità del corpo umano. Non cerco prestazioni brutali ma piuttosto la gara in equilibrio. Ho notato durante le mie gare a tappe (TranseGaule-FRA-19 giorni-1190 km, DeutschlandLauf-GER-19 giorni-1350 km, Joggle-GBR-17 giorni-1400 km e HollandUltraTour-NED-14 giorni-900 km) che il mio corpo è migliorato dalla seconda settimana. Idem per i 6 giorni (800km) dove i giorni migliori sono gli ultimi 2. Ero curioso di sapere come si sarebbe comportato il mio corpo su una corsa non-stop di più di 6 giorni”. 

Si pensa che gli ultramaratoneti siano persone che vogliono farsi del male, che non rispettano il proprio corpo ma Jean-Louis racconta delle sue gare di ultrarunning della durata di diversi giorni come una scoperta del proprio corpo, delle proprie capacità, di un equilibrio nel perdurare della fatica, tutto ciò sembra molto interessante. 

Di seguito alcune gare a cui ha partecipato Jean-Louis: 15.-19.11.2019 – Authentic Phidippides Run Athens-Sparta-Athens km 490 in 82h02’13”; 28.-29.09.2018 – Spartathlon (Gre) km 246 in 31h46’29”, 04.-10.05.2017 – EMU 6 Day World Trophy (Hun) km 800,832; 02.-03.07.2016 – Les 24 Heures de L’Echo du Pas-de-Calais (Fra) km 202.635; 26.-28.01.2018 – 48h Athens International Ultramarathon Festival (Gre) km 344,000; 15.02.2020 – 12h de Capitany (FRA) km 116,122; 22.-23.09.1984 km 100 Val de Somme (Fra) in 8h46’13”. 

Quali sono gli ingredienti della performance? “Per me, a differenza delle corse brevi, che io chiamo ‘corse per esaurimento’, le corse ultra sono corse di equilibrio. Quasi sempre riesco nelle mie gare perché ho una strategia molto attenta. Ecco la mia ricetta: lascia che il corpo entri lentamente in gara per 2 giorni, non correre mai stanco ma fermati a riposare. Non guardare mai il comportamento degli altri partecipanti, rimani al tuo livello di comfort”. 

Questi consigli sono molto utili e interessanti soprattutto per i neofiti che a volte hanno fretta di correre e dimostrare di valere perdendo di vista se stessi, i messaggi del proprio corpo, sensazioni importanti da ascoltare in modo da gestire una gara che dura più giorni dove bisogna essere cauti e attenti. 

Quando ti sei sentito un campione? “Cerchiamo di essere chiari, non mi sento un campione. Pochissime persone corrono le ultra running. È quindi abbastanza facile essere classificati tra i migliori dieci al mondo, ma è un’illusione. In effetti, non mi considero uno sportivo. Tutto quello che faccio durante l’anno è un po’ di facile jogging da casa alla stazione ferroviaria per andare a lavorare (6,3 km) e questo è tutto per la giornata!”.  

Una parola o una frase che ti aiuta a non mollare? “Non ne ho bisogno. Divido semplicemente ogni giorno in blocchi facili di 1h30 o 2h di corsa continua”. 

Jean-Louis attraverso l’esperienza ha trovato il suo equilibrio e il suo controllo nella gestione della fatica prolungata in più giorni di corsa, sa cosa fare e come, organizzandosi le giornate in modo da non incontrare le crisi dovute a cattiva gestione dello sforzo, alimentazione, vestiario. 

Cosa dicono la famiglia, i colleghi, gli amici? “Non dico al collega quello che faccio. Non voglio sembrare un ragazzo strano. La mia famiglia (tranne mia madre di 92 anni) non è interessata alla mia corsa. Tutto il mio addestramento è nascosto a loro”. 

Pensandoci bene, questa passione che può sembrare bizzarra non può essere compresa facilmente per chi non è dell’ambiente, infatti chi ascolta potrebbe dire: ma chi te lo fa fare, ma che ci trovi di interessante e altre domande o affermazioni simili. 

A chi dedichi la gara di Policoro? “Al mio nuovo nipotino che è nato proprio quando ho superato i 1000 km” 

Cosa hai pensato in gara? “Immagino solo un giorno alla volta. Sono anche concentrato su ogni blocco della gara per adottare la giusta velocità che non mi stancherà. Penso anche alla mia idratazione, a cosa mangerò e ai vestiti che indosserò nel blocco successivo”. 

Interessante dividere la gara a blocchi, in effetti in maratona si può dividere la gara in due mezze maratone o tanti blocchi da 5km, ma in queste gare della durata di più giorni è importante focalizzarsi sul giorno presente e sul momento presente altrimenti c’è il rischio di arrendersi subito pensando di dover correre per altri giorni. 

Di cosa avevi paura? “Forse è incoscienza, ma non ho paura. In effetti, allontano tutto ciò che è negativo”. 

Cosa è stato decisivo? “Buona preparazione”. 

Sono tanti gli ingredienti del successo in gare di corsa di più giorni, soprattutto una buona preparazione fisica e mentale, un approccio positivo in quello che si sta facendo e un’accurata attenzione alla vestizione e alimentazione. 

Cosa c’è oltre la corsa? “Per me, niente di mistico o religioso. Solo la sorprendente scoperta delle meravigliose possibilità del corpo umano. La sensazione di essere trasformati in una macchina. Essere sopraffatti dalle endorfine, gli ormoni della felicità. Il vero sentimento di essere vivi”. 

Ecco cosa può spingere le persone a fare uno sport prolungato per più giorni, la voglia di mettersi alla prova, di vedere come funziona la macchina umana se ben guidata, la voglia di sentirsi vivi in movimento e in competizione con se stessi e con gli altri. 

Come sei riuscito a prepararti nonostante il lavoro e gli impegni familiari? “Sono molto orgoglioso della mia nuova formazione. Ho creato un modo minimalista per prepararmi a queste grandi gare di più giorni. Solo 2 settimane di preparazione, mai una corsa lunga, mai una corsa veloce. Questo allenamento, che rivelerò nel mio prossimo libro, è facile da seguire da chiunque perché non consuma molta energia o tempo”. 

Cosa vedi davanti a te adesso? Obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? “Ho studiato, durante la prima settimana di gara, molte combinazioni di velocità di corsa, lunghezza blocco, durata recupero interblocco, durata del sonno, durata del sonnellino pomeridiano. Penso di aver trovato uno schema ottimale e sogno di utilizzare questo risultato nei miei prossimi giorni di gara”. 

È chiaro che Jean-Louis è uno studioso prima di tutto di se stesso attraverso l’esercizio fisico e ha una grande voglia di approfondire sperimentando su se stesso per poi trasmettere agli altri gli insegnamenti ricevuti che minimizzano sforzi enormi e innaturali per raggiungere obiettivi sfidanti ma non impossibili se si individua il giusto approccio. 

Come gestisci il periodo COVID? “Lavoro nell’IT e posso fare tutto il mio lavoro da casa. È una sorta di isolamento che non è doloroso. Dal prossimo mese sarò in pensione, una situazione molto più facile”. 

Vedremo prossimamente quando Jean-Louis andrà in pensione se ci stupirà ancora in gare di corsa della durata di 1 o 2 mesi. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Prima di tutto, non considero l’ultra running uno sport, a me sembra più un’escursione. Quando ero giovane, a scuola, ho avuto buoni risultati nella corsa, quindi ho fatto atletica leggera al college e al liceo. Poi ho incontrato i maratoneti al lavoro e ho corso queste gare dai 25 ai 39 anni. Ho corso la maratona in meno di 2 ore e 30 minuti quando avevo 30 anni, questo spiegherebbe le mie ottime prestazioni all’età di 64 anni. Ho interrotto ogni attività quando ho creato la mia società di consulenza, poi ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni e ho deciso di continuare per molti anni”. 

Come spiega Jean-Louis nella vita ci sono età e fasi dove ci sono opportunità di fare qualcosa a cui piace e di incontrare una modalità di fare sport.  

Lo psicologo può esserti utile nel tuo sport? “Sono sollecitato da una serie di allenatori che promettono di migliorare le mie capacità mentali, o il mio allenamento, o la mia forza fisica. Penso che questi potrebbero essere importanti per alcuni corridori, ma preferisco sentire io stesso il mio equilibrio interiore e ritengo che qualsiasi aiuto esterno interromperebbe questo equilibrio, il che è una cosa negativa a lungo termine”. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta 

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Jean-Louis Vidal: discovered ultra running at age 59  

Ho scoperto l’ultra running all’età di 59 anni 

Matteo SIMONE 

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What drives you to run 1,000 miles? “am passionate about the incredible possibilities of the human body. I am not looking for brute performance but rather for the race in balance. I noticed during my stage races (TranseGaule-FRA-19 days-1190km, DeutschlandLauf-GER-19 days-1350km, Joggle-GBR-17 days-1400km and HollandUltraTour-NED-14 days-900km) that my body got better from the second week. Ditto for the 6 days (800km) where the best days are the last 2. I was curious how my body would behave on a non-stop run of more than 6 days”

What are the ingredients of performance? “For me, as opposed to short runswhich I call ‘exhaustion runs’, ultra runs are balance runs. I almost always succeed in my races because I have a very careful strategy. Here is my recipe: let the body slowly enter the race for 2 days, never run while being tired but rather stop to restNever watch the behavior of other participants, stay at your comfort level”

A word or phrase that helps you not to give up? “I do not need any. I just divide each day in easy blocks of 1h30 or 2h of continous run”. 

What do family, colleagues, friends say? “I do not tell colleague about what I do. I do not want to look like a wierd guy. My famiily (except for my 92 year old motheris not interested in my running. All my training is hidden from them”. 

Who do you dedicate the Policoro race to? “To my new grand child who is born just when I passed the 1000km”. 

What did you think in the race? “only envision one day at a time. I am also focused on each block of the race to adopt the right speed that will not tire me. I also think about my hydrationwhat I’m going to eat and what clothes I’m going to wear in the next block”. 

What did you fear? “Maybe it’s unconsciousnessbut I’m not afraid. In fact, I evacuate all that is negative”.  

What was decisive? “Good Preparation”. 

What’s beyond running? “For me, nothing mystic nor religiousJust the amazing discovery of the wonderful possibilities of the human body. The feeling of being transformed into a machine. Being overwhelmed by endorphins, the hormones of happinessThe true sentiment to be alive”. 

How did you manage to prepare yourself despite your work and family commitments? “am very proud of my new training. I build up a minimalist way to prepare to these big rmultidays races. Only 2 weeks of preparationnever a long runnever a speedy runThis training, that I will reveal in my next book, is easy to follow by anybody because it does not consume a lot of energy or time”. 

What do you see in front of you now? Targets? Dreams realized and to be realized? “studiedduring the first week of the race, plenty of combinaitions of [running speed, block lenghtinterblock recover duration, duration of sleep, duration of the aftenoon napthink that I found an optimum scheme and I dream of using this result in my next  days race”. 

How are you managing the COVID period? “am working in IT and can do all my job from home. It’s a kind of isolation which is not painfulFrom next month, I will be retired, an evren easier situation”. 

What was your path in sport? “First of all, I do not consider the ultra running as a sport. it looks to me more like hikingWhen I was youngat school, I had good results in running, so I did track and fields in college and high school. I then meet marathonmen at work and ran these races from 25 to 39 years of age. I ran the marathon in less than 2h30mn when I was 30, that would explain my very good performances at age 64. Stopped all activity when I created my own consulting company. I then discovered ultra running at age 59 and decided to go for it for many years”.  

When did you feel like a champion? “Let us be clear. I do not feel like a championVery few people are in ultra running. It is thus quite easy to be ranked in the best ten in the world but it is an illusion. In fact, I do not consider as a sportlerAll I do along the year is a little easy jogging from home to the railway station to go to work (6,3 km) and that is all for the day!”. 

Can the psychologist be useful in your sport? “am sollicited by a series of coaches who promiss to improve my mental abilities, or my training, or my physical strength. I think that these could be important for certain runners, but I prefer to feel my internal ballance myself, and I consider that any external help would disrupt this balance, which is a bad thing in the long term”. 

Matteo SIMONE 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta 

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Deian Petkov: Faccio ultrarunning come allenamento per l’alpinismo

I do ultrarunning mostly as a training for the alpinismbut I really enjoy it 

 Matteo SIMONE 

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Si inizia a fare sport per caso, provando, essendo coinvolti da amici, parenti, insegnati e poi se c’è passione e motivazione si continua ad approfondire il mondo di uno o più sport e si cerca di fare sempre meglio possibilmente con l’aiuto di persone esperte che possano dare consigli, sostegni, direzioni, incoraggiamenti. 

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Deian Petkov (Begach Running Club) attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Qual è stato il tuo percorso nello sport? “Ero ‘semi-professionista’ nel tiro sportivo fino all’età di 25 anni. Da 20 anni sono molto attivo e appassionato di alpinismo e arrampicata, soprattutto in inverno e su percorsi alpini duri. Faccio ultrarunning principalmente come allenamento per l’alpinismo, ma mi piace molto. Ora ho 42 anni, vivo a Sofia, in Bulgaria e sono più attivo che mai”.  

Un messaggio rivolto ai giovani per avvicinarsi allo sport? “Noi come esseri umani siamo fatti per muoverci. Quando ci muoviamo – ci sentiamo naturali e in pace. Trova il tuo modo di muoverti e farlo”. 

Sembra essere davvero una persona super sportivo e super attiva Deian, si muove orizzontalmente e verticalmente correndo e arrampicandosi approfittando delle diverse prospettive e punti di vista per conoscere meglio se stesso e il mondo che lo circonda, sia persone ma anche cose e soprattutto la natura che ci circonda, un grande regalo che abbiamo ricevuto e che bisognerebbe averne cura e tutelarla. 

Nello sport cosa e chi contribuisce al tuo benessere e/o prestazioni? “Allenarsi con un allenatore e trovare motivazione”. 

La gara della tua vita? “Ancora deve arrivare. Fino ad ora – ero più volte il campione nazionale nel tiro sportivo. In ultrarunning – 2° posto in 24h Campionato Italiano 2020. Nell’alpinismo – non ci sono gare. Ogni salita dura è la corsa della tua vita”. 

Il 21 Settembre 2020 si è svolta a Bussolengo (Verona) una gara di 24 ore di corsa su strada la cui vittoria è andata allo spagnolo Nicolas de las Heras con 246,503 km che ha preceduto il bulgaro Deian Petkov con 226.637 km e Eleonora Rachele Corradini (#Faisenzadire) con km 221,177. 

La gara era valida anche come campionato italiani 24 ore su strada e quindi il titolo italiano femminile è stato conquistato da Eleonora Rachele Corradini precedendo Elena Fabiani (Woman Triathon Italia) con 209,451 km, e Francesca Canepa (Atl. Sandro Calvesi) con 203,367. Il titolo maschile è stato conquistato da Stefano Romano (Torino Road Runners) con 200,565 km che ha preceduto Thomas Capponi (Runners Bergamo) con 193,724 km e Pietro De Marchi (Team Mud & Snow Marano sul Panaro) con km192,575.   

Mi piace l’affermazione di Deian: “Ogni salita dura è la corsa della tua vita”. In effetti dalle salite si impara sempre che bisogna starci sul pezzo, bisogna insistere e non mollare al limite rallentare, quando finisce la salita si può godere, si può essere soddisfatti per quello che si è riusciti a fare, si può guardare indietro come eravamo titubanti, insicuri, indecisi, ma poi con coraggio ci abbiamo creduto, abbiamo continuato, avanzato fino alla meta, e la prossima volta saremo più sicuri e fiduciosi.  

Ma è vero anche che in montagna non si scherza, bisogna conoscersi bene, bisogna valutare tutto perché tutto può cambiare, il percorso può diventare più pericoloso, il clima può diventare più avverso, l’abbigliamento potrebbe essere non adeguato. La scorta di viveri potrebbe non bastare, quindi osare ma con accortezza, senza abbassare la guardia, per continuare a essere vivi e attivi e continuare a pratica sport con passione e attenzione. 

La tua gara più difficile? “Gara di 100 km, quando non ero assolutamente preparato”. 

Deian sembra avere la capacità di volersi mettere sempre in gioco sia in percorsi naturali in arrampicata e alpinismo, o sentieri di montagna con corse trail e ultratrail ma è disposto anche a sperimentarsi in prove indoor dove ci vuole molta forza mentale e interessante è una gara di 100km presso Växjö (Swe) a cui ha partecipato su un percorso di 373 metri di tartan in pista dove è arrivato terzo in 9h37’36”. 

Un’esperienza passata che può darti la convinzione di poterlo fare? “Tutte le gare ben fatte e le sessioni di allenamento correttamente fatte”. 

In effetti gare e allenamenti ben fatti e ben riusciti sono mattonelle per costruire l’autoefficacia, il sapere di saper fare, il credere in se stessi, l’essere fiduciosi. 

Un episodio curioso, divertente, bizzarro, triste nel tuo sport? “Mi piacciono gli sport che sto facendo, non riesco a ricordare qualcosa di curioso, divertente, bizzarro o triste. Forse triste è quando qualcuno ‘colpisce il muro’”

In effetti “colpire il muro” è un’esperienza a cui può andare incontro un atleta di sport di endurance dove c’è sempre bisogno di integrarsi, avere le scorte di glicogeno sufficienti per continuare ad andare avanti, se in maratona si può incontrare il “muro” e la performance viene a scadere negli sport di endurance ciò può essere molto più pericoloso perché ci si può trovare in luoghi sperduti dove rientrare diventa molto più difficile e pericoloso e quindi meglio prevenire, non improvvisare, essere attenti. 

Quali sensazioni sperimenti durante lo sport (allenamento, pre-competizione, competizione, post-competizione? “Per lo più calmo, positività e guardarmi“. 

In effetti per sport di endurance bisogna non essere tesi e cercare di risparmiare energie già prima della partenza perché serviranno nel corso della lunghissima gara da affrontare, la positività è essenziale per non saltare, per essere sempre fiduciosi che qualcosa migliorerà o cambierà e si potrà riuscire nel proprio intento di portare a termine la gara nel migliore dei modi ed è importantissimo sapersi osservare, prima se stessi, proprie sensazioni corporee, respiro, ascoltare il proprio corpo e osservare anche l’ambiente circostante sia naturale che al chiuso per capire se si ha bisogno di qualcosa da indossare o di svestirsi o di integrarsi e alimentarsi. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi prestare attenzione nel tuo sport? “Nell’alpinismo – ci sono così tanti rischi e difficoltà. Nell’ultra-running – principalmente motivazione quando sei estremamente stanco. Nell’alpinismo quando sei estremamente stanco non puoi semplicemente fermarti e andare tranquillamente a casa. Ma nell’ultrarunning – puoi fermarti immediatamente – e questo è il problema più grande. La tua mente sa che in un secondo puoi ricevere un enorme sollievo dai tuoi dolori”. 

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni, COVID? “Sono molto motivato quando si tratta di alpinismo e ultrarunning”. 

La prima cosa che ci mette in movimento è la motivazione, la passione, la voglia di mettersi in gioco, sfide, conoscere se stesso soprattutto nelle difficoltà per capire come si reagisce, come si affrontano e superano ma sempre con cautela ed estrema attenzione per poter decidere cosa fare con lucidità e basandosi sull’esperienza. 

C’è stato il rischio di doping? Un messaggio per sconsigliarne l’uso? “Non c’è bisogno di rovinare la tua salute solo per essere 1-2 posti avanti in qualche classifica. Lo sport è solo per te, non c’è bisogno di dimostrare nulla a nessuno, ma a te. Se tradisci, penserai per te stesso come un imbroglione per tutta la vita”.  

Cosa ti spinge a fare sport? “La passione per la montagna e quell’ultrarunning mi sta dando il tempo lontano da tutto e tempo per me stesso”. 

In questi sport solitari si è a contatto con se stessi, si elabora e si riflette su se stesso, su cosa si vuol e si può fare, dove si vuol arrivare, è un tempo a propria disposizione.  

Cosa dicono la famiglia, gli amici, i colleghi del tuo sport? Pensano che io sia pazzo. Dalla mia famiglia alcuni sono di supporto, altri no, specialmente per l’alpinismo”.  

D’ difficile comprendere il mondo degli ultrarunner e dello sport di endurance per chi non è del settore, Si tratta di uno sport che ha un costo da pagare sia in termini monetari che di tempo e di fatica. Bisogna avere un approccio centrato sulla voglia di sperimentarsi, sfidarsi, imparare, rialzarsi sempre, non mollare. 

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport? “Che posso essere estremamente coerente seguendo i miei obiettivi. Ho solo bisogno di un goal (non solo nello sport) e seguirò questo obiettivo con la massima precisione”.  

Se si vuole ottenere qualcosa bisogna prima pensarla e fissarsela bene in mente e poi si può stilare un piano o programma di allenamento o di cose da fare per raggiungerlo.  

Quali sono gli ingredienti del successo? “Seguire un piano (meglio da un allenatore) + trovare un modo per rimanere motivati e lontani dagli infortuni”. 

È un grande equilibrio rio tra motivazione, allenamento duro e costante e prevenzione infortuni. Bisogna conoscersi bene e capire come e quanto si può osare senza strafare. 

Una parola o una frase che ti aiuta nei momenti difficili? “Questo passerà dopo un po’”.  

Questo aiuta perché è basato sull’esperienza di fatica che passa in condizioni estreme di montagna o gare di lunghe ore, passa la luce, passa il buio, passa la fame e la stanchezza e si arriva a destinazione, al traguardo con nuove scoperte e consapevolezze. 

Consideri utile lo psicologo sportivo? Per quali aspetti e in quali fasi?  “Per me dopo l’allenamento fisico, il successivo 50% è rimanere concentrato e motivato. Sì, penso che il lavoro psicologico possa essere molto utile”.  

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? “Diversi ottomila nell’alpinismo. Sotto le 29 ore alla ‘Spartathlon’ per l’ultrarunning”.  

Obiettivi molto interessanti e sfidanti per Deian, gli 8.000 bisogna essere davvero motivati, centrati, preparati e la “Spartathlon” di 246 km dove il tempo massimo è di circa 35 ore è una b ella sfida portarla a termine meno di 30 ore, complimentissimi a Deian per il suo coraggio, impegno, fiducia, determinazione. 

Cosa diresti a Deian 10 anni fa? “Sei sulla strada giusta”.   

Come ti vedi tra 10 anni? “Spero che non sia cambiato molto sia mentalmente che fisicamente”. 

Puoi trovare Deian su https://www.strava.com/athletes/deian 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

Deian PetkovI do ultrarunning mostly as a training for the alpinism 

Faccio ultrarunning principalmente come allenamento per l’alpinismo 

 Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

What was your path in sport? “was “semi-professional” in sport shooting till age of 25. For 20 years I’m a very active and passionate alpinist and mountaineermostly in the winter and on hard alpine routes. I do ultrarunning mostly as a training for the alpinismbut I really enjoy itNow I’m 42 years old, I live in Sofia, Bulgaria and I’m more active than ever”.   

In sport, what and who contributes to your well-being and/or performance? “Training with a coach and to find motivation”.  

The race of your life? “Still in the future. Till now – I was several times the national champion in sport shooting. In ultrarunning – 2nd place in 24h Italian Championship 2020. In alpinism – there are no races. Every hard climb is the race of your life”.  

Your most difficult race? “100km race, when I was totally not prepared”.  

past experience that can give you the conviction that you can do it? “All well-paced races and correctly done training sessions”.  

curiousfunnybizarresad episode in your sport? enjoy the sports that I’m doing, I cannot recall something curiousfunnybizarre or sadMaybe sad is when someone ‘hits the wall’, but that’s from the other side is a good experience, so I’m not paying too much attention”. 

What sensations do you experience while doing sports (training, pre-competitioncompetition, post-competition? “Mostly calmpositivism and ‘looking at myself”. 

What are the difficulties and risks? What do you need to watch out for in your sport? “In alpinism – there are so many risks and difficulties that I don’t have time to describe nowIn ultra-running – mostly motivation when you are extremely tired. In alpinism when you are extremely tired you cannot just stop and go peacefully go home. But in ultrarunning – you can stop immediately – and that’s the biggest problem. Your mind knows that in one second you can receive a HUGE relief from your pains”. 

What drives you to play sports? “The passion for mountains and that ultrarunning is giving me the time away from everything and time for myself”.  

How did you overcome any crisesdefeatsinjuries, COVID? “I’m very motivated when it comes to alpinism and ultrarunning”.  

message aimed at young people to get closer to sport? “We as humans are made to moveWhen we move – we feel natural and in peace. Find your way to move and do it”. 

Was there a risk of doping? A message to advise against its use? “There is no need to ruin your health just to be 1-2 places ahead in some classification. The sport is just for you, no need to prove anything to anyonebut to youIf you cheat – you will think for yourself as a cheater all your life”. 

What do family, friends, colleagues say about your sport? “They think I’m crazy. From my family some are supportive, some notespecially for the alpinism”. 

What have you discovered about yourself in playing sports? “That I can be extremely consistent following my goals. I just need a goal (not just in sports) and I’ll follow this goal with maximum precision”. 

What are the ingredients of success? “To follow a plan (better from a coach) + to find a way to stay motivated and away from injuries”.  

A word or phrase that helps you in difficult times? “That will pass after a while”. 

Do you consider the sports psychologist useful? For what aspects and in what stages? “To me after the physical training, next 50% is to stay focused and motivated. Yes, I think psychological work can be very useful”. 

Next goals? Dreams realized and to be realized? “Several eight-thousanders in alpinism. Under 29h in Spartathlon for ultrarunning”.  

What would you say to Deian 10 years ago? “You are on the correct path”. 

How do you see yourself in 10 years? “Hopefullynot much changed both mentally and physically”. 

You can find Deian at https://www.strava.com/athletes/deian 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

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Matteo Grassi vice campione italiano 2021 corsa su strada 24h km 241,264

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Tra sabato 26 e domenica 27 marzo 2021 si è svolto il Campionato Italiano 24 ore di corsa su strada a Biella nell’ambito della BI.Ultra 6.24, organizzata dalla Pietro Micca Biella Running, che prevedeva una gara di 24 ore e una di 6 ore, lungo un circuito di 1000 metri. 

Marco Visintini (U.S. Aldo Moro) è il Campione Italiano 2021 vincendo la gara con 245,193 km, precedendo Matteo Grassi (Spirito Trail) che si aggiudica l’argento con 241,264 km, a seguire il bulgaro Emil Pavlov Genov con 240,428 km e Tiziano Marchesi (Runners Bergamo) che si aggiudica il bronzo con 232,315 km.    

Francesca Canepa (Atletica Sandro Calvesi) è la Campionessa Italiana 2021 con 224,264 km, precedendo due atlete della Bergamo Stars, Lisa Borzani 206,268 km e Alina Teodora Muntean 191,429 km.   

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Matteo Grassi, vice campione italiano 2021 di corsa su strada 24 ore, attraverso risposte ad alcune mie domande. 

Cosa ti spinge a correre più di 200km? Cosa c’è dietro questa medaglia? “La mia esperienza con le 24 ore è iniziata nel 2019 e dopo un anno di pausa (2020) sono tornato ad allenarmi e a gareggiare in questa disciplina alla BiUltra di Biella, gara in cui avevo esordito. Ho ripreso a macinare chilometri durante le vacanze natalizie e a gennaio ho ripreso ad allenarmi con metodo, seguito dalla mia coach Lisa Borzani. È stato bello ed entusiasmante tornare a correre certe distanze come 6 ore, 60 o 85 km…, ma anche tornare a fare i ritmi sulle ripetute”. 

Matteo Grassi vinse la 1^ edizione “Bi-Ultra 24h” del 31 marzo 2019 totalizzando 221,280km. Inoltre Matteo Grassi ha partecipato ai Campionati Mondiali di 24 ore svolti ad Albi (Francia) il 26-27 ottobre 2019 e la squadra maschile Italiana si classificò al 10° posto e il 1° degli italiani fu Matteo Grassi classificandosi 22° al mondo con 244,865 km, 8a prestazione italiana all time come riportato nell’intervista riguardante la prestazione ai mondiali del 2019. 

https://ilsentieroalternativo.blogspot.com/2019/11/world-championship-24h-albi-matteo.html

Criticità, sensazioni durante la gara? Distrazioni, preoccupazioni in gara? “Il rientro alle gare doveva essere un passaggio naturale, anche in vista degli obiettivi futuri, ma in realtà non avevo voglia di gareggiare, e nemmeno di patire le pene di una 24h. Mi sono iscritto alla gara tardi, e nella rifinitura non riuscivo a focalizzarmi sull’obiettivo. Non avevo ‘fame’ di competizione, e continuavo a pensare che Biella non era il percorso adatto per tentare un personale (troppo tecnico e troppo duro) e al tempo stesso mi sembrava poco stimolante provare a ripetere quella condotta di gara perfetta del mondiale 2019 per poi magari ottenere un risultato peggiore. Allora ho provato ad astrarmi studiando i numeri, i passaggi e i ritmi tenuti in altre 24 ore fatte da me e da altri atleti, insomma ho maturato una sorta di consapevolezza sulla condotta di gara ideale. E così l’ho scritta su un foglio excel, l’ho stampata e.… messa via. Sì perché mi sono presentato al via sereno e rilassato, ripetendomi la frase: ‘l’appetito vien mangiando’. E così è stato”.  

Non sempre si sente di avere le condizioni ottimali il giorno della gara, tutto deve combaciare, allenamento mirato per un periodo dedicato, mente sgombra, focalizzazione e fiducia in sé, assistenza continua. Ma se si mette in conto che può essere la volta giusta, un’occasione che potrebbe non ripresentarsi allora si fa di tutto per crearsi le condizioni ottimali. 

Cosa e chi ti ha aiutato e/o ostacolato? Particolari pensieri? “Dal primo metro percorso ho impostato il ritmo che avevo allenato bene durante i miei lunghi (quello che vorrei impostare nella mia prossima, ipotetica, gara ideale), ovvero 20″/km più veloce del ritmo con cui ero partito ad Albi e che avevo scritto in quel foglio. Insomma un ritmo apparentemente suicida. Ma in realtà no non lo è stato, anche se nell’andare della gara ho pagato alcuni errori e alcuni piccole lacune nella preparazione. Credo di aver sperimentato un limite cui tendere, di aver sgrezzato con l’accetta qualcosa da ripassare ora a scalpello e infine a lima e carta vetrata”.  

Una gara di corsa di 24 ora per una performance eccellente richiede una grande consapevolezza in quello che si appresta a fare mettendo in conto che per confermarsi bisogna impostare fin da subito ritmi alti per essere competitivo, per puntare al titolo italiano, per guadagnarsi una convocazione in nazionale, per avvicinarsi o cercare di superare i proprio personal best. 

Cosa vedi ora davanti a te? Eventuali prossime convocazioni? “Il mio prossimo obiettivo è il Mondiale di ottobre in Romania. A quarantotto anni ho la consapevolezza che tutto questo prima o poi non mi riuscirà più. Quindi mi do da fare, perché il limite ritengo di non averlo ancora raggiunto. Dopo di che potrò dedicarmi maggiormente a promuovere la corsa e l’ultramaratona, cosa che ho già iniziato a fare con il progetto #24oreitalia che mi sta dando belle soddisfazioni. Si tratta di un progetto che nasce con l’intento di promuovere la corsa di ultradistanza sulle 24 ore, cercando di ampliare la base di partecipazione e innalzare il livello di qualità, abbattendo le barriere culturali tipicamente italiane che ci sono tra runner di strada, maratoneti, trail runner… etc, perché la corsa è bella tutta e le esperienze statunitensi, spagnole e francesi (HerronDauwalterJornetClavery…) ci insegnano che attualmente è possibile una certa proficua flessibilità, e pure in Italia qualcosa si sta già muovendo”

In effetti bisogna trovare un giusto equilibrio, un’armonia tra fatica dell’esercizio fisico prolungato e voglia di sperimentare la performance eccellente. La corsa di 24 ora è una disciplina che prevede inizialmente corsa e cammino e poi con l’esperienza e l’aiuto di allenatori esperti si possono creare le condizioni per cercare di eccellere. 

Ringrazio Matteo Grassi per la disponibilità, generosità, il tempo dedicato e le foto, l’autore della foto in gara è Daniele Chiodi. 

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

Autore di libri di psicologia e sport 

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Francesca Canepa, Campionessa Italiana corsa su strada 24h con 224,264km

Matteo SIMONE 

http://www.psicologiadellosport.net 

Il Campionato Italiano 24 ore di corsa su strada 2021 si è svolto a Biella tra sabato 26 e domenica 27 marzo nell’ambito della BI.Ultra 6.24, organizzata dalla Pietro Micca Biella Running, che prevedeva una gara di 24 ore e una di 6 ore, lungo un circuito di 1000 metri. 

La Campionessa Italiana 2021 è Francesca Canepa (Atletica Sandro Calvesi) che ha totalizzato 224,264 km, precedendo due atlete della Bergamo Stars, Lisa Borzani 206,268 km e Alina Teodora Muntean 191,429 km.   

Marco Visintini (U.S. Aldo Moro) è il Campione Italiano 2021 vincendo la gara con 245,193 km, precedendo Matteo Grassi (Spirito Trail) che si aggiudica l’argento con 241,264 km, a seguire il bulgaro Emil Pavlov Genov con 240,428 km e Tiziano Marchesi (Runners Bergamo) che si aggiudica il bronzo con 232,315 km.  

Di seguito approfondiamo la conoscenza della Campionessa Italiana di corsa su strada 24 ore 2021 attraverso un colloquio telefonico. 

Francesca sembra essere sempre disponibile a mettersi in gioco da sempre con coraggio, impegno e determinazione. Sin da piccola ha provato diversi sport tra cui la danza, lo snowboard fino ad approdare alla corsa dove da subito si è accorta di essere una campionessa eccellendo in gare nazionali e Internazionali con vittorie e rappresentando più volte l’Italia in gare di 100km, trail, ultratrail, skyrunning. 

Già l’anno scorso ha voluto provare una gara di 24 ore partecipando ai Campionati Italiani 2020 di Bussolego (VR) ottenendo un bronzo con poco più di 200km e ora si è presentata ai Campionati Italiani 2021 a Biella molto focalizzata e determinata con la priorità di vincere la gara ma pensando anche al record che è di 231,390 km detenuto da Monica Casiraghi. 

Comunque sembra che per Francesca il meglio debba ancora venire per lo meno riguardo alle corse su strada di 24 ore con gli eventuali prossimi obiettivi di essere convocata per i prossimi Campionati Modiali di 24 ore presso Bucarest, e perché no ottenere un record detenuto da Monica dal 2010. 

I non addetti ai lavori potrebbero pensare come si fa a correre tante ore su un percorso di 1km ma la performance è dovuta proprio all’essere centrati su se stessi, a sfidare se stessi, a mettersi in gioco e sperimentarsi.  Interessante l’approccio alla gara da pare di Francesca che è molto focalizzata su se stessa e sul gesto atletico, ciò gli permette di non trovare differenza tra gare in natura e gare su strada, ha a disposizione i suoi paesaggi interiori che la permettono di avanzare sempre con forza e resistenza cercando di ottenere la massima prestazione del momento. 

Dichiara di essergli stato di aiuto la sua famiglia che ha scelto e che è sempre presente, il suo allenatore di Snowboard, le persone che la stimano e la incoraggiano. La preoccupazione di Francesca poteva essere l’entrata in gioco degli atleti nella corsa di 6 ore nel vedere atleti con ritmi di corsa più veloci, ma invece l’essere incoraggiata da questi atleti le ha portato entusiasmo, fiducia e coraggio così come altre persone hanno dato il loro contributo come l’ultrarunner Pablo Barnes che credeva in lei e la incoraggiava e questo gli dava coraggio nell’insistere e nell’andare avanti. Anche lo spagnolo in gara per il record 100 miglia era considerato un suo supporter, Nicolas de las Heras Monforte classe ‘64. 

Francesca fa tutto con facilità e semplicità, segue il suo intuito in contatto delle sue sensazioni corporee e non ama tutto ciò che sono tabelle, misure, simulazioni, i suoi allenamenti e le sue gare sono libere come la partecipazione ai cross di pochi km che non hanno nulla a che vedere con una corsa di 24 ore su un circuito di 1km, qualcuno potrebbe pensare che si dovrebbe abituare il fisico ai percorsi di gara ma ognuno ha la sua mente che guida il corpo, che trova benefici e vantaggi personali su scelte personali dove non si sperimenta ne stress, né tensioni, né pressioni. 

In questa gara Francesca ha dimostrato la sua superiorità con una vittoria di 18km in più della seconda arrivata Lisa Borzani, certo mancava la Campionessa Italiana 2020 Eleonora Corradini che l’anno scorso vinse con 221km ma allo stesso tempo sarebbe stato uno stimolo in più per avvicinarsi al record. 

Francesca classe 1971 continua a essere una grande campionessa ed è lunghissimo il suo percorso sportivo ad iniziare dalla danza, con un passato di snowboarder con prestazioni e vittorie importanti e tante performance in ambito Skyrunning e Trail running, basta guardare il suo sito web per apprezzare i suoi trascorsi e i suoi attuali momenti di gloria: https://www.francescacanepa.com/ 

Più volte Nazionale 100 km su strada con la migliore prestazione di 8h11’, la vittoria all’UTMB 2018, interessante una sua dichiarazione sul suo sito web: “Campioni, si diventa… Forse. Se hai perseverato abbastanza, se hai avuto la dose di fiducia e autostima necessaria per credere in te nonostante avversità e venti contrari, se da ogni sconfitta hai saputo dimenticare la delusione trattenendo la lezione”. 

L’Ultra-Trail du Mont Blanc (UTMB) è una corsa di 170 km, con 10.000 metri di dislivello positivo, in semi-autonomia che si svolge sui tre versanti (francese, italiano e svizzero) del Monte Bianco.  

Qualche anno fa, grazie a Chiara Raso, ho avuto il piacere di incontrare Francesca presso Aosta, dove si è ressa disponibile a regalare abbigliamento sportivo alle famiglie di Iten, in Kenya, dove Chiara porta avanti il progetto “The Heart of Kenyan Running”, organizzando Stage running con il grande coach Timo Limo, che io consiglio avendolo sperimentato.  

Riporto interviste a Francesca Canepa nei miei libri 

“Ultramaratoneti e gare estreme” 

https://www.libreriadellosport.it/libri/ultramaratoneti-e-gare-estreme.php

“Lo sport delle donne”  

Francesca è citata nel mio libro Maratoneti e ultrarunner 

https://www.libreriauniversitaria.it/maratoneti-ultrarunner-aspetti-psicologici-sfida/libro/9788899566166

Francesca ha scritto un suo libro: UTMB – La mia olimpiade, Francesca Canepa 

https://www.francescacanepa.com/sezioni/acquisto_libro.html

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

380-4337230 – 21163@tiscali.it 

Autore di libri di psicologia e sport 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html